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Dan Alexander, Pitcher

Stufo di donne che lo tradivano, Dan Alexander, lanciatore di spicco per i New York Nighthawks, diventa pian piano inquieto. Cercando qualcosa di più che una semplice tipa da bar, ha fissato l’attenzione su una ragazza negli stand. Non si sarebbe mai aspettato di vedere una ragazza così bella vendere wurstel. Ma la ragazza degli hot dog appariva allettante tanto quanto ciò che stave vendendo.

Holly Merrill ha trovato un posto per nascondersi in bella vista, come venditrice allo stadio dei Nighthawks. Tenendo il suo segreto al sicuro e semplicemente felice di essere ancora viva, non ha mai considerato di trovare il vero amore. In fin dei conti, una ragazzaccia non si merita un bravo fidanzato, giusto?

Uscendo dalla sua migliore stagione, Dan entra nei playoff, intenzionato a vincere la bandierina e giocare nelle World Series. Ma potrà mantenere la concentrazione sul campo, dove tutto sta andando bene, quando tutto sta andando male fuori dal campo?

(source: Bol.com)

Damnation

A causa di una forte febbre un ragazzo vive in flashback momenti di una vita che forse non gli appartengono. Affiancato da una studentessa in psicologia indaga sugli avvenimenti misteriosi. Entra in contatto, non proprio per caso, con un professore universitario che giudica in modo sconcertante il suo caso. Qualcosa o qualcuno lo sta accompagnado sulla soglia della follia, ma lui questo non può saperlo.
(source: Bol.com)

Dalle navi bianche alla linea gotica

Massimo Zamorani racconta con passione, ma anche con sapienza di scrittore, le sue remote esperienze di ragazzo fuggiasco dalle terre dell’effimero impero fascista e di giovanissimo combattente volontario sulla Linea Gotica. Il suo pensiero e il suo cuore sono rimasti là. Dalla Prefazione di Mario Cervi. Tra il 1941 e il 1943 quattro transatlantici della Marina mercantile italiana – Saturnia, Vulcania, Giulio Cesare e Caio Duilio – furono appositamente trasformati nelle cosiddette Navi Bianche per riportare in patria dall’Africa Orientale Italiana 30.000 civili prelevati dalle loro case dopo l’occupazione del 1941 e rinchiusi nei campi di concentramento britannici: donne, anziani, invalidi e tantissimi bambini. Tra questi c’era anche Massimo Zamorani, che racconta il viaggio epico vissuto in prima persona, a quindici anni, attraverso mari invasi dai sommergibili in guerra. Dopo mesi nei campi di prigionia trascorsi in proibitive condizioni climatiche, igieniche, alimentari e sanitarie, i rimpatriandi si trovarono ad affrontare un percorso lunghissimo e difficile di circumnavigazione dell’Africa, poiché il governo britannico non aveva concesso il passaggio dal Canale di Suez. Come altri giovani rimpatriati – fra questi anche l’allora sconosciuto Hugo Pratt, futuro creatore di Corto Maltese – appena compiuti gli anni minimi Zamorani si arruolò volontario nell’esercito della Repubblica Sociale e combatté sulla Linea Gotica dove, dato disperso in combattimento, finì ancora una volta prigioniero in Algeria e poi a Taranto. Un episodio poco noto della Seconda guerra mondiale nella straordinaria testimonianza di un piccolo sopravvissuto che tornerà da grande in Africa orientale, come inviato speciale.
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Dalla Tragedia Alla Farsa: Ideologia Della Crisi E Superamento Del Capitalismo

