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Falsa memoria

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Martie Rhodes è una giovane donna felicemente sposata e molto affermata come designer di video giochi. Ma un problema l’assilla da tempo: la terribile agorafobia dell’amica Susan, che finalmente ha convinto a sottoporsi a terapia psichiatrica. Tale è il terrore di Susan per gli spazi aperti, che Martie deve accompagnarla a ogni seduta, incontrando direttamente lo psichiatra che l’ha in cura. Dopo qualche tempo Martie inizia ad avere improvvisi e inspiegabili attacchi di euforia, per poi cadere in un angosciante stato di autofobia, la repulsione per se stessa…
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Martie Rhodes è una giovane donna felicemente sposata e molto affermata come designer di video giochi. Ma un problema l’assilla da tempo: la terribile agorafobia dell’amica Susan, che finalmente ha convinto a sottoporsi a terapia psichiatrica. Tale è il terrore di Susan per gli spazi aperti, che Martie deve accompagnarla a ogni seduta, incontrando direttamente lo psichiatra che l’ha in cura. Dopo qualche tempo Martie inizia ad avere improvvisi e inspiegabili attacchi di euforia, per poi cadere in un angosciante stato di autofobia, la repulsione per se stessa…
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I falò dell’autunno

“Vedi,” dice la nonna alla nipote, immaginando di prenderla per mano e condurla attraverso vasti campi in cui vengono bruciate le stoppie “sono i falò dell’autunno, che purificano la terra e la preparano per nuove sementi”. Ma Thérèse è giovane, non ha la saggezza della nonna: ancora non sa che prima di poter ritrovare Bernard, l’uomo che ama da sempre, a cui ha dedicato la vita intera, le toccherà attraversare con pena e con fatica quei vasti campi, e subire le dolorose devastazioni provocate da quegli incendi. Perché Bernard, l’adolescente intrepido, impaziente di dar prova del proprio coraggio, partito volontario nel 1914, è tornato dalla guerra cinico e disincantato: quattro anni al fronte l’hanno trasformato in uno sciacallo, uno che non crede più a niente, che aspira solo a diventare ricco, molto ricco – e che per farlo si rotolerà nel fango della Parigi cosmopolita del dopoguerra, in quella palude dove sguazza la canaglia dei politicanti, dei profittatori, degli speculatori. Alla dolce, alla fedele e innamorata Thérèse, e ai figli che ha avuto da lei, preferirà sempre il letto della sua amante e lo scintillio dei salotti parigini. Ci vorranno la fine delle grandiose illusioni della Belle Epoque, la rovina finanziaria, e poi un’altra guerra, la prigionia, la morte del primogenito, perché Bernard ritrovi la sua anima: la cenere degli anni perduti servirà a purificare il terreno per una vita diversa.

“Vedi,” dice la nonna alla nipote, immaginando di prenderla per mano e condurla attraverso vasti campi in cui vengono bruciate le stoppie “sono i falò dell’autunno, che purificano la terra e la preparano per nuove sementi”. Ma Thérèse è giovane, non ha la saggezza della nonna: ancora non sa che prima di poter ritrovare Bernard, l’uomo che ama da sempre, a cui ha dedicato la vita intera, le toccherà attraversare con pena e con fatica quei vasti campi, e subire le dolorose devastazioni provocate da quegli incendi. Perché Bernard, l’adolescente intrepido, impaziente di dar prova del proprio coraggio, partito volontario nel 1914, è tornato dalla guerra cinico e disincantato: quattro anni al fronte l’hanno trasformato in uno sciacallo, uno che non crede più a niente, che aspira solo a diventare ricco, molto ricco – e che per farlo si rotolerà nel fango della Parigi cosmopolita del dopoguerra, in quella palude dove sguazza la canaglia dei politicanti, dei profittatori, degli speculatori. Alla dolce, alla fedele e innamorata Thérèse, e ai figli che ha avuto da lei, preferirà sempre il letto della sua amante e lo scintillio dei salotti parigini. Ci vorranno la fine delle grandiose illusioni della Belle Epoque, la rovina finanziaria, e poi un’altra guerra, la prigionia, la morte del primogenito, perché Bernard ritrovi la sua anima: la cenere degli anni perduti servirà a purificare il terreno per una vita diversa.

