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I Cavalieri di Mezzo Inverno (I Cavalieri di Mezzo Inverno, #1)

Timothy Scarlet è in ritardo e si affanna per raggiungere in tempo l’università. Look Deren guarda in uno specchio e sussurra parole antiche. Il successo di Look è la dannazione di Tim.
Ad aspettarlo fuori dalla stazione ci sono strade buie e deserte ed un cielo che non appartiene al suo mondo, segnato da una frattura che sembra essere l’unica fonte di luce.
Per via del vincolo che lega evocatore ed evocato, Tim è asservito al giovanissimo Look, almeno fino all’assolvimento del compito per cui è stato chiamato. Fino ad allora, ogni ordine del ragazzino è legge.
E non c’è via d’uscita da Faran, se non per mezzo delle sue regole. Come Tim e tutti gli altri nella sua stessa condizione hanno presto modo di scoprire, c’è molto da apprendere su Faran, i suoi abitanti e la sua magia.
Perché anche chi conquista la libertà non fa più ritorno nel mondo comune? Qual è il compito che Look ha in serbo per lui?

I capolavori: Delitto e castigo – I demoni – I fratelli Karamazov – Il giocatore – L’idiota – I racconti – Il sosia – Umiliati e offesi

In qualunque storia del romanzo moderno, a prescindere dal metodo e dal gusto di chi la scrive, Fëdor Dostoevskij (1821-1881) è destinato inevitabilmente a occupare uno dei capitoli centrali. Nella sua opera si espandono e giungono a piena maturazione i caratteri maggiormente significativi della grande narrativa dell’Ottocento: il senso del drammatico dei conflitti sociali, la riflessione individuale, le passioni più pure e quelle più torbide, l’introspezione e l’analisi minuziosa e profonda dell’animo umano.

La raccolta comprende i romanzi: L’adolescente, Delitto e castigo, I demoni, I fratelli Karamazov, Il giocatore, L’idiota, Memorie dal sottosuolo, Il sosia, Umiliati e offesi; e i racconti: Il signor Procharcin, La padrona, Le notti bianche, Uno spiacevole episodio, Bobòk, La mansueta, Il sogno di un uomo ridicolo.

(source: Bol.com)

I capolavori (L’Abbazia di Northanger – Emma – Mansfield Park – Orgoglio e pregiudizio – Persuasione)

Come è potuta una «zitellina medioborghese di provincia, vivendo la più comune delle esistenze e scrivendo romanzi per passatempo, così come si ricama una borsetta», diventare «l’artista più perfetta dell’Ottocento», anzi «la più grande artista mai esistita», come scrisse per esempio Virginia Woolf? I romanzi di Jane Austen (1775-1817) sono godibilissimi, limpidi e brillanti come commedie, pieni di spirito e di humour, ma anche complessi e ambigui, doppi e dialogici, e richiedono quindi un lettore altrettanto ingegnoso e astuto. In queste pagine, attraenti storie d’amore, corteggiamenti, flirt, accese passioni e distruttive delusioni riflettono la società borghese del tempo, tanto in profondità da arrivare a esporne i meccanismi vitali. La raccolta comprende i romanzi: L’Abbazia di Northanger, Emma, Mansfield Park, Orgoglio e pregiudizio, Persuasione.

I capolavori (I racconti)

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Čechov oggi: una modernità che mozza il fiato. A più di cent’anni dalla morte è vivo, vivissimo, gode di ottima salute. I suoi racconti ci coinvolgono, ci fanno pensare e reagire come fossero scritti soltanto ieri, anche se sono cambiati abiti, ambienti, consuetudini. La raccolta comprende, tra gli altri, i racconti: La steppa, Una storia noiosa, Il duello, La corsia n.6, Il monaco nero, La casa col mezzanino, La mia vita, Contadini, L’uomo nell’astuccio, La signora col cagnolino, Nella bassura.
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### Sinossi
Čechov oggi: una modernità che mozza il fiato. A più di cent’anni dalla morte è vivo, vivissimo, gode di ottima salute. I suoi racconti ci coinvolgono, ci fanno pensare e reagire come fossero scritti soltanto ieri, anche se sono cambiati abiti, ambienti, consuetudini. La raccolta comprende, tra gli altri, i racconti: La steppa, Una storia noiosa, Il duello, La corsia n.6, Il monaco nero, La casa col mezzanino, La mia vita, Contadini, L’uomo nell’astuccio, La signora col cagnolino, Nella bassura.