Per stabilizzare la finanza internazionale, dopo la crisi che ne ha travolto il folle equilibrio, biliardi di dollari sono stati praticamente regalati dai governi alle istituzioni bancarie di tutto il mondo. Perché non è stato mai possibile mobilitare risorse anche solo lontanamente comparabili per affrontare la drammatica piaga della povertà e la rovinosa crisi ecologica? In queste pagine Slavoj Žižek tratteggia il fallimento morale della modernità nei termini dei due eventi che hanno aperto e chiuso gli anni Zero, il micidiale uno-due della nostra Storia, il diritto della tragedia, il gancio della farsa.
Con l’11 settembre 2001 e il credit crunch globale il liberismo è morto infatti due volte: come dottrina politica e come dottrina economica. Žižek smonta l’ingranaggio dell’ideologia liberista individuandone il nucleo utopico e perverso, che ne ha determinato la crisi. E per combattere l’irrazionalità del capitalismo globale, Žižek ritiene necessario imparare dai fallimenti della sinistra novecentesca: solo così si potrà formulare una nuova ipotesi di emancipazione dell’umanità, un’ipotesi che – in un senso, come leggerete, molto speciale – il «gigante di Lubiana» non esita a ridefinire comunista.

Dalla polvere alla vita. L’origine e l’evoluzione del nostro sistema solare

La nascita e l’evoluzione del sistema solare sono un mistero davvero affascinante. La sua soluzione un giorno – forse – potrà rispondere alle domande che ci poniamo sulle origini dell’umanità. Il libro racconta l’avvincente storia di come i corpi celesti che formano il sistema solare siano nati milioni di anni fa e descrive come scienziati e filosofi da secoli provino a svelarne i misteri, mettendo insieme pezzo a pezzo tutti gli indizi che hanno permesso di dedurre l’aspetto dell’universo, la sua età e il modo in cui probabilmente si è formato. Ripercorrendo la storia dell’astronomia e le scoperte più recenti in astrofisica e planetologia, John Chambers e Jacqueline Mitton ci offrono il più autorevole testo in circolazione sul tema. I due autori esaminano lo scenario in cui il Sole è comparso, la nuvola di gas e polveri che lo accompagnavano, poi trasformatasi in pianeti, comete, lune, asteroidi come oggi li vediamo. Esplorano i modi nei quali ciascun pianeta ha acquisito le caratteristiche uniche che conosciamo, perché alcuni sono divenuti mondi gassosi e altri regni di roccia, e in particolare perché uno tra essi, la nostra Terra, sia così perfetto per l’origine della vita. Dalla polvere alla vita è una lettura obbligata per chi si interessa alla lunga strada percorsa dal sistema solare.

Dalla parte delle bambine

“La tradizionale differenza di carattere tra maschio e femmina non è dovuta a fattori “innati’, bensì ai “condizionamenti culturali’ che l’individuo subisce nel corso del suo sviluppo. Questa la tesi appoggiata da Elena Gianini Belotti e confermata dalla sua lunga esperienza educativa con genitori e bambini in età prescolare. Ma perché solo “dalla parte delle bambine”? Perché questa situazione è tutta “a sfavore del sesso femminile’. La cultura alla quale apparteniamo – come ogni altra cultura – si serve di tutti i mezzi a sua disposizione per ottenere dagli individui dei due sessi il comportamento più adeguato ai valori che le preme conservare e trasmettere: fra questi anche il “mito’ della “naturale” superiorità maschile contrapposta alla “naturale” inferiorità femminile. In realtà non esistono qualità “maschili” e qualità “femminili”, ma solo “qualità umane”. L’operazione da compiere dunque “non è di formare le bambine a immagine e somiglianza dei maschi, ma di restituire a ogni individuo che nasce la possibilità di svilupparsi nel modo che gli è più congeniale, indipendentemente dal sesso cui appartiene”.

(source: Bol.com)

Dall’intelletto all’intuizione

L’intelletto dovrebbe diventare uno strumento di penetrazione delle nuove dimensioni del pensiero e della coscienza, nonché di risveglio della facoltà intuitiva della «ragione pura».

