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Gli 80 di Camporammaglia

«Ebbene, sì: Marinelli, De Marco e Michelini sono effettivamente gli unici tre cognomi presenti a Camporammaglia. E anzi: a voler essere rigorosi, già i De Marco sono un’intromissione piuttosto recente, di quando – una trentina d’anni fa – un paio di piacenti figliole di Camporammaglia si andarono a far scegliere, una appresso all’altra, da due ragazzotti, tra loro cugini, di Foce di Sassa. Liquidati dunque i nuovi arrivati, non restano che Michelini e Marinelli. Che tra loro da sempre si parlano, si sopportano, si sposano, ma che pure restano divisi da una indefinibile diffidenza reciproca, un sospetto animalesco che ciascun camporammagliese inconsciamente metabolizza negli anni dell’infanzia.»
Camporammaglia è un paese come ce ne sono tanti nell’entroterra abruzzese, fagocitato dagli Appennini a 800 metri d’altezza, a mezz’ora di macchina dal primo supermercato. Ci vivono, in una orgogliosa e disperata indifferenza rispetto al resto dell’universo, più o meno ottanta persone, tutte con gli stessi due o tre cognomi, tutte aggrappate a un’apatia che le protegge e le condanna. Ma l’idillio è solo apparente, l’inviolabilità delle leggi dei padri è inevitabile che crolli quando la Storia finalmente irrompe, anche a Camporammaglia. Il terremoto, nella primavera del 2009, arriva a sconvolgere quell’intricato garbuglio di relazioni che da sempre tiene uniti gli abitanti del posto. E così, com’è già avvenuto in passato di fronte a eventi più o meno epocali – poco importa che si trattasse del prolungamento della statale, della costruzione della piazza o della comparsa della prima televisione – Camporammaglia muta nella sua eterna fissità: continua ad arrendersi, e a resistere, come rimanendo sull’orlo di una capitolazione che però non avviene mai del tutto. Gli 80 di Camporammaglia è un romanzo corale, un intrico di storie dense di coraggio e afflizione, un racconto che con impeto realista testimonia di un modo di stare al mondo che sembra già appartenere a un’epoca superata.
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### Sinossi
«Ebbene, sì: Marinelli, De Marco e Michelini sono effettivamente gli unici tre cognomi presenti a Camporammaglia. E anzi: a voler essere rigorosi, già i De Marco sono un’intromissione piuttosto recente, di quando – una trentina d’anni fa – un paio di piacenti figliole di Camporammaglia si andarono a far scegliere, una appresso all’altra, da due ragazzotti, tra loro cugini, di Foce di Sassa. Liquidati dunque i nuovi arrivati, non restano che Michelini e Marinelli. Che tra loro da sempre si parlano, si sopportano, si sposano, ma che pure restano divisi da una indefinibile diffidenza reciproca, un sospetto animalesco che ciascun camporammagliese inconsciamente metabolizza negli anni dell’infanzia.»
Camporammaglia è un paese come ce ne sono tanti nell’entroterra abruzzese, fagocitato dagli Appennini a 800 metri d’altezza, a mezz’ora di macchina dal primo supermercato. Ci vivono, in una orgogliosa e disperata indifferenza rispetto al resto dell’universo, più o meno ottanta persone, tutte con gli stessi due o tre cognomi, tutte aggrappate a un’apatia che le protegge e le condanna. Ma l’idillio è solo apparente, l’inviolabilità delle leggi dei padri è inevitabile che crolli quando la Storia finalmente irrompe, anche a Camporammaglia. Il terremoto, nella primavera del 2009, arriva a sconvolgere quell’intricato garbuglio di relazioni che da sempre tiene uniti gli abitanti del posto. E così, com’è già avvenuto in passato di fronte a eventi più o meno epocali – poco importa che si trattasse del prolungamento della statale, della costruzione della piazza o della comparsa della prima televisione – Camporammaglia muta nella sua eterna fissità: continua ad arrendersi, e a resistere, come rimanendo sull’orlo di una capitolazione che però non avviene mai del tutto. Gli 80 di Camporammaglia è un romanzo corale, un intrico di storie dense di coraggio e afflizione, un racconto che con impeto realista testimonia di un modo di stare al mondo che sembra già appartenere a un’epoca superata.

