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Gioco di specchi (THIRDS Vol. 7)

La vita per Dexter J. Daley non è mai stata semplice, ma lui ha sempre trovato il modo per risollevarsi, e con un sorriso sul volto. Sottratto dalla sua casa e dalle braccia del suo ragazzo e partner nei THIRDS, Sloane Brodie, Dex si ritrova in una situazione misteriosa e letale, tanto quanto il teriano che lo interroga. Dex scopre finalmente che ciò a cui ha sempre creduto in segreto è vero: la morte dei suoi genitori non è stata un incidente.
Scoprire tutta la verità sull’omicidio di John e Gina Daley mette in moto una serie di eventi che cambierà per sempre le vite di Dex e Sloane. Mentre segreti sepolti emergono in superficie e vengono rivelate delle nuove verità, l’amore che Dex e Sloane provano l’uno per l’altro viene messo alla prova, e in gioco c’è più della loro relazione. Come se districarsi tra omicidi e agenzie governative non fosse abbastanza, a Dex sta succedendo qualcosa di inspiegabile, e nulla sarà mai più come prima.
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### Sinossi
La vita per Dexter J. Daley non è mai stata semplice, ma lui ha sempre trovato il modo per risollevarsi, e con un sorriso sul volto. Sottratto dalla sua casa e dalle braccia del suo ragazzo e partner nei THIRDS, Sloane Brodie, Dex si ritrova in una situazione misteriosa e letale, tanto quanto il teriano che lo interroga. Dex scopre finalmente che ciò a cui ha sempre creduto in segreto è vero: la morte dei suoi genitori non è stata un incidente.
Scoprire tutta la verità sull’omicidio di John e Gina Daley mette in moto una serie di eventi che cambierà per sempre le vite di Dex e Sloane. Mentre segreti sepolti emergono in superficie e vengono rivelate delle nuove verità, l’amore che Dex e Sloane provano l’uno per l’altro viene messo alla prova, e in gioco c’è più della loro relazione. Come se districarsi tra omicidi e agenzie governative non fosse abbastanza, a Dex sta succedendo qualcosa di inspiegabile, e nulla sarà mai più come prima.

Gioco Di Specchi

Gioco di specchi by Charlie Cochet
La vita per Dexter J. Daley non è mai stata semplice, ma lui ha sempre trovato il modo per risollevarsi, e con un sorriso sul volto. Sottratto dalla sua casa e dalle braccia del suo ragazzo e partner nei THIRDS, Sloane Brodie, Dex si ritrova in una situazione misteriosa e letale, tanto quanto il teriano che lo interroga. Dex scopre finalmente che ciò a cui ha sempre creduto in segreto è vero: la morte dei suoi genitori non è stata un incidente.
Scoprire tutta la verità sull’omicidio di John e Gina Daley mette in moto una serie di eventi che cambierà per sempre le vite di Dex e Sloane. Mentre segreti sepolti emergono in superficie e vengono rivelate delle nuove verità, l’amore che Dex e Sloane provano l’uno per l’altro viene messo alla prova, e in gioco c’è più della loro relazione. Come se districarsi tra omicidi e agenzie governative non fosse abbastanza, a Dex sta succedendo qualcosa di inspiegabile, e nulla sarà mai più come prima.

Gioco di pazienza per l’87° Distretto

Due cadaveri in una stanza, due pregiudicati che si ammazzano a vicenda, e un frammento di fotografia. Una rapina vecchia di sei anni, l’investigatore di una Compagnia di Assicurazioni, quattro rapinatori ormai morti e dimenticati, e un frammento di una fotografia. Una vecchia immigrata che non parla inglese, la proprietaria di una galleria d’arte, un tale che frequenta locali per soli uomini, una prostituta in disarmo, e un frammento di fotografia. Un morto, due morti, tre morti, quattro morti, e… Quanti sono i frammenti di fotografia? E che cosa significa il foglietto strappato con su scritti alcuni nomi incompleti? E’ un rebus, un quiz, una sciarada, un anagramma. E’ un gioco di pazienza per quelli dell’87 Distretto che non sono forti a risolvere i giochi di pazienza. Se riuscissero ad avere tutti i pezzi di fotografia, se potessero mettere assieme le due metà del foglietto, se riuscissero a escogitare un trucco per far ammettere a un tale che ha mentito, se Arthur Brown accettasse di fare leva sui pregiudizi di una giovane sudista, ecco, allora, forse, ce la farebbero. Pazienza…pazienza…pazienza…pazienza…

