62529–62544 di 62912 risultati

C’era una volta…

Siamo a Tebe, nell’antico Egitto, intorno al duemila avanti Cristo, all’epoca dell’XI dinastia. Renisenb, in seguito alla morte del marito, torna nella grande casa del padre Imhotep, sacerdote del Ka. La giovane, dopo la disgrazia che l’ha colpita, è in cerca di conforto e nella casa natale, vicino ai parenti e ai servi fedeli, ha l’impressione di poter riacquistare la perduta serenità. Ma la realtà in cui si imbatte è assai diversa: i suoi tre fratelli, il debole Yamhose, il prepotente Sobek e il viziato Ipy, sono sempre in contrasto tra di loro, mentre le cognate e la vecchia, malvagia Henet gettano olio sul fuoco. Ma la situazione è ancora destinata a peggiorare con l’arrivo della sensuale e affascinante Nofret, la giovanissima nuova concubina di Imhotep. In questa atmosfera di gelosia, passioni e rancori scoppia ben presto una vera e propria tempesta e incominciano a verificarsi strane morti misteriose, attribuite dalla famiglia alla oscura maledizione degli dei, ma la verità invece può nascondersi in mezzo agli uomini. C’era una volta, apparso nel 1945, è un romanzo di straordinaria suggestione, nella quale la Christie ha riversato tutte le sue conoscenze sull’antica civiltà egiziana che aveva appreso durante i suoi viaggi in compagnia del marito, il celebre archeologo Mallowan.

C’era Una Volta La Mafia

**Tra *Il padrino* e *C’era una volta in America*
Una storia vera che sembra un film
La storia mai raccontata del primo boss della mafia americana 
Come è iniziata l’ascesa della mafia in America?**
Appassionante come un romanzo, frutto di accurate e innovative ricerche basate su attendibili fonti finora inedite, *C’era una volta la mafia* racconta le vicende di Giuseppe Morello (Corleone 1867 – New York 1930), il primo boss dei boss degli Stati Uniti – soprannominato “L’artiglio” a causa della sua mano deforme – e la conquista del potere della sua spietata famiglia. L’autore segue passo passo i crimini e le attività illecite perpetrati da lui e dai suoi uomini d’onore: inizia con la cronaca dell’efferato “omicidio del barile” sul quale indaga Joe Petrosino, per proseguire con il controllo su New York da parte della Prima Famiglia, grazie all’alleanza con il boss Ignazio Lupo di Little Italy, e la nascita della “Mano nera”, il temuto racket dell’estorsione; ci svela i bizzarri rituali di iniziazione e gli ingegnosi sistemi di protezione della congrega malavitosa, e ci fa ascoltare la voce di William Flynn, capo dei Servizi segreti statunitensi a New York. Grazie alla ricostruzione rigorosa, sorprendente e appassionante di un importante tassello della nostra storia criminale, *C’era una volta la mafia* è il racconto imprescindibile per capire l’origine e lo sviluppo dell’organizzazione criminale che ha cambiato la fisionomia degli Stati Uniti.
**La storia della prima famiglia mafiosa degli Stati Uniti 
Un libro rigoroso e avvincente candidato al Premio Pulitzer**
«Un libro sorprendente che ha colmato numerose lacune… un saggio raccontato come un romanzo che si presta moltissimo a una versione cinematografica. Peccato non ci sia più Marlon Brando.»
**Aldo Forbice; storico conduttore radiofonico di *Zapping***
«Accattivante… Convincente… Irresistibile.» 
**New York Times**
«Dash ha raccolto tonnellate di materiale e ha realizzato un libro di divulgazione storica che con ogni probabilità può essere considerato il testo definitivo sull’argomento anche per gli anni a venire, scritto con uno stile vivido, lucido, con un solido impianto narrativo e la giusta dose di aneddoti e particolari violenti.» 
**Washington Post**
«Dash è inimitabile nell’illuminare i punti bui della storia e nell’inquadrare in un contesto preciso e rigoroso aneddoti che sono rimasti impressi nell’immaginario popolare. La sua ricerca è impressionante. Rimane solo un dubbio per gli appassionati di storia di mafia: chi darà il volto a Giuseppe Morello, ora che Brando non c’è più?»
**Financial Times**
**Mike Dash**
scrittore, giornalista e ricercatore di storia all’Università di Cambridge, è nato a Londra nel 1963. La sua fama è legata ai libri e agli articoli che trattano insoliti eventi storici, fenomeni anomali, strane credenze. Ha scritto per «Bizarre», «Fortean Times» e più recentemente per «The Independent» e «The Sunday Telegraph». Tra i suoi numerosi libri *Satan’s Circus* e *C’era una volta la mafia* sono stati candidati al Premio Pulitzer for History. I suoi libri sono stati tradotti in numerose lingue. Vive a Londra con la moglie e la figlia.