Giustizialisti

«Noi con le nostre forze di Polizia li abbiamo arrestati. I giudici li hanno liberati. L’opinione pubblica deciderà». Così l’ex ministro dell’Interno Angelino Alfano all’indomani dei disordini degli antagonisti avvenuti a Bologna nel novembre del 2015. Come se i giudici avessero deciso liberamente, senza applicare le leggi in materia che il Parlamento aveva varato in precedenza. Alfano, ma non solo, sa che un magistrato spesso ha l’obbligo di scarcerare qualcuno, pur riconoscendo che la norma impone una scelta che egli stesso ritiene sbagliata. Lasciandolo in galera, infatti, incorrerebbe in una severa misura disciplinare. Questo, al contrario, non vale per i politici che se votano una legge iniqua o ad personam sono indenni da rischi perché agiscono nell’«esercizio dell’attività parlamentare». Un libro duro, sull’eterno scontro tra magistratura e politica. Un viaggio nelle aule dei tribunali, nelle Procure e nelle carceri dove i paradossi della legislazione nostrana implicano decisioni al limite della decenza e dove la giustizia diventa spesso ingiustizia.
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### Sinossi
«Noi con le nostre forze di Polizia li abbiamo arrestati. I giudici li hanno liberati. L’opinione pubblica deciderà». Così l’ex ministro dell’Interno Angelino Alfano all’indomani dei disordini degli antagonisti avvenuti a Bologna nel novembre del 2015. Come se i giudici avessero deciso liberamente, senza applicare le leggi in materia che il Parlamento aveva varato in precedenza. Alfano, ma non solo, sa che un magistrato spesso ha l’obbligo di scarcerare qualcuno, pur riconoscendo che la norma impone una scelta che egli stesso ritiene sbagliata. Lasciandolo in galera, infatti, incorrerebbe in una severa misura disciplinare. Questo, al contrario, non vale per i politici che se votano una legge iniqua o ad personam sono indenni da rischi perché agiscono nell’«esercizio dell’attività parlamentare». Un libro duro, sull’eterno scontro tra magistratura e politica. Un viaggio nelle aule dei tribunali, nelle Procure e nelle carceri dove i paradossi della legislazione nostrana implicano decisioni al limite della decenza e dove la giustizia diventa spesso ingiustizia.

Giuseppe e i suoi fratelli – 4. Giuseppe il Nutritore

«Giuseppe e i suoi fratelli non è un romanzo sugli Ebrei, ma un canto allegro e serio al tempo stesso che celebra l’uomo e fa discendere la sua benedizione non solo sul pupillo di Giacobbe, trascinato dalla vita a compiere un apprendistato tanto severo quanto splendido, ma sull’umanità stessa. Ho avuto cura di caratterizzare Giuseppe come una natura d’artista ed è certamente una benedizione quale si conviene a un artista quella che egli riceve dal padre. Il fascino umano che emana la condizione di ogni artista consiste in questa doppia benedizione: quella che discende dall’alto e quella dell’abisso; è il fascino dei sensi che si fanno spirito e dello spirito che diviene corpo; è una dote che discende dal fondamento materno della vita, dalla sfera dell’istinto, del sentimento, del sogno, della passione; ed è dote che discende dalla sfera paterna della luce dello spirito, della ragione, dell’intelletto, del giudizio ordinatore.» Thomas Mann
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### Sinossi
«Giuseppe e i suoi fratelli non è un romanzo sugli Ebrei, ma un canto allegro e serio al tempo stesso che celebra l’uomo e fa discendere la sua benedizione non solo sul pupillo di Giacobbe, trascinato dalla vita a compiere un apprendistato tanto severo quanto splendido, ma sull’umanità stessa. Ho avuto cura di caratterizzare Giuseppe come una natura d’artista ed è certamente una benedizione quale si conviene a un artista quella che egli riceve dal padre. Il fascino umano che emana la condizione di ogni artista consiste in questa doppia benedizione: quella che discende dall’alto e quella dell’abisso; è il fascino dei sensi che si fanno spirito e dello spirito che diviene corpo; è una dote che discende dal fondamento materno della vita, dalla sfera dell’istinto, del sentimento, del sogno, della passione; ed è dote che discende dalla sfera paterna della luce dello spirito, della ragione, dell’intelletto, del giudizio ordinatore.» Thomas Mann

