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Edward Snowden. Un uomo solo al comando. Cyberwar, hacker, USA e Cina. Cosa c’è dietro il Datagate

Edward Snowden. Un uomo solo al comando. Cyberwar, hacker, USA e Cina. Cosa c’è dietro il Datagate by Caffo (a cura di) Antonino
È giovane e ha il mondo ai suoi piedi. Ha svelato come l’NSA, agenzia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, spii sistematicamente cittadini americani e stranieri, spingendosi a monitorare il traffico web in tutto il mondo. PRISM è la punta dell’iceberg che Edward Snowden ha contribuito a svelare e che adesso non può più gestire. Questa è la sua storia.

Un’educazione Sentimentale

Un’educazione sentimentale by Joyce Carol Oates
Amore e violenza, indissolubilmente legati, sono il tema di questi racconti di Joyce Carol Oates, scrittrice americana che nel 1970 ha ricevuto il National Book Award. Il sentimento amoroso dice la Oates, è probabilmente l’essenza di ciò per cui io scrivo: amore crudele, spesso violento e distruttore, a volte demoniaco, emozione eterna e insondabile che non ammette esitazione e compromessi, amore che è sempre un’esperienza sconvolgente, un’esplosione, un’irruzione, un assalto che scuote lo spirito e il corpo. Un amore marchiato dalla nostra civiltà violenta e ipocrita che Joyce Carol Oates esplora nelle sue parti più oscure e minacciose.

Un’educazione milanese

“Cerco ponti in cui lo spaesamento e il sentirmi a casa coincidano. E su quei ponti finiscono con l’apparire, teneri e meridiani, i fantasmi che mi riconducono là dove io sono cominciato e dove è cominciata, per me, questa città.” Questa è una ricognizione autobiografica ed è il racconto della città che l’ha ispirata. Si entra nella storia dagli anni Cinquanta: l’infanzia nei nuovi quartieri periferici, con le paterne “lezioni di cultura operaia”, le materne divagazioni sulla magia del lavoro sartoriale, la famiglia comunista e quella cattolica, le ascendenze lombarde e quelle leccesi, le gite in tram, le gite in moto, la morte di John F. Kennedy e quella di papa Giovanni, Rocco e i suoi fratelli, l’oratorio, il cinema, i giochi, le amicizie adolescenziali e i primi amori fra scali merci e recinti incustoditi. E si procede con lo scatto della giovinezza, accanto l’amico maestro di vita e di visioni, sullo sfondo le grandi lotte operaie, la vitalità dei gruppi extraparlamentari, il sognante melting pot sociale di una generazione che voleva “occhi diversi”. A questa formazione si mescola la percezione dell’oggi, il prosciugamento della città industriale, i progetti urbanistici per una Grande Milano, le trasformazioni dello skyline, il trionfo della capitale della moda e degli archistar. Un romanzo autobiografico magistralmente scritto, lo sguardo teso della visione: la storia di una città, di una generazione.

