61649–61664 di 62912 risultati

I Barbari

‟Dovendo riassumere, direi questo: tutti a sentire, nell’aria, un’incomprensibile apocalisse imminente; e, ovunque, questa voce che corre: stanno arrivando i barbari. Vedi menti raffinate scrutare l’arrivo dell’invasione con gli occhi fissi nell’orizzonte della televisione. Professori capaci, dalle loro cattedre, misurano nei silenzi dei loro allievi le rovine che si è lasciato dietro il passaggio di un’orda che, in effetti, nessuno però è riuscito a vedere. E intorno a quel che si scrive o si immagina aleggia lo sguardo smarrito di esegeti che, sgomenti, raccontano una terra saccheggiata da predatori senza cultura. I barbari, eccoli qua. Ora: nel mio mondo scarseggia l’onestà intellettuale, ma non l’intelligenza. Non sono tutti ammattiti. Vedono qualcosa che c’è. Ma quel che c’è, io non riesco a guardarlo con quegli occhi lì. Qualcosa non mi torna.” ‟Ognuno di noi sta dove stanno tutti, nell’unico luogo che c’è, dentro la corrente della mutazione, dove ciò che ci è noto lo chiamiamo civiltà, e quel che ancora non ha nome, barbarie. A differenza di altri penso che sia un luogo magnifico.”

(source: Bol.com)

I Bar Di Atlantide

I poeti sono spesso i migliori saggisti. Lo pensava Maria Corti, l’ha scritto recentemente Alessandro Piperno. Da Leopardi a Baudelaire, da Mandelstam a Eliot, da Valéry a Brodskij, le riflessioni dei poeti sulla letteratura arrivano a illuminare nodi e zone d’ombra con un’efficacia e una capacità di coinvolgimento che raramente gli studi accademici hanno. È cosí anche con i saggi di Grünbein, una delle voci poetiche oggi piú importanti nel panorama internazionale. Sono saggi perché affrontano temi come il rapporto fra poesia e morte, ma sono anche racconti autobiografici perché Grünbein mette in campo i suoi ricordi di Pompei ed Ercolano (‘Qualcosa che viene strappato al flusso delle cose, si raffredda e viene sigillato sottovuoto’) o della montagna di macerie che i ragazzi di Dresda scalavano per divertimento, forse affascinati dalle rovine di quella ‘Pompei tedesca’. Oppure il tema degli abissi come metafora letteraria che prende vita, ancora autobiograficamente, col racconto delle proprie esperienze di sub nei mari del mondo.

(source: Bol.com)

I baci sono definitivi

Ogni giorno Pietrangelo Buttafuoco – col suo zaino da pendolare, con il suo ufficio sulle spalle – lascia la luce e scende nel buio della metropolitana. Entra nel vagone e si ritrova dentro un incantesimo. Ruba le storie della vita dei pendolari e ne fa cunto. Tutte le mattine il viaggio sotterraneo gli regala una nota per il suo quaderno: incontri straordinari, storie d’innamorati, struggenti malìe, canzoni, dediche ed epiche vissute tra i sedili, i corrimani, le scale mobili e i nodi delle stazioni della metropolitana. Reticoli che si dipanano poi nel groviglio seducente di transiti ferroviari, navigazioni, viaggi in automobile o passeggiate lungo strade di un mondo svelato agli occhi dell’immaginazione. Esercizi di osservazione destinati al taccuino, messe in scena che diventano preghiere, realtà strappate alle quotidianità per svelare la verità della poesia. Tutto si mostra in un solo istante per durare poi un’eternità.
**
### Sinossi
Ogni giorno Pietrangelo Buttafuoco – col suo zaino da pendolare, con il suo ufficio sulle spalle – lascia la luce e scende nel buio della metropolitana. Entra nel vagone e si ritrova dentro un incantesimo. Ruba le storie della vita dei pendolari e ne fa cunto. Tutte le mattine il viaggio sotterraneo gli regala una nota per il suo quaderno: incontri straordinari, storie d’innamorati, struggenti malìe, canzoni, dediche ed epiche vissute tra i sedili, i corrimani, le scale mobili e i nodi delle stazioni della metropolitana. Reticoli che si dipanano poi nel groviglio seducente di transiti ferroviari, navigazioni, viaggi in automobile o passeggiate lungo strade di un mondo svelato agli occhi dell’immaginazione. Esercizi di osservazione destinati al taccuino, messe in scena che diventano preghiere, realtà strappate alle quotidianità per svelare la verità della poesia. Tutto si mostra in un solo istante per durare poi un’eternità.