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Falce e carrello

‘Sono passati sette anni e in molti mi hanno chiesto cosa fosse successo dopo la pubblicazione del mio libro. Ci furono alcune reazioni che definirei scomposte.’ (dalla Prefazione di B. Caprotti) Bernardo Caprotti è l’imprenditore che ha portato all’eccellenza i supermercati in Italia. Ne ha fatto un caso di rinomanza internazionale, nel settore. A 81 anni ha deciso di rompere il suo riserbo (niente interviste, niente fotografie, poche apparizioni pubbliche, tanto lavoro) e in questo libro-denuncia racconta ciò che ha dovuto subire per mano delle Coop. Dai primi contatti con il gigante ”rosso” della grande distribuzione fino alle polemiche degli ultimi mesi, il fondatore di Esselunga ricostruisce un confronto pluridecennale scambiato fino a poco tempo fa per normale concorrenza. Invece, mettendo insieme con meticolosità le tessere del mosaico, a Caprotti è apparso un disegno preciso: far sparire la sua azienda dal mercato. In questo j’accuse l’imprenditore documenta, prove alla mano, una serie di vicende che di primo acchito sembrano tentativi imprenditoriali andati a vuoto, nella realtà si rivelano parte di un censurabile piano strategico altrui. Giacché Esselunga non può essere la sola vittima del ”sistema”. Dalla rigorosa esposizione dei fatti appare di tutta evidenza che molte iniziative di Esselunga sono state affossate dalla Legacoop, il gigante economico agli ordini del Pci-Pds-Ds, con l’indispensabile appoggio delle amministrazioni locali di sinistra. Reperti etruschi usati come grimaldello, licenze lasciate scadere (ma prontamente girate alle Coop), terreni pagati sei volte il valore di mercato, condizionamenti di sindaci e assessori, persino uno scippo ai danni di una signora sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz per realizzare una Ipercoop gigantesca in una città ”proibita” all’Esselunga. Tutto è servito per bloccare l’espansione dell’imprenditore lombardo, che chiede soltanto di ”servire”, di poter fare il mestiere imparato da Nelson Rockefeller, di cui fu socio all’inizio dell’attività. Operazioni che avevano richiesto anni di preparazione e ingenti investimenti gli sono state sottratte dalla concorrenza nel giro di poche ore. Fino a giungere alle pressioni di Romani Prodi su Caprotti perché la sua azienda resti ‘in mani italiane’: cioè sia ceduta alle Coop. Una soluzione finale che aggiungerebbe la beffa agli ingenti danni, morali e materiali, già subiti. La galleria di fatti e personaggi (da Pierluigi Stefanini a Turiddo Campaini, da Mario Zucchelli a Bruno Cordazzo) è accompagnata da una documentazione inoppugnabile e inedita che Caprotti ha ora pazientemente ordinato. ‘Il mio braccio destro ripeteva che dietro certi episodi c’erano le Coop’ – rievoca l’autore – ‘A lungo mi sono rifiutato di credergli. Oggi riconosco che aveva ragione’.

(source: Bol.com)