Una Educazione Amorosa

Una educazione amorosa by John Banville
John Banville, nato in Irlanda nel 1945, è **uno dei più grandi romanzieri contemporanei**. Amatissimo dalla critica (solo per fare un esempio, nel 2014 **Pietro Citati** sul **Corriere della Sera** ha definito il suo L’intoccabile “**un romanzo straordinario: certo il più bello degli ultimi quarant’anni**” per “la vastità, la ricchezza, il terribile riso”), Banville nel corso della sua carriera ha vinto i premi più prestigiosi, fra cui il **Booker Prize** per Il Mare, il Premio Franz Kafka, il Premio Nonino, l’Irish Book Awards, l’European Literary Award, l’Irish PEN Award e il Premio Principe delle Asturie per la sua opera. Diversi critici e giornalisti lo considerano, con Philip Roth e Haruki Murakami, come uno dei possibili vincitori del prossimo **Premio Nobel per la Letteratura**. Banville è conosciuto per la sua prosa precisa e fredda, caratterizzata da un’inventiva Nabokoviana, e per il suo umorismo nero. Fra le sue opere, anche una serie di ** “romanzi gialli” di altissima qualità**, ambientati nella Dublino anni ’50, che hanno come protagonista l’anatomopatologo Quirke. Dai romanzi di Quirke la **BBC** e RTÉ hanno tratto una **serie TV** nel 2014. «Billy Gray era il mio migliore amico e io mi innamorai di sua madre.» Alexander Cleave, anziano attore ormai in declino, viene inaspettatamente scelto come protagonista di un film intitolato L’uomo con la maschera, basato sulla biografia di un uomo che non era quello che diceva di essere. E durante le riprese, in un mobile gioco di specchi, si trova a rievocare l’esaltante storia vissuta da quindicenne, in una piccola città irlandese negli anni Cinquanta: gli incontri proibiti in un casolare appena fuori città; gli impeti di passione sul sedile posteriore dell’auto di Mrs Gray, nei mattini assolati o nei pomeriggi tempestosi; le bugie, i sotterfugi, le gelosie, i timori, le calde lacrime e le esplosioni di gioia. Ricordi che il caleidoscopio della memoria mescola al sogno, tingendoli di colori diversi, di volta in volta bui o luminosi, mentre il fantasma della figlia, scomparsa dieci anni prima in circostanze misteriose, si fa strada ogni giorno di più. Passato e presente convergono, nel tentativo di dare un senso all’iniziazione amorosa dell’adolescente, ma anche alla sofferenza del padre. Il romanzo di un’esperienza unica, quasi un rovescio di Lolita, raccontata con una lingua inventiva, sinuosa e insinuante, che accarezza ed emoziona.
«*Un maestro la cui prosa regala un piacere continuo e quasi fisico.*»
**Martin Amis**
«*Banville è capace di una scrittura limpida e scorrevolmente pericolosa, come una lama, e possiede un talento quasi feroce nel leggere l’anima degli uomini.*»
**Don DeLillo**

Educata al piacere

I duchi degli scandali 3

Londra, 1820.
Nick, futuro Duca di Barrington, e Alice Tombs si ritrovano fidanzati per via di una partita a carte, ma nessuno dei due è minimamente interessato a sposare l’altro. Lei desidera solo coltivare i propri studi e partire per l’India, mentre Nick non ha intenzione di abbandonare le sue abitudini da scapolo. Tuttavia sposandosi potrebbero godere di una maggiore libertà continuando a dedicarsi ai reciproci interessi.
La loro unione dunque inizia come un vero e proprio contratto e, fra le varie condizioni, Alice chiede che, durante il primo mese insieme, il carismatico marito le insegni tutto ciò che conosce sull’arte amatoria.
Il sensuale percorso di educazione erotica rischia, però, di mandare all’aria i presupposti su cui si fonda il loro accordo matrimoniale.

(source: Bol.com)

Edison: Come inventare di tutto e di più (Lampi di genio)

Edison è stato definito l’uomo che inventò il futuro. Fu lui che cominciò a distribuire l’energia elettrica nelle case, che inventò la lampadina e il modo di riprodurre la voce e la musica, che rese utilizzabili da tutti il telefono e la radio. Guadagnò milioni di dollari e investì il denaro nella ricerca con l’idea che la scienza migliora la vita.
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Edison è stato definito l’uomo che inventò il futuro. Fu lui che cominciò a distribuire l’energia elettrica nelle case, che inventò la lampadina e il modo di riprodurre la voce e la musica, che rese utilizzabili da tutti il telefono e la radio. Guadagnò milioni di dollari e investì il denaro nella ricerca con l’idea che la scienza migliora la vita.

L’edificazione di sé. Istruzioni sulla vita interiore

I libri del Festival della Mente
È possibile abitare il mondo senza fughe in un’improbabile trascendenza, e senza deliri d’onnipotenza? La forza, la temperanza, il coraggio, in breve tutte quelle che un tempo si chiamavano virtù, esistono ancora? Sembra siano state dimenticate. Tuttavia in una società mobile, complessa, frammentata si sente la necessità di darsi un’identità, di trovare corrispondenza negli altri. E se non si riesce a concedere fiducia, si cerca almeno di evitare la delusione. Per questo le virtù riaffiorano o quanto meno comincia a sentirsene il bisogno. Ma cos’è propriamente virtù? È l’unico modo che abbiamo d’inventarci la vita, di darle ‘forma’ e divenire, così, padroni di noi stessi e, a pieno titolo, soggetti. Ma virtù è anche saper prendere distanza da sé: come un guardarsi da fuori per poterci giudicare – per quanto possibile – spassionatamente e poter guadagnare così uno sguardo privo di pregiudizi e perciò più trasparente sul mondo. Praticare le virtù vuol dire prendersi a cuore, avere cura di sé. Ma ogni nostra azione è sempre relazione, anzi noi stessi lo siamo. Infatti, non si può essere felici da soli. Per questo le condotte personali entrano inevitabilmente in circolo con le pratiche sociali e sono proprio le virtù che allentano le resistenze e permettono l’instaurarsi di rapporti giusti con gli altri. Come diceva Spinoza: nulla è più utile all’uomo che l’uomo stesso. Per questo l’estetica dell’esistenza si coniuga con la realizzazione del bene.

