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Voci di terra lontana

Thalassa. Tