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Il diario del vampiro: Vite interrotte

Da questo libro la serie TV cult The Vampire Diaries
Stefan e Damon si sono lasciati alle spalle Mystic Falls e gli incubi del recente passato, ma le tenebre non smettono di perseguitarli.
Ora i due fratelli in fuga sono diretti nella tetra e nebbiosa Londra, dove qualcuno sta facendo scorrere fiumi di sangue ed è intenzionato a distruggere anche la loro serenità. Samuel, un ricco e scaltro vampiro in corsa per le elezioni politiche, fa credere a tutti che Damon sia in verità Jack lo Squartatore, il responsabile dei tremendi delitti che stanno terrorizzando la città. E presto i due fratelli scopriranno che il suo odio nasconde un inquietante segreto… Soltanto unendo le forze, braccati dalla polizia, Stefan e Damon potranno sperare, insieme all’intraprendente Cora, di sconfiggere la mente diabolica che minaccia di annientarli. Ma non sarà facile superare l’astio e il rancore che ormai provano l’uno per l’altro, da quando la bellissima Katherine irruppe nella loro vita e la sconvolse per sempre…
5 milioni di copie vendute nel mondo
Tradotto in più di 30 paesi
Oltre 1.200.000 copie in Italia
«La Signora delle saghe fantasy.»
Laura Pezzino, Vanity Fair
«Lisa Jane Smith brilla nel firmamento del “new gothic”.»
Enzo di Mauro, Corriere della Sera
«Ipnotizza il lettore fino all’ultimo capoverso.»
Francesco Fantasia, Il Messaggero
«Una storia intensa, passionale, crudele, che inchioda il lettore.»
Ragazza Moderna
Lisa Jane Smith
È una delle scrittrici di urban fantasy più amate al mondo: i suoi libri sono stati tradotti in tutto il mondo e hanno conquistato il cuore di due generazioni di fan. La Newton Compton ha pubblicato in Italia il suo primo romanzo, La notte del solstizio, e le sue saghe di maggior successo: Il diario del vampiro, Dark visions, I diari delle streghe, La setta dei vampiri e Il gioco proibito. Le saghe Il diario del vampiro e I diari delle streghe sono diventate serie TV.

Il destino in una stella

Di ritorno da una missione diplomatica nello Stato Pontificio, il maggiore Riccardo Rubino Leoni è oggetto di uno scambio di persona e gli vengono rocambolescamente affidati una ragazza sotto l’effetto del laudano e un incarico molto insolito. Nottetempo, la giovane crede di vivere in un sogno con l’uomo che ha da sempre desiderato, e riesce a coinvolgere nella propria passione chi le sta accanto. Solo all’alba, nuda su un pagliericcio e di nuovo in sé, Stella si rende conto di essere stata rapita e posseduta, e riesce a darsi alla fuga. Ma nella Milano del XVIII secolo, pur fra mille intrighi e menzogne, il destino ha in serbo ben altri scenari per un amore che non poteva sapere di avere un futuro…
(source: Bol.com)

Il destino divide. Carve the mark

Non ci si può opporre al proprio fato. Sarebbe sciocco, oltre che inutile, perché non si può andare contro qualcosa di inevitabile. Lo sanno bene Akos Kereseth e Cyra Noavek, eppure, fin dal momento in cui è stato reso pubblico il loro, di fato, si trovano in bilico tra l’accettazione del proprio destino e il desiderio di tentare l’impossibile e cambiarlo. Akos non ha potuto fare a meno di innamorarsi perdutamente di Cyra, nonostante il suo fato preveda che lui morirà proprio al servizio della famiglia Noavek. E quando il padre di lei, Lazmet – un tiranno spietato e senz’anima che tutti avevano creduto morto -, torna alla ribalta reclamando per sé il trono degli shotet, il ragazzo si convince che la sua fine è ormai vicina. Nel momento in cui Lazmet innesca la tanto temuta guerra tra thuvhesiti e shotet, i due ragazzi sanno di non avere scelta, devono cercare di fermarlo in tutti i modi possibili. Anche se per Cyra questo potrebbe significare togliere la vita a suo padre, e per Akos perdere la propria. In un colpo di scena sbalorditivo, i due scopriranno quanto il fato che guida le loro vite possa sorprenderli in modi assolutamente inaspettati.
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Il destino di Camelot

