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Il gioco dell’assassino

Il gioco dell’assassino by Sandra Scoppettone
Anna e la sua famiglia si sono da poco trasferiti a Blue Haven Island, nel Maine. Una sera, mentre i ragazzi del paese stanno giocando al “gioco dell’assassino”, uno di loro viene misteriosamente ucciso. Per scagionare suo fratello, Anna si mette a indagare sul delitto, e parlando con i suoi nuovi amici arriva pian piano a comporre un’inaspettata immagine della vittima, portando alla luce una verità che nessuno vuole raccontare. Finché, per arrivare a smascherare il colpevole, si troverà a rischiare la sua stessa vita…

Il gioco dell’amore e della morte

Una raccolta di diciannove racconti tinti di giallo e di nero con un unico comune denominatore: l’amore. Che si tratti di un matrimonio, come quello festeggiato da due anziani coniugi in un divertente anniversario al veleno (“Finché morte non ci separi” di Tim Maleeny) o di un appuntamento al buio dopo aver fatto conoscenza in una chat (“Cyberdate.com” di Tom Savage), in questi “corti” l’amore va a passeggio con la sua compagna più fedele, la morte, l’unica in grado di risolvere gli infiniti grattacapi che una grande passione sa riservare. Niente di più efficace di un omicidio ben architettato per porre fine a un legame, una volta infuocato, ma ormai sopraffatto dalla noia e dall’incompatibilità. Niente di meglio di una soluzione definitiva quando si tratta di rivali, la gelosia si placa con il sangue, o di vendicare la scomparsa dell’amore di una vita. Nulla come un bel suicidio per coronare il culmine di una passione infelice. Ma la morte non si limita a essere un mero strumento. Ha anche il suo côté romantico, trascendente, come quando mette in comunicazione un soldato caduto in guerra con la sua giovane vedova (“Home coming” di Charles Todd). E ha senza dubbio il suo fascino perverso, quando scatena passioni ingovernabili. Perché, se si può morire d’amore, si può anche amare di morire. O, più spesso, di far morire. Una raccolta che vi farà guardare con occhi del tutto nuovi il vostro partner, il vostro elettricista e anche il vostro cane. Sapendo che, se vuole, l’amore fa male.
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Il Gioco Dell’Amore

Il Gioco Dell’Amore by Terry Towers
A mali estremi, estremi rimedi. E questo è proprio quello che pensa Janelle Harper. Minacciata di sfratto dal suo appartamento e disperata per riuscire a trovare un modo per continuare a pagarsi gli studi di giurisprudenza, si iscrive a un reality show televisivo in cui il vincitore si porterà a casa una consistente somma di denaro. Tutto quello che deve fare è riuscire ad aprire il suo cuore spezzato, innamorarsi e convincere il pubblico che lei e chiunque sia il fortunato meritano quei soldi.
Mason Compton è un agente di polizia del dipartimento di New York di ventinove anni e ha sempre messo la carriera in cima alla lista delle priorità, ma nella sua vita manca qualcuno di speciale. Quando la sorella lo iscrive al reality show, con riluttanza, accetta. L’idea di innamorarsi nel corso di un reality show sembra troppo assurda per essere vera, ma se…
Non ci sono limiti quando dodici sexy single si giocano l’amore e un premio in denaro. Chi ha partecipato per l’amore? Chi ha partecipato solo per i soldi? E Janelle e Mason riusciranno a incontrare il vero amore reclusi in una casa di sesso, scandali e sexy single?

Il gioco del vento e della luna

Francesca, un’inquieta trentenne divisa tra la brillante carriera e la monotonia di un matrimonio quasi perfetto, decide di provare la trasgressione. Complice un aanuncio su una rivista specializzata, viene coinvolta in situazioni cariche di tensione, emozioni e paure dalle quali ne uscirà dopo un incredibile e risolutore incontro finale.
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Il gioco dei Vor

Miles Vorkosigan, figlio del primo ministro di Barrayar e fresco di accademia militare, è riuscito finalmente a ottenere la sua prima nomina, nonostante i pesanti handicap fisici e la propensione a cacciarsi guai. Ma l’Alto Comando preferisce tenerlo lontano, inviandolo all’altro capo della Galassia per svolgere un’insignificante missione. Ma dove c’è di mezzo Miles nulla può rimanere a lungo insignificante… infatti, si trova subito coinvolto in un colossale intrigo interstellare, costretto a inseguire il giovane Imperatore Gregor, vittima di un gioco di potere molto più grande di lui e prigioniero su un’astronave dei temibili mercenari Dendarii diretta al lontano Aslund. La missione non può fallire perché le conseguenze sarebbero catastrofiche per più di un pianeta… anche perché se Gregor muore, potrebbe essere lo stesso Miles a doverlo sostituire, e questo sarebbe un destino peggiore della morte! Premio Hugo 1991.