‘Sono passati sette anni e in molti mi hanno chiesto cosa fosse successo dopo la pubblicazione del mio libro. Ci furono alcune reazioni che definirei scomposte.’ (dalla Prefazione di B. Caprotti) Bernardo Caprotti è l’imprenditore che ha portato all’eccellenza i supermercati in Italia. Ne ha fatto un caso di rinomanza internazionale, nel settore. A 81 anni ha deciso di rompere il suo riserbo (niente interviste, niente fotografie, poche apparizioni pubbliche, tanto lavoro) e in questo libro-denuncia racconta ciò che ha dovuto subire per mano delle Coop. Dai primi contatti con il gigante ”rosso” della grande distribuzione fino alle polemiche degli ultimi mesi, il fondatore di Esselunga ricostruisce un confronto pluridecennale scambiato fino a poco tempo fa per normale concorrenza. Invece, mettendo insieme con meticolosità le tessere del mosaico, a Caprotti è apparso un disegno preciso: far sparire la sua azienda dal mercato. In questo j’accuse l’imprenditore documenta, prove alla mano, una serie di vicende che di primo acchito sembrano tentativi imprenditoriali andati a vuoto, nella realtà si rivelano parte di un censurabile piano strategico altrui. Giacché Esselunga non può essere la sola vittima del ”sistema”. Dalla rigorosa esposizione dei fatti appare di tutta evidenza che molte iniziative di Esselunga sono state affossate dalla Legacoop, il gigante economico agli ordini del Pci-Pds-Ds, con l’indispensabile appoggio delle amministrazioni locali di sinistra. Reperti etruschi usati come grimaldello, licenze lasciate scadere (ma prontamente girate alle Coop), terreni pagati sei volte il valore di mercato, condizionamenti di sindaci e assessori, persino uno scippo ai danni di una signora sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz per realizzare una Ipercoop gigantesca in una città ”proibita” all’Esselunga. Tutto è servito per bloccare l’espansione dell’imprenditore lombardo, che chiede soltanto di ”servire”, di poter fare il mestiere imparato da Nelson Rockefeller, di cui fu socio all’inizio dell’attività. Operazioni che avevano richiesto anni di preparazione e ingenti investimenti gli sono state sottratte dalla concorrenza nel giro di poche ore. Fino a giungere alle pressioni di Romani Prodi su Caprotti perché la sua azienda resti ‘in mani italiane’: cioè sia ceduta alle Coop. Una soluzione finale che aggiungerebbe la beffa agli ingenti danni, morali e materiali, già subiti. La galleria di fatti e personaggi (da Pierluigi Stefanini a Turiddo Campaini, da Mario Zucchelli a Bruno Cordazzo) è accompagnata da una documentazione inoppugnabile e inedita che Caprotti ha ora pazientemente ordinato. ‘Il mio braccio destro ripeteva che dietro certi episodi c’erano le Coop’ – rievoca l’autore – ‘A lungo mi sono rifiutato di credergli. Oggi riconosco che aveva ragione’.

(source: Bol.com)

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La falce dei cieli

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George Orr ha paura di sognare. Perchè si è reso conto che alcuni dei suoi sogni diventano realtà… nel bene e nel male. Angosciato da questo suo oscuro potere e incapace di dominarlo, George tenta il suicidio e viene così affidato a uno psicanalista che promette di aiutarlo. Ben presto, tuttavia, George scoprirà che il medico ha un piano ben preciso per sfruttare le capacità del suo singolare paziente…
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George Orr ha paura di sognare. Perchè si è reso conto che alcuni dei suoi sogni diventano realtà… nel bene e nel male. Angosciato da questo suo oscuro potere e incapace di dominarlo, George tenta il suicidio e viene così affidato a uno psicanalista che promette di aiutarlo. Ben presto, tuttavia, George scoprirà che il medico ha un piano ben preciso per sfruttare le capacità del suo singolare paziente…
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Fahrenheit 451

Montag fa il pompiere in un mondo dove gli incendi, anziché essere spenti, vengono appiccati. Armati di lunghi lanciafiamme, i militi irrompono nelle case dei sovversivi che conservano libri o altra carta stampata e li bruciano: così vuole la legge. Ma Montag non è felice della sua esistenza alienata, fra giganteschi schermi televisivi e slogan, con una moglie indifferente e passiva e un lavoro che svolge per pura e semplice routine. Finché un giorno, dall’incontro con una donna sconosciuta, nasce un sentimento impensabile, e per Montag il pompiere inizia la scoperta di un mondo diverso da quello in cui è sempre vissuto, un universo di luce non ancora offuscato dalle tenebre della società tecnologica imperante. Scritto nel lontano 1953, Fahrenheith 451, romanzo prediletto di artisti del calibro di Aldous Huxley e Francois Truffaut, attesta ancora oggi Bradbury tra i massimi scrittori di fantascienza di tutti i tempi.

