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I cinque livelli dell’attaccamento

Dalla conoscenza tolteca, lungo la via della trasformazione, don Miguel Ruiz jr. condivide uno straordinario percorso verso la libertà interiore.’Tutti noi abbiamo ‘sottoscritto’ involontariamente degli accordi su come scegliamo di vivere e su quali riteniamo siano le nostre credenze. Ma ciò che potremmo non capire è che ciascuno di questi accordi rappresenta un attaccamento, un filtro limitante su chi pensiamo di essere e su cos’abbia in serbo per noi il futuro. Questi attaccamenti li chiamiamo ‘conoscenza’, senza neppure chiederci se questa cosiddetta conoscenza sia necessariamente valida. Ma possiamo liberarcene, comprendendo una volta per tutte come abbiamo sviluppato e consolidato la struttura di ciò in cui crediamo’.
(source: Bol.com)

I Cinque Funerali Della Signora Göring

Inverno 2012. Uno scrittore cammina tra le rovine di quella che, negli anni Trenta, è stata una delle più belle ville d’Europa, cuore di infinite serate mondane dell’aristocrazia: il Carinhall, la maestosa costruzione fatta erigere da Hermann Göring in memoria della sua prima moglie, la baronessa Carin von Fock. Hermann e Carin si erano conosciuti durante una tempestosa notte svedese del 1920. La neve che avvolgeva Stoccolma in un manto bianco impediva a Hermann di librarsi in volo. La famiglia von Fock era stata felice di offrire alloggio e ospitalità al giovane aviatore, l’erede del Barone Rosso. Uno sguardo, e tra la principessa delle nevi e l’acrobata dei cieli sbocciò l’amore. Poco importava che Carin fosse sposata, che fosse già madre. Hermann la portò via con sé, sfidando sul suo biplano la tormenta e lo scandalo. Arrivarono in Germania, Carin ottenne il divorzio e poterono sposarsi. Erano innamorati e splendidi come dèi della mitologia scandinava, il loro amore divenne “il romanzo del popolo”. Fino all’incontro che avrebbe cambiato la loro vita: Hitler, al cui fianco tentare il colpo di Stato. Ma il Putsch di Monaco fallì e Hermann fu bandito dai patri confini. Cominciò così il loro esilio europeo, che li tenne lontani dalla Germania fino al 1927. Carin, già malata, si aggravò. Si spense nell’ottobre del 1931, quattro giorni prima del suo quarantunesimo compleanno. Hermann, grasso e morfinomane, l’ombra del giovane che l’aveva fatta innamorare, non era con lei, impegnato a Berlino per arrivare ai vertici del potere. Quella fu l’unica volta in cui non le fu accanto. E se ne pentì per il resto dei suoi giorni. Il corpo di Carin non trovò pace: cinque volte le sue spoglie furono sepolte, con una cerimonia solenne sotto le insegne della svastica, o di nascosto, dopo la guerra, per sfuggire alle mani dei vincitori russi o americani. Fino al ritorno in Svezia, per l’ultima sepoltura. Con una scrittura lirica e appassionata, Pietrangelo Buttafuoco ricostruisce la grande storia di amore e morte di due demoni. Due amanti che dalla sorte sembravano aver ricevuto tutto e tutto persero. Forse fu proprio questa facilità alla vita che li rese ciechi, incapaci di comprendere i tumulti della loro epoca, fino a che la luce che emanavano si spense per consegnare alla storia il ritratto impietoso dell’incoscienza del male.
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### Sinossi
Inverno 2012. Uno scrittore cammina tra le rovine di quella che, negli anni Trenta, è stata una delle più belle ville d’Europa, cuore di infinite serate mondane dell’aristocrazia: il Carinhall, la maestosa costruzione fatta erigere da Hermann Göring in memoria della sua prima moglie, la baronessa Carin von Fock. Hermann e Carin si erano conosciuti durante una tempestosa notte svedese del 1920. La neve che avvolgeva Stoccolma in un manto bianco impediva a Hermann di librarsi in volo. La famiglia von Fock era stata felice di offrire alloggio e ospitalità al giovane aviatore, l’erede del Barone Rosso. Uno sguardo, e tra la principessa delle nevi e l’acrobata dei cieli sbocciò l’amore. Poco importava che Carin fosse sposata, che fosse già madre. Hermann la portò via con sé, sfidando sul suo biplano la tormenta e lo scandalo. Arrivarono in Germania, Carin ottenne il divorzio e poterono sposarsi. Erano innamorati e splendidi come dèi della mitologia scandinava, il loro amore divenne “il romanzo del popolo”. Fino all’incontro che avrebbe cambiato la loro vita: Hitler, al cui fianco tentare il colpo di Stato. Ma il Putsch di Monaco fallì e Hermann fu bandito dai patri confini. Cominciò così il loro esilio europeo, che li tenne lontani dalla Germania fino al 1927. Carin, già malata, si aggravò. Si spense nell’ottobre del 1931, quattro giorni prima del suo quarantunesimo compleanno. Hermann, grasso e morfinomane, l’ombra del giovane che l’aveva fatta innamorare, non era con lei, impegnato a Berlino per arrivare ai vertici del potere. Quella fu l’unica volta in cui non le fu accanto. E se ne pentì per il resto dei suoi giorni. Il corpo di Carin non trovò pace: cinque volte le sue spoglie furono sepolte, con una cerimonia solenne sotto le insegne della svastica, o di nascosto, dopo la guerra, per sfuggire alle mani dei vincitori russi o americani. Fino al ritorno in Svezia, per l’ultima sepoltura. Con una scrittura lirica e appassionata, Pietrangelo Buttafuoco ricostruisce la grande storia di amore e morte di due demoni. Due amanti che dalla sorte sembravano aver ricevuto tutto e tutto persero. Forse fu proprio questa facilità alla vita che li rese ciechi, incapaci di comprendere i tumulti della loro epoca, fino a che la luce che emanavano si spense per consegnare alla storia il ritratto impietoso dell’incoscienza del male.

