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Morte di una sgualdrina: I casi di Hamish Macbeth

Il poliziotto Hamish Macbeth ha una trentina d’anni, è alto, magro, ha occhi azzurri e lunghe ciglia, e una grande zazzera di capelli rossi. Le relazioni sentimentali non sono il suo forte, anche se le donne lo attraggono sempre, in particolare Priscilla, figlia di un ricco possidente che lo detesta (lei, dal canto suo, non ne apprezza la mancanza di ambizioni). Vive nella stazione di polizia di Lochdubh, che significa “lago nero” in gaelico, si pronuncia “lochdu” e si trova nelle Highlands. Per meglio mantenersi, alleva un po’ di pecore e galline (nel recinto della stazione di polizia) e coltiva un orticello. A volte pesca il salmone di frodo, per mangiarselo, ma più spesso per darlo in regalo o per corrompere qualcuno.Considerato pigro e sfaccendato da alcuni suoi concittadini, Hamish teme che venga chiusa la stazione di polizia di Lochdubh, ritenuta inutile dal suo superiore e arcinemico ispettore capo Blair, invidioso dei successi che ottiene il suo sottoposto. Anche per questo Hamish spesso viene lasciato fuori dalle indagini e si trova quindi costretto a lavorare ai margini dei canali ufficiali, utilizzando la “naturale curiosità delle Highlands”, la conoscenza dei luoghi e l’istinto.Tra il 1995 e il 1997 furono mandate in onda tre serie tv incentrate su Hamish, che ebbero un grande successo e diedero visibilità ai romanzi. A oggi gli episodi sono più di trenta e l’autrice puntualmente ne scrive uno all’anno, come fa con quelli su Agatha Raisin. astoria ha finora pubblicato “Morte di una moglie perfetta”.

Morte al Chiabrera

Seconda avventura noir generata dalla “strana coppia” Giorgi-Schiavetta. Protagonista il magistrato Ludovica Sperinelli, donna affascinante e volitiva, coadiuvata dal maresciallo dei Carabinieri Francesco Mancini. Sullo sfondo una Savona rivisitata, che saggi amministratori hanno portato sulla via dell’ecologia e del rispetto per l’ambiente. La città si sta preparando all’annuale fiera di Santa Lucia; ma una sera, nel Teatro Chiabrera, una donna viene trovata riversa a terra nel bagno delle signore. Per pura coincidenza, si tratta della vicina di poltrona della Sperinelli, la quale si trova così coinvolta in prima persona in una vicenda dai contorni inquietanti, dove si affollano parenti insopportabili, misteriosi dirigenti, attivisti no-Tav…Saranno due, alla fine, le morti misteriose che, con pazienza, determinazione e un pizzico di azzardo, gli investigatori riusciranno a chiarire in una manciata di giorni mozzafiato.
Il Sostituto Procuratore Sperinelli e gli altri personaggi principali hanno visto la luce nel primo romanzo della serie, Delitto alla Cappella Sistina, ed. Uniservice 2011. **
### Sinossi
Seconda avventura noir generata dalla “strana coppia” Giorgi-Schiavetta. Protagonista il magistrato Ludovica Sperinelli, donna affascinante e volitiva, coadiuvata dal maresciallo dei Carabinieri Francesco Mancini. Sullo sfondo una Savona rivisitata, che saggi amministratori hanno portato sulla via dell’ecologia e del rispetto per l’ambiente. La città si sta preparando all’annuale fiera di Santa Lucia; ma una sera, nel Teatro Chiabrera, una donna viene trovata riversa a terra nel bagno delle signore. Per pura coincidenza, si tratta della vicina di poltrona della Sperinelli, la quale si trova così coinvolta in prima persona in una vicenda dai contorni inquietanti, dove si affollano parenti insopportabili, misteriosi dirigenti, attivisti no-Tav…Saranno due, alla fine, le morti misteriose che, con pazienza, determinazione e un pizzico di azzardo, gli investigatori riusciranno a chiarire in una manciata di giorni mozzafiato.
Il Sostituto Procuratore Sperinelli e gli altri personaggi principali hanno visto la luce nel primo romanzo della serie, Delitto alla Cappella Sistina, ed. Uniservice 2011.

