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Io so chi sei

Paola Barbato, autrice di Non ti faccio niente, si conferma la regina italiana del thriller

Sono passati solo due anni, e di tutto ciò che è stata non è rimasto nulla.
Lena era brillante, determinata, brava a detta di tutti, curata, buona. Poi nella sua vita era entrato Saverio, e tutto era stato stravolto. Quel ragazzo più giovane, che viveva per essere contro qualsiasi regola, pregiudizio, conformità, l’aveva trasformata. E non erano solo i vestiti, i capelli, le parole. Era lei, le sue sicurezze, il suo amor proprio. Tutto calpestato in nome di un amore che agli occhi di tutti gli altri era solo nella sua testa. Il giorno in cui lui era finito in Arno, dato per disperso prima e per morto poi, qualcosa in Lena si era spento definitivamente.
Sono passati due anni, e di Saverio le resta il cane Argo, che ancora la vive come un’usurpatrice, e un senso di vuoto dolente e indistruttibile. La sera in cui trova nella cassetta della posta un cellulare, Lena pensa che si tratti di uno scherzo, oppure di uno sbaglio. Ma bastano pochi minuti per rendersi conto che quell’oggetto può cambiare la sua vita. Perché i messaggi che arrivano, e a cui lei non può rispondere, parlano di cose che solo Saverio può sapere. E quindi è vivo. È tornato. Così, senza che Lena se ne accorga, quell’oggetto diventa l’unica linfa vitale a cui abbeverarsi, e non importa che i messaggi siano sempre più impositivi e le ordinino di commettere atti di cui mai si sarebbe pensata capace. Perché se lei farà la brava, lui rientrerà nella sua vita. O questo è ciò che pensa. Almeno fino a quando le persone che le stanno intorno cominciano a morire. E il gioco si fa sempre più crudele. E la prossima vittima prescelta potrebbe essere lei.
Paola Barbato, in una corsa contro il tempo, ci porta nell’abisso della mente umana, dove paure, passioni e ossessioni si legano inestricabilmente e, a volte, ci stritolano.

(source: Bol.com)

Io so – L’enigma di Mariani

L’ispettore Iachino è in coma, conseguenza di un agguato.
Il commissario Mariani passa ore a parlargli dei casi in corso, perché i medici hanno assicurato che può servire. E indaga dicendosi che, se lui scoprirà mandanti ed esecutori dell’agguato, Iachino uscirà dal coma…
Ma c’è la solita routine da sbrigare: un antiquario, Livio Oliveri, è stato ucciso nella sua bottega. Nessun indizio, nessuna traccia.
È molto più coinvolgente per Mariani indagare sulla morte, forse un suicidio, di Roberto Nicora, il volontario che ha passato molte ore al capezzale di Iachino.
L’indagine su una morte diventa, per Mariani e sua moglie Francesca, indagine su una vita, sul passato. Forse le storie di Oliveri e di Nicora un tempo si sono intrecciate con quelle di altri.
E, per Mariani, sempre quel pensiero fisso: forse, se scoprirà la verità sull’agguato, Iachino uscirà dal coma…

(source: Bol.com)

Io so

“Ai lettori dico di non fidarsi delle ricostruzioni distorte delle indagini sulla trattativa. Sarà un processo foriero di tensioni: guardate ai fatti, non alle versioni delle parti in causa. E lo stesso chiedo ai giornalisti. Una parte del paese non vuole la verità sulle stragi, e mi stupirei del contrario: non la voleva vent’anni fa, non la vuole adesso.” “C’è una verità indicibile nelle stanze del potere, un potere non conoscibile dai cittadini che si nasconde, che si sottrae a ogni forma di controllo. La ragion di Stato rischia di diventare un ombrello difensivo sotto il quale proteggere la parte oscura del potere, il suo volto osceno, e la storia occulta dei patti inconfessabili, compreso quello tra Stato e mafia.” Le stragi e le bombe del ’92-93, la nascita della Seconda Repubblica, la corruzione come sistema, l’attacco alla Costituzione e alla magistratura, la debolezza della sinistra, le indagini sulla trattativa, il conflitto con il Quirinale. Antonio Ingroia, procuratore aggiunto della Procura di Palermo, racconta vent’anni di berlusconismo e la difficoltà di ricostruire la verità sui rapporti tra mafia e Stato.

