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Niente su cui posare il capo

Nel 1921 la giovane Françoise Frenkel, ebrea di origine polacca, fonda la Maison du Livre, la prima libreria francese di Berlino, frutto della sua grande passione per la lingua e la cultura del paese in cui ha vissuto a lungo e studiato. Ben presto la libreria diventa un luogo di ritrovo e confronto, dapprima nella Germania cupa e traumatizzata dalla Grande guerra, poi nell’atmosfera più aperta e vivace della Repubblica di Weimar. Con l’ascesa del nazismo il clima cambia, e per Françoise diventa impossibile proseguire questa attività. A pochi giorni dallo scoppio della guerra ritorna a Parigi, ma le persecuzioni la raggiungono al seguito delle truppe tedesche e la costringono a riparare a sud, prima ad Avignone, poi a Nizza, Gre-noble, Annecy. Per più di tre anni, fino a quando nel 1943 riesce a passare clandestinamente la frontiera svizzera, vive da fuggiasca e registra incredula la trasformazione della sua patria elettiva: la cancellazione dei diritti, i rastrellamenti, le deportazioni, la propaganda razzista alla radio e i discorsi antisemiti della gente, la codardia e l’ignoranza di chi è pronto a giustificare qualunque nefandezza. Ma c’è anche chi la aiuta, per istintivo eroismo o per scelta politica, per spirito cristiano o per orgoglio nazionale, per interesse o per pura solidarietà umana. Questo libro ci restituisce, miracolosamente intatti, la voce, lo sguardo, l’emozione di una donna coraggiosa, il suo amore per i libri e la determinazione grazie a cui è riuscita a scampare a un destino tragico.

Niente si oppone alla notte

Nel 2008, a sessantun anni, Lucile si toglie la vita. A scoprirla è sua figlia Delphine, l’autrice di questo libro. Un mattino di gennaio è entrata nel suo appartamento e l’ha trovata così, distesa sul letto, senza vita. Perché? Non è una domanda a cui si possa dare risposta, e Delphine de Vigan, già affermata scrittrice, per molto tempo resiste all’idea di dedicarle un libro. Ma c’è una ”luce segreta venuta dal nero” a sedurla e a farle riprendere la penna in mano. Con la certezza che ”la scrittura non può nulla. Tutt’al più permette di porre le domande e interrogare la memoria”.
Lucile era una donna bellissima, ammirata e desiderata, che portava in sé da sempre una ferita profonda. ”Il suo dolore ha fatto parte della nostra infanzia e, più tardi, della nostra vita adulta, il dolore di Lucile fa indubbiamente parte del nostro essere, mio e di mia sorella. Eppure, ogni tentativo di spiegazione è votato alla sconfitta.” Ma questa morte esige almeno di avvicinarlo, quel dolore, di esplorarne i contorni, i recessi segreti, l’ombra che proietta.
È dunque per combattere il potere distruttivo del silenzio che Delphine inizia a scavare nella memoria familiare, a partire dai nonni un po’ bohème e anticonformisti e dai loro nove figli, per ricomporre il quadro di una ”famiglia che ha suscitato lungo tutta la sua storia numerosi commenti” e ha proiettato intorno a sé un’inconsueta fascinazione. Una famiglia ”allegra e devastata” in cui la tragedia si è insinuata presto e si è riprodotta con inusitata acrimonia, alternandosi a momenti di sublime felicità. Una famiglia in cui ci si è amati, ci si è detestati, ci si è ritrovati, un nucleo anche un po’ bislacco che Delphine interroga, inquieta e appassionata, per arrivare a scoprire il coraggio e l’amore che stavano dietro il sorriso d’oscura dolcezza di sua madre. E renderle così l’omaggio più bello: un ricordo di carta e un destino di personaggio.
Chi ha letto e amato Gli effetti secondari dei sogni ritroverà in questo libro la sensibilità, la grazia e lo stile ineguagliabili di Delphine de Vigan. Perché Niente si oppone alla notte è un libro ”scritto in punta di penna”, per citare un critico francese, ”quasi a non voler bucare il foglio bianco della storia”

(source: Bol.com)

Niente muore mai

Tutte le guerre sono combattute due volte, la prima volta sul campo di battaglia, la seconda nella memoria. In Niente muore mai, Viet Thanh Nguyen torna a parlare dell’argomento che più gli sta a cuore: il Vietnam e la memoria della guerra. Dall’autore del romanzo vincitore del premio Pulitzer 2016, Il simpatizzante, un’acuta esplorazione del conflitto che gli americani chiamano Guerra del Vietnam e i vietnamiti chiamano Guerra Americana, un sanguinoso confronto militare che ha segnato la storia della seconda metà del Novecento e vive indelebilmente nella memoria collettiva di entrambe le nazioni.