Il gioco degli occhi

All’inizio di questo libro, il terzo della sua autobiografia, Canetti ci appare circondato dai relitti fumanti del rogo in cui sono stati distrutti i libri di Kien, il protagonista di ”Auto da fé”. Attorno a sé, vede il deserto e un’incombente rovina. Poi, a poco a poco, la scena ricomincia a popolarsi, e le figure che vi si mostrano sono memorabili. Innanzitutto Hermann Broch, che ci viene incontro come ‘un uccello, grande e bellissimo, ma con le ali mozze’. Poi Hermann Scherchen, l’infaticabile direttore d’orchestra ‘sempre alla ricerca del nuovo’. Poi Anna Mahler, figlia del compositore, con la quale Canetti intreccia un complesso rapporto amoroso. Poi lo scultore Fritz Wotruba, irruento e selvaggio, come ‘una pantera nera che si nutrisse di pietra’. Infine Musil, ‘sempre in armi, pronto alla difesa e all’attacco’, nel suo totale isolamento; e Alban Berg, che si espone al mondo nella sua totale gentilezza d’animo, mentre un lieve cenno di ironia gli sfiora la bocca. E, ogni volta, in questi ritratti in movimento, avvertiamo lo straordinario dono fisiognomico di Canetti. Un gesto, un modo di respirare, un accento, una reticenza, tutto diventa cifra di una figura, emblema di un qualcosa di unico, che però svela un tratto della natura di cui siamo fatti. Dietro a quel dono riconosciamo una fonte inesauribile dello scrittore Canetti: la sua ‘passione per le persone’. A mano a mano che si delineano i profili delle figure, risalta anche, come una presenza palpabile, lo sfondo: Vienna. Di questa città, vista nei suoi ultimi anni di grandezza, nessuno ha saputo tracciare un ritratto altrettanto preciso e affascinante. Come la Vienna dell”’Uomo senza qualità”, sull’orlo della prima guerra mondiale, questa di Canetti, negli anni che precedono l’annessione nazista, è un sistema di orbite planetarie, dove conducono esistenze parallele alcune forme pure ed estreme del vero e del falso. Per Canetti, il vero erano sei o sette persone che ‘seguivano una propria strada e non se ne lasciavano distogliere da nessuno’. Il falso era un fitto ‘gracidio di rane’, che proveniva da un mondo culturale pieno di vanità e di sapienza mondana, prodigiosamente abile nel giocare le sue carte e insieme inconsistente nel suo ultimo fondo. In questi anni, Canetti attraversa tutte queste orbite incompatibili e qui le descrive con la trascinante immediatezza del romanziere. Ma il vero centro di questo sistema, il suo Sole, è una singola persona, il dottor Sonne, che vuole dire appunto ‘sole’. Osservato per lungo tempo ai tavoli del Café Museum, poi conosciuto e ammirato, quest’uomo che ‘parlava come Musil scriveva’ diventa a poco a poco il centro di gravità nella vita di Canetti, un’ombra benefica, un ‘invisibile’ Sarastro. A differenza dei tanti che si gonfiano e che si agitano, Sonne non ha, apparentemente, un’opera a cui dedicarsi e non si lascia prendere dall’eccitazione. Parla di tutto fuorché di sé, e ogni volta la sua parola illumina quella singola cosa che cade sotto il suo sguardo. In una città sonnambolica e straparlante, è colui che veglia, come la luce discreta e solitaria dietro una finestra, di notte. Col personaggio di Sonne, Canetti ha svelato uno dei suoi segreti e costruito una grande figura romanzesca. Ma non soltanto questo: ha trovato l’occulto punto di equilibrio da cui osservare i rotanti astri viennesi, che solo da quel punto diventano pienamente percepibili. ”Il gioco degli occhi” è apparso per la prima volta nel 1985.

(source: Bol.com)

Il giocatore

Griffin Mill – dirigente di una società cinematografica – passa ore a farsi riassumere “in 25 parole”, da innumerevoli soggetti e sceneggiatori, progetti da tradurre in film. Tempestato da minacciosi messaggi (probabilmente dello sceneggiatore David Kahane), egli lo trova in un cinema di periferia, litiga con lui, lo stordisce e finisce con l’affogarlo in pochi centimetri d’acqua sporca. Poi ne circuisce la fidanzata June Gudmundsdottir, e lascia per questa donna la sua segretaria-amante Bonnie, mentre un altro arrivista, Larry Levy, eterno rivale di Griffin, è sempre pronto a carpirgli il posto. Griffin, che ha ucciso un uomo che invece era innocente, continua impavido la propria carriera. Malgrado gli sforzi della detective Susan Avery, la polizia viene beffata (aveva presto sospettato di Mill, ma senza prove certe e con una testimone miope a disposizione aveva archiviato le indagini). Il mondo del cinema continua dettando le sue leggi avide e brutali, dando ai furbi e ai cinici lavoro, potere e quattrini. E nella fabbrica dei sogni – tra rivalità, cattiverie, sesso, violenza e denaro – continuano a circolare negli “studi” soggettisti e sceneggiatori, inclini ad ogni compromesso. Fra di essi, imperterrito ed inquietante, al telefono e con truci messaggi, il malvagio sconosciuto continua a perseguitare Griffin Mill.

