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Camminare

«Mentre io, prima che Karrer impazzisse, camminavo con Oehler solo di mercoledì, ora, dopo che Karrer è impazzito, cammino con Oehler anche di lunedì… ho salvato Oehler dall’orrore… perché non c’è nulla di più orribile del dover camminare da soli di lunedì»: bastano poche frasi, ad apertura di pagina, a immergerci nel flusso ipnotico della scrittura di Thomas Bernhard. Ma perché, e quando, Karrer è impazzito? Forse, dice Oehler (che come molti personaggi di Bernhard è contagiato da una «micidiale tendenza al soliloquio» e al «meditare sino allo sfinimento su cose insolubili»), c’entra il suicidio dell’amico Hollensteiner – il chimico annientato dalla «bassezza» dello Stato austriaco, che «nulla odia più profondamente di chi è fuori dall’ordinario». O forse l’aver esercitato sino in fondo «l’arte di esistere contro i fatti» – di esistere, cioè, «contro ciò che è insopportabile e contro ciò che è orribile». Al momento in cui Karrer ha varcato «il confine della pazzia definitiva», Oehler ha assistito personalmente: ed è, quella che racconta con precisi, ossessivi, grotteschi dettagli, una sequenza di irresistibile e insieme tragica comicità che fa pensare a certe pagine di Kafka.
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La camera chiusa

È una giornata assolata a Stoccolma e in una banca del centro riesce una rapina solitaria. Autore, sembra, una donna giovane. Questa, in fuga con il ricco bottino, ha fulminato con un colpo di pistola il solito che cercava di fare l’eroe. «Bulldozer» Olsson, entusiasta ed accanito procuratore, è sicuro che il colpo sia parte di un elaborato piano criminoso. Dietro questa ipotesi sguinzaglia la squadra speciale. Lo stesso giorno, Martin Beck, appena uscito da una lunga convalescenza e moralmente a pezzi come il suo matrimonio, da solo, senza i suoi, inizia a indagare su uno strano fatto. Un cadavere è stato rinvenuto in un monolocale: un anziano indigente, una pallottola gli ha spaccato il cuore. La camera è internamente chiusa, e il caso si avvia ad essere frettolosamente archiviato come suicidio; ma allora, dov’è l’arma? Metodico, implacabile e triste, mentre gli altri elaborano trappole clamorose, Martin affronta l’enigma da camera chiusa. Nessuno crederebbe che la rapina e il cadavere misterioso siano le due facce dello stesso imbroglio. Solo lui e forse perché si sente anch’egli dentro una camera chiusa. Per chi volesse conoscere cosa sia davvero «il poliziesco procedurale» e perché Sjöwall e Wahlöö ne sono considerati il re e la regina, questo nuovo romanzo della serie è la lettura adatta. C’è il coro rumoroso dei poliziotti, con le loro capricciose personalità; c’è la galleria variegata dei personaggi; e c’è la razionalità di un’indagine dalla logica metodica. Ma dominano soprattutto le combinazioni impreviste prodotte dal fattore umano e la capacità del commissario di entrare nel cuore di esistenze quotidiane. E tra le righe, la frusta, sempre ironica e pietosa, della denuncia sociale di questi celebrati fondatori di un genere, convinti in modo conseguente che, insomma, svaligiare una banca sia un crimine meno grave che fondarla.

