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Gli Assassini Della Memoria (La Storia. Temi)

È possibile discutere con i revisionisti, con coloro che negano la realtà del genocidio hitleriano fino a mettere in dubbio l’esistenza delle camere a gas? Per Pierre Vidal-Naquet la risposta è, senza alcuna esitazione, no. E non solo perché il dialogo presuppone un terreno comune, ma anche perché tra gli storici non esiste alcun dibattito che si possa definire scientifico sulla tragica verità dello sterminio nazista. Comprendere l’origine di una tale aberrazione è dunque più che mai necessario: si può e si deve discutere sui revisionisti, analizzando i loro testi «come si fa l’anatomia di una menzogna».
La battaglia contro gli «Eichmann di carta», che Vidal-Naquet ha instancabilmente condotto nel corso di lunghi anni con i suoi scritti e le sue riflessioni, diviene così non solo un discorso etico, ma anche una grande lezione di metodo storico. Se compito dello storico è la ricerca della verità, è pur vero che non esiste una Verità con la maiuscola: la «verità storica» non può né deve diventare «verità legale» o «verità politica», e meno che mai «verità di Stato». Temi questi che – come sottolinea la densa e penetrante Introduzione di Giovanni Miccoli – si intrecciano profondamente con la vicenda umana e personale di Pierre Vidal-Naquet, con il suo impegno civile e militante, il suo rapporto con l’ebraismo e con la storia degli ebrei e della Shoah, il suo giudizio sullo Stato e la politica israeliana, la riflessione sui nessi e la dialettica che legano la storia e la memoria.

Gli assalti alle panetterie

Un gruppo di giovani male in arnese è cosi affamato da decidere di ricorrere agli estremi rimedi: rapinare una panetteria. Non per il denaro, ma per il pane. Quando arrivano però nel negozio scelto “per il colpo” hanno la prima di molte sorprese. Il panettiere non si opporrà in nessun modo all’esproprio, anzi sarà ben felice di dare loro il pane, a patto che facciano una cosa, una cosa molto semplice per lui: ascoltare un brano di Wagner… Prosegue la “serie di fuori serie” dei racconti di Murakami illustrati da artisti italiani e internazionali. Questa volta a dare forma e colore alle atmosfere del maestro giapponese è Igort, al secolo Igor Tuveri.
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Gli architetti di Auschwitz

