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La scuola, le api e le formiche. Come salvare l’educazione dalle ossessioni normative

La “Buona scuola” è una riforma mancata, ma una riforma mancata non è affatto innocua. Essa delude per la scarsità di proposte davvero innovative e va ad alimentare la sfiducia per gli insuccessi di tutte le leggi approvate nell’ultimo ventennio. Ha il difetto di complicare la vita delle scuole senza risolverne i problemi strutturali: la diseguaglianza nell’accesso e nell’esito dell’istruzione, soprattutto nel Mezzogiorno; la struttura dei cicli vecchia e ridondante, che costringe i giovani a rimanere a scuola un anno in più, perdendo nelle superiori i buoni risultati raggiunti dalle elementari; la regressione degli apprendimenti negli adulti che colloca l’Italia agli ultimi posti, altro che “superpotenza” culturale. Ci si poteva attendere una risposta coraggiosa a tali questioni da una classe politica giovane che ha mostrato una volontà di cambiamento. Invece, si è scelto di procedere lungo la strada già tracciata dai governi precedenti. All’enfasi comunicativa sulle riforme epocali sono seguite sempre alluvioni normative che hanno ostacolato le migliori esperienze didattiche. Nei venti anni di tentativi si sono sedimentati luoghi comuni e vincoli ideologici che hanno frenato fino a oggi una vera azione riformatrice. Se ne discute in queste pagine suggerendo una via d’uscita difficile e ancora incerta, ma alla ricerca di un diverso discorso di riforma, che coinvolga le energie e le intelligenze migliori di cui il nostro sistema dell’istruzione dispone.
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La scuola, le api e le formiche: Come salvare l’educazione dalle ossessioni normative