Montag fa il pompiere in un mondo dove gli incendi, anziché essere spenti, vengono appiccati. Armati di lunghi lanciafiamme, i militi irrompono nelle case dei sovversivi che conservano libri o altra carta stampata e li bruciano: così vuole la legge. Ma Montag non è felice della sua esistenza alienata, fra giganteschi schermi televisivi e slogan, con una moglie indifferente e passiva e un lavoro che svolge per pura e semplice routine. Finché un giorno, dall’incontro con una donna sconosciuta, nasce un sentimento impensabile, e per Montag il pompiere inizia la scoperta di un mondo diverso da quello in cui è sempre vissuto, un universo di luce non ancora offuscato dalle tenebre della società tecnologica imperante. Scritto nel lontano 1953, Fahrenheith 451, romanzo prediletto di artisti del calibro di Aldous Huxley e Francois Truffaut, attesta ancora oggi Bradbury tra i massimi scrittori di fantascienza di tutti i tempi.

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La fabbrica di cioccolato

‘Dahl possiede il rarissimo dono di far scomparire tutto il mondo che sta intorno al lettore’.
Goffredo Fofi

‘Maestro della short story, a lungo considerato solo uno scrittore per ragazzi… iperbolico, beffardo, divertente, la sua massima virtù è dinamica, è la velocità. Ci si accorge di come e quanto la sua consistenza sia un meccanismo perfetto, esplosivo al pari di una bomba’.
Franco Cordelli, Corriere della Sera

‘Roald Dahl parteggia sempre per i bambini e ha creato tanti piccoli personaggi con speciali poteri che si vendicano delle prepotenze degli adulti o li puniscono per le loro cattive azioni’.
Donatella Ziliotto

Un bel giorno la Fabbrica di Cioccolato Wonka dirama un avviso: chi troverà i cinque biglietti d’oro nelle tavolette di cioccolato riceverà una provvista di dolciumi sufficiente per tutto il resto della sua vita e potrà visitare l’interno della fabbrica, mentre un solo fortunato tra i cinque ne diventerà padrone. A chi toccherà?
Da questo capolavoro di Roald Dahl è stato tratto il film con Johnny Depp, diretto da Tim Burton.

(source: Bol.com)

‘Dahl possiede il rarissimo dono di far scomparire tutto il mondo che sta intorno al lettore’.
Goffredo Fofi

‘Maestro della short story, a lungo considerato solo uno scrittore per ragazzi… iperbolico, beffardo, divertente, la sua massima virtù è dinamica, è la velocità. Ci si accorge di come e quanto la sua consistenza sia un meccanismo perfetto, esplosivo al pari di una bomba’.
Franco Cordelli, Corriere della Sera

‘Roald Dahl parteggia sempre per i bambini e ha creato tanti piccoli personaggi con speciali poteri che si vendicano delle prepotenze degli adulti o li puniscono per le loro cattive azioni’.
Donatella Ziliotto

Un bel giorno la Fabbrica di Cioccolato Wonka dirama un avviso: chi troverà i cinque biglietti d’oro nelle tavolette di cioccolato riceverà una provvista di dolciumi sufficiente per tutto il resto della sua vita e potrà visitare l’interno della fabbrica, mentre un solo fortunato tra i cinque ne diventerà padrone. A chi toccherà?
Da questo capolavoro di Roald Dahl è stato tratto il film con Johnny Depp, diretto da Tim Burton.

(source: Bol.com)

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La fabbrica del consenso

In un paese democratico l’indipendenza e la libertà di espressione dovrebbero essere le qualità portanti dei giornali e di tutti i media. la realtà è però un’altra: sono le forza politiche ed economiche a decidere quali notizie dovranno raggiungere il pubblico, e in che modo. Noam Chomsky e Edward S. Herman svelano come, grazie alla manipolazione delle notizie, l’opinione pubblica viene spinta a sostenere determinati interessi e punti di vista. La fabbrica del consenso offre un’analisi precisa su quanto siano veramente strumentalizzati i media statunitensi e fornisce la chiave per interpretarne i messaggi.

In un paese democratico l’indipendenza e la libertà di espressione dovrebbero essere le qualità portanti dei giornali e di tutti i media. la realtà è però un’altra: sono le forza politiche ed economiche a decidere quali notizie dovranno raggiungere il pubblico, e in che modo. Noam Chomsky e Edward S. Herman svelano come, grazie alla manipolazione delle notizie, l’opinione pubblica viene spinta a sostenere determinati interessi e punti di vista. La fabbrica del consenso offre un’analisi precisa su quanto siano veramente strumentalizzati i media statunitensi e fornisce la chiave per interpretarne i messaggi.

