63649–63664 di 66061 risultati

L’occhio che vide tutto

Julie Domino non si sarebbe mai scoperta la vocazione della spia… se sua sorella Emery, regista di documentari, non fosse scomparsa in Grecia. Se lei, pacifica docente di economia all’università di New York, non fosse stata spedita fin lì a cercarla. Se non avesse incontrato Noah, improbabile negoziatore di armamenti e probabilissimo agente della CIA. Se non si fosse innamorata di lui seguendo una certa pista che la porta ad Atene, Beirut, Londra e infine ancora a New York…

L’obelisco nero

È laprile del 1923, e gli affari vanno maledettamente bene per la ditta di monumenti funerari Heinrich Kroll e Figli, sita in quel di Werdenbrück, una vecchia città di sessantamila abitanti, con case di legno, costruzioni barocche e orribili quartieri nuovi. La morte continua a fare il suo sporco lavoro e ad alimentare lumano bisogno di lenire il dolore con monumenti di marmo o, se il rimorso e leredità so no grossi, di costoso granito nero svedese lucidato.
Alla Heinrich Kroll e Figli, però, hanno poco da festeggiare. Più vendono, infatti, e più si impoveriscono. Una bizzarria allordine del giorno nella Germania del 1923, dove linflazione dilaga e, nel giro di qualche ora, con due chili e mezzo di banconote si può comperare tuttal più una bottiglia di vino a buon mercato.
Ludwig Bodmer lavora alla Heinrich Kroll e Figli. È il capo della pubblicità, il disegnatore e il con tabile della ditta; insomma, è il so lo impiegato, per giunta inesperto, visto che è un poeta, regolare membro del club di poesia che si riunisce una vol ta alla settimana nella saletta stile anticotedesco di un rinomato oste di Werdenbrück.
Ludwig ha, però, anche unaltra occupazione.
La domenica indossa il suo abito buono, attraversa la città da cima a fondo, percorre un viale di ippocastani, si arrampica su una collinetta e raggiunge il manicomio, dove suona lorgano della cappella per la messa domenicale. Tra lesecuzione di un brano e laltro, il suo sguardo fruga nelle prime file, alla ricerca della testa scura di Isabelle, unaffascinante ragazza ospite del manicomio, che se ne sta inginocchiata sul banco, diritta e snella, con la testa delica ta china da un lato, come una statua gotica. Ludwig ama quel luogo. Dopo la colazione si reca nel parco e se ne sta tranquillamente seduto a dedicarsi a cose fuori mo da come ascoltare il vento, sentire cantare gli uccelli, osserva re il gioco della luce che filtra tra il verde chiaro delle fronde.
Romanzo permeato dalla grazia e dalla levità della scrittura di Remarque, Lobelisco nero narra degli anni Venti della Germania, anni difficili di una nazione sullorlo della rovina e, tuttavia, anni in cui , secondo lautore di Niente di nuovo sul fronte occidentale, «la speranza sventolava ancora sopra di noi come una bandiera, e noi credevamo ancora in quei va lori sospetti che si chiamano umanità, giustizia, tolleranza, e pensavamo che una guerra mondiale potesse essere, per una generazione, un insegnamento sufficiente».
«Uno di quegli scrittori che risvegliano un senso di gratitudine: perché ci offrono una seconda patria».
Domenico Quirico
«Commuovere il lettore con la forza delle parole, e destarne insieme cuore e mente, è il dono straordinario di Remarque».
The New York Times
**
### Sinossi
È laprile del 1923, e gli affari vanno maledettamente bene per la ditta di monumenti funerari Heinrich Kroll e Figli, sita in quel di Werdenbrück, una vecchia città di sessantamila abitanti, con case di legno, costruzioni barocche e orribili quartieri nuovi. La morte continua a fare il suo sporco lavoro e ad alimentare lumano bisogno di lenire il dolore con monumenti di marmo o, se il rimorso e leredità so no grossi, di costoso granito nero svedese lucidato.
Alla Heinrich Kroll e Figli, però, hanno poco da festeggiare. Più vendono, infatti, e più si impoveriscono. Una bizzarria allordine del giorno nella Germania del 1923, dove linflazione dilaga e, nel giro di qualche ora, con due chili e mezzo di banconote si può comperare tuttal più una bottiglia di vino a buon mercato.
Ludwig Bodmer lavora alla Heinrich Kroll e Figli. È il capo della pubblicità, il disegnatore e il con tabile della ditta; insomma, è il so lo impiegato, per giunta inesperto, visto che è un poeta, regolare membro del club di poesia che si riunisce una vol ta alla settimana nella saletta stile anticotedesco di un rinomato oste di Werdenbrück.
Ludwig ha, però, anche unaltra occupazione.
La domenica indossa il suo abito buono, attraversa la città da cima a fondo, percorre un viale di ippocastani, si arrampica su una collinetta e raggiunge il manicomio, dove suona lorgano della cappella per la messa domenicale. Tra lesecuzione di un brano e laltro, il suo sguardo fruga nelle prime file, alla ricerca della testa scura di Isabelle, unaffascinante ragazza ospite del manicomio, che se ne sta inginocchiata sul banco, diritta e snella, con la testa delica ta china da un lato, come una statua gotica. Ludwig ama quel luogo. Dopo la colazione si reca nel parco e se ne sta tranquillamente seduto a dedicarsi a cose fuori mo da come ascoltare il vento, sentire cantare gli uccelli, osserva re il gioco della luce che filtra tra il verde chiaro delle fronde.
Romanzo permeato dalla grazia e dalla levità della scrittura di Remarque, Lobelisco nero narra degli anni Venti della Germania, anni difficili di una nazione sullorlo della rovina e, tuttavia, anni in cui , secondo lautore di Niente di nuovo sul fronte occidentale, «la speranza sventolava ancora sopra di noi come una bandiera, e noi credevamo ancora in quei va lori sospetti che si chiamano umanità, giustizia, tolleranza, e pensavamo che una guerra mondiale potesse essere, per una generazione, un insegnamento sufficiente».
«Uno di quegli scrittori che risvegliano un senso di gratitudine: perché ci offrono una seconda patria».
Domenico Quirico
«Commuovere il lettore con la forza delle parole, e destarne insieme cuore e mente, è il dono straordinario di Remarque».
The New York Times