I canti di Maldoror – Poesie – Lettere

«Quella di Lautréamont – spiega Lanfranco Binni nell’introduzione – è un’opera che coinvolge e travolge, chiama in causa le più diverse posizioni culturali, i significati comuni e quelli non comuni, la morale e le concezioni del mondo, la letteratura e la scrittura. Un’opera che mette a dura prova le categorie rassicuranti della razionalità e dell’immaginazione, del Bene e del Male, perché, seguendo un itinerario e un metodo personalissimi, sperimenta gli estremi, attraversa le antinomie e giunge a superarle, istituendo un terreno avvenire, metaforico nel significato retorico del termine; nello stesso senso, pochi mesi dopo la morte di Isidore Ducasse, Rimbaud scriverà: La Poesia non ritmerà più l’azione; essa sarà in avanti, oppure non sarà».

I cani e i lupi

I cani e i lupi, pubblicato nel 1940, è l’ultimo libro scritto da Irène Némirovsky. Ada vive con il padre e il nonno nel ghetto ebraico di Kiev. Harry vive con i genitori nella città alta abitata da ebrei benestanti che grazie al denaro sono riusciti a emanciparsi. Per un caso fortuito i due bambini si conoscono e rimangono attratti l’uno dall’altra. A Parigi, molti anni dopo, si rincontreranno e sebbene ambedue sposati non potranno fare a meno di lasciare i loro compagni e lasciarsi trasportare da quella misteriosa attrazione. Un racconto viscerale e appassionato. All’interno – come in tutti i volumi Fermento – gli ”Indicatori” per consentire al lettore un agevole viaggio dentro il libro.

(source: Bol.com)

I cani e i lupi

Introduzione di Maria Nadotti
Traduzione di Luisa Collodi
Edizione integrale
Harry è attratto e al tempo stesso terrorizzato da Ada, come un cucciolo mite che sobbalza all’ululato lontano e selvaggio di un lupo, al misterioso richiamo del sangue che spaventa e affascina. Eppure, fra i due bambini, la differenza è enorme: lui abita in una sontuosa villa, è ricco, elegante e curato, mentre lei è figlia di ebrei poveri, disprezzati ed evitati da tutti. Fin dal primo sguardo, Ada capisce che Harry è l’unico amore della sua vita; il ragazzo è impaurito. Molti anni dopo si rincontreranno a Parigi e scopriranno che l’antica attrazione non è sparita.
«La città ucraina, culla della famiglia Sinner, era, agli occhi degli ebrei che la abitavano, formata da tre distinte regioni, come sui quadri antichi: i reietti in basso, tra le tenebre e le fiamme dell’inferno, i mortali al centro della tela, rischiarati da una luce tranquilla e pallida, e, in alto, il regno degli eletti.»
Irène Némirovsky
nata a Kiev nel 1903 da una famiglia di ricchi banchieri di origini ebraiche, visse a Parigi dove, appena diciottenne, cominciò a scrivere. Nel 1929 riuscì a farsi pubblicare il romanzo David Golder, ottenendo uno straordinario successo di critica e di pubblico. Irène continuò a scrivere, ma presto fu costretta a usare un altro nome, perché gli editori, nella Francia occupata dai tedeschi, avevano paura di pubblicare i libri di un’ebrea. Nel luglio del 1942 fu arrestata e deportata ad Auschwitz, dove ad agosto, a trentanove anni, morì, lasciando incompiuto il suo ultimo capolavoro, Suite francese. La Newton Compton ha pubblicato Suite francese, Due; Come le mosche d’autunno – Il ballo; Il vino della solitudine; I cani e i lupi; Il calore del sangue – Il malinteso; Jezabel; Il signore delle anime; David Golder; I fuochi dell’autunno.

