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Obiettivo Longtunnel

L’agente Flinx e il fedele minidrago Pip, chissà come, hanno la strana abitudine di trovarsi in mezzo a pericoli di ogni tipo, situazioni disperate o colossali intrighi da un angolo all’altro del Commonwealth Galattico; così, quando s’imbattono in una giovane donna che giace priva di sensi sulla riva di un fiume nella fitta giungla di Alaspin, Flinx non è molto sorpreso. E non si stupisce neppure di apprendere che la donna, Clarity Held, è in realtà una brillante scienziata, rapita chissà per quali motivi da un remoto avamposto sull’inospitale pianeta Longtunnel. Non c’è nulla di male nel prestare qualche attenzione a Clarity, anche se stavolta Flinx non ha nessuna intenzione di occuparsi del caso, perché ha finalmente deciso di pensare un po’ a se stesso ed alla propria vita… ma Clarity è davvero attraente e poi il mistero che la circonda presenta dei lati interessanti… Degli undici episodi aventi come protagonisti Pip e Flinx, i primi sette sono stati tradotti in Italia: Il Mistero Del Krang, L’Agguato Del Vom, Stella Orfana, La Fine Della Vicenda, Storia Di Flinx, Obiettivo Longtunnel e Flinx Nella Terra Di Mezzo.

O tutto o niente

Un nuovo romanzo con Donald Lam e Bertha Cool, la più bizzarra coppia di investigatori che mai sia stata creata da un autore “giallo”. In realtà, il vero protagonista qui, è Donald. Lo ritroviamo socio dell’Agenzia che fu un tempo di esclusiva proprietà di Bertha. La signora Cool c’è, intendiamoci, ma, questa volta, lo spettacolo è “in onore” di Lam, che ci appare più che mai in forma… e più che mai spregiudicato.

Nuovi incubi

*Nuovi incubi* è il volume inaugurale dell’antologia *Year’s Best Weird Fiction* che annualmente presenta il meglio dei racconti weird in lingua inglese. Questo primo volume è dedicato ai racconti usciti nell’anno 2013, scelti per voi da Michael Kelly e Laird Barron. Un panorama unico sulla letteratura fantastica d’oltreoceano, un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati di horror, fantastico e *weird*.

Nuove storie dal Vicolo della Polvere Rossa

Quando viene sera, gli abitanti di Vicolo della Polvere Rossa, un gruppo di tradizionali abitazioni shikumen di Shanghai, si riuniscono per una conversazione serale, per raccontare storie e discutere del mondo. Personaggi indimenticabili raccontano episodi della loro vita, facendosi specchio del popolo cinese degli ultimi sessant’anni: il loro sguardo ci permette di afferrare più di mezzo secolo di quotidianità cinese.

(source: Bol.com)

Nulla succede per caso

A tutti prima o poi capita di vivere una coincidenza incredibile capace di modificare almeno in parte il corso dell’esistenza: sono quelli che Jung definiva ”eventi sincronistici”, fenomeni in grado di cambiare l’immagine che abbiamo di noi stessi, il nostro modo di vedere il mondo, di aprirci nuove prospettive. In questo libro Robert H. Hopcke esplora l’universo di ciò che erroneamente consideriamo ”puro caso”, e ne individua il ruolo in campo affettivo e professionale, nella realtà e nel mondo dei sogni, negli aspetti quotidiani e in quelli spirituali dell’esistenza. Attraverso i racconti di esperienze realmente accadute, l’autore dimostra come un evento sincronistico, riflettendo uno stato d’animo interiore, spesso riesca a indicarci la direzione per noi più giusta. Imparando a considerare la nostra vita un racconto dotato di coerenza interna, dove niente succede senza ragione, potremo imparare a sfruttare le coincidenze per comprendere meglio noi stessi e per dare alla nostra esistenza maggiore pienezza.
(source: Bol.com)

Nulla al mondo di più bello: L’epopea del calcio italiano fra guerra e pace 1938-1950

«Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre», disse una volta Winston Churchill. Con l’abilità del narratore, la documentazione dello storico e la passione del tifoso, Enrico Brizzi racconta il calcio che nessuno ha mai visto in televisione: prendono vita in queste pagine i protagonisti, le partite e i retroscena di anni drammatici e appassionanti, quelli che vanno dalla vittoria italiana della Coppa del mondo nel ’38 agli scalcagnati tornei di guerra, e da questi alla stagione della ricostruzione dominata dagli ‘invincibili’ del Grande Torino.
Parigi, 1938, Vittorio Pozzo, commissario tecnico della Nazionale, festeggia la Coppa del mondo vinta dall’Italia per la seconda volta consecutiva. «Nulla al mondo di più bello», afferma commosso. È l’apogeo del calcio italiano con i suoi campioni e le loro storie fantastiche: Meazza, il fuoriclasse nato poverissimo e diventato grazie al calcio l’uomo più popolare della sua Milano; il cannoniere Silvio Piola, sottratto in nome della ragion di Stato alla Pro Vercelli e consegnato alla Lazio; il ‘Fornaretto’ Amedeo Amadei e gli altri alfieri giallorossi che riusciranno infine a portare lo scudetto sulle sponde del Tevere; e ancora, il bolognese Biavati, imprendibile inventore del ‘doppio passo’, e lo scatenato triestino Colaussi. Mentre l’Italia tutta festeggia, ha inizio l’odiosa discriminazione razziale e i venti di guerra travolgono il pallone. La fortissima Austria viene ‘annessa’ alla Germania, in Francia i nazionalisti storcono il naso di fronte alla presenza dei primi giocatori arabi e neri fra i ranghi della Nazionale, in Russia le purghe decimano intere squadre, gli esuli baschi e catalani in fuga dalla Spagna di Franco si rifugiano a giocare in Messico. Quando la parola spetterà agli eserciti, i calciatori italiani saranno chiamati a mandare avanti sino all’ultimo momento possibile il torneo di Serie A, la ‘distrazione di massa’ che più di ogni altra dovrebbe garantire una parvenza di normalità al Paese prossimo a trasformarsi in campo di battaglia. Con la pace, ecco Valentino Mazzola chiamare il Toro alla carica rimboccandosi le maniche della casacca; l’epopea granata restituirà orgoglio e fiducia a un’Italia battuta, umiliata e smaniosa di riscatto sotto le nuove insegne repubblicane. I campioni del pallone sono gli spiriti benevoli che presiedono al ‘meraviglioso giuoco’, gli uomini che hanno regalato emozioni ai padri dei nostri padri e, così facendo, hanno accompagnato e reso unica la storia del nostro Paese.
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### Sinossi
«Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre», disse una volta Winston Churchill. Con l’abilità del narratore, la documentazione dello storico e la passione del tifoso, Enrico Brizzi racconta il calcio che nessuno ha mai visto in televisione: prendono vita in queste pagine i protagonisti, le partite e i retroscena di anni drammatici e appassionanti, quelli che vanno dalla vittoria italiana della Coppa del mondo nel ’38 agli scalcagnati tornei di guerra, e da questi alla stagione della ricostruzione dominata dagli ‘invincibili’ del Grande Torino.
Parigi, 1938, Vittorio Pozzo, commissario tecnico della Nazionale, festeggia la Coppa del mondo vinta dall’Italia per la seconda volta consecutiva. «Nulla al mondo di più bello», afferma commosso. È l’apogeo del calcio italiano con i suoi campioni e le loro storie fantastiche: Meazza, il fuoriclasse nato poverissimo e diventato grazie al calcio l’uomo più popolare della sua Milano; il cannoniere Silvio Piola, sottratto in nome della ragion di Stato alla Pro Vercelli e consegnato alla Lazio; il ‘Fornaretto’ Amedeo Amadei e gli altri alfieri giallorossi che riusciranno infine a portare lo scudetto sulle sponde del Tevere; e ancora, il bolognese Biavati, imprendibile inventore del ‘doppio passo’, e lo scatenato triestino Colaussi. Mentre l’Italia tutta festeggia, ha inizio l’odiosa discriminazione razziale e i venti di guerra travolgono il pallone. La fortissima Austria viene ‘annessa’ alla Germania, in Francia i nazionalisti storcono il naso di fronte alla presenza dei primi giocatori arabi e neri fra i ranghi della Nazionale, in Russia le purghe decimano intere squadre, gli esuli baschi e catalani in fuga dalla Spagna di Franco si rifugiano a giocare in Messico. Quando la parola spetterà agli eserciti, i calciatori italiani saranno chiamati a mandare avanti sino all’ultimo momento possibile il torneo di Serie A, la ‘distrazione di massa’ che più di ogni altra dovrebbe garantire una parvenza di normalità al Paese prossimo a trasformarsi in campo di battaglia. Con la pace, ecco Valentino Mazzola chiamare il Toro alla carica rimboccandosi le maniche della casacca; l’epopea granata restituirà orgoglio e fiducia a un’Italia battuta, umiliata e smaniosa di riscatto sotto le nuove insegne repubblicane. I campioni del pallone sono gli spiriti benevoli che presiedono al ‘meraviglioso giuoco’, gli uomini che hanno regalato emozioni ai padri dei nostri padri e, così facendo, hanno accompagnato e reso unica la storia del nostro Paese.