I cinque

Città di frontiera, caravanserraglio di popoli e culture, l’Odessa che stregò Aleksandr Puškin e Mark Twain rivive nei Cinque di Vladimir Jabotinsky in un sorprendente affresco d’inizio ‘900 ricco di contaminazioni. Il narratore ‒ un giovane giornalista ebreo “russificato” ‒ compie un nostalgico viaggio immaginario nel luogo della sua giovinezza, la vivace città portuale sulle coste del Mar Nero. Attraverso la storia della famiglia Mil’grom, emblema della borghesia ebraica, e le vicende dei suoi cinque figli ‒ Marusja, Marko, Lika, Serëža e Torik – viene raccontato il destino e il mondo perduto degli ebrei odessiti in tutto il suo colore e la sua vitalità, tra vulnerabilità storica ed eterno ottimismo.

(source: Bol.com)

I centomila regni

Yeine Darr è un’esiliata del barbaro Nord. Quando sua madre muore in circostanze misteriose, viene convocata nella maestosa città di Sky, sede della famiglia dominante Arameri. Lì è nominata erede del re, e la notizia la sconvolge. Ma il trono dei Centomila Regni non è facile da conquistare, e Yeine si ritrova coinvolta in una brutale lotta per il potere contro due cugini che non sapeva nemmeno di avere. Mentre combatte per la vita, si avvicina sempre di più alla verità sulla morte di sua madre e sulla storia di sangue della sua famiglia. Con le sorti del mondo in precario equilibrio, Yeine imparerà quanto pericoloso possa essere vivere in una situazione in cui amore e odio, dèi e comuni mortali, si ritrovano inestricabilmente legati.
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I cento cavalieri

L’incontro tra Annibale e Scipione nove anni dopo Zama. Il tragico e commovente epilogo del delicato amore che legò l’anziano Michelangelo alla poetessa Vittoria Colonna. Una misteriosa spada d’oro protagonista di un giallo tra archeologia e politica internazionale. Un vasaio dell’antica Atene inconsapevole artefice della condanna del grande Alcibiade… Valerio Massimo Manfredi, autore di celebri romanzi storici, si cimenta con la forma del racconto, regalandoci questi tredici gioielli della narrativa breve. Che siano ambientati nell’antica Grecia o tra le due guerre, nelle corti rinascimentali o in una centrale nucleare all’alba del 2000, queste storie rivelano tutta la straordinaria capacità di Manfredi di rendere la Storia sempre attuale. E di rivelarci come, si tratti di famosi poeti o di rudi contadini, di operai o di celebri condottieri, il cuore dell’uomo resti immutato attraverso i secoli, con le sue passioni, le sue miserie e le sue grandezze.

