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Il giudizio

In tutto l’Oregon non c’è nessuno che abbia una mente giuridica più brillante del giudice Calvin Jeffries e non c’è nessuno più attaccato al potere e meno all’etica professionale. La giustizia che amministra è spesso crudele: ne sa qualcosa l’avvocato Joseph Antonelli che agli inizi della carriera fu costretto a subire una lezione umiliante. Così, quando Jeffries viene trovato pugnalato a morte in un parcheggio, sono in pochi a rimpiangerlo. Del delitto è accusato un senzatetto che, reo confesso, si toglie la vita in carcere. Il clamore suscitato dal caso non si è ancora spento che un secondo giudice viene ucciso con le stesse modalità.

Il giudice beffato

«Anche là dove si sente che il marchese si appoggia a qualche trovata narrativa tradizionale (i letti che si sfasciano sotto il peso dell’innamorato impaziente, la caduta boccaccesca del signor di Fontanis nel brago dei porci, la farsa degli spiriti nel castello infestato e così via), si avverte che l’odio diviene ispirazione creativa e suggerisce una quantità straordinaria di invenzioni metaforiche e verbali, tutte a spese della povera vittima – uno zotico giudice di provincia che pretende di impalmare un fiore di fanciulla innamorata – che viene di volta in volta graffiato, frustato, spennacchiato, smerdato, o a spese della magistratura, della società o della storia di Provenza che anche là dove quasi non c’entrano, si prendono la loro parte di critica». Remo Ceserani
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### Sinossi
«Anche là dove si sente che il marchese si appoggia a qualche trovata narrativa tradizionale (i letti che si sfasciano sotto il peso dell’innamorato impaziente, la caduta boccaccesca del signor di Fontanis nel brago dei porci, la farsa degli spiriti nel castello infestato e così via), si avverte che l’odio diviene ispirazione creativa e suggerisce una quantità straordinaria di invenzioni metaforiche e verbali, tutte a spese della povera vittima – uno zotico giudice di provincia che pretende di impalmare un fiore di fanciulla innamorata – che viene di volta in volta graffiato, frustato, spennacchiato, smerdato, o a spese della magistratura, della società o della storia di Provenza che anche là dove quasi non c’entrano, si prendono la loro parte di critica». Remo Ceserani

Il giro del mondo in sei milioni di anni (Intersezioni Vol. 492)

… in fondo alle gambe non abbiamo radici, ma piedi: piedi di cui ci serviamo dall’alba dei tempi per il colossale viaggio che impegna l’umanità fin da quando ha mosso i primi, timidi passi sul suolo
A volergli credere Esumim avrebbe partecipato a tutte le grandi migrazioni dell’umanità: “ci siamo divertiti – ripete
sempre – non si stava mai fermi!”. È l’immaginario testimone di un viaggio iniziato sei milioni di anni fa, il cui primo passo – quello di scendere dagli alberi – ha dato avvio alla lunga catena di migrazioni attraverso la quale i nostri antenati hanno colonizzato il pianeta. Quante umanità diverse – dagli Austrolopiteci a Neandertal, a Homo sapiens – si sono succedute e incrociate sulla Terra? Quali percorsi hanno seguito, dalla loro prima uscita dall’Africa fino alla diffusione in tutto il pianeta? Nella genetica, la guida per ricostruire una diaspora mai conclusa, espressione del nostro ancestrale nomadismo.
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### Sinossi
… in fondo alle gambe non abbiamo radici, ma piedi: piedi di cui ci serviamo dall’alba dei tempi per il colossale viaggio che impegna l’umanità fin da quando ha mosso i primi, timidi passi sul suolo
A volergli credere Esumim avrebbe partecipato a tutte le grandi migrazioni dell’umanità: “ci siamo divertiti – ripete
sempre – non si stava mai fermi!”. È l’immaginario testimone di un viaggio iniziato sei milioni di anni fa, il cui primo passo – quello di scendere dagli alberi – ha dato avvio alla lunga catena di migrazioni attraverso la quale i nostri antenati hanno colonizzato il pianeta. Quante umanità diverse – dagli Austrolopiteci a Neandertal, a Homo sapiens – si sono succedute e incrociate sulla Terra? Quali percorsi hanno seguito, dalla loro prima uscita dall’Africa fino alla diffusione in tutto il pianeta? Nella genetica, la guida per ricostruire una diaspora mai conclusa, espressione del nostro ancestrale nomadismo.

