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L’Ottantanove

L’Ottantanove suscita insieme istanze positive e spavento, modella, soprattutto, buona parte della società e della politica contemporanea, delle sue visioni e delle sue pratiche, delle sue idee e dei suoi conflitti ininterrotti: alla disperata ricerca di un orizzonte diverso, e per mezzo di un nuovo linguaggio, della sua persuasione, della formidabile forza delle folle, non fa altro che spendersi interamente, forse pure ferocemente, per ripensare i concetti di libertà, civiltà, umanità. Nelle sconvolte condizioni d’esercizio del potere, nei traumi del quotidiano, i rivoluzionari si armano di passioni e ragioni, e inaugurano la stagione delle grandi lotte democratiche. L’Ottantanove rimane il segno più duraturo di uno stravolgimento, per quanto discusso, epocale. Dopo la Rivoluzione, ed è ciò che più conta, le utopie degli uomini sono riposte nell’agire.

L’ospite tigre

Le storie scelte per questo libro appartengono in maggioranza al Liao-Chai di P’u Sung-ling. Risalgono al XVII secolo. Di P’u Sung-ling si sa pochissimo, salvo che fu respinto all’esame del dottorato di lettere nel 1651. A questo fortunato fallimento dobbiamo il suo consacrarsi alla letteratura, e di conseguenza la redazione del libro che lo avrebbe reso famoso. In Cina il Liao-Chai occupa il posto che in Occidente spetta alle Mille e Una Notte. Ai racconti di P’u Sung-ling ne abbiamo aggiunti altri due non meno sorprendenti che fanno parte del quasi infinito romanzo Il sogno della camera rossa. Non v’è nulla che caratterizzi un paese più delle sue fantasie. Nelle sue scarse pagine, questo libro lascia intravedere una delle culture più antiche del mondo, e nel contempo uno dei più insoliti approcci alla narrativa fantastica( dall’introduzione di Jorge Luis Borges). Il sogno della camera rossa, famoso anche come La storia della pietra, è un romanzo cinese, da paragonare in rilevanza ai più grandi lavori della letteratura occidentale del XIX secolo. Fu scritto durante il regno dell’imperatore Qianlong da Cao Xueqin (o Tsao Hsueh-chin), ma fu pubblicato solo nel 1792, a trent’anni dalla morte dello scrittore.

L’ospite inattesa

Una moglie innamorata, un marito devoto, un figlio adorato, e la casa dei sogni in mezzo alla natura incontaminata. Perfetta come in uno spot pubblicitario: è così che Merry descrive la propria famiglia. Insieme al marito hanno detto addio a Manhattan per intraprendere un nuovo inizio vicino a Stoccolma. Merry, ex designer di set televisivi, ora si occupa della casa, si prende cura del figlio e cucina le verdure dell’orto; Sam ha lasciato la cattedra di Antropologia alla Columbia University e si dedica ai documentari. Hanno conquistato un’esistenza ai limiti dell’idilliaco, e adesso sono pronti ad aprire le porte del loro paradiso privato anche a Frank, la migliore amica di Merry, quasi una sorella. Ma ogni eden nasconde le sue insidie, e a volte basta un piccolo cambiamento per sconvolgerne gli equilibri, o un occhio critico per scorgerne le crepe. È così che Frank riesce a cogliere dettagli sempre più inquietanti che altri non noterebbero, ed è così che tra le pieghe che cominciano a comparire sulla superficie del matrimonio perfetto, la donna si insinua pericolosamente. Quando la verità comincia a emergere e segreti e menzogne prendono forma, per Merry, Frank e Sam diventa sempre più difficile frenare gli istinti peggiori e uscire dal labirinto di gelosie e tradimenti, ripicche e violenze, in cui sono intrappolati. La penna caustica di Michelle Sacks scandaglia i meandri oscuri dell’animo umano e le relazioni malate che ne possono derivare, mostrandoci come il candore di un’apparente armonia familiare può trasformarsi in una tragedia annunciat
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### Sinossi
Una moglie innamorata, un marito devoto, un figlio adorato, e la casa dei sogni in mezzo alla natura incontaminata. Perfetta come in uno spot pubblicitario: è così che Merry descrive la propria famiglia. Insieme al marito hanno detto addio a Manhattan per intraprendere un nuovo inizio vicino a Stoccolma. Merry, ex designer di set televisivi, ora si occupa della casa, si prende cura del figlio e cucina le verdure dell’orto; Sam ha lasciato la cattedra di Antropologia alla Columbia University e si dedica ai documentari. Hanno conquistato un’esistenza ai limiti dell’idilliaco, e adesso sono pronti ad aprire le porte del loro paradiso privato anche a Frank, la migliore amica di Merry, quasi una sorella. Ma ogni eden nasconde le sue insidie, e a volte basta un piccolo cambiamento per sconvolgerne gli equilibri, o un occhio critico per scorgerne le crepe. È così che Frank riesce a cogliere dettagli sempre più inquietanti che altri non noterebbero, ed è così che tra le pieghe che cominciano a comparire sulla superficie del matrimonio perfetto, la donna si insinua pericolosamente. Quando la verità comincia a emergere e segreti e menzogne prendono forma, per Merry, Frank e Sam diventa sempre più difficile frenare gli istinti peggiori e uscire dal labirinto di gelosie e tradimenti, ripicche e violenze, in cui sono intrappolati. La penna caustica di Michelle Sacks scandaglia i meandri oscuri dell’animo umano e le relazioni malate che ne possono derivare, mostrandoci come il candore di un’apparente armonia familiare può trasformarsi in una tragedia annunciat

L’Ospite

L’ospite è sempre diverso. È una presenza bizzarra e terrorizzante, dall’espressione imperturbabile, che attraversa la vita di un presentatore ritiratosi all’apice della carriera e quella di un cronista spregiudicato che ha seguito le sue tracce fino ai Caraibi. È un anonimo passeggero sceso da un treno in una stazione di provincia, un uomo che ha negli occhi la determinazione di chi ha compiuto una scelta: non ha scadenze da rispettare, solo un risultato da ottenere. L’ospite può portare a termine una resa dei conti perfetta, oppure essere un mistero tanto spaventoso che nessuno, in realtà, vuole svelare.

‘I suoi occhi erano davanti a me, con la stessa nitidezza della prima e unica volta in cui i nostri sguardi si erano incrociati, cosí vicini da poter distinguere nettamente le sue pupille, nelle quali il colore non era immobile, ma pareva in continuo movimento. Fu come affacciarsi per un attimo sul bordo di un pozzo, nel quale l’acqua che rifletteva la luna non fosse uno specchio piano, ma si muovesse come aspirata da un gorgo’.

(source: Bol.com)

L’orrenda tana

James Herbert, il noto specialista di Ratti oltre che padre di una micidiale Nebbia (Urania 702) e di un mostruoso Superstite (Urania 724), ritorna in questo romanzo con una carica di orrore forse mai raggiunta in tutta la storia della fantascienza-horror: un orrore tanto più sconvolgente quanto più sostanzialmente verosimile.
Copertina di Karel Thole

L’orrenda invasione

“L’ora dei Trifidi” scrive un illustre critico che lesse questo primo romanzo di Wyndham in manoscritto “è un libro del tipo di quelli che assicurarono la celebrità al giovane H. G. Wells, e che da allora sono sempre stati imitati senza successo. Il fallimento degli imitatori fu determinato da errori che John Wyndham è riuscito ad evitare.” La storia che Wyndham ci racconta è, si, fantastica e immaginosa come tutte quelle che fanno parte del repertorio di Wells; il suo pregio però deriva non solo dal vivido potere di immaginazione dell’autore, ma soprattutto dalle sue alte doti di scrittore, dall’abilità con cui è riuscito a rendere scientificamente credibili le stranezze della sua storia e a popolare di caratteri vivi e reali l’assurdo sfondo su cui essa si svolge. I trifidi, strane piante malaugurate, originariamente sviluppate per le loro possibilità di fornire oli di prima qualità, erano un prezioso patrimonio per il genere umano; e tali rimasero fintanto che le condizioni permisero all’uomo di esercitare il loro primato. Ma quando un improvviso disastro privò gli esseri umani del solo dono che assicurava loro questo primato, la vista, i trifidi, in tenace agguato, divennero una vera e spaventosa minaccia. Quel che accadde allora è raccontato qui da uno dei pochi fortunati che scamparono al disastro. La sua storia è fantastica e paurosa, ma assolutamente plausibile e affascinante come solo una vera opera di immaginazione può essere. Benché l’autore abbia pubblicato un certo numero di racconti sotto vari pseudonimi, questa è la prima opera che compaia sotto il nome di John Wyndham e siamo sicuri che produrrà una viva impressione.
Copertina di Curt Caesar.