Io Sarò con Te

Miranda ha ventidue anni, lavora in una tavola calda e frequenta un corso da fotografa professionista per dare una svolta alla sua vita. Non è stato facile mettersi contro i genitori, mantenersi e, intanto, cercare di cambiare le cose, ma ce l’ha fatta e, tutto sembra andare bene. Fino a una mattina quando il destino decide di rimescolare le carte. Jeremy Bright, leader del gruppo rock dei Gold Lions, affascinante, sexy e famosissimo, irrompe nella sua normalità trasformandola in un tornado, una baraonda che la investirà in pieno. Jeremy è fantastico, inaccessibile, ma ha un grave problema che lo tiene in scacco. Sta per perdere tutto, la dipartita è vicina, crudele e inevitabile e lui è deciso a non lottare, ma nell’istante in cui i suoi occhi incontrano quelli della fragile e semplice ragazza della tavola calda, capisce che forse, per lui, esiste una possibilità, una ragione per provare a farcela, un pretesto dagli occhi gentili che ha un nome preciso: Miranda Stewart.
Attenzione: per la presenza di scene di sesso esplicito, si consiglia la lettura ad un pubblico adulto.
Attenzione: cover modificata
Fanny D. Ross è nata a Milano.
Vive a Pavia con il marito e i due figli. Dopo varie esperienze con diverse case editrici, si è cimentata nel self publishing. Si dedica alla scrittura a tempo pieno perché ama far nascere personaggi e crescere storie sempre nuove.
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### Sinossi
Miranda ha ventidue anni, lavora in una tavola calda e frequenta un corso da fotografa professionista per dare una svolta alla sua vita. Non è stato facile mettersi contro i genitori, mantenersi e, intanto, cercare di cambiare le cose, ma ce l’ha fatta e, tutto sembra andare bene. Fino a una mattina quando il destino decide di rimescolare le carte. Jeremy Bright, leader del gruppo rock dei Gold Lions, affascinante, sexy e famosissimo, irrompe nella sua normalità trasformandola in un tornado, una baraonda che la investirà in pieno. Jeremy è fantastico, inaccessibile, ma ha un grave problema che lo tiene in scacco. Sta per perdere tutto, la dipartita è vicina, crudele e inevitabile e lui è deciso a non lottare, ma nell’istante in cui i suoi occhi incontrano quelli della fragile e semplice ragazza della tavola calda, capisce che forse, per lui, esiste una possibilità, una ragione per provare a farcela, un pretesto dagli occhi gentili che ha un nome preciso: Miranda Stewart.
Attenzione: per la presenza di scene di sesso esplicito, si consiglia la lettura ad un pubblico adulto.
Attenzione: cover modificata
Fanny D. Ross è nata a Milano.
Vive a Pavia con il marito e i due figli. Dopo varie esperienze con diverse case editrici, si è cimentata nel self publishing. Si dedica alla scrittura a tempo pieno perché ama far nascere personaggi e crescere storie sempre nuove.

Io qui, tu là

E se un giorno ti rendessi conto di essere prigioniero di un amore malato? Che faresti? Mollare? Insistere? Esiste una soluzione? Eugenio è uno scrittore la cui prima aspirazione è sempre stata quella di essere felice. A trentacinque anni, però, si ritrova stretto in una relazione frustrante, non ha veri amici, è sempre più solo, senza speranze né prospettive. Da troppo tempo ormai vive una storia soffocante con Addolorata: i due si disprezzano, stanno male insieme, ma non riescono a prendere l’unica decisione che sarebbe opportuno prendere, quella di lasciarsi. A salvare Eugenio dallo sconforto e dall’apatia che ormai caratterizzano le sue giornate è l’incontro telematico con un’intraprendente lettrice, nonché sua ammiratrice, che grazie a uno scambio di email dapprima sporadico, poi sempre più intenso, riuscirà a strappare il protagonista alla sua cronica insoddisfazione, dandogli motivo di rinnovare la sua voglia di vivere nella ricerca della felicità. Il vero amore alla fine soppianterà quello malato, portando la storia a un lieto fine che poteva non essere così scontato. I complicati meccanismi che regolano l’attrazione tra uomini e donne, portando spesso a fraintendimenti e inganni, sono al centro di questo libro che è un po’ trattato filosofico, un po’ diario di vita vissuta. Un romanzo vivace che, con estrema leggerezza e ironia, affronta il tema dell’amore e dei rapporti di coppia per una disamina elegante delle dinamiche, spesso perverse, spesso viziate, che stanno al fondo dei legami sentimentali in quest’epoca, ancora incomprensibile e così piena di insidie.

