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O Roma O Morte

O Roma o morte by Arrigo Petacco
«È notorio» scriveva Massimo d’Azeglio pochi giorni dopo la proclamazione dell’unità d’Italia «che, briganti o non briganti, i napoletani non ne vogliono sapere di noi e che ci vogliono sessanta battaglioni, e pare che non bastino, per tenerci quel regno. Forse c’è stato qualche errore’»
Era il 1861. L’Italia non era ancora fatta, anche se era già stata proclamata regno. Sfumato il progetto federalista di Cavour, il sogno unitario di Garibaldi e di Mazzini tardava a realizzarsi. Per tutto il decennio successivo il neonato Regno d’Italia, privato della lucida guida del «tessitore», morto anzitempo, fu affidato a uomini che non erano all’altezza del grande statista. Invece di attuare l’ampio decentramento regionale da lui auspicato, si preferì rinviarlo «provvisoriamente» e «piemontesizzare» il paese, trasferendo pari pari lo Statuto albertino del vecchio Regno di Sardegna nelle regioni annesse. Le insorgenze che seguirono nell’Italia meridionale furono scambiate per mero brigantaggio da liquidare con la forza, ignorando le motivazioni sociali che le alimentavano. Ne derivò una sorta di guerra civile che insanguinò per anni il paese. Inoltre la rozza campagna anticlericale, pur giustificata dalla stolta politica temporale di Pio IX, divise gli italiani anche nel campo della religione, l’unico collante che avrebbe potuto tenerli insieme.
Arrigo Petacco ricostruisce il clima e le premesse di quel decennio turbolento conclusosi nel 1870 con la breccia di Porta Pia e «Roma capitale ». Rievoca, sfrondandole dagli orpelli della retorica risorgimentale, le imprese dei briganti, con cui per cinque anni l’esercito italiano si fronteggiò aspramente; gli eroismi di tanti giovani legittimisti che, affascinati dall’intrepida Maria Sofia, ultima regina di Napoli, si immolarono per la difesa di un mondo destinato a scomparire; nonché i sacrifici imposti alle masse popolari costrette a pagare il conto di un Risorgimento di cui ignoravano le istanze patriottiche.
In un racconto incalzante, intessuto di trame segrete, di oscuri retroscena e di torbidi inganni, assistiamo, nel 1862 e 1867, alle ultime spediziospedizioni fallimentari di Garibaldi in Aspromonte e a Mentana. Rivive, nella sua cruda realtà, la terza guerra d’indipendenza, che nel 1866 rivelò l¿inadeguatezza della nostra casta militare, battuta a Custoza e naufragata a Lissa. Il Veneto fu ottenuto in *«limosina»* grazie a un umiliante escamotage di Napoleone III, verso cui l’Italia era debitrice per la raggiunta unità. Anche se poi non si esitò ad approfittare della sconfitta subita dai francesi a Sedan per impadronirsi di Roma, rimasta indifesa, e consentire così a Vittorio Emanuele II di esprimere la sua soddisfazione con la storica frase: *«Finalment ij suma!»*.
Ma gli errori intuiti da d’Azeglio si perpetuarono nella nuova compagine unitaria, che a lungo continuò a sovrapporsi come un corpo estraneo a un’Italia intimamente frammentata. Di quegli errori paghiamo ancora oggi le conseguenze.