«In natura ci sono due comunità operose: le formiche che curano la vita in comune e le api che scrutano nuovi paesaggi. Ecco una sorta di manuale per i riformatori dell’istituzione scolastica: formicai accoglienti per le domande dei giovani, per i migranti, per gli adulti che tornano a studiare. E favi sapienti, alimentati dalla curiosità per il nuovo mondo e dalla creatività della didattica. Sono questi i mondi vitali che salvano l’educazione dalle ossessioni normative. Così sono maturate le buone opere e i giorni migliori della scuola italiana. per editto è venuto ben poco».
La «Buona scuola» è una riforma mancata, ma una riforma mancata non è affatto innocua. Essa delude per la scarsità di proposte davvero innovative e va ad alimentare la sfiducia per gli insuccessi di tutte le leggi approvate nell’ultimo ventennio. Ha il difetto di complicare la vita delle scuole senza risolverne i problemi strutturali: la diseguaglianza nell’accesso e nell’esito dell’istruzione, soprattutto nel Mezzogiorno; la struttura dei cicli vecchia e ridondante, che costringe i giovani a rimanere a scuola un anno in più, perdendo nelle superiori i buoni risultati raggiunti dalle elementari; la regressione degli apprendimenti negli adulti che colloca l’Italia agli ultimi posti, altro che «superpotenza» culturale. Ci si poteva attendere una risposta coraggiosa a tali questioni da una classe politica giovane che ha mostrato una volontà di cambiamento. Invece, si è scelto di procedere lungo la strada già tracciata dai governi precedenti. All’enfasi comunicativa sulle riforme epocali sono seguite sempre alluvioni normative che hanno ostacolato le migliori esperienze didattiche. Nei venti anni di tentativi si sono sedimentati luoghi comuni e vincoli ideologici che hanno frenato fino a oggi una vera azione riformatrice. Se ne discute in queste pagine suggerendo una via d’uscita difficile e ancora incerta, ma alla ricerca di un diverso discorso di riforma, che coinvolga le energie e le intelligenze migliori di cui il nostro sistema dell’istruzione dispone. una spinta creativa che ha sempre portato frutti, mentre la decisione tranciante dall’alto ha finora portato ben poco. La domanda di fondo è come mettere in grado il sistema educativo di assolvere nell’Italia di oggi ai compiti repubblicani: rimuovere le diseguaglianze, rielaborare la didattica di fronte alle sfide del nuovo mondo, accordare il tempo della scuola e il tempo della vita, ripensare la scuola come istituzione.
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### Sinossi
«In natura ci sono due comunità operose: le formiche che curano la vita in comune e le api che scrutano nuovi paesaggi. Ecco una sorta di manuale per i riformatori dell’istituzione scolastica: formicai accoglienti per le domande dei giovani, per i migranti, per gli adulti che tornano a studiare. E favi sapienti, alimentati dalla curiosità per il nuovo mondo e dalla creatività della didattica. Sono questi i mondi vitali che salvano l’educazione dalle ossessioni normative. Così sono maturate le buone opere e i giorni migliori della scuola italiana. per editto è venuto ben poco».
La «Buona scuola» è una riforma mancata, ma una riforma mancata non è affatto innocua. Essa delude per la scarsità di proposte davvero innovative e va ad alimentare la sfiducia per gli insuccessi di tutte le leggi approvate nell’ultimo ventennio. Ha il difetto di complicare la vita delle scuole senza risolverne i problemi strutturali: la diseguaglianza nell’accesso e nell’esito dell’istruzione, soprattutto nel Mezzogiorno; la struttura dei cicli vecchia e ridondante, che costringe i giovani a rimanere a scuola un anno in più, perdendo nelle superiori i buoni risultati raggiunti dalle elementari; la regressione degli apprendimenti negli adulti che colloca l’Italia agli ultimi posti, altro che «superpotenza» culturale. Ci si poteva attendere una risposta coraggiosa a tali questioni da una classe politica giovane che ha mostrato una volontà di cambiamento. Invece, si è scelto di procedere lungo la strada già tracciata dai governi precedenti. All’enfasi comunicativa sulle riforme epocali sono seguite sempre alluvioni normative che hanno ostacolato le migliori esperienze didattiche. Nei venti anni di tentativi si sono sedimentati luoghi comuni e vincoli ideologici che hanno frenato fino a oggi una vera azione riformatrice. Se ne discute in queste pagine suggerendo una via d’uscita difficile e ancora incerta, ma alla ricerca di un diverso discorso di riforma, che coinvolga le energie e le intelligenze migliori di cui il nostro sistema dell’istruzione dispone. una spinta creativa che ha sempre portato frutti, mentre la decisione tranciante dall’alto ha finora portato ben poco. La domanda di fondo è come mettere in grado il sistema educativo di assolvere nell’Italia di oggi ai compiti repubblicani: rimuovere le diseguaglianze, rielaborare la didattica di fronte alle sfide del nuovo mondo, accordare il tempo della scuola e il tempo della vita, ripensare la scuola come istituzione.