C’era una volta il cinema: I miei film, la mia vita

Due occhi di ghiaccio, un poncho sulle spalle, il mozzicone di un sigaro stretto nel ghigno da pistolero. uel sigaro appartiene a un uomo troppo svelto a sparare, un uomo senza nome la cui mira non conosce perdono. Ad annunciarlo, mentre si avvicina al galoppo al villaggio di San Miguel, è un fischio malinconico che sembra provenire dalla gola del tempo, dai decenni sepolti nella polvere rossastra del West.Quell’uomo spietato è l’eroe di una nuova epica, fatta di sangue e piombo, di carne, cavalli e dinamite. È la Trilogia del dollaro, canto per fucile e macchina da presa, odissea di cacciatori di taglie che ha riscritto il genere western con la lingua di Kurosawa e Céline: film costruiti con gesti ieratici, con tempi dilatati pronti a esplodere in parossismi di violenza, con un ordito di sguardi interminabili, spari improvvisi, dialoghi scarnifi cati le cui battute si dischiudono in formidabili aforismi. Il regista si chiama Sergio Leone.C’era una volta il cinema – frutto di quindici anni di dialogo ininterrotto con Noël Simsolo tra Parigi, Cannes e Roma – è il testo cui Leone ha affi dato il racconto della propria vita e di tutti i film che ha girato. I fotogrammi dei suoi ricordi portano impressi il cappello di Clint Eastwood e la barba mal rasata di Gian Maria Volonté, le melodie di Ennio Morricone, lo sguardo di Claudia Cardinale e il sorriso offuscato di Robert De Niro, gli incontri con Pier Paolo Pasolini, Klaus Kinski e Orson Welles.Leggere questo memoir-intervista, finora inedito in Italia, è come ritrovare in una vecchia cassetta una voce che si credeva smarrita. Una voce acuta, divertita, ferocemente anticonvenzionale, che fra un aneddoto di vita sul set e una riflessione sul cinema finisce per rivelare i segreti di un regista che ha saputo trasformare gli anni del proibizionismo nel romanzo struggente delle amicizie tradite, delle vendette e degli amori perduti. E che, nell’oblio di una fumeria d’oppio come sulle carrozze di un treno a vapore, ha dipinto l’immagine del tempo mentre fugge via.

C’era una volta il cinema

Due occhi di ghiaccio, un poncho sulle spalle, il mozzicone di un sigaro stretto nel ghigno da pistolero. uel sigaro appartiene a un uomo troppo svelto a sparare, un uomo senza nome la cui mira non conosce perdono. Ad annunciarlo, mentre si avvicina al galoppo al villaggio di San Miguel, è un fischio malinconico che sembra provenire dalla gola del tempo, dai decenni sepolti nella polvere rossastra del West.Quell’uomo spietato è l’eroe di una nuova epica, fatta di sangue e piombo, di carne, cavalli e dinamite. È la Trilogia del dollaro, canto per fucile e macchina da presa, odissea di cacciatori di taglie che ha riscritto il genere western con la lingua di Kurosawa e Céline: film costruiti con gesti ieratici, con tempi dilatati pronti a esplodere in parossismi di violenza, con un ordito di sguardi interminabili, spari improvvisi, dialoghi scarnifi cati le cui battute si dischiudono in formidabili aforismi. Il regista si chiama Sergio Leone.C’era una volta il cinema – frutto di quindici anni di dialogo ininterrotto con Noël Simsolo tra Parigi, Cannes e Roma – è il testo cui Leone ha affi dato il racconto della propria vita e di tutti i film che ha girato. I fotogrammi dei suoi ricordi portano impressi il cappello di Clint Eastwood e la barba mal rasata di Gian Maria Volonté, le melodie di Ennio Morricone, lo sguardo di Claudia Cardinale e il sorriso offuscato di Robert De Niro, gli incontri con Pier Paolo Pasolini, Klaus Kinski e Orson Welles.Leggere questo memoir-intervista, finora inedito in Italia, è come ritrovare in una vecchia cassetta una voce che si credeva smarrita. Una voce acuta, divertita, ferocemente anticonvenzionale, che fra un aneddoto di vita sul set e una riflessione sul cinema finisce per rivelare i segreti di un regista che ha saputo trasformare gli anni del proibizionismo nel romanzo struggente delle amicizie tradite, delle vendette e degli amori perduti. E che, nell’oblio di una fumeria d’oppio come sulle carrozze di un treno a vapore, ha dipinto l’immagine del tempo mentre fugge via.