O Roma o morte by Arrigo Petacco
«È notorio» scriveva Massimo d’Azeglio pochi giorni dopo la proclamazione dell’unità d’Italia «che, briganti o non briganti, i napoletani non ne vogliono sapere di noi e che ci vogliono sessanta battaglioni, e pare che non bastino, per tenerci quel regno. Forse c’è stato qualche errore’»
Era il 1861. L’Italia non era ancora fatta, anche se era già stata proclamata regno. Sfumato il progetto federalista di Cavour, il sogno unitario di Garibaldi e di Mazzini tardava a realizzarsi. Per tutto il decennio successivo il neonato Regno d’Italia, privato della lucida guida del «tessitore», morto anzitempo, fu affidato a uomini che non erano all’altezza del grande statista. Invece di attuare l’ampio decentramento regionale da lui auspicato, si preferì rinviarlo «provvisoriamente» e «piemontesizzare» il paese, trasferendo pari pari lo Statuto albertino del vecchio Regno di Sardegna nelle regioni annesse. Le insorgenze che seguirono nell’Italia meridionale furono scambiate per mero brigantaggio da liquidare con la forza, ignorando le motivazioni sociali che le alimentavano. Ne derivò una sorta di guerra civile che insanguinò per anni il paese. Inoltre la rozza campagna anticlericale, pur giustificata dalla stolta politica temporale di Pio IX, divise gli italiani anche nel campo della religione, l’unico collante che avrebbe potuto tenerli insieme.
Arrigo Petacco ricostruisce il clima e le premesse di quel decennio turbolento conclusosi nel 1870 con la breccia di Porta Pia e «Roma capitale ». Rievoca, sfrondandole dagli orpelli della retorica risorgimentale, le imprese dei briganti, con cui per cinque anni l’esercito italiano si fronteggiò aspramente; gli eroismi di tanti giovani legittimisti che, affascinati dall’intrepida Maria Sofia, ultima regina di Napoli, si immolarono per la difesa di un mondo destinato a scomparire; nonché i sacrifici imposti alle masse popolari costrette a pagare il conto di un Risorgimento di cui ignoravano le istanze patriottiche.
In un racconto incalzante, intessuto di trame segrete, di oscuri retroscena e di torbidi inganni, assistiamo, nel 1862 e 1867, alle ultime spediziospedizioni fallimentari di Garibaldi in Aspromonte e a Mentana. Rivive, nella sua cruda realtà, la terza guerra d’indipendenza, che nel 1866 rivelò l¿inadeguatezza della nostra casta militare, battuta a Custoza e naufragata a Lissa. Il Veneto fu ottenuto in *«limosina»* grazie a un umiliante escamotage di Napoleone III, verso cui l’Italia era debitrice per la raggiunta unità. Anche se poi non si esitò ad approfittare della sconfitta subita dai francesi a Sedan per impadronirsi di Roma, rimasta indifesa, e consentire così a Vittorio Emanuele II di esprimere la sua soddisfazione con la storica frase: *«Finalment ij suma!»*.
Ma gli errori intuiti da d’Azeglio si perpetuarono nella nuova compagine unitaria, che a lungo continuò a sovrapporsi come un corpo estraneo a un’Italia intimamente frammentata. Di quegli errori paghiamo ancora oggi le conseguenze.

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Una nuvola rossa

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«Il cervello viene offuscato – dice il Penalista -. Non vedi nient’altro. Vedi solo rosso. Rosso come il sangue».
Àgora è un paesino a 40 km a sud di Roma. In via della Fortuna gli antichi agoresi – mille anni prima che Romolo e Remo decidessero di nascere – praticavano sacrifici umani. Ora un padre, non vedendo tornare a casa la figlia alle sette e mezza di sera, si mette in giro per i vicoli con una scala di ferro lunga sei metri. Alla fine la trova. Morta. Insieme al fidanzatino. 124 coltellate lei e 60 lui. 17 e 23 anni. In via della Fortuna.
Menano le polizie italiane? Giacinto dice di sì. È un bravo ragazzo. È amico del prete. Studia da infermiere. Qualcuno dice che è frocio. Da bambino dava fuoco ai cani e seviziava le lucertole. Era il migliore amico delle vittime. Per il giudice istruttore è l’assassino. Per il paese no.
Pennacchi fa la storia delle indagini. Gli hanno chiesto di costruire un giallo, ma gli esce un “roman” di strabiliante fattura. Un anti-giallo in cui tutti mentono, pure quelli che credono di dire la verità. Ed è proprio il luogo elettivo della verità, il «verbale», ad essere oggetto, per tutto il libro, di una straordinaria rivisitazione letteraria: è la lingua dei carabinieri e dei giudici a costituire l’unica risorsa espressiva in grado di raccontare una realtà inafferrabile, inconclusa.
Naturalmente Àgora è un paese immaginario. Come tutta la vicenda. E ogni riferimento a persone o fatti è puramente casuale.

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«Il cervello viene offuscato – dice il Penalista -. Non vedi nient’altro. Vedi solo rosso. Rosso come il sangue».
Àgora è un paesino a 40 km a sud di Roma. In via della Fortuna gli antichi agoresi – mille anni prima che Romolo e Remo decidessero di nascere – praticavano sacrifici umani. Ora un padre, non vedendo tornare a casa la figlia alle sette e mezza di sera, si mette in giro per i vicoli con una scala di ferro lunga sei metri. Alla fine la trova. Morta. Insieme al fidanzatino. 124 coltellate lei e 60 lui. 17 e 23 anni. In via della Fortuna.
Menano le polizie italiane? Giacinto dice di sì. È un bravo ragazzo. È amico del prete. Studia da infermiere. Qualcuno dice che è frocio. Da bambino dava fuoco ai cani e seviziava le lucertole. Era il migliore amico delle vittime. Per il giudice istruttore è l’assassino. Per il paese no.
Pennacchi fa la storia delle indagini. Gli hanno chiesto di costruire un giallo, ma gli esce un “roman” di strabiliante fattura. Un anti-giallo in cui tutti mentono, pure quelli che credono di dire la verità. Ed è proprio il luogo elettivo della verità, il «verbale», ad essere oggetto, per tutto il libro, di una straordinaria rivisitazione letteraria: è la lingua dei carabinieri e dei giudici a costituire l’unica risorsa espressiva in grado di raccontare una realtà inafferrabile, inconclusa.
Naturalmente Àgora è un paese immaginario. Come tutta la vicenda. E ogni riferimento a persone o fatti è puramente casuale.

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Un nuovo regno

Dubhe non può più aspettare. Dohor, il despota della Terra del Sole, guida la sua sanguinaria conquista all’intero Mondo Emerso in alleanza con la Gilda degli Assassini. Un’alleanza sempre più pericolosa da quando la setta vuol riportare in vita Aster nel corpo di San, il nipote di Nihal. La missione del vecchio Ido è proteggerlo a costo della vita, mentre Lonerin e Sennar sono partiti alla ricerca del talismano del potere, l’antico manufatto elfico che ancora una volta potrebbe rovesciare le sorti della guerra. Ma Dubhe non può aspettare che il re si arrenda: il simbolo della maledizione pulsa sul suo braccio, e l’unico modo per liberarsene è raggiungere Dohor al palazzo e ucciderlo al più presto. Più la Bestia le graffia il petto impaziente di uscire, più la determinazione di Dubhe nella sua missione si fa implacabile. Fino a quando non conosce Learco, il figlio di Dohor, un ragazzo nel cui tormento scorge qualcosa di molto simile al proprio… Sull’orlo dell’ultima battaglia, quando ogni missione sembra fallire, tutti si troveranno ad affrontare la resa dei conti con il proprio passato, ma il destino del Mondo Emerso sarà nelle mani di chi saprà sperare e combattere per un nuovo regno.

Dubhe non può più aspettare. Dohor, il despota della Terra del Sole, guida la sua sanguinaria conquista all’intero Mondo Emerso in alleanza con la Gilda degli Assassini. Un’alleanza sempre più pericolosa da quando la setta vuol riportare in vita Aster nel corpo di San, il nipote di Nihal. La missione del vecchio Ido è proteggerlo a costo della vita, mentre Lonerin e Sennar sono partiti alla ricerca del talismano del potere, l’antico manufatto elfico che ancora una volta potrebbe rovesciare le sorti della guerra. Ma Dubhe non può aspettare che il re si arrenda: il simbolo della maledizione pulsa sul suo braccio, e l’unico modo per liberarsene è raggiungere Dohor al palazzo e ucciderlo al più presto. Più la Bestia le graffia il petto impaziente di uscire, più la determinazione di Dubhe nella sua missione si fa implacabile. Fino a quando non conosce Learco, il figlio di Dohor, un ragazzo nel cui tormento scorge qualcosa di molto simile al proprio… Sull’orlo dell’ultima battaglia, quando ogni missione sembra fallire, tutti si troveranno ad affrontare la resa dei conti con il proprio passato, ma il destino del Mondo Emerso sarà nelle mani di chi saprà sperare e combattere per un nuovo regno.