Hygge: Il metodo danese dei piaceri quotidiani

**HYGGE**è il piacere di una cena tra amici, una cioccolata calda accoccolati nella nostra poltrona preferita, un mazzo di fiori all’ingresso e la luce morbida di una candela.
**HYGGE** è l’antica tradizione che ha reso i danesi il popolo più felice del mondo, perché hanno capito come rendere speciale ogni luogo e ogni momento. Questo meraviglioso libro regala tante idee per creare un senso di benessere intorno a voi e riscoprire i piccoli piaceri quotidiani.
**HYGGE** è l’arte di sentirsi a casa ovunque voi siate.
**
### Sinossi
**HYGGE**è il piacere di una cena tra amici, una cioccolata calda accoccolati nella nostra poltrona preferita, un mazzo di fiori all’ingresso e la luce morbida di una candela.
**HYGGE** è l’antica tradizione che ha reso i danesi il popolo più felice del mondo, perché hanno capito come rendere speciale ogni luogo e ogni momento. Questo meraviglioso libro regala tante idee per creare un senso di benessere intorno a voi e riscoprire i piccoli piaceri quotidiani.
**HYGGE** è l’arte di sentirsi a casa ovunque voi siate.

Hybris. L’arroganza del potere e la guerra nel Novecento

Per gli antichi greci la hybris era il peccato peggiore che un capo potesse commettere. Era l’atteggiamento di somma tracotanza con cui i mortali, nella loro follia, si opponevano agli dèi. Chi peccava cadeva in disgrazia, precipitava da grandi altezze a profondità inimmaginabili. Dopo aver scritto numerosi libri sulla guerra nelle sue varie forme, Alistair Hor-ne riflette su quali sono i tratti comuni che contraddistinguono i conflitti armati nel corso della storia. Tra quelli che emergono con maggiore evidenza c’è proprio la hybris, nel Novecento in particolare. Perché i generali vittoriosi non sanno quando è il momento di fermarsi? Nel corso del 1941, la hybris avrebbe indotto Hitler a commettere, uno dopo l’altro, i tre enormi errori della sua carriera, errori di proporzioni storiche e fatali: l’operazione Barbarossa, la decisione di invadere la sterminata terra di Russia; la tardiva decisione di attaccare Mosca, costi quel che costi – come aveva fatto Napoleone un secolo e mezzo prima; la dichiarazione di guerra agli Stati Uniti l’11 dicembre, soltanto una settimana dopo che la sua offensiva su Mosca si era alla fine bloccata. È quella la data in cui Hitler perde definitivamente la fiducia nei suoi generali per confidare solo nella propria stella. Se la hybris è parte della condizione umana, profondamente radicata, persistente, pervasiva e potenzialmente letale, cosa possiamo fare oggi per evitarne le conseguenze? “Con il mondo di fronte a pericoli sempre più minacciosi provenienti da leader ambiziosi, da bande di signori della guerra e terroristi, dobbiamo tenere conto, come fecero gli antichi greci, delle terribili sciagure che si abbattono su coloro che liberano dal vaso di Pandora il bacillo dormiente dell’arroganza.”