Il Giovane Holden

Sono passati cinquant’anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell’aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua “infanzia schifa” e le “cose da matti che gli sono capitate sotto Natale”, dal giorno in cui lasciò l’Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ciascuno vi ha letto la propria rabbia, ha assunto il protagonista a “exemplum vitae”, e ciò ne ha decretato l’immenso successo che dura tuttora. È fuor di dubbio, infatti, che Salinger abbia sconvolto il corso della letteratura contemporanea influenzando l’immaginario collettivo e stilistico del Novecento, diventando un autore imprescindibile per la comprensione del nostro tempo. Holden come lo conosciamo noi non potrebbe scrollarsi di dosso i suoi “e tutto quanto”, “e compagnia bella”, “e quel che segue” per tradurre sempre e soltanto l’espressione “and all”. Né chi lo ha letto potrebbe pensarlo denudato del suo slang fatto di “una cosa da lasciarti secco” o “la vecchia Phoebe”. Uno dei libri del Novecento che tanto ha ancora da dire negli anni Duemila.

Il giovane Holden

Sono passati cinquant’anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell’aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua “infanzia schifa” e le “cose da matti che gli sono capitate sotto Natale”, dal giorno in cui lasciò l’Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ciascuno vi ha letto la propria rabbia, ha assunto il protagonista a “exemplum vitae”, e ciò ne ha decretato l’immenso successo che dura tuttora. È fuor di dubbio, infatti, che Salinger abbia sconvolto il corso della letteratura contemporanea influenzando l’immaginario collettivo e stilistico del Novecento, diventando un autore imprescindibile per la comprensione del nostro tempo. Holden come lo conosciamo noi non potrebbe scrollarsi di dosso i suoi “e tutto quanto”, “e compagnia bella”, “e quel che segue” per tradurre sempre e soltanto l’espressione “and all”. Né chi lo ha letto potrebbe pensarlo denudato del suo slang fatto di “una cosa da lasciarti secco” o “la vecchia Phoebe”. Uno dei grandi libri del Novecento che ha ancora tanto da dire negli anni Duemila.

Il giorno perfetto per un delitto

**Un thriller che ti tiene sospeso fino all’ultima pagina

Le indagini del commissario Diana

Quando la violinista Ines Salis viene raggiunta da un proiettile in pieno viso, nessuno sa spiegarsi cosa ci facesse in quella strada deserta di Alarcò, nella costa sud della Sardegna.** Il caso va risolto in fretta, perché la fama della località turistica è minata da alcuni eventi accaduti nelle ultime settimane. Tra questi, l’arresto per traffico di cocaina di Oscar Berti, la cui innocenza Ines stava cercando di dimostrare, e l’omicidio di un notabile del paese. Sulle vicende indaga la squadra del commissario Diana e, senza spostarsi da Torino, anche l’annoiato commissario Rossini, che tenta ufficiosamente di capire se il ragazzo, che era stato suo consulente, non sia stato vittima di ritorsioni per un vecchio caso. Quando si tratta di traffici illeciti, infatti, i muri crollano e le distanze si accorciano, comprese quelle tra Sardegna e Piemonte. Ma sono davvero la droga e l’arresto di Oscar Berti le cause del destino di Ines Salis?

**Dall’autrice del bestseller Un posto tranquillo per un delitto

Non basta sapere cosa vuole nascondere di sé una persona. È fondamentale capire da chi la nasconde

Hanno scritto del suo romanzo precedente:**

‘È un thriller che sta nei confini del genere ma che sfiora al tempo stesso il racconto di cronaca, si avvita nell’inchiesta impegnata e accenna al romanzo corale, prima di arrivare alla soluzione. L’autrice dimostra una buona gestione dei tempi narrativi. Ci si appassiona in fretta alla vicenda e ancora più in fretta ai personaggi.’
Corriere della Sera

Barbara Sessini

È nata a Iglesias nel 1978. Si è laureata in filosofia a Cagliari e da oltre dieci anni vive a Torino. È giornalista professionista e ha collaborato con diverse testate. Attualmente si occupa di fisco e diritto per un quotidiano specializzato nell’informazione giuridico-economica. Dopo Un posto tranquillo per un delitto, torna a pubblicare con la Newton Compton con Il giorno perfetto per un delitto.