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Nuovi racconti del Maresciallo

Scriveva Mario Soldati nei risvolti di copertina di questo libro, riferendosi al precedente volume I racconti del Maresciallo: “Dunque, torna il Maresciallo. Strano, si direbbe che una specie di successo ricorrente costringa ogni tanto il personaggio a presentarsi: forse è l’istinto che in termini psicoanalitici si chiama la ricerca del padre e che esprime il nostro bisogno di ritrovare quella figura severa, esemplare, protettiva. “L’ambiente in cui Arnaudi rientra in azione è assai mutato in questi anni. Tira un’altra aria. Oggi, il maresciallo dei carabinieri non conduce più le indagini in bicicletta, ma accorre sul luogo dei delitti a sirene spiegate; si serve dell’alta tecnologia e del programmatore elettronico per le indagini come per la classificazione delle prove; interroga i tecnici del laboratorio più volentieri dei testimoni: e tutto questo anche se i suoi metodi più sicuri restano le silenziose, illimitate risorse del ragionamento e della immaginazione”.

Scriveva Mario Soldati nei risvolti di copertina di questo libro, riferendosi al precedente volume I racconti del Maresciallo: “Dunque, torna il Maresciallo. Strano, si direbbe che una specie di successo ricorrente costringa ogni tanto il personaggio a presentarsi: forse è l’istinto che in termini psicoanalitici si chiama la ricerca del padre e che esprime il nostro bisogno di ritrovare quella figura severa, esemplare, protettiva. “L’ambiente in cui Arnaudi rientra in azione è assai mutato in questi anni. Tira un’altra aria. Oggi, il maresciallo dei carabinieri non conduce più le indagini in bicicletta, ma accorre sul luogo dei delitti a sirene spiegate; si serve dell’alta tecnologia e del programmatore elettronico per le indagini come per la classificazione delle prove; interroga i tecnici del laboratorio più volentieri dei testimoni: e tutto questo anche se i suoi metodi più sicuri restano le silenziose, illimitate risorse del ragionamento e della immaginazione”.

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I nuovi movimenti religiosi

A che cosa è dovuto il crescente interesse della ricerca sociologica per i nuovi movimenti religiosi? Quali sono le dinamiche interne che li caratterizzano? Manipolazione mentale, coercizione psicologica, alcune forme di violenza sono aspetti connessi in qualche modo a queste realtà oppure si tratta di pregiudizi basati su un’analisi schematica e frettolosa? Il libro offre uno spaccato di questo fenomeno così complesso e delicato presentando numerosi studi di caso e affrontando le principali questioni che animano il dibattito sui nuovi movimenti religiosi.
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A che cosa è dovuto il crescente interesse della ricerca sociologica per i nuovi movimenti religiosi? Quali sono le dinamiche interne che li caratterizzano? Manipolazione mentale, coercizione psicologica, alcune forme di violenza sono aspetti connessi in qualche modo a queste realtà oppure si tratta di pregiudizi basati su un’analisi schematica e frettolosa? Il libro offre uno spaccato di questo fenomeno così complesso e delicato presentando numerosi studi di caso e affrontando le principali questioni che animano il dibattito sui nuovi movimenti religiosi.
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Nuovi Consigli Del Diavolo Custode: Per Andare All’inferno Senza Passare Dal Via

Consigli del diavolo custode, ovvero una lettera dall’inferno, scritta da un’anima dannata e inviata a un destinatario non meglio specificato, cioè a ogni lettore. Si descrive non tanto come si sta da quelle parti ma quanto sia facile andarci. L’autore dimostra come per andare all’inferno non sia necessario fare qualcosa di particolarmente malvagio: basta non fare proprio niente. Il mittente, ormai prigioniero della parte in cui si è calato, non può più fare altro che l’ultimo dispetto, e mischia ambiguità, disordine, verità e menzogna, così come fanno i diavoli. Tanto che alla fine diventa arduo distinguere realtà e illusione. Il tono sarcastico e pungente ne fa una lettura scorrevole, ma anche seria e attuale, in un momento in cui pochi parlano dell’inferno.