I Cavalieri di Mezzo Inverno (I Cavalieri di Mezzo Inverno, #1)

Timothy Scarlet è in ritardo e si affanna per raggiungere in tempo l’università. Look Deren guarda in uno specchio e sussurra parole antiche. Il successo di Look è la dannazione di Tim.
Ad aspettarlo fuori dalla stazione ci sono strade buie e deserte ed un cielo che non appartiene al suo mondo, segnato da una frattura che sembra essere l’unica fonte di luce.
Per via del vincolo che lega evocatore ed evocato, Tim è asservito al giovanissimo Look, almeno fino all’assolvimento del compito per cui è stato chiamato. Fino ad allora, ogni ordine del ragazzino è legge.
E non c’è via d’uscita da Faran, se non per mezzo delle sue regole. Come Tim e tutti gli altri nella sua stessa condizione hanno presto modo di scoprire, c’è molto da apprendere su Faran, i suoi abitanti e la sua magia.
Perché anche chi conquista la libertà non fa più ritorno nel mondo comune? Qual è il compito che Look ha in serbo per lui?

I capolavori: Delitto e castigo – I demoni – I fratelli Karamazov – Il giocatore – L’idiota – I racconti – Il sosia – Umiliati e offesi

In qualunque storia del romanzo moderno, a prescindere dal metodo e dal gusto di chi la scrive, Fëdor Dostoevskij (1821-1881) è destinato inevitabilmente a occupare uno dei capitoli centrali. Nella sua opera si espandono e giungono a piena maturazione i caratteri maggiormente significativi della grande narrativa dell’Ottocento: il senso del drammatico dei conflitti sociali, la riflessione individuale, le passioni più pure e quelle più torbide, l’introspezione e l’analisi minuziosa e profonda dell’animo umano.

La raccolta comprende i romanzi: L’adolescente, Delitto e castigo, I demoni, I fratelli Karamazov, Il giocatore, L’idiota, Memorie dal sottosuolo, Il sosia, Umiliati e offesi; e i racconti: Il signor Procharcin, La padrona, Le notti bianche, Uno spiacevole episodio, Bobòk, La mansueta, Il sogno di un uomo ridicolo.

(source: Bol.com)

I capolavori (L’Abbazia di Northanger – Emma – Mansfield Park – Orgoglio e pregiudizio – Persuasione)

Come è potuta una «zitellina medioborghese di provincia, vivendo la più comune delle esistenze e scrivendo romanzi per passatempo, così come si ricama una borsetta», diventare «l’artista più perfetta dell’Ottocento», anzi «la più grande artista mai esistita», come scrisse per esempio Virginia Woolf? I romanzi di Jane Austen (1775-1817) sono godibilissimi, limpidi e brillanti come commedie, pieni di spirito e di humour, ma anche complessi e ambigui, doppi e dialogici, e richiedono quindi un lettore altrettanto ingegnoso e astuto. In queste pagine, attraenti storie d’amore, corteggiamenti, flirt, accese passioni e distruttive delusioni riflettono la società borghese del tempo, tanto in profondità da arrivare a esporne i meccanismi vitali. La raccolta comprende i romanzi: L’Abbazia di Northanger, Emma, Mansfield Park, Orgoglio e pregiudizio, Persuasione.

I capolavori (I racconti)

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Čechov oggi: una modernità che mozza il fiato. A più di cent’anni dalla morte è vivo, vivissimo, gode di ottima salute. I suoi racconti ci coinvolgono, ci fanno pensare e reagire come fossero scritti soltanto ieri, anche se sono cambiati abiti, ambienti, consuetudini. La raccolta comprende, tra gli altri, i racconti: La steppa, Una storia noiosa, Il duello, La corsia n.6, Il monaco nero, La casa col mezzanino, La mia vita, Contadini, L’uomo nell’astuccio, La signora col cagnolino, Nella bassura.
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### Sinossi
Čechov oggi: una modernità che mozza il fiato. A più di cent’anni dalla morte è vivo, vivissimo, gode di ottima salute. I suoi racconti ci coinvolgono, ci fanno pensare e reagire come fossero scritti soltanto ieri, anche se sono cambiati abiti, ambienti, consuetudini. La raccolta comprende, tra gli altri, i racconti: La steppa, Una storia noiosa, Il duello, La corsia n.6, Il monaco nero, La casa col mezzanino, La mia vita, Contadini, L’uomo nell’astuccio, La signora col cagnolino, Nella bassura.