Quando Clothar il Franco era giunto in Britannia, quattro anni prima, non pensava che Artù, il guerriero con cui aveva duellato ferocemente, sarebbe diventato il suo re, il suo migliore amico, il fedele compagno di mille battaglie. Invece da quel lontano giorno d’estate non si era mai separato da lui, se non per affrontare i nemici del regno di Camelot. Insieme, i due guerrieri avevano realizzato un sogno, avevano costituito un ordine, i cavalieri della Tavola Rotonda, uomini d’arme addestrati non a combattere per se stessi e per il proprio esercito, ma a morire per l’ideale di pace della loro terra. Ora, però, un nuovo imminente pericolo minaccia l’unità del regno: un feroce condottiero sta guidando le tribù dei Sassoni verso le terre di Connlyn, devastando tutto ciò che trova. Spetta a Clothar, che, grazie alla sua abilità con la lancia, ha ormai preso il nome di Lancillotto, raggiungere le desolate regioni del nord e sbaragliare il nemico con un pugno di uomini ben armati. Ma dopo questa vittoria dovrà lasciare la Britannia; partire per dimenticare la bella Elaine, il suo primo amore, e per compiere il suo destino di cavaliere. Perché questo viaggio lo condurrà in Bretagna, sulla strada verso casa, quella casa che non ha mai visto, quel regno che gli è stato strappato quando era ancora in fasce, e che gli spetta di diritto. E questa volta Lancillotto si troverà da solo ad affrontare i fantasmi del suo passato e a realizzare la vendetta che attende da sempre.

Il Destino Della Rosa Blu: La Contesa (Vol. 2)

Dannazione e Salvezza, recitano le criptiche parole della linfa di Algos.
Elìnor scopre ogni verità. Al termine del lungo viaggio per incontrare la Guardiana della Rosa Rossa, viene a conoscenza della Profezia che vede lei, Dorian, Eric e Delilah protagonisti, scopre cosa si cela dietro l’Imago Fati e perché i suoi pensieri vertono sempre sugli occhi verdi che le hanno incatenato il cuore. L’anima della dannazione viene riunita e ora è Eric a protendere le mani per soggiogare Algos. Nel secondo e conclusivo capitolo della serie si ricompongono i tasselli mancanti delle vicende passate, ed Elìnor si troverà a fare i conti con la vicinanza stretta di Dorian e le battaglie per decretare quale delle due anime, infine, avrà la meglio.
Algos acquisterà un equilibrio, qualunque sia la controparte vincente.

Il destino dei gemelli

Due anni dopo la fine della Guerra delle Lance, il mago oscuro Raistlin Majere pianifica di sfidare Takhisis, la Regina delle Tenebre, e di prendere il suo posto nel pantheon degli dèi di Krynn. Per fare questo, Raistlin ha bisogno dell’aiuto di un chierico di Paladine che apra con lui il Portale, unica via per l’Abisso dove Taksisis ha la sua dimora: la scelta del mago cade su Crysania di Tarinius, giovane ed ambizioso chierico di Palanthas, che lo segue nella convinzione di poter riportare la sua anima alla luce, strappandola dalle tenebre in cui è avvolta.
Nel viaggio verso la Torre dell’Alta Stregoneria di Wayreth, Crysania viene attaccata dal cavaliere della morte Lord Soth, che è stato mandato da Kitiara Uth Matar per sventare i piani del fratellastro. Reso incosciente per volere di Paladine, il chierico viene trasportato alla torre da Caramon, gemello di Raistlin, e da Tasslehoff: qui i maghi operano un incantesimo per riportare Caramon e Crysania ai tempi del Cataclisma, dove pensano che si sia già diretto anche Raistlin, con il duplice proposito di curare Crysania e tentare di uccidere Fistandantilus.
Tornato ai tempi del fulgore di Istar, con Tasslehoff come compagno imprevisto, Caramon scopre che Fistandantilus è già stato ucciso da Raistlin, il quale ha preso il suo posto alla corte del Sommo Sacerdote del Tempio di Paladine. Crysania viene curata da quest’ultimo, e convinta da Raistlin a partecipare al suo piano di distruggere Takhisis.
Finalmente, Caramon capisce che il suo gemello non può più essere redento, e il giorno del Cataclisma si reca al Tempio per ucciderlo. Il suo tentativo non ha però successo, e Raistlin opera l’incantesimo che sarà in grado di trasportare lui, Caramon e Crysania in un’altra epoca.