L’italiano. Lezioni semiserie

”Questo è un libro ottimista, e ha un obiettivo dichiarato: aiutarvi a scrivere in maniera efficace (un’email, una relazione, una tesi o un breve saggio: la tecnica non cambia). Si parte dal Decalogo Diabolico e si arriva ai Sedici Semplici Suggerimenti. Ogni capitolo si chiude con un test o un quiz: una forma blanda di sadomasochismo, che certamente apprezzerete. Scrivo per mestiere dal remoto 1979 – avevo ventidue anni, i capelli neri e l’avverbio facile – e penso di conoscere alcuni trucchi. Trucchi onesti, che si possono insegnare (come usare i due punti, il più sexy tra i segni di interpunzione; come scegliere un aggettivo; come evitare due ‘che’ in una frase, tanto brutti da essere illegali). Sono convinto che si possa imparare a scrivere bene senza troppa fatica e divertendosi. Se non ci riuscirete, mi prendo la colpa. Se ce la farete, sarà merito vostro. Affare fatto?”

(source: Bol.com)

L’Italia Non È Più Italiana

Dalla setta americana che si compra il castello medioevale ai cinesi che si prendono le vigne del grignolino, dai fondi internazionali che acquistano e spesso spogliano le nostre migliori aziende allo scippo della nostra grande tradizione alimentare: viaggio in un Paese che è sempre meno nostro. Neppure la mafia è più italiana: quella nigeriana sta prendendo il sopravvento nella gestione di spaccio e prostituzione, ma si fanno largo anche quella albanese, georgiana, sudamericana. Intanto dilagano le Chinatown, spesso fuori controllo, mentre gli arabi diventano padroni, in modo più o meno dichiarato, di interi pezzi di Penisola. E gli italiani? Dai pensionati ai giovani cervelli, sono costretti a emigrare.

(source: Bol.com)

L’istante perfetto

Da quasi trent’anni la famiglia di Sierra coltiva ”alberi di Natale” in un grande vivaio dell’Oregon. E ogni inverno si trasferisce per un mese in California per venderli. Sierra vive perciò due vite: una in Oregon e l’altra in California, ma solo per il periodo natalizio. Finché si trova lì si è ripromessa di non legarsi a nessun ragazzo, perché sarebbe doloroso poi, dopo solo un mese, doverlo lasciare. Ma quando incontra Caleb, tutto cambia. Certo, da quel che si dice in giro, non è proprio il fidanzato ideale. Pare infatti che, anni prima, abbia commesso un errore enorme, del quale sta continuando a pagare le conseguenze, fatte di ostilità, pregiudizi e isolamento. Ma a Sierra tutto questo non interessa. Anche se migliaia di pensieri le ronzano in testa minacciando di distoglierla dal momento magico che sta vivendo, forse vale la pena di chiudere gli occhi, lasciarsi andare e mandare al diavolo la logica. Dopo tutto, la logica non sa quello che desideri e che quello che conta, alla fine, è l’amore. Vero, puro, necessario. Come il loro.

Dopo il grandissimo successo di Tredici, ora anche serie di culto prodotta da Netflix, in questo suo nuovo romanzo, Asher ci racconta una storia sull’importanza delle seconde possibilità. Una storia che vi spezzerà il cuore ma subito dopo vi farà credere ancora di più nel potere straordinario dell’amore.

(source: Bol.com)

L’isola riflessa (L’Arcipelago Einaudi Vol. 232)

«L’isola è deserta – io stessa lo sono».
Ventotene è forse la piú speciale tra le isole d’Italia: terra di turismo e di confino, culla d’Europa, luce aperta verso l’orizzonte e sguardo chiuso sul panopticon del carcere di Santo Stefano. Ventotene è stato anche l’approdo di una grande scrittrice che aveva perso la strada. Rileggere oggi questo libro, a vent’anni dalla sua prima edizione, sorprende per la vivezza della forma e per l’intensità della voce.
Paradiso di villeggiatura, eremo, prigione con le sbarre di scogli e acqua salata: un’isola non ha mai un volto solo. Nello stesso modo, *L’isola riflessa* è un libro dall’anima composita: atto d’amore, bagaglio di rimandi storici e divagazioni intellettuali, taccuino di intimità e asprezze di una donna eccezionale che decide di fermarsi in un momento di fragilità. Fabrizia Ramondino trascorre un’intensa stagione a Ventotene, nel tentativo di uscire dall’ombra dell’alcolismo e della depressione. L’isola la interroga, l’accoglie e la respinge. Cosí, il vissuto personale s’intreccia alle storie che hanno popolato l’isola per secoli: dagli eremiti medievali all’esperimento illuminista di rieducazione di galeotti e meretrici (che si concluse facendo costruire a loro stessi la prigione che li avrebbe rinchiusi), fino al «suicidio presunto» di Gaetano Bresci, al confino degli antifascisti come Pertini e alla stesura del primo Manifesto federalista europeo, firmato da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni. Le contraddizioni del luogo e quelle dall’anima non fanno che rispecchiarsi in queste pagine vivissime, palpitanti, di un’intelligenza dolorosa e fulminante.
**
### Sinossi
«L’isola è deserta – io stessa lo sono».
Ventotene è forse la piú speciale tra le isole d’Italia: terra di turismo e di confino, culla d’Europa, luce aperta verso l’orizzonte e sguardo chiuso sul panopticon del carcere di Santo Stefano. Ventotene è stato anche l’approdo di una grande scrittrice che aveva perso la strada. Rileggere oggi questo libro, a vent’anni dalla sua prima edizione, sorprende per la vivezza della forma e per l’intensità della voce.
Paradiso di villeggiatura, eremo, prigione con le sbarre di scogli e acqua salata: un’isola non ha mai un volto solo. Nello stesso modo, *L’isola riflessa* è un libro dall’anima composita: atto d’amore, bagaglio di rimandi storici e divagazioni intellettuali, taccuino di intimità e asprezze di una donna eccezionale che decide di fermarsi in un momento di fragilità. Fabrizia Ramondino trascorre un’intensa stagione a Ventotene, nel tentativo di uscire dall’ombra dell’alcolismo e della depressione. L’isola la interroga, l’accoglie e la respinge. Cosí, il vissuto personale s’intreccia alle storie che hanno popolato l’isola per secoli: dagli eremiti medievali all’esperimento illuminista di rieducazione di galeotti e meretrici (che si concluse facendo costruire a loro stessi la prigione che li avrebbe rinchiusi), fino al «suicidio presunto» di Gaetano Bresci, al confino degli antifascisti come Pertini e alla stesura del primo Manifesto federalista europeo, firmato da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni. Le contraddizioni del luogo e quelle dall’anima non fanno che rispecchiarsi in queste pagine vivissime, palpitanti, di un’intelligenza dolorosa e fulminante.

L’Isola delle farfalle

È un triste risveglio per la giovane avvocatessa berlinese Diana Wagenbach. Solo la sera precedente infatti ha scoperto che suo marito l’ha di nuovo tradita e, come se non bastasse, una telefonata dall’Inghilterra la informa che la cara zia Emmely ha le ore contate e che vorrebbe vederla un’ultima volta. Non le resta che fare i bagagli e prendere il primo volo verso l’antica dimora di Tremayne House, dove i suoi avi hanno vissuto per generazioni. Diana non può sapere che cosa l’attende, non sa che in punto di morte zia Emmely le sta per consegnare un terribile segreto di famiglia, custodito gelosamente per anni. Come in un rebus, con pochi, enigmatici indizi a disposizione – una foto ingiallita che ritrae una bellissima donna di fronte a una casa tra le palme, una foglia incisa in caratteri misteriosi, una bustina di tè, una vecchia guida turistica –, a Diana è affidato il difficile compito di portare alla luce che cosa accadde tanti anni prima, nel lontano Oriente, a Ceylon, l’incantevole isola del tè e delle farfalle. Qualcosa che inciderà profondamente anche sul suo destino…Appassionante, pieno di emozioni, travolgente, ”L’ isola delle farfalle” racconta la storia che ognuno di noi sogna un giorno di vivere.

(source: Bol.com)

L’isola delle anime

Finlandia, 1891. Una notte, ai primi di ottobre, una barchetta scivola sull’acqua nera del fiume Aura. A bordo, Kristina, una giovane contadina, rema controcorrente per riportare a casa i suoi due bambini raggomitolati sul fondo dell’imbarcazione. Le mani dolenti e le labbra imperlate di sudore, rientra a casa stanchissima e si addormenta in fretta. Solo il giorno dopo arriva, terribile e impietosa, la consapevolezza del crimine commesso: durante il tragitto ha calato nell’acqua densa e scura i suoi due piccoli, come fossero zavorra di cui liberarsi. La giovane donna viene mandata su un’isoletta al limite estremo dell’arcipelago, dove si erge un edificio, un blocco in stile liberty con lo steccato che corre tutt’attorno e gli spessi muri di pietra che trasudano freddo. È Själö, un manicomio per donne ritenute incurabili. Un luogo di reclusione da cui in poche se ne vanno, dopo esservi entrate. Dopo quarant’anni l’edificio è ancora lì ad accogliere altre donne ‘incurabili’: Martha, Karin, Gretel e Olga. Sfilano davanti agli occhi di Sigrid, l’infermiera, la ‘nuova’. I capelli cadono intorno ai piedi in lunghi festoni e poi vengono spazzati via, si apre la cartella clinica della paziente, ma non c’è alcuna cura, solo la custodia. Un giorno arriva Elli, una giovane donna che, con la sua imprevedibilità, porta scompiglio tra le mura di Själö. Nella casa di correzione dove era stata rinchiusa in seguito alla condanna per furti ripetuti, vagabondaggio, offesa al pudore, violenza, rapina, minacce e possesso di arma da taglio, aveva aggredito le altre detenute senza preavviso. Mordeva, hanno detto, e graffiava. L’infermiera Sigrid diventa il legame tra Kristina ed Elli, tra il vecchio e il nuovo. Ma, fuori dalle mura di Själö la guerra infuria in Europa e presto toccherà le coste dell’isola di Åbo. Magnifico romanzo che muove da un luogo realmente esistito, L’isola delle anime è una commovente storia sul prezzo che le donne devono pagare per la loro libertà. Un inno alla solidarietà, all’amore e alla speranza.

(source: Bol.com)

L’isola della felicità

Quando Margot Tanner decide di trasformare in residence la sua vecchia e ancora bellissima villa nell’isola di Wave, non immagina quali cambiamenti subirà la sua tranquilla e grigia esistenza. L’incontro con Ashley Glaser, l’architetto incaricato del restauro, riaccende infatti nel suo cuore sentimenti sopiti da tempo e una passione devastante si impossessa di lei. Ma Ashley è ancora sposato e Margot, che detesta i sotterfugi, cerca di soffocare il suo amore per lui. Tuttavia, con la complicità di quella vecchia casa e della sua magica isola, Margot sarà in grado di comprendere qual è la vera strada da seguire…

L’isola dell’abbandono

Un romanzo profondo e coraggioso sull’abbandono: che è il dolore più profondo con cui tutti, prima o poi, dobbiamo fare i conti. Ma che può rivelarsi una grande occasione per ritrovarci e capire finalmente chi siamo.
Pare che l’espressione “piantare in asso” si debba a Teseo che, una volta uscito dal labirinto grazie all’aiuto di Arianna, anziché riportarla con sé da Creta ad Atene, la lascia sull’isola di Naxos. In Naxos: in asso, appunto.
Proprio sull’isola di Naxos, l’inquieta e misteriosa protagonista di questo romanzo sente all’improvviso l’urgenza di tornare. È lì che, dieci anni prima, in quella che doveva essere una vacanza, è stata brutalmente abbandonata da Stefano, il suo primo, disperato amore e sempre lì ha conosciuto Di, un uomo capace di metterla a contatto con parti di sé che non conosceva e con la sfida più estrema per una persona come lei, quella di rinunciare alla fuga. E restare.
Ma come fa una straordinaria possibilità a rivelarsi un pericolo? E come fa un trauma a trasformarsi in un alibi? Che cosa è davvero finito, che cosa è cominciato su quell’isola?
Solo adesso lei riesce a chiederselo, perché è appena diventata madre, tutto dentro di sé si è allo stesso tempo saldato e infragilito, e deve fare i conti con il padre di suo figlio e con la loro difficoltà a considerarsi una famiglia. Anche se non lo vorrebbe, così, è finalmente pronta per incontrare di nuovo tutto quello che si era abituata a dimenticare, a cominciare dal suo nome, dalla sua identità più profonda…
Dialogando in modo esplicito e implicito con il mito sull’abbandono più famoso della storia dell’umanità e con i fumetti per bambini con cui la protagonista interpreta la realtà, Chiara Gamberale ci mette a tu per tu con il miracolo e con la violenza della vita, quando ci strappa dalle mani l’illusione di poterla controllare, perché qualcosa finisce, qualcuno muore o perché qualcosa comincia, qualcuno nasce.
E ci consegna così un romanzo appassionato sulla responsabilità delle nostre scelte e sull’inesorabilità del destino, sui figli che avremmo potuto avere, su quelli che abbiamo avuto, che non avremo mai. Sulle occasioni perse e quelle che, magari senza accorgercene, abbiamo colto.
**
### Sinossi
Un romanzo profondo e coraggioso sull’abbandono: che è il dolore più profondo con cui tutti, prima o poi, dobbiamo fare i conti. Ma che può rivelarsi una grande occasione per ritrovarci e capire finalmente chi siamo.
Pare che l’espressione “piantare in asso” si debba a Teseo che, una volta uscito dal labirinto grazie all’aiuto di Arianna, anziché riportarla con sé da Creta ad Atene, la lascia sull’isola di Naxos. In Naxos: in asso, appunto.
Proprio sull’isola di Naxos, l’inquieta e misteriosa protagonista di questo romanzo sente all’improvviso l’urgenza di tornare. È lì che, dieci anni prima, in quella che doveva essere una vacanza, è stata brutalmente abbandonata da Stefano, il suo primo, disperato amore e sempre lì ha conosciuto Di, un uomo capace di metterla a contatto con parti di sé che non conosceva e con la sfida più estrema per una persona come lei, quella di rinunciare alla fuga. E restare.
Ma come fa una straordinaria possibilità a rivelarsi un pericolo? E come fa un trauma a trasformarsi in un alibi? Che cosa è davvero finito, che cosa è cominciato su quell’isola?
Solo adesso lei riesce a chiederselo, perché è appena diventata madre, tutto dentro di sé si è allo stesso tempo saldato e infragilito, e deve fare i conti con il padre di suo figlio e con la loro difficoltà a considerarsi una famiglia. Anche se non lo vorrebbe, così, è finalmente pronta per incontrare di nuovo tutto quello che si era abituata a dimenticare, a cominciare dal suo nome, dalla sua identità più profonda…
Dialogando in modo esplicito e implicito con il mito sull’abbandono più famoso della storia dell’umanità e con i fumetti per bambini con cui la protagonista interpreta la realtà, Chiara Gamberale ci mette a tu per tu con il miracolo e con la violenza della vita, quando ci strappa dalle mani l’illusione di poterla controllare, perché qualcosa finisce, qualcuno muore o perché qualcosa comincia, qualcuno nasce.
E ci consegna così un romanzo appassionato sulla responsabilità delle nostre scelte e sull’inesorabilità del destino, sui figli che avremmo potuto avere, su quelli che abbiamo avuto, che non avremo mai. Sulle occasioni perse e quelle che, magari senza accorgercene, abbiamo colto.