I cacciatori di ossa: Seconda parte

Dopo la rivolta di Sette Città, soffocata nel sangue, alla fine dell’assedio di Y’Ghatan, la peste imperversa annientando interi squadroni, senza risparmiare uomini, donne e bambini dei villaggi su cui distende le proprie ali nere. È questa la vera apocalisse, è la malattia che non lascia scampo, più impietosa della guerra. Una guerra di cui gli dei tengono saldamente le fila e di cui gli uomini pagano il terribile prezzo. Il ritorno imprevisto di alcuni degli eroi del Quattordicesimo Esercito, reduci da Y’Ghatan e dai suoi orrori, è riuscito a restituire un’aura di leggenda ai giovani soldati Malazan. Ed è stato proprio ad Aren, nel corso della parata che ha celebrato l’epica battaglia, che sono nati i Cacciatori di Ossa. Ma la guerra non è finita: le forze T’ian Imass e i soldati convergono su Città di Malaz, cuore storico dell’impero; i vicoli e i quartieri della città diventano teatro di imboscate e di scontri micidiali e sanguinosi; i clamori della morte e dei combattimenti costituiscono l’assordante eco del fallimento umano.
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I burattinai (Ciclo di Ringworld #1)

Anno 2850, confini dell’universo conosciuto. Un anello di dimensioni inimmaginabili circonda una stella. Chi ha potuto mai costruire qualcosa del genere? Quali tecnologie conoscono gli abitanti di quel mondo artificiale, insondabile, illogico? I quattro esploratori chiamati a scoprirlo non avrebbero mai creduto che il futuro potesse spingersi tanto in avanti, fino al confine stesso dell’immaginazione: astronavi indistruttibili, tecnologie in grado di rivoluzionare il concetto stesso di vita, teletrasporto, creature dall’intelligenza misteriosa. Quando la Liar, la nave su cui viaggiano Louis Wu e i suoi compagni, viene abbattuta dal sistema difensivo dell’Anello, i quattro avventurieri non avranno altra scelta che confrontarsi con le tribù che abitano quel mondo e i suoi ecosistemi artificiali. Ma perché gli abitanti dell’Anello vivono in condizioni primitive? Perché le loro città, un tempo magnifiche, sono cadute in rovina? Quale evento li ha portati alla totale perdita della conoscenza?Un viaggio meraviglioso, inimmaginabile, che dà inizio a uno dei cicli più importanti dell’intera letteratura fantascientifica.

(source: Bol.com)

I barbari: Saggio sulla mutazione

‟Dovendo riassumere, direi questo: tutti a sentire, nell’aria, un’incomprensibile apocalisse imminente; e, ovunque, questa voce che corre: stanno arrivando i barbari. Vedi menti raffinate scrutare l’arrivo dell’invasione con gli occhi fissi nell’orizzonte della televisione. Professori capaci, dalle loro cattedre, misurano nei silenzi dei loro allievi le rovine che si è lasciato dietro il passaggio di un’orda che, in effetti, nessuno però è riuscito a vedere. E intorno a quel che si scrive o si immagina aleggia lo sguardo smarrito di esegeti che, sgomenti, raccontano una terra saccheggiata da predatori senza cultura.
I barbari, eccoli qua.
Ora: nel mio mondo scarseggia l’onestà intellettuale, ma non l’intelligenza. Non sono tutti ammattiti. Vedono qualcosa che c’è. Ma quel che c’è, io non riesco a guardarlo con quegli occhi lì. Qualcosa non mi torna.”
‟Ognuno di noi sta dove stanno tutti, nell’unico luogo che c’è, dentro la corrente della mutazione, dove ciò che ci è noto lo chiamiamo civiltà, e quel che ancora non ha nome, barbarie. A differenza di altri penso che sia un luogo magnifico.”
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### Sinossi
‟Dovendo riassumere, direi questo: tutti a sentire, nell’aria, un’incomprensibile apocalisse imminente; e, ovunque, questa voce che corre: stanno arrivando i barbari. Vedi menti raffinate scrutare l’arrivo dell’invasione con gli occhi fissi nell’orizzonte della televisione. Professori capaci, dalle loro cattedre, misurano nei silenzi dei loro allievi le rovine che si è lasciato dietro il passaggio di un’orda che, in effetti, nessuno però è riuscito a vedere. E intorno a quel che si scrive o si immagina aleggia lo sguardo smarrito di esegeti che, sgomenti, raccontano una terra saccheggiata da predatori senza cultura.
I barbari, eccoli qua.
Ora: nel mio mondo scarseggia l’onestà intellettuale, ma non l’intelligenza. Non sono tutti ammattiti. Vedono qualcosa che c’è. Ma quel che c’è, io non riesco a guardarlo con quegli occhi lì. Qualcosa non mi torna.”
‟Ognuno di noi sta dove stanno tutti, nell’unico luogo che c’è, dentro la corrente della mutazione, dove ciò che ci è noto lo chiamiamo civiltà, e quel che ancora non ha nome, barbarie. A differenza di altri penso che sia un luogo magnifico.”