Huê 1968. L’anno cruciale della sconfitta americana in Vietnam

Il 1968 segnò un passaggio cruciale della storia moderna. E non solo per i moti studenteschi e gli omicidi di Martin Luther King e Robert Kennedy. In quell’anno, secondo il generale William Westmoreland, la guerra in Vietnam sarebbe dovuta entrare in una nuova fase, perché «le speranze del nemico erano alla fine». In un certo senso il comandante delle forze statunitensi aveva ragione, ma i piani dei Viet Cong non prevedevano la resa. La notte tra il 30 e il 31 gennaio, in corrispondenza del capodanno locale, il Fronte di liberazione nazionale diede il via a una vasta operazione militare divenuta celebre come offensiva del Tè’t: alle due e trenta del mattino diecimila uomini scesero dalle montagne e conquistarono – oltre a centinaia di altri obiettivi considerati inespugnabili – la capitale intellettuale e culturale dei Paese, Huê. I comandi americani, però, rifiutarono di accettare la portata di una simile disfatta, e a lungo si ostinarono a mandare in avanscoperta piccole unità di marines, sistematicamente trucidati. Solo tempo dopo il tenente colonnello Ernest Cheatham avviò la riconquista della città, combattendo quartiere per quartiere. Ventiquattro giorni di scontri terrificanti, che alla fine costarono la vita a decine di migliaia di persone tra militari e civili. Quella di Huê fu di gran lunga la battaglia più sanguinosa dell’intera guerra, e cambiò per sempre l’approccio americano al conflitto: da allora, anziché di vittoria, si cominciò a parlare di disimpegno. Attraverso una mole di documenti senza precedenti e interviste a reduci di entrambi gli schieramenti, Mark Bowden ricostruisce con precisione ogni fase di quello scontro, raccontandoci un momento che cambiò per sempre il destino della guerra, e del mondo intero.
**

Hotel Indian Subway

L’Hotel Indian Subway è un albergo a ore molto frequentato che si trova nei pressi della Stazione Centrale di una grande città. La gestione è affidata a giovani indiani che ricevono gli ospiti con un sorriso, in cambio di una banconota da cinquanta dollari. Nessun documento, nessuna formalità. Nelle stanze arredate con cura si intrecciano storie di persone alla ricerca di intimità, di trasgressione e di passione. Per alcuni l’Hotel Subway ha significato la scoperta del sesso, per altri il consolidamento di un amore o la ricerca di emozioni forti. Lasciatevi condurre nelle stanze dove si consumano incontri clandestini e fantasie ai limiti della perversione. Benvenuti nell’Hotel Indian Subway. ADATTO A UN PUBBLICO ADULTO

(source: Bol.com)