**La vera storia della famiglia che progettò l’orrore dei campi di concentramento nazisti**
Questa è la storia scioccante di come furono creati i forni crematori e perfezionate le camere a gas che permisero l’eliminazione di milioni di persone durante l’olocausto. Alla fine dell’Ottocento, la Topf & Figli era una piccola e rispettata azienda a conduzione familiare con sede a Erfurt, in Germania, che produceva sistemi di riscaldamento e impianti per la lavorazione di birra e malto. Negli anni Trenta del secolo scorso, tuttavia, la ditta divenne leader nella produzione di forni crematori e, con l’avvento della seconda guerra mondiale, si specializzò nella produzione di forni “speciali”, destinati ai campi di concentramento. Durante i terribili anni dell’Olocausto, la Topf & Figli progettò e costruì i forni crematori per i campi di Auschwitz-Birkenau, Buchenwald, Belzec, Dachau, Mauthausen e Gusen. Gli uomini che concepirono queste macchine di morte non furono ferventi nazisti mossi dall’ideologia: a guidare i proprietari e gli ingegneri della Topf & figli furono piuttosto l’ambizione personale e piccole rivalità, che li spinsero a competere per sviluppare la migliore tecnologia possibile. Il frutto del loro lavoro riuscì a superare in disumanità persino le richieste delle SS. Ed è per questa cieca dedizione al lavoro che i fratelli Topf passarono alla storia con infamia. Il loro nome è ancora impresso sulle fornaci di Auschwitz.
**Dall’autrice del bestseller *Sopravvissuta ad Auschwitz***
**Ai primi posti delle classifiche italiane**
«Karen Bartlett descrive con dovizia di particolari il modo in cui un’ordinaria impresa manufatturiera divenne il perno della produzione di strumenti di morte, incurante del fatto che fosse un business disumano. Una lettura dura ma necessaria.»
**Jerusalem Post**
«La storia della famiglia Topf, magistralmente raccontata dall’autrice, è un perfetto esempio di come Hannah Arendt avrebbe descritto la banalità del male.»
**The Jewish Chronicle**
«Una storia, quella della famiglia Topf, che fa venire i brividi per l’ordinaria quotidianità con cui il male era perpetrato. L’inchiesta dell’autrice toglie ogni dubbio sul fatto che l’azienda operasse sotto la minaccia dei nazisti: la normalità con cui le macchine di morte venivano create è una delle tante immagini inquietanti raccontate in questo libro.»
**Publishers Weekly**
**Karen Bartlett**
Scrittrice e giornalista, vive a Londra. Ha collaborato con varie testate («The Sunday Times», «The Times», «The Guardian», «Wired»), ha prodotto e condotto alcuni programmi sulla BBC Radio e in passato si è impegnata anche come attivista politica. Con la Newton Compton ha pubblicato *Sopravvissuta ad Auschwitz* (scritto insieme a Eva Schloss) e *Gli architetti di Auschwitz*.
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### Sinossi
**La vera storia della famiglia che progettò l’orrore dei campi di concentramento nazisti**
Questa è la storia scioccante di come furono creati i forni crematori e perfezionate le camere a gas che permisero l’eliminazione di milioni di persone durante l’olocausto. Alla fine dell’Ottocento, la Topf & Figli era una piccola e rispettata azienda a conduzione familiare con sede a Erfurt, in Germania, che produceva sistemi di riscaldamento e impianti per la lavorazione di birra e malto. Negli anni Trenta del secolo scorso, tuttavia, la ditta divenne leader nella produzione di forni crematori e, con l’avvento della seconda guerra mondiale, si specializzò nella produzione di forni “speciali”, destinati ai campi di concentramento. Durante i terribili anni dell’Olocausto, la Topf & Figli progettò e costruì i forni crematori per i campi di Auschwitz-Birkenau, Buchenwald, Belzec, Dachau, Mauthausen e Gusen. Gli uomini che concepirono queste macchine di morte non furono ferventi nazisti mossi dall’ideologia: a guidare i proprietari e gli ingegneri della Topf & figli furono piuttosto l’ambizione personale e piccole rivalità, che li spinsero a competere per sviluppare la migliore tecnologia possibile. Il frutto del loro lavoro riuscì a superare in disumanità persino le richieste delle SS. Ed è per questa cieca dedizione al lavoro che i fratelli Topf passarono alla storia con infamia. Il loro nome è ancora impresso sulle fornaci di Auschwitz.
**Dall’autrice del bestseller *Sopravvissuta ad Auschwitz***
**Ai primi posti delle classifiche italiane**
«Karen Bartlett descrive con dovizia di particolari il modo in cui un’ordinaria impresa manufatturiera divenne il perno della produzione di strumenti di morte, incurante del fatto che fosse un business disumano. Una lettura dura ma necessaria.»
**Jerusalem Post**
«La storia della famiglia Topf, magistralmente raccontata dall’autrice, è un perfetto esempio di come Hannah Arendt avrebbe descritto la banalità del male.»
**The Jewish Chronicle**
«Una storia, quella della famiglia Topf, che fa venire i brividi per l’ordinaria quotidianità con cui il male era perpetrato. L’inchiesta dell’autrice toglie ogni dubbio sul fatto che l’azienda operasse sotto la minaccia dei nazisti: la normalità con cui le macchine di morte venivano create è una delle tante immagini inquietanti raccontate in questo libro.»
**Publishers Weekly**
**Karen Bartlett**
Scrittrice e giornalista, vive a Londra. Ha collaborato con varie testate («The Sunday Times», «The Times», «The Guardian», «Wired»), ha prodotto e condotto alcuni programmi sulla BBC Radio e in passato si è impegnata anche come attivista politica. Con la Newton Compton ha pubblicato *Sopravvissuta ad Auschwitz* (scritto insieme a Eva Schloss) e *Gli architetti di Auschwitz*.