L’Oro viene dal Cielo

La razza umana – che ormai, dopo un grande cataclisma universale, si riproduce soltanto artificialmente, in laboratorio – è colpita da un nuovo, implacabile, quanto misterioso morbo: la cancilosi. Un giovane scienziato, Dox Gavnor, scopre che la cancilosi non è una malattia, ma un tentativo di mutazione della natura a cui, purtroppo, il corpo umano, così come è costituito, non sa adattarsi. Perciò l’umanità è condannata. Come nell’antichità i piccoli, deboli prototipi dei mammiferi sostituirono i rettili nel dominio della Terra, ora altre forme ancora sconosciute sostituiranno l’Uomo… Ma Dox Gavnor non si rassegna: studia, ricerca, esperimenta. Il risultato è una nuova razza di uomini, adatta al mutato ambiente, perciò immune dalla cancilosi: un popolo di nani, non esseri mostruosi, ma veri e propri uomini ia miniatura. Il genio di Dox Gavnor ha creato la nuova razza, il popolo dei Vitaliani. Ma la Grande Razza, l’uomo antico, si rassegnerà a cedere senza lotte il suo potere alle minuscole creature? È questo che l’autore, Jean Gaston Vandel, con metodo narrativo vivace, sobrio, fluido, ci racconta in questo appassionante romanzo. Di chi sarà la vittoria finale? Dei nani o degli uomini? Chi dominerà il mondo del futuro? È una domanda alla quale l’autore risponde: una risposta che potrebbe diventare, nel tempo, realtà.

L’Origine del Peccato

Angeline, 17 anni e capelli di uno strano colore tendente all’arancio, è sopravvissuta al terribile incendio in cui i genitori hanno perso la vita, e che l’ha privata della memoria del suo passato. Dopo essere stata per mesi in ospedale, al suo risveglio troverà Adam ad attenderla, il fratello maggiore. Insieme si trasferiranno nelle Highlands, per cercare di ricominciare una nuova vita riprendendo gli studi e creando delle nuove amicizie. Ben presto, però, il suo passato tornerà a tormentarla, insinuando nella sua mente dubbi, paure e sensi di colpa. A minacciare ulteriormente la tranquillità di Angeline sarà l’arrivo di Mael, l’affascinante leader di un gruppo di circensi, che attraverso delle visioni indotte le svelerà dei segreti inimmaginabili sul suo passato, costringendo Angeline a riconsiderare la propria esistenza. Un Giardino paradisiaco abitato da esseri immortali, un albero magnifico tenuto in vita da una linfa misteriosa, e un frutto… che scatenerà il caos!

L’origine degli altri

*PREFAZIONE DI **TA-NEHISI COATES***
*INTRODUZIONE ALL’EDIZIONE ITALIANA DI **ROBERTO SAVIANO***
Che cosa è la razza, e perché le diamo tanta importanza? Che cosa spinge gli esseri umani a costruire «un altro» da cui differenziarsi? Perché il colore della pelle ha avuto nella storia un peso così negativo? Perché la presenza dell’altro da noi ci fa così paura? Toni Morrison, in un testo che si impone come una vera e propria orazione civile, va in cerca delle risposte a queste domande parlando di sé, della sua opera, di letteratura, storia e politica, partendo dal xix secolo e arrivando fino ai giorni nostri, e alle grandi migrazioni che caratterizzano il mondo globalizzato. L’origine degli altri è un libro di straordinaria attualità, nel quale i temi che siamo abituati a vedere banalizzati e avviliti nel dibattito pubblico vengono affrontati con passione, acume e profondità dalla più importante scrittrice americana contemporanea.
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### Sinossi
*PREFAZIONE DI **TA-NEHISI COATES***
*INTRODUZIONE ALL’EDIZIONE ITALIANA DI **ROBERTO SAVIANO***
Che cosa è la razza, e perché le diamo tanta importanza? Che cosa spinge gli esseri umani a costruire «un altro» da cui differenziarsi? Perché il colore della pelle ha avuto nella storia un peso così negativo? Perché la presenza dell’altro da noi ci fa così paura? Toni Morrison, in un testo che si impone come una vera e propria orazione civile, va in cerca delle risposte a queste domande parlando di sé, della sua opera, di letteratura, storia e politica, partendo dal xix secolo e arrivando fino ai giorni nostri, e alle grandi migrazioni che caratterizzano il mondo globalizzato. L’origine degli altri è un libro di straordinaria attualità, nel quale i temi che siamo abituati a vedere banalizzati e avviliti nel dibattito pubblico vengono affrontati con passione, acume e profondità dalla più importante scrittrice americana contemporanea.