(source: Bol.com)

Niente è vero, tutto è possibile

Killer professionisti con un’anima artistica, aspiranti registi teatrali che si trasformano in burattinai del Cremlino, supermodelle con tendenze suicide, Hells Angels che si credono guerrieri consacrati, oligarchi che vivono ancora nel mito della rivoluzione: sono solo alcuni dei personaggi che Peter Pomerantsev incontra nel cuore più surreale della Russia contemporanea, sospesa tra i fantasmi del comunismo e il trionfo di un capitalismo brutale e predatorio, che non esita a fabbricare la realtà, o a modellarla a propria immagine e somiglianza. Un mondo che trabocca di nuovi ricchi e di nuovi potenti e che si trasforma con una rapidità che sfida ogni tentativo di analisi; un mondo, per giunta, dominato da una forma sottile e pervasiva di dittatura che si rivela ogni giorno di più la vera antagonista dell’Occidente. Attingendo alle proprie esperienze professionali – in Russia ha lavorato nella produzione televisiva per quasi dieci anni – e arricchendole con viaggi e incontri che, dalla capitale e dai palazzi del potere, lo hanno portato in città siberiane requisite dalla mafia e nei salotti dei miliardari, a Londra o New York, Pomerantsev compone un mosaico di inarrivabile complessità: il ritratto frenetico e inquietante di un paese che appare insieme assurdo e più vero del vero.

(source: Bol.com)

Niente è mai acqua passata

Il vice commissario Carrera è fatto a modo suo.
Avrebbe potuto fare molta strada, dentro la questura di Milano, **se solo fosse stato capace ogni tanto di tacere, di accettare qualche compromesso, di scegliere le indagini “giuste”**.
Ma non sarebbe stato Rudi Carrera.
E non è certo un’indagine “giusta” quella in cui si è lasciato coinvolgere dopo aver salvato una giovane prostituta da uno stupro.
«A chi vuoi che gliene freghi di qualche puttana», gli ripetono un po’ tutti.
A Carrera gliene frega.
E gliene frega anche a Beppe Modica, da quando sua figlia è scomparsa nel nulla, da quando ha capito che la fine più probabile è che sia stata rapita dal **racket della prostituzione**, da quando ha iniziato a cercarla, tutti i giorni, tutte le notti, per anni.
Ma il racket della prostituzione, a **Milano**, è una brutta cosa: la **criminalità albanese**, legata da regole antiche e cattive, “tiene” il territorio metro a metro, e lo fa con violenza, con ferocia, con moltissimi soldi, e con il massimo disprezzo della vita: quella delle ragazze che umiliano, violentano e vendono, e quella di chi – come Carrera, come Beppe Modica – cerca di ostacolarli.
E infatti il prezzo che Carrera dovrà pagare, per essersi infilato in questa storia, sarà davvero altissimo.
Alessandro Bongiorni conferma con questo nuovo romanzo tutto il suo talento. *Niente è mai acqua passata* è nello stesso tempo una storia che non molla mai il lettore, resa davvero viva da personaggi memorabili, e uno sguardo tagliente che scruta le nostre notti, **quello che succede nelle nostre città quando noi andiamo a dormire**.
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### Sinossi
Il vice commissario Carrera è fatto a modo suo.
Avrebbe potuto fare molta strada, dentro la questura di Milano, **se solo fosse stato capace ogni tanto di tacere, di accettare qualche compromesso, di scegliere le indagini “giuste”**.
Ma non sarebbe stato Rudi Carrera.
E non è certo un’indagine “giusta” quella in cui si è lasciato coinvolgere dopo aver salvato una giovane prostituta da uno stupro.
«A chi vuoi che gliene freghi di qualche puttana», gli ripetono un po’ tutti.
A Carrera gliene frega.
E gliene frega anche a Beppe Modica, da quando sua figlia è scomparsa nel nulla, da quando ha capito che la fine più probabile è che sia stata rapita dal **racket della prostituzione**, da quando ha iniziato a cercarla, tutti i giorni, tutte le notti, per anni.
Ma il racket della prostituzione, a **Milano**, è una brutta cosa: la **criminalità albanese**, legata da regole antiche e cattive, “tiene” il territorio metro a metro, e lo fa con violenza, con ferocia, con moltissimi soldi, e con il massimo disprezzo della vita: quella delle ragazze che umiliano, violentano e vendono, e quella di chi – come Carrera, come Beppe Modica – cerca di ostacolarli.
E infatti il prezzo che Carrera dovrà pagare, per essersi infilato in questa storia, sarà davvero altissimo.
Alessandro Bongiorni conferma con questo nuovo romanzo tutto il suo talento. *Niente è mai acqua passata* è nello stesso tempo una storia che non molla mai il lettore, resa davvero viva da personaggi memorabili, e uno sguardo tagliente che scruta le nostre notti, **quello che succede nelle nostre città quando noi andiamo a dormire**.

