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Gl’innamorati

La commedia racconta l’insofferenza di due giovani attori “innamorati”. Nel sistema teatrale del tempo era quello un ruolo impegnativo e vincolante. Gli attori che lo interpretavano erano obbligati a recitare su toni alti, enfatici, letterari. Il pubblico voleva da loro posture monumentali, convenzionali, di maniera. Goldoni approfitta della presenza nella compagnia del San Luca di una giovane diva, Caterina Bresciani, particolarmente bizzosa e indisciplinata, per mettere in discussione quel sistema. La storia di un matrimonio continuamente rimandato diventa la trama utile a evidenziare un simile talento, che per tutta la commedia cerca di imporre il suo protagonismo femminile improvvisando scenate ad effetto.
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Giusto terrore

Giusto terrore: il verbo si fa carne, la carne si fa corpi. Alcuni corpi si fanno proiettile, altri si fanno polvere. Un sentiero di morte, comparso dal nulla e nel nulla diretto, che tuttavia da lungo tempo incrocia le nostre strade. Ma come raccontarlo? Come separare i nomi delle vittime da quelli dei carnefici e farne simboli efficaci, farne storie, renderli fruibili, commestibili, assimilabili? E dove tracciare la linea tra presente e passato, tra storia personale e collettiva, per non finire schiacciati dall’ossessione? È quanto si chiede il narratore, diretto a Roma per «un’ipotesi di consulenza a un progetto di documentari sul terrorismo di matrice jihadista». Il suo viaggio attraversa i luoghi dell’anima e della storia, il lessico pubblico e famigliare, le immagini finte ma veritiere dei film sulla lotta armata e quelle troppo vere dei video delle esecuzioni diffusi dal web. Un cammino in cui ogni fatto porta con sé l’eco di un altro fatto, ogni incontro la memoria di un altro incontro, ogni volto la traccia di un altro volto: sull’Intercity da Sanremo a Roma, il narratore segue il corso dei pensieri fino all’Italicus, alla strage di Bologna, ai militari che oggi presidiano le stazioni; girovagando di notte per Roma si ritrova in via Caetani, che come una madeleine lo riporta all’amico Stefano, ai discorsi sui retroscena brigatisti mentre giocavano con il Commodore 64, alle chiacchierate sulle più belle donne degli anni di piombo, Adriana Faranda e Nadia Cassini; una visita in ospedale alla cugina lo conduce a Nizza, all’attentato della Promenade des Anglais, a quella volta che suo padre rischiò grosso trasportando oltreconfine «l’amico di un amico».
In Giusto terrore Alessandro Gazoia sfida l’oscurità a rivelare il suo volto: piega le barriere tra fiction e realtà per restituire ogni sfumatura all’abisso e compiere una vertiginosa discesa verso il fondo, guidata dal solo timone della scrittura. Il suo è l’assalto al cuore della più grande paura dell’Occidente.
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### Sinossi
Giusto terrore: il verbo si fa carne, la carne si fa corpi. Alcuni corpi si fanno proiettile, altri si fanno polvere. Un sentiero di morte, comparso dal nulla e nel nulla diretto, che tuttavia da lungo tempo incrocia le nostre strade. Ma come raccontarlo? Come separare i nomi delle vittime da quelli dei carnefici e farne simboli efficaci, farne storie, renderli fruibili, commestibili, assimilabili? E dove tracciare la linea tra presente e passato, tra storia personale e collettiva, per non finire schiacciati dall’ossessione? È quanto si chiede il narratore, diretto a Roma per «un’ipotesi di consulenza a un progetto di documentari sul terrorismo di matrice jihadista». Il suo viaggio attraversa i luoghi dell’anima e della storia, il lessico pubblico e famigliare, le immagini finte ma veritiere dei film sulla lotta armata e quelle troppo vere dei video delle esecuzioni diffusi dal web. Un cammino in cui ogni fatto porta con sé l’eco di un altro fatto, ogni incontro la memoria di un altro incontro, ogni volto la traccia di un altro volto: sull’Intercity da Sanremo a Roma, il narratore segue il corso dei pensieri fino all’Italicus, alla strage di Bologna, ai militari che oggi presidiano le stazioni; girovagando di notte per Roma si ritrova in via Caetani, che come una madeleine lo riporta all’amico Stefano, ai discorsi sui retroscena brigatisti mentre giocavano con il Commodore 64, alle chiacchierate sulle più belle donne degli anni di piombo, Adriana Faranda e Nadia Cassini; una visita in ospedale alla cugina lo conduce a Nizza, all’attentato della Promenade des Anglais, a quella volta che suo padre rischiò grosso trasportando oltreconfine «l’amico di un amico».
In Giusto terrore Alessandro Gazoia sfida l’oscurità a rivelare il suo volto: piega le barriere tra fiction e realtà per restituire ogni sfumatura all’abisso e compiere una vertiginosa discesa verso il fondo, guidata dal solo timone della scrittura. Il suo è l’assalto al cuore della più grande paura dell’Occidente.