Morfina

Il racconto “Morfina”, che si ispira ad un’esperienza personale dello stesso Bulgakov, apparve per la prima volta nel 1927, sulla rivista “Il lavoratore medico”. Dopo aver assunto la morfina al fine di calmare una forte allergia, Bulgakov aveva infatti potuto sperimentare sulla propria pelle la tragica dipendenza dal farmaco, arrivando a farsi sino a due punture al giorno. Il racconto servì dunque allo scrittore anche per esorcizzare definitivamente quella penosa esperienza. Fatto sta che Bulgakov teneva tantissimo a questa sua opera, che, come è stato detto, forse mascherava anche i suoi sentimenti nei confronti della Rivoluzione d’Ottobre. **

Moonraker: Il grande slam della morte

Dietro la sua figura di leggendario magnate Hugo Drax ha nascosto assai bene un passato criminale. Altrettanto bene ha nascosto le sue folli mire circa un’arma micidiale di sua progettazione capace di radere al suolo un’intera città. Ma un piccolo particolare, banale quanto enigmatico, lo tradisce: nel corso di una partita di bridge, James Bond si accorge che Drax sta barando. Perché? Dalle sale ovattate del famoso circolo Blades di Londra, 007 si trova improvvisamente sbalzato nel più terribile incubo di distruzione totale.

Monza delle delizie

La facciata scintillante di vetrocemento: un palazzo, un centro direzionale, un’azienda. Una macchina da soldi. Manager in gessato, segretarie eleganti e la forza di vendita che pompa business. Oggi come oggi, il massimo. Ma anche un mondo dove tutti imbrogliano le carte. Dove conti solo se sei funzionale al gioco.Una inquietante vicenda ambientata nel mondo dei manager e delle grandi aziende. E un vice commissario idealista. Che, in un mondo dove tutti fottono tutti, qualcosa vorrà pur dire. **
### Sinossi
La facciata scintillante di vetrocemento: un palazzo, un centro direzionale, un’azienda. Una macchina da soldi. Manager in gessato, segretarie eleganti e la forza di vendita che pompa business. Oggi come oggi, il massimo. Ma anche un mondo dove tutti imbrogliano le carte. Dove conti solo se sei funzionale al gioco.Una inquietante vicenda ambientata nel mondo dei manager e delle grandi aziende. E un vice commissario idealista. Che, in un mondo dove tutti fottono tutti, qualcosa vorrà pur dire.

Montagne della mente

Solo tre secoli fa, le montagne erano considerate una sorta di malformazione del paesaggio, prive di qualsiasi attrattiva, invise a tutti i popoli per la loro inaccessibilità. Oggi, invece, sono diventate meraviglie della natura che esercitano una straordinaria e spesso fatale attrazione. Come è potuto accadere? Con questo libro, Robert Macfarlane ripercorre la storia dell’incontro fra gli uomini e le montagne. E lo fa attraverso il racconto delle mitiche esplorazioni alpinistiche, le grandi scoperte scientifiche, le opere di poeti e artisti che sono stati posseduti dalla vertigine delle vette. Perché il brivido dell’altitudine e lo stupore del panorama in quota, la ricerca della paura come limite da superare, l’incanto dei ghiacciai hanno reso le cime dei monti una nuova frontiera da esplorare e da cui venire conquistati.

Momenti di essere. Scritti autobiografici

Raccolte e pubblicate postume, queste pagine autobiografiche scritte fra il 1907 e il 1940 offrono uno squarcio sulla vita e sull’opera di Virginia Woolf. Il catalogo di immagini che «Momenti di essere» fa scorrere dinanzi ai nostri occhi mostra lo splendore di una scrittura che fa affiorare i tanti ricordi familiari e l’incanto dell’infanzia, che accoglie toni e registri diversi, dal ritratto all’elegia, dall’autoanalisi alla commedia sociale, dal gioco sullo snobismo fino alle riflessioni sulla morte. In questo teatro della memoria l’autrice insegue il tempo, ben sapendo che il rapporto fra passato e presente non è mai docile e che i “momenti di essere”, in cui la forza della visione buca l’ovatta trasparente del quotidiano, le rivelano «la parte invisibile e tacita della sua vita» in tutta la sua verità. La voce di una scrittrice indimenticabile e le sue pagine ci accompagnano dall’ipocrisia vittoriana alla scoppiettante gioia che invade la casa di Gordon Square, a Bloomsbury, che non sarà più solo il nome di un quartiere, ma di quel gruppo di giovani intellettuali che rivoluzionerà, con intelligenza e divertimento, i costumi di un’intera epoca. **