Il Gioco delle Perle di Vetro

Il romanzo tratta di un ordine monastico composto di soli intellettuali e collocato nella immaginaria regione di “Castalia”, in un futuro remoto. La voce narrante del romanzo è uno storico dell’epoca. Nella narrazione compaiono solo riferimenti vaghi al mondo di oggi, in genere rappresentato come un passato intellettualmente oscuro e decadente (l’Era del feuilleton). La vita dei monaci del romanzo, e i cerimoniali che osservano, è caratterizzata da una commistione di elementi della ritualità occidentale e orientale.
Le vicende di cui narra il romanzo sono imperniate sulla vita di Josef Knecht: un piccolo orfanello le cui doti vengono notate dal Maestro di Musica e che gli consentiranno di venire ammesso in Castalia oltre ad avere accesso fin da giovane alle scuole che formano “l’élite” dei giocatori di perle. È da notare che Knecht in tedesco vuol dire servitore.
La natura dell’animo di Knecht colpisce immediatamente i suoi insegnanti ed i suoi amici, generando fiducia, e questa farà sì che al giovane studente in pochi anni vengano riconosciuti meriti fuori del comune, fino al punto che verranno affidati a Josef (ormai più grande) compiti diplomatici di grandissima importanza per la piccola comunità Castalia che era di fatto esterna al mondo comune, dove vivevano gli uomini normali. Il suo compito da ragazzo prima (col suo compagno Designori) e da giovane uomo poi (con padre Jacubus) sarà quello di difendere, in accesi dibattiti, la legittimità e la natura di questa regione in cui si coltivano lo spirito, la meditazione e il gioco delle perle. In questi importanti confronti con uomini mondani, il protagonista del romanzo, svilupperà una sua idea sul mondo esterno alla Castalia e sul rapporto che queste due realtà differenti hanno intrattenuto per secoli, oltre che sulla natura di tutti coloro che vivono al di fuori dalla provincia del sapere.
I successi riscontrati, una sensibilità fuori dall’ordinario e un altrettanto notevole fascino, oltre che una padronanza eccezionale del Giuoco fanno sì che Josef si affermi come Magister Ludi in età ancora giovane, specialmente se confrontata con quella dei suoi predecessori. La carica di Magister Ludi è di fatto la più importante onorificenza raggiungibile in Castalia e con essa si accompagnano notevoli impegni e doveri che vengono svolti da questo in maniera esemplare.
In età matura però Knecht inizia ad avvertire il peso che questa situazione comporta e si rende conto di quanto la vita, con la sua continua evoluzione, lo richiami a lei: i troppi anni dedicati a svolgere il ruolo di Magister l’hanno incatenato e il suo desiderio di libertà, la sua voglia di incidere su una realtà più concreta (il suo sogno sarebbe insegnare a giovani studenti la musica, sua grande passione) lo portano a rinunciare alla prestigiosa carica, rompendo una tradizione secolare e creando non poco scompiglio in Castalia, dove proprio grazie alle premonizioni di Knecht si inizia ad intravedere un periodo di decadenza, che porterà all’inevitabile fine di questo pezzettino di mondo, che troppo si era astratto ed arroccato su posizioni che nulla potevano contro le evoluzioni che la storia impone.
E così allontanandosi dalla sua amata regione, Knecht si reca finalmente libero tra gli uomini, e con in tasca solo un piccolo flauto andrà incontro alle avventure che la vita gli riserverà. Per prima cosa decide di portare avanti la sua missione di educatore, come tutore del giovane Tito, figlio del suo vecchio amico Plinio Designori. La vita fuori dalla stantia, ma protettiva cornice della regione di Castalia lo coglie però impreparato e in un finale travolgente, appena dopo aver assaporato la bellezza e l’euforia della ritrovata libertà, Knecht perde la vita inseguendo il ragazzo in una istintiva e personale sfida di nuoto nel freddo lago di Belpunt.