Dal vangelo secondo Paolo Fox

Cosa può succedere se Paolo Fox predice un anno travolgente per il tuo segno zodiacale?
Di tutto.
Ed è proprio ciò che accade a Beatrice che, con i suoi trentatré anni, ha una vita monotona che le calza a pennello: un lavoro sottopagato, una situazione sentimentale non pervenuta e una famiglia ingombrante che sembra avere da ridire su ogni sua scelta. Tra feste, incontri inaspettati e nuove conoscenze, sarà pronta ad assistere al completo stravolgimento della sua esistenza?
D’altronde, se lo dice Paolo Fox…
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### Sinossi
Cosa può succedere se Paolo Fox predice un anno travolgente per il tuo segno zodiacale?
Di tutto.
Ed è proprio ciò che accade a Beatrice che, con i suoi trentatré anni, ha una vita monotona che le calza a pennello: un lavoro sottopagato, una situazione sentimentale non pervenuta e una famiglia ingombrante che sembra avere da ridire su ogni sua scelta. Tra feste, incontri inaspettati e nuove conoscenze, sarà pronta ad assistere al completo stravolgimento della sua esistenza?
D’altronde, se lo dice Paolo Fox…

Dal tragico all’osceno: Narrazioni contemporanee del morente

Nel paesaggio mediatico contemporaneo il tragico è stato sostituito dall’osceno. Il trionfo dell’oscenità di massa sull’arte tragica rende progressivamente impossibile una rappresentazione pietosa, partecipe e catartica della sofferenza umana.
Questo profondo rivolgimento culturale precipitò negli ultimi decenni del Novecento. Mai come a partire da quel momento le occasioni di assistere allo spettacolo della sofferenza altrui sarebbero state tanto numerose, quotidiane, immediate. In un primo momento ce ne sentimmo travolti. Ben presto, però, l’uomo che abitava il mediascape di fine millennio si trasformò in un animale anfibio, capace di vivere simultaneamente in due ambienti profondamente diversi: all’asciutto del proprio mondo reale, pacifico e protetto ma anche immerso nella palude insanguinata da vittime di apocalissi lontane. La nostra pelle squamata si sarebbe presto dimostrata perfettamente impermeabile a entrambi gli ambienti. Qualsiasi tragedia altrui ci sarebbe scivolata addosso.
Analizzando e comparando romanzi, film, fotografie e televisione, questi saggi di Scurati scavano sotto il fasullo senso umanitario di una società gaudente, ludica, stupidamente euforica, arrogantemente dimentica dell’angoscia del morire, una cultura che nella panacea della visibilità elettronica s’illude di poter mettere a morte la morte, di potersi emancipare dal funereo, luttuoso lavoro di sopravvivenza attraverso l’immagine, quel lavoro iniziato da nostri progenitori, millenni or sono, in un mondo popolato da ombre di belve e di avi defunti.
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### Sinossi
Nel paesaggio mediatico contemporaneo il tragico è stato sostituito dall’osceno. Il trionfo dell’oscenità di massa sull’arte tragica rende progressivamente impossibile una rappresentazione pietosa, partecipe e catartica della sofferenza umana.
Questo profondo rivolgimento culturale precipitò negli ultimi decenni del Novecento. Mai come a partire da quel momento le occasioni di assistere allo spettacolo della sofferenza altrui sarebbero state tanto numerose, quotidiane, immediate. In un primo momento ce ne sentimmo travolti. Ben presto, però, l’uomo che abitava il mediascape di fine millennio si trasformò in un animale anfibio, capace di vivere simultaneamente in due ambienti profondamente diversi: all’asciutto del proprio mondo reale, pacifico e protetto ma anche immerso nella palude insanguinata da vittime di apocalissi lontane. La nostra pelle squamata si sarebbe presto dimostrata perfettamente impermeabile a entrambi gli ambienti. Qualsiasi tragedia altrui ci sarebbe scivolata addosso.
Analizzando e comparando romanzi, film, fotografie e televisione, questi saggi di Scurati scavano sotto il fasullo senso umanitario di una società gaudente, ludica, stupidamente euforica, arrogantemente dimentica dell’angoscia del morire, una cultura che nella panacea della visibilità elettronica s’illude di poter mettere a morte la morte, di potersi emancipare dal funereo, luttuoso lavoro di sopravvivenza attraverso l’immagine, quel lavoro iniziato da nostri progenitori, millenni or sono, in un mondo popolato da ombre di belve e di avi defunti.