L’edificazione di sé: istruzioni sulla vita interiore

È possibile abitare il mondo senza fughe in un’improbabile trascendenza, e senza deliri d’onnipotenza? La forza, la temperanza, il coraggio, in breve tutte quelle che un tempo si chiamavano virtù, esistono ancora? Sembra siano state dimenticate. Tuttavia in una società mobile, complessa, frammentata si sente la necessità di darsi un’identità, di trovare corrispondenza negli altri. E se non si riesce a concedere fiducia, si cerca almeno di evitare la delusione. Per questo le virtù riaffiorano o quanto meno comincia a sentirsene il bisogno. Ma cos’è propriamente virtù? È l’unico modo che abbiamo d’inventarci la vita, di darle ‘forma’ e divenire, così, padroni di noi stessi e, a pieno titolo, soggetti. Ma virtù è anche saper prendere distanza da sé: come un guardarsi da fuori per poterci giudicare – per quanto possibile spassionatamente e poter guadagnare così uno sguardo privo di pregiudizi e perciò più trasparente sul mondo. Praticare le virtù vuol dire prendersi a cuore, avere cura di sé. Ma ogni nostra azione è sempre relazione, anzi noi stessi lo siamo. Infatti, non si può essere felici da soli. Per questo le condotte personali entrano inevitabilmente in circolo con le pratiche sociali e sono proprio le virtù che allentano le resistenze e permettono l’instaurarsi di rapporti giusti con gli altri. Come diceva Spinoza: nulla è più utile all’uomo che l’uomo stesso. Per questo l’estetica dell’esistenza si coniuga con la realizzazione del bene.

Ectoplasm

Uno studente imprigiona i suoi compagni per far emergere i loro segretiterrori; una donna disperata si scopre capace di rimodellare la materia umana;una città nel deserto deve affrontare il pericolo di entità demoniache; unosportivo gareggia contro la morte e un nuovo orrendo delitto della rue Morgue. Le forze irrazionali abitano in noi e Barker ce le racconta in un crescendo di suspense, venato qua e là da un sottile “sense of humour”.

L’economia dei poveri

L’economia dei poveri by Abhijit V. Banerjee Esther Duflo
Per quale ragione i poveri, in tutto simili per capacità e aspirazioni a chiunque altro, vanno incontro a destini completamente differenti? Perché restano poveri? Le loro scelte di vita sono spesso determinate da fattori che sfuggono alla logica dell’economia di mercato. Tante politiche contro la povertà sono infatti fallite proprio per un’inadeguata comprensione del problema o per la convinzione di poter applicare ricette astratte e valide per tutti, senza verificarle sul campo. Dobbiamo invece capire perché i poveri preferiscono pagare cure sanitarie inutili invece di fare vaccinazioni gratuite; come mai i bambini poveri frequentano la scuola spesso senza imparare; perché i poveri non desiderano un’assicurazione o intraprendono molte attività senza farne prosperare alcuna. L’economia dei poveri è la prima grande analisi che combinando ricerca empirica e teorica ci svela la vera natura della povertà e insegna che talvolta può bastare una piccola spinta nella giusta direzione per conseguire grossi risultati: certi sussidi simbolici con effetti tutt’altro che simbolici, azioni che consentono di ottenere di più facendo di meno, occupazioni di qualità che favoriscono la crescita e così via. Soprattutto, anche quando le difficoltà sembrano insormontabili, bisogna insistere nel porsi le giuste domande, sperimentare e nutrire speranza per affrontare la sfida di costruire un mondo senza più povertà, magari un passo alla volta.