Il gioco della pittura

La pittura, come la musica, non richiede traduzioni ma conoscenza delle tradizioni. La musica esige però d’essere suonata e quindi interpretata. La pittura è. E alla percezione immanente l’infinita sua eredità serve in modo eccellente. Ha bisogno lei del percorso iniziatico ed esoterico che ogni persona che la guarda deve intraprendere da sola. Questi piccoli testi, ma soprattutto queste immagini, ambiscono solo a essere compagni di viaggio.” Philippe Daverio non parla mai di ”Storia dell’Arte” e anche quando affronta, come in questo caso, artisti fra i più grandi della pittura internazionale, racconta delle ”storie”: eccentriche, trasversali, leggere o impegnate, note o mai sentite. Il suo sguardo laterale ci fa vedere molto di più, ci concentra sui dettagli e ci rivela uno scenario più complesso e variegato di quello che tutti abbiamo imparato a scuola. Dettagli biografici, microstorie sociali, temi iconografici, curiosità legate a un capolavoro diventano cinquanta itinerari nella pittura, esercizi di stile e di curiosità, una narrazione vivace e appassionata che apre la mente a nuovi giochi e conduce su strade inesplorate. Se nell’arte, come l’autore spiega nell’introduzione, si riflette un pezzo della nostra anima individuale, guardando queste opere, leggendo le sue parole, apprendiamo anche qualcosa di più su noi stessi e sulla nostra storia: l’arte del passato ”diventa un armadio della memoria nel quale trovare i diversi istrumenti che servono a stimolare e forgiare la sensibilità attuale”.

(source: Bol.com)

Il gioco degli occhi: Storia di una vita

All’inizio di questo libro, il terzo della sua autobiografia, Canetti ci appare circondato dai relitti fumanti del rogo in cui sono stati distrutti i libri di Kien, il protagonista di Auto da fé. Attorno a sé, vede il deserto e un’incombente rovina. Poi, a poco a poco, la scena ricomincia a popolarsi, e le figure che vi si mostrano sono memorabili. Innanzitutto Hermann Broch, che ci viene incontro come «un uccello, grande e bellissimo, ma con le ali mozze». Poi Hermann Scherchen, l’infaticabile direttore d’orchestra «sempre alla ricerca del nuovo». Poi Anna Mahler, figlia del compositore, con la quale Canetti intreccia un complesso rapporto amoroso. Poi lo scultore Fritz Wotruba, irruento e selvaggio, come «una pantera nera che si nutrisse di pietra». Infine Musil, «sempre in armi, pronto alla difesa e all’attacco», nel suo totale isolamento; e Alban Berg, che si espone al mondo nella sua totale gentilezza d’animo, mentre un lieve cenno di ironia gli sfiora la bocca. E, ogni volta, in questi ritratti in movimento, avvertiamo lo straordinario dono fisiognomico di Canetti. Un gesto, un modo di respirare, un accento, una reticenza, tutto diventa cifra di una figura, emblema di un qualcosa di unico, che però svela un tratto della natura di cui siamo fatti. Dietro a quel dono riconosciamo una fonte inesauribile dello scrittore Canetti: la sua «passione per le persone».
A mano a mano che si delineano i profili delle figure, risalta anche, come una presenza palpabile, lo sfondo: Vienna. Di questa città, vista nei suoi ultimi anni di grandezza, nessuno ha saputo tracciare un ritratto altrettanto preciso e affascinante. Come la Vienna dell’Uomo senza qualità, sull’orlo della prima guerra mondiale, questa di Canetti, negli anni che precedono l’annessione nazista, è un sistema di orbite planetarie, dove conducono esistenze parallele alcune forme pure ed estreme del vero e del falso. Per Canetti, il vero erano sei o sette persone che «seguivano una propria strada e non se ne lasciavano distogliere da nessuno». Il falso era un fitto «gracidio di rane», che proveniva da un mondo culturale pieno di vanità e di sapienza mondana, prodigiosamente abile nel giocare le sue carte e insieme inconsistente nel suo ultimo fondo. In questi anni, Canetti attraversa tutte queste orbite incompatibili e qui le descrive con la trascinante immediatezza del romanziere. Ma il vero centro di questo sistema, il suo Sole, è una singola persona, il dottor Sonne, che vuole dire appunto «sole». Osservato per lungo tempo ai tavoli del Café Museum, poi conosciuto e ammirato, quest’uomo che «parlava come Musil scriveva» diventa a poco a poco il centro di gravità nella vita di Canetti, un’ombra benefica, un «invisibile» Sarastro. A differenza dei tanti che si gonfiano e che si agitano, Sonne non ha, apparentemente, un’opera a cui dedicarsi e non si lascia prendere dall’eccitazione. Parla di tutto fuorché di sé, e ogni volta la sua parola illumina quella singola cosa che cade sotto il suo sguardo. In una città sonnambolica e straparlante, è colui che veglia, come la luce discreta e solitaria dietro una finestra, di notte. Col personaggio di Sonne, Canetti ha svelato uno dei suoi segreti e costruito una grande figura romanzesca. Ma non soltanto questo: ha trovato l’occulto punto di equilibrio da cui osservare i rotanti astri viennesi, che solo da quel punto diventano pienamente percepibili.