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La fabbrica dei corpi

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Emily aveva undici anni. È stata uccisa, violentata e mutilata. Un delitto agghiacciante, che lascia intuire la mano di Temple Gault, l’inafferrabile serial killer già sgusciato fra le dita di Kay Scarpetta nel corso di precedenti indagini. Ma i dubbi attanagliano Kay, chiamata a indagare in qualità di patologo legale dell’FBI. È la necessità di uscire da questa impasse a condurre Kay alla “fabbrica dei corpi”, un istituto universitario di ricerca dove viene studiata la decomposizione dei cadaveri e dove verrà condotto un agghiacciante esperimento.

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Emily aveva undici anni. È stata uccisa, violentata e mutilata. Un delitto agghiacciante, che lascia intuire la mano di Temple Gault, l’inafferrabile serial killer già sgusciato fra le dita di Kay Scarpetta nel corso di precedenti indagini. Ma i dubbi attanagliano Kay, chiamata a indagare in qualità di patologo legale dell’FBI. È la necessità di uscire da questa impasse a condurre Kay alla “fabbrica dei corpi”, un istituto universitario di ricerca dove viene studiata la decomposizione dei cadaveri e dove verrà condotto un agghiacciante esperimento.

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La fabbrica degli orrori

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Frank Cauldhame, il diciassettenne protagonista della “Fabbrica degli orrori”, è uno dei personaggi più cattivi della letteratura, non solo contemporanea. Frank uccide: a sangue freddo, minuscoli insetti e innocenti bambini. Frank odia: il padre, ex hippy con manie da scienziato pazzo; la madre, che lo ha abbandonato subito dopo averlo messo al mondo; tutte le donne, quasi tutti gli uomini e la maggior parte degli animali. Ha un fratello, maniaco incendiario appena uscito dal manicomio (le cui vittime preferite sono i cani). E ha un amico, Jamie il nano, con cui beve birra al pub. Frank non piace a nessuno e nessuno piace a lui, in realtà non piace nemmeno a se stesso e vive una vita scandita da complessi rituali, plasmati sulla base di una personale religione.
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Frank Cauldhame, il diciassettenne protagonista della “Fabbrica degli orrori”, è uno dei personaggi più cattivi della letteratura, non solo contemporanea. Frank uccide: a sangue freddo, minuscoli insetti e innocenti bambini. Frank odia: il padre, ex hippy con manie da scienziato pazzo; la madre, che lo ha abbandonato subito dopo averlo messo al mondo; tutte le donne, quasi tutti gli uomini e la maggior parte degli animali. Ha un fratello, maniaco incendiario appena uscito dal manicomio (le cui vittime preferite sono i cani). E ha un amico, Jamie il nano, con cui beve birra al pub. Frank non piace a nessuno e nessuno piace a lui, in realtà non piace nemmeno a se stesso e vive una vita scandita da complessi rituali, plasmati sulla base di una personale religione.
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Everyman

Questo romanzo di Philip Roth è una storia intima eppure universale di perdita, rimpianto e stoicismo. Dopo il successo di Complotto contro l’America , Roth sposta la sua attenzione dallo «straziante incontro di una famiglia con la storia» («New York Times») all’incessante battaglia di un uomo con la propria mortalità. Il destino dell’ Everyman di Roth si delinea dal primo sconvolgente incontro con la morte sulle spiagge idilliache delle sue estati di bambino, attraverso le prove familiari e i successi professionali della vigorosa maturità, fino alla vecchiaia, straziata dall’osservazione del deterioramento patito dai suoi coetanei e funestata dai suoi stessi tormenti fisici. L’humus di questo potente romanzo è il corpo umano. Il suo tema è quell’esperienza comune che ci terrorizza tutti.