Giuseppe e i suoi fratelli – 3. Giuseppe in Egitto

«Il terzo Giuseppe per il suo contenuto erotico è la parte più romanzesca di un’opera che nella sua totalità richiedeva di fare del romanzo qualcosa di diverso rispetto a quanto s’intende comunemente. La variabilità di questa forma letteraria è sempre stata molto grande. Ma oggi sembra quasi che nell’ambito del romanzo rientri soltanto quel che non è più romanzo. Forse è sempre stato così. Per quanto riguarda Giuseppe in Egitto, nonostante tutta la psicologia, si troverà stilizzato in senso mitico anche l’elemento romanzesco-erotico, il che vale specialmente per la satira sessuale di invenzione fiabesca racchiusa nelle figure dei due nani.» «Giuseppe in Egitto mi appariva senz’ombra di dubbio o quasi il culmine poetico dell’opera, anche per la riabilitazione in senso umano che mi ero proposto, l’umanizzazione della figura della moglie di Potifar, la storia dolorosa della sua passione per il maestro di palazzo cananeo al servizio del marito tale solo di nome.» Thomas Mann
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### Sinossi
«Il terzo Giuseppe per il suo contenuto erotico è la parte più romanzesca di un’opera che nella sua totalità richiedeva di fare del romanzo qualcosa di diverso rispetto a quanto s’intende comunemente. La variabilità di questa forma letteraria è sempre stata molto grande. Ma oggi sembra quasi che nell’ambito del romanzo rientri soltanto quel che non è più romanzo. Forse è sempre stato così. Per quanto riguarda Giuseppe in Egitto, nonostante tutta la psicologia, si troverà stilizzato in senso mitico anche l’elemento romanzesco-erotico, il che vale specialmente per la satira sessuale di invenzione fiabesca racchiusa nelle figure dei due nani.» «Giuseppe in Egitto mi appariva senz’ombra di dubbio o quasi il culmine poetico dell’opera, anche per la riabilitazione in senso umano che mi ero proposto, l’umanizzazione della figura della moglie di Potifar, la storia dolorosa della sua passione per il maestro di palazzo cananeo al servizio del marito tale solo di nome.» Thomas Mann

Giuseppe E I Suoi Fratelli – 2. Il Giovane Giuseppe

‘Faccio iniziare la storia della vita di Giuseppe, il primogenito della graziosa e bella Rachele, intorno al 1400 a.C., quando in Egitto regnavano i due più famosi Amenhotep, III e IV, da cui risulta che Giuseppe non era ”realmente” il pronipote dell’uomo che da Charran in Mesopotamia emigrò per primo nelle terre occidentali, perché Abramo era vissuto seicento anni prima, al tempo di Hammurapi, il legislatore. Ciò non impedisce che il grazioso e bel Giuseppe si ritenesse suo pronipote, perché la difficoltà, fonte di grandissimo diletto, consiste nel fatto che io racconto di uomini i quali non sanno precisamente chi sono, e perciò la coscienza del loro ”Io” si fonda molto meno sulla chiara distinzione del punto in cui, tra passato e futuro, si situa la loro esistenza che sulla identità col proprio ”tipo” mitico ‘ Thomas Mann

(source: Bol.com)