Hotel Copenaghen

**1941, DANIMARCA.**
**NIELS BOHR INCONTRA WERNER HEISENBERG. LA STORIA CAMBIERÀ PER SEMPRE. IL RACCONTO DEL FISICO QUANTISTICO, TRA FUTURI PREMI NOBEL E INESAURIBILI DISPUTE CON ALBERT EINSTEIN, VISTO DAGLI OCCHI DI UNA DONNA.**
**DOPO *L’INCREDIBILE CENA DEI FISICI QUANTISTICI*, UN NUOVO ROMANZO SULLA STORIA DELLA FISICA E SULLE VITE STRAORDINARIE DEI SUOI PROTAGONISTI.**
«*Realtà e finzione si intrecciano tra i battibecchi degli scienziati che cambiarono il mondo.*»
**La Lettura, Corriere della Sera**
«*Uno stile del tutto nuovo e più profondo di raccontare la scienza.*»
**GQ**
«*Leggermente romanzato, però attendibile, perché frutto di molte ricerche e basato su documentazioni.*»
**Il Giornale**
«*L’incredibile cena dei fisici quantistici ricostruisce il dibattito tra Einstein, Bohr e Heisenberg, tra finzione e realtà.*»
**Il Venerdì di Repubblica**
«*Greison evoca, rivela, si diverte, si preoccupa e insomma rende la fisica – materia da incubo per molti – canovaccio da romanzo e storia vera da approfondire.*»
**Il Foglio**
Hotel Copenaghen. Così veniva affettuosamente chiamata la casa di **Niels Bohr**. La porta di Niels e di sua moglie Margrethe era sempre aperta per accogliere allo stesso modo premi Nobel e giovani studenti, che lì trovarono il luogo prediletto per le discussioni e i confronti che condussero alla nascita della fisica quantistica.
È proprio la voce di Margrethe a narrare la vita straordinaria di Bohr e i retroscena delle scoperte scientifiche che hanno cambiato le sorti del mondo. In un arco di tempo che copre un’intera esistenza, il suo racconto porta alla luce il lato umano di quelle menti geniali: come bussava alla porta Paul Dirac? E come sedeva sul divano Lise Meitner? Qual era il piatto preferito di Wolfgang Pauli?
Oltre agli aneddoti e alle curiosità, però, scopriamo anche il difficile rapporto tra Bohr ed Einstein, fatto di forti contrasti ma anche stimolo fondamentale al ragionamento. E, soprattutto, entriamo in contatto con una delle figure più controverse nella storia di Niels Bohr e del Novecento in generale: Werner Heisenberg, ambizioso, brillante, adorato allievo che presto diventerà la fonte di tanti dubbi e dolori.
Nel 1941, durante l’occupazione nazista della Danimarca, Heisenberg torna all’Hotel Copenaghen, ha bisogno di parlare con Bohr. Ma l’argomento ha ben poco a che fare con il progresso della scienza: i tedeschi gli hanno chiesto di costruire la bomba atomica. Niels e Margrethe lo congedano con freddezza, ma il dubbio di non avere compreso le sue intenzioni si farà strada negli anni e condurrà a conclusioni sorprendenti.
Come già nell’***Incredibile cena dei fisici quantistici***, **Gabriella Greison** racconta la nascita della fisica quantistica in modo coinvolgente e ricchissimo di dettagli, accompagnando il lettore nella vita quotidiana dei personaggi descritti, tanto da dare l’impressione di averli conosciuti di persona.
**
### Sinossi
**1941, DANIMARCA.**
**NIELS BOHR INCONTRA WERNER HEISENBERG. LA STORIA CAMBIERÀ PER SEMPRE. IL RACCONTO DEL FISICO QUANTISTICO, TRA FUTURI PREMI NOBEL E INESAURIBILI DISPUTE CON ALBERT EINSTEIN, VISTO DAGLI OCCHI DI UNA DONNA.**
**DOPO *L’INCREDIBILE CENA DEI FISICI QUANTISTICI*, UN NUOVO ROMANZO SULLA STORIA DELLA FISICA E SULLE VITE STRAORDINARIE DEI SUOI PROTAGONISTI.**
«*Realtà e finzione si intrecciano tra i battibecchi degli scienziati che cambiarono il mondo.*»
**La Lettura, Corriere della Sera**
«*Uno stile del tutto nuovo e più profondo di raccontare la scienza.*»
**GQ**
«*Leggermente romanzato, però attendibile, perché frutto di molte ricerche e basato su documentazioni.*»
**Il Giornale**
«*L’incredibile cena dei fisici quantistici ricostruisce il dibattito tra Einstein, Bohr e Heisenberg, tra finzione e realtà.*»
**Il Venerdì di Repubblica**
«*Greison evoca, rivela, si diverte, si preoccupa e insomma rende la fisica – materia da incubo per molti – canovaccio da romanzo e storia vera da approfondire.*»
**Il Foglio**
Hotel Copenaghen. Così veniva affettuosamente chiamata la casa di **Niels Bohr**. La porta di Niels e di sua moglie Margrethe era sempre aperta per accogliere allo stesso modo premi Nobel e giovani studenti, che lì trovarono il luogo prediletto per le discussioni e i confronti che condussero alla nascita della fisica quantistica.
È proprio la voce di Margrethe a narrare la vita straordinaria di Bohr e i retroscena delle scoperte scientifiche che hanno cambiato le sorti del mondo. In un arco di tempo che copre un’intera esistenza, il suo racconto porta alla luce il lato umano di quelle menti geniali: come bussava alla porta Paul Dirac? E come sedeva sul divano Lise Meitner? Qual era il piatto preferito di Wolfgang Pauli?
Oltre agli aneddoti e alle curiosità, però, scopriamo anche il difficile rapporto tra Bohr ed Einstein, fatto di forti contrasti ma anche stimolo fondamentale al ragionamento. E, soprattutto, entriamo in contatto con una delle figure più controverse nella storia di Niels Bohr e del Novecento in generale: Werner Heisenberg, ambizioso, brillante, adorato allievo che presto diventerà la fonte di tanti dubbi e dolori.
Nel 1941, durante l’occupazione nazista della Danimarca, Heisenberg torna all’Hotel Copenaghen, ha bisogno di parlare con Bohr. Ma l’argomento ha ben poco a che fare con il progresso della scienza: i tedeschi gli hanno chiesto di costruire la bomba atomica. Niels e Margrethe lo congedano con freddezza, ma il dubbio di non avere compreso le sue intenzioni si farà strada negli anni e condurrà a conclusioni sorprendenti.
Come già nell’***Incredibile cena dei fisici quantistici***, **Gabriella Greison** racconta la nascita della fisica quantistica in modo coinvolgente e ricchissimo di dettagli, accompagnando il lettore nella vita quotidiana dei personaggi descritti, tanto da dare l’impressione di averli conosciuti di persona.