Questo romanzo di Philip Roth è una storia intima eppure universale di perdita, rimpianto e stoicismo. Dopo il successo di Complotto contro l’America , Roth sposta la sua attenzione dallo «straziante incontro di una famiglia con la storia» («New York Times») all’incessante battaglia di un uomo con la propria mortalità. Il destino dell’ Everyman di Roth si delinea dal primo sconvolgente incontro con la morte sulle spiagge idilliache delle sue estati di bambino, attraverso le prove familiari e i successi professionali della vigorosa maturità, fino alla vecchiaia, straziata dall’osservazione del deterioramento patito dai suoi coetanei e funestata dai suoi stessi tormenti fisici. L’humus di questo potente romanzo è il corpo umano. Il suo tema è quell’esperienza comune che ci terrorizza tutti.

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Evasione nel caos

L’aggettivo ingovernabile, oggi così di moda tra sociologi, politologi, economisti, sindacalisti, non fa nessuna paura quando lo si sente alla TV o lo si legge sui giornali. Bisogna trasformarlo in immagini, in racconto, perché acquisti il suo vero significato. Nella società futura rappresentata in questo romanzo, l’ingovernabilità non ha nulla di astratto: la bomba demografica è esplosa, l’autorità centrale ha l’acqua alla gola, la scienza e la tecnologia sono quasi dimenticate, gli alberi sono scomparsi, le pestilenze e le carestie aprono vuoti paurosi tra milioni di larve umane che si aggirano per sterminate città di catapecchie. Ci sono orde di topi, strani riti di morte, sette fanatiche, superstizioni e degradazioni di ogni genere. E ci sono i Ribelli, un movimento clandestino che non si sa bene se vuole salvare quel che resta della civiltà o soltanto la pelle dei suoi aderenti. Ma Gerry Fitch, chiuso nella sua relativamente dorata prigione di artista di stato, non sa che cosa succede là fuori e decide di evadere. Una volta in ballo, ballerà anche lui sullo scenario cupo, violento, allucinante, animalesco che è diventato il mondo ex-civile.
Copertina di Karel Thole

L’aggettivo ingovernabile, oggi così di moda tra sociologi, politologi, economisti, sindacalisti, non fa nessuna paura quando lo si sente alla TV o lo si legge sui giornali. Bisogna trasformarlo in immagini, in racconto, perché acquisti il suo vero significato. Nella società futura rappresentata in questo romanzo, l’ingovernabilità non ha nulla di astratto: la bomba demografica è esplosa, l’autorità centrale ha l’acqua alla gola, la scienza e la tecnologia sono quasi dimenticate, gli alberi sono scomparsi, le pestilenze e le carestie aprono vuoti paurosi tra milioni di larve umane che si aggirano per sterminate città di catapecchie. Ci sono orde di topi, strani riti di morte, sette fanatiche, superstizioni e degradazioni di ogni genere. E ci sono i Ribelli, un movimento clandestino che non si sa bene se vuole salvare quel che resta della civiltà o soltanto la pelle dei suoi aderenti. Ma Gerry Fitch, chiuso nella sua relativamente dorata prigione di artista di stato, non sa che cosa succede là fuori e decide di evadere. Una volta in ballo, ballerà anche lui sullo scenario cupo, violento, allucinante, animalesco che è diventato il mondo ex-civile.
Copertina di Karel Thole

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Eva futura

“Vittimismo, ipocrisia, svilimento del nostro valore, disprezzo per noi stesse e per le nostre simili, dipendenza nei confronti dell’amore. Queste sono le più tipiche piaghe femminili. Ma non sono inevitabili né difficili da combattere. Una donna forte si stima, si ama e cerca modelli in altre donne per imparare ad andare avanti in questa direzione giorno dopo giorno… Dobbiamo cominciare a ficcarci in testa che il futuro è nelle nostre mani e non nelle nostre gambe” Continuano le voci femminili nella nuova collana le fenici rosse, dedicata aitemi del presente affrontati da scrittori: dopo Roy, Mastrocola e Manji, è lavolta di Lucía Etxebarría, con una riflessione militante, ma spassosa, sullarealtà femminile del ventunesimo secolo. Si spazia dagli asfittici collegireligiosi ai locali notturni gay di Madrid, dagli stereotipi femminili delcinema e dei videoclip a famosi casi d’attualità, come quelli di Lorena Bobbite Monica Lewinsky. Ancora: chi sono, da dove vengono e dove vanno le donne delterzo millennio? Hanno ancora senso le rivendicazioni femministe? Qual è ladirezione da seguire per giungere alla piena realizzazione di se stesse comepersone?