Cambio di rotta

Emmanuel e Lillian Joyce sono una coppia di mezz’età appartenente all’alta borghesia londinese ebraica e cosmopolita. Lui è un drammaturgo di successo, lei, più giovane del marito, è una donna fragile, raffinata e mondana. A mediare tra i due, il manager tuttofare Jimmy Sullivan. I Joyce conducono una vita da girovaghi: Londra e New York per il lavoro di Emmanuel, ma anche frequenti vacanze in varie località del Mediterraneo. Emmanuel tradisce Lillian con molta disinvoltura, con le giovani attrici e le segretarie che subiscono il suo carisma; complice anche l’abile lavoro di Jimmy, Lillian accetta con rassegnazione le infedeltà del marito e conduce una vita ovattata. Quando c’è bisogno di una nuova segretaria, entra in scena Alberta, una ragazza molto giovane e ingenua che proviene da una numerosa famiglia di campagna e si ritrova catapultata all’improvviso in un mondo a lei del tutto sconosciuto. Mentre i due uomini cominciano a subire il fascino semplice della ragazza e Lillian inizia a temere che Alberta diventi la prossima amante di suo marito, l’irrequieto quartetto si trasferisce su un’isola greca, dove le dinamiche fra i quattro personaggi prenderanno una piega inaspettata… Dall’autrice della saga dei Cazalet, un romanzo dalle atmosfere tutte nuove: con la finezza e l’eleganza che ben conosciamo, Elizabeth Jane Howard racconta la mondanità, la vita agiata dell’élite culturale, il mondo sfarzoso e nevrotico del teatro di fine anni Cinquanta. È attualmente in fase di lavorazione un film tratto da questo romanzo; regista e protagonista sarà l’attrice inglese Kristin Scott Thomas. All’uscita, nel 1959, questo romanzo fu incluso insieme a Lolita di Nabokov fra i migliori libri dell’anno da ‘The Sunday Times’. ‘Cambio di rotta è un quartetto d’archi, plasmati e interconnessi in maniera meravigliosa. Alberta ha il guizzo di un’eroina di Turgenev. Questo non è un libro da donne, è un libro per tutti noi’. ‘The Observer’ ‘Howard è un’osservatrice davvero acuta del comportamento umano. I suoi volumi sono costruiti con tocchi minuscoli e brillanti… È questa la vera magia di Howard: la sua umanità trascende l’individuo’. ‘The Sunday Times’ ‘Una narratrice trascinante, avveduta e accurata nell’osservazione umana, con un orecchio affilato per il dialogo, che ha eletto la lingua inglese come suo oggetto di piacere’. ‘The Guardian’

(source: Bol.com)

Il calore sulla pelle

Raccolta estiva di racconti MM ed MF, che hanno come tema l’estate e le vacanze, a cui hanno partecipato Carlo Lanna, Lily Carpenetti, Sarah Bernardinello, Samantha Parma, Autumn Saper e Alessandra Massagrande.

La calligrafia come arte della guerra

In una scuola posta al confine tra due stati in guerra, alcune bambine imparano «l’arte del messaggio, della disciplina e dell’amor patrio» calligrafando messaggi bellici sopra le testate dei missili.
Sono orfane di una guerra di cui non si vede la fine, e le guida un Maestro di calligrafia dal passato oscuro, Horatio.
Sotto la scuola e la città che la ospita – il cui nome non è mai rivelato – c’è una seconda città speculare alla prima e le cui pareti sono dipinte di vernice al fosforo.
Come in una spietata partita a scacchi, gli abitanti della città attendono la prossima mossa dell’avversario: un missile inoffensivo, che una notte porta al di qua del confine un misterioso messaggio.
Il compito di interpretarne il contenuto è affidato a Horatio, ma non tutto andrà come dovrebbe.

Caliban. La guerra

Su Ganimede, il pianeta granaio dell’intero sistema gioviano e fonte di approvvigionamento per i pianeti più esterni, un marine dell’esercito di Marte assiste inerme allo sterminio del suo plotone, massacrato da un mostruoso supersoldato. Nel frattempo, Venere è stata invasa da una protomolecola aliena altamente infettiva che, dopo aver apportato misteriosi e catastrofici cambiamenti all’equilibrio del pianeta, minaccia di espandersi nell’intero sistema solare. Sulla Terra, un politico di alto rango lotta per evitare che si riaccenda la guerra interplanetaria. È in questo scenario che James Holden e l’equipaggio della Rocinante provano a mantenere la pace all’interno dell’Alleanza dei Pianeti Esterni. Quando accettano di aiutare uno scienziato a ritrovare un bambino scomparso in una Ganimede devastata dalla guerra, comprenderanno che in gioco c’è molto più della sorte di un singolo. L’avvenire dell’umanità è nelle loro mani, ma riuscirà una sola navicella a impedire un’invasione aliena che forse è già cominciata? Un’epopea visionaria e avveniristica, un viaggio in un futuro remoto ma al tempo stesso sorprendentemente tangibile.
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Il caleidoscopio

