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Il boss è immortale

Dopo il successo nelle indagini sul traffico di opere d’arte, l’ispettore Bernard Bastiani, francese con origini italiane, è stato promosso a Lione all’Interpol, sezione Tutela internazionale del patrimonio artistico. Viene presto contattato dal colonnello Gagliano per indagare su un furto misterioso, che ha qualche elemento in comune con un sequestro.
Lisa Miller, figliastra di Anastasio, ultimo discendente della casata dei principi di Sansevero – consiglieri del Regno di Napoli al tempo dei Borboni -, è stata rapita fuori dall’Università Federico II.
Dalla Cappella Sansevero, dove è custodito il famoso *Cristo velato*, è stata sottratta una macchina anatomica, un corpo di donna perfettamente conservato con arti, viscere e vene, realizzata dall’antenato del principe di Sansevero, un esorcista massone che aveva condotto studi ed esperimenti nella convinzione di poter conquistare l’immortalità.
Chi è il responsabile del reato? Si tratta di un furto su commissione? E cosa hanno in comune la macchina anatomica e il sequestro della ragazza? Nella cappella ci sono lavori in corso, gestiti da strani operai.
L’intrigo s’infittisce e l’ispettore Bastiani, insieme al colonnello Gagliano, sprofonda nell’impero della camorra aggirandosi per i bassifondi di Napoli, che tanto gli ricordano la sua Marsiglia.
Da questa vicenda carica di mistero prende le mosse un thriller anomalo, pieno di colpi di scena e risvolti sorprendenti, che portano l’ispettore Bastiani nei meandri di una città affascinante, decadente e tenebrosa.
Massimo Nava cattura il lettore fino all’ultima pagina, in una discesa agli inferi che svela a poco a poco i drammi e i conturbanti segreti di Napoli.
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### Sinossi
Dopo il successo nelle indagini sul traffico di opere d’arte, l’ispettore Bernard Bastiani, francese con origini italiane, è stato promosso a Lione all’Interpol, sezione Tutela internazionale del patrimonio artistico. Viene presto contattato dal colonnello Gagliano per indagare su un furto misterioso, che ha qualche elemento in comune con un sequestro.
Lisa Miller, figliastra di Anastasio, ultimo discendente della casata dei principi di Sansevero – consiglieri del Regno di Napoli al tempo dei Borboni -, è stata rapita fuori dall’Università Federico II.
Dalla Cappella Sansevero, dove è custodito il famoso *Cristo velato*, è stata sottratta una macchina anatomica, un corpo di donna perfettamente conservato con arti, viscere e vene, realizzata dall’antenato del principe di Sansevero, un esorcista massone che aveva condotto studi ed esperimenti nella convinzione di poter conquistare l’immortalità.
Chi è il responsabile del reato? Si tratta di un furto su commissione? E cosa hanno in comune la macchina anatomica e il sequestro della ragazza? Nella cappella ci sono lavori in corso, gestiti da strani operai.
L’intrigo s’infittisce e l’ispettore Bastiani, insieme al colonnello Gagliano, sprofonda nell’impero della camorra aggirandosi per i bassifondi di Napoli, che tanto gli ricordano la sua Marsiglia.
Da questa vicenda carica di mistero prende le mosse un thriller anomalo, pieno di colpi di scena e risvolti sorprendenti, che portano l’ispettore Bastiani nei meandri di una città affascinante, decadente e tenebrosa.
Massimo Nava cattura il lettore fino all’ultima pagina, in una discesa agli inferi che svela a poco a poco i drammi e i conturbanti segreti di Napoli.