L’isola del santuario

Myra è stata, la guerriera prediletta di Acrab, condottiero e inventore. Lui l’ha cresciuta, è stato il suo mentore, il suo protettore… e l’assassino di suo padre. Acrab vuole conquistare il Dominio delle Lacrime, abbattendone i regni grazie al suo esercito di reietti e alle sue invenzioni, capaci di distruggere intere città. È disposto a tutto pur di riuscire a imporre la sua giustizia, anche a usare gli elementali come combustibile per le sue macchine mortali. E Myra è l’arma finale per la sua conquista. Deve trovarla per catturarla e piegarla ai suoi scopi. Ma qualcosa lo frena, l’amore che prova per lei, e che rischia di portarlo alla rovina. Myra vuole ridare l’equilibrio al mondo, liberando gli elementali dalla schiavitù dei maghi Camminanti, riportando pace e armonia. Per lei Acrab è il nemico da fermare e uccidere, ma ogni volta che si è trovata di fronte a lui non è stata capace di resistere alle sue parole. Alle sue carezze… Adesso, la loro guerra sta arrivando alle battute finali. Mentre Acrab con la sua fortezza volante sta abbattendo gli eserciti nemici e si avvicina alla vittoria finale, Myra ha scoperto il luogo dove i suoi poteri si riveleranno nella loro pienezza. L’isola di Kathernesos, uno dei luoghi dove le energie dei Primi sono ancora presenti, dove la magia della Luce è ancora attiva. Ma dovrà arrivarci prima che i soldati di Acrab la fermino, e prima che la nuova vita che sta crescendo dentro di lei le prosciughi tutte le forze…
**

L’isola dei cani

Il pirata Brooke, condannato ad impiccagione nel 1703, è tornato dall’Inferno in cerca di vendetta. Dylan Dog dovrà scoprire lo strano nesso che collega la leggendaria Isola Nera ai nuovi quartieri di Londra, ma soprattutto cosa è nascosto all’interno del caveau della banca Hoskins, Hoskins & Wayne.

L’isola degli inganni

Immaginate di educare un ragazzo all’idea che tutte le meraviglie del mondo siano semplici banalità, la sapienza il frutto ovvio di ogni insegnamento, le conoscenze dell’umanità un dato elementare da padroneggiare facilmente. Che cosa diventerà questo ragazzo, isolato dagli altri suoi simili, privo di confronti? Un genio? Un superuomo? Un mostro? Ecco l’inizio de “L’isola degli inganni” di Matthew Phipps Shiel, maestro inglese del fantasy del primo Novecento, acclamato autore de “La nube purpurea”. È l’epopea di un giovane fuggito dalla perfezione e precipitato nella cronaca quotidiana. Grazie ai suoi poteri straordinari ha conquistato un tesoro, ma è ancora incapace di padroneggiare i sentimenti. La donna, una donna in particolare, è il suo orizzonte irraggiungibile. Per lei sosterrà ogni prova, temendo sempre di non riuscire a capirla, lui che ha imparato tutto, compreso tutto, esplorato tutto. Così, come un nuovo conte di Montecristo immerso nel sapere, scopre la propria fragilità. La ricerca dell’assoluto, intanto, si trasforma in un’ipnotica storia d’amore.

L’Irresistibile Lady Dorothea (I Worthington)

**I Worthington** 1
*Londra, 1815*
Dorothea Stern, in quanto nipote del Duca di Bristol, è stata educata secondo le regole della nobiltà. Tuttavia, il suo umorismo pungente e la sua natura schietta mettono tutti in guardia… in particolar modo Dominic, Marchese di Merton. Compassato e noioso, lui è stato cresciuto dallo zio, che gli ha insegnato a essere diffidente verso ogni forma di innovazione, ma anche verso la passione e l’amore. C’è però qualcosa in Dorothea, oltre a bellezza e vitalità, a cui il marchese non riesce a resistere. Ma quando l’attrazione fra i due si fa incontrollabile, una serie di difficoltà sembra voler intralciare la loro unione. Finché il marchese dovrà scegliere tra la lealtà alla famiglia e l’unica donna che può considerare la sua perfetta metà.