L’eco solitaria delle onde

America, 1977. Una telefonata in piena notte sveglia Eva; Viktoria, la sua adorata nonna, è morta. Lei parte subito per la Germania, ma nella villa della nonna impregnata di un passato malinconico scopre dell’arresto di suo marito, il noto politico Gregory Wright, invischiato in un sexy scandalo in cui una prostituta ha perso la vita. Il mondo di Eva frana sotto i colpi della stampa. Di nuovo si affacciano le incertezze del passato, le ferite provocate dalla relazione scandalosa con il cugino Stefan e dall’inizio di una solitudine viscerale, che l’ha inseguita sin nel presente. Tutto sembra perso, di nuovo, ma proprio allora la voce di Viktoria torna prepotente dentro di lei. Le intima di riprendersi la propria felicità, di combattere, spingendola grazie a un’amicizia ritrovata fino alle coste selvagge di Cape Cod, in un luogo in cui abbandono e incontro si fondono nell’eco solitario delle onde. Al Midnight Blue, un vecchio albergo sull’oceano chiuso ai turisti, Eva inizia un lungo viaggio dentro se stessa, alla ricerca della donna persasi nell’indifferenza della propria famiglia e di un matrimonio fatto di apparenze e promesse tradite. Tra ritorni inattesi e violente mareggiate Eva affronta finalmente i tanti nodi della sua vita, risvegliandosi, dopo lunghi anni di oblio, nella pelle di una donna nuova, più simile a Viktoria di quanto non creda, ma con la stessa intensa, vorace, fame di vita.

L’eco del paradiso

PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 1994
Altri premi:
Premio Akutagawa 1958
Premio letterario Shinchosha 1964
Premio Tanizaki 1967
Premio Noma 1973
Premio Yomiuri 1982
Premio Jiro Osaragi (Asahi Shimbun) 1983
Legion d’onore 2002

Nello studio di K., il famoso scrittore, si sente solo il veloce ticchettare della macchina da scrivere. A un tratto, il silenzio. Le sue dita si sono fermate, adagiate sulle lettere che compongono il nome di una donna. Marie. K. ricorda ancora quando sono diventati amici, tanti anni fa. In particolare un giorno di primavera, durante una manifestazione. Improvvisamente, tra le decine di persone giunte fin lì per aiutare, era apparsa lei, i capelli neri un po’ scomposti, lo sguardo spensierato e il sorriso pieno di sole. K. aveva capito di trovarsi davanti a una donna speciale, una donna che calamitava le attenzioni di tutti con la sua semplicità e innocenza. Molti anni sono passati, e gli occhi gioiosi di Marie si sono velati di un dolore impossibile da superare. Per questo è fuggita oltreoceano. Tra le impervie alture messicane ha cercato la pace, aiutando le donne e i bambini del luogo, a cui si è dedicata con totale abnegazione. Adesso coloro che lei ha aiutato vogliono renderle omaggio, dedicandole un film. E nessuno meglio di K. può farlo, solo lui può scrivere la sceneggiatura. Ma accettare questo compito significa anche riaprire il vaso del dolore, ridestare ricordi nascosti tra le pieghe del tempo. Quando un sorriso radioso poteva turbare il cuore di chiunque ne fosse illuminato. Kenzaburō Ōe, premio Nobel per la letteratura, ci offre il meraviglioso ritratto di una grande donna. Un romanzo che si interroga sull’amore universale, sul ritrovare la strada donando sé stessi, anche se per farlo servono sacrificio e coraggio.

(source: Bol.com)

Eccitante & divertente (Leggereditore)

Dopo un week-end di passione a Las Vegas, Harlow e Finn si sono sposati… peccato che la loro unione sia durata solo dodici ore. Non gli ci è voluto molto tempo per scoprire di essere troppo diversi per trascorrere insieme un’intera vita. Ma non è finita… A causa di amicizie comuni e di una chimica un po’ folle, Harlow e Finn proseguono il loro rapporto, in un gioco fatto di sesso e opportunismo ma anche di vicinanza e amicizia. Mentre Harlow è intento a risolvere alcune grane familiari, Finn trascorre del tempo lontano da casa, cercando di capire quale potrà essere il prossimo passo della sua vita. I due sono uniti da qualcosa di eccitante, caldo, divertente. Ma oltre questo c’è un’altra verità: che siano intenzionati ad ammetterlo o meno, Harlow e Finn hanno bisogno l’uno dell’altra.
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Dopo un week-end di passione a Las Vegas, Harlow e Finn si sono sposati… peccato che la loro unione sia durata solo dodici ore. Non gli ci è voluto molto tempo per scoprire di essere troppo diversi per trascorrere insieme un’intera vita. Ma non è finita… A causa di amicizie comuni e di una chimica un po’ folle, Harlow e Finn proseguono il loro rapporto, in un gioco fatto di sesso e opportunismo ma anche di vicinanza e amicizia. Mentre Harlow è intento a risolvere alcune grane familiari, Finn trascorre del tempo lontano da casa, cercando di capire quale potrà essere il prossimo passo della sua vita. I due sono uniti da qualcosa di eccitante, caldo, divertente. Ma oltre questo c’è un’altra verità: che siano intenzionati ad ammetterlo o meno, Harlow e Finn hanno bisogno l’uno dell’altra.