L’origine

«All’interno del collegio non avevo potuto constatare alcun mutamento di rilievo, se non il fatto che la stanza cosiddetta di soggiorno nella quale eravamo stati educati al nazionalsocialismo era adesso diventata una cappella, e al posto del podio su cui prima della fine della guerra era salito Grünkranz per insegnarci la dottrina della Grande Germania c’era adesso un altare, e alla parete dove prima c’era il ritratto di Hitler pendeva adesso una grande croce, e al posto del pianoforte che, suonato da Grünkranz, aveva accompagnato i nostri inni nazionalsocialisti come “Die Fahne hoch!” oppure “Es zittern die morschen Knochen” c’era adesso un harmonium. L’intero ambiente non era stato nemmeno ritinteggiato, evidentemente mancavano i soldi, sicché nel punto dove adesso era appesa la croce si poteva ancora scorgere la macchia, bianchissima e vistosa sulla superficie grigia della parete, dove per anni era stato appeso il ritratto di Hitler». In questo primo volume della sua autobiografia, Bernhard ha voluto subito raccontare un periodo della sua vita a cui risale il manifestarsi di una lesione insanabile in lui: i mesi passati durante la guerra nel Convitto nazionalsocialista di Salisburgo, fra macerie e angherie, e i mesi passati nello stesso collegio, ora chiamato Johanneum, e retto da sacerdoti cattolici, sempre fra angherie, all’inizio di una ottusa pace. Nell’intima compenetrazione salisburghese fra nazismo e cattolicità, nella vocazione della città al suicidio (una delle più alte percentuali europee) e all’Arte Universale, nella scuola come offesa permanente, nella capacità locale di cancellare la memoria e sovrapporre una nobile decorazione a un fondo putrido, Bernhard riconosce una costellazione atroce e beffarda alla quale da sempre ha tentato di sottrarsi: e qui la presenta e la ripercorre in pagine ossessive, implacate. Il piccolo Thomas Bernhard, al Convitto nazionalsocialista, suonava il violino nella «stanza delle scarpe», «piena zeppa di centinaia di scarpe dei suoi compagni intrise di sudore, accatastate su scaffali di legno marcio». Suonare il violino era per lui una preparazione al suicidio – e un modo di sfuggire al suicidio, concentrandosi nell’atto del suonare. Anni dopo sarà lo scrivere stesso, per Bernhard, una metodica esplorazione dell’orrore – e insieme l’unica mossa efficace per sfuggirgli. “L’origine” apparve per la prima volta nel 1975.
(source: Bol.com)

L’ORDA DEL VENTO

Questa è la storia di una terra circondata dai ghiacci e spazzata dal vento. Da un vento che cambia sempre forza, intensità e direzione. Ma non smette mai di soffiare. Costante e implacabile. Questa è la storia della 34a Orda, decisa a scoprire l’origine del vento. Un’impresa che dura da otto secoli. E delle 33 Orde precedenti si è persa ogni traccia. Però questa Orda è diversa. Ha già attraversato la città in cui scorre un fiume di vento. Si è già sottratta alla morte superando vortici e cicloni. È arrivata più in là di qualsiasi altra Orda. Questa è la storia di ventidue personaggi, ognuno con la propria voce e molto da raccontare. Caracollo, il trovatore, estroverso, misterioso, profondo, sognatore e veggente. Oroshi, l’aeromastra, che dedica tutta se stessa a scoprire la verità. Sov, lo scriba, insicuro e dubbioso, che osserva e giudica. Erg, il guerriero-protettore, coraggioso al limite della follia.… Questa è una storia che comincia a pagina 625 e finisce a pagina 0. Questo è un romanzo destinato a lasciare il segno. Questo e molto altro è *L’Orda del vento*.

L’oracolo

Atene, 1973: mentre scoppia la rivoluzione studentesca di Piazza del Politecnico, un eminente archeologo muore misteriosamente dopo aver trovato il vaso d’oro del mitico indovino Tiresia. Dieci anni più tardi la Grecia è sconvolta dal susseguirsi di misteriosi quanto efferati omicidi. Riti annunciati da oscure profezie che sembrano giunte a compiersi. Che cosa lega quei fatti ai moti studententi del ’73? E come interpretare il segreto del vaso di Tiresia? Lo scopriremo solo alla fine di questo romanzo imprevedibile in cui, tra passato leggendario e crudo presente, si riannodano i fili di una millenaria avventura.