La Scuola, Le Api E Le Formiche

«In natura ci sono due comunità operose: le formiche che curano la vita in comune e le api che scrutano nuovi paesaggi. Ecco una sorta di manuale per i riformatori dell’istituzione scolastica: formicai accoglienti per le domande dei giovani, per i migranti, per gli adulti che tornano a studiare. E favi sapienti, alimentati dalla curiosità per il nuovo mondo e dalla creatività della didattica. Sono questi i mondi vitali che salvano l’educazione dalle ossessioni normative. Così sono maturate le buone opere e i giorni migliori della scuola italiana. per editto è venuto ben poco». La «Buona scuola» è una riforma mancata, ma una riforma mancata non è affatto innocua. Essa delude per la scarsità di proposte davvero innovative e va ad alimentare la sfiducia per gli insuccessi di tutte le leggi approvate nell’ultimo ventennio. Ha il difetto di complicare la vita delle scuole senza risolverne i problemi strutturali: la diseguaglianza nell’accesso e nell’esito dell’istruzione, soprattutto nel Mezzogiorno; la struttura dei cicli vecchia e ridondante, che costringe i giovani a rimanere a scuola un anno in più, perdendo nelle superiori i buoni risultati raggiunti dalle elementari; la regressione degli apprendimenti negli adulti che colloca l’Italia agli ultimi posti, altro che «superpotenza» culturale. Ci si poteva attendere una risposta coraggiosa a tali questioni da una classe politica giovane che ha mostrato una volontà di cambiamento. Invece, si è scelto di procedere lungo la strada già tracciata dai governi precedenti. All’enfasi comunicativa sulle riforme epocali sono seguite sempre alluvioni normative che hanno ostacolato le migliori esperienze didattiche. Nei venti anni di tentativi si sono sedimentati luoghi comuni e vincoli ideologici che hanno frenato fino a oggi una vera azione riformatrice. Se ne discute in queste pagine suggerendo una via d’uscita difficile e ancora incerta, ma alla ricerca di un diverso discorso di riforma, che coinvolga le energie e le intelligenze migliori di cui il nostro sistema dell’istruzione dispone. una spinta creativa che ha sempre portato frutti, mentre la decisione tranciante dall’alto ha finora portato ben poco. La domanda di fondo è come mettere in grado il sistema educativo di assolvere nell’Italia di oggi ai compiti repubblicani: rimuovere le diseguaglianze, rielaborare la didattica di fronte alle sfide del nuovo mondo, accordare il tempo della scuola e il tempo della vita, ripensare la scuola come istituzione.

La scuola è finita

Dopo Maximum Ride: L’esperimento Angel, proseguono le avventure dei personaggi creati da James Patterson, uno degli autori più venduti al mondo, che con questa serie ha conquistato anche il pubblico dei giovanissimi americani.
Soltanto ventiquattr’ore dopo essere riusciti a scappare dal terribile New York Institute, Max e i suoi sei compagni sono di nuovo in fuga, benché si siano impadroniti di una serie d’informazioni decisive sull’identità dei loro genitori.
Ormai però anche i loro nemici, i crudelissimi Eliminatori  metà uomini e metà lupi – hanno acquisito la capacità di volare e, dopo una violenta battaglia aerea, Fang finisce in ospedale, consentendo quindi all’FBI d’individuare l’intero gruppo. I sei si nascondono nella casa di Anne, un’agente federale che ha capito la loro infantile fragilità, e per un po’ riescono a condurre un’esistenza da ragazzi «normali».
Ma sanno che, prima o poi, dovranno di nuovo confrontarsi con gli Eliminatori e con la realtà, anche perché la voce nella testa di Max  una voce che le dà ordini precisi e sembra conoscere il futuro  non cessa di ripeterle che la sua missione ultima è quella di salvare il mondo…

La scuola delle mogli

Arnolfo, un anziano benestante e saccente, considera “l’essere cornuto”, sorte che pare essere divenuta una moda nella società in cui vive, la peggior disgrazia che possa capitare a un uomo. Volendo comunque sposarsi, escogita uno stratagemma: adotta e cresce una fanciulla nella più completa ignoranza e i un isolamento pressoché totale, ritenendo che una donna di tal fatta non possa essere in grado di ponderare il tradimento. Sarà invece questa stessa ingenuità a far cadere la fanciulla in questione nelle braccia di un altro uomo, il giovane Horace, proprio perché “semplicemente” innamorata.
Molière, con la sua consueta satira, vivace e giocosa, beffeggia ancora una volta la società francese, contrapponendo l’irrazionalità di Arnolfo, succube della sua gelosia, e la ragione espressa da Chrysalde, suo amico, che cerca di riportare l’uomo alla realtà dei fatti.