(source: Bol.com)

Il giorno finisce presto

“Sono venuta a prendere la sua anima”: è con queste improbabili parole che una sconosciuta si presenta alla porta di Jenny, vedova quarantenne di notevole fascino e bellezza e pittrice di un certo talento. “Sono le due e un quarto, adesso. Domani alle due e un quarto lei morirà.” Non importa che chi le pronuncia abbia un’aria un po’ smarrita da Esercito della Salvezza e non importa che sia magari un’ex alcolizzata fuggita dall’ospedale psichiatrico, quell’assurda profezia mette in moto un’inquietudine ossessiva in chi l’ha ricevuta, in cui la paura, il senso di fugacità di una vita che appare all’improvviso vuota e inutile, si unisce a un desiderio di aggrapparsi a qualcosa, a un amore, a una fede, che possa fermare l’inesorabile scorrere del tempo tra le dita. È la notte di Mezz’Estate, il giorno più lungo dell’anno, una festa di felliniana malinconia e quasi felliniani personaggi, in cui un attore fallito fa recitare ai suoi burattini la leggenda di Ognuno, e le coppie si formano e si disfano a passo di danza in un gioco ambiguo di seduzione e smascheramenti. Ci sono già tutti i grandi temi di Bergman in questo coinvolgente dramma giovanile, messo in scena per la prima volta a Göteborg nel 1947 e finora inedito in Italia, in particolare *Il Settimo Sigillo* e *Il posto delle fragole* : il misterioso incombere di una morte annunciata, la sensazione di non aver mai vissuto, quel riconoscersi creature superflue smarrite nelle tenebre, cui non resta che prendersi per mano e invocare un Dio in cui non credono, e quella lucida e intensa “resa dei conti” con se stessi che sarà la cifra costante dei personaggi bergmaniani.

Il giorno dopo Roswell

Philip J. Corso, colonnello dell’Intelligence militare statunitense, nel 1961 gestì in totale segretezza parte dei materiali derivati dall’incidente UFO di Roswell. Una storia destinata a restare per sempre nell’ombra se, poco prima di morire, Corso non avesse citato in giudizio il Pentagono, confermando in un affidavit la veridicità delle rivelazioni contenute nel suo libro “The Day After Roswell”. Vi si leggeva: «Nel 1961 venni in possesso del cosiddetto “Roswell File”. L’archivio conteneva rapporti di autopsia, fascicoli e reperti tecnologici recuperati dal veicolo extraterrestre precipitato a Roswell, New Mexico nel 1947. Ho letto i documenti relativi ad una creatura che vidi nel 1947 a Fort Riley, nel Kansas e la cui autopsia fu eseguita al Walter Reed Hospital, istituto in quel periodo sotto la giurisdizione del citato in giudizio. Il referto autoptico faceva riferimento all’essere come a un’Entità Biologica Extraterrestre».
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Il giorno di Chaminuka

Ben Holt non ama gli estranei. Ha scelto di vivere in una sorta di isolamento, nella sua fattoria nel cuore dell’Africa tropicale, anche adesso che tutt’intorno infuria la guerriglia. Ma, all’improvviso, tre persone si inseriscono nella sua vita. La prima è Beth, la vedova di suo figlio, venuta apposta dall’Inghilterra per conoscere l’uomo che secondo lei ha condizionato l’esistenza del marito. Poi c’è Moyo, il giovane rivoluzionario convinto che la nuova Africa potrà nascere soltanto dopo la sparizione dei coloni come Holt. Infine Rufu, un uomo pericoloso e instabile, deciso a estendere il suo potere con il terrore. E le strade di tutti e tre si incontreranno alla fattoria del vecchio Ben, in un gran finale, che viene a coronare una vicenda già di per sé esemplare.