Giochi d’ombra

New York, 31 dicembre. Il magnate della finanza David Bellino attende l’arrivo del nuovo anno con un gruppo di vecchi amici e la bellissima fidanzata Laura. Nessuno però ha voglia di festeggiare davvero. Gli amici hanno accettato l’invito di David solo per poter finalmente fare i conti con l’uomo che, in momenti diversi, ha distrutto la loro esistenza, portandoli all’infelicità in cui vivono oggi. Ma non ne avranno il tempo, almeno non tutti: David viene ritrovato morto nel suo studio, ucciso da un colpo di pistola. Una vendetta? Ma di chi? E perché? Tutti avevano un movente, e tutti sembrano avere un alibi. Durante i lunghi interrogatori della polizia e le drammatiche conversazioni fra loro riaffiorano i dolorosi ricordi del passato che, come in un assurdo caleidoscopio, si confondono in un gioco di ombre che avvolgono le loro vite. Gli amici del passato e la donna di oggi: sei destini uniti e divisi dal desiderio di amore e amicizia, dal sapore amaro della sconfitta, dalla determinazione a trovare giustizia… Tra la Berlino del dopoguerra, un esclusivo collegio inglese, i bassifondi e i quartieri alti di New York, Charlotte Link tesse una tela di relazioni ambigue e pericolose. Con la consueta sensibilità, rivela le emozioni più profonde e segrete dell’animo umano, in un romanzo avvincente e ricco di colpi di scena che farà luce non solo su un omicidio, ma anche sul lato oscuro di ogni individuo.