(source: Bol.com)

La scuola degli dei

Il libro parla del percorso individuale per la riconquista della propria integrità e per la realizzazione del proprio sogno.
Per via dei contenuti costruiti su esperienze personali dell’autore e per il forte messaggio trasmesso, la pubblicazione ha riscosso un successo planetario.
Il libro è tradotto in inglese, portoghese, turco, greco, tedesco, rumeno, russo, francese e bulgaro. Quest’anno la versione turca era in cima alla lista bestseller raggiungendo una diffusione oltre le 150.000 copie. Le versioni in cinese (caratteri complessi e semplificati) per la Cina continentale e Taiwan, Hong Kong e Macao sono state pubblicate nel dicembre 2010.
A novembre 2011 è stata pubblicata l’edizione in italiano a cura di Efdien Publishing. Il 13 dicembre dello stesso anno è stato presentato al Teatro Olimpico di Roma.
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### Sinossi
Il libro parla del percorso individuale per la riconquista della propria integrità e per la realizzazione del proprio sogno.
Per via dei contenuti costruiti su esperienze personali dell’autore e per il forte messaggio trasmesso, la pubblicazione ha riscosso un successo planetario.
Il libro è tradotto in inglese, portoghese, turco, greco, tedesco, rumeno, russo, francese e bulgaro. Quest’anno la versione turca era in cima alla lista bestseller raggiungendo una diffusione oltre le 150.000 copie. Le versioni in cinese (caratteri complessi e semplificati) per la Cina continentale e Taiwan, Hong Kong e Macao sono state pubblicate nel dicembre 2010.
A novembre 2011 è stata pubblicata l’edizione in italiano a cura di Efdien Publishing. Il 13 dicembre dello stesso anno è stato presentato al Teatro Olimpico di Roma.

La scorciatoia

Mob-connected loan shark Chili Palmer is sick of the Miami grind—plus his “friends” have a bad habit of dying there. So when he chases a deadbeat client out to Hollywood, Chili figures he might like to stay. This town, with its dream-makers, glitter, hucksters, and liars—plus gorgeous, partially clad would-be starlets everywhere you look—seems ideal for an enterprising criminal with a taste for the cinematic. Besides, Chili’s got an idea for a *killer* movie, though it could very possibly kill him to get it made.

La scopa di don Abbondio. Il moto violento della storia

Nel momento in cui forze politiche oscurantiste prendono il sopravvento in Italia e in larga parte d’Europa, giova interrogarsi sul ‘moto storico’. Il suo andamento può sprofondarci in deprimenti bassure o innalzarci verso affrettate illusioni. Tra il cupo fatalismo persuaso dell’eterno ritorno e il pervicace ottimismo degli assertori di inarrestabili ‘sorti progressive’, la lezione che ci viene dalla storia è che, dopo l’esaurirsi di una ‘rivoluzione’, maturano immancabilmente le condizioni per una nuova scossa: di quelle che a don Abbondio apparivano salutari colpi di scopa.
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La scintilla di Caino: Storia della coscienza e dei suoi usi