Nube di passeri

Nel Giappone feudale di metà Ottocento tre americani fanno visita al signore di Akaoka, il giovane Genji, appartenente a una casta che da secoli tramanda il dono della profezia, un dono che a chi lo possiede sembra piuttosto una maledizione. Queste visioni, infatti, hanno già portato il nobile Shigeru a sterminare la famiglia. Ora incombono su Genij, unico sopravvissuto al massacro, che ha appena ereditato il lontano castello Nube di Passero, rivelandosi un vero enigma per i suoi avversari: è lo sprovveduto sentimentale che sembra o la sua raffinata bellezza nasconde una mente affilata e reale?

November Road

“Un romanzo importante e indimenticabile”. Don Winslow Frank Guidry, membro fedele della mafia di New Orleans, ha imparato che tutti sono sacrificabili. E anche il suo turno arriva, perché sa troppe cose sul crimine del secolo: l’assassinio del presidente John F. Kennedy. A poche ore dalla tragedia – con minime possibilità di salvarsi – si dirige verso Las Vegas per incontrare chi potrebbe aiutarlo a sparire. Sa che la prima regola della fuga è non fermarsi, ma quando vede una donna in panne sul ciglio della strada con due figlie e un cane, vede anche il travestimento perfetto per seminare i sicari sulle sue tracce. Anche Charlotte fugge; da un’esistenza soffocante in un villaggio dell’Oklahoma, da un marito alcolista. È una storia americana: due estranei si incontrano per condividere la strada verso ovest, verso un sogno, e si trovano lungo il cammino. Guidry scopre una donna intelligente e divertente, decisa a dare una nuova vita a se stessa e alle figlie; Charlotte vede che Frank è forte e gentile, ma non sa che sta cercando di lasciarsi la vecchia vita alle spalle. Seconda regola della fuga, non innamorarsi. Gli implacabili cacciatori di Guidry incombono, e ora Frank non vuole solo sopravvivere ma vivere davvero, forse per la prima volta. Ognuno è sacrificabile o dovrebbe esserlo, ma Guidry non sa più abbandonare la donna che ha capito di amare. E questo potrebbe costare la vita di entrambi.

Novelle: volume primo

È il primo dei sei volumi nei quali sono comprese tutte le novelle che la scrittrice, premio Nobel per la Letteratura nel 1927, pubblicò in singole raccolte nell’arco della sua lunga carriera. Basati sulle prime edizioni a stampa, costituiranno una pietra miliare negli studi deleddiani.
In questo volume sono pubblicate le raccolte intitolate Nell’azzurro (1890), Racconti sardi (1894), L’ospite (1897), Le tentazioni (1899), edite negli anni di apprendistato per la giovane scrittrice. Introducono il volume una prefazione e una nota biografica.