Giochi cattivi

Roberto e Mario sono in quell’età in cui non si è più bambini ma non si è ancora ragazzi. È l’estate del 1981 e loro giocano a diventare grandi, a Madonna della Neve, piccola frazione di Avio, in provincia di Trento. Dividono il mondo in bambini-bambini, i più disprezzabili, come Pao­lino, il fratello di Mario, e non-bambini, come loro; saggiano la reciproca resistenza al dolore colpendosi con bastoncini di legno; stanano le bambine che frequentano una colonia dando fuoco a qualche albero intorno alla struttura; scavano una buca per saggiare le proprie paure. La prova più grande? Tentare l’ascesa fino alle Colme, una passeggiata impegnativa e pericolosa anche per gli escursionisti più esperti. Nella vacanza Roberto è accompagnato dalla nonna, i genitori sono rimasti in città perché la madre è malata, gravemente – nessuno ancora lo ha detto a Roberto, che però intuisce. Il peggioramento della salute di lei impone un rientro anticipato in città, tuttavia prima di concludere la loro estate insieme i due amici decidono di disubbidire e affrontare da soli il sentiero per le Colme, rischiando tutto, anche l’innocenza.
Trent’anni dopo, la morte del padre costringe Roberto a tornare nella villa di famiglia, scivolando in un crescendo di rivelazioni e svelamenti verso il passato che aveva rimosso, verso quell’ultima estate in montagna.
Massimo Donati costruisce un apologo perfetto sul diventare grandi, sui sensi di colpa e sulle tensioni che legano padri e figli, con un montaggio esemplare tra una narrazione distaccata e le pagine di diario del piccolo Roberto che ci portano dentro le emozioni dei protagonisti adolescenti.
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### Sinossi
Roberto e Mario sono in quell’età in cui non si è più bambini ma non si è ancora ragazzi. È l’estate del 1981 e loro giocano a diventare grandi, a Madonna della Neve, piccola frazione di Avio, in provincia di Trento. Dividono il mondo in bambini-bambini, i più disprezzabili, come Pao­lino, il fratello di Mario, e non-bambini, come loro; saggiano la reciproca resistenza al dolore colpendosi con bastoncini di legno; stanano le bambine che frequentano una colonia dando fuoco a qualche albero intorno alla struttura; scavano una buca per saggiare le proprie paure. La prova più grande? Tentare l’ascesa fino alle Colme, una passeggiata impegnativa e pericolosa anche per gli escursionisti più esperti. Nella vacanza Roberto è accompagnato dalla nonna, i genitori sono rimasti in città perché la madre è malata, gravemente – nessuno ancora lo ha detto a Roberto, che però intuisce. Il peggioramento della salute di lei impone un rientro anticipato in città, tuttavia prima di concludere la loro estate insieme i due amici decidono di disubbidire e affrontare da soli il sentiero per le Colme, rischiando tutto, anche l’innocenza.
Trent’anni dopo, la morte del padre costringe Roberto a tornare nella villa di famiglia, scivolando in un crescendo di rivelazioni e svelamenti verso il passato che aveva rimosso, verso quell’ultima estate in montagna.
Massimo Donati costruisce un apologo perfetto sul diventare grandi, sui sensi di colpa e sulle tensioni che legano padri e figli, con un montaggio esemplare tra una narrazione distaccata e le pagine di diario del piccolo Roberto che ci portano dentro le emozioni dei protagonisti adolescenti.

Il giocatore

Spietato potrebbe essere il secondo nome di Gray Bennett. Lui fa parte di quei potenti carismatici e influenti che manovrano Washington, e che tutti ascoltano. Ma il motivo per cui ora si trova a Saranac Lake non è legato al suo prestigioso lavoro come consulente politico. Una difficile questione di famiglia ha sgretolato il cuore indurito dell’incrollabile Gray ed è forse anche per questo motivo che per la prima volta rimane colpito dallo sguardo profondo e conosciuto di Joy Moorehouse. Lui conosce quella chioma infuocata da sempre, da quando da ragazzo si spingeva fino al White Caps, il B&B della famiglia Moorehouse, ma non il suo copro curvilineo e sexy. Sebbene la dolce Joy sia troppo innocente per un cinico come lui, Gray, dopo la cena in cui l’ha rincontrata per puro caso, non può fare a meno di pensarla. Lei è il tipo di donna che merita un uomo amorevole e fedele, tutto quello che lui non è. Nonostante i propositi di Gray di starle lontano, Joy lo invoglia oltremodo ad aprirsi alla donna che è diventata e che sarebbe in grado di renderlo un uomo migliore. Questo fino a quando un segreto tenuto nascosto, lascia Gray di nuovo in balia dei dubbi.
(source: Bol.com)