Dal tragico all’osceno

Nel paesaggio mediatico contemporaneo il tragico è stato sostituito dall’osceno. Il trionfo dell’oscenità di massa sull’arte tragica rende progressivamente impossibile una rappresentazione pietosa, partecipe e catartica della sofferenza umana. Questo profondo rivolgimento culturale precipitò negli ultimi decenni del Novecento. Mai come a partire da quel momento le occasioni di assistere allo spettacolo della sofferenza altrui sarebbero state tanto numerose, quotidiane, immediate. In un primo momento ce ne sentimmo travolti. Ben presto, però, l’uomo che abitava il mediascape di fine millennio si trasformò in un animale anfibio, capace di vivere simultaneamente in due ambienti profondamente diversi: all’asciutto del proprio mondo reale, pacifico e protetto ma anche immerso nella palude insanguinata da vittime di apocalissi lontane. La nostra pelle squamata si sarebbe presto dimostrata perfettamente impermeabile a entrambi gli ambienti. Qualsiasi tragedia altrui ci sarebbe scivolata addosso. Analizzando e comparando romanzi, film, fotografie e televisione, questi saggi di Scurati scavano sotto il fasullo senso umanitario di una società gaudente, ludica, stupidamente euforica, arrogantemente dimentica dell’angoscia del morire, una cultura che nella panacea della visibilità elettronica s’illude di poter mettere a morte la morte, di potersi emancipare dal funereo, luttuoso lavoro di sopravvivenza attraverso l’immagine, quel lavoro iniziato da nostri progenitori, millenni or sono, in un mondo popolato da ombre di belve e di avi defunti.

Dal Profondo Di Me Stesso

Sono le quattro di notte e Hauke è sveglio. Ha ventinove anni e da tempo convive con l’insonnia, che gli impedisce di riaddormentarsi. Così si alza e, nel silenzio del suo appartamento vuoto, inizia a scrivere un diario − o una confessione – sull’anno appena trascorso, cercando di mettere in ordine i numerosi pensieri che continuano a tormentarlo.
Attraverso le pagine del diario, racconta la sua vita fatta di routine, solitudine, amici perduti, rapporti familiari difficili e insoddisfazioni per una laurea sprecata. Un’esistenza anonima, complicata da forti tendenze masochistiche e feticistiche che l’hanno sempre fatto sentire diverso e malato. Ed è proprio della sua malattia che comincia a parlare, non solo quella fisica che lo costringe a rivolgersi a un medico, Sergio, ma soprattutto quella dell’anima, che lo porta a essere irresistibilmente attratto da quell’uomo, riconoscendo nel suo sguardo e nei suoi modi un essere a lui complementare.
I due instaurano una relazione sessuale sadomaso, complicata e senza apparente futuro, poiché Sergio si dichiara da subito fidanzato e non interessato a Hauke se non come sottomesso.
Lungo il diario, passato e presente si alternano, ricordi dell’infanzia e dell’età adulta si richiamano a vicenda, e, a volte, risulta difficile distinguere ciò che è sogno da ciò che è reale. Ma, in un momento di lucidità, Hauke trova la forza di confessare a se stesso una verità scomoda, anche se incontestabile: “Io non sono mai stato lo schiavo di un altro uomo. Sono sempre stato schiavo di me stesso.”
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### Sinossi
Sono le quattro di notte e Hauke è sveglio. Ha ventinove anni e da tempo convive con l’insonnia, che gli impedisce di riaddormentarsi. Così si alza e, nel silenzio del suo appartamento vuoto, inizia a scrivere un diario − o una confessione – sull’anno appena trascorso, cercando di mettere in ordine i numerosi pensieri che continuano a tormentarlo.
Attraverso le pagine del diario, racconta la sua vita fatta di routine, solitudine, amici perduti, rapporti familiari difficili e insoddisfazioni per una laurea sprecata. Un’esistenza anonima, complicata da forti tendenze masochistiche e feticistiche che l’hanno sempre fatto sentire diverso e malato. Ed è proprio della sua malattia che comincia a parlare, non solo quella fisica che lo costringe a rivolgersi a un medico, Sergio, ma soprattutto quella dell’anima, che lo porta a essere irresistibilmente attratto da quell’uomo, riconoscendo nel suo sguardo e nei suoi modi un essere a lui complementare.
I due instaurano una relazione sessuale sadomaso, complicata e senza apparente futuro, poiché Sergio si dichiara da subito fidanzato e non interessato a Hauke se non come sottomesso.
Lungo il diario, passato e presente si alternano, ricordi dell’infanzia e dell’età adulta si richiamano a vicenda, e, a volte, risulta difficile distinguere ciò che è sogno da ciò che è reale. Ma, in un momento di lucidità, Hauke trova la forza di confessare a se stesso una verità scomoda, anche se incontestabile: “Io non sono mai stato lo schiavo di un altro uomo. Sono sempre stato schiavo di me stesso.”