Il Desiderio Di Infinito: Vita Di Giusto Gervasutti

«Sopra il Gran Paradiso due nuvolette riflettono ancora l’ultimo sole. Sotto di me la città sta accendendo le prime luci… Provo una grande commiserazione per i piccoli uomini che penano rinchiusi nel recinto sociale… Ieri ero come loro, tra qualche giorno ritornerò come loro, ma oggi sono un prigioniero che ha ritrovato la sua libertà.»
A oltre settant’anni dalla morte, la prima biografia di Giusto Gervasutti, ‘il Fortissimo’ dell’alpinismo classico italiano.
«Dietro il sogno si sale, senza sogni si cade»: questo il principio guida di Giusto Gervasutti. Seguendo questa stella polare, la vita di Giusto è un continuo viaggio verso ovest: dall’Austria all’Italia, dal Friuli al Piemonte, dalle Dolomiti al Monte Bianco.
Nato a Cervignano del Friuli nel 1909, scopre le Alpi occidentali durante il servizio militare e se ne innamora perdutamente. A ventidue anni si trasferisce a Torino, portando con sé la tecnica e la mentalità del sesto grado. In poco tempo diventa il campione indiscusso dell’alpinismo italiano, insieme a Emilio Comici e Riccardo Cassin. Lo chiamano ‘il Fortissimo’. Fa i conti con la dittatura fascista, il mito della montagna e la fabbrica degli eroi. Partecipa alle competizioni internazionali per la conquista delle pareti nord dell’Eiger e delle Grandes Jorasses, perdendole entrambe, ma si riscatta con imprese più estreme e visionarie. È l’alpinista più moderno della sua epoca, ma è anche un uomo colto ed elegante, incompatibile con la grezza retorica del regime. Il signore di Cervignano frequenta i salotti torinesi, i teatri e gli ippodromi, legge London, Conrad e Melville. È un cavaliere all’antica che anticipa il futuro. Muore sognando il Fitz Roy della Patagonia.

Il demone della prosperità

Pechino, anno 2013. L’enigma al quale si trova di fronte il giornalista e scrittore Vecchio Chen è quantomeno insolito. Un mese intero della recente storia cinese sembra misteriosamente ‘scomparso’, non soltanto dai resoconti ufficiali e dagli archivi dei media nazionali, ma anche dalla memoria della gente. Un mese fantasma di cui, per qualche strano motivo, solo due persone molto vicine al protagonista sembrano avere un ricordo vivido e doloroso: l’annuncio di una disastrosa crisi economica planetaria e le sue conseguenze: repressione, razionamenti di cibo e leggi marziali. Che cosa è successo di così terribile da non poter essere ricordato? Come si spiega questa amnesia collettiva in una Cina dalle atmosfere rarefatte, un paradiso dove regnano ricchezza e stabilità e tutti sono felici? I conti non tornano a Vecchio Chen e ai quattro amici che si uniscono alla sua ricerca; un’indagine azzardata in cui metteranno a rischio ogni cosa, spingendosi a compiere la più avventata delle mosse possibili: il rapimento di un membro del Politburo del Partito? Pubblicato a Hong Kong e proibito in Cina, dove è circolato sottobanco tra gli intellettuali e i blogger ed è entrato nella top ten dei best seller venduti al mercato nero, accolto all’estero come un caso letterario, Il demone della prosperità ha scosso pubblico e critica per il suo impietoso attacco al regime della Repubblica Popolare Cinese. Un feroce romanzo fantapolitico dai tratti inequivocabilmente orwelliani, che descrive magistralmente le nostre paure più nascoste.
(source: Bol.com)