Consigli del diavolo custode, ovvero una lettera dall’inferno, scritta da un’anima dannata e inviata a un destinatario non meglio specificato, cioè a ogni lettore. Si descrive non tanto come si sta da quelle parti ma quanto sia facile andarci. L’autore dimostra come per andare all’inferno non sia necessario fare qualcosa di particolarmente malvagio: basta non fare proprio niente. Il mittente, ormai prigioniero della parte in cui si è calato, non può più fare altro che l’ultimo dispetto, e mischia ambiguità, disordine, verità e menzogna, così come fanno i diavoli. Tanto che alla fine diventa arduo distinguere realtà e illusione. Il tono sarcastico e pungente ne fa una lettura scorrevole, ma anche seria e attuale, in un momento in cui pochi parlano dell’inferno.

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Nuove vie della frontiera

Le vie della frontiera sono quasi infinite e quasi infiniti sono i compiti del Corpo di Sorveglianza Spaziale. Ma fortunatamente per noi, e per gli abitanti dei confini dalia Galassia, il Comandante John Grimes è sempre all’erta. Da quando lo incontrammo per la prima volta (Urania 499) a bordo del mercantile interstellare Delta Orionis, Grimes ne ha fatta di strada. Oggi il suo nome è celebre da Grollor a Stree, da Waverley a Port Forlorn. E il suo sogno segreto sarebbe di tornarsene a casa. Ma le vie del ritorno sono le più difficili, quando c’è tutta la frontiera Galattica da sorvegliare.
Copertina di Karel Thole

Le vie della frontiera sono quasi infinite e quasi infiniti sono i compiti del Corpo di Sorveglianza Spaziale. Ma fortunatamente per noi, e per gli abitanti dei confini dalia Galassia, il Comandante John Grimes è sempre all’erta. Da quando lo incontrammo per la prima volta (Urania 499) a bordo del mercantile interstellare Delta Orionis, Grimes ne ha fatta di strada. Oggi il suo nome è celebre da Grollor a Stree, da Waverley a Port Forlorn. E il suo sogno segreto sarebbe di tornarsene a casa. Ma le vie del ritorno sono le più difficili, quando c’è tutta la frontiera Galattica da sorvegliare.
Copertina di Karel Thole

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Nuove strade dell’invasione

Le strade dell’invasione sono infinite. Una sola delle nostre antologie non basterebbe a rispecchiare con un minimo di rappresentatività la ricchezza di questo che è sempre stato – e resta – fra i tre o quattro temi-chiave della fs. Con ” Le strade dell’invasione ” del numero scorso, e le presenti ” Nuove strade dell’invasione “, Urania presenta dunque la sua prima grande ” Antologia in 2 volumi ” : oltre trecento pagine di narratori anglo-americani, in una solida opera da biblioteca. Micro-invasioni e mono-invasioni; invasioni cilindriche e cupoliformi; invasioni polari e lunari. E per finire, una ” invasione retrospettiva ” con la partecipazione straordinaria di un personaggio che ci riporta alle origini di ogni minaccia contro il nostro precario pianeta.
Indice:
Hayden Howard – Sexinvasione (Eskimo Invasion, 1966)
Philip K. Dick – Minibattaglia (The Little Movement, 1952)
Robin Scott – Il robivecchio (The Junk Man Cometh, 1966)
Brian W. Aldiss – Peste suina (The Saliva Tree, 1965)
Copertina di Karel Thole

Le strade dell’invasione sono infinite. Una sola delle nostre antologie non basterebbe a rispecchiare con un minimo di rappresentatività la ricchezza di questo che è sempre stato – e resta – fra i tre o quattro temi-chiave della fs. Con ” Le strade dell’invasione ” del numero scorso, e le presenti ” Nuove strade dell’invasione “, Urania presenta dunque la sua prima grande ” Antologia in 2 volumi ” : oltre trecento pagine di narratori anglo-americani, in una solida opera da biblioteca. Micro-invasioni e mono-invasioni; invasioni cilindriche e cupoliformi; invasioni polari e lunari. E per finire, una ” invasione retrospettiva ” con la partecipazione straordinaria di un personaggio che ci riporta alle origini di ogni minaccia contro il nostro precario pianeta.
Indice:
Hayden Howard – Sexinvasione (Eskimo Invasion, 1966)
Philip K. Dick – Minibattaglia (The Little Movement, 1952)
Robin Scott – Il robivecchio (The Junk Man Cometh, 1966)
Brian W. Aldiss – Peste suina (The Saliva Tree, 1965)
Copertina di Karel Thole