(source: Bol.com)

Io non amo

Questa storia trova dei punti notevoli di contatto con la vita di ogni ventenne, è la storia psicologica di ognuno di noi che nel proprio percorso si trova ad un giro di boa. Un incontro profondo con i lati più nascosti della personalità umana; una finestra sulla riscoperta del bisogno fondamentale di amare e di essere amati per trovare il coraggio di affrontare i nostro demoni e di accogliere le nostre paure per diventare finalmente uomini. Io non amo è un opportunità per fermarsi un attimo e riconsiderare che amare se stessi può essere l’inizio di una lunga e avvincente storia d’amore.

L’io minimo. La mentalità della sopravvivenza in un’epoca di turbamenti

Alla vita quotidiana come esercizio di sopravvivenza corrisponde la costruzione di una micro-identità (l’io minimo) funzionale alle difficoltà del presente. In queste pagine l’autore ci propone una chiave di lettura del mutamento culturale in corso e delle sue varie manifestazioni nel pensiero, nelle arti, nel costume e nella morale.
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L’io e l’inconscio

“Il lettore mi vorrà perdonare se lo prego di considerare questo volumetto come un serio tentativo da parte mia per afferrare concettualmente un campo di esperienza – quelle delle reazioni della personalità cosciente alle influenze dell’inconscio – nuovo e ancora inesplorato. Non si tratta della costruzione di un sistema di concetti, ma della formulazione di esperienze psichiche vissute, che non furono ancora oggetto di studio scientifico. Poichè l’anima è un dato irrazionale e non può affatto essere equiparata, secondo l’esempio antico, a una Ragione più o meno divina, così non c’è da meravigliarsi se nell’esperienza psichica c’imbattiamo assai di frequente in processi e in fatti vissuti che non corrispondono alla nostra aspettazione razionale e che, per conseguenza, sono ripudiati dalla nostra coscienza razionalmente orientata. Il mantenere un simile orientamento sarebbe, ben s’intende, inadatto allo studio psicologico, in quanto estremamente antiscientifico: non si può suggerire nulla alla natura, se ne vogliamo osservare l’indisturbato andamento”. C.G. Jung

Io e il duce

Io e il duce
Il 9 febbraio 1944 il “Corriere della Sera” diede la notizia dell’arresto di Indro Montanelli, accusato di avere scritto articoli diffamanti sul regime fascista, che in quel momento si trovava sul punto di raggiungere il gruppo partigiano guidato da Filippo Beltrami. Incarcerato insieme alla moglie Maggie a San Vittore, a Milano, il 14 agosto riuscì a fuggire in Svizzera. In realtà, Montanelli aveva preso le distanze dal regime fascista sin dal 1938, quando aveva rinunciato alla tessera del partito e ne aveva pagato le conseguenze con l’impossibilità di fare il giornalista in Italia, e quella che inizialmente era una divergenza politica e personale si era sempre più approfondita, sino a trasformarsi nella decisione di combattere attivamente contro il regime e gli occupanti tedeschi. Nel dopoguerra e fino alla sua morte Montanelli è ritornato spesso sulla figura del Duce e sulla storia del ventennio, contribuendo a disegnare nell’immaginario degli italiani l’immagine di un Mussolini perfetto “italiano medio”, con tutti i vizi e le poche virtù che il giornalista attribuiva ai suoi connazionali, e che spesso “più che a dominare gli avvenimenti, badava a restarne a galla, lasciandosene portare”. Raccontando il Duce, quindi, Montanelli elabora una storia del fascismo che, oltre a essere fedelmente documentata grazie alla sua partecipazione diretta e alla professione di giornalista, dà conto anche di altri elementi che sfuggono all’osservazione storica: il rapporto tra Mussolini e gli italiani ? soprattutto quelli della sua generazione ?; l’infatuazione del Paese per il suo dittatore e, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la delusione e i dubbi mai sopiti di coloro che sopravvissero e si posero il problema di spiegare ai giovani le ragioni di quanto accaduto.