Giuseppe e i suoi fratelli – 1. Le storie di Giacobbe

«In Giuseppe e i suoi fratelli si è voluto vedere un romanzo sugli Ebrei, anzi per gli Ebrei. La scelta dell’argomento veterotestamentario non fu certo un caso. Essa era senza dubbio in segreta, testarda e polemica relazione con tendenze del tempo che mi ripugnavano visceralmente, con il razzismo giunto in Germania a livelli inauditi, che costituisce una componente fondamentale del volgare mito fascista. Scrivere un romanzo che è una sorta di monumento allo spirito ebraico era attuale, proprio perché appariva inattuale. Ed è vero, il mio racconto si attiene con una fedeltà sempre per metà scherzosa ai dati della Genesi e spesso va letto come esegesi e amplificazione della Torah, come un midrash rabbinico.» Thomas Mann
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### Sinossi
«In Giuseppe e i suoi fratelli si è voluto vedere un romanzo sugli Ebrei, anzi per gli Ebrei. La scelta dell’argomento veterotestamentario non fu certo un caso. Essa era senza dubbio in segreta, testarda e polemica relazione con tendenze del tempo che mi ripugnavano visceralmente, con il razzismo giunto in Germania a livelli inauditi, che costituisce una componente fondamentale del volgare mito fascista. Scrivere un romanzo che è una sorta di monumento allo spirito ebraico era attuale, proprio perché appariva inattuale. Ed è vero, il mio racconto si attiene con una fedeltà sempre per metà scherzosa ai dati della Genesi e spesso va letto come esegesi e amplificazione della Torah, come un midrash rabbinico.» Thomas Mann

Giungla polacca

Questi reportage polacchi di Kapuscinski hanno tutti per oggetto campagne, cittadine, piccoli villaggi a casa del diavolo. Descrivono una realtà che appare ancora più esotica di quella del terzo mondo di altri suoi libri: quella ora scomparsa della stabilizzazione comunista dopo lo sfacelo della guerra. Protagonista ne è gente per lo più umile: due vecchie tedesche fuggite da una casa per anziani che tornano in quelle che erano le loro terre; uno zatteriere che trasporta legname su un lago; lavoratori che vivono alla giornata e cambiano mestiere di continuo. Ma ci sono anche professionisti, ingegneri, professori, un campione del mondo di lancio del disco, dei soldati di leva. Kapuscinski esamina briciole di esistenza, dettagli di vita quotidiana, rintracciando l’elemento eternamente presente a ogni latitudine: il desiderio di una vita migliore, la ricerca dell’amore, la speranza di cambiare il mondo, di lasciare una traccia di sé, nonché l’immutata presenza del male. Il brano che da il nome alla raccolta si svolge in Ghana: qui il reporter tenta di spiegare sé e la Polonia ad alcuni indigeni.

Giulia 1300 e altri miracoli

A Diego, quarantenne traumatizzato da un lutto familiare, con un lavoro anonimo e un talento unico per le balle, accade di imbarcarsi in un’impresa al di sopra delle sue capacità, l’apertura di un agriturismo; accade che decida di farlo in società con due individui visti solo una volta e che in comune con lui hanno esclusivamente la mediocrità; accade anche che a scongiurare il fallimento immediato sia l’intervento di un comunista nostalgico e che la banale fuga in campagna si trasformi in un atto di resistenza quando nell’agriturismo si presenta un camorrista per chiedere il pizzo. Una “miracolosa” commedia all’italiana che ci fa ridere da pazzi senza nascondere i mali e i difetti del nostro paese. Da questo romanzo il film di Edoardo Leo con Luca Argentero, Claudio Amendola, Anna Foglietta, Stefano Fresi e Carlo Buccirosso.

(source: Bol.com)