Niente di personale

Uno scrittore che ha lavorato a lungo nel mondo dei giornali e della cultura si accorge d’un tratto, come per una strana epifania, di essere stato negli ultimi trent’anni il testimone di un tempo ormai perduto. Perché è scomparso il mondo di Moravia e Calvino, di Fellini e Sciascia? E il grande giornalismo, e l’anima delle case editrici? Decide quindi di ricostruire il motivo per cui tutto questo è accaduto. Attraverso una scrittura densa e il confronto con personaggi un tempo importanti e oggi quasi ai margini del mondo culturale prova a raccontare la fine di un’epoca. Tutto avviene in una Roma rarefatta e logora, che assiste indifferente al mutare delle cose. Così un universo sfuggente eppure nitido torna a vivere negli occhi e nel ricordo del protagonista che non può sottrarsi alla bellezza che ha conosciuto, né fare a meno di pesarla al netto di quello che oggi vede attorno a sé: un matrimonio in crisi, una metropoli che non lo incanta più, dei segreti di famiglia che tornano a farsi avanti, la minaccia di una follia incombente, dei fantasmi che la abitano.
Un romanzo che è un atto d’accusa stringente e radicale, la fotografia di quello che siamo diventati. L’inno a un tempo perduto, a un tempo cristallizzato e rivendicato: la storia e lo sguardo di un uomo capace di passione, indignazione, ironia, che fa del narrare invettiva e resistenza, perché la memoria a volte è l’unica chiave per salvare il futuro.
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### Sinossi
Uno scrittore che ha lavorato a lungo nel mondo dei giornali e della cultura si accorge d’un tratto, come per una strana epifania, di essere stato negli ultimi trent’anni il testimone di un tempo ormai perduto. Perché è scomparso il mondo di Moravia e Calvino, di Fellini e Sciascia? E il grande giornalismo, e l’anima delle case editrici? Decide quindi di ricostruire il motivo per cui tutto questo è accaduto. Attraverso una scrittura densa e il confronto con personaggi un tempo importanti e oggi quasi ai margini del mondo culturale prova a raccontare la fine di un’epoca. Tutto avviene in una Roma rarefatta e logora, che assiste indifferente al mutare delle cose. Così un universo sfuggente eppure nitido torna a vivere negli occhi e nel ricordo del protagonista che non può sottrarsi alla bellezza che ha conosciuto, né fare a meno di pesarla al netto di quello che oggi vede attorno a sé: un matrimonio in crisi, una metropoli che non lo incanta più, dei segreti di famiglia che tornano a farsi avanti, la minaccia di una follia incombente, dei fantasmi che la abitano.
Un romanzo che è un atto d’accusa stringente e radicale, la fotografia di quello che siamo diventati. L’inno a un tempo perduto, a un tempo cristallizzato e rivendicato: la storia e lo sguardo di un uomo capace di passione, indignazione, ironia, che fa del narrare invettiva e resistenza, perché la memoria a volte è l’unica chiave per salvare il futuro.

Niente Caffè Per Spinoza

Lei gli legge i filosofi e gli riordina la casa, lui le insegna che nei libri si possono trovare le idee giuste per riordinare anche la vita. Perché lui è un anziano professore capace di vedere nel buio, lei una giovane donna che ha perso la bussola. E mentre il sole entra a secchiate dai vetri, mentre il libeccio passa ‘in un baleno dall’orizzonte al midollo, modificando i pensieri e l’umore’, il profumo della zuppa di lenticchie si mescola ai Pensieri di Pascal, creando tra i due un’armonia silenziosa e bellissima. ‘Bisogna che io legga nelle cose piccole verità universali. Ma mi occorre la sua collaborazione’, dice il Professore a Maria Vittoria. E non resta che dargli ragione, perché in fondo siamo tutti responsabili della forma che imprimiamo alla felicità, nostra e degli altri.