Invito a nozze

Frankie Addams, a dodici anni, è già vicina al metro e settanta d’altezza, e immagina che i freak del circo itinerante – il gigante, la donna cannone, l’ermafrodito – le strizzino l’occhio con intenzione. Legge della guerra sui giornali e sogna di arruolarsi, ma più di tutto sogna di scappare dalla cittadina di provincia dove ha come soli amici il cuginetto di otto anni e la domestica nera del padre. Quando viene invitata a Winter Hill per il matrimonio del fratello, Frankie prepara la valigia e si augura di non tornare mai più. È la premessa di un viaggio dalla penombra di una casa natale dove «tutto rimaneva immobile» alle insidie di un mondo che, mai come quell’estate, pareva «lanciato a una velocità di millesettecento chilometri all’ora».
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Invito a Capri con delitto. Le indagini del commissario Bertè

«Alberto, amore mio… aiutami! Uccideranno anche me…». Così riporta una lettera che viene dal passato. È firmata Diana Meyer, e risale al 1976, ma il professor Alberto Sorrentino la riceve solo quarant’anni dopo, e per pura fatalità. Che fine ha fatto la bella austriaca che, in un infuocato agosto caprese, il professore ha immensamente amato? Non era stato facile dimenticarla. Dopo il suo brusco e inspiegabile abbandono, l’aveva odiata per anni, ma ora quella lettera drammatica sbriciola le sue certezze. Forse Diana ha dovuto lasciarlo? Per mettere in pace il cuore e la coscienza, il professore si rivolge all’amico Gigi Berté, invitandolo a Capri. Per il commissario con la coda la sfida è ardua: la vicenda è complicata da molteplici aspetti psicologici e le persone coinvolte sono poco propense a parlare. Inoltre, lavorare fuori dalla sua area di competenza limita la sua libertà d’indagine, già di per sé difficile perché i fatti sono lontani nel tempo. I misteri antichi dell’Isola Azzurra e la sua sfibrante bellezza catturano anche Berte, che esorcizza le sue paure scrivendo racconti e telefonando all’amata Marzia. Ma quando il passato ritorna e colpisce ancora nel presente, tingendolo di rosso, Berté, con la sua abilità e i suoi metodi anticonvenzionali, riesce a ricostruire l’intricata vicenda, fino al colpo di scena finale.
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Gli invisibili

Gli invisibili: La storia segreta dei prigionieri illustri di Hitler in Italia by Mirella Serri
All’alba del 28 aprile 1945 alcuni pullman carichi di prigionieri si fermano all’entrata del paesino di Villabassa, in Sudtirolo. A scendere per prima è la scorta delle SS, seguita da un gruppo di 139 detenuti tra cui donne e bambini. Sembrano venire dall’oltretomba, trascinano fagotti a cui sono appese pentole e gamelle, valigie legate con lo spago. Ma, nonostante l’aspetto, sono alcuni dei più noti protagonisti della recente storia europea. Tra loro ci sono l’ex cancelliere austriaco Kurt von Schuschnigg; l’ex primo ministro francese Léon Blum; il famoso industriale Fritz Thyssen… A questi si aggiungono, fra gli altri, gli italiani Mario Badoglio, figlio del generale Pietro; il generale Sante Garibaldi, nipote dell’eroe dei due mondi.
Sono i cosiddetti «prigionieri d’onore» di Hitler, personaggi di spicco detenuti segretamente in vari lager del Reich e che Himmler, il potente ministro dell’Interno e capo delle SS, in previsione della sconfitta vorrebbe utilizzare nelle trattative di pace con gli Alleati.
*Gli invisibili* ripercorre la loro avventurosa storia, i motivi che li hanno condotti nei lager e le loro terribili peripezie per approdare in Sudtirolo.
Ma ricostruisce anche le vicende fino a oggi mai raccontate dell’intreccio che porta detenuti ebrei e antifascisti a trovarsi a fianco di altri prigionieri che hanno fatto parte della schiera dei «carnefici» di Hitler o di Mussolini: come il capo della polizia di Salò Tamburini, o come Filippo d’Assia, la cui moglie, la principessa Mafalda di Savoia, sarà la vittima sacrificale di oscure trame.