Il delitto Rosselli. Anatomia di un omicidio politico

È il tardo pomeriggio del 9 giugno 1937. Carlo Rosselli, una delle figure più importanti dell’antifascismo italiano e fondatore del movimento “Giustizia e Libertà” si trova a Bagnoles-de-l’Orne, una stazione termale della Normandia. Da un paio di giorni lo ha raggiunto il fratello Nello, promettente storico del Risorgimento. Mentre rientrano in albergo, dopo una visita in macchina ad Alençon, cadono vittime di un’imboscata. Costretti a fermarsi in una strada di campagna, vengono assaliti e barbaramente uccisi da alcuni sicari della Cagoule, un’organizzazione filofascista francese. Negli ambienti del fuoriuscitismo non ci sono dubbi: l’assassinio dei fratelli Rosselli è un tragico punto messo a segno dalla dittatura mussoliniana. Le formazioni politiche in esilio reagiscono con sdegno e frustrazione; unite in una sola voce, denunciano “in modo categorico e unanime che è all’organizzazione terroristica Ovra, agli ordini diretti del capo del governo italiano, che risalgono l’iniziativa e l’esecuzione dell’abominevole attentato”. I processi celebrati in Francia e poi in Italia, nonostante le prove emerse nelle fasi di istruttoria, e al di là di alcune condanne di appartenenti al gruppo dei killer, non hanno mai stabilito la verità. Chi furono i veri mandanti del delitto? Perché Carlo Rosselli diventò obiettivo prioritario del terrorismo internazionale? Quale fu l’intreccio di relazioni tra controspionaggio militare, ambienti della destra francese e ministero degli Esteri?

Il delitto di Kolymbetra

Il famoso archeologo Demetrio Alù viene trovato ucciso a Kolymbetra, il giardino incantato della Valle dei Templi di Agrigento. Un delitto inspiegabile, consumato tra mandorli, rovine e ulivi saraceni, sotto lo sguardo indifferente del Tempio dei Dioscuri. La morte di Alù scuote la comunità di studiosi riunita ad Agrigento per risolvere un interrogativo vecchio di secoli, il grande mistero della Valle: dove scavare per trovare l’antico teatro sepolto mai venuto alla luce. «Eppure doveva esserci e anche bello grande, visto che Akragas contava trecentomila abitanti, era una delle città più importanti della Magna Grecia». Il giornalista Saverio Lamanna, disoccupato di successo, in trasferta dal suo buen retiro di Màkari per raccontare una scoperta archeologica, si trova così a dover dipanare la matassa intricata dell’omicidio. Di intuito rapido, col vizio cronico della freddura indisponente, Lamanna viaggia con l’amico Peppe Piccionello che a sua volta deve svolgere una piccola faccenda familiare, apparentemente semplice: rintracciare una giovane parente che da qualche tempo non dà notizie di sé. Scomparsi lei e suo marito? Quasi. Una strana sparizione a intermittenza, molto incomprensibile. Una storia che sa di mafia. Ma la disincantata lucidità di Lamanna per la prima volta è offuscata da qualche affare di gelosia. Ad Agrigento è piombata la sua fidanzata Suleima, architetta a Milano, accompagnata dal titolare dello studio dove lavora. Non sarà facile per Saverio Lamanna continuare ad essere irriverente e appassionato, icastico e disincantato nel condurre le sue indagini svagate e serrate accanto a Piccionello: due investigatori involontari dotati solo delle armi dell’intelligenza e dell’ironia.
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Il delitto di Agora

”Io questo libro non lo volevo fare. Non avevo nessunissima intenzione di impicciarmi in questa storia.” E invece, il romanzo alla fine su carta ci è arrivato lo stesso. Ma cos’aveva di particolare ”questa storia” per disturbare tanto l’autore premio Strega Antonio Pennacchi, e allo stesso tempo per convincerlo a impicciarsi?

Tutto inizia ad Agora, un paesaccio sull’Agro Pontino, che una notte di fine febbraio diventa il teatro di un cruentissimo delitto: Loredana ed Emanuele, giovani fidanzati, vengono ritrovati uccisi da centottantaquattro coltellate. A scoprire i cadaveri sono il padre e il fratellino della ragazza, insieme a Giacinto, un amico delle vittime, ovviamente le prime tre persone informate sui fatti che la polizia interroga. Presto però arriva il turno di parenti, amici e semplici conoscenti, un caleidoscopio di voci che l’autore di Canale Mussolini rincorre e restituisce con la consueta maestria, un coro disarticolato da cui piano piano emergono discrepanze di orari, comportamenti incongruenti, alibi poco attendibili, tutte cose che mal si combinano con l’urgenza tipica dell’essere umano di trovare sempre e comunque un colpevole anche a costo di accanirsi su probabili innocenti.