Il Giocatore

Sotto il ricatto di un contratto capestro in una situazione finanziaria disastrosa e con meno di un mese a disposizione, la stesura stessa del romanzo “Il Giocatore” è già sotto il segno della sfida e del brivido di un gioco decisivo. Incalzato dal tempo, lo scrittore russo sembra volerne frantumare la rassicurante oggettività: c’è il tempo dell’usuraio, che si costruisce il proprio futuro sull’ipoteca del futuro altrui; il tempo degli eredi, consumato nell’attesa di una morte; il tempo dei vecchi, che hanno appreso il segreto di tornare bambini; il tempo del lavoro e dell’accumulazione, che aliena dalla vita. Ma c’è, soprattutto, il tempo del gioco, che nel rapido volgere di una pallina si rivela eternità e destino: les jeux son faits.
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Il Giocatore

Da una vita vissuta come un romanzo, un racconto serrato, sospeso tra i toni ironici e grotteschi tanto cari al conduttore radiofonico toscano, e la cruda realtà. La storia di un gioco che si trasforma in vizio e poi in malattia. Marco Baldini, fiorentino purosangue, animatore radiofonico con la passione della scrittura e il diploma di ragioniere, si mette a nudo e lo fa con l’autoironia consapevole e il sarcasmo dissacrante. Tra un prestito, un debito e una corsa di cavalli, un’autobiografia nella scia della tradizione inglese, quella che unisce storie di strada e stile nella narrazione.
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### Sinossi
Da una vita vissuta come un romanzo, un racconto serrato, sospeso tra i toni ironici e grotteschi tanto cari al conduttore radiofonico toscano, e la cruda realtà. La storia di un gioco che si trasforma in vizio e poi in malattia. Marco Baldini, fiorentino purosangue, animatore radiofonico con la passione della scrittura e il diploma di ragioniere, si mette a nudo e lo fa con l’autoironia consapevole e il sarcasmo dissacrante. Tra un prestito, un debito e una corsa di cavalli, un’autobiografia nella scia della tradizione inglese, quella che unisce storie di strada e stile nella narrazione.

Il giglio nero

1789: Jean Antoine Ducatel arriva a Parigi mentre il vento del cambiamento comincia a soffiare. La rivoluzione che sta per scoppiare offre a tutti nuove opportunità, specialmente a lui: Jean Antoine, infatti, viene da Haiti, che ancora si chiama Saint Domingue; è mulatto ed è il figlio illegittimo di un piantatore e di una schiava; arruolatosi per rispettare gli ultimi voleri paterni, si vota ora completamente al nuovo corso, l’unico in grado di offrirgli realmente le opportunità che merita. Anna Levì, invece, è sempre vissuta a Parigi, fa parte della comunità ebraica di origini spagnole e non ha mai disobbedito ai suoi genitori, almeno finché non incontra Jean Antoine. Da quel momento, le loro vite saranno indissolubilmente legate, cambiando fatalmente anche quelle di parenti e amici, mentre la rivoluzione si abbatte su Parigi e su tutta la Francia. Sullo sfondo si muovono le lotte della comunità ebraica per ottenere l’emancipazione e gli echi della rivolta degli schiavi ad Haiti, nonché i mutamenti a cui partecipano i mulatti come Jean Antoine e un certo Thomas Davy de la Paillitrie, poi ribattezzatosi Thomas Alexandre Dumas. Niente, da quel momento in poi, potrà più tornare a essere come prima.

Il gigante annegato

Si sa che l’attributo “inquietante” viene concesso con molta generosità, e molto spesso a sproposito, agli scrittori di fantascienza; ma nel caso di J. G. Ballard sarebbe difficile trovarne uno più calzante e meritato. Urania, che lo segue dal primo romanzo, (“Il vento dal nulla”, 1962), è lieta di presentare questa antologia in cui lo stesso autore ha riordinato dodici suoi tipici racconti. Cinque di questi sono già apparsi in Urania dal 1963 al 1968, altri sono inediti ma in tutti Ballard si riafferma come il grande scrittore, il magico caposcuola che ha aperto alla fantascienza inglese le strade più inusitate e ambigue dell’innaturale, del difforme, dell’allucinato.
Indice:
L’astronauta scomparso (A Question of Re-entry, 1963)
Il gigante annegato (The Drowned Giant, 1964)
L’ultima mossa (End Game, 1963)
L’uomo luminoso (The Illuminated Man, 1964)
La spiaggia (The Reptile Enclosure, 1964)
Il delta al tramonto (The Delta at Sunset, 1964)
Terminal (The Terminal Beach, 1964)
L’ultima pozzanghera (Deep End, 1961)
Le danze sul vulcano (The Volcano Dances, 1964)
Per piccina che… (Bilennium, 1961)
La Gioconda del crepuscolo di mezzogiorno (The Gioconda of the Twilight Noon, 1964)
Il Leonardo scomparso (The Lost Leonardo, 1964)
Copertina di Karel Thole
Copertina di Karel Thole