L’eccezione

L’eccezione by Auður Ava Ólafsdóttir
La notte di capodanno, mentre Reykjavík è in festa, Flóki confessa a María di essere innamorato di un altro uomo, un collega specialista, come lui, della teoria del caos. Dopo undici anni di matrimonio, e la nascita di due gemelli, la vuole lasciare per stare finalmente con lui. Per María è un fulmine a ciel sereno: Flóki si è sempre dimostrato un marito perfetto, pieno di attenzioni piccole e grandi, oltre che un padre premuroso e attento con i loro figli. Come ha potuto non capirlo prima? Come ha fatto a non vedere? Dopo un interrogatorio serrato Flóki le confessa di essere sempre stato attratto dagli uomini: l’amore per María, anche se sincero e pieno di tenerezza, è stato la vera eccezione della sua vita. Lí fuori al freddo, mentre saluta l’anno nuovo insieme al compagno che sta per abbandonarla, María non può ancora intuirlo, ma queste imprevedibili «eccezioni» stanno per diventare l’unica vera costante della sua esistenza. A darle man forte, in questo nuovo futuro che non pensava di doversi costruire, arrivano l’amica Perla – una psicologa affetta da nanismo, consulente matrimoniale e ghostwriter per uno scrittore islandese di thriller -, un giovane e romantico vicino di casa esperto di ornitologia, e la madre. Madre che proprio in quel momento decide di rivelarle la verità sul suo passato e sui due uomini che ha amato per tutta la vita, affidandole un’impresa che la condurrà in una casa lontana, una casa sul mare che il suo cuore non pensava di poter ricordare. Cosí, tra mucchi di neve da spalare, surreali sedute psicanalitiche con l’amica Perla, piatti sempre piú complicati da cucinare, viaggi avventurosi in un’isola di deserti di sabbia nera e campi di lava, vecchie fotografie e promesse da mantenere, Auður Ava Ólafsdóttir – con quella scrittura luminosa e avvolgente che abbiamo imparato ad amare – costruisce per noi un’incantevole teoria del caos applicata ai sentimenti.
«Perdonami, ma io lo amo. Ti giuro, non ci sarà mai piú una donna nella mia vita, tu sei l’ultima».

Ebrei erranti

In questo libro appassionante, un reportage che non sapeva di essere un’ultima celebrazione di una grande civiltà alla vigilia della sua scomparsa, Roth ci parla di quegli ebrei orientali ai quali egli stesso apparteneva. E ce ne parla «con amore invece che con quella ‘obiettività scientifica’ che è anche detta noia». Il suo presupposto è «la folle speranza che esistano ancora lettori davanti ai quali non sia necessario difendere gli ebrei orientali». Con lo sguardo del grande narratore, Roth osserva quella formicolante vita, torturata ed estatica, che donò all’Europa un sapore inconfondibile, acutissimo. Nessuno spirito nazionale era riuscito a elaborare così mirabilmente il senso della complicazione, dell’irresolubile groviglio dell’esistenza come lo spirito degli ebrei orientali, chiusi nelle loro cittadine o sparsi per il mondo in una perpetua migrazione. Dietro ognuno di questi ebrei si intravede la figura del rabbino che «in un anno ascolta i destini più strani, e nessun caso è tanto complicato che egli non ne abbia udito uno ancora più intricato». È un mondo che Roth, più di ogni altro, ha saputo raccontare con partecipazione e lucidità anche crudele. Queste pagine ripopolano davanti ai nostri occhi, con la magia della parola, quella parte dell’Europa dove oggi di ebrei quasi non ne rimangono più e continua a regnare indisturbato l’antisemitismo. Ebrei erranti apparve nel 1927 presso la casa editrice «Die Schmiede» a Berlino. A tale testo si aggiunge qui la premessa scritta da Roth nel 1937 per una progettata nuova edizione del libro presso l’editore Allert de Lange ad Amsterdam.