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Nuove Storielle a Ninetta

Sono proprio dieci anni, mia cara anima, ch’io t’ho raccontato le mie prime storielle. Che begl’innamorati eravamo noi allora! Io venivo da codesta terra di Provenza, dove sono cresciuto così libero, così fidente, così pieno di tutte le illusioni della vita. Io ero tuo, ero di te sola, delle tue tenerezze, del tuo sogno…

Sono proprio dieci anni, mia cara anima, ch’io t’ho raccontato le mie prime storielle. Che begl’innamorati eravamo noi allora! Io venivo da codesta terra di Provenza, dove sono cresciuto così libero, così fidente, così pieno di tutte le illusioni della vita. Io ero tuo, ero di te sola, delle tue tenerezze, del tuo sogno…

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La nuova vita

‘Un giorno lessi un libro e tutta la mia vita cambiò’. È una luce magica e accecante quella che il libro, scovato per caso su una bancarella, irradia nella fantasia di Osman, giovane studente di Istanbul. La promessa di una vita nuova, che la lettura sconvolgente porta con sé, è legata a filo doppio alla bella Canan, una compagna di studi di Osman, che pare conoscere il segreto per entrare nel mondo misterioso descritto nel libro. Tutto ruota intorno a Canan e al giovane Mehmet, anima in fuga di cui Canan è innamorata, per la disperazione di Osman. Inizia una ricerca fitta di insidie che conduce i due ragazzi sulle tracce di Mehmet, che forse non si chiama davvero così, e potrebbe essere ormai morto in un incidente stradale. Per le strade labirintiche della Turchia interna, viaggiando su pullman che invariabilmente finiscono contro altri pullman o giù per la scarpata, salvandosi per miracolo e assistendo alla morte di altri viaggiatori, Osman e Canan arrivano finalmente nella città del dottor Narin, che ha perso il figlio proprio a causa del libro e delle sue idee diaboliche.
La nuova vita è un’allegoria della speranza e dello smarrimento. Il libro che cattura Osman, Canan e Mehmet promette un mondo nuovo ma questo mondo è spietato e alla fine ‘non c’è nient’altro che morte’.

(source: Bol.com)

‘Un giorno lessi un libro e tutta la mia vita cambiò’. È una luce magica e accecante quella che il libro, scovato per caso su una bancarella, irradia nella fantasia di Osman, giovane studente di Istanbul. La promessa di una vita nuova, che la lettura sconvolgente porta con sé, è legata a filo doppio alla bella Canan, una compagna di studi di Osman, che pare conoscere il segreto per entrare nel mondo misterioso descritto nel libro. Tutto ruota intorno a Canan e al giovane Mehmet, anima in fuga di cui Canan è innamorata, per la disperazione di Osman. Inizia una ricerca fitta di insidie che conduce i due ragazzi sulle tracce di Mehmet, che forse non si chiama davvero così, e potrebbe essere ormai morto in un incidente stradale. Per le strade labirintiche della Turchia interna, viaggiando su pullman che invariabilmente finiscono contro altri pullman o giù per la scarpata, salvandosi per miracolo e assistendo alla morte di altri viaggiatori, Osman e Canan arrivano finalmente nella città del dottor Narin, che ha perso il figlio proprio a causa del libro e delle sue idee diaboliche.
La nuova vita è un’allegoria della speranza e dello smarrimento. Il libro che cattura Osman, Canan e Mehmet promette un mondo nuovo ma questo mondo è spietato e alla fine ‘non c’è nient’altro che morte’.

(source: Bol.com)

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Una nuova storia alternativa della filosofia. Il cammino ontologico-sociale della filosofia