Il giorno della vendetta P2

Il tenente Jim McCarthy è un uomo nato e cresciuto in un mondo d’incubo: da anni l’umanità è in lotta con gli Chtorr, una razza repellente di giganteschi vermi calati da un altro pianeta per i loro scopi di conquista. Decimata da pestilenze e malattie, la specie umana combatte tuttavia con le unghie e coi denti: e adesso è venuto il momento, per Jim McCarthy (già membro delle Forze Speciali), di svolgere un corso speciale al Mode per prepararsi all’ultima sfida. McCarthy è un soldato incallito da anni di esperienze allucinanti, ma anche per lui il Mode è una prova delle più ardue; e proprio quando sta per prepararsi, ancora una volta, a entrare in azione, viene catturato da un gruppo di terroristi che collaborano con gli Chtorr. Per il tenente Jim McCarthy si profila una missione doppiamente pericolosa: resistere al lavaggio del cervello dei collaborazionisti e raccogliere, dall’interno, informazioni vitali su questo nucleo armato di potenziali nemici della Terra. Si conclude con questo numero spettacolare Il giorno della vendetta, una nuova e appassionante vicenda dell’umanità contro i suoi nemici di sempre, gli Chtorr.

Il giorno della vendetta P1

La serie di romanzi scritti da David Gerrold intorno all’incubo degli Chtorr, i terribili extraterrestri calati dal pianeta omonimo, ha rinverdito in modo brillante il tema dell’invasione dallo spazio, di cui la fantascienza sembrava essersi un po’ dimenticata negli ultimi anni. Nel Giorno della vendetta, spettacolare romanzo che per ragioni di mole abbiamo dovuto suddividere in due fascicoli – questo e il prossimo – l’eroe terrestre dell’avventura, il tenente Jim McCarthy, deve vedersela non solo con l’insidia dei giganteschi vermi alieni, ma anche con il pericolo del tradimento e del collaborazionismo umano. E quando viene fatto prigioniero dagli avversari ha la sensazione, per la prima volta, che tutto sia perduto per la Terra…

Il giorno del riscatto

1927, Stati Uniti d’America. Da alcuni anni si è conclusa una guerra nucleare tra USA e URSS: in tutta l’America, devastata dal conflitto, vige ancora il regime militare. Tra i milioni di morti c’è il presidente Kennedy, che molti americani ritengono responsabile della catastrofe nucleare, mentre altri, convinti che sia sopravvissuto, ne attendono, con esaltazione fanatica, un prossimo ritorno che riscatti il paese. Carl, un reporter del “Boston Globe” incaricato di un’inchiesta sulla morte di un veterano, viene invitato dalla censura a interrompere le indagini. Attratto dal mistero, decide di proseguire e scopre che l’uomo ucciso era in possesso di documenti segretissimi che smascherano il vero responsabile del conflitto.
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Il giorno del perdono

Si tratta di quattro romanzi brevi collegati che hanno per sfondo l’universo futuro “hainita”. In “Tradimenti” un’insegnante a riposo nelle remote paludi di Yeowe aiuta il rivoluzionario Abbarkam a venire a patti con la sua coscienza. Ne “Il giorno del perdono” è la giovane inviata dell’Ekumene nel regno del Gatay su Werel ad aiutare la sua guardia del corpo Teyeo a riprendersi fisicamente dopo una rivolta. La terza e quarta storia sono ancor più collegate e formano una specie di romanzo: “Un uomo del popolo” narra la vicenda di un nativo del pianeta Stse che diventa l’elemento basilare nella battaglia per l’equità dei diritti tra uomini e donne, mentre “La liberazione della donna” narra la storia del movimento di liberazione creato su Yeowe.
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Il giorno del peccato

A New Orleans impazza il Carnevale, ma per Burke, un aitante ex poliziotto, e la splendida Remy Duvall, prigioniera di un matrimonio infelice con un ricchissimo avvocato senza scrupoli, i giorni di euforia collettiva si trasformano in ore cruciali. Dapprima, lui si avvicina alla donna per regolare un vecchio conto in sospeso con il marito, ma presto è la passione divampata tra loro a dominare la scena. Entrambi sanno quanto sia pericoloso sfidare l’avvocato Duvall che, dietro la facciata rispettabile, è coinvolto in affari a dir poco loschi. Eppure bisogna rischiare, giocando il tutto per tutto…