I canti di Maldoror – Poesie – Lettere

«Quella di Lautréamont – spiega Lanfranco Binni nell’introduzione – è un’opera che coinvolge e travolge, chiama in causa le più diverse posizioni culturali, i significati comuni e quelli non comuni, la morale e le concezioni del mondo, la letteratura e la scrittura. Un’opera che mette a dura prova le categorie rassicuranti della razionalità e dell’immaginazione, del Bene e del Male, perché, seguendo un itinerario e un metodo personalissimi, sperimenta gli estremi, attraversa le antinomie e giunge a superarle, istituendo un terreno avvenire, metaforico nel significato retorico del termine; nello stesso senso, pochi mesi dopo la morte di Isidore Ducasse, Rimbaud scriverà: La Poesia non ritmerà più l’azione; essa sarà in avanti, oppure non sarà».

I cani e i lupi

I cani e i lupi, pubblicato nel 1940, è l’ultimo libro scritto da Irène Némirovsky. Ada vive con il padre e il nonno nel ghetto ebraico di Kiev. Harry vive con i genitori nella città alta abitata da ebrei benestanti che grazie al denaro sono riusciti a emanciparsi. Per un caso fortuito i due bambini si conoscono e rimangono attratti l’uno dall’altra. A Parigi, molti anni dopo, si rincontreranno e sebbene ambedue sposati non potranno fare a meno di lasciare i loro compagni e lasciarsi trasportare da quella misteriosa attrazione. Un racconto viscerale e appassionato. All’interno – come in tutti i volumi Fermento – gli ”Indicatori” per consentire al lettore un agevole viaggio dentro il libro.

(source: Bol.com)

I cani e i lupi

Introduzione di Maria Nadotti
Traduzione di Luisa Collodi
Edizione integrale
Harry è attratto e al tempo stesso terrorizzato da Ada, come un cucciolo mite che sobbalza all’ululato lontano e selvaggio di un lupo, al misterioso richiamo del sangue che spaventa e affascina. Eppure, fra i due bambini, la differenza è enorme: lui abita in una sontuosa villa, è ricco, elegante e curato, mentre lei è figlia di ebrei poveri, disprezzati ed evitati da tutti. Fin dal primo sguardo, Ada capisce che Harry è l’unico amore della sua vita; il ragazzo è impaurito. Molti anni dopo si rincontreranno a Parigi e scopriranno che l’antica attrazione non è sparita.
«La città ucraina, culla della famiglia Sinner, era, agli occhi degli ebrei che la abitavano, formata da tre distinte regioni, come sui quadri antichi: i reietti in basso, tra le tenebre e le fiamme dell’inferno, i mortali al centro della tela, rischiarati da una luce tranquilla e pallida, e, in alto, il regno degli eletti.»
Irène Némirovsky
nata a Kiev nel 1903 da una famiglia di ricchi banchieri di origini ebraiche, visse a Parigi dove, appena diciottenne, cominciò a scrivere. Nel 1929 riuscì a farsi pubblicare il romanzo David Golder, ottenendo uno straordinario successo di critica e di pubblico. Irène continuò a scrivere, ma presto fu costretta a usare un altro nome, perché gli editori, nella Francia occupata dai tedeschi, avevano paura di pubblicare i libri di un’ebrea. Nel luglio del 1942 fu arrestata e deportata ad Auschwitz, dove ad agosto, a trentanove anni, morì, lasciando incompiuto il suo ultimo capolavoro, Suite francese. La Newton Compton ha pubblicato Suite francese, Due; Come le mosche d’autunno – Il ballo; Il vino della solitudine; I cani e i lupi; Il calore del sangue – Il malinteso; Jezabel; Il signore delle anime; David Golder; I fuochi dell’autunno.

I cacciatori di ossa: Seconda parte

Dopo la rivolta di Sette Città, soffocata nel sangue, alla fine dell’assedio di Y’Ghatan, la peste imperversa annientando interi squadroni, senza risparmiare uomini, donne e bambini dei villaggi su cui distende le proprie ali nere. È questa la vera apocalisse, è la malattia che non lascia scampo, più impietosa della guerra. Una guerra di cui gli dei tengono saldamente le fila e di cui gli uomini pagano il terribile prezzo. Il ritorno imprevisto di alcuni degli eroi del Quattordicesimo Esercito, reduci da Y’Ghatan e dai suoi orrori, è riuscito a restituire un’aura di leggenda ai giovani soldati Malazan. Ed è stato proprio ad Aren, nel corso della parata che ha celebrato l’epica battaglia, che sono nati i Cacciatori di Ossa. Ma la guerra non è finita: le forze T’ian Imass e i soldati convergono su Città di Malaz, cuore storico dell’impero; i vicoli e i quartieri della città diventano teatro di imboscate e di scontri micidiali e sanguinosi; i clamori della morte e dei combattimenti costituiscono l’assordante eco del fallimento umano.
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I burattinai (Ciclo di Ringworld #1)