Pietro Lombardo, richiamandosi a Girolamo, scriveva che esiste «una scintilla superiore della ragione, che neppure in Caino poté estinguersi, che vuole sempre il bene e odia sempre il male». La scintilla della coscienza avrebbe dunque il ruolo di giudice interiore delle nostre azioni. Nel corso dei secoli, tuttavia, il concetto stesso di coscienza ha subito metamorfosi che ne hanno cambiato sensibilmente il significato. Carlo Augusto Viano intreccia in questo libro, in maniera magistrale, molte di queste storie, in contesti, tempi e luoghi differenti, tutte incentrate sulla coscienza e sugli usi pubblici di questo concetto ambiguo e duttile. La narrazione inizia con il rifiuto di imbracciare le armi da parte dei quaccheri americani e finisce con l’obiezione di coscienza di quei medici che negano alle donne l’assistenza che esse richiedono. Sono due estremi che evidenziano due accezioni radicalmente diverse del termine: gli obiettori quaccheri rivendicavano il diritto di sottrarsi all’obbligo di prevalere sugli altri, mentre i medici obiettori pretendono di imporre alle donne ciò che solo essi ritengono giusto. L’obiezione «di coscienza» alle armi e alle pratiche mediche non è nuova, e ha permeato il dibattito pubblico per secoli; questo libro ne ripercorre per la prima volta il cammino, con grande chiarezza e vastità di cultura, evidenziando i paradossi impliciti di questa parola abusata. Nella coscienza si tengono nascoste le intenzioni che in buona fede ciascuno attribuisce ai propri atti, ma troppo spesso la coscienza viene anche invocata per assolversi dalle proprie colpe o per sfuggire al confronto tra idee diverse.
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Pietro Lombardo, richiamandosi a Girolamo, scriveva che esiste «una scintilla superiore della ragione, che neppure in Caino poté estinguersi, che vuole sempre il bene e odia sempre il male». La scintilla della coscienza avrebbe dunque il ruolo di giudice interiore delle nostre azioni. Nel corso dei secoli, tuttavia, il concetto stesso di coscienza ha subito metamorfosi che ne hanno cambiato sensibilmente il significato. Carlo Augusto Viano intreccia in questo libro, in maniera magistrale, molte di queste storie, in contesti, tempi e luoghi differenti, tutte incentrate sulla coscienza e sugli usi pubblici di questo concetto ambiguo e duttile. La narrazione inizia con il rifiuto di imbracciare le armi da parte dei quaccheri americani e finisce con l’obiezione di coscienza di quei medici che negano alle donne l’assistenza che esse richiedono. Sono due estremi che evidenziano due accezioni radicalmente diverse del termine: gli obiettori quaccheri rivendicavano il diritto di sottrarsi all’obbligo di prevalere sugli altri, mentre i medici obiettori pretendono di imporre alle donne ciò che solo essi ritengono giusto. L’obiezione «di coscienza» alle armi e alle pratiche mediche non è nuova, e ha permeato il dibattito pubblico per secoli; questo libro ne ripercorre per la prima volta il cammino, con grande chiarezza e vastità di cultura, evidenziando i paradossi impliciti di questa parola abusata. Nella coscienza si tengono nascoste le intenzioni che in buona fede ciascuno attribuisce ai propri atti, ma troppo spesso la coscienza viene anche invocata per assolversi dalle proprie colpe o per sfuggire al confronto tra idee diverse.

La Scienza in Cucina E l’Arte Di Mangiar Bene: Chicche Di Cucina 4

Il più importante libro di cucina dell’Ottocento italiano, “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” è noto semplicemente come “L’Artusi”. Pellegrino Artusi, scrittore e gastronomo, lo ha pubblicato nel 1891. Scritto con sapienza e ironia, tradotta in numerose lingue, rappresenta un capolavoro della cucina italiana e del servire a tavola.Dopo un primo avvio faticoso (Artusi pagò di tasca propria la prima edizione), fu il pubblico a decretare il successo del libro. “L’arte di mangiar bene” raggiunse la popolarità, tanto da rimanere ancora in stampa a oltre cent’anni di distanza. Ci furono quindici edizioni tra il 1891 e il 1911. Intanto le ricette aumentarono da 475 a 790. Alla sua morte, avvenuta nel 1911, egli, non avendo figli, lasciò in eredità ai suoi due cuochi Marietta Sabatini e Francesco Ruffilli i diritti d’autore dell’opera, con i quali essi poterono vivere di rendita.Oggi l’opera conta 111 edizioni, con oltre un milione di copie vendute. Dopo la morte dell’autore il libro non è più stato aggiornato: l’edizione disponibile in commercio è identica a quella del 1911.Sono state pubblicate traduzioni dell’Artusi in numerose lingue: inglese, olandese, portoghese, spagnolo, tedesco, francese, russo.