Dal Cellulare a Finalborgo

Estratto: … Anche i piu grandicelli non avevano nessun mestiere; perche poco prima della mia nascita, la mia famiglia era venuta a Milano da Solbiate Olona, dove mio padre era agente di campagna. Non so come non siamo morti tutti di fame! Tutti i miei fratelli buoni a qualche cosa furono messi a lavoro, senza scuola od altro insegnamento. Io e mio fratello Benedetto, nato nel 1855, eravamo troppo piccoli per poter essere messi a bottega. Appena in eta (credo a quattro o cinque anni) fui accettato all’Asilo Infantile posto sul corso Garibaldi (ora Laura Mantegazza, dal nome della fondatrice, madre del senatore Paolo Mantegazza); avevo almeno la minestra a mezzogiorno, e una vesticciuola; alle scarpe spesso dovevano pensare i benefattori straordinari; molte volte, dopo la minestra del mezzogiorno, non c’era piu nulla fino al mezzogiorno dell’indomani, tranne qualche pezzo di pagnotta che mi veniva dato dai vicini, un po’ meno poveri di noi. Finiti gli anni dell’Asilo infantile, fui ammesso al Conservatorio della Puerizia, dove pure avevo la minestra e la blouse. Un vecchio dottore dell’Ospedale Maggiore, il dott. Adamoli, mi conobbe come dottore dei poveri; ebbe pieta della mia miseria e fu meravigliato del mio amore allo studio; percio la famiglia ebbe da lui qualche soccorso. Dovevo restare al Conservatorio tre anni, ma vi rimasi, per grazia, un quarto, per usufruire del nutrimento. Ne uscii nel 1868. Il fratello maggiore, Giovanni, era morto nel 1866, a Custoza, caporale nel 65. regg. fanteria; mia sorella s’era maritata, ed era la maggiore; e quindi continuavano le strettezze. All’uscire dal Conservatorio, avrei dovuto mettermi a lavorare; ma alcuni benefattori, cui la direttrice vantava il mio amore allo studio, si occuparono di pagare i libri e le spese di cancelleria, perche proseguissi gli studi nelle scuole elementari; cosi feci la terza e quarta elementare (ora quarta e quinta) dal 68 al 70. Guadagnavo qualche soldo facendo i compiti a…

Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo

“Che cosa sappiamo sull’universo, e come lo sappiamo? Da dove è venuto, e dove sta andando? L’universo ebbe un inizio e, in tal caso cosa c’era prima? Il tempo avrà mai una fine?” Con questi quesiti Stephen Hawking ci introduce in una straordinaria avventura: un’emozionante cavalcata nel tempo. L’espansione dell’universo, il principio di indeterminazione, le particelle elementari e le forze della natura, l’origine e la sorte dell’universo, l’unificazione della fisica sono le grandi tappe di questo viaggio indimenticabile. Ma oltre a riassumere le conoscenze tradizionali Hawking illustra le ultime teorie sulla fisica dei buchi neri, il principio antropico, la teoria dell’universo inflazionario, l’universo contenuto in una bolla. Introduzione di Carl Sagan.
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Dak warrior (eLit) (MASTERS OF TIME Vol. 3)

MASTERS OF TIME Vol.3
Aidan, il temerario Lupo di Awe, ha abbandonato la Confraternita e il suo ruolo di Maestro per dare la caccia a Moray, il demone malvagio che ha distrutto suo figlio. Inasprito dal dolore e assetato di vendetta, si è trasformato in un uomo cupo e insensibile, molto diverso dal guerriero coraggioso e affascinante che ha lasciato nel cuore di Brianna Rose un segno indelebile. Eppure, quando sente il suo grido di terrore, lui torna dal passato per salvarla, e Brianna spera contro ogni logica di poterlo risvegliare di nuovo all’amore. Ma come, se non modificando il passato?
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MASTERS OF TIME Vol.3
Aidan, il temerario Lupo di Awe, ha abbandonato la Confraternita e il suo ruolo di Maestro per dare la caccia a Moray, il demone malvagio che ha distrutto suo figlio. Inasprito dal dolore e assetato di vendetta, si è trasformato in un uomo cupo e insensibile, molto diverso dal guerriero coraggioso e affascinante che ha lasciato nel cuore di Brianna Rose un segno indelebile. Eppure, quando sente il suo grido di terrore, lui torna dal passato per salvarla, e Brianna spera contro ogni logica di poterlo risvegliare di nuovo all’amore. Ma come, se non modificando il passato?

Daimon

Nell’atlante ideale delle cittadelle fantastiche, Labùla si colloca non-so-quando e non-so-dove. La vita vi scorre monotona lungo i binari del rito. Mastro Jockan, il signor di Labùla; Devi, la sua compagna; lo Storico, guardiano dell’ortodossia; i guerrieri e i servi; le Animalità sacre e profane: tutti i personaggi e le comparse di Labùla si muovono secondo un copione fisso, immutabile, codificato. Ma a un certo punto qualcosa si spezza nella trama immobile del Tempo, qualcosa accade. E allora tutto viene rimesso in discussione. In che misura l’ortodossia riflette la realtà? E quale delle molte possibili è la realtà? La volontà di comprendere di Mastro Jockan è umana, ma trova il suo limite nella volontà «divina» di Daimon, il misterioso dio di questa cittadella-universo. Con Daimon Gianni Montanari ha costruito un trittico di vasto respiro sul possibile destino dell’umanità, riuscendo a far scaturire dall’iterazione della vita quotidiana a Labùla un quadro allucinato e angoscioso. I «generi» della fantascienza, della fantasy e dell’utopia negativa si fondono in questa che è la più convincente prova italiana di letteratura fantasy-new wave. Ma il fantastico, in questo caso, non serve per evadere dal presente (o dal passato, o dal futuro), ma per riflettere, attraverso il filtro del passato e del futuro, proprio sul nostro presente.

Daemon (Versione italiana)

Matthew Sobol è il leggendario e visionario ideatore di popolarissimi giochi online. La sua morte prematura getta nello sconforto milioni di fan sparsi in tutto il mondo. Nello stesso tempo due programmatori della sua società vengono trovati privi di vita in circostanze decisamente sospette. Sarà il detective Peter Sebeck a cercare di far luce su questo caso davvero insolito. La sua indagine, però, non sarà semplice. La morte di Sobol, infatti, si rivela ben presto l’innesco di un meccanismo perverso, la prima tessera che, con un effetto domino, è in grado di far saltare i sistemi dell’intera Rete. La mente diabolica e geniale di Sobol ha creato un “daemon”, un programma infernale il cui compito è quello di scatenare una vera e propria guerra contro l’ordine mondiale e distruggere qualsiasi cosa si opponga al suo inesorabile cammino, riuscendo a essere sempre un passo avanti rispetto a chi cerca di fermarlo. Quello che si prospetta è uno scenario inquietante, e per Sebeck, che vede crescere l’ondata di panico, è una sfida mentale oltre che poliziesca. Costretto ad affrontare un avversario inafferrabile, senza nome e senza volto, dovrà ricorrere all’aiuto di un esperto consulente informatico per venire a capo di un enigma sempre più complesso e contrastare un nemico capace di dirigere dall’oltretomba un gioco spietato che potrebbe avere conseguenze devastanti per l’intero pianeta. Nella tradizione di Michael Crichton e William Gibson, Daniel Suarez con Daemon pone al lettore molti interrogativi sulle incognite di vivere in un mondo di macchine suscettibili di manipolazioni di qualsiasi genere. Questo thriller tecnologico esplora le inimmaginabili e terribili conseguenze di un’evoluzione informatica che sfugge al controllo umano.
(source: Bol.com)