L’ora più buia

Dopo le avventure narrate ne “Il 36° Giusto”, Claudio, Vergy e i loro amici lasciano Parigi e ritrovano una Modena quasi tornata alla normalità, i pochi vampiri rimasti in circolazione nascosti nelle fogne e negli edifici abbandonati delle periferie più degradate. Stanchi, depressi decidono di riempire il vuoto delle loro esistenze dedicandosi alla ricerca di Alicia, nella folle e disperata speranza che questa possa essere ancora viva. Claudio e Vergy iniziano così delle indagini che, ben presto, si riveleranno un’autentica discesa negli inferi che li porterà a confrontarsi non solo con un inquietante e antico Maestro ma, anche e soprattutto, con le loro paure di uomini rassegnati ài proprio destino, fino a un incontro con la morte che si consumerà nel più tetro e freddo dei luoghi, nell’ora più buia quando, per citare l’Amleto di Shakespeare, “i cimiteri sbadigliano e l’inferno soffia il contagio su questo mondo”.
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L’ora di punta

Debora Camilli ha 25 anni e guida il taxi Siena 23. Scarrozzare persone sempre diverse per le strade di Roma, caotiche e traboccanti di vita, non le dispiace, anche se il suo sogno sarebbe stato entrare in polizia. Un sogno a cui ha dovuto rinunciare per sostenere la famiglia quando il padre è mancato improvvisamente e lei ha ereditato la licenza da tassista. Così ora trascorre le sue giornate al volante, o a combattere con la sua famiglia ristretta ma in costante fermento: una mamma infermiera che prepara deliziosi manicaretti (minaccia esiziale per l’austerità a cui Debora vorrebbe ricondurre le proprie forme morbide) e un fratello minore studente modello alla facoltà di Medicina, con il quale passa il tempo a litigare e fare pace.

Finché un giorno il destino la va a cercare nelle vesti di una bella signora che sale sul taxi Siena 23, e devia per sempre il corso dell’esistenza della tassista e della sua passeggera. La donna chiede a Debora di aspettarla sotto un portone, ma da quel portone non uscirà più. L’anima della detective si risveglia nella tassista. Per risolvere il caso si intrufola in un ambiente altoborghese molto distante dal suo, dove scoprirà che quella ”Roma bene” è meno per bene di quanto sembri…

Accanto a lei il commissario capo Edoardo Raggio, cilentano trapiantato a Roma, sprovvisto del fisico statuario degli investigatori delle serie tv americane, un viso segnato e malinconico, dotato di due grandi occhi chiari che si accendono di complicità ed entusiasmo quando fiuta la traccia giusta. Raggio e Debora formano insieme una strana coppia di investigatori fantasiosamente assortita dal caso, tanto lui è pacato e riflessivo, quanto lei è fumantina e istintiva.

Dal lungomare di Ostia accarezzato dal sole primaverile al centro storico invaso dai turisti, dai quartieri eleganti dei Parioli e di Roma Nord, a quelli popolari di San Lorenzo e di Roma Sud facciamo conoscenza, attraverso lo sguardo curioso della tassinara-detective, con l’umanità variegata che popola questo grande palcoscenico a cielo aperto. Tra colpi di scena, equivoci e incontri inattesi, l’audacia e l’intuito di Debora si riveleranno determinanti per arrivare alla soluzione del caso.

Nora Venturini mette tutto il suo talento al servizio di una commedia gialla, frizzante e amara insieme, al centro della quale si muove Debora Camilli, giovane donna impulsiva, maldestra, grintosa, ancora inconsapevole della propria grande forza.

(source: Bol.com)

L’ora dell’orda

L’Orda d’Argento, una mostruosa flotta di viaggiatori spaziali che passa da una galassia all’altra distruggendo tutto ciò che sì trova sul suo cammino, sta per arrivare nel nostro universo: la Terra sarà uno dei primi pianeti ad essere devastato. Gli uomini continuano a vivere ignari di questa terribile minaccia, ma altri mondi della nostra galassia, più avanzati tecnologicamente, si sono uniti per creare una super-forza di difesa, una barriera che si ponga sulla strada degli invasori e li respinga nel nulla interstellare da cui provengono. Per attuare questo piano difensivo, questa confederazione ha bisogno che ogni pianeta contribuisca con un « guerriero » particolarmente dotato, un individuo che possieda intrinseche qualità di vigore ed energìa psicofisica. Miles Vander è il terrestre prescelto, un giovane reso invalido dalla poliomelite ma pieno di un’esauribile energia, di una vitalità violenta e straripante, di una volontà ferrea e invincìbile, inserito bruscamente in un gruppo speciale composto dai difensori appartenenti alle razze meno civilizzate della galassia, Miles dimostrerà, nel contesto degli avanzati combattimenti nucleari e della sofisticata strategia dei computer, che lui e i suoi compagni sono gli unici a possedere le qualità speciali e il rozzo coraggio necessari per affrontare nel modo migliore lo scontro con la micidiale Orda d’Argento. Un romanzo di avventura spaziale e di grandiose battaglie stellari nella migliore tradizione dell’autore dell’acclamato ciclo dei Dorsai.