“Vittimismo, ipocrisia, svilimento del nostro valore, disprezzo per noi stesse e per le nostre simili, dipendenza nei confronti dell’amore. Queste sono le più tipiche piaghe femminili. Ma non sono inevitabili né difficili da combattere. Una donna forte si stima, si ama e cerca modelli in altre donne per imparare ad andare avanti in questa direzione giorno dopo giorno… Dobbiamo cominciare a ficcarci in testa che il futuro è nelle nostre mani e non nelle nostre gambe” Continuano le voci femminili nella nuova collana le fenici rosse, dedicata aitemi del presente affrontati da scrittori: dopo Roy, Mastrocola e Manji, è lavolta di Lucía Etxebarría, con una riflessione militante, ma spassosa, sullarealtà femminile del ventunesimo secolo. Si spazia dagli asfittici collegireligiosi ai locali notturni gay di Madrid, dagli stereotipi femminili delcinema e dei videoclip a famosi casi d’attualità, come quelli di Lorena Bobbite Monica Lewinsky. Ancora: chi sono, da dove vengono e dove vanno le donne delterzo millennio? Hanno ancora senso le rivendicazioni femministe? Qual è ladirezione da seguire per giungere alla piena realizzazione di se stesse comepersone?

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Un’etica senza Dio

Chiaro e intellettualmente onesto. Un libro dove contano gli argomenti e la volontà di ragionare.Sebastiano Maffettone, “Il Sole 24 Ore”Quello di Lecaldano è un libro filosofico, di cordiale filosofia, accessibile e illuminata da esempi eloquenti.Corrado Augias, “Il Venerdì di Repubblica”Lecaldano ha una straordinaria capacità di stare sui problemi. Il suo libro si legge d’un fiato, perché le tesi che presenta sono il frutto di una lunga riflessione condotta con profondità di pensiero e ampiezza di respiro culturale. Ha tutti gli ingredienti per essere un contributo destinato a lasciare un segno.Maurizio Mori, “L’Indice”‘Non solo non è vero che senza Dio non può darsi l’etica ma anzi è solo mettendo da parte Dio che si può veramente avere una vita morale.’

(source: Bol.com)

Chiaro e intellettualmente onesto. Un libro dove contano gli argomenti e la volontà di ragionare.Sebastiano Maffettone, “Il Sole 24 Ore”Quello di Lecaldano è un libro filosofico, di cordiale filosofia, accessibile e illuminata da esempi eloquenti.Corrado Augias, “Il Venerdì di Repubblica”Lecaldano ha una straordinaria capacità di stare sui problemi. Il suo libro si legge d’un fiato, perché le tesi che presenta sono il frutto di una lunga riflessione condotta con profondità di pensiero e ampiezza di respiro culturale. Ha tutti gli ingredienti per essere un contributo destinato a lasciare un segno.Maurizio Mori, “L’Indice”‘Non solo non è vero che senza Dio non può darsi l’etica ma anzi è solo mettendo da parte Dio che si può veramente avere una vita morale.’

(source: Bol.com)

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L’età della rabbia

Che cosa accomuna fatti in apparenza tanto diversi e lontani come il successo elettorale di Donald Trump negli Stati Uniti, il richiamo esercitato dallo Stato Islamico sui giovani di tanti paesi, la Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, e la vittoria dei nazionalisti indù di Narendra Modi in India?

Ripercorrendo in modo originale la storia delle idee dell’età moderna e rivisitando il pensiero di filosofi, scrittori e artisti come Voltaire, Rousseau, Fichte, Tocqueville, Herder, Marx, Wagner, Nietzsche, Dostoevskij, Bakunin, d’Annunzio e Mazzini, Pankaj Mishra rintraccia il filo rosso che attraversa questi e tanti altri eventi del nostro presente nella promessa, annunciata dall’Illuminismo, di un avvenire di giustizia, uguaglianza e prosperità che, per la gran parte dell’umanità, si è rivelata solo un’illusione, se non un vero e proprio inganno. È questo il luogo d’origine del ressentiment, quella miscela esplosiva di rancore, odio, invidia, sentimenti di umiliazione e impotenza che, avvelenando la società civile e attentando alla libertà politica, fa della fase storica che stiamo vivendo ‘l’età della rabbia’, pericolosamente esposta alla demagogia e a nuove forme di autoritarismo e sciovinismo.