Il bosco ricorda il tuo nome

Su un’imponente scogliera si erge Villa Soledad, immersa in un fitto bosco di alberi secolari, capaci di custodire qualsiasi segreto nel silenzio del tempo. Quel bosco è il regno delle sorelle Alma ed Estrella. A prima vista non potrebbero essere più diverse: pacata e discreta, l’una, decisa e ribelle, l’altra. Eppure sono accomunate dalla stessa eccezionale sensibilità. Perché dalla nonna hanno ereditato un dono straordinario: conoscono cose che nessun altro conosce e sanno esattamente quando sboccerà il primo fiore di primavera. La loro affinità è unica. Il loro legame necessario e imprescindibile. Fino al giorno in cui tra le due si insinua l’affascinante Tomás, e niente è più lo stesso. Il giovane ammalia il cuore di Alma ed Estrella, e diventa motivo di contesa tra le sorelle, che si accorgono di come il loro legame si stia affievolendo ogni istante di più. Quando un terribile incidente colpisce Alma, e con lei anche il resto della famiglia, Estrella è costretta a fuggire da Villa Soledad e a lasciarsi alle spalle l’unica vita che abbia mai conosciuto. Ma per lei è impossibile ricominciare altrove. Lontano dalle proprie radici. Lontano dal luogo in cui non ha paura di essere se stessa. Per questo ha bisogno di tornare là, in quel bosco che da sempre chiama casa. Solo quegli alberi, con la loro voce che Estrella sa capire e interpretare alla perfezione, possono guidarla a scoprire una verità che finora le è stata negata.
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Il bosco delle volpi

Anticonformisti per temperamento, libertari per vocazione, marginali per scelta, i personaggi di Paasilinna non sono fatti per la routine, la mediocrità: la società va loro stretta e, volenti o nolenti, finiscono sempre per trasgredirne le regole. Così Oiva Juntunen ha scelto di fare il gangster, professione che ben si addice alla sua innata pigrizia, soprattutto quando i colpi riesce a farli realizzare da altri che, evidentemente, dovranno anche scontarne la pena. Felice possessore di quattro lingotti d’oro, clamorosamente sottratti alla Banca di Norvegia, Juntunen si gode la dolce vita nel suo lussuoso appartamento di Stoccolma, finché la sua serenità non viene turbata da un’allarmante notizia: i suoi complici verranno presto rilasciati e, assetati di vendetta, verranno a ricercare la loro parte di bottino. Oiva si è troppo affezionato al suo oro per pensare di separarsene e l’idea di spartirlo con simili avanzi di galera gli sembra addirittura immorale. No, meglio nasconderlo nel più profondo della tundra che doverlo dividere. Così, è nella capanna dei boscaioli del monte Kuopsu, vicino all’inquietante Bosco delle Volpi, in uno sperduto angolo della foresta lappone, che casualmente si ritrovano Oiva Juntunen con i suoi lingotti d’oro, Sulo Remes, maggiore alcolizzato in congedo sabbatico, e Naska Mosnikoff, gagliarda ultranovantenne evasa dal ricovero per vecchi.
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Il boia torna a casa

Roger Zelazny ha vinto numerose volte sia il premio Hugo che il premio Nebula ed è ormai da tempo considerato un «grande» della letteratura fantascientifica. La sua figura viene spesso associata a quella di Samuel R. Delany perché entrambi si imposero nella prima metà degli anni sessanta come rinnovatori della sf e come rappresentanti di spicco della «new wave» americana, quella corrente che voleva porre un maggiore accento sulle discipline più soft come la sociologia, la linguistica e la psicologia (il famoso «spazio interno» predicato da J. G. Ballard). In realtà Zelazny non si è mai fatto apertamente promotore di nuove correnti ma ha sempre ricercato una strada «sua», passando con estrema bravura e disinvoltura attraverso tutte le gamme della letteratura fantastica. Qui lo vediamo alle prese con una storia decisamente tradizionale: un classico confronto tra un uomo e un robot «impazzito». Ma con Zelazny non c’è mai nulla di tradizionale e di scontato. Premio Hugo per la miglior novella nel 1976.

Il blues del ragazzo bianco

Questa è la storia di Gunnar Kaufman, ‘il negro demagogo’: ultimo discendente di una dinastia di ‘devoti leccaculo servi dei bianchi’ – un padre ufficiale di polizia e una madre autoritaria che canta le lodi dei suoi discutibili antenati –, Gunnar trascorre un’infanzia serena e priva di tensioni razziali nell’agiata Santa Monica. Tanto che, quando la madre prospetta a lui e alle sue sorelle la possibilità di andare in vacanza in un campeggio per soli neri, la risposta è univoca: ‘Nooooo!’. Il motivo? ‘Perché loro sono diversi da noi’. Risposta sbagliata. In un attimo la madre li carica tutti in macchina e la famiglia si trasferisce a Hillside, ghetto nero di Los Angeles dove i vicini ti salutano con un insulto e il pestaggio è sempre dietro l’angolo. Qui ha inizio la scalata di Gunnar, che da outsider riuscirà non solo a inserirsi nella comunità, ma a diventare poco a poco un idolo delle folle, in una strenua battaglia contro tutti i capisaldi della società americana. Fra basket e poesia, gang di strada, mogli giapponesi comprate per corrispondenza e suicidi di massa innescati da fraintendimenti, Paul Beatty si diverte e ci fa divertire pagina dopo pagina con la sua vivida immaginazione. Un esordio potente, audace e rivelatore, per quella che ormai è considerata una delle voci di spicco della letteratura americana contemporanea. ‘Un roboante romanzo di formazione. Il blues del ragazzo bianco fa venire voglia di ridere e piangere al tempo stesso’. ‘Los Angeles Times’ ‘Un’esplosione satirica dal cuore talentuoso dell’America nera’. ‘New York Times’ ‘Esilarante e molto commovente’. ‘The New Yorker’ ‘Dalla prima pagina fino all’epilogo… una lettura da capogiro’. ‘Newsweek’

(source: Bol.com)

Il bistrò dei libri e dei sogni

Nel cuore di Milano c’è un delizioso bistrò, con grandi librerie di legno da cui si affacciano centinaia di volumi e l’aria che profuma di torte. Il posto ideale per rilassarsi sorseggiando del tè o magari, con un calice di vino bianco in mano, chiacchierare, lavorare, e intanto lasciarsi consigliare romanzi, saggi, fumetti da Petra, la proprietaria: quarant’anni da un po’ e una disordinata massa di capelli che porta con orgoglio. Ogni giovedì sera, nella luce soffusa del suo Bistrò dei Libri e dei Sogni, Petra ospita un corso di Scrittura Creativa. Con lei, Armando, medico in pensione novantenne, dall’animo frivolo e lo sguardo da bambino, appassionato di tip-tap; Blanche, boccoli in stile Shirley Temple, architetto mancato, di mestiere imbianchina e ideatrice di fiabe; Linda, domestica e babysitter dal sorriso cauto e lo sguardo saggio da divinità inca; e poi lui, Dylan Altieri, l’eccentrico e affascinante insegnante. Alto, dinoccolato, occhi azzurri, viso scarno e capelli folti, appena brizzolati, e l’aria di chi ha sempre occupato posti di comando e che ora ha scoperto la meraviglia di perdersi in un sorso di cioccolata calda, accoccolato in una poltroncina anni Venti di un bistrò. Cinque bizzarri quanto speciali protagonisti, ognuno alla ricerca del proprio sogno tra le pagine di un libro. Perché i libri, si sa, sono degli incredibili, splendidi, stupefacenti contenitori di sogni: i sogni di chi li scrive, e i sogni di chi li legge. Dall’autrice del bestseller Cinquanta sbavature di Gigio, un irresistibile, ironico e irreverente romanzo che vi farà sorridere e sognare.

(source: Bol.com)

Il Bengala Rosso

**Racconto Breve: Il Bengala Rosso**
***Un assassino, un detective ed un hotel misterioso.***

Il bello della diretta

Ognuno di noi ha uno scheletro nell’armadio. Quello di Valentina, coautrice del talk show di punta di Canale Uno, è alto circa un metro e ottanta, ha gli occhi grigio-blu e i capelli castani. È il suo ex Fulvio Valenti. E gli ex, si sa, a volte ritornano. Il guaio è come ritornano. Fulvio non è più il ragazzo bello, povero e semplice che lavorava con il padre, idraulico di fiducia della famiglia di Valentina. Ora è ricco, famoso ed è uno degli anchorman più apprezzati della CNN. I problemi arrivano nel momento in cui Canale Uno decide di assumerlo e di affidargli la conduzione del programma. Sono passati dodici anni da quando Valentina e Fulvio si sono lasciati, e molte cose sono cambiate nelle loro vite. Lei non lo ha mai dimenticato, ma Fulvio come reagirà?
Il bello della diretta si ispira a “Persuasione”: dopo “Prime catastrofiche impressioni” e “Cosa farebbe Jane?”, un altro romantico appuntamento con la miniserie “Le ragazze di Jane Austen”.