Ispirandosi a fatti realmente accaduti ma rielaborandoli con le armi della scrittura e dell’invenzione letteraria, Antonio Pennacchi tesse un romanzo giallo inconsueto e imprevedibile, una vicenda originale, universale e paradigmatica insieme, un dramma esistenziale sulla spasmodica ricerca della Verità.

(source: Bol.com)

Il debito (Italian Edition)

A Mitch Jenkins viene a mancare la terra sotto i piedi quando la relazione di due anni con il suo compagno arriva a una brusca fine. Sono passati due mesi e lui sta ancora soffrendo. Nel tentativo di risollevargli il morale, un collega lo conduce in un club ʻsegretoʼ. Mitch non è minimamente interessato a quei giovani gay che si pavoneggiano, finché non nota in fondo alla sala un ragazzo con il naso infilato in un libro, incurante dell’ambiente circostante. Adesso sì che Mitch è interessato. Nikko Kurokawa vuole estinguere il proprio debito e andarsene dal Black Lounge. Guadagnarsi la libertà non è un compito semplice, specialmente quando inizia ad attirare l’attenzione. La vita diventa un po’ più facile da sopportare quando conosce Mitch. Lui non è come gli altri uomini che frequentano il club. Mitch lo intriga e riesce a catturare il suo cuore, dandogli il coraggio di affrontare qualsiasi cosa. A breve Nikko sarà fuori di lì, e lui e Mitch potranno capire se esiste un futuro per loro. Nessuno dei due ha tenuto conto di chi non vuole che Nikko se ne vada…

Il cuore vigile. Autonomia individuale e società di massa

Questo libro, che parte da un’analisi minuziosa del comportamento delle varie categorie di deportati e dei loro rapporti con le SS, rappresenta forse il primo tentativo di chiarire i motivi profondi alla base di un fenomeno che è una delle prove più dure per la nostra capacità di capire: i campi di concentramento nazisti. Nato a Vienna, cresciuto in un ambiente influenzato dalle teorie freudiane da un lato e da quelle marxiste dall’altro, Bruno Bettelheim viene rinchiuso, nel 1938, prima a Dachau e poi a Buchenwald. Ben presto si rende conto che il campo di concentramento, più ancora della vita del recluso, tende a distruggerne la personalità, e che l’unico modo per tentare di salvarsi consiste nell’opporsi a questo processo di disintegrazione restando incrollabilmente attaccati ad alcuni valori fondamentali della vita e mantenendo lucida la propria capacità di comprendere fino in fondo il significato di un’esperienza così terrificante. L’osservazione del comportamento proprio e altrui in quella situazione di «estrema coercizione» gli fa capire che le teorie freudiane in cui crede non bastano a spiegare le profonde modificazioni prodotte nella personalità degli internati dalla vita del campo e, più in generale, il fenomeno stesso dei campi di concentramento nei suoi complessi legami con la realtà sociale circostante. Quando, un anno dopo, uscito da Buchenwald ed emigrato negli Stati Uniti, egli comincerà a riflettere sulla propria esperienza, a completarla con notizie che va man mano raccogliendo e a inquadrarla in un sistema di pensiero più vasto, suggeritogli dalla sua attività di educatore, di psicologo e di sociologo, il Lager nazista gli apparirà come una società di massa in miniatura, organizzata secondo i metodi più efficienti per ottenere il massimo rendimento possibile con il minimo dei costi. Il principio fondamentale di una società tecnologica, secondo cui il valore dell’uomo è dato dalla sua capacità produttiva, giunge qui alle sue estreme conseguenze: l’uomo può non valere nulla, neppure i tre Pfennig che sono il prezzo di una pallottola di fucile. Così, quello che era sorto, in un dato contesto storico, come un sistema per produrre beni con il minimo dei costi, si trasforma paradossalmente in una grande industria di morte. Ma il «dato contesto storico» non deve trarci in inganno: se la Germania di Hitler rappresenta il primo e più aberrante esempio di una società «totale» di massa, non possiamo nasconderci che l’intervento sociale e statale nella vita dell’individuo, nelle sue idee e nei suoi gusti, va aumentando di pari passo col progredire della tecnica. E l’autore, esaminando vari aspetti della società tecnologicamente più avanzata, quella americana, giunge in questo libro alla conclusione che il pericolo è ancora ben vivo, e che la sola speranza di tenerlo lontano sta nella consapevolezza dei nessi profondi che ne sono all’origine, e quindi in un’educazione fondata su princìpi capaci di assicurare la necessaria integrazione del singolo senza imporgli, insieme alla perdita del rispetto di se stesso, quella della propria autonomia di giudizio e di azione. Il cuore vigile è apparso per la prima volta nel 1960.