Il giustiziere (eLit)

Agosto 2005: New Orleans è devastata dall’uragano Katrina. Nella confusa disperazione che trasforma normali esseri umani in predatori, il poliziotto Sam O’Shay perde la vita in un’aggressione. L’inquietante scoperta di una collezione di mani mozzate conferma che uno spietato serial killer è a piede libero. Due anni dopo, il capitano di polizia Patti O’Shay non ha ancora superato il dolore per l’omicidio del marito Sam, quando un’incredibile scoperta la catapulta di nuovo nel passato. Vengono recuperati i resti di una donna a cui manca la mano destra: esattamente come le vittime del serial killer che Patti stava cercando di catturare all’epoca. L’elemento sconcertante del ritrovamento, però, non è la riapertura di un caso irrisolto, ma il fatto che accanto alla vittima sia stato trovato il distintivo di Sam. Nel frattempo altre morti e rapimenti di giovani donne si susseguono a ritmo sempre più incalzante, confermando il ritorno de Il Giustiziere.

(source: Bol.com)

Giustizia

Tutta giocata di sponda è la partita di biliardo (umano) che innerva questo geniale romanzo giallo, o meglio ‘antipoliziesco’, giacché sin dall’inizio ci esibisce l’assassino. La prima palla a finire in buca, per un colpo à la bande, è la testa calva del professor Winter: questo esimio germanista, centrato dai proiettili dello squisito consigliere cantonale Kohler, cade con la faccia nel piatto di tournedos Rossini che stava assaporando nel ristorante Du théâtre. E a una a una rotoleranno in buca le altre palle – uno stolido playboy, una squillo d’alto bordo, due protettori dai pericolosi ombrelli, una perfida nana e le sue guardie del corpo –, delineando così un autentico rompicapo: ‘Il comandante era disperato … Un omicidio senza motivo per lui non era un delitto contro la morale, bensì contro la logica’. D’altro canto Kohler in galera è l’uomo più felice del mondo: trova giusta la pena, meravigliosi i carcerieri, e intreccia serafico ceste di vimini. Ha un unico desiderio: che l’avvocato Spät, squattrinato difensore di prostitute, si dedichi finalmente a un’impresa seria (ma a lui sembrerà pazzesca) e riesamini il caso muovendo dall’ipotesi che a premere il grilletto non sia stato lui: ‘Deve montare una finzione, null’altro … spesso la notte … mi chiedo come apparirebbe la realtà se l’omicida non fossi io ma un altro. Chi sarebbe quest’altro?’. Accettata la sfida, Spät precipiterà in un vortice, in una paradossale commedia umana e filosofica che tiene tutti – lettori inclusi – con il fiato sospeso: perché mai dietro le sbarre Kohler è tanto ilare? E perché ha fatto fuori Winter? Comunque stiano le cose, questo ‘giallo’ – tra i più spiazzanti che sia dato leggere – è una festa della suspense, del grottesco più rutilante e della più sapida teatralità, e insieme un romanzo sull’impossibilità della giustizia.
(source: Bol.com)