(source: Bol.com)

C’era una volta Andreotti

È sopravvissuto a due guerre mondiali, sette papi, la monarchia, il fascismo, la Prima Repub­blica e la Seconda. E a sei processi per mafia e omicidio. Giulio Andreotti è stato un esemplare unico del potere in Italia per longevità, sopravvi­venza agli scandali, dimestichezza con gli appa­rati dello Stato e del Vaticano, consuetudine con le classi dirigenti mondiali del passato. È stato unico perfino nell’aspetto fisico, che ha nutrito generazioni di vignettisti.
A cento anni dalla nascita, il 14 gennaio del 1919, ripercorrere la sua vita e la sua epoca significa fare i conti con la distanza siderale tra la sua Italia e quella di oggi. Dopo essere stato incombente per mezzo secolo come uomo di governo e come enigma dell’Italia democristiana, Andreotti non c’è più. E non solo perché è morto, il 6 maggio del 2013. Non esistono più la sua politica, la sua cultura, il suo Vaticano. Rimane solo l’eco lonta­na e controversa del «processo del secolo», che doveva chiarire le sue responsabilità e che inve­ce si è concluso nel modo più andreottiano: con una verità sfuggente.
Nel suo libro, ampiamente rivisto e aggiornato per questa nuova edizione, Massimo Franco racconta e analizza Andreotti e il suo mondo: gli alleati, i nemici, il suo alone intatto di mistero, ma anche la famiglia invisibile per decenni, e sorprenden­te nella sua stranissima normalità. Attraverso la silhouette curva del «Divo Giulio», aiuta a capire che cosa siamo stati e non siamo più. In un’Italia che cambiava o fingeva di cambiare, Andreotti ri­mase sempre se stesso: nel bene e nel male.
Emblema e garante dello status quo nell’era della guerra fredda, ha rappresentato l’«uomo del Pur­gatorio» per antonomasia, in una nazione in bilico tra Paradiso occidentale e Inferno comunista. Ha permesso a un’Italia di specchiarsi per mezzo se­colo in lui, di sentirsi migliore, o forse solo di auto­assolversi. Le ha fornito la bussola: un pessimismo di fondo sulla natura umana, alleviato dall’ironia.
**
### Sinossi
È sopravvissuto a due guerre mondiali, sette papi, la monarchia, il fascismo, la Prima Repub­blica e la Seconda. E a sei processi per mafia e omicidio. Giulio Andreotti è stato un esemplare unico del potere in Italia per longevità, sopravvi­venza agli scandali, dimestichezza con gli appa­rati dello Stato e del Vaticano, consuetudine con le classi dirigenti mondiali del passato. È stato unico perfino nell’aspetto fisico, che ha nutrito generazioni di vignettisti.
A cento anni dalla nascita, il 14 gennaio del 1919, ripercorrere la sua vita e la sua epoca significa fare i conti con la distanza siderale tra la sua Italia e quella di oggi. Dopo essere stato incombente per mezzo secolo come uomo di governo e come enigma dell’Italia democristiana, Andreotti non c’è più. E non solo perché è morto, il 6 maggio del 2013. Non esistono più la sua politica, la sua cultura, il suo Vaticano. Rimane solo l’eco lonta­na e controversa del «processo del secolo», che doveva chiarire le sue responsabilità e che inve­ce si è concluso nel modo più andreottiano: con una verità sfuggente.
Nel suo libro, ampiamente rivisto e aggiornato per questa nuova edizione, Massimo Franco racconta e analizza Andreotti e il suo mondo: gli alleati, i nemici, il suo alone intatto di mistero, ma anche la famiglia invisibile per decenni, e sorprenden­te nella sua stranissima normalità. Attraverso la silhouette curva del «Divo Giulio», aiuta a capire che cosa siamo stati e non siamo più. In un’Italia che cambiava o fingeva di cambiare, Andreotti ri­mase sempre se stesso: nel bene e nel male.
Emblema e garante dello status quo nell’era della guerra fredda, ha rappresentato l’«uomo del Pur­gatorio» per antonomasia, in una nazione in bilico tra Paradiso occidentale e Inferno comunista. Ha permesso a un’Italia di specchiarsi per mezzo se­colo in lui, di sentirsi migliore, o forse solo di auto­assolversi. Le ha fornito la bussola: un pessimismo di fondo sulla natura umana, alleviato dall’ironia.