Il Cuore Finto Di D.R.

Milano nel futuro. Una megalopoli multirazziale avvolta da volute di fumo e scarichi mefitici. Nei suoi bassifondi si può comprare di tutto, anche il Sintar, una droga artificiale capace di logorare uomini e sintetici, regalando solo pochi attimi di sogni allucinogeni. E’ in questo scenario che si muove Penelope DeRossi, in arte DR, una sintetica che una catena di drammatiche circostanze hanno portato a intraprendere la difficile professione del detective privato. Con il sarcastico distacco di Philip Marlowe e l’umanità malinconica dei replicanti di Blade Runner, DR si muove nei vicoli della città, seguendo una pista intricata alla ricerca di un marito (alieno) che una moglie (terrestre) non sembra avere realmente intenzione di ritrovare. Questo romanzo, avvincente e amaro, racchiude tutta l’atmosfera dei grandi “noir” pur possedendo la grinta dei migliori esempi del Cyberpunk. URANIA lo premia assegnandogli il PREMIO URANIA 1992 proprio per la capacità dell’autrice di riportare sulla pagina scritta suggestioni care all’immaginario collettivo in maniera originale e coinvolgente.

Il cuore delle ragazze arde più forte

Una volta al mese, la giovane Poornima sale al tempio sull’Indravalli Konda a pregare per la madre, spentasi dopo una lunga malattia. Sedici anni, la pelle scura come il cielo della notte e cinque fratelli più piccoli di cui prendersi cura, Poornima trascorre le giornate a filare seduta al charkha e a immaginare per sé un destino migliore di quello che ha approntato per lei suo padre. Uomo brusco e autoritario che appartiene alla casta dei tessitori, il padre la vorrebbe infatti maritata il prima possibile, poiché dopo la morte della moglie ha bisogno di nuove braccia che lo aiutino nella tessitura di sari. Un giorno, entrando in casa, Poornima scorge una ragazza seduta al telaio di sua madre: indossa un modestissimo sari di cotone e sull’avambraccio destro ha una grossa voglia rotonda. Eppure, quella giovane sconosciuta brilla di una luce speciale. Savitha, questo il nome della ragazza, ha tre sorelle minori che passano la giornata a perlustrare i mucchi d’immondizia per raggranellare qualche rupia, la madre fa le pulizie nelle case altrui e il padre, dopo anni di alcolismo, ha smesso di bere quando la sua artrite reumatoide si è aggravata al punto da impedirgli di reggere in mano un bicchiere. Eppure, nonostante questo, Savitha non perde mai il sorriso. Tra le due ragazze si instaura una profonda amicizia, un legame fortissimo che accende in entrambe la scintilla della ribellione al mondo che le vorrebbe miti e sottomesse. Fino a quando, una notte, Poormina viene svegliata da un gemito sommesso che arriva dal capanno della tessitura… Da questo momento, l’esistenza che le due ragazze hanno sempre condotto verrà spazzata via, e soltanto l’amicizia che le lega l’una all’altra saprà condurle, in un pericoloso viaggio attraverso un’India sconosciuta e spietata, verso le difficili prove che la vita porrà loro davanti. Sorprendente esordio letterario di una nuova, potente voce dell’India contemporanea, Il cuore delle ragazze arde più forte ‘esplora i legami dell’amicizia e il modo in cui l’ambizione femminile sia in grado di scontrarsi con le restrizioni dettate dalla povertà e dalle società patriarcali’ (The Huffington Post), donando al lettore due eroine il cui sentimento della vita è così forte da non poter essere spento dalla crudeltà del mondo.

(source: Bol.com)