Giobbe

Introduzione di Giorgio ManacordaTraduzione di Madeira GiacciEdizione integraleMendel Singer è un uomo semplice e molto devoto, che insegna la Torah ai bambini in una remota provincia della Russia orientale. Il suo è un lavoro senza alcun prestigio sociale, con il quale – anzi – si fa la fame. Egli assiste impotente con la moglie Deborah allo sgretolarsi della sua famiglia: i tre figli più grandi partono, i due maschi arruolati nell’esercito e la femmina sposata in America; spinti dalla miseria, Mendel e sua moglie sono costretti ad abbandonare Menuchim, il loro ultimo nato, per raggiungere gli Stati Uniti. Il piccolo è affetto da una misteriosa forma di demenza di cui non si è mai scoperta l’origine. La vita di Mendel è un susseguirsi di disgrazie, che si abbattono con violenza su di lui e sulla sua famiglia. Il pover’uomo, che non riconosce più se stesso né il suo mondo, finirà per perdere l’orientamento e la fede in Dio, ma la vita ha in serbo per lui un risvolto inatteso, una consolazione insperata lo attende dopo tanto dolore.Joseph Rothnacque in Galizia nel 1894. Rimasto presto orfano del padre, morto in manicomio, crebbe con la madre e frequentò il ginnasio e l’università. Prestò servizio come addetto stampa dell’esercito austro-ungarico durante la prima guerra mondiale e proseguì la carriera giornalistica anche negli anni successivi, dedicandosi al tempo stesso alla narrativa. Con le prime leggi razziali della Germania nazista decise di emigrare in Francia, a Parigi, dove continuò a scrivere e dove morì nel 1939. Di Roth la Newton Compton ha pubblicato La Cripta dei Cappuccini, La leggenda del santo bevitore e Fuga senza fine, La Marcia di Radetzky e Giobbe.

(source: Bol.com)

Gimpel l’idiota

In questo libro di racconti, Singer sembra voler racchiudere tutto il suo mondo narrativo. Storie già celebri e personaggi meno noti animano queste pagine di demoni e drammi dell’affetto tradito, novelle fantastiche e cronache minute del quotidiano, trame sorprendenti e narrazioni solenni in cui è protagonista il destino. La varietà e la bizzarria di un folklore antico, le credenze, la leggenda hassidica, la cabbala, la vicenda corale della sua gente e il suo passato, l’intreccio spesso torbido dei sentimenti, la passione amorosa, la condanna della solitudine, tutto ciò Singer riesce a convertirlo sempre in un linguaggio dalle tinte forti, che mai perde il suo carattere narrativo.

Gilgamesh l’eroe sumero

Qui si narra la mitica storia di un sovrano per due terzi divino: le sue lotte contro il destino, contro mostri e divinità, ma soprattutto contro la propria fragile umanità. Al suo fianco c’è Enkidu, dapprima nemico selvaggio, poi migliore amico e saggio consigliere. Un racconto avventuroso e commovente, da non perdere.

(source: Bol.com)

La Gilda Del Mac Mahon

La Gilda del Mac Mahon by Giovanni Testori
“Ogni volta che un uomo l’avvicinava, si sentiva prender da un’ansia e da un tremore che confinavano con la vertigine” La Gilda del Mac Mahon è una raccolta di racconti successiva al Ponte della Ghisolfa, spesso rappresentata a teatro, proprio per lo straordinario calore umano delle vicende. Nella Gilda Testori descrive gli effetti che nell’immaginario della bellona di via Mac Mahon e dei ragazzotti di periferia hanno i miti della cultura di massa: le dive sexy, le super prestazioni, le soubrette. Al centro di questi racconti pone una straordinaria figura femminile: la Gilda del Mac Mahon, così chiamata per l’assonanza con il personaggio esuberante di Rita Hayworth, una Maria Addolorata dei bassifondi che, per amore del suo uomo in galera per ricettazione, si prostituisce lungo un viale della periferia milanese. E che, sempre per amore, prima seduce e poi tradisce un cliente invaghitosi di lei. Sono racconti pervasi di notevole fisicità e sensualità, talora di ironia, che risaltano quasi fossero simboli, cataloghi di sogni, quadri esistenziali o addirittura pagine di fotoromanzo, ambientati – come di consueto in Testori – tra società ciclistiche, palestre di boxe, immensi caseggiati. Ma qui trova spazio anche il mondo dorato della rivista e della commedia musicale, con i nomi mitici di Macario, Wanda Osiris, Carletto Dapporto, e sopra tutti Lauretta Masiero, di cui Testori fu sempre grande ammiratore.