C’è Sempre Un Lieto Fine

**Ogni inizio contiene già una magia.**
**Ma è solo alla fine della storia che incontriamo la vera felicità.**
«*”C’è sempre un lieto fine” è il miglior antidoto al cattivo umore, vi farà sorridere e commuovere dalla prima all’ultima pagina.*»
**Literaturmarkt**
*«Ora si trovava di nuovo davanti alla villa di Oscar e stava per aprire la porta d’ingresso. Fece un respiro profondo. Ce l’avrebbe fatta. Avrebbe fatto in modo che la vita di Oscar tornasse bella. Girò la chiave nella serratura ed entrò nella sua nuova vita.»*
Se c’è una cosa di cui Ella è fermamente convinta è che tutte le storie abbiano un lieto fine. E non potrebbe essere altrimenti per lei che da sempre crede nelle favole e tiene un blog in cui si diverte a riscrivere i finali di film e romanzi famosi, riscuotendo grandissimo successo. Fino al giorno in cui scopre che il fidanzato la tradisce. E all’improvviso è costretta ad aprire gli occhi: forse, nella realtà, il finale da favola non esiste? Così, in preda all’agitazione, inforca la bicicletta e si scontra con uno sconosciuto. Si chiama Oscar, ma Ella non fa nemmeno in tempo ad aiutarlo che è già sparito nel nulla. Per fortuna lascia dietro di sé il portafogli, l’unica cosa che può aiutarla a rintracciarlo per chiedergli scusa. È il minimo dopo quello che è successo. Appena lo apre, ne fuoriesce una pioggia di bigliettini scarabocchiati con enigmatiche annotazioni e strani indirizzi. Sembrano indizi messi lì proprio perché lei li trovi. Un invito a capire cosa si nasconda dietro quegli appunti in apparenza incomprensibili. Bigliettino dopo bigliettino, Ella capisce che quell’uomo ha avuto un passato difficile e che ora ha bisogno del suo aiuto. Piano piano entra nella vita di Oscar e lo incoraggia a rimettere insieme i pezzi della sua esistenza. Ma il suo compito non è ancora finito: ha in serbo una grande sorpresa per Oscar, un gesto semplice e naturale che racchiude in sé tutta la forza della gentilezza e dell’amore. Solo se riuscirà a portare a termine il suo proposito, potrà dire di aver regalato a quello sconosciuto il lieto fine che gli ha cambiato la vita. Un lieto fine che forse ci sarà anche per lei.
In Italia Charlotte Lucas è un’autrice fenomeno. Con il suo esordio, *Il tuo anno perfetto inizia da qui*, ha affascinato migliaia di lettori e in poco tempo ha scalato le classifiche, occupando i primi posti per mesi. Il suo secondo romanzo, *C’è sempre un lieto fine*, non delude le aspettative. Una storia a un tempo esilarante e commovente sulle coincidenze della vita che in un istante possono cambiare le carte in tavola e farci deviare in direzione del migliore degli happy end.

C’È DEL MARCIO NEL PIATTO

Non tutto il cibo che arriva sulle nostre tavole è dannoso per la salute o frutto di filiere illegali, ma i draghi e i camaleonti che camuffano prodotti di largo consumo spacciandoli per genuini, buoni e giusti sono un pericolo da cui imparare a difendersi.
L’agroalimentare ”tira”. Muove oltre 270 miliardi di euro e occupa 2,5 milioni di persone. È un pilastro dell’economia nazionale. Il principale fattore di traino è l’eccezionale appeal del made in Italy, un potentissimo ambasciatore di qualità ovunque nel mondo. E quel che ”tira” logicamente ”attira”, per le opportunità che offre, trovando soggetti senza scrupoli pronti a sfruttare, sofisticare, adulterare. Le conseguenze sono opacità, scorrettezze e veleni che ci ritroviamo a dover consumare e avallare senza saperlo.
Pur riconoscendo l’attenzione crescente riposta nel cibo buono, sano e giusto, questa autorevole e accurata indagine sul campo – condotta da Gian Carlo Caselli, oggi Presidente del Comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, e da Stefano Masini, docente di Diritto Agroalimentare all’Università di Tor Vergata – denuncia l’esistenza di una vera e propria task force criminale, che allinea di volta in volta operatori prepotenti, spregiudicati e maliziosi, in grado di offendere i diritti essenziali alla salute e di deludere le lecite aspettative del consumatore in termini di gusto, natura e autenticità.
Eppure sconfiggere i draghi avvelenatori del cibo è possibile. C’è bisogno di conoscerli e stanarli per riporre al centro della nostra spesa ciò che vogliamo in termini di sicurezza e qualità.

(source: Bol.com)

Buttanissima Sicilia

Un libro-pamphlet, un j’accuse radicale di uno scrittore sempre sul campo, e questa volta impegnato a dire il suo no deciso, irrevocabile, alle “cose” di Sicilia. Sul banco degli imputati la rivoluzione farlocca dell’attuale governatore, Rosario Crocetta, e lo Statuto d’Autonomia regionale da cui origina il malaffare e un costume politico che non può più essere accettato. La Sicilia sta affogando nell’indifferenza: per le spese, per il bilancio, per la mafia che a parole si combatte ma in realtà si lascia prosperare indirettamente, girandosi da un’altra parte e fingendo invece di guardare nella giusta direzione, che giusta non è. Lo aveva detto Sciascia, parlando di “professionisti dell’antimafia”. E poi ancora: gli “enti mangiasoldi”, il mare delle sovvenzioni che vanno e vengono, l’eccesso infernale di dipendenti pubblici, lo scandalo del Muos, il sistema di comunicazione militare approntato dagli americani: torri radio e antenne di diciotto metri per favorire la colonizzazione tecnologica ed economica della Sicilia. Anche la natura si è corrotta. Nella nuda terra siciliana, tra gli insetti laboriosi ecco spuntare le microspie delle procure. Un libro provocatorio, contro i padroni, i campieri e i sovrastanti, veri o presunti, a cui la Sicilia, quella vera e ancora memore della sua antica dignità, è stanca di dare ospitalità all’infinito.
**

Burned. La casa della notte

“Mi chiamo Stevie Rae Johnson e ho appena ricevuto una notizia sconcertante: l’anima di Zoey Redbird è rimasta intrappolata nell’Aldilà. In breve tempo, lei sarà morta. Per sempre. Ed è tutta colpa di Neferet: l’ex Somma Sacerdotessa è diventata la consorte di Kalona, l’angelo caduto che vuole dominare il mondo, e lo ha indotto con l’inganno a recarsi nel regno dei morti per dare la caccia, a Zoey. I professori della Casa della Notte pensano che non ci siano più speranze, ma io sono la sua migliore amica e non l’abbandonerò proprio adesso che ha più bisogno di me. E nemmeno Starle, il suo Guerriero – il vampiro che ha giurato di proteggerla per l’eternità -, vuole arrendersi, anzi si è offerto di uccidersi pur di raggiungerla nell’Aldilà. Ma il suo sacrifìcio sarebbe inutile, se prima non riuscirò a convincere Rephaim ad aiutarci: lui è il figlio prediletto di Kalona, e sta già escogitando un piano per liberare il padre dalla nefasta influenza di Neferet. Per Zoey, infatti, sono disposta a compiere qualsiasi follia, persino ad allearmi col mio peggior nemico…”
**

Buongiorno Los Angeles

Scrittore tra i più acclamati, controversi e originali dell’America di oggi, James Frey non ha scelto soltanto un personaggio o una storia per il suo primo romanzo, ha scelto un’intera città: El Pueblo de Nuestra Señora la Reina de Los Angeles de Porciúncula. Oggi, semplicemente, Los Angeles. Immane distesa di auto e individui, serbatoio infinito di illusioni e sogni infranti, immagine esplosa di una società, miraggio che si accende ogni giorno come un’insegna al neon, Los Angeles lancia il suo richiamo a tutte le anime perdute, perché vengano a consumare le loro storie nel suo abbraccio capiente. Come Amberton, il grande attore viziato, la cui passione segreta per ciò che non può avere potrebbe distruggergli la carriera; oppure Joe, il vecchio homeless alcolista e filosofo di Venice Beach, che per salvare una drogata rischia di morire nel gabinetto pubblico dove si è installato; o la coppia di giovani scappati da un buco di provincia dell’Ohio con duemila dollari e troppe cicatrici; o ancora Esperanza, che è americana perché sua madre l’ha partorita quindici metri dopo aver oltrepassato il confine messicano, e che per un solo momento di umiliazione rischia di perdere tutto. Frey li segue, ce li fa vedere da vicino e intanto allarga la nostra visuale ad altri personaggi e alla città, a perdita d’occhio, fino a che improvvisamente ci rendiamo conto di essere davanti a un Paese intero, a una cultura, a un momento storico. Potente conferma di uno stile unico, Buongiorno Los Angeles è un romanzo coraggioso e di trascinante lettura, smisurato eppure preciso in ogni frammento, crudo e poetico, scomodo e commovente. È il grande romanzo americano che aspettavamo da James Frey.

(source: Bol.com)

Bullet

In tanti anni di servizio presso la Animators, Inc., Anita Blake ne ha viste di tutti i colori e, ormai, non esiste più nulla in grado di spaventarla. O almeno così credeva… Perché una notizia le fa correre un brivido lungo la schiena: lo spirito della Madre di Tutte le Tenebre è sopravvissuto all’esplosione che ha bruciato il suo corpo, e ora si aggira per St Louis alla ricerca di un “ospite” di cui prendere possesso. E la scelta è caduta proprio su Anita. La Sterminatrice ha le ore contate, a meno di non trovare un modo per annientare la vampira primigenia una volta per tutte. Sfortunatamente, però, né lei né Jean-Claude sono abbastanza forti, e la loro unica speranza è creare un’alleanza con tutte le creature mannare: solo combattendo insieme, accumulerebbero un potere sufficiente per contrastare la Madre di Tutte le Tenebre. Anita quindi è costretta a chiedere aiuto alle tigri mannare, il clan più grande e influente di St. Louis. Ma ogni cosa ha un prezzo e, ben presto, la Sterminatrice si renderà conto che quello delle tigri mannare è pericolosamente alto…
**

Buio a mezzogiorno (Medusa Vol. 3)

Mosca, anni Trenta. Compito del commissario politico Nicolaj Salmanovic Rubasciov è scoprire gli avversari del regime, interrogarli, punirli. Ma il destino porta anche lui sul banco degli imputati, vittima dello stesso aberrante trattamento che fino a poco prima era lui a infliggere. Rubasciov inizialmente si difende, respinge le accuse, resiste alla tortura. Poi, infallibilmente, capitola. L’indottrinamento di un’ideologia politica vissuta con l’assolutismo di una fede granitica ha la meglio su ogni ragionevolezza, su ogni istinto di conservazione. E Rubasciov finisce con il condividere il punto di vista dei suoi inquisitori, e accetta la morte come l’ultimo servizio da rendere al partito. Ispirato al processo Bucharin del 1938, *Buio a mezzogiorno* mette in scena un feroce conflitto di anime, un dramma di coscienze tratteggiato con grande finezza psicologica; è la tragedia, storicamente realizzata, tra l’aspirazione all’utopia e le conseguenze dell’uso improprio del potere.
**
### Sinossi
Mosca, anni Trenta. Compito del commissario politico Nicolaj Salmanovic Rubasciov è scoprire gli avversari del regime, interrogarli, punirli. Ma il destino porta anche lui sul banco degli imputati, vittima dello stesso aberrante trattamento che fino a poco prima era lui a infliggere. Rubasciov inizialmente si difende, respinge le accuse, resiste alla tortura. Poi, infallibilmente, capitola. L’indottrinamento di un’ideologia politica vissuta con l’assolutismo di una fede granitica ha la meglio su ogni ragionevolezza, su ogni istinto di conservazione. E Rubasciov finisce con il condividere il punto di vista dei suoi inquisitori, e accetta la morte come l’ultimo servizio da rendere al partito. Ispirato al processo Bucharin del 1938, *Buio a mezzogiorno* mette in scena un feroce conflitto di anime, un dramma di coscienze tratteggiato con grande finezza psicologica; è la tragedia, storicamente realizzata, tra l’aspirazione all’utopia e le conseguenze dell’uso improprio del potere.