Moïra

"'Sensuale', pensò con tristezza. Non era quello il viso che avrebbe desiderato gli occhi d'un grigio trasparente, quasi sbiadito, labbra sottili, un'espressione spirituale e dolce, insomma un viso che assomigliasse a quello del pastore della piccola città nativa."
Per Joseph il proprio aspetto, ancor più dell'impatto col mondo, è una specie di condanna. La sua naturale vocazione alla santità è più difficile da perseguire se sottoposta a continue prove.
Siamo in una città universitaria degli Stati Uniti. I compagni del protagonista attraversano quella fase della vita in cui tutto può essere messo in discussione, anche Dio, e in cui più forte è l'attrazione nei confronti dell'altro sesso.
Tutto scandalizza Joseph, religiosissimo, di una fede intransigente, e gli provoca violenti attacchi d'ira. Combattuto tra le inconscie e inconfessabili passioni terrene e la fede nel suo Dio, il ragazzo è costantemente in cerca di pace. Ma cambiare casa e amicizie non basta a placare l'ossessione che lui prova per Moira, la figlia della sua affittuaria e a salvarlo dalla caduta. ineluttabilità del destino e fatalità del peccato: gli uomini si muovono, per Green, sull'orlo di un abisso, in bilico tra la grazia e la perdizione. La vita è un mistero che non è dato di conoscere, e sopravvivere alle tempeste che travolgono il cuore si può solo se si accetta l'imperscrutabilità di quel mistero, trasfigurando le miserie dell'esistenza in un atto di adorazione.

Mito E Significato

Mito e significato, ora riedito dal Saggiatore e corredato di una magistrale introduzione di Cesare Segre, si serve di un’esposizione semplice per illustrare i presupposti e le implicazioni del complesso metodo strutturale di Claude Lévi-Strauss: cinque conversazioni con il grande antropologo che dimostrano appieno, ancora una volta, come la sua forza risieda nella lucidità con cui ha problematizzato il reale e nell’ampiezza dello sfondo teoretico su cui ha operato.Al centro del discorso c’è una tipica interpretazione lévi-straussiana di un mito amerindio, che spazia dal Perù al Canada e attraversa i secoli dall’epoca della Conquista a oggi. L’assioma è: il numero di procedimenti a cui la natura ricorre è molto limitato, e si ripresenta ai più vari livelli. Attraverso la ragione, bisogna scoprire l’ordine e quindi il significato delle cose; così anche la natura diventa traducibile in formule e schemi. Lingua, mito, musica, matematica: tutto è un procedimento di simbolizzazione, che dunque può essere decriptato, fatto divenire modello conscio anziché inconscio. Perciò non è reale la distinzione tra pensiero mitico e pensiero scientifico, né la contrapposizione tra «primitivo» e «civilizzato»; perciò la nostra specie è sostanzialmente unitaria.Lévi-Strauss scopre inattese analogie e scardina l’identificazione di primitivo con barbaro e incivile e di occidentale con razionale e civilizzato, antinomia che ha giustificato, nei secoli, i peggiori genocidi e le più bieche prevaricazioni. È questo, forse, il suo maggiore lascito: una sofisticata ed esemplare dimostrazione di come, adottando una prospettiva unificante anziché antagonistica, elementi apparentemente antinomici possano essere invece concepiti come polarità di una dialettica feconda di risultati; di come, in una parola, nella convivenza umana le differenze culturali possano avere un valore positivo.

Miss Rosselli

Amelia Rosselli nasce il 28 marzo del 1930 a Parigi, figlia di Marion Cave, un’attivista del partito laburista britannico, e di Carlo Rosselli, esule antifascista (fondatore di Giustizia e Libertà) e teorico del Socialismo Liberale. Nel 1940, ancora bambina, è costretta a fuggire dalla Francia in seguito all’assassinio, compiuto dalle cagoulards (le milizie fasciste), del padre e dello zio Nello, voluto da Benito Mussolini e da Galeazzo Ciano. Il duplice omicidio la traumatizza e la sconvolge dal punto di vista psicologico: da quel momento Amelia Rosselli comincia a soffrire di ossessioni persecutorie, convinta di essere seguita dai servizi segreti con lo scopo di ucciderla. Esule con i suoi familiari, si trasferisce in un primo momento in Svizzera, per poi spostarsi negli Stati Uniti. Si cimenta in studi di carattere musicale, filosofico e letterario; nel 1946 torna in Italia. Negli anni ’60 si iscrive al PCI e le sue poesie, che iniziano a uscire sulle riviste, attirano l’attenzione di Zanzotto, Raboni e Pasolini. Sarà quest’ultimo a presentarla ufficialmente al mondo letterario con una introduzione alle prime poesie. La morte della madre e altre drammatiche vicende le causarono ricorrenti esaurimenti nervosi. Non accettò mai la diagnosi di schizofrenia paranoide che le venne fornita da cliniche svizzere e inglesi, ma parlò per lo più di lesioni al sistema extrapiramidale, connesse alla malattia di Parkinson, che le si manifestarono già a 39 anni. È rimasta una figura di scrittrice unica per il suo plurilinguismo e per il tentativo di fondere l’uso della lingua con l’universalismo della musica. Ha vissuto gli ultimi anni della sua vita a Roma, nella sua casa a via del Corallo, dove è morta suicida l’11 febbraio 1996 per cause connesse ad una grave depressione. **
### Sinossi
Amelia Rosselli nasce il 28 marzo del 1930 a Parigi, figlia di Marion Cave, un’attivista del partito laburista britannico, e di Carlo Rosselli, esule antifascista (fondatore di Giustizia e Libertà) e teorico del Socialismo Liberale. Nel 1940, ancora bambina, è costretta a fuggire dalla Francia in seguito all’assassinio, compiuto dalle cagoulards (le milizie fasciste), del padre e dello zio Nello, voluto da Benito Mussolini e da Galeazzo Ciano. Il duplice omicidio la traumatizza e la sconvolge dal punto di vista psicologico: da quel momento Amelia Rosselli comincia a soffrire di ossessioni persecutorie, convinta di essere seguita dai servizi segreti con lo scopo di ucciderla. Esule con i suoi familiari, si trasferisce in un primo momento in Svizzera, per poi spostarsi negli Stati Uniti. Si cimenta in studi di carattere musicale, filosofico e letterario; nel 1946 torna in Italia. Negli anni ’60 si iscrive al PCI e le sue poesie, che iniziano a uscire sulle riviste, attirano l’attenzione di Zanzotto, Raboni e Pasolini. Sarà quest’ultimo a presentarla ufficialmente al mondo letterario con una introduzione alle prime poesie. La morte della madre e altre drammatiche vicende le causarono ricorrenti esaurimenti nervosi. Non accettò mai la diagnosi di schizofrenia paranoide che le venne fornita da cliniche svizzere e inglesi, ma parlò per lo più di lesioni al sistema extrapiramidale, connesse alla malattia di Parkinson, che le si manifestarono già a 39 anni. È rimasta una figura di scrittrice unica per il suo plurilinguismo e per il tentativo di fondere l’uso della lingua con l’universalismo della musica. Ha vissuto gli ultimi anni della sua vita a Roma, nella sua casa a via del Corallo, dove è morta suicida l’11 febbraio 1996 per cause connesse ad una grave depressione.