Il bel rischio. Conversazione con Claude Bonnefoy

Tra l’estate e l’autunno del 1968 Foucault e il critico Claude Bonnefoy progettano una serie d’incontri per realizzare un libro di conversazioni/interviste. In questa trascrizione del primo di tali incontri, Foucault si abbandona a un esercizio della parola molto diverso da quello a cui ci ha abituato. In un clima di grande libertà, egli affronta per la prima e unica volta il suo rapporto con la scrittura, intrecciando in maniera mirabile elementi autobiografici e riflessione filosofica. “Per me scrivere è avere a che fare con la morte degli altri, è essenzialmente avere a che fare con gli altri in quanto sono già morti. In un certo senso parlo sul cadavere degli altri”. (Michel Foucault)
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Il Battito Del Sangue

Il primo romanzo ambientato in Italia
di un autrice bestseller mondiale

Una nuova protagonista, una storia d’amore e di follia, un segreto letale nascosto tra le note di un antico spartito.

Durante un viaggio a Roma, la violinista americana Julia Ansdell incappa in uno strano manoscritto che contiene uno spartito. Si tratta di una musica inedita, un valzer dal titolo “Incendio”, composto da un autore misterioso. Una melodia che ha un ritmo unico e inconfondibile, come il battito del cuore. Quello che Julia non sa è che, una volta eseguita quella composizione al violino, le cose cambieranno per sempre. Iniziano a susseguirsi episodi sempre più inquietanti, che coinvolgono anche sua figlia, e quando comprende che a rischio non c’è solo la sua sanità mentale, ma anche la sua stessa vita, Julia decide che esiste un solo modo per salvarsi: andare alla radice del mistero. Julia torna in Italia e, viaggiando tra Venezia e Roma per le sue ricerche, scopre che l’autore del meraviglioso valzer è Lorenzo Todesco, un ebreo che ha vissuto un amore tanto potente quanto tormentato negli anni fra il 1938 e il 1944, in una Roma straziata dalla guerra e dalle leggi razziali del Fascismo. Le due storie, quella di Julia e quella di Lorenzo, si intrecciano via via trascinando con sé il lettore fino a una sconvolgente conclusione, da autentica maestra del thriller.

‘Da Tess Gerritsen non ci si può aspettare un libro rilassante: Il battito del sangue è ricco di suspense come gli altri suoi romanzi, ma ha qualcosa di diverso. La vicenda tocca temi forti, come le difficoltà degli ebrei durante l’occupazione nazista in Italia, mentre la straordinaria abilità nel gestire l’intreccio rimane quella di sempre’
Financial Times

(source: Bol.com)

Il Barone Di Nicastro

Uscito prima a puntate su “Il pungolo” e poi pubblicato nel 1860, Il barone di Nicastro è un racconto “filosofico” dai toni ironico-satirici. Durante un tragicomico viaggio il barone Camillo di Nicastro tenta invano di dimostrare l’esistenza della virtù nel mondo. Per stile e narrativa ricorda il giovanile Antiafrodisiaco per l’amor platonico. Il nobile di origini sarde è, dunque, un parente stretto del precedete Candido di Voltaire e del successivo Il barone rampante di Calvino.
Ippolito Nievo nasce a Padova il 30 novembre 1831. Scrittore e patriota italiano dell’800, è noto soprattutto per il romanzo Le confessioni di un italiano (pubblicato postumo nel 1867 con il titolo Le confessioni di un ottuagenario). Compone inoltre numerose novelle, epistole, romanzi e testi teatrali. Muore il 4 marzo 1861 nel mar Tirreno, in seguito al naufragio del piroscafo Ercole; il relitto non è mai stato ritrovato.
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### Sinossi
Uscito prima a puntate su “Il pungolo” e poi pubblicato nel 1860, Il barone di Nicastro è un racconto “filosofico” dai toni ironico-satirici. Durante un tragicomico viaggio il barone Camillo di Nicastro tenta invano di dimostrare l’esistenza della virtù nel mondo. Per stile e narrativa ricorda il giovanile Antiafrodisiaco per l’amor platonico. Il nobile di origini sarde è, dunque, un parente stretto del precedete Candido di Voltaire e del successivo Il barone rampante di Calvino.
Ippolito Nievo nasce a Padova il 30 novembre 1831. Scrittore e patriota italiano dell’800, è noto soprattutto per il romanzo Le confessioni di un italiano (pubblicato postumo nel 1867 con il titolo Le confessioni di un ottuagenario). Compone inoltre numerose novelle, epistole, romanzi e testi teatrali. Muore il 4 marzo 1861 nel mar Tirreno, in seguito al naufragio del piroscafo Ercole; il relitto non è mai stato ritrovato.
### L’autore
Ippolito Nievo (Padova, 30 novembre 1831 – mar Tirreno, 4 marzo 1861) è stato uno scrittore e patriota italiano dell’Ottocento.