Novella Bella

“Quando io mostrai da Fabio Fazio per la prima volta il novennale ‘Novella Bella’ nessuno ci credette (o si dice crese?). E da allora la gente mi chiede: ‘Novella Bella’ esiste? Questa domanda me la fanno almeno tre volte al giorno. Prima, dopo e durante i pasti. E anche durante la digestione. Mattina, pomeriggio e sera. Me lo chiedono Uomini e Non, Donne e Non. Genitori e Non, Nonni e Nonn. Gente d’Italia e fuori Italia, dell’Estero e fuori dell’Estero. Una volta me lo chiese, in coro, un coro alpino. Dalle Alpi alle Piramidi dal Marranzano al Regno. Ciò che mi provoca più fastidio è quando me lo chiedono senza lavarsi prima le mani. Ieri un signore introverso voleva chiedermi: ‘Novella Bella’ esiste? All’ultimo istante, per timidezza, invece di chiedermi ciò che per anni non l’aveva fatto dormire, mi ha chiesto l’elemosina. Io, che non avevo spicci, gli ho regalato un cellulare, un paio di occhiali da sole e un portachiavi a forma di cozza.” “Novella Bella” è la migliore invenzione comica della nostra epoca. La dobbiamo a Nino Frassica che, in veste di direttore e pure vicedirettore di un’ipotetica testata giornalistica, sfavilla come ospite speciale, come fuori programma vivente, pezzo unico irriproducibile nel programma domenicale di Fabio Fazio, portando un filamento incandescente di genialità per chiudere la settimana con un fuoco di artificio di nonsense e di follia. Scombinando tutto e mandando in tilt ogni logica possibile. Perché Frassica non storpia le parole, mina il senso. Si fa interprete dell’Assurdo, del Paradosso, è autore di meravigliose battute costruite con l’arte del Nonsense.
Questo libro raccoglie finalmente il meglio di “Novella Bella” e ne è l’irresistibile summa. Fra gossip, cultura generale, biografie inventate, sondaggi folli, almanacco del giorno ugualmente inventato, costume, libri e televisione, ci travolge con le sue imperdibili anticipazioni: “Oggi, come la parola stessa dice, è nato lo storico e filosofo Benedetto Croce. Quando lui firmava, tutti pensavano che fosse analfabeta”.
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### Sinossi
“Quando io mostrai da Fabio Fazio per la prima volta il novennale ‘Novella Bella’ nessuno ci credette (o si dice crese?). E da allora la gente mi chiede: ‘Novella Bella’ esiste? Questa domanda me la fanno almeno tre volte al giorno. Prima, dopo e durante i pasti. E anche durante la digestione. Mattina, pomeriggio e sera. Me lo chiedono Uomini e Non, Donne e Non. Genitori e Non, Nonni e Nonn. Gente d’Italia e fuori Italia, dell’Estero e fuori dell’Estero. Una volta me lo chiese, in coro, un coro alpino. Dalle Alpi alle Piramidi dal Marranzano al Regno. Ciò che mi provoca più fastidio è quando me lo chiedono senza lavarsi prima le mani. Ieri un signore introverso voleva chiedermi: ‘Novella Bella’ esiste? All’ultimo istante, per timidezza, invece di chiedermi ciò che per anni non l’aveva fatto dormire, mi ha chiesto l’elemosina. Io, che non avevo spicci, gli ho regalato un cellulare, un paio di occhiali da sole e un portachiavi a forma di cozza.” “Novella Bella” è la migliore invenzione comica della nostra epoca. La dobbiamo a Nino Frassica che, in veste di direttore e pure vicedirettore di un’ipotetica testata giornalistica, sfavilla come ospite speciale, come fuori programma vivente, pezzo unico irriproducibile nel programma domenicale di Fabio Fazio, portando un filamento incandescente di genialità per chiudere la settimana con un fuoco di artificio di nonsense e di follia. Scombinando tutto e mandando in tilt ogni logica possibile. Perché Frassica non storpia le parole, mina il senso. Si fa interprete dell’Assurdo, del Paradosso, è autore di meravigliose battute costruite con l’arte del Nonsense.
Questo libro raccoglie finalmente il meglio di “Novella Bella” e ne è l’irresistibile summa. Fra gossip, cultura generale, biografie inventate, sondaggi folli, almanacco del giorno ugualmente inventato, costume, libri e televisione, ci travolge con le sue imperdibili anticipazioni: “Oggi, come la parola stessa dice, è nato lo storico e filosofo Benedetto Croce. Quando lui firmava, tutti pensavano che fosse analfabeta”.

Novecento. Un monologo

Il “Virginian” era un piroscafo. Negli anni tra le due guerre faceva la spola tra Europa e America, con il suo carico di miliardari, di emigranti e di gente qualsiasi. Dicono che sul Virginian si esibisse ogni sera un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare una musica mai sentita prima, meravigliosa. Dicono che la sua storia fosse pazzesca, che fosse nato su quella nave e che da lì non fosse mai sceso. Dicono che nessuno sapesse il perché.

Novecento D’Europa

Un ricco resoconto lungo 100 anni che racconta il Novecento attraverso diversi fili conduttori: i fatti politici e i conflitti bellici insieme alle trasformazioni dell’economia, della cultura, del costume, a cominciare dalla questione sociale e dal mutamento della condizione femminile. Antonio Carioti, “Corriere della Sera”
L’itinerario dell’Europa in un’ampia visione d’insieme, il suo procedere continuo di fasi alterne, fra terribili tragedie e rapide rinascite, eventi drammatici e mirabili esperienze. Valerio Castronovo, “Il Sole 24 Ore”
La storia europea del Novecento è la storia di due devastanti conflitti che hanno portato alla distruzione di tutte le potenze europee insieme a povertà, ingiustizie e massacri. Ma è anche la storia del riscatto di donne e uomini che hanno creduto negli ideali di libertà, di milioni di europei che hanno acquistato coscienza di sé, istruzione, piena cittadinanza, pari diritti. Èanche il racconto di una civiltà che cambia sulla scia di due rivoluzioni industriali e di un’incalzante trasformazione tecnologica e informatica.