Giuseppe Borsalino

Giuseppe Borsalino by Rossana Balduzzi Gastini
In una sera d’autunno, un bambino osserva il gioco misterioso della nebbia sulla pianura piemontese e ascolta, rapito, una storia. Sua madre gli racconta di un ragazzino come lui che in quei luoghi, oltre cento anni prima, gettava lo sguardo e il cuore oltre quella coltre bianca, sognando di conoscere il mondo ed entrare nella Storia. Il suo nome era **Giuseppe Borsalino.**
Nato in provincia di Alessandria, in una famiglia umile, ebbe il coraggio di fuggire, spinto dal fuoco che gli ardeva dentro: il desiderio di agire, pensare in grande e cambiare il destino in meglio. Apprese il mestiere di cappellaio da un artigiano locale, ma si avventurò oltre confine, tentando la fortuna in Francia con pochi spiccioli in tasca, per affinare la tecnica e nutrire il suo innato gusto del bello. Intuì subito l’importanza dei contatti e delle relazioni internazionali, ma non dimenticò mai le sue origini, e fu proprio una volta tornato a casa, insieme alla famiglia, che fondò l’impresa omonima.
**Quella di Borsalino è anche la storia di un precursore**. Fu tra i primi a esportare il Made in Italy nel mondo, al punto che il suo nome è ovunque sinonimo di stile ed eleganza. Memore della povertà e dei sacrifici patiti, ebbe sempre a cuore i diritti dei suoi operai, in un’epoca in cui la tutela dei lavoratori non era ancora una priorità.
La sua parabola va di pari passo con l’affresco vivace di un’Italia lontana, quella dell’Ottocento, alle prese con un’identità unitaria ancora da costruire e con i primi, timidi sussulti di tecnologia e modernità. Ma è soprattutto un viaggio intenso e coinvolgente nella vita di un uomo straordinario, eppure non abbastanza celebrato. Una vita illustre cui questo romanzo rende giustizia, poggiandosi saldamente sulla ricerca storica ma spingendosi a immaginare il mondo interiore di Giuseppe Borsalino. Perché per conoscere gli uomini che hanno fatto la Storia bisogna sempre partire dai loro sogni, che hanno inseguito fino alla fine con tenacia e passione.

Giungla polacca

Questi reportage polacchi di Kapuscinski hanno tutti per oggetto campagne, cittadine, piccoli villaggi a casa del diavolo. Descrivono una realtà che appare ancora più esotica di quella del terzo mondo di altri suoi libri: quella ora scomparsa della stabilizzazione comunista dopo lo sfacelo della guerra. Protagonista ne è gente per lo più umile: due vecchie tedesche fuggite da una casa per anziani che tornano in quelle che erano le loro terre; uno zatteriere che trasporta legname su un lago; lavoratori che vivono alla giornata e cambiano mestiere di continuo. Ma ci sono anche professionisti, ingegneri, professori, un campione del mondo di lancio del disco, dei soldati di leva. Kapuscinski esamina briciole di esistenza, dettagli di vita quotidiana, rintracciando l’elemento eternamente presente a ogni latitudine: il desiderio di una vita migliore, la ricerca dell’amore, la speranza di cambiare il mondo, di lasciare una traccia di sé, nonché l’immutata presenza del male. Il brano che dà il nome alla raccolta si svolge in Ghana: qui il reporter tenta di spiegare sé e la Polonia ad alcuni indigeni. Ecco la chiave del suo sguardo giornalistico sul mondo: la descrizione delle cose deve contenerne anche una spiegazione, in un linguaggio comprensibile per tutti, capace di trasmettere concetti e immagini a individui cresciuti in culture completamente differenti.

Giulio Cesare: Il dittatore democratico (Economica Laterza)