L’irresistibile Lady Dorothea

I Worthington 1
Londra, 1815
Dorothea Stern, in quanto nipote del Duca di Bristol, è stata educata secondo le regole della nobiltà. Tuttavia, il suo umorismo pungente e la sua natura schietta mettono tutti in guardia… in particolar modo Dominic, Marchese di Merton. Compassato e noioso, lui è stato cresciuto dallo zio, che gli ha insegnato a essere diffidente verso ogni forma di innovazione, ma anche verso la passione e l’amore. C’è però qualcosa in Dorothea, oltre a bellezza e vitalità, a cui il marchese non riesce a resistere. Ma quando l’attrazione fra i due si fa incontrollabile, una serie di difficoltà sembra voler intralciare la loro unione. Finché il marchese dovrà scegliere tra la lealtà alla famiglia e l’unica donna che può considerare la sua perfetta metà.

(source: Bol.com)

L’ironia della scimmia

Ennesima giornata frenetica per Sarti Antonio, sergente della Questura di Bologna. Appena rientrato da un turno di servizio, ancora in tenuta antisommossa viene convocato d’urgenza dall’ispettore capo: al ricco imprenditore Giulio Messini è stata appena rubata la sua lussuosa jeep Grand Cherokee. Sarti Antonio pensa subito alla nuova fidanzata della vittima, Marcella Carlotti, detta Rasputin, dietro alla quale sta da tempo nella speranza di prenderla con le mani nel sacco. Anzi, sul volante delle troppe auto rubate negli ultimi tempi a Bologna.
Ma con la Grand Cherokee del Messini, Rasputin non ha avuto fortuna: sul pianale dell’auto ha trovato una sorpresa che l’ha sconvolta e ora, in una piovosa notte di primavera sui colli attorno a Bologna, telefona a Sarti Antonio per chiedergli aiuto. Non basta. A complicare ulteriormente le cose, l”’Elegante” e indisponente (o così la pensa Sarti) Giulio Messini denuncia il furto di un dipinto, tanto bizzarro quanto sinistro, chiamato La scimmia che ride, di un pittore del Settecento, Francesco Malagoli. Uno strano furto, visto che i ladri hanno preso il Malagoli e ignorato un Guido Reni che vale molto, molto di più. C’è qualcosa, c’è molto che non funziona a Bologna e forse Rasputin potrebbe aiutare il questurino a capirci di più. Ma Rasputin sparisce.
Seguendo le sue tracce, Sarti Antonio si trova invischiato nel caso più ingarbugliato e sanguinoso che mai gli sia capitato fra le mani, al punto che gli accade di ”passare dall’altra parte”, interrogato come persona informata dei fatti, e rischia addirittura l’arresto. Chi è il misterioso Samir, sospetto terrorista islamico che si accompagna a Rasputin, braccato da due spietati killer? Per quale motivo tutte le piste sembrano condurre alle rovine fantasma de L’Aquila post terremoto? Che legame c’è tra La scimmia che ride e una fantomatica unità commando britannica in azione nei giorni più oscuri del collasso del regime fascista? Che cosa ha portato al coinvolgimento diretto dei Servizi segreti italiani, della CIA e di un misterioso uomo politico? Quale ruolo gioca l’enigmatico, pericoloso Uomochefuma?
Un labirinto di crimini del passato e intrighi del presente, le menzogne della politica e i delitti della cospirazione, una città – L’Aquila – che pare non interessi più a nessuno ma le cui macerie sono lì a denunciare le nostre colpe… Un po’ troppo per Sarti Antonio, che non è mai stato un eroe.
Loriano Macchiavelli ci regala una nuova grande avventura di Sarti Antonio, sergente, alle prese con il caso più complicato della sua carriera, e scrive pagine che tentano di chiarire, con la fantasia, alcune delle tante, troppe zone buie della nostra storia recente che la realtà non riesce a penetrare.
(source: Bol.com)