Hornblower e l’Atropos: romanzo

Tutta l’Europa continentale non è più ormai che una sola provincia napoleonica, ma sui mari domina sempre incontrastata la flotta di Sua Maestà Britannica. Al comando di una delle più piccole unità, l’Atropos, ritroviamo ancora una volta il capitano Orazio Hornblower, l’immortale personaggio creato dalla fantasia di Forester. Le sue avventure questa volta hanno per sfondo il Mediterraneo, “le azzurre acque dove si è fatta la storia e dove è stato spesso deciso il futuro della civiltà”. Ai margini del grande duello franco-inglese, sotto la costa turca, Hornblower deve ricuperare un carico d’oro rimasto imprigionato nella carcassa di una nave affondata. Con enorme sangue freddo e con consumata perizia nautica, Hornblower riuscirà, sotto gli occhi dei turchi, a portare a buon fine l’impresa. La cattura di una nave corsara francese e l’epico duello con la fregata spagnola Castilla sono solo due dei tanti altri appassionanti episodi dei quali l’Atropos è il fortunato protagonista. In questo libro, come in tutti gli altri della sua celebre serie, Forester riesce a comunicare al lettore quella “poesia del mare” che egli in così alto grado possiede, e che fa di lui il degno erede di una tradizione narrativa anglosassone.

Hornblower ammiraglio l’ultima avventura

I dieci romanzi della serie di Hornblower, di Forester, coprono il periodo storico che va dal 1794 al 1823. Sono dunque trent’anni, e durante questo periodo il protagonista percorre tutti i gradi della carriera, da guardiamarina a ammiraglio. Questo romanzo ci presenta appunto Hornblower all’apice della sua fortuna. Promosso ammiraglio, ha l’opportunità di combattere i francesi, che hanno ancora velleità di conquista, anche se Napoleone è chiuso a Sant’Elena. Si tratta di nuovo di una missione isolata, dove la personalità complessa del protagonista può brillare di luce propria senza fare pensare troppo alla trasposizione letteraria del modello reale, che secondo certi esperti è Nelson. Certo, non si può negare che alcune analogie riguardanti soprattutto la vita privata di Nelson e tratte dal suo carteggio, ben noto a Forester, siano state introdotte con un’intenzione quasi maliziosa: per esempio il nome Horatio, l’essere entrambi sposati non in modo del tutto felice, il mal di mare che li tortura non appena montano a bordo di una nave, ma soprattutto il senso di umanità con cui trattano la loro gente, se non proprio rivoluzionario per quei tempi, per lo meno incauto. Infine, ambedue sono pronti a rischiare tutto, persino la reputazione, per seguire la rotta che al loro istinto appare quella giusta.

Honky Tonk Samurai (Versione Italiana)

La vita è cambiata e parecchio, per Hap e Leonard. Il loro vecchio datore di lavoro, Marvin Hanson, è diventato capo della polizia di LaBorde, e ha ceduto l’agenzia di investigazioni a Brett, la splendida infermiera rossa che ha conquistato il cuore di Hap. E se Leonard continua a lasciarsi e riprendersi con il suo compagno, John, Hap ha appena scoperto di avere, forse, una figlia di cui ignorava l’esistenza. In una sola cosa i due amici di una vita sono sempre gli stessi: «guai» è e resta il loro secondo nome. Cosí, quando una vecchia ed eccentrica signora chiede loro di ritrovare la nipote, scomparsa cinque anni prima senza lasciare traccia, Hap e Leonard si gettano a capofitto nelle indagini, scoperchiando un verminaio di corruzione e morte che li costringerà a combattere contro una masnada di motociclisti col vizio delle armi e delle metanfetamine, ma soprattutto contro il Distruttore, un misterioso e spietato killer che evira la sue vittime. Un’impresa pericolosa, per la quale dovranno chiedere aiuto a un bel po’ di amici: il giornalista Cason Statler, il detective cowboy Jim Bob Luke e la micidiale Vanilla Ride: tutti nomi che i fan di Joe Lansdale hanno imparato a conoscere e ad amare.

Homo stupidus stupidus

È possibile scongiurare l’agonia in cui sta scivolando la nostra civiltà? Che ne è dell’uomo quando smarrisce i benefici garantiti dalla parte più evoluta del suo cervello? Quando delega le sue funzioni ad appendici digitali, vere e proprie protesi, innescando una regressione che cancella ogni traccia del salto evolutivo per cui è stato definito sapiens sapiens, diventando stupidus stupidus? Quando la nostra mente perde progressivamente la razionalità e l’affettività, e intanto muore l’etica, muoiono gli dèi, che vengono sostituiti dal denaro e dal successo? Vittorino Andreoli sa che l’uomo si può “rompere”, come psichiatra ha seguito e curato molti pazienti aiutandoli a sollevarsi dalle loro cadute. Ecco perché non ha perso la fede nell’uomo e nelle sue possibilità. In queste sue nuove pagine vuole lanciare un allarme e spingerci a riflettere sulla regressione del nostro tempo, che rischia di cancellare le conquiste che hanno segnato la storia dell’Occidente. Convinto che la morte di una civiltà possa essere osservata e testimoniata, e che se ne possano indicare i segni premonitori, mette a fuoco tre comportamenti talmente diffusi da essere diventati regole: la distruttività, la caduta dei princìpi primi che sono alla base del vivere sociale e l’uomo senza misura. Intorno a questi tre grandi temi, svolge la sua analisi arrivando alla conclusione che l’uomo vada ormai escluso dall’ambito della sapienza. Il tratto che oggi lo definisce meglio è l’essere stupidus, secondo il significato etimologico, che condivide la radice con “stupore”. Lascia infatti attoniti, sbalorditi, che un uomo possa assumere gli atteggiamenti dominanti nel nostro tempo, ma ancora più incredibile è che lo possa fare una comunità intera, un popolo. Un margine per invertire la rotta ancora c’è, per farlo occorre però riaffermare i princìpi che permettono il procedere della ragione, la bellezza della cooperazione contro l’esasperato individualismo, integrando sentimenti e razionalità.
**
### Sinossi
È possibile scongiurare l’agonia in cui sta scivolando la nostra civiltà? Che ne è dell’uomo quando smarrisce i benefici garantiti dalla parte più evoluta del suo cervello? Quando delega le sue funzioni ad appendici digitali, vere e proprie protesi, innescando una regressione che cancella ogni traccia del salto evolutivo per cui è stato definito sapiens sapiens, diventando stupidus stupidus? Quando la nostra mente perde progressivamente la razionalità e l’affettività, e intanto muore l’etica, muoiono gli dèi, che vengono sostituiti dal denaro e dal successo? Vittorino Andreoli sa che l’uomo si può “rompere”, come psichiatra ha seguito e curato molti pazienti aiutandoli a sollevarsi dalle loro cadute. Ecco perché non ha perso la fede nell’uomo e nelle sue possibilità. In queste sue nuove pagine vuole lanciare un allarme e spingerci a riflettere sulla regressione del nostro tempo, che rischia di cancellare le conquiste che hanno segnato la storia dell’Occidente. Convinto che la morte di una civiltà possa essere osservata e testimoniata, e che se ne possano indicare i segni premonitori, mette a fuoco tre comportamenti talmente diffusi da essere diventati regole: la distruttività, la caduta dei princìpi primi che sono alla base del vivere sociale e l’uomo senza misura. Intorno a questi tre grandi temi, svolge la sua analisi arrivando alla conclusione che l’uomo vada ormai escluso dall’ambito della sapienza. Il tratto che oggi lo definisce meglio è l’essere stupidus, secondo il significato etimologico, che condivide la radice con “stupore”. Lascia infatti attoniti, sbalorditi, che un uomo possa assumere gli atteggiamenti dominanti nel nostro tempo, ma ancora più incredibile è che lo possa fare una comunità intera, un popolo. Un margine per invertire la rotta ancora c’è, per farlo occorre però riaffermare i princìpi che permettono il procedere della ragione, la bellezza della cooperazione contro l’esasperato individualismo, integrando sentimenti e razionalità.

Homo homini lupus

Seconda, e ultima, parte dell’episodio: Dylan subisce un’influenza negativa, che lo porta a litigare con Groucho. Con un’indagine, scopre la storia del professor Boyle e tenta di smascherarlo.

Hollywood, Mi Amor!

ROMANZO AUTOCONCLUSIVORafael Canoa è il re della televisione messicana. Adorato da milioni di donne, incarna l’ideale del macho. Bello, muscoloso e con uno sguardo intenso, ha il viso di un angelo e un corpo che induce al peccato. Così, stanco dello stereotipo che gli è stato cucito addosso, Rafael sogna di sfondare a Hollywood con un ruolo da cattivo, ma la strada per il successo è in salita.Jessica Miller odia il sesso e tutto ciò che lo evoca. Così, la decisione della famiglia di affidarle la gestione della “Sensual Production”, una delle case di produzione della “Miller Company”, è già di per sé un affronto, ma lavorare con il macho per eccellenza è davvero troppo!Tra colpi di scena, proposte indecenti e momenti di estremo romanticismo, Rafael Canoa le insegnerà che l’amore e il sesso non sono incompatibili.Peccato che siamo a Hollywood, dove la realtà è spesso una grande e bellissima illusione…

Hollow City – Il ritorno dei bambini speciali di Miss Peregrine

Chi è Jacob Portman? Un ragazzo qualunque finito dentro un’avventura più grande di lui, o un predestinato, uno Speciale dai poteri prodigiosi, abilissimo investigatore dell’ombra e cacciatore di mostri terrificanti? Nessuno lo sa. L’unica cosa certa è che sembrano trascorsi secoli dal giorno in cui la misteriosa morte del nonno lo ha spinto a indagare sul suo passato, catapultandolo sull’isoletta di Cairnholm, al largo delle coste gallesi. È qui che si imbatte nella bizzarra e affascinante combriccola dei Bambini Speciali: creature dotate di poteri curiosi e irripetibili, membri superstiti di una stirpe meravigliosa, obbligati, per sfuggire alla persecuzione di un mondo ottusamente Normale, ad affidarsi alle inflessibili cure di Miss Peregrine, la donna-uccello in grado di manipolare il tempo. Ma ora che Miss Peregrine è ferita e non riesce a ritrovare le proprie sembianze umane, i Bambini Speciali e Jacob saranno costretti a vedersela da soli con coloro che minacciano di distruggerli usurpando la loro stranezza e dovranno abbandonare l’eterno presente in cui hanno vissuto per avventurarsinel mondo reale. Per settimane ai primi posti delle classifiche americane, Hollow City è l’atteso sequel di La casa per bambini speciali di Miss Peregrine, un fenomeno internazionale da un milione e mezzo di copie destinato a diventare un film prodotto dalla 20th Century Fox, scritto e diretto da Tim Burton.
(source: Bol.com)

Ho sposato una vegana: Una storia vera, purtroppo (Einaudi. Stile libero extra) (Italian Edition)

Sposare una vegana ha conseguenze imprevedibili. Puoi ritrovarti a brucare l’erba da un vaso sul terrazzo, e sentirti in colpa per tutte le telline mangiate nella tua «crudele» vita precedente. Seguire questa dieta, scopri inoltre, comporta un grande dispendio di energie e – chissà perché? – di denaro. Roba da diventare nervosi per davvero, ancor piú quando, dopo mesi di torture, con sorpresa e quasi fastidio, sei costretto ad ammettere che i tuoi esami medici sono, per la prima volta, perfetti. A ogni modo, la storia di Fausto e Claudia ha un lieto fine, nel senso che Claudia vince (stravince, sarebbe piú corretto dire) e Fausto si arrende (senza nemmeno l’onore delle armi). Le cose vanno bene. Solo che, proprio sui titoli di coda, spunta una complicazione: l’imminente arrivo di una figlia. Avrà cuore, Fausto, di farne un’erbivora fin dalla nascita?
**