La scienza e l’Europa: Dalle origini al XIII secolo

Pochi lo ammettono. Ma l’Europa è l’ultimo dei continenti connessi a scoprire la scienza. Quando nell’anno 1202 scrive il Liber abaci, il pisano Leonardo Fibonacci non porta nel piccolo continente solo i numeri arabi e la numerazione posizionale indiana – vale a dire il moderno sistema di calcolo -, ma propone nuova conoscenza matematica. Prima di lui in Europa non lo aveva fatto nessuno. Eppure la scienza era nata da almeno millecinquecento anni, nel mondo ellenico. Si era diffusa in Cina e in India. Era stata ripresa e sviluppata dall’Islam. Ma fino a quando Fibonacci non scrive il suo Liber abaci nessuno nelle terre europee aveva mai prodotto nuovo sapere scientifico. Perché? L’incontro con la scienza, seppure giunta in ritardo nell’estremità più occidentale dell’Eurasia, ha effetti dirompenti: aiuta l’Europa a nascere e a consolidare progressivamente la sua identità. Cosa succede, però, durante la grande crisi del Trecento? Questo volume, primo di una trilogia, ripercorre la storia del continente europeo dalle origini al XIII secolo mostrando come la scienza abbia giocato il ruolo di collante culturale nell’Europa nascente.

La scienza come professione – La politica come professione

Il volume comprende il testo delle due conferenze ‘La scienza come professione’ e ‘La politica come professione’ tenute da Weber a Monaco rispettivamente nel 1917 e nel 1919, nell’ambito di un ciclo di conferenze organizzate dall'”Associazione dei liberi studenti”. La nuova edizione qui presentata è rinnovata nella traduzione rispetto a quelle precedenti e reca un’introduzione di Wolfgang Schluchter. Si tratta di testi decisivi per comprendere la posizione politica di Weber alla vigilia e all’indomani della sconfitta della Germania nella prima guerra mondiale, ma anche per cogliere le risposte da lui date agli interrogativi centrali della civiltà moderna.

La scelta di una madre

Due donne, due madri, due famiglie. Madeleine ha un blog molto seguito in cui parla di maternità in tono ironico e dissacrante, Mamma matta. Tra ospitate in tv e contratti editoriali, la sua fama è in ascesa. Ha due figli, Clara di cinque anni e Jake di otto, e d’accordo con il marito Tom, spaventata dallo spettro dell’autismo, ha deciso di non vaccinarli. Dopo un viaggio in Florida, però, Clara si ammala di morbillo. Kate fa l’infermiera, è vedova e dalla morte del marito si dedica completamente alla sua bambina di cinque anni, Rosie. Piano piano riesce a ricostruire con lei un equilibrio fatto di abitudini e piccoli gesti, ma proprio quando a Kate sembra di poter tornare a respirare, anche Rosie si ammala. La diagnosi è morbillo, contro il quale la bimba, per una forma di allergia, non è vaccinata. Per la piccola, però, le complicanze mediche sono gravissime. È così che comincia lo scontro tra Kate e Madeleine, due madri come tante che loro malgrado si ritrovano capofila di schieramenti opposti, in una battaglia che si trascina fino alle aule dei tribunali. Un romanzo attualissimo e ricco di svolte inaspettate, che riflette sulle scelte impossibili cui ogni genitore è chiamato e cerca, senza dare giudizi sommari, di rispondere alla domanda più difficile: chi decide se una madre è buona o cattiva?
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### Sinossi
Due donne, due madri, due famiglie. Madeleine ha un blog molto seguito in cui parla di maternità in tono ironico e dissacrante, Mamma matta. Tra ospitate in tv e contratti editoriali, la sua fama è in ascesa. Ha due figli, Clara di cinque anni e Jake di otto, e d’accordo con il marito Tom, spaventata dallo spettro dell’autismo, ha deciso di non vaccinarli. Dopo un viaggio in Florida, però, Clara si ammala di morbillo. Kate fa l’infermiera, è vedova e dalla morte del marito si dedica completamente alla sua bambina di cinque anni, Rosie. Piano piano riesce a ricostruire con lei un equilibrio fatto di abitudini e piccoli gesti, ma proprio quando a Kate sembra di poter tornare a respirare, anche Rosie si ammala. La diagnosi è morbillo, contro il quale la bimba, per una forma di allergia, non è vaccinata. Per la piccola, però, le complicanze mediche sono gravissime. È così che comincia lo scontro tra Kate e Madeleine, due madri come tante che loro malgrado si ritrovano capofila di schieramenti opposti, in una battaglia che si trascina fino alle aule dei tribunali. Un romanzo attualissimo e ricco di svolte inaspettate, che riflette sulle scelte impossibili cui ogni genitore è chiamato e cerca, senza dare giudizi sommari, di rispondere alla domanda più difficile: chi decide se una madre è buona o cattiva?