I ‘ritardatari della modernità’, cioè gli esclusi dai benefici del progresso (promessi a tutti, ma riservati a una minoranza), hanno sempre reagito in modi orribilmente simili: odio intenso verso nemici inesistenti, tentativi di ricreare un’epoca d’oro immaginaria e di affermazione di sé attraverso violenze spettacolari. Fu tra loro, infatti, che i movimenti sovversivi e i gruppi terroristici reclutarono i militanti nel XIX e XX secolo: giovani arrabbiati che diventavano nazionalisti in Germania, rivoluzionari messianici in Russia, scioperati bellicosi in Italia e terroristi anarchici a livello internazionale.

Oggi, proprio come allora, la tecnologia, il mito della ricchezza facile e l’individualismo hanno spinto centinaia di milioni di persone in un mondo letteralmente ‘demoralizzato’, sradicato dalla tradizione e nel contempo lontano dalla modernità, con gli stessi terribili risultati.

Sottolineando legami insospettati e istituendo parallelismi illuminanti, L’età della rabbia è un libro di immensa urgenza e di argomentazioni profonde. Una storia della nostra condizione attuale diversa da qualsiasi altra.

(source: Bol.com)

Che cosa accomuna fatti in apparenza tanto diversi e lontani come il successo elettorale di Donald Trump negli Stati Uniti, il richiamo esercitato dallo Stato Islamico sui giovani di tanti paesi, la Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, e la vittoria dei nazionalisti indù di Narendra Modi in India?

Ripercorrendo in modo originale la storia delle idee dell’età moderna e rivisitando il pensiero di filosofi, scrittori e artisti come Voltaire, Rousseau, Fichte, Tocqueville, Herder, Marx, Wagner, Nietzsche, Dostoevskij, Bakunin, d’Annunzio e Mazzini, Pankaj Mishra rintraccia il filo rosso che attraversa questi e tanti altri eventi del nostro presente nella promessa, annunciata dall’Illuminismo, di un avvenire di giustizia, uguaglianza e prosperità che, per la gran parte dell’umanità, si è rivelata solo un’illusione, se non un vero e proprio inganno. È questo il luogo d’origine del ressentiment, quella miscela esplosiva di rancore, odio, invidia, sentimenti di umiliazione e impotenza che, avvelenando la società civile e attentando alla libertà politica, fa della fase storica che stiamo vivendo ‘l’età della rabbia’, pericolosamente esposta alla demagogia e a nuove forme di autoritarismo e sciovinismo.

I ‘ritardatari della modernità’, cioè gli esclusi dai benefici del progresso (promessi a tutti, ma riservati a una minoranza), hanno sempre reagito in modi orribilmente simili: odio intenso verso nemici inesistenti, tentativi di ricreare un’epoca d’oro immaginaria e di affermazione di sé attraverso violenze spettacolari. Fu tra loro, infatti, che i movimenti sovversivi e i gruppi terroristici reclutarono i militanti nel XIX e XX secolo: giovani arrabbiati che diventavano nazionalisti in Germania, rivoluzionari messianici in Russia, scioperati bellicosi in Italia e terroristi anarchici a livello internazionale.

Oggi, proprio come allora, la tecnologia, il mito della ricchezza facile e l’individualismo hanno spinto centinaia di milioni di persone in un mondo letteralmente ‘demoralizzato’, sradicato dalla tradizione e nel contempo lontano dalla modernità, con gli stessi terribili risultati.

Sottolineando legami insospettati e istituendo parallelismi illuminanti, L’età della rabbia è un libro di immensa urgenza e di argomentazioni profonde. Una storia della nostra condizione attuale diversa da qualsiasi altra.

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