Gli antimoderni

Non vi è forse epoca che non sia stata attraversata dal rifiuto del cambiamento e dal rimpianto della tradizione perduta. Tuttavia, ed è la tesi che alimenta queste pagine, se i tradizionalisti ci sono sempre stati, lo stesso non si può dire degli antimoderni. Gli antimoderni non sono figure semplicemente mosse dall’eterno pregiudizio contro il cambiamento, e dunque fantasmi del passato che si aggirano in ogni tempo. Gli antimoderni, nel senso proprio, moderno, della parola, hanno una data di nascita preci-sa: il 1798, l’anno in cui la Rivoluzione francese segna una rottura decisiva e una svolta fatale; hanno una casa: la letteratura; e posseggono un’attitudine tutta loro: una relazione particolare con la morte, con la malinconia, con il dandismo, con il disincanto che li fa sembrare più moderni dei moderni, come eroi ultramoderni dell’antimodernità. Da Joseph de Maistre a Roland Barthes, passando per François-René de Chateaubriand, Charles Baudelaire, Léon Bloy, Marcel Proust, Pierre Drieu la Rochelle, André Gide, Jacques Rivière, Jean Paulhan, Julien Gracq, André Breton, Maurice Blanchot e tanti altri, il genio antimoderno si è rifugiato, per Antoine Compagnon, nella letteratura, ma non nella letteratura genericamente intesa, bensì in quella ‘che noi qualifichiamo moderna, nella letteratura che è diventata canone della posterità’, e ‘la cui resistenza ideologica è inseparabile dalla sua audacia letteraria’. Così, diversamente dalla vita politica, in cui, dalla Rivoluzione francese in poi, trionfa una candida apologia del moderno del tutto priva di modernità, la vita letteraria degli antimoderni, di coloro che hanno perso l’innocenza del moderno, appare, in questa importante opera dedicata alle figure più rilevanti della letteratura francese, segnata da una ‘reale e duratura modernità’. ‘Chi sono gli antimoderni? […] Non tutti i campioni dello status quo, i conservatori e i reazionari di ogni sorta, non tutti gli ipocondriaci e i delusi del proprio tempo, gli immobilisti e gli oltranzisti, gli accidiosi e i micragnosi, ma i moderni non entusiasti dei Tempi moderni, del modernismo o della modernità, i moderni che furono tali loro malgrado, moderni lacerati o anche moderni intempestivi’.

(source: Bol.com)

Gli antichi greci

Questo volume offre un’analisi della civiltà greca antica. L’autore ne segue in questo libro lo sviluppo dall’età eroica fino ad Alessandro il Grande e al periodo ellenistico, accentuando in particolare gli aspetti sociali e culturali alla luce delle piú recenti ricerche. Al centro dell’interesse è la storia delle forme pratiche di vita dei Greci. Soffermandosi su alcuni problemi chiave che permettono di illustrare momenti tipici della storia greca (la partecipazione dell’uomo comune alla vita politica, le dimensioni reali della polis e la sua struttura demografica, l’intrico di tensioni che proprio ad Atene portarono al processo di Socrate), Finley non trascura la letteratura, le scienze e le arti.

Gli anni struggenti

Marco ha diciotto anni appena compiuti. E li vive alla grande: “alla spettinata” come si dice. Il mondo dei giovani d’oggi si sintetizza nella sua figura. La natura lo ha dotato di diversi privilegi: ha una bellezza fisica fuori del comune, che sollecita l’ammirazione delle donne, ha il dono dell’ironia, dello sfottò verso una società che si fa sempre più balorda, è il leader del “Goldfinger”, il locale del giro di amici, ha i suoi idoli nei poster che lo circondano. Ma qual è il suo rapporto coi Geni (così Marco chiama i genitori Andrea e Luisa)? Che c’entra coi loro problemi e segreti? Tra questi, anche un delitto che, prima della nascita d Marco, ha fatto parlare il mondo e ha sconvolto Luisa.