Tre sorelle, separate da bambine: un uomo, deciso a trovarle e riunirle. Hilary, la maggiore, cresce sperando di rivedere la sua famiglia; Alexandra, dolce e stupenda, vive in Francia, dove ha sposato un potente personaggio; Megan, infine, è troppo giovane per ricordare, ma c’è un segreto, legato alla sua nascita, che permette a Hilary di costruirsi un’esistenza dominata dall’ambizione. E poi c’è John, brillante legale e detective privato, la cui vita è perseguitata da queste donne che non ha mai conosciuto…

Caldo come il fuoco

Il primo bacio potrebbe essere l’ultimo…

Metà demone e metà gargoyle, Layla ha poteri che nessun altro possiede e per questo i Guardiani, la razza incaricata di difendere l’umanità dalle creature infernali, l’hanno accolta tra di loro pur diffidando della sua vera natura. Ma la cosa peggiore, un’autentica condanna, è che le basta un bacio per uccidere qualunque creatura abbia un’anima. Compreso Zayne, il ragazzo con cui è cresciuta e di cui è innamorata da sempre. Poi nella sua vita compare Roth, e all’improvviso tutto cambia. Bello, sexy, trasgressivo, è un demone come lei, e non avendo anima potrebbe baciarlo senza fargli alcun male. Layla sa che dovrebbe stargli lontana, che frequentarlo potrebbe essere molto pericoloso. Ma quando scopre fino a che punto, tutto a un tratto baciarlo sembra ben poca cosa in confronto alla minaccia che incombe sul mondo.

(source: Bol.com)

Caldi Sguardi D’Amore

Ogni donna sogna un uomo bello, virile, seducente e irresistibile. E qualcuna è tanto fortunata da trovarlo per caso.Fammi impazzire.Molly Drake non sa più cosa fare per impedire che il suo capo le rubi ogni idea brillante, spacciandola come propria. Forse concentrarsi per un po’ sul suo autista, Alec Materson, potrebbe aiutarla a rilassarsi. Sembra l’incarnazione del sogno erotico di ogni donna. E quando la fantasia diventa realtà…Ardenti desideri.”Guarda, guarda che bel ragazzo sta potando la siepe di fronte”. Basta questo per far scattare il gioco della pagliuzza corta tra Kasey e le sue colleghe. Chi perde dovrà sedurlo. Per Kasey è una sorpresa scoprire, quando lo invita a bere qualcosa, che si tratta di Sam Ashton, per cui aveva una cotta da piccola. La serata promette fuoco e fiamme.Fantasie in otto millimetri.Meg Delancy organizza un tour per il paese con le telecamere del proprio programma, alla ricerca dell’uomo più sexy della West Coast. Quando incontra Clint Walker, pensa che la ricerca potrebbe anche finire lì. È l’uomo che tutte vorrebbero sotto le lenzuola. Anzi… perché non provarlo un po’?

La calda estate del commissario Cataldo

Guiglia, un paese di villeggiatura dell'Appennino modenese dove sembra non accadere mai nulla. Finché, nel corso di una rovente estate, la pace del luogo non viene sconvolta da una catena di macabri eventi: un presunto suicida, una losca vicenda che riemerge dal passato, un "forestiero" enigmatico, un gruppo di amici che ha molto da nascondere… Ad indagare è il commissario Cataldo, un siciliano anomalo, alto e biondo. Mentre il quieto mondo della provincia rivela la ferocia delle sue inquietudini e dei suoi rimorsi, nell'ombra della sua insospettabilità l'assassino torna a colpire ancora…

Calamity (Fanucci Editore)