Quando all’ufficio di collocamento le propongono di fare da cameriera e lettrice a un vecchio professore di filosofia che ha perso la vista, Maria Vittoria accetta senza pensarci due volte. Il suo matrimonio sta in piedi ‘come una capannuccia fatta con gli stuzzicadenti’ e tutto, intorno a lei, sembra suggerirle di essere arrivata al capolinea. Il Professore la accoglie nella sua casa piena di vento e di luce e basta poco perché tra i due nasca un rapporto vero, a tratti comico e mordace, a tratti tenero e affettuoso, complice. Con lo stesso piglio livornese gioioso e burbero, Maria Vittoria cucina zucchine e legge per lui stralci di Pascal, Epitteto, Spinoza, Sant’Agostino, Epicuro. Il Professore sa sempre come ritrovare le verità dei grandi pensatori nelle piccole faccende di economia domestica e Maria Vittoria scopre che la filosofia può essere utile nella vita di tutti i giorni. Ogni lettura, per lei, diventa uno strumento per mettere a fuoco delle cose che fino ad allora le erano parse confuse e raccogliere i cocci di un’esistenza trascorsa ad assecondare gli altri. Intorno c’è Livorno, col suo mercato generale, la terrazza Mascagni e Villa Fabbricotti, le chiese affacciate sul mare. E una girandola di personaggi: gli amici coltissimi del Professore, la figlia Elisa, la temibile Vally, cognata maniaca del controllo, la signora Favilla alla costante ricerca di un gatto che le ricorda il suo ex marito, i vecchi studenti che vengono a far visita per imbastire interminabili discussioni. E poi Angelo, ma quello è un discorso a parte. A poco a poco Maria Vittoria e il Professore s’insegneranno molto a vicenda, aiutandosi nel loro opposto viaggio: uno verso la vita e l’altro – come vuole l’ordine delle cose – verso la morte. Senza troppi clamori, con naturalezza, una volta chiuso il libro ci rendiamo conto che la lezione del Professore sedimenta dentro a tutti noi: dai libri che amiamo è possibile ripartire sempre, anche quando ogni cosa intorno ci dice il contrario.

(source: Bol.com)

Nient’altro Che La Verità

Nicolas Creel, cinico e potente magnate dell’industria bellica, ha un obiettivo ambizioso: ridisegnare gli equilibri politici ed economici mondiali piegandoli alla sua visione e ai suoi interessi. Per raggiungerlo, chiede la collaborazione di Dick Pender, esperto di perception management , che dovrà pilotare l’opinione pubblica diffondendo notizie false che attribuiscono alla Russia una serie di crimini atroci, attraverso un abile e spregiudicato uso dei media e della rete, generando reazioni a catena in tutto il pianeta. Shaw è un uomo che non ha mai avuto nulla da perdere, con un passato da dimenticare e un presente al servizio di un’agenzia internazionale di intelligence impegnata a mantenere la pace e la sicurezza. Costantemente in giro per il mondo per missioni pericolosissime e spesso ai limiti della legalità, per la prima volta nella sua vita si scopre a sperare in un futuro diverso da condividere con Anna, la donna di cui è innamorato. Katie James è una giornalista che, all’apice della professione, si è ritrovata a fare i conti con la propria coscienza e le proprie debolezze, uscendone pesantemente sconfitta. Ora ha l’occasione di ricostruirsi una carriera e una vita, e non vuole lasciarsela sfuggire a nessun costo. Con l’abilità tipica dei grandi maestri del thriller, David Baldacci incrocia le strade e i destini dei suoi personaggi facendoli muovere all’interno dello scenario del possibile scoppio di una nuova guerra mondiale, tanto più spaventoso proprio perché estremamente realistico. Mescolando azione, sentimenti e politica internazionale, Nient’altro che la verità è un romanzo pieno di intuizioni brillanti e colpi di scena che travalica i canoni del genere senza tradirne l’essenza.

Niche. 2012, l’anno dell’involuzione

Misteriosi globi luminosi circondano la Stazione Spaziale Internazionale. I contatti con la base s’interrompono. Una giovane astronauta italiana è inviata nello spazio a indagare.
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### Sinossi
Misteriosi globi luminosi circondano la Stazione Spaziale Internazionale. I contatti con la base s’interrompono. Una giovane astronauta italiana è inviata nello spazio a indagare.