Cesare è morto: è il più celebre assassinio della storia. Come ogni omicidio anche questo suscita una domanda: perché? A riaprire il caso è Luciano Canfora, uno storico che ha un vero talento per gli intrighi. Maurizio Bettini, “la Repubblica”
Biografia di straordinaria vivacità, indagine politica, introspezione psicologica: questo libro è molte cose insieme. Un’affascinante lettura su un gigante abbattuto da alcuni ‘piccoli uomini’. Luca Canali, “il Giornale”
Un’intelligenza agile e concreta brilla dappertutto in questo libro, nelle sintesi ampie come nelle indagini circoscritte. Leggere i ragionamenti di Canfora è come vedere all’opera un Auguste Dupin e un Hercule Poirot della storiografia. Giovanni Mariotti, “Corriere della Sera”
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### Sinossi
Cesare è morto: è il più celebre assassinio della storia. Come ogni omicidio anche questo suscita una domanda: perché? A riaprire il caso è Luciano Canfora, uno storico che ha un vero talento per gli intrighi. Maurizio Bettini, “la Repubblica”
Biografia di straordinaria vivacità, indagine politica, introspezione psicologica: questo libro è molte cose insieme. Un’affascinante lettura su un gigante abbattuto da alcuni ‘piccoli uomini’. Luca Canali, “il Giornale”
Un’intelligenza agile e concreta brilla dappertutto in questo libro, nelle sintesi ampie come nelle indagini circoscritte. Leggere i ragionamenti di Canfora è come vedere all’opera un Auguste Dupin e un Hercule Poirot della storiografia. Giovanni Mariotti, “Corriere della Sera”

Giulio Cesare: Il dittatore democratico

Cesare è morto: è il più celebre assassinio della storia. Come ogni omicidio anche questo suscita una domanda: perché? A riaprire il caso è Luciano Canfora, uno storico che ha un vero talento per gli intrighi. *Maurizio Bettini*, “la Repubblica”
Biografia di straordinaria vivacità, indagine politica, introspezione psicologica: questo libro è molte cose insieme. Un’affascinante lettura su un gigante abbattuto da alcuni ‘piccoli uomini’. *Luca Canali*, “il Giornale”
Un’intelligenza agile e concreta brilla dappertutto in questo libro, nelle sintesi ampie come nelle indagini circoscritte. Leggere i ragionamenti di Canfora è come vedere all’opera un Auguste Dupin e un Hercule Poirot della storiografia. *Giovanni Mariotti*, “Corriere della Sera”
Un profilo di un uomo straordinario. Una interpretazione originale di una delle figure più controverse della storia. Il libro è già stato tradotto e ha suscitato interesse di pubblico e di critica in Germania, Francia, Spagna, America, Brasile.
Luciano Canfora insegna Filologia classica all’Università di Bari.

Giulio Cesare

Cesare è morto: è il più celebre assassinio della storia. Come ogni omicidio anche questo suscita una domanda: perché? A riaprire il caso è Luciano Canfora, uno storico che ha un vero talento per gli intrighi. Maurizio Bettini, ”la Repubblica”

Biografia di straordinaria vivacità, indagine politica, introspezione psicologica: questo libro è molte cose insieme. Un’affascinante lettura su un gigante abbattuto da alcuni ‘piccoli uomini’. Luca Canali, ”il Giornale”

Un’intelligenza agile e concreta brilla dappertutto in questo libro, nelle sintesi ampie come nelle indagini circoscritte. Leggere i ragionamenti di Canfora è come vedere all’opera un Auguste Dupin e un Hercule Poirot della storiografia. Giovanni Mariotti, ”Corriere della Sera”

(source: Bol.com)

Giulietta è ‘na zoccola. Calci di rigore

C’era una volta “Giulietta è ‘na zoccola”, un libro passato dalla libreria in tv e che ha dato lo spunto a “Striscia lo striscione”, rubrica di Striscia la notizia. Poi, due anni fa, ha giocato i suoi “Tempi supplementari”, e adesso la saga di Giulietta arriva alla terza puntata, dove si battono i Calci di rigore. Qui i più geniali tifosi di tutta Italia, creativi come pubblicitari e implacabili come Zorro, si sfidano tra loro con l’arma più corrosiva: l’ironia. E ci raccontano gli ultimi anni di un calcio (e di un’Italia) da operetta, dove è meglio ridere che piangere dell’apocalisse di intercettazioni e veline, rampolli birichini e manager onnipotenti, giocatori sovrappeso e bilanci “light”, arbitri col Rolex, testate e colpi di testa, biglietti nominativi e tornelli.
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Giù le zampe dal mio oro!