L’invisibile

L’invisibile by Philip Ball
«Verso il 1680 lo scrittore inglese John Aubrey mise per iscritto un incantesimo di invisibilità che sembra tirato fuori da una fiaba, e per giunta una particolarmente macabra. Un mercoledí mattina, prima del sorgere del sole, bisogna sotterrare la testa recisa di un suicida insieme a sette fagioli neri. Dopo aver annaffiato i fagioli per sette giorni con un buon brandy, apparirà uno spirito che baderà a essi e alla testa sepolta. Il giorno successivo i fagioli germoglieranno e bisognerà convincere una bambina a coglierli e a toglierli dai baccelli. Uno di questi fagioli, messo in bocca, renderà invisibili. Aubrey racconta che due mercanti ebrei di Londra, non riuscendo a procurarsi la testa di un suicida, ci provarono con quella di un povero gatto ucciso ritualmente. La sotterrarono insieme ai fagioli nel giardino di un tal Wyld Clark, col suo permesso. Il modo in cui Aubrey assapora senza commento il finale quasi comico ci fa pensare che fin dall’inizio fosse scettico sull’esito, perché ci spiega che il gallo di Clark disseppellí i fagioli e li mangiò senza conseguenze. Nonostante il rischio di questi contrattempi prosaici, i testi magici dal Medioevo fino all’inizio dell’Illuminismo danno mostra di una gran sicurezza di sé, per quanto bizzarre possano essere le loro ricette. Certo che la magia funzionerà, se saremo arditi a sufficienza da correre il rischio. Non era solo una trovata «pubblicitaria»: all’epoca c’era una fiducia universale nell’efficacia della magia. Il popolino la temeva e la bramava, il clero la condannava, gli intellettuali e i filosofi, come anche numerosi ciarlatani e truffatori, davano a intendere di conoscerla. È tra queste ricette fantasiose che inizia la ricerca delle origini dell’invisibilità, sia come possibilità teorica che come tecnologia concreta nel mondo reale. Rendere qualcosa invisibile era un tipo di magia, ma che cosa significava di preciso?»

L’invisibile

Will Trent, l’agente speciale del Georgia Bureau of Investigation, sta lavorando sotto copertura ed è riuscito a inserirsi in nel giro criminale della città di Macon. Ma senza il supporto della donna che ama, Sara Linton, i demoni che l’hanno sempre accompagnato stanno per avere la meglio su di lui.Sara non ha idea di dove Will sia scomparso, ma anche lei si ritrova a Macon per indagare su un omicidio di cui è rimasto vittima Jared, il suo figliastro. Piena di rabbia e dolore, Sara si mette a indagare su quella morte ingiusta, senza immaginare che sia lo stesso caso su cui sta lavorando Will. Detective, amanti e nemici si ritrovano così gli uni contro gli altri, in un indimenticabile confronto ad armi pari tra il coraggio più virtuoso e il male più profondo e invisibile.Un thriller elettrizzante e insieme un acuto studio della natura umana da una delle penne più amate del crime internazionale.

(source: Bol.com)