Il giardino segreto

L’inverno è alle porte, Kaede e Kataoka sono ritornati in Giappone e Shizukuishi ritrova il calore del tempo trascorso insieme e si sente finalmente un po’ più a casa. A breve, tuttavia, dovrà andarsene: ha deciso di vivere con Shin’ichiro, e si mettono all’allegra ricerca di un posto dove abitare, tra appartamenti improbabili e agenti immobiliari dalle dubbie capacità. Le persone, però, non sono sempre ciò che sembrano, e questo vale anche per Shin’ichiro. Un viaggio nel passato sarà sufficiente a spezzare tutti gli equilibri, gettando Shizukuishi nella disperazione ma consentendole anche di crescere…

Il giardino di Rama

È il secolo XXIII. Una misteriosa, inafferrabile, inquietante intelligenza aliena, proveniente dalle lontane distese interstellari, annuncia a pochi eletti un terrificante programma. Gli orgogliosi, progrediti, sofisticati abitanti della Terra non sono che una delle tante forme di vita meritevoli di catalogazione…
Con l’inganno, duemila esseri umani vengono deportati al di fuori del sistema solare, nei pressi di uno sterminato porto spaziale, dove per loro è stato allestito un Nuovo Eden, il cosiddetto Giardino di Rama, che riproduce perfettamente un incontaminato habitat terrestre. Vi saranno lasciati, liberi di agire e di organizzarsi, all’unico scopo di essere analizzati. In un ambiente ideale, in un Nuovo Eden, riuscirà l’uomo nel drammatico tentativo di fondare una “nuova” comunità, basata su “vecchi” princìpi di giustizia e di fratellanza?
Amori, passioni, gelosie, raffinatissimi esperimenti scientifici e ancestrali violenze si intrecciano nell’eterna vicenda umana: la lotta tra il bene e il male, l’aspirazione alla conoscenza delle più profonde verità, l’angosciosa solitudine di fronte all’infinito. Dopo Incontro con Rama e Rama II, divenuti due classici della moderna fantascienza, Arthur C. Clarke e Gentry Lee offrono con Il giardino di Rama, nel quale si fondono magistralmente tutti gli elementi che caratterizzano i diversi “filoni” della fantascienza, un nuovo, straordinario episodio dell’avventura dell’uomo nei mondi della fantasia e dell’immaginazione.

Il giardino delle ombre

Londra, 1754. I Pleasure Gardens di Vaux Hall sono il luogo più allegro della città, pieno di musica, luci e colori. Qualcuno però li ha scelti per uccidere. Era una ragazza bellissima e viziosa. Il suo corpo faceva impazzire gli uomini e 0 portava alla rovina. Ora il suo cadavere giace in un vialetto buio e nessuno ricorda più di averla conosciuta e di averla amata. Solo un giudice cieco e un giovane farmacista hanno deciso che anche per lei deve esserci giustizia.

Il giardino dei supplizi

Mirbeau scrisse “II giardino dei supplizi” nel 1899, un anno dopo l’Affare Dreyfus. Da allora, la letteratura di Mirbeau si inasprì ulteriormente nel segno di una critica radicale della società occidentale e delle sue regole morali, delle istituzioni politiche, dei falsi ideali. Uomo di penna e di azione, Mirbeau conciliò i suoi istinti primigeni nella prosa del “Jardin”, mettendo in scena una crisi travestita dai panni colorati del romanzo esotico. Alla fine di un viaggio allucinatorio, rito di passaggio scandito dalle febbri, dal chinino e dalla corruzione, il lettore è preso per mano e condotto nelle viscere infernali del supplizio. Considerato per anni un romanzo pornografico e provocatorio, “II giardino dei supplizi” è in verità uno spietato affresco di denuncia sostenuto dal racconto di un uomo che, inseguendo la verità, finisce per distruggere se stesso. La scrittura onirica e surreale di Mirbeau offusca, segmentando la narrazione, il tema ciclico del romanzo che avvolge la vicenda come un hortus conclusus: nel continuo alternarsi di vita e morte, corruzione e rinascita, peccato e virtù, Mirbeau celebra ciò che, senza ombre di banalità, avrebbe solamente chiamato vita.
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