Questo libro costituisce la sintesi migliore dell’opera quarantennale di Costanzo Preve. Si tratta non di un normale manuale di storia della filosofia, ma di una esposizione approfondita e sensata, col consueto metodo previano della deduzione storico-sociale delle categorie, dei principali autori e delle principali tendenze filosofiche. Preve mostra con questo libro, che si può fare storia della filosofia – e filosofia – non solo in modo erudito, ma in modo partecipato, umano, comunitario. L’originalità delle singole interpretazioni pone questo libro come una vera e propria “miniera d’oro” per tutti quei giovani studiosi che vorranno, negli anni a venire, rapportarsi alla storia della filosofia in modo privo di pregiudizi e lontano dagli schemi del senso comune.
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Questo libro costituisce la sintesi migliore dell’opera quarantennale di Costanzo Preve. Si tratta non di un normale manuale di storia della filosofia, ma di una esposizione approfondita e sensata, col consueto metodo previano della deduzione storico-sociale delle categorie, dei principali autori e delle principali tendenze filosofiche. Preve mostra con questo libro, che si può fare storia della filosofia – e filosofia – non solo in modo erudito, ma in modo partecipato, umano, comunitario. L’originalità delle singole interpretazioni pone questo libro come una vera e propria “miniera d’oro” per tutti quei giovani studiosi che vorranno, negli anni a venire, rapportarsi alla storia della filosofia in modo privo di pregiudizi e lontano dagli schemi del senso comune.
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nuova primavera. La ruota del tempo

Per tre giorni la battaglia ha infuriato sulle nevi che circondano l’immensa città di Tar Valon. Nella Torre Bianca, due giovani Ammesse chiedono di parlare con l’Amyrlin Seat e la Custode degli Annali per conoscere quale sarà l’esito della lotta. Per puro caso, Moiraine Damodred e Siuan Sanche sono presenti quando la Custode profetizza che su Montedrago, l’immensa montagna che incombe sulla città, è nato un bambino in grado di cambiare il mondo. Il piccolo deve essere trovato prima che le forze dell’Ombra possano ucciderlo. Le sorti di Moiraine, che sta per diventare Aes Sedai, e di Lan Mandragoran, legittimo re di una nazione ormai scomparsa, sono destinate a legarsi inestricabilmente. Ma i cammini di entrambi sono colmi di imprevisti e pericoli, poiché Moiraine e Lan dovranno scontrarsi con le trame di chi cerca il bambino.
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Per tre giorni la battaglia ha infuriato sulle nevi che circondano l’immensa città di Tar Valon. Nella Torre Bianca, due giovani Ammesse chiedono di parlare con l’Amyrlin Seat e la Custode degli Annali per conoscere quale sarà l’esito della lotta. Per puro caso, Moiraine Damodred e Siuan Sanche sono presenti quando la Custode profetizza che su Montedrago, l’immensa montagna che incombe sulla città, è nato un bambino in grado di cambiare il mondo. Il piccolo deve essere trovato prima che le forze dell’Ombra possano ucciderlo. Le sorti di Moiraine, che sta per diventare Aes Sedai, e di Lan Mandragoran, legittimo re di una nazione ormai scomparsa, sono destinate a legarsi inestricabilmente. Ma i cammini di entrambi sono colmi di imprevisti e pericoli, poiché Moiraine e Lan dovranno scontrarsi con le trame di chi cerca il bambino.
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Nuova grammatica finlandese

Trieste, settembre 1943. Su una nave da guerra tedesca in attesa di partire per il fronte nordafricano, viene portato un uomo in fin di vita. Un violento colpo alla testa ha mandato in frantumi la sua memoria, anche quella linguistica. Non ha con sé piastrina né documenti e la sua identificazione sembra impossibile. Da alcuni indizi, però, il medico di bordo che lo ha salvato, di origine finlandese, crede di riconoscere in lui un “compatriota”. E per lunghi giorni gli si dedica, rimettendolo in forze e educandolo alla sua lingua madre, come un bambino. Poi lo fa ritornare a Helsinki. Dopo un periodo di totale spaesamento in una “patria” straniera, l’uomo comincia lentamente ad ambientarsi, aiutato da un enigmatico pastore luterano e da una tenera infermiera che gli insegnano ad amare di nuovo la Finlandia: un universo ignoto e affascinante, che a poco a poco diventa familiare, e spingel’uomo a unirsi ai suoi connazionali in canti di guerra che non conosce, a condividere la loro atavica paura dei russi, a combattere una guerra di cui non capisce il senso… Marani fa confluire in un unico alveo il dramma indimenticabile del protagonista e la tragedia spesso dimenticata di un popolo. Con abile regia ne dilata gli echi mentre tocca i temi forti, e quanto mai attuali, della nazionalità, della patria, dello “spirito del luogo”, e delle loro temibili distorsioni. PREMIO GRINZANE CAVOUR 2001 PREMIO OSTIA MARE 2001 PREMIO GIUSEPPE DESSì 2001
(source: Bol.com)