Invincibili come noi

«*Louise Pentland fa un grande regalo ai suoi lettori: un romanzo che dà speranza e fa sentire meno soli di fronte alle piccole difficoltà della vita.*»
**The Irish Times**
«*Ho davvero fatto il tifo per la protagonista in questo esordio fresco e coinvolgente. È vera e assomiglia a ognuna di noi.*»
**Sophie Kinsella**
«*Non stupisce che Louise Pentland sia così amata dai lettori, è una donna – e una scrittrice – estremamente talentuosa.*»
**The Bookseller**
**Non seguiamo le regole.**
**Non siamo perfette.**
**Ma quello che conta è che siamo mamma e figlia.**
La vita di Robin sembra perfetta. Ha un lavoro, una famiglia che le sta vicino e una bellissima figlia di sei anni di nome Lyla. Ma le manca qualcosa. Sente di non essere completa. Si guarda intorno e vede solo famiglie modello in cui c’è sempre un uomo, un padre, a incorniciare un quadro senza difetti. Robin ha paura di non essere una brava madre per Lyla perché l’ha cresciuta da sola. Ma cercare un fidanzato richiede un enorme sforzo di volontà. Robin lo sa bene: per lei è difficile anche solo far partire la lavatrice ogni tanto o riuscire a rientrare in quei jeans così carini, figuriamoci trovare l’uomo dei suoi sogni. Eppure pensa di dover dare una svolta alla propria esistenza. Pensa che la presenza di un compagno potrebbe cambiare le sue giornate ed evitare che Lyla vada a scuola con le scarpe sporche di fango e i capelli arruffati: tutto troverà un ordine, con qualcuno accanto. Così, come una squadra, lei e Lyla affrontano questa nuova avventura. Robin comincia a collezionare  appuntamenti. Dopo anni torna a indossare i tacchi, a truccarsi, a comprare vestiti nuovi. Ma presto scopre che il principe azzurro ormai non ha più nulla di «azzurro», e ogni volta è costretta a ripartire da zero. Finché qualcosa cambia. Finché Robin si vede mentre ride insieme a Lyla e capisce, per la prima volta, che loro due sono invincibili. Che non è importante se va a prendere sua figlia in ritardo o se si dimentica di cucirle un vestito per la recita. Forse perché la perfezione è solo una chimera. Non è la risposta. Non rende speciali.
Un romanzo che ha conquistato tutta l’Europa e che in Inghilterra ha dominato le classifiche per mesi, piazzandosi al primo posto. Un’autrice con un grandissimo seguito in rete e che ora conta oltre due milioni di follower sui social. *Invincibili come noi *racconta dell’amore più grande che esista, quello tra una madre e un figlio. Un amore che non chiede nulla in cambio, che non pretende la perfezione, ma che insegna che si può superare qualsiasi ostacolo. Perché insieme ci si rialza sempre. Più forti di prima.
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### Sinossi
«*Louise Pentland fa un grande regalo ai suoi lettori: un romanzo che dà speranza e fa sentire meno soli di fronte alle piccole difficoltà della vita.*»
**The Irish Times**
«*Ho davvero fatto il tifo per la protagonista in questo esordio fresco e coinvolgente. È vera e assomiglia a ognuna di noi.*»
**Sophie Kinsella**
«*Non stupisce che Louise Pentland sia così amata dai lettori, è una donna – e una scrittrice – estremamente talentuosa.*»
**The Bookseller**
**Non seguiamo le regole.**
**Non siamo perfette.**
**Ma quello che conta è che siamo mamma e figlia.**
La vita di Robin sembra perfetta. Ha un lavoro, una famiglia che le sta vicino e una bellissima figlia di sei anni di nome Lyla. Ma le manca qualcosa. Sente di non essere completa. Si guarda intorno e vede solo famiglie modello in cui c’è sempre un uomo, un padre, a incorniciare un quadro senza difetti. Robin ha paura di non essere una brava madre per Lyla perché l’ha cresciuta da sola. Ma cercare un fidanzato richiede un enorme sforzo di volontà. Robin lo sa bene: per lei è difficile anche solo far partire la lavatrice ogni tanto o riuscire a rientrare in quei jeans così carini, figuriamoci trovare l’uomo dei suoi sogni. Eppure pensa di dover dare una svolta alla propria esistenza. Pensa che la presenza di un compagno potrebbe cambiare le sue giornate ed evitare che Lyla vada a scuola con le scarpe sporche di fango e i capelli arruffati: tutto troverà un ordine, con qualcuno accanto. Così, come una squadra, lei e Lyla affrontano questa nuova avventura. Robin comincia a collezionare  appuntamenti. Dopo anni torna a indossare i tacchi, a truccarsi, a comprare vestiti nuovi. Ma presto scopre che il principe azzurro ormai non ha più nulla di «azzurro», e ogni volta è costretta a ripartire da zero. Finché qualcosa cambia. Finché Robin si vede mentre ride insieme a Lyla e capisce, per la prima volta, che loro due sono invincibili. Che non è importante se va a prendere sua figlia in ritardo o se si dimentica di cucirle un vestito per la recita. Forse perché la perfezione è solo una chimera. Non è la risposta. Non rende speciali.
Un romanzo che ha conquistato tutta l’Europa e che in Inghilterra ha dominato le classifiche per mesi, piazzandosi al primo posto. Un’autrice con un grandissimo seguito in rete e che ora conta oltre due milioni di follower sui social. *Invincibili come noi *racconta dell’amore più grande che esista, quello tra una madre e un figlio. Un amore che non chiede nulla in cambio, che non pretende la perfezione, ma che insegna che si può superare qualsiasi ostacolo. Perché insieme ci si rialza sempre. Più forti di prima.