Gattardone III, l’imperatore dei Gatti Pirati, è come al solito a corto di soldi. Questa volta la sua fama di credulone non può che essere confermata: si fa infatti convincere da Tersilla che esiste una macchina che può trasformare i metalli in oro. Niente di meglio, secondo lui, per poter rimpinguare le casse dello Stato… Ma dietro questa macchina si nasconde un vero imbroglio: c’è una vernice che colora gli oggetti simulando l’oro e ci sono degli imbroglioni che vogliono solo arricchire le loro tasche e inquinare l’isola con strane vernici tossiche. Chi aiuterà i gatti a risolvere questo problema? Da non credere. I gatti chiederanno aiuto ai topi, anzi, al topo per eccellenza: Geronimo Stilton. E il povero roditore si vedrà costretto ad affrontare mille peripezie per aiutare i suoi nuovi… amici. Età di lettura: da 6 anni.
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Il giro del mondo in sei milioni di anni

A volergli credere Esumim avrebbe partecipato a tutte le grandi migrazioni dell’umanità: «ci siamo divertiti – ripete sempre – non si stava mai fermi!». È l’immaginario testimone di un viaggio iniziato sei milioni di anni fa, il cui primo passo – quello di scendere dagli alberi – ha dato avvio alla lunga catena di migrazioni attraverso la quale i nostri antenati hanno colonizzato il pianeta. Quante umanità diverse – dagli Austrolopiteci a Neandertal, a Homo sapiens – si sono succedute e incrociate sulla Terra? Quali percorsi hanno seguito, dalla loro prima uscita dall’Africa fino alla diffusione in tutto il pianeta? Nella genetica, la guida per ricostruire una diaspora mai conclusa, espressione del nostro ancestrale nomadismo.
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Girl in Snow (edizione italiana)

**Un parco giochi qualsiasi in una cittadina qualsiasi. La neve è caduta avvolgendo tutto in un silenzio ovattato: le case, le strade, i giochi, il corpo senza vita di Lucinda Hayes. **
Le indagini a Broomsville rivoltano pietre: sotto la superficie immacolata di una piccola comunità si nasconde un brulicare di segreti e bugie destinati a venire alla luce. Per Cameron, sensibile e bizzarro, Lucinda era la luce del sole. Per Jade era la ragazza perfetta che, forse suo malgrado, le aveva portato via tutto. Per Russ è un penoso caso da risolvere al più presto. Ma Russ è legato a Cameron, e questo non fa che offuscare il suo giudizio.
Ciascuno ha le sue ragioni per voler scoprire la verità. Che non può essere una sola.
Un thriller dal passo classico, serrato e sconvolgente, che esplora le vite della porta accanto.
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### Sinossi
**Un parco giochi qualsiasi in una cittadina qualsiasi. La neve è caduta avvolgendo tutto in un silenzio ovattato: le case, le strade, i giochi, il corpo senza vita di Lucinda Hayes. **
Le indagini a Broomsville rivoltano pietre: sotto la superficie immacolata di una piccola comunità si nasconde un brulicare di segreti e bugie destinati a venire alla luce. Per Cameron, sensibile e bizzarro, Lucinda era la luce del sole. Per Jade era la ragazza perfetta che, forse suo malgrado, le aveva portato via tutto. Per Russ è un penoso caso da risolvere al più presto. Ma Russ è legato a Cameron, e questo non fa che offuscare il suo giudizio.
Ciascuno ha le sue ragioni per voler scoprire la verità. Che non può essere una sola.
Un thriller dal passo classico, serrato e sconvolgente, che esplora le vite della porta accanto.

Il giovane Törless

Romanzo d’esordio di Musil, Il giovane Törless (1906) rappresenta nella storia della narrativa tedesca una rottura paragonabile a quella del primo Kafka e dei Quaderni di Malte Laurids Brigge di Rilke, presagendo i modi dell’espressionismo e i sommovimenti che di lì a poco avrebbero trascinato l’Europa nel cuore della «catastrofe mondiale». Attraverso una serie di avventure intellettuali e crudi episodi sadomasochistici, ispirati alla vita stessa dell’autore, vi si racconta il cruciale passaggio dall’adolescenza alla virilità. Al rassicurante registro del Bildungsroman ottocentesco si sostituisce qui una lucida prospettiva critica, spietata nel portare alla luce le insicurezze ormai palpabili della società borghese, inghiottita dai meandri bui della perversità e della trasgressione, e il costante lavorio di una psicologia oscura ed enigmatica, di una sensibilità inquieta e avida di «sanguinose e grandi cose».
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