Tutto ebbe inizio quando Calamity, l’ardente stella rossa, illuminò il cielo, dando inizio all’era dominata dagli Epici. Il destino di David Charleston è stato legato alla loro malvagità fin da quella storica notte. Steelheart ha ucciso suo padre, Firefight ha segnato per sempre la sua vita. Ora non restano che i nemici che abitano Ildithia, la città di sale, il luogo in cui risiedono tutte le risposte e dove avrà inizio la battaglia finale contro gli oppressori. Perché David e i suoi Eliminatori sono sempre più vicini a carpire il segreto che gli Epici si ostinano a celare, così come i loro punti deboli. Una battaglia impari, in cui ogni cosa è messa a repentaglio. Ma quando tutto sembra ormai perduto, uno spiraglio di salvezza illumina il destino degli Eliminatori. La fine non è ancora giunta, e David è abbastanza coraggioso e folle da affrontare faccia a faccia il più potente degli Epici e ristabilire per sempre il giusto corso degli eventi. O perire.
Il terzo e conclusivo capitolo di una saga irripetibile, l’epopea di una genia di eletti votati all’estremo sacrificio, mossi da un invincibile anelito di libertà.
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### Sinossi
Tutto ebbe inizio quando Calamity, l’ardente stella rossa, illuminò il cielo, dando inizio all’era dominata dagli Epici. Il destino di David Charleston è stato legato alla loro malvagità fin da quella storica notte. Steelheart ha ucciso suo padre, Firefight ha segnato per sempre la sua vita. Ora non restano che i nemici che abitano Ildithia, la città di sale, il luogo in cui risiedono tutte le risposte e dove avrà inizio la battaglia finale contro gli oppressori. Perché David e i suoi Eliminatori sono sempre più vicini a carpire il segreto che gli Epici si ostinano a celare, così come i loro punti deboli. Una battaglia impari, in cui ogni cosa è messa a repentaglio. Ma quando tutto sembra ormai perduto, uno spiraglio di salvezza illumina il destino degli Eliminatori. La fine non è ancora giunta, e David è abbastanza coraggioso e folle da affrontare faccia a faccia il più potente degli Epici e ristabilire per sempre il giusto corso degli eventi. O perire.
Il terzo e conclusivo capitolo di una saga irripetibile, l’epopea di una genia di eletti votati all’estremo sacrificio, mossi da un invincibile anelito di libertà.

Il Caffè dell’Undicesima Musa

Nella carrozza semideserta di un treno che corre attraverso la campagna siede un uomo dalla grande testa calva, forte di torace e con un paio di gambette sottili su cui ricadono i calzini allentati di lana scarlatta a losanghe lilla. Il passeggero solitario altri non è che il professor Timofej Pavlovic Pnin, esule negli Stati Uniti e titolare di un corso di lingua russa all’Università di Waindell, in viaggio per recarsi a tenere una conferenza presso il circolo femminile di un’altra località della sterminata provincia americana. Ma il professor Pnin – tradito dalla sua passione per gli orari ferroviari, che lo ha indotto a ignorare ogni suggerimento e a elaborare personalmente il proprio itinerario – si trova sul treno sbagliato.
Comincia così, in modo emblematico, il ritratto ironico e affettuoso, esilarante e patetico di uno di quei personaggi che Nabokov sa disegnare con arte insuperata: un buffo *émigré* caparbiamente determinato a ricercare l’impossibile adattamento a un’altra civiltà, in lotta impari con un mondo in cui tutto – lingua, ambiente, gli oggetti stessi – pare rivoltarglisi contro. Perde tutte le sue battaglie, Pnin: con l’ex moglie Liza, ormai inesorabilmente «americana»; con il figlio Victor, nel cui personalissimo e un po’ lunare universo non riesce a far breccia; con le beghe e mene e manovre accademiche del campus, dalle quali uscirà sopraffatto; persino con la piccola comunità dei suoi compatrioti, chiusa nelle proprie diatribe meschine e nel disperato tentativo di reiterare un passato irripetibile. Anche Pnin si rifugia talvolta, oniricamente, in quel passato: e sono pagine mirabili, affidate a una gamma di intonazioni che trascorre dalla pura comicità alla malinconia.

Il caffè dei miracoli (VINTAGE)

Siamo a Bauci, piccolo borgo a strapiombo sulla costiera amalfitana. A pochi giorni dalla visita del vescovo, don Enzo vede qualcosa al centro della piazza e va su tutte le furie: una donna, o meglio, un’opulenta statua di Botero, il cui sedere da tre tonnellate guarda malauguratamente in direzione della chiesa. Che fare di questo scandalo? Se lo chiedono tutti, nel paesello, fin quando, ai piedi dell’imponente chiattona, compare un fagotto con dentro una neonata. Un romanzo irresistibile che fa commuovere e sorridere, in un coro formidabile di furbizie e rivalità, di voltafaccia e colpi di genio.
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### Recensione
**Il fondoschiena di Botero sconvolge la processione**
*Bruno Gambarotta*, Tuttolibri – La Stampa
Avete presente i floridi personaggi che popolano i quadri e le sculture dell’artista colombiano Fernando Botero? Al loro confronto le modelle di Rubens fanno la figura di anoressiche. Ora immaginate un suo nudo di donna scolpito in un blocco di marmo di tre tonnellate, la *Maya tropical*, con un fondoschiena «per estensione secondo solo alla provincia di Salerno». Questa meraviglia compare nel giro di una notte di luglio sulla piazza di Bauci, un piccolo borgo inerpicato sulla costiera salernitana, a picco sul mare. L’hanno collocata proprio di fronte alla chiesa parrocchiale dedicata alla patrona del paese, Sant’Eufrasia, che sarà celebrata con una processione l’ultimo giorno del mese.
L’arrivo della scultura mette in moto una spassosa commedia sentimentale messa in scena da **Franco Di Mare**, popolata da figurine indimenticabili. A iniziare da don Enzo, il parroco che esige la rimozione immediata della statua messa lì da un improvvido assessore alla cultura; il sindaco Rocco Casillo sarebbe anche d’accordo, purtroppo sono finiti i soldi, spesi tutti per allestire la mostra dedicata al maestro di Bogotà. Siamo solo all’inizio di una sequenza di fuochi d’artificio che svelano una comunità i cui abitanti sanno tutto di tutti, dove Adelaide Strazzullo, facente funzione di perpetua, è conosciuta come Radio Bauci. Completano il quadro delle fonti: il blog «Vite parallele» creato dal professor Gaspare Mangiafico per rivalsa contro gli amministratori che non vogliono avvalersi del suo aiuto e Michele Gargiulo, detto Michele iPhone per la sua capacità di raccogliere e diffondere notizie sui paesani.
Michele è il titolare del bar Arturo, «il caffè dei miracoli» che dà il titolo al romanzo. La sua nomea è dovuta a tre eventi, giudicati miracolosi, accaduti negli anni passati: l’innesco inesploso di una mina tedesca nel ’43, la caduta di una campana e un marito armato di pistola che non riesce a trovare la moglie fedifraga nascosta nel cesto della biancheria sporca. Il locale è il punto focale del reticolo di una trama che non raccontiamo. Dove a salvarsi sono le donne, caritatevoli e ricche di un buon senso che non trova udienza presso gli uomini. A cominciare da Elvira Neri, capo divisione al ministero dei Beni culturali a Roma; trascorrendo le vacanze nel suo paese natale spende invano la sua sagacia nel trovare soluzioni ai guai dell’amministrazione e scopre «la felicità irragionevole e perfetta» generata dal doversi occupare temporaneamente di una neonata, trovata in una scatola ai piedi della *Maya tropical*.
L’allegra ferocia di **Franco Di Mare** (10 con lode per la scelta dei nomi) si scatena nel disegno degli amministratori locali, così stolti da buttare per aria, per reciproci sospetti e vecchi rancori, un cospicuo finanziamento dell’Unione Europea (sono in buona compagnia). L’ha procurato Elvira che non ricorda più il nome «di quel vecchio ministro che aveva detto che con la cultura non si mangia». Il sindaco Rocco Casillo minaccia: «a Bauci sgancio la bomba atomica, come fece quello a Waterloo» e ricorda sempre una frase di sua madre: «Chi comanda non fa errori». Davide Ferrigno, professore di lettere, il giovane assessore alla cultura, «a differenza del pelide Achille, non adduceva lutti nemmeno alle mosche. Per dirla tutta, trasaliva all’apparire della sua stessa ombra».
Ma non tutto è perduto a Bauci, il borgo ritornato in letargo dopo che i turisti estivi se ne sono andati; sono sbocciate due imprevedibili storie d’amore, l’umanità di un giovane maresciallo dei carabinieri ha rimediato ai pasticci provocati da due ragazzine per aiutare un’amica nei guai e noi chiudiamo il libro sorridenti e rasserenati.
### Sinossi
Siamo a Bauci, piccolo borgo a strapiombo sulla costiera amalfitana. A pochi giorni dalla visita del vescovo, don Enzo vede qualcosa al centro della piazza e va su tutte le furie: una donna, o meglio, un’opulenta statua di Botero, il cui sedere da tre tonnellate guarda malauguratamente in direzione della chiesa. Che fare di questo scandalo? Se lo chiedono tutti, nel paesello, fin quando, ai piedi dell’imponente chiattona, compare un fagotto con dentro una neonata. Un romanzo irresistibile che fa commuovere e sorridere, in un coro formidabile di furbizie e rivalità, di voltafaccia e colpi di genio.