Trieste, settembre 1943. Su una nave da guerra tedesca in attesa di partire per il fronte nordafricano, viene portato un uomo in fin di vita. Un violento colpo alla testa ha mandato in frantumi la sua memoria, anche quella linguistica. Non ha con sé piastrina né documenti e la sua identificazione sembra impossibile. Da alcuni indizi, però, il medico di bordo che lo ha salvato, di origine finlandese, crede di riconoscere in lui un “compatriota”. E per lunghi giorni gli si dedica, rimettendolo in forze e educandolo alla sua lingua madre, come un bambino. Poi lo fa ritornare a Helsinki. Dopo un periodo di totale spaesamento in una “patria” straniera, l’uomo comincia lentamente ad ambientarsi, aiutato da un enigmatico pastore luterano e da una tenera infermiera che gli insegnano ad amare di nuovo la Finlandia: un universo ignoto e affascinante, che a poco a poco diventa familiare, e spingel’uomo a unirsi ai suoi connazionali in canti di guerra che non conosce, a condividere la loro atavica paura dei russi, a combattere una guerra di cui non capisce il senso… Marani fa confluire in un unico alveo il dramma indimenticabile del protagonista e la tragedia spesso dimenticata di un popolo. Con abile regia ne dilata gli echi mentre tocca i temi forti, e quanto mai attuali, della nazionalità, della patria, dello “spirito del luogo”, e delle loro temibili distorsioni. PREMIO GRINZANE CAVOUR 2001 PREMIO OSTIA MARE 2001 PREMIO GIUSEPPE DESSì 2001
(source: Bol.com)

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Numbers (Versione italiana)

Fin da quando è nata, a Jem capita una cosa strana: intravvede una serie di otto numeri negli occhi delle persone. Anche in quelli della mamma, 10102001. Per anni non dà importanza alla cosa, pensa sia solo una fantasia di bambina… Quando però sua madre muore il 10-10-2001 capisce tutto: quei numeri corrispondono alla data di morte di chi le sta intorno. Da quel momento la sua vita cambia, non è più una ragazza come le altre, ora ha un terribile segreto. E isolarsi dagli altri sembra l’unica soluzione per nasconderlo. Solo Spider, un compagno di scuola, si rifiuta di lasciarla sola e per lui Jem comincia a provare qualcosa di più che semplice amicizia. Un pomeriggio decidono di fare un giro sulla ruota panoramica di Londra, ma quando Jem si rende conto che tutte le persone in fila possiedono la stessa data di morte, che è proprio quello stesso giorno, intuisce che sta per accadere qualcosa di terribile… Prende la mano di Spider e insieme a lui scappa, mentre una bomba esplode. Ora lei e Spider non possono far altro che nascondersi perché la polizia pensa che i terroristi del London Eye siano proprio loro…
(source: Bol.com)

Fin da quando è nata, a Jem capita una cosa strana: intravvede una serie di otto numeri negli occhi delle persone. Anche in quelli della mamma, 10102001. Per anni non dà importanza alla cosa, pensa sia solo una fantasia di bambina… Quando però sua madre muore il 10-10-2001 capisce tutto: quei numeri corrispondono alla data di morte di chi le sta intorno. Da quel momento la sua vita cambia, non è più una ragazza come le altre, ora ha un terribile segreto. E isolarsi dagli altri sembra l’unica soluzione per nasconderlo. Solo Spider, un compagno di scuola, si rifiuta di lasciarla sola e per lui Jem comincia a provare qualcosa di più che semplice amicizia. Un pomeriggio decidono di fare un giro sulla ruota panoramica di Londra, ma quando Jem si rende conto che tutte le persone in fila possiedono la stessa data di morte, che è proprio quello stesso giorno, intuisce che sta per accadere qualcosa di terribile… Prende la mano di Spider e insieme a lui scappa, mentre una bomba esplode. Ora lei e Spider non possono far altro che nascondersi perché la polizia pensa che i terroristi del London Eye siano proprio loro…
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