Niceville. La resa dei conti

‘La trilogia di Niceville di Carsten Stroud è l’opera di un autentico genio, particolarmente l’ultimo volume, NICEVILLE: LA RESA DEI CONTI. Scritto magnificamente, ipnotico. Mi ero già entusiasmato per Niceville, ma adesso che l’opera è completa ne posso ammirare la grandezza. Ricco di azione, scritto con una prosa elegante e asciutta che può ricordare Chandler o Vonnegut ma in realtà è Stroud puro. Nella mia mente, la città di Niceville ora occupa un posto di rilievo accanto ai grandi luoghi della Finzione Letteraria, come la Terra di Mezzo, Narnia, Arkham. L’energia e l’ambizione del lavoro di Carsten Stroud mi lasciano senza fiato. E’ stato capace di rielaborare i generi letterari con una sicurezza magistrale, superando di slancio i crepacci in cui scrittori di minor talento sono destinati a sprofondare. Non esiste niente di paragonabile alla trilogia di Niceville, e non si può far altro che dire: bravo. Quindi… Bravo!’ STEPHEN KING

Niceville è una cittadina come tante nel Sud degli Stati Uniti, attraversata da un fiume sinuoso, baciata da un sole dorato e circondata da una natura meravigliosa. Niceville è il posto in cui il detective Nick Kavanaugh ha scelto di vivere per amore della moglie Kate, discendente di una delle famiglie fondatrici. Ma è proprio a Niceville che Nick ha incontrato il Male, e scoperto che può essere molto più forte degli uomini che lo combattono. Perché il Male si nutre dell’anima degli uomini, in un vortice efferato e senza soluzione di continuità. E adesso si è insinuato in ogni angolo della città, dai tunnel di scarico alle ville dei quartieri più benestanti, dando vita a episodi di violenza improvvisa e inarrestabile. Chi è, o forse meglio che cosa è, Rainey Teague, il ragazzino adottato da Nick e Kate? Possibile che sia lui il responsabile di tutto? Chi sono veramente le decine di persone che stanno ricomparendo in città dopo essere state date per morte, come Charlie Danziger? Qual è il destino che aspetta il latitante e spietato Coker? Il Nulla sta per travolgere Niceville e forse è troppo tardi per fermarlo…

(source: Bol.com)

New York 1941

“New York 1941. Forse” non è un libro. È un viaggio attraverso lo specchio che inganna il lettore, conducendolo lungo una spirale fatta di suspense e continui colpi di scena, fino a una verità sconcertante. In apparenza, Frank Logan è un giornalista di denuncia che sta conducendo la sua indagine più complessa e pericolosa, all’indirizzo dell’uomo più potente di New York, sindaco e probabile futuro presidente degli Stati Uniti. Lo fa con l’aiuto della sua compagna Dorothy e del detective Jim Ross, il suo migliore amico. Un romanzo noir, sapientemente hard boiled, parrebbe al lettore. Ma qualcosa non va, qualcosa di oscuro, inquietante, terribile. Tutto parte dagli interrogativi. Perché il passato dei protagonisti sembra essere legato da un comune tratto di avvenimenti tragici? Come mai i ricordi di ognuno dei personaggi mostrano delle inspiegabili lacune? Dove sono finiti i momenti più rilevanti del passato di Frank, Dorothy, Jim, come a dire che in questo romanzo nulla è mai come sembra? Il lettore si troverà a seguire la vicenda improvvisamente in più direzioni, fino al momento in cui non sarà più in grado di orientarsi, né di staccare lo sguardo dalla storia, fino all’ultima, attesissima pagina. Come si chiamava tua madre, Frank?

New Adult Collection

Quattro romanzi New Adult autoconclusivi in un unico volume: “Il ragazzo della mia peggior nemica”, “Mi fido di te”, “Salvami” e “Una notte solo per noi”.
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### Sinossi
Quattro romanzi New Adult autoconclusivi in un unico volume: “Il ragazzo della mia peggior nemica”, “Mi fido di te”, “Salvami” e “Una notte solo per noi”.