La Caduta

Un Boeing 777 atterra regolarmente all’aeroporto di New York e rimane immobile sulla pista, a motori spenti. Le tendine sono abbassate, il portellone non si apre, il pilota non risponde alle chiamate radio né i passeggeri al cellulare. Si sospetta un attentato terroristico, ma le forze speciali, incaricate di salire a bordo, si trovano invece di fronte a una scena agghiacciante: sembra che tutti gli occupanti dell’aereo siano inspiegabilmente morti. Per risolvere il caso vengono convocati Eph Goodweather, dell’Ente prevenzione malattie infettive, e la sua collega Nora Martinez. Esaminando i cadaveri i due si accorgono che le vittime non presentano segni né di panico né di agonia; qualunque ne sia stata la causa, la morte deve averli colti di sorpresa. Nemmeno i quattro superstiti trovati per miracolo da Eph e Nora sono d’aiuto, poiché nessuno di loro ricorda nulla. La notizia dell’accaduto si diffonde attraverso i media e arriva fino ad Abraham Setrakian – un anziano ex professore sopravvissuto all’Olocausto -, l’unico in grado di capire la situazione. L’uomo riconosce che quel fatto inspiegabile è in realtà l’evento a lungo atteso a cui si è preparato per tutta la vita… È un morbo dagli effetti letali quello che ha infettato il Boeing, la cui diffusione nelle strade di Manhattan dà inizio a uno scontro in cui gli umani diventano il cibo di misteriosi esseri soprannaturali. Con l’aiuto di Setrakian, Eph dovrà cercare di fermare il contagio e salvare la città prima che sia troppo tardi… Guillermo Del Toro e Chuck Hogan rinnovano gli schemi del genere horror, facendo de La progenie un romanzo ad alta tensione visionaria che ci trascina nel cuore di un’epica battaglia tra bene e male, vita e morte, umano e disumano.

La caduta di Roma e la fine della civiltà

Roma non è caduta. O almeno cosi dicono le più recenti teorie storiografiche. La transizione al dominio germanico sarebbe stata graduale e pacifica, risultato di una progressiva integrazione delle popolazioni del nord, vitali ma primitive, nel grande organismo imperiale, raffinato e ormai prossimo all’esaurimento. II loro mescolarsi avrebbe dato vita a una nuova era di positive trasformazioni culturali. Niente affatto, sostiene Bryan Ward-Perkins. Ma quale integrazione, quale proficua sistemazione delle popolazioni esterne entro i confini dell’impero! “I Germani che invasero l’impero d’Occidente occuparono o estorsero con la minaccia della forza la massima parte dei territori in cui si stabilirono, senza alcun accordo formale sulla divisione delle risorse con i loro nuovi sudditi romani. Dovunque si abbiano testimonianze di una certa ampiezza, la norma era indubbiamente la conquista o la resa alla minaccia della forza, e non un accordo pacifico”.
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