La scelta del buio (I canti del male Vol. 2)

**Alcune persone nascono col buio dentro. Altre, nel buio, ci devono entrare per catturare chi ha deciso di vivere nell’oscurità.**
Il commissario Vito Strega è rientrato in servizio operativo dopo che una commissione disciplinare interna lo ha reintegrato. Strega deve fare luce sul suicidio di un ispettore della Omicidi e nota da subito delle incongruenze. Conosceva la vittima, avevano condotto un’indagine insieme, anni prima. Non crede che il collega si sia suicidato e inizia a indagare alle spalle dei superiori. Presto scoprirà di averci visto giusto, e si troverà a fronteggiare l’incubo più grande per qualsiasi poliziotto. Vito Strega è un investigatore che ha fatto dello studio e della lotta al Male la sua ragione di vita. Un uomo geniale, ma dall’animo spezzato.
Dopo aver vinto con *Il canto degli innocenti* il Premio Franco Fedeli, i Corpi Freddi Awards 2015, il Premio Grotte della Gurfa 2016, il Premio Garfagnana in Giallo 2016 e il Premio Serravalle noir 2016, Pulixi torna con una nuova storia che spazia dal thriller psicologico al poliziesco più nero.
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### Sinossi
**Alcune persone nascono col buio dentro. Altre, nel buio, ci devono entrare per catturare chi ha deciso di vivere nell’oscurità.**
Il commissario Vito Strega è rientrato in servizio operativo dopo che una commissione disciplinare interna lo ha reintegrato. Strega deve fare luce sul suicidio di un ispettore della Omicidi e nota da subito delle incongruenze. Conosceva la vittima, avevano condotto un’indagine insieme, anni prima. Non crede che il collega si sia suicidato e inizia a indagare alle spalle dei superiori. Presto scoprirà di averci visto giusto, e si troverà a fronteggiare l’incubo più grande per qualsiasi poliziotto. Vito Strega è un investigatore che ha fatto dello studio e della lotta al Male la sua ragione di vita. Un uomo geniale, ma dall’animo spezzato.
Dopo aver vinto con *Il canto degli innocenti* il Premio Franco Fedeli, i Corpi Freddi Awards 2015, il Premio Grotte della Gurfa 2016, il Premio Garfagnana in Giallo 2016 e il Premio Serravalle noir 2016, Pulixi torna con una nuova storia che spazia dal thriller psicologico al poliziesco più nero.

La sapienza di un povero

“Nella Sapienza di un povero l’autore cerca di far rivivere l’esperienza delle notti trascorse dal santo a La Verna contemplando il mistero delle stimmate” (C.M. Martini). Con una scrittura essenziale, attraverso semplici pagine di esperienza quotidiana, Éloi Leclerc, frate minore francese scomparso nel 2016, ci guida al centro della vocazione evangelica di Francesco d’Assisi, a quel cuore incandescente che ancora oggi non smette di interrogare e di provocare quanti si fermano ad ascoltare la sua voce. Comprendiamo così che la parola del vangelo, quella parola che ha stravolto e plasmato la vita di san Francesco, si rivolge anche a ciascuno di noi, per fare della nostra vita un canto di lode a Dio che ci dona ogni bene. Ci troviamo di fronte ad un classico che da più di cinquant’anni non smette di affascinare e accompagnare intere generazioni di lettori. Questa nuova edizione rivista e aggiornata è preceduta da un’introduzione di Enzo Bianchi, priore di Bose e grande amico di Francesco d’Assisi.
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