I Barbari

‟Dovendo riassumere, direi questo: tutti a sentire, nell’aria, un’incomprensibile apocalisse imminente; e, ovunque, questa voce che corre: stanno arrivando i barbari. Vedi menti raffinate scrutare l’arrivo dell’invasione con gli occhi fissi nell’orizzonte della televisione. Professori capaci, dalle loro cattedre, misurano nei silenzi dei loro allievi le rovine che si è lasciato dietro il passaggio di un’orda che, in effetti, nessuno però è riuscito a vedere. E intorno a quel che si scrive o si immagina aleggia lo sguardo smarrito di esegeti che, sgomenti, raccontano una terra saccheggiata da predatori senza cultura. I barbari, eccoli qua. Ora: nel mio mondo scarseggia l’onestà intellettuale, ma non l’intelligenza. Non sono tutti ammattiti. Vedono qualcosa che c’è. Ma quel che c’è, io non riesco a guardarlo con quegli occhi lì. Qualcosa non mi torna.” ‟Ognuno di noi sta dove stanno tutti, nell’unico luogo che c’è, dentro la corrente della mutazione, dove ciò che ci è noto lo chiamiamo civiltà, e quel che ancora non ha nome, barbarie. A differenza di altri penso che sia un luogo magnifico.”

(source: Bol.com)

I Bar Di Atlantide

I poeti sono spesso i migliori saggisti. Lo pensava Maria Corti, l’ha scritto recentemente Alessandro Piperno. Da Leopardi a Baudelaire, da Mandelstam a Eliot, da Valéry a Brodskij, le riflessioni dei poeti sulla letteratura arrivano a illuminare nodi e zone d’ombra con un’efficacia e una capacità di coinvolgimento che raramente gli studi accademici hanno. È cosí anche con i saggi di Grünbein, una delle voci poetiche oggi piú importanti nel panorama internazionale. Sono saggi perché affrontano temi come il rapporto fra poesia e morte, ma sono anche racconti autobiografici perché Grünbein mette in campo i suoi ricordi di Pompei ed Ercolano (‘Qualcosa che viene strappato al flusso delle cose, si raffredda e viene sigillato sottovuoto’) o della montagna di macerie che i ragazzi di Dresda scalavano per divertimento, forse affascinati dalle rovine di quella ‘Pompei tedesca’. Oppure il tema degli abissi come metafora letteraria che prende vita, ancora autobiograficamente, col racconto delle proprie esperienze di sub nei mari del mondo.

(source: Bol.com)