Nove vite come i gatti

“La felicità è essere contenti di quello che si ha. E io non posso proprio lamentarmi. Ho avuto tanto senza mai scendere a compromessi. Ho battagliato, certo. Ma fa parte del gioco.” Margherita Hack, “un bestione tutto senso e stupore”, come l’ha scherzosamente definita un collega, ha attraversato il Novecento con lo sguardo rivolto verso un ignoto da indagare continuamente ma “con i piedi ben saldi per terra”, mettendo la propria intelligenza e sensibilità al servizio di tutti sin dai suoi primi passi da ricercatrice. La sua contagiosa sete di conoscenza non si è mai placata. Dall’adolescenza in tempo di guerra, alla scoperta casuale dell’astrofisica, e nonostante le difficoltà incontrate all’inizio nell’ambiente universitario fiorentino, si è conquistata il proprio successo passo dopo passo senza mai dimenticarsi dei maestri che hanno contribuito a renderla la persona straordinaria che è: i suoi genitori, raro esempio di libertà e coerenza durante il fascismo, Otto Struve che l’ha invitata ad Harvard e il marito Aldo, l'”enciclopedia vivente” di cui si è cibata per una vita intera. In occasione dei suoi novant’anni, Margherita Hack si confida con acume e impertinenza; a noi “fratelli di zuppa”, nati insieme a lei da quella primordiale esplosione di particelle, ricorda l’importanza dei principi che hanno guidato la sua vita: l’etica del lavoro, l’ostinazione, l’impegno civile e morale, la fiducia in se stessi e nelle proprie idee. Testimonia la sua partecipazione civile alle vicende della società italiana, ripercorre con la memoria la sua straordinaria avventura intellettuale contro corrente, e gli “scompigli” che non ha mai smesso di provocare. Riflette sul futuro della ricerca, difendendo appassionatamente il metodo scientifico contro le tante forme di superstizione e irrazionalismo che ancora segnano l’inizio di questo nuovo millennio: “Davanti a un fenomeno inaspettato molti reagiscono pensando di aver sbagliato e lo nascondono sotto il tappeto. Come la polvere. Invece è allora che comincia il divertimento”.

Nove saggi danteschi

Di Dante, come di tanti altri scrittori, Borges si è dimostrato capace di dirci ciò che altrove non troveremmo, ma soprattutto di dircelo a partire da presupposti e angolature a lui solo accessibili. Orientata – come accenna il Prologo – da una sorta di «innocenza», la sua lettura della “Commedia” («il miglior libro scritto dagli uomini») muove infatti da dettagli, suggestioni, spunti immaginativi per proporre, attraverso molteplici riferimenti letterari, congetture spesso eccentriche e punti di vista esclusivi e personali. In queste pagine, degne dei migliori saggi di “Altre inquisizioni”, Borges intravede nell’ultimo viaggio di Ulisse «un occulto e intricato suicidio» simile a quello del capitano Ahab di “Moby Dick”; scopre nella “Historia ecclesiastica gentis Anglorum” di Beda il Venerabile visioni anticipatrici della “Commedia”, e nell’Aquila splendente del diciottesimo canto del Paradiso affinità col Simurg persiano; riflette sulla contraddittoria compassione di Dante per Francesca, e la spiega evocando il Raskol’nikov di “Delitto e castigo” e il grande e sfortunato amore per Beatrice, motivo nel quale riconosce la vera genesi dell’opera: «Morta Beatrice, perduta per sempre Beatrice, Dante giocò con la finzione di ritrovarla, per mitigare la tristezza; io personalmente penso che abbia edificato la triplice architettura del suo poema per introdurvi quell’incontro». In questo volume, pubblicato per la prima volta nel 1982, Borges radunò scritti per lo più apparsi in giornali e riviste sul finire degli anni Quaranta; viene qui aggiunto nell’Appendice il testo di una conferenza sulla “Divina Commedia” tenuta nel 1977 al Teatro Coliseo di Buenos Aires.
(source: Bol.com)