Mio signore

Da una lettura a una vita: gli scrittori italiani raccontano del mondo e di sé partendo da un libro. Questa è “PassaParola”.
Maria, la sguattera del bar, un giorno si accorge che il suo vicino di casa è Dio. Lo ravvisa nel garzone della lavanderia, Andrea, un attempato giovanotto senza onore, ex tossico, con le caviglie gonfie e una faccia non simpatica. Gli dice: «Signore, vi ho riconosciuto.» E lo invita a casa. Andrea è una carogna, e va da lei solo per riderne col cognato, padrone della lavanderia e un poco suo padrone. Si aspetta qualche gioco lercio e piccante. Invece Maria gli si inginocchia davanti, e lo adora come il nuovo Gesù. Lui mira al sesso più spiccio, ma l’assurda fede di lei lo seduce. Sul filo del desiderio, il culto segreto diventa gioco erotico crudele, nell’obbligo di una castità ardente. Andrea, respinto e beffato da Maddalena, sex symbol della Fratta, dubita di essere Dio. Però quel gioco santo e perverso lo fa sentire quasi un uomo. Quando il paese li scopre, c’è una congiura per rovinarli. Ma le vie del Signore sono infinite. E i finali, anche. L’autrice scrive partendo da La Madre Santa di Leopold von Sacher-Masoch, che ha dato il nome a una perversione sessuale. I dialoghi sono nel dialetto della Fratta, fatto per il paradosso, in una lingua che grida e canta, come tutti i dialetti italiani. **
### Sinossi
Da una lettura a una vita: gli scrittori italiani raccontano del mondo e di sé partendo da un libro. Questa è “PassaParola”.
Maria, la sguattera del bar, un giorno si accorge che il suo vicino di casa è Dio. Lo ravvisa nel garzone della lavanderia, Andrea, un attempato giovanotto senza onore, ex tossico, con le caviglie gonfie e una faccia non simpatica. Gli dice: «Signore, vi ho riconosciuto.» E lo invita a casa. Andrea è una carogna, e va da lei solo per riderne col cognato, padrone della lavanderia e un poco suo padrone. Si aspetta qualche gioco lercio e piccante. Invece Maria gli si inginocchia davanti, e lo adora come il nuovo Gesù. Lui mira al sesso più spiccio, ma l’assurda fede di lei lo seduce. Sul filo del desiderio, il culto segreto diventa gioco erotico crudele, nell’obbligo di una castità ardente. Andrea, respinto e beffato da Maddalena, sex symbol della Fratta, dubita di essere Dio. Però quel gioco santo e perverso lo fa sentire quasi un uomo. Quando il paese li scopre, c’è una congiura per rovinarli. Ma le vie del Signore sono infinite. E i finali, anche. L’autrice scrive partendo da La Madre Santa di Leopold von Sacher-Masoch, che ha dato il nome a una perversione sessuale. I dialoghi sono nel dialetto della Fratta, fatto per il paradosso, in una lingua che grida e canta, come tutti i dialetti italiani.

Mio fratello

Da un’isola caraibica di smaltata bellezza si può anche fuggire – e in un’isola simile si può anche morire. L’agonia di un fratello malato di AIDS è di per sé un’esperienza atroce, ma per chi questo fratello non lo vede da vent’anni, per chi questo fratello non l’ha mai amato, la disgrazia può diventare un gorgo di estraneità, di colpe, di ricordi pieni di rancore. È quel che accade a Jamaica Kincaid: l’enigma di un uomo che muore scatena in lei, più che dolore, l’implacabile rovello di chi si è lasciato alle spalle una vita di miseria, abbandono e ostilità, marchiata per sempre da un inesorabile senso di sconfitta; una vita intessuta di rapporti familiari aspri e crudeli, dominati da una madre che col suo amore minaccioso ha legato a sé i figli in una relazione di torva dipendenza: «Avrei voluto dirgli, Non sa quello che fa, ma non sono mai stata capace di dirlo a me stessa, non sono mai stata capace di perdonarla per nessuna delle cose che non sapeva di fare quando le ha fatte a me. Lo guardai in faccia. I ricordi non le piacciono, avrei voluto dirgli». Algida e rabbiosa, ipnotica e ossessiva, la prosa di Jamaica Kincaid scava e ferisce, trascinando il lettore in una ricerca di sé che ha la stessa forza irradiante dell’«Autobiografia di mia madre».
«Mio fratello» è apparso per la prima volta nel 1997. **
### Sinossi
Da un’isola caraibica di smaltata bellezza si può anche fuggire – e in un’isola simile si può anche morire. L’agonia di un fratello malato di AIDS è di per sé un’esperienza atroce, ma per chi questo fratello non lo vede da vent’anni, per chi questo fratello non l’ha mai amato, la disgrazia può diventare un gorgo di estraneità, di colpe, di ricordi pieni di rancore. È quel che accade a Jamaica Kincaid: l’enigma di un uomo che muore scatena in lei, più che dolore, l’implacabile rovello di chi si è lasciato alle spalle una vita di miseria, abbandono e ostilità, marchiata per sempre da un inesorabile senso di sconfitta; una vita intessuta di rapporti familiari aspri e crudeli, dominati da una madre che col suo amore minaccioso ha legato a sé i figli in una relazione di torva dipendenza: «Avrei voluto dirgli, Non sa quello che fa, ma non sono mai stata capace di dirlo a me stessa, non sono mai stata capace di perdonarla per nessuna delle cose che non sapeva di fare quando le ha fatte a me. Lo guardai in faccia. I ricordi non le piacciono, avrei voluto dirgli». Algida e rabbiosa, ipnotica e ossessiva, la prosa di Jamaica Kincaid scava e ferisce, trascinando il lettore in una ricerca di sé che ha la stessa forza irradiante dell’«Autobiografia di mia madre».
«Mio fratello» è apparso per la prima volta nel 1997.