Gli anni fra cane e lupo

Rosetta Loy ci obbliga a voltarci indietro mettendo in fila, con un racconto serrato, lucido e coinvolgente, i fatti che hanno marchiato indelebilmente la nostra democrazia e che ci hanno portato fino a qui. Una scia di sangue impressionante, sacrifici eroici e conquiste fondamentali. Persone famose e altre dimenticate. Ci voleva lo sguardo “narrativo” ma documentatissimo di una scrittrice autentica, capace di mettere a fuoco questa macchina diabolica che schiaccia qualsiasi anelito di giustizia e di progresso civile. E che ogni volta cambia sembianze. Un nemico tanto radicato che nemmeno ci accorgiamo di averlo dentro di noi.
(source: Bol.com)

Gli animali… si amano!

“Gli animali… si amano!” è un’antologia di racconti scritta da due autrici amanti degli animali e delle storie romantiche. Si alternano ciascuna con due racconti, per un totale di quattro racconti che hanno come punto di riferimento l’amore che sboccia spontaneo nel mondo animale. Rivolti ad adulti e bambini, propongono delle storie che mettono in rilievo l’amore per la natura e per la vita. Creature che arrivano dal mondo marino, dal cielo e dai boschi, cercheranno di conquistarvi e, perché no, magari anche di emozionarvi.
I racconti presenti nell’antologia sono:
“Kesy e Myssi” di Angela Castiello
“Le disavventure di Beccuccio” di Jessica Maccario
“Tibò e Arek” di Angela Castiello
“Luna e Gigì, due amici speciali” di Jessica Maccario
La copertina è di Alessandra d’Ago, realizzata con la tecnica del quilling e resa successivamente come immagine.

(source: Bol.com)

Gli angeli di Lucifero

Giugno 2009. Una cappa d’afa soffoca Milano. Nel periferico cimitero di Chiaravalle mani ignote profanano una tomba seicentesca e trafugano le spoglie del marchese Ludovico Acerbi, passato alla storia come il “Diavolo di Porta Romana”. Sembra un banale episodio di teppismo ma nei giorni successivi, sotto la Madonnina, si verificano in rapida successione tre misteriosi omicidi, compiuti e rivendicati dalla stessa mano. Le vittime portano tutte cognomi di casate che, nella Milano del Seicento, ebbero rivalità con quella del marchese Acerbi. A far luce su questa misteriosa vicenda sono impegnati il commissario Bruno Ardigò, freddo e taciturno, e l’amico giornalista Federico Malerba, solare ed espansivo. Diversi come il giorno e la notte, ma uniti dalla stessa voglia di arrivare alla verità, si addentrano nei meandri oscuri e inquietanti della Milano esoterica, dove nulla è come sembra.
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Gli amori degli altri

Trenta storie d’amore per conoscere meglio i greci e i romani, antenati ai quali ci uniscono, nel bene e nel male, fili di continuità che arrivano fino a oggi. Conoscere gli “altri”, lontani da noi per tempo, spazio e cultura, può aiutarci a capire meglio anche il nostro rapporto con i sentimenti e l’affettività. Dalle avventure amorose di Zeus, il primo molestatore seriale della storia occidentale, alle conquiste di Cesare, “il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti”, queste storie mostrano le tante analogie ma anche le non trascurabili differenze nel modo di concepire e vivere nelle diverse culture un sentimento considerato immutabile come l’amore. Una passione che nel corso dei secoli ha accolto benevolmente comportamenti oggi considerati inaccettabili, in una continua ridefinizione dei propri confini che ha segnato la cultura europea moderna. Eva Cantarella esplora questi confini in un libro appassionante che ci invita a cogliere nella luce del mito e della storia il riflesso in grado di illuminare il nostro tempo. ” L’amore è il tema attorno a cui è organizzato questo tentativo di mostrare la differenza tra le culture, grazie all’aiuto – fondamentale – di tante, diversissime storie: una sorta di campionario delle facce dell’amore. A volte si tratta di miti, altre volte di creazioni letterarie, altre volte ancora di storie realmente vissute le cui dinamiche sembrano la chiave più adatta per svelare i segreti del cuore.”