Giudice Toccalossi – Indagine all’ombra della Torretta

Savona, centro storico: all’interno di un appartamento fatiscente di via dei Cassari, da sempre adibito ad alcova, una prostituta viene trovata morta, con il cranio fracassato. È il tredici dicembre, giorno della fiera di Santa Lucia. Dell’indagine se ne occupa direttamente il Procuratore della Repubblica, Lorenzo Toccalossi.La città, apparentemente calma e tranquilla, bacchettona e sonnolenta, addobbata a festa per il periodo natalizio, svela così i suoi misteri, che emergono da scottanti intercettazioni, una vita sommersa di traffici illeciti, di droga, di prostitute trattate come schiave e di clienti insospettabili.All’interno di questa indagine rigorosa e stringente, si colloca una vicenda apparentemente “estranea” e fuorviante: da un telefono pubblico, sottoposto ad intercettazione, ogni sera un uomo chiama la sua amante leggendole una poesia. Il Procuratore Toccalossi, sorpreso a letto con l’amante e cacciato di casa cinque anni prima dalla moglie Arlette, tornato nella città in cui ha trascorso parte della sua infanzia, dopo una vita passata in giro per l’Italia, ormai è solo e senza affetti; sulla via di un declino non solo professionale ma anche interiore fatto di sconforto e solitudine, si appassiona a questo “caso” nell’assurdo tentativo di impedire che quell’uomo sconosciuto e misterioso possa ripetere il suo stesso errore.E allora, sull’indagine principale, sulla ricerca dell’assassino, condotta con maestria e non priva di colpi di scena, se ne innesta un’altra, giocata sui sentimenti, nella convinzione che il destino delle persone si possa cambiare e che quando qualcosa si rompe, all’interno, sia necessario aggiustarlo. E non servono affatto gli strumenti giudiziari: per il delicato congegno delle emozioni, a volte ci vuole un meccanico, un meccanico dell’anima.
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### Sinossi
Savona, centro storico: all’interno di un appartamento fatiscente di via dei Cassari, da sempre adibito ad alcova, una prostituta viene trovata morta, con il cranio fracassato. È il tredici dicembre, giorno della fiera di Santa Lucia. Dell’indagine se ne occupa direttamente il Procuratore della Repubblica, Lorenzo Toccalossi.La città, apparentemente calma e tranquilla, bacchettona e sonnolenta, addobbata a festa per il periodo natalizio, svela così i suoi misteri, che emergono da scottanti intercettazioni, una vita sommersa di traffici illeciti, di droga, di prostitute trattate come schiave e di clienti insospettabili.All’interno di questa indagine rigorosa e stringente, si colloca una vicenda apparentemente “estranea” e fuorviante: da un telefono pubblico, sottoposto ad intercettazione, ogni sera un uomo chiama la sua amante leggendole una poesia. Il Procuratore Toccalossi, sorpreso a letto con l’amante e cacciato di casa cinque anni prima dalla moglie Arlette, tornato nella città in cui ha trascorso parte della sua infanzia, dopo una vita passata in giro per l’Italia, ormai è solo e senza affetti; sulla via di un declino non solo professionale ma anche interiore fatto di sconforto e solitudine, si appassiona a questo “caso” nell’assurdo tentativo di impedire che quell’uomo sconosciuto e misterioso possa ripetere il suo stesso errore.E allora, sull’indagine principale, sulla ricerca dell’assassino, condotta con maestria e non priva di colpi di scena, se ne innesta un’altra, giocata sui sentimenti, nella convinzione che il destino delle persone si possa cambiare e che quando qualcosa si rompe, all’interno, sia necessario aggiustarlo. E non servono affatto gli strumenti giudiziari: per il delicato congegno delle emozioni, a volte ci vuole un meccanico, un meccanico dell’anima.