Neverland Peter Pan & Wendy

“Era cosa nota che i Darling avessero sempre abitato nel quartiere di Bloomsbury, al numero quattordici.” Wendy ha sempre sentito strane storie, sulle donne della sua famiglia, soprattutto sulla sua famosa trisavola, la prima Wendy Moira Angela Darling. Si racconta, da intere generazioni, che un ragazzino misterioso entri di notte, e rapisca le bambine nei loro letti.
La notte prima del suo diploma, alla finestra di Wendy appare un bellissimo ragazzo, dagli occhi verdi e dai capelli color castano ramato. Lei ricorda di averlo già incontrato molti anni prima, quando era piccola. Ma è diverso dal Peter con il quale aveva volato nei cieli di Londra.
Peter Pan è cresciuto. Apparentemente ha la sua stessa età, non è più un ragazzino allegro ma un giovane uomo tormentato.
I ricordi di Wendy riaffiorano. Ricorda di avergli dato il suo Bacio Vero, il bacio che lei aveva sempre custodito per il suo unico amore, e che ha fatto scegliere a Peter di crescere.
Wendy lo segue volando, ritrovandosi in un’altra dimensione, in una Londra cupa e senza leggi, che somiglia a quella vittoriana.
L’Isola che non c’è è diventato un luogo da incubo e denso di pericoli, dove niente è come sembra, dove nessuno si fida più dell’altro.
La colpa è di Peter. È cambiato, la sua anima, una volta spensierata e innocente, sta diventando sempre più oscura, e Wendy teme che anche il suo amore per lei possa morire.
Accolta dai nuovi Ragazzi Sperduti, che la eleggono loro capo e le insegnano a combattere, Wendy si troverà a un bivio dopo aver conosciuto un giovane e affascinante Capitan Uncino, deciso a conquistarla.
Campanellino e Giglio Tigrato sono misteriosamente sparite nel nulla, e l’Ombra di Peter incombe minacciosa su tutto, decisa a sterminare le fate, le sirene, i pirati, i pellerossa.
L’Isola che non c’è racchiude dei segreti mai svelati e l’unica in grado di salvare Peter che si è perduto nelle tenebre è Wendy, *credendo* in lui ma soprattutto in se stessa.
“Neverland” è un retelling di Peter Pan, con un finale alternativo e un’intensa storia d’amore, fra due adolescenti appassionati.
Un Paranormal Romance pieno di avventura e intensi momenti di romanticismo, liberamente ispirato al romanzo di James Matthew Barrie.
Un Amore Immortale, in un mondo fantastico, oltre i confini del tempo.
Alla fine del volume, in regalo per i lettori il bonus “Curiosità su Neverland”, il backstage sulla realizzazione del romanzo.
NEVERLAND (stralcio)
«Perché? Perché non ti sei mai fatto vedere da me?»
«Volevo prima diventare l’*uomo* che meriti, e non lo sono ancora. Forse, non lo sarò mai, Wendy.»
I suoi occhi verdi brillarono nella penombra, alla luce della lampada da notte. E mi spaventarono. Quello non era più il mio Peter, qualcosa di inquietante si era impossessato di lui, e se non avessi fatto qualcosa lo avrei perduto.
«Peter…» non ne avrei mai avuto abbastanza di pronunciare il suo nome.
Gli feci una carezza sulla guancia e lui stavolta non si ritrasse, ma socchiuse gli occhi. «Voglio darti un bacio» sussurrai.
Se fosse stato il piccolo Peter che conoscevo, avrebbe allungato la mano e mostrato il palmo, per ricevere un ditale, ma lui non lo fece.
Da questo compresi che era davvero cresciuto e mi si spezzò il cuore.
Mi avvicinai e posai la mia bocca sulla sua. Fu meraviglioso baciare Peter, il mio Peter, che avevo atteso per così tanto tempo.
I nostri baci sarebbero sempre stati così, Baci Veri, mai più ditali. «Io ti amo, Peter Pan» gli sussurrai piano.
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### Sinossi
“Era cosa nota che i Darling avessero sempre abitato nel quartiere di Bloomsbury, al numero quattordici.” Wendy ha sempre sentito strane storie, sulle donne della sua famiglia, soprattutto sulla sua famosa trisavola, la prima Wendy Moira Angela Darling. Si racconta, da intere generazioni, che un ragazzino misterioso entri di notte, e rapisca le bambine nei loro letti.