Mia Sorella Mi Rompe Le Balle

Damiano è un ragazzo grande, grosso e con pochi amici perché ama passare le sue giornate facendo cose che gli altri ragazzi non capiscono, come fissare il turbinio vorticoso della lavatrice o giocare per ore con i coperchi delle pentole di sua nonna. Ma la sua vera passione è quella per la musica, soprattutto classica, visto che vorrebbe diventare un cantante lirico. Anche se ama pure il jazz, la musica da discoteca, la dance, la techno e chi più ne ha più ne metta. Tranne la musica rock, quella che invece sua sorella minore Margherita ascolta a tutto volume nella stanzetta accanto.
Anche Margherita, in realtà, di amici non ne ha poi molti di più rispetto a Damiano. Fin da bambina tutti l’hanno considerata un po’ troppo strana, troppo matura per la sua età, troppo in carne, troppo simpatica, troppo triste oppure troppo epilettica. Per trovare il suo posto nel mondo, Margherita ha provato invano a vivere a Rimini, Milano, Parigi e Dublino, studiare teatro e filosofia, lavorare come cameriera o come project manager. Non si era accorta che il suo posto, in realtà, era dove aveva passato gran parte della sua vita: accanto a suo fratello Damiano.
È bastata una diagnosi per farglielo capire: sindrome di Asperger. Damiano è autistico, ma quella che poteva essere una patologia che avrebbe separato definitivamente le loro strade, invece le ha intrecciate per sempre. Del resto se Damiano voleva davvero diventare un cantante lirico, da ora in poi avrebbe avuto bisogno più che mai dell’appoggio di sua sorella.
E da quel giorno Margherita si è immersa nel mondo vero e surreale di Damiano. Un mondo in cui le domeniche si festeggiano compleanni di ventilatori, si preparano torte dedicate ai vent’anni dell’interruttore della luce nello sgabuzzino o alla presa della corrente nel corridoio. Un mondo in cui la fantasia diventa reale e in cui i sogni sono così concreti che si possono quasi toccare.

Mezzanotte a Marble Arch

Il cadavere di Catherine Quixwood giace sul parquet. Dal lenzuolo gettato sul corpo emerge solo il viso. Una ciocca dei lunghi capelli sciolti non nasconde i lividi purpurei, il labbro spaccato. Camicetta e gonna strappate con violenza, la pelle lacerata da solchi profondi, e poi il sangue… Quando arriva la notizia della macabra scoperta, Thomas Pitt si trova a un ricevimento presso l’ambasciata di Spagna, impegnato in una conversazione proprio con il marito della vittima. A capo della Sicurezza nazionale, Pitt ha accesso alle stanze del potere e conosce segreti inconfessabili di persone molto influenti. Tutto questo però non lo ha cambiato, anzi è fonte di disagio per lui, che rimane il poliziotto di sempre, chiamato a indagare sui più turpi crimini al servizio della verità e della giustizia. Senza tabù né distinzioni di classe. Ora il suo ruolo gli impone mille cautele, ma quando le donne morte saranno due dovrà abbandonare ogni remora, per impedire che la rutilante Londra vittoriana divenga teatro di una tragedia senza fine. **
### Sinossi
Il cadavere di Catherine Quixwood giace sul parquet. Dal lenzuolo gettato sul corpo emerge solo il viso. Una ciocca dei lunghi capelli sciolti non nasconde i lividi purpurei, il labbro spaccato. Camicetta e gonna strappate con violenza, la pelle lacerata da solchi profondi, e poi il sangue… Quando arriva la notizia della macabra scoperta, Thomas Pitt si trova a un ricevimento presso l’ambasciata di Spagna, impegnato in una conversazione proprio con il marito della vittima. A capo della Sicurezza nazionale, Pitt ha accesso alle stanze del potere e conosce segreti inconfessabili di persone molto influenti. Tutto questo però non lo ha cambiato, anzi è fonte di disagio per lui, che rimane il poliziotto di sempre, chiamato a indagare sui più turpi crimini al servizio della verità e della giustizia. Senza tabù né distinzioni di classe. Ora il suo ruolo gli impone mille cautele, ma quando le donne morte saranno due dovrà abbandonare ogni remora, per impedire che la rutilante Londra vittoriana divenga teatro di una tragedia senza fine.