Il gigante con il violino

Diego Suarez è un interessante caso di statistica genetica.
Nato dall’incrocio tra una prostituta tossicodipendente e un violento spacciatore di origine argentina, sarebbe stato il candidato ideale ad aggiudicarsi una personalità su misura per la vita nei bassifondi, invece il patrimonio genetico dei suoi genitori lo ha colpito solo di striscio.
Con un’intelligenza superiore alla media, un sorprendente talento musicale e tanto cinismo da sopravvivenza, approda a otto anni nella vita di Maddalena Maschieri, la sua mamma adottiva. Insieme a lei e a Giovanni Dalfiume, il marito, trova un equilibrio e una stabilità che non credeva possibili. A sconvolgere di nuovo la sua esistenza sarà la nascita di Elena, figlia di Maddalena e Giovanni: l’amore della sua vita.
Diego si era seduto sul letto a guardare intensamente il muro.
Ogni volta era peggio.
Ogni volta che tornava a casa, la marea si alzava, da lì all’annegamento non mancava poi molto.
– Si può sapere che hai? – domandò lei. Gli si era piantata davanti.
*Tutto e niente.*
– Isobel. Mi devi dare una mano con lei, Elena.
Era parte del problema, un’aggravante, diciamo.
Lei si appoggiò allo stipite della porta del bagno e gli sorrise di traverso, come se stesse fiutando un vantaggio.
Era scalza e i suoi piedi magri e bianchissimi spuntavano dai jeans aderenti che salivano fino a confinare con una maglietta rosa un po’ troppo scollata e un po’ troppo trasparente. E anche troppo corta, a voler essere pignoli.
– Mettiamo le cose in chiaro, Maschieri, per me non è cambiato niente in questi dieci anni.
Diretta e spietata. Lo erano tutti in famiglia, la cosa aveva i suoi vantaggi, ma le tranvate sui denti non mancavano mai.
Diego deglutì.
– Sono innamorata di te e credo che la cosa non sia destinata a modificarsi, per cui se mi vuoi intorno è a tuo rischio e pericolo.
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### Sinossi
Diego Suarez è un interessante caso di statistica genetica.
Nato dall’incrocio tra una prostituta tossicodipendente e un violento spacciatore di origine argentina, sarebbe stato il candidato ideale ad aggiudicarsi una personalità su misura per la vita nei bassifondi, invece il patrimonio genetico dei suoi genitori lo ha colpito solo di striscio.
Con un’intelligenza superiore alla media, un sorprendente talento musicale e tanto cinismo da sopravvivenza, approda a otto anni nella vita di Maddalena Maschieri, la sua mamma adottiva. Insieme a lei e a Giovanni Dalfiume, il marito, trova un equilibrio e una stabilità che non credeva possibili. A sconvolgere di nuovo la sua esistenza sarà la nascita di Elena, figlia di Maddalena e Giovanni: l’amore della sua vita.
Diego si era seduto sul letto a guardare intensamente il muro.
Ogni volta era peggio.
Ogni volta che tornava a casa, la marea si alzava, da lì all’annegamento non mancava poi molto.
– Si può sapere che hai? – domandò lei. Gli si era piantata davanti.
*Tutto e niente.*
– Isobel. Mi devi dare una mano con lei, Elena.
Era parte del problema, un’aggravante, diciamo.
Lei si appoggiò allo stipite della porta del bagno e gli sorrise di traverso, come se stesse fiutando un vantaggio.
Era scalza e i suoi piedi magri e bianchissimi spuntavano dai jeans aderenti che salivano fino a confinare con una maglietta rosa un po’ troppo scollata e un po’ troppo trasparente. E anche troppo corta, a voler essere pignoli.
– Mettiamo le cose in chiaro, Maschieri, per me non è cambiato niente in questi dieci anni.
Diretta e spietata. Lo erano tutti in famiglia, la cosa aveva i suoi vantaggi, ma le tranvate sui denti non mancavano mai.
Diego deglutì.
– Sono innamorata di te e credo che la cosa non sia destinata a modificarsi, per cui se mi vuoi intorno è a tuo rischio e pericolo.