I baci sono definitivi

Ogni giorno Pietrangelo Buttafuoco – col suo zaino da pendolare, con il suo ufficio sulle spalle – lascia la luce e scende nel buio della metropolitana. Entra nel vagone e si ritrova dentro un incantesimo. Ruba le storie della vita dei pendolari e ne fa cunto. Tutte le mattine il viaggio sotterraneo gli regala una nota per il suo quaderno: incontri straordinari, storie d’innamorati, struggenti malìe, canzoni, dediche ed epiche vissute tra i sedili, i corrimani, le scale mobili e i nodi delle stazioni della metropolitana. Reticoli che si dipanano poi nel groviglio seducente di transiti ferroviari, navigazioni, viaggi in automobile o passeggiate lungo strade di un mondo svelato agli occhi dell’immaginazione. Esercizi di osservazione destinati al taccuino, messe in scena che diventano preghiere, realtà strappate alle quotidianità per svelare la verità della poesia. Tutto si mostra in un solo istante per durare poi un’eternità.
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### Sinossi
Ogni giorno Pietrangelo Buttafuoco – col suo zaino da pendolare, con il suo ufficio sulle spalle – lascia la luce e scende nel buio della metropolitana. Entra nel vagone e si ritrova dentro un incantesimo. Ruba le storie della vita dei pendolari e ne fa cunto. Tutte le mattine il viaggio sotterraneo gli regala una nota per il suo quaderno: incontri straordinari, storie d’innamorati, struggenti malìe, canzoni, dediche ed epiche vissute tra i sedili, i corrimani, le scale mobili e i nodi delle stazioni della metropolitana. Reticoli che si dipanano poi nel groviglio seducente di transiti ferroviari, navigazioni, viaggi in automobile o passeggiate lungo strade di un mondo svelato agli occhi dell’immaginazione. Esercizi di osservazione destinati al taccuino, messe in scena che diventano preghiere, realtà strappate alle quotidianità per svelare la verità della poesia. Tutto si mostra in un solo istante per durare poi un’eternità.

Hygge: Il metodo danese dei piaceri quotidiani

**HYGGE**è il piacere di una cena tra amici, una cioccolata calda accoccolati nella nostra poltrona preferita, un mazzo di fiori all’ingresso e la luce morbida di una candela.
**HYGGE** è l’antica tradizione che ha reso i danesi il popolo più felice del mondo, perché hanno capito come rendere speciale ogni luogo e ogni momento. Questo meraviglioso libro regala tante idee per creare un senso di benessere intorno a voi e riscoprire i piccoli piaceri quotidiani.
**HYGGE** è l’arte di sentirsi a casa ovunque voi siate.
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### Sinossi
**HYGGE**è il piacere di una cena tra amici, una cioccolata calda accoccolati nella nostra poltrona preferita, un mazzo di fiori all’ingresso e la luce morbida di una candela.
**HYGGE** è l’antica tradizione che ha reso i danesi il popolo più felice del mondo, perché hanno capito come rendere speciale ogni luogo e ogni momento. Questo meraviglioso libro regala tante idee per creare un senso di benessere intorno a voi e riscoprire i piccoli piaceri quotidiani.
**HYGGE** è l’arte di sentirsi a casa ovunque voi siate.

Hybris. L’arroganza del potere e la guerra nel Novecento

Per gli antichi greci la hybris era il peccato peggiore che un capo potesse commettere. Era l’atteggiamento di somma tracotanza con cui i mortali, nella loro follia, si opponevano agli dèi. Chi peccava cadeva in disgrazia, precipitava da grandi altezze a profondità inimmaginabili. Dopo aver scritto numerosi libri sulla guerra nelle sue varie forme, Alistair Hor-ne riflette su quali sono i tratti comuni che contraddistinguono i conflitti armati nel corso della storia. Tra quelli che emergono con maggiore evidenza c’è proprio la hybris, nel Novecento in particolare. Perché i generali vittoriosi non sanno quando è il momento di fermarsi? Nel corso del 1941, la hybris avrebbe indotto Hitler a commettere, uno dopo l’altro, i tre enormi errori della sua carriera, errori di proporzioni storiche e fatali: l’operazione Barbarossa, la decisione di invadere la sterminata terra di Russia; la tardiva decisione di attaccare Mosca, costi quel che costi – come aveva fatto Napoleone un secolo e mezzo prima; la dichiarazione di guerra agli Stati Uniti l’11 dicembre, soltanto una settimana dopo che la sua offensiva su Mosca si era alla fine bloccata. È quella la data in cui Hitler perde definitivamente la fiducia nei suoi generali per confidare solo nella propria stella. Se la hybris è parte della condizione umana, profondamente radicata, persistente, pervasiva e potenzialmente letale, cosa possiamo fare oggi per evitarne le conseguenze? “Con il mondo di fronte a pericoli sempre più minacciosi provenienti da leader ambiziosi, da bande di signori della guerra e terroristi, dobbiamo tenere conto, come fecero gli antichi greci, delle terribili sciagure che si abbattono su coloro che liberano dal vaso di Pandora il bacillo dormiente dell’arroganza.”