Buio

Richard Tiernan è in attesa di esecuzione per l’omicidio della moglie e la scomparsa dei suoi bambini. Ma prima deve portare a termine un ultimo compito, per il quale stringe un patto con lo scrittore Sean O’Rourke: gli svelerà la sua mente di assassino affinché ne scriva un bestseller, in cambio di una cauzione milionaria e di sua figlia Cassidy. Per il suo scopo, Richard ha estremo bisogno di lei, ed è pronto a esercitare tutto il proprio magnetico potere di seduzione per piegarla a sé. La ragazza si rende conto di essere una pedina nelle sue mani, eppure non può resistere all’incontrollabile desiderio che la spinge verso di lui. Ma cosa vuole Richard da lei? È davvero colpevole? E qual è il segreto per cui sembra disposto a morire e a rinunciare all’amore di Cassidy?

Building Chatbots With Python: Using Natural Language Processing and Machine Learning

Build your own chatbot using Python and open source tools. This book begins with an introduction to chatbots where you will gain vital information on their architecture. You will then dive straight into natural language processing with the natural language toolkit (NLTK) for building a custom language processing platform for your chatbot. With this foundation, you will take a look at different natural language processing techniques so that you can choose the right one for you.
The next stage is to learn to build a chatbot using the API.ai platform and define its intents and entities. During this example, you will learn to enable communication with your bot and also take a look at key points of its integration and deployment.
The final chapter of *Building Chatbots with Python* teaches you how to build, train, and deploy your very own chatbot. Using open source libraries and machine learning techniques you will learn to predict conditions for your bot and develop a conversational agent as a web application. Finally you will deploy your chatbot on your own server with AWS.
**What You Will Learn**
Gain the basics of natural language processing using Python
Collect data and train your data for the chatbot
Build your chatbot from scratch as a web app
Integrate your chatbots with Facebook, Slack, and Telegram
Deploy chatbots on your own server
**Who This Book Is For**
Intermediate Python developers who have no idea about chatbots. Developers with basic Python programming knowledge can also take advantage of the book.

Brucia, strega, brucia

Tutto inizia quando, nel letto d’ospedale, un uomo muore di una morte incomprensibile, con gli occhi sbarrati su una visione sconosciuta. Non presenta alcuna traccia di malattia o di disfunzione, nessun segno di punture o ferite: nulla. Tranne una strana alterazione dei globuli rossi. Un medico che ha una rispettabilità da salvaguardare; la morte di una giovane infermiera; un pezzo grosso della malavita e il suo “gorilla”; riusciranno questi personaggi a sconfiggere il pericolo delle bambole “troppo vive” di Madame Mandilip?

Brucia Tutte Le Tue Verità Sull’amore.

Sinossi di “Brucia le tue verità sull’amore”
Questo testo è la versione riveduta e corretta di “LE TUE VERITÀ SULL’AMORE”, già pubblicato in precedenza, sempre dell’autrice Olivia Kamp.
Martina è una delle tante ragazze che ha lasciato l’Italia per l’Irlanda, ma in questo caso è il cuore a spingerla verso l’isola verde piuttosto che le necessità lavorative. Mirella, sua amica del cuore, nutre molti dubbi su questo  trasferimento e gli eventi finiscono per darle ragione. L’uomo per cui la nostra Martina si è trasferita la pianta in asso e, come se non bastasse, si ritrova in casa un perfetto estraneo che accampa diritti di subaffitto. Naturalmente, visto che piove sempre sul bagnato, la ragazza perde anche il lavoro nel negozio di dischi. L’amica corre in suo soccorso, con l’intenzione di convincerla che tornare a casa è la cosa migliore. Ma Martina non è il tipo di ragazza che permette al destino di vincere facile, e decide di partire a testa bassa contro tutto e tutti. Contro la crisi che la costringe a trasformarsi in una commessa di un negozio di specialità gastronomiche italiane e soprattutto contro Klaus, coinquilino forzato capace di mandarla nei matti, sempre sul filo della seduzione col sapore della presa per i fondelli.
Basterebbe questo a complicarle a sufficienza la vita ma, siccome certe cose capitano quando capitano, si ritrova a intessere una relazione con Matteo, suo datore di lavoro. Il classico rapporto che avrebbe reso folle di felicità sua madre ma non certo Klaus, interessato a lei e alle sue labbra. Dovrebbe essere facile dire a qualcuno che ti piace, ma non nel loro caso: più ci provano, più le acque si fanno agitate…