(source: Bol.com)

Gli amici silenziosi

*Ogni casa ha i suoi segreti. Ogni cuore le sue ombre.*
Inghilterra, 1865. Rimasta vedova e incinta del primo figlio, la giovane e inquieta Elsie parte alla volta della tenuta del marito insieme alla zitellissima cugina di lui, Sarah. Ma in quell’angolo di campagna inglese remoto e inospitale, l’opportunità di trascorrere in pace il periodo del lutto diventa qualcosa di molto più simile a una prigionia: un esilio opprimente in attesa che l’amato fratello Jolyon giunga da Londra a salvare Elsie dall’isolamento e dalla noia. A distrarre lei e Sarah dalla cupa atmosfera in cui sono sprofondate, solo l’intrigante diario di un’antenata dei Bainbridge, Anna, vissuta e tragicamente morta più di duecento anni prima; e la stanza in cui giacciono ammassate decine di figure di legno dalle sembianze realistiche e straordinariamente inquietanti. Quegli “amici silenziosi” che Anna si procurò allo scopo di deliziare ospiti illustri, presto costretti a ripartire in circostanze mai del tutto chiarite. A lungo in testa alle classifiche inglesi, acclamato tanto dai lettori quanto dai critici, *Gli amici silenziosi* è un piccolo gioiello nel solco di intramontabili classici quali *Giro di vite* e *Rebecca la prima moglie*. Un noir dalle sfumature gotiche modernissimo e sapiente nell’evocare psicologie e atmosfere.
«La lettura perfetta per una notte d’inverno.» – *The Guardian*
«Conturbante e irresistibile.» – *The Times*
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### Sinossi
*Ogni casa ha i suoi segreti. Ogni cuore le sue ombre.*
Inghilterra, 1865. Rimasta vedova e incinta del primo figlio, la giovane e inquieta Elsie parte alla volta della tenuta del marito insieme alla zitellissima cugina di lui, Sarah. Ma in quell’angolo di campagna inglese remoto e inospitale, l’opportunità di trascorrere in pace il periodo del lutto diventa qualcosa di molto più simile a una prigionia: un esilio opprimente in attesa che l’amato fratello Jolyon giunga da Londra a salvare Elsie dall’isolamento e dalla noia. A distrarre lei e Sarah dalla cupa atmosfera in cui sono sprofondate, solo l’intrigante diario di un’antenata dei Bainbridge, Anna, vissuta e tragicamente morta più di duecento anni prima; e la stanza in cui giacciono ammassate decine di figure di legno dalle sembianze realistiche e straordinariamente inquietanti. Quegli “amici silenziosi” che Anna si procurò allo scopo di deliziare ospiti illustri, presto costretti a ripartire in circostanze mai del tutto chiarite. A lungo in testa alle classifiche inglesi, acclamato tanto dai lettori quanto dai critici, *Gli amici silenziosi* è un piccolo gioiello nel solco di intramontabili classici quali *Giro di vite* e *Rebecca la prima moglie*. Un noir dalle sfumature gotiche modernissimo e sapiente nell’evocare psicologie e atmosfere.
«La lettura perfetta per una notte d’inverno.» – *The Guardian*
«Conturbante e irresistibile.» – *The Times*

Gli amici del Bar Margherita

Bologna, 1954. Il Bar Margherita, sotto i portici di via Saragozza, è frequentato dai campioni della città: campioni nel biliardo, nel poker, nella briscola, nella conquista delle donne, nelle bevute, nella guida spericolata ma, soprattutto, nell’investire gran parte del tempo in scherzi da riservare agli amici. Tutto sembra andare per il meglio finché non accade l’irreparabile: il fidanzamento dell’ingenuo Bep con la navigata Beatrice, ‘l’unica a essere uscita con tutti i ragazzi di via Saragozza sia dalla parte dei numeri pari che dei numeri dispari’! Matrimonio più disarmonico è difficile da immaginarsi ma difficile sarebbe anche farlo saltare, considerati gli interessi delle rispettive famiglie… Fortuna però che esistono gli amici del Bar Margherita, quell”unità di crisi’ sempre pronta a correre in soccorso di uno dei suoi membri in difficoltà. Unendo il piacere del racconto a quello della nostalgia, Pupi Avati traccia in maniera irresistibile il ritratto di un’epoca e si conferma grande narratore, sulla pagina come al cinema.