La notte prima del suo diploma, alla finestra di Wendy appare un bellissimo ragazzo, dagli occhi verdi e dai capelli color castano ramato. Lei ricorda di averlo già incontrato molti anni prima, quando era piccola. Ma è diverso dal Peter con il quale aveva volato nei cieli di Londra.
Peter Pan è cresciuto. Apparentemente ha la sua stessa età, non è più un ragazzino allegro ma un giovane uomo tormentato.
I ricordi di Wendy riaffiorano. Ricorda di avergli dato il suo Bacio Vero, il bacio che lei aveva sempre custodito per il suo unico amore, e che ha fatto scegliere a Peter di crescere.
Wendy lo segue volando, ritrovandosi in un’altra dimensione, in una Londra cupa e senza leggi, che somiglia a quella vittoriana.
L’Isola che non c’è è diventato un luogo da incubo e denso di pericoli, dove niente è come sembra, dove nessuno si fida più dell’altro.
La colpa è di Peter. È cambiato, la sua anima, una volta spensierata e innocente, sta diventando sempre più oscura, e Wendy teme che anche il suo amore per lei possa morire.
Accolta dai nuovi Ragazzi Sperduti, che la eleggono loro capo e le insegnano a combattere, Wendy si troverà a un bivio dopo aver conosciuto un giovane e affascinante Capitan Uncino, deciso a conquistarla.
Campanellino e Giglio Tigrato sono misteriosamente sparite nel nulla, e l’Ombra di Peter incombe minacciosa su tutto, decisa a sterminare le fate, le sirene, i pirati, i pellerossa.
L’Isola che non c’è racchiude dei segreti mai svelati e l’unica in grado di salvare Peter che si è perduto nelle tenebre è Wendy, *credendo* in lui ma soprattutto in se stessa.
“Neverland” è un retelling di Peter Pan, con un finale alternativo e un’intensa storia d’amore, fra due adolescenti appassionati.
Un Paranormal Romance pieno di avventura e intensi momenti di romanticismo, liberamente ispirato al romanzo di James Matthew Barrie.
Un Amore Immortale, in un mondo fantastico, oltre i confini del tempo.
Alla fine del volume, in regalo per i lettori il bonus “Curiosità su Neverland”, il backstage sulla realizzazione del romanzo.
NEVERLAND (stralcio)
«Perché? Perché non ti sei mai fatto vedere da me?»
«Volevo prima diventare l’*uomo* che meriti, e non lo sono ancora. Forse, non lo sarò mai, Wendy.»
I suoi occhi verdi brillarono nella penombra, alla luce della lampada da notte. E mi spaventarono. Quello non era più il mio Peter, qualcosa di inquietante si era impossessato di lui, e se non avessi fatto qualcosa lo avrei perduto.
«Peter…» non ne avrei mai avuto abbastanza di pronunciare il suo nome.
Gli feci una carezza sulla guancia e lui stavolta non si ritrasse, ma socchiuse gli occhi. «Voglio darti un bacio» sussurrai.
Se fosse stato il piccolo Peter che conoscevo, avrebbe allungato la mano e mostrato il palmo, per ricevere un ditale, ma lui non lo fece.
Da questo compresi che era davvero cresciuto e mi si spezzò il cuore.
Mi avvicinai e posai la mia bocca sulla sua. Fu meraviglioso baciare Peter, il mio Peter, che avevo atteso per così tanto tempo.
I nostri baci sarebbero sempre stati così, Baci Veri, mai più ditali. «Io ti amo, Peter Pan» gli sussurrai piano.
### L’autore
Connie Furnari è nata a Catania. Laureata in lettere, appassionata di cinema, pittura e film d’animazione, ha pubblicato con varie case editrici, in self publishing e ha vinto diversi premi letterari. È una scrittrice multi-genere, predilige scrivere il fantasy e il paranormal, ma si dedica anche al romance, al thriller, alla narrativa per bambini e ragazzi, e ad altri generi letterari. Tutte le sue opere sono facilmente reperibili on line, sia in digitale che in cartaceo. Vive tra centinaia di libri e dvd, ed è presente nei social network. Ama leggere, disegnare manga, e dipingere quadri.

Neve Di Praga

ATTENZIONE: RACCONTO BREVE DI NARRATIVA ROSA
In una Praga romantica  ma corrotta si consumano passioni effimere come la neve:destinate a dissolversi.
Là dove tutto è solo apparenza, due anime distanti si scontrano in un vortice di passione che ambisce a qualcosa di più importante: l’amore.
Estratto:
Quello che la colpì con violenza, però, non fu la bellezza di ciò che la circondava, ma il pavimento freddo che la accolse inclemente, dopo che qualcuno, urtandola, l’aveva fatta rovinare al suolo.
«Být opatrný.» Una voce, capace di incutere un timore reverenziale la percosse come una ruvida carezza.
Sollevò lo sguardo sull’uomo che ora le porgeva la mano e si perse in uno sguardo ceruleo screziato da ombre color del ghiaccio. Era irritato e, a discapito del soccorso che si apprestava a darle, non tradiva alcuna gentilezza. Per Sofia fu tale il senso di disagio che, mentre la sua piccola mano, scompariva all’interno della forte morsa di lui, si sorprese a chiedere scusa: «Mi scusi, ero distratta.»
L’espressione dell’uomo, assente quasi distante, si fece d’un tratto incuriosita. Scrutò Sofia con attenzione, rendendosi conto che non era ceca e ne riconobbe la lingua.
Lo sguardo divenne sottile, gli occhi di un predatore che, tuttavia, in quel momento, non era interessato alla caccia. Dopo essersi assicurato che la donna fosse capace di tenersi in equilibrio, notò la cintura allentata che le aveva fatto aprire i lembi del cappotto. Così, come se Sofia fosse una cosa, un oggetto che gli apparteneva, l’uomo si fece più vicino, offendendola con la sua altezza e mettendola in uno svantaggio emotivo mai sperimentato. Sofia fu costretta a inalare un profumo che esibiva una sfacciata mascolinità; lui afferrò con entrambe le mani le estremità della cintura e, in un lento movimento che alla ragazza parve durare un eternità, strinse il nodo fino a strizzare la vita.
Con le guance in fiamme, Sofia ebbe il coraggio di alzare il volto alla ricerca di quello sguardo che nascondeva più di quanto mostrasse. Lo trovò. Ancora una volta, quella voce vibrò dentro al suo corpo che a quelle note cupe si offriva come una conchiglia che restituisce l’eco: «*Sbohem malá italská.*» Tre parole, per lei incomprensibili, e l’uomo le voltò le spalle in un movimento felino e sinuoso, con i lembi del cappotto nero a intrecciare una danza scomposta attorno al corpo solido e dannato, una visione che la lasciò turbata per tanta bellezza, poiché era scomparso come in una fiaba oscura tra la neve di Praga che ora scendeva copiosa.
ATTENZIONE
Il racconto breve “Neve di praga” è stato disponibile gratuitamente sul sito Free Passion dal quale è stato ritirato per restituirlo in questa nuova veste.

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### Sinossi
ATTENZIONE: RACCONTO BREVE DI NARRATIVA ROSA
In una Praga romantica  ma corrotta si consumano passioni effimere come la neve:destinate a dissolversi.
Là dove tutto è solo apparenza, due anime distanti si scontrano in un vortice di passione che ambisce a qualcosa di più importante: l’amore.
Estratto:
Quello che la colpì con violenza, però, non fu la bellezza di ciò che la circondava, ma il pavimento freddo che la accolse inclemente, dopo che qualcuno, urtandola, l’aveva fatta rovinare al suolo.
«Být opatrný.» Una voce, capace di incutere un timore reverenziale la percosse come una ruvida carezza.
Sollevò lo sguardo sull’uomo che ora le porgeva la mano e si perse in uno sguardo ceruleo screziato da ombre color del ghiaccio. Era irritato e, a discapito del soccorso che si apprestava a darle, non tradiva alcuna gentilezza. Per Sofia fu tale il senso di disagio che, mentre la sua piccola mano, scompariva all’interno della forte morsa di lui, si sorprese a chiedere scusa: «Mi scusi, ero distratta.»
L’espressione dell’uomo, assente quasi distante, si fece d’un tratto incuriosita. Scrutò Sofia con attenzione, rendendosi conto che non era ceca e ne riconobbe la lingua.
Lo sguardo divenne sottile, gli occhi di un predatore che, tuttavia, in quel momento, non era interessato alla caccia. Dopo essersi assicurato che la donna fosse capace di tenersi in equilibrio, notò la cintura allentata che le aveva fatto aprire i lembi del cappotto. Così, come se Sofia fosse una cosa, un oggetto che gli apparteneva, l’uomo si fece più vicino, offendendola con la sua altezza e mettendola in uno svantaggio emotivo mai sperimentato. Sofia fu costretta a inalare un profumo che esibiva una sfacciata mascolinità; lui afferrò con entrambe le mani le estremità della cintura e, in un lento movimento che alla ragazza parve durare un eternità, strinse il nodo fino a strizzare la vita.
Con le guance in fiamme, Sofia ebbe il coraggio di alzare il volto alla ricerca di quello sguardo che nascondeva più di quanto mostrasse. Lo trovò. Ancora una volta, quella voce vibrò dentro al suo corpo che a quelle note cupe si offriva come una conchiglia che restituisce l’eco: «*Sbohem malá italská.*» Tre parole, per lei incomprensibili, e l’uomo le voltò le spalle in un movimento felino e sinuoso, con i lembi del cappotto nero a intrecciare una danza scomposta attorno al corpo solido e dannato, una visione che la lasciò turbata per tanta bellezza, poiché era scomparso come in una fiaba oscura tra la neve di Praga che ora scendeva copiosa.
ATTENZIONE
Il racconto breve “Neve di praga” è stato disponibile gratuitamente sul sito Free Passion dal quale è stato ritirato per restituirlo in questa nuova veste.