Girls. Siamo tutte regine

*È attrice, è influencer, è una star del web. Ha un seguito di oltre 2 milioni di fan. È Jenny De Nucci che finalmente arriva in libreria con il suo primo sorprendente romanzo. Una storia di girl power e unicità, sulla forza di essere ragazze, donne e regine.*
La vita è dura se hai diciotto anni e sei un’aspirante attrice. Le cose infatti per Alma non sono facili come sembrano. E se su Instagram i fan la cercano e le chiedono migliaia di consigli, nella realtà quotidiana, i genitori sono preoccupati per il suo rendimento scolastico, Romeo, il ragazzo che le piace, si comporta in modo ambiguo, e le amiche non sempre la capiscono. Alma sente il bisogno di qualcuno che le dia la forza di affrontare tutto questo: cerca un punto di riferimento, un’icona che la indirizzi e conforti, proprio come fa lei con le ragazze che ogni giorno le scrivono sui social in cerca del suo parere. Tra litigi e incomprensioni, quando sembra che tutto per Alma stia andando a rotoli, improvvisamente le cose prendono una piega anche peggiore. In una sola notte le migliaia di follower del suo profilo Instagram scompaiono. Al loro posto restano pochi e strani nickname: Cleopatra, Evita Perón, Nadia Comaneci… Alma clicca sui bizzarri profili e si trova magicamente catapultata nelle vite di queste donne, che, scoprirà, in epoche diverse hanno fatto la storia. Ognuna di loro ha affrontato paure e incertezze, ognuna ha qualcosa di importante da insegnarle. Perché la via che porta al successo è lastricata di ostacoli. E perché il coraggio, la forza, la tenacia sono nostre, e delle donne che ci hanno preceduto.
La giovanissima attrice e star del web Jenny De Nucci firma il suo primo romanzo, una storia tutta al femminile che insegna alle ragazze a credere in se stesse e a inseguire i propri sogni.
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### Sinossi
*È attrice, è influencer, è una star del web. Ha un seguito di oltre 2 milioni di fan. È Jenny De Nucci che finalmente arriva in libreria con il suo primo sorprendente romanzo. Una storia di girl power e unicità, sulla forza di essere ragazze, donne e regine.*
La vita è dura se hai diciotto anni e sei un’aspirante attrice. Le cose infatti per Alma non sono facili come sembrano. E se su Instagram i fan la cercano e le chiedono migliaia di consigli, nella realtà quotidiana, i genitori sono preoccupati per il suo rendimento scolastico, Romeo, il ragazzo che le piace, si comporta in modo ambiguo, e le amiche non sempre la capiscono. Alma sente il bisogno di qualcuno che le dia la forza di affrontare tutto questo: cerca un punto di riferimento, un’icona che la indirizzi e conforti, proprio come fa lei con le ragazze che ogni giorno le scrivono sui social in cerca del suo parere. Tra litigi e incomprensioni, quando sembra che tutto per Alma stia andando a rotoli, improvvisamente le cose prendono una piega anche peggiore. In una sola notte le migliaia di follower del suo profilo Instagram scompaiono. Al loro posto restano pochi e strani nickname: Cleopatra, Evita Perón, Nadia Comaneci… Alma clicca sui bizzarri profili e si trova magicamente catapultata nelle vite di queste donne, che, scoprirà, in epoche diverse hanno fatto la storia. Ognuna di loro ha affrontato paure e incertezze, ognuna ha qualcosa di importante da insegnarle. Perché la via che porta al successo è lastricata di ostacoli. E perché il coraggio, la forza, la tenacia sono nostre, e delle donne che ci hanno preceduto.
La giovanissima attrice e star del web Jenny De Nucci firma il suo primo romanzo, una storia tutta al femminile che insegna alle ragazze a credere in se stesse e a inseguire i propri sogni.

Girasole

Nella Cina della Rivoluzione Culturale, una bambina di città si ritrova orfana in una zona rurale dove era stata esiliata con il padre. Viene deciso che sarà data in affidamento a una delle famiglie del villaggio vicino. Ma per i contadini, anche una sola bocca in più da sfamare può rappresentare un problema. Solo la famiglia di Bronzo, un ragazzino muto, deciderà di accoglierla. È la famiglia più povera del villaggio, ma straordinariamente unita e coraggiosa. Girasole, sette anni, e Bronzo, di pochi anni più grande, affronteranno avversità, sfide e grandi avventure insieme alla loro meravigliosa famiglia. Il capolavoro senza tempo di uno dei più grandi autori contemporanei della Repubblica Popolare Cinese. Un racconto universale sul valore dell’amore e della solidarietà.
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### Sinossi
Nella Cina della Rivoluzione Culturale, una bambina di città si ritrova orfana in una zona rurale dove era stata esiliata con il padre. Viene deciso che sarà data in affidamento a una delle famiglie del villaggio vicino. Ma per i contadini, anche una sola bocca in più da sfamare può rappresentare un problema. Solo la famiglia di Bronzo, un ragazzino muto, deciderà di accoglierla. È la famiglia più povera del villaggio, ma straordinariamente unita e coraggiosa. Girasole, sette anni, e Bronzo, di pochi anni più grande, affronteranno avversità, sfide e grandi avventure insieme alla loro meravigliosa famiglia. Il capolavoro senza tempo di uno dei più grandi autori contemporanei della Repubblica Popolare Cinese. Un racconto universale sul valore dell’amore e della solidarietà.