Il banchiere e la maestrina

Colorado, 1884 – La vita ha insegnato tre cose a Brandon Calhoun: che il matrimonio può essere un inferno, che crescere una figlia da soli non è un’impresa facile, e che chi fa da sé fa per tre. La maestra di Dutchman’s Creek, Harriet Smith, ha idee assai diverse a proposito della vita, e quelle idee lo lasciano a dir poco perplesso. Eppure, malgrado le divergenze di opinioni, Brandon si scopre a desiderare di approfondire la conoscenza con la graziosa giovane.
Harriet, da parte sua, ha alcune cose da insegnare all’intransigente banchiere: che non può controllare la vita altrui, che il denaro è meno importante della famiglia, e che prima o poi dovrà fare i conti con lei! Anche Harriet, tuttavia, ha qualcosa da imparare da quell’esperienza. Prima fra tutte che Brandon è l’uomo più attraente che abbia mai incontrato… e che pur essendo un acerrimo nemico, potrebbe diventare molto di più.
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### Sinossi
Colorado, 1884 – La vita ha insegnato tre cose a Brandon Calhoun: che il matrimonio può essere un inferno, che crescere una figlia da soli non è un’impresa facile, e che chi fa da sé fa per tre. La maestra di Dutchman’s Creek, Harriet Smith, ha idee assai diverse a proposito della vita, e quelle idee lo lasciano a dir poco perplesso. Eppure, malgrado le divergenze di opinioni, Brandon si scopre a desiderare di approfondire la conoscenza con la graziosa giovane.
Harriet, da parte sua, ha alcune cose da insegnare all’intransigente banchiere: che non può controllare la vita altrui, che il denaro è meno importante della famiglia, e che prima o poi dovrà fare i conti con lei! Anche Harriet, tuttavia, ha qualcosa da imparare da quell’esperienza. Prima fra tutte che Brandon è l’uomo più attraente che abbia mai incontrato… e che pur essendo un acerrimo nemico, potrebbe diventare molto di più.

Il banchiere del mondo

Questo lavoro ricostruisce l’ascesa della cultura dello sviluppo, che la globalizzazione distorce o di cui difetta. Esso concentra l’analisi su un personaggio di una vicenda epica, anche per il Mezzogiorno d’Italia. ‘Il più grande banchiere della Storia’, nelle parole di Kennedy. Banchiere del mondo, banchiere della pace, banchiere dei poveri: così i contemporanei. Figlio del presidente della Fed dei giorni del New Deal, vice presidente della più grande banca privata del mondo negli anni quaranta, consigliere alla Casa Bianca da Roosevelt a Johnson, Eugene R. Black è il Presidente della Banca mondiale negli anni della ricostruzione mondiale. Di più: dell’ascesa globale della cultura dello sviluppo. Quella cultura di cui si avverte oggi l’assenza, anche e soprattutto all’interno dell’Unione economica e monetaria. Questo libro ricostruisce, per la prima volta, la vita di Eugene R. Black e l’ascesa delle cultura dello sviluppo in Italia e nel mondo nei quattro decenni che vanno dalla crisi del 1929 alla fine del sistema di Bretton Woods nel 1971. Un asse decisivo, lungo il quale corrono, in una linea di continuità, fatti, teorie, istituzioni. E persone: gli economisti della teoria, da Gunnar Myrdal a Paul Rosenstein Rodan, ma anche e soprattutto gli economisti della prassi, da Per Jacobson a David Lilienthal. Sono loro i globalizzatori ante litteram. L’Italia non resta a guardare ed è, anzi, uno dei centri di questa vicenda globale grazie al contributo dei suoi ricostruttori: Luigi Einaudi, Alcide De Gasperi, Donato Menichella, Ezio Vanomi. Sarà la Banca di Black, nello scambio con Menichella e con gli economisti italiani, ad ispirare la stagione migliore della Cassa per il Mezzogiorno. Con il ritiro dalla scena pubblica di Black e di Menichella nulla sarà più come prima.

(source: Bol.com)