(source: Bol.com)

Gli Amanti Fiamminghi

Due amici di mezz’età partono insieme alle rispettive mogli per un viaggio in auto verso la Catalogna. Il piccolo gruppo sembra consolidato ma, appena dietro quell’illusoria armonia, stagna un fondo di sentimenti inespressi e parole taciute. Perché il protagonista si trova più volte a fantasticare di uccidere l’amico? E sua moglie Manola, così eterea e sfuggente, lo ha mai davvero amato? Non è invece innamorata di Jacopo? La tappa iniziale del viaggio, un incantevole paesino della Costa Azzurra, sarà anche l’ultima. I due uomini intraprendono infatti un’escursione da cui Jacopo non tornerà vivo. Impossibile ricostruire cosa sia successo in quelle ore. I ricordi del protagonista sono confusi, la mente annebbiata. La sua sola certezza, il suo segreto, è di essere riuscito a trarre in salvo il misterioso manoscritto a cui Jacopo stava lavorando, *Gli amanti fiamminghi*, la storia di una passione disperata e autentica. Quella storia d’amore che lui, autore di successo senza più ispirazione, non è mai stato capace di scrivere. E che ora, in solitudine, legge furiosamente…

Gli affari del signor Giulio Cesare

La scoperta che la cosa piú grande di Cesare erano i suoi debiti, e che questi furono la causa reale del suo successo politico, suscita una reazione di incredulità e fastidio nel personaggio che parla in prima persona in questo romanzo: uno storico giovane e idealista che – a vent’anni dalla morte di Cesare – raccoglie materiali per scriverne la biografia. Brecht, narrando i colloqui del giovane col banchiere Spicro, e riproducendo gli immaginari diari del segretario di Cesare, Raro, riscrive la storia di Roma nel I secolo a. C., col risultato di restituirla, con sorprendente verosimiglianza, alla sua dimensione ‘affaristica’. È una sfida credibile sul piano storico e felicissima sul piano narrativo. Brecht, in quest’opera rimasta incompleta e pubblicata postuma nel 1956, si è rivelato un romanziere efficace con uno stile da storico: probabilmente il suo tono freddo, asciutto, argomentativo non sarebbe dispiaciuto allo scrittore Cesare, per il quale è qui professata una latente, originalissima simpatia.

(source: Bol.com)

Gli affari “riservati” del Mostro di Firenze

Un filo rosso collega gli omicidi del Mostro di Firenze a molte altre morti efferate e misteriose avvenute in Italia e all’estero. Questo filo è la Rosa Rossa, l’organizzazione massonico-esoterica con ramificazioni internazionali, dietro la quale si celano gli assassini che hanno agito nelle campagne fiorentine. Se dopo trent’anni di indagini su questo caso non è stata ancora scritta la parola “fine”, è perché la Rosa Rossa ha potuto contare sulla protezione di personaggi influenti e soggetti deviati in apparati dello Stato che attraverso ricatti incrociati hanno cercato di gestire fette di potere o coprire inconfessabili collusioni con un mondo, quello magico-esoterico, che coinvolge e condiziona trasversalmente il nostro tessuto sociale. Un intreccio svelato per la prima volta da questa esclusiva intervista ad una testimone che dopo anni di pazienti ricerche, di indagini giornalistiche e di trappole, è riuscita a venire a capo di un giallo che ha terrorizzato per undici anni l’Italia e appassionato il mondo intero.

Gli abissi del buio

Il Mago Ingold, insieme a Rudy e a Kara, parte alla volta delle rovine di Gae, con l’intento di esplorare i terribili abissi del Covo del Buio, che si apre sotto l’antico Palazzo Reale. Al loro ritorno, forte degli stravaganti lanciafiamme costruiti da Rudy, il Cancelliere Alwir decide di procedere all’invasione del Covo, e per far questo chiede l’aiuto delle truppe dell’impero di Alketch, antico nemico del Regno. Il Torrione di Dare diviene teatro di complotti e intrighi, lotte per il potere e tradimenti, che vedono come protagonisti, oltre all’astuto Cancelliere, il vescovo Govannin e l’Inquisitore Pinard, giunto con l’esercito del Sud, il pericoloso comandante imperiale Vair na Chardos, e Stiarth, l’infido cugino dell’Imperatore…