Invidia il prossimo tuo (Einaudi. Stile libero big)

Alan è un celebre critico gastronomico. È felicemente sposato, ha tre figli e una grande casa a pochi minuti dal centro di Londra. Quando all’uscita della metropolitana rivede quello che in gioventú era il suo «migliore amico», sulle prime non crede ai propri occhi. Craig, il Craig che sembrava destinato a diventare una rockstar di fama internazionale, è invece ridotto a chiedere l’elemosina ai passanti. Alan non deve pensarci su piú di tanto, giusto il tempo di una birra. Lo aiuterà. Lo ospiterà a casa sua fino a quando Craig non si sarà rimesso in carreggiata. Lo fa perché è generoso? Oh, certo. Perché i vecchi amici vanno aiutati? Sicuro, come no. Ma diciamocelo, sostenere Craig gli dà un piacere sottile e feroce: lui ce l’ha fatta, Craig no. Alan sconterà il bene che sta facendo, non c’è dubbio. Perché non c’è nulla di piú odioso del successo degli altri. E nulla ci dà piú gioia del vederli crollare.
* Mi dispiace, – disse Alan.
Quando gli uscirono di bocca quelle parole, si rese conto che lo pensava davvero. In gioventú, gli aveva augurato diverse volte di fare una brutta fine. Gli aveva invidiato l’aspetto, il talento, le doti musicali, il successo con le ragazze, la sicurezza, la popolarità. Il giovane Alan Grainger avrebbe tanto voluto essere Craig Carmichael. Ma adesso, lí seduti, mentre entrambi si avvicinavano ai cinquant’anni e tiravano le somme, era molto, molto felice di essere Alan Grainger.
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### Sinossi
Alan è un celebre critico gastronomico. È felicemente sposato, ha tre figli e una grande casa a pochi minuti dal centro di Londra. Quando all’uscita della metropolitana rivede quello che in gioventú era il suo «migliore amico», sulle prime non crede ai propri occhi. Craig, il Craig che sembrava destinato a diventare una rockstar di fama internazionale, è invece ridotto a chiedere l’elemosina ai passanti. Alan non deve pensarci su piú di tanto, giusto il tempo di una birra. Lo aiuterà. Lo ospiterà a casa sua fino a quando Craig non si sarà rimesso in carreggiata. Lo fa perché è generoso? Oh, certo. Perché i vecchi amici vanno aiutati? Sicuro, come no. Ma diciamocelo, sostenere Craig gli dà un piacere sottile e feroce: lui ce l’ha fatta, Craig no. Alan sconterà il bene che sta facendo, non c’è dubbio. Perché non c’è nulla di piú odioso del successo degli altri. E nulla ci dà piú gioia del vederli crollare.
* Mi dispiace, – disse Alan.
Quando gli uscirono di bocca quelle parole, si rese conto che lo pensava davvero. In gioventú, gli aveva augurato diverse volte di fare una brutta fine. Gli aveva invidiato l’aspetto, il talento, le doti musicali, il successo con le ragazze, la sicurezza, la popolarità. Il giovane Alan Grainger avrebbe tanto voluto essere Craig Carmichael. Ma adesso, lí seduti, mentre entrambi si avvicinavano ai cinquant’anni e tiravano le somme, era molto, molto felice di essere Alan Grainger.