Anno 2850, confini dell’universo conosciuto. Un anello di dimensioni inimmaginabili circonda una stella. Chi ha potuto mai costruire qualcosa del genere? Quali tecnologie conoscono gli abitanti di quel mondo artificiale, insondabile, illogico? I quattro esploratori chiamati a scoprirlo non avrebbero mai creduto che il futuro potesse spingersi tanto in avanti, fino al confine stesso dell’immaginazione: astronavi indistruttibili, tecnologie in grado di rivoluzionare il concetto stesso di vita, teletrasporto, creature dall’intelligenza misteriosa. Quando la Liar, la nave su cui viaggiano Louis Wu e i suoi compagni, viene abbattuta dal sistema difensivo dell’Anello, i quattro avventurieri non avranno altra scelta che confrontarsi con le tribù che abitano quel mondo e i suoi ecosistemi artificiali. Ma perché gli abitanti dell’Anello vivono in condizioni primitive? Perché le loro città, un tempo magnifiche, sono cadute in rovina? Quale evento li ha portati alla totale perdita della conoscenza?Un viaggio meraviglioso, inimmaginabile, che dà inizio a uno dei cicli più importanti dell’intera letteratura fantascientifica.

(source: Bol.com)

I barbari: Saggio sulla mutazione

‟Dovendo riassumere, direi questo: tutti a sentire, nell’aria, un’incomprensibile apocalisse imminente; e, ovunque, questa voce che corre: stanno arrivando i barbari. Vedi menti raffinate scrutare l’arrivo dell’invasione con gli occhi fissi nell’orizzonte della televisione. Professori capaci, dalle loro cattedre, misurano nei silenzi dei loro allievi le rovine che si è lasciato dietro il passaggio di un’orda che, in effetti, nessuno però è riuscito a vedere. E intorno a quel che si scrive o si immagina aleggia lo sguardo smarrito di esegeti che, sgomenti, raccontano una terra saccheggiata da predatori senza cultura.
I barbari, eccoli qua.
Ora: nel mio mondo scarseggia l’onestà intellettuale, ma non l’intelligenza. Non sono tutti ammattiti. Vedono qualcosa che c’è. Ma quel che c’è, io non riesco a guardarlo con quegli occhi lì. Qualcosa non mi torna.”
‟Ognuno di noi sta dove stanno tutti, nell’unico luogo che c’è, dentro la corrente della mutazione, dove ciò che ci è noto lo chiamiamo civiltà, e quel che ancora non ha nome, barbarie. A differenza di altri penso che sia un luogo magnifico.”
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### Sinossi
‟Dovendo riassumere, direi questo: tutti a sentire, nell’aria, un’incomprensibile apocalisse imminente; e, ovunque, questa voce che corre: stanno arrivando i barbari. Vedi menti raffinate scrutare l’arrivo dell’invasione con gli occhi fissi nell’orizzonte della televisione. Professori capaci, dalle loro cattedre, misurano nei silenzi dei loro allievi le rovine che si è lasciato dietro il passaggio di un’orda che, in effetti, nessuno però è riuscito a vedere. E intorno a quel che si scrive o si immagina aleggia lo sguardo smarrito di esegeti che, sgomenti, raccontano una terra saccheggiata da predatori senza cultura.
I barbari, eccoli qua.
Ora: nel mio mondo scarseggia l’onestà intellettuale, ma non l’intelligenza. Non sono tutti ammattiti. Vedono qualcosa che c’è. Ma quel che c’è, io non riesco a guardarlo con quegli occhi lì. Qualcosa non mi torna.”
‟Ognuno di noi sta dove stanno tutti, nell’unico luogo che c’è, dentro la corrente della mutazione, dove ciò che ci è noto lo chiamiamo civiltà, e quel che ancora non ha nome, barbarie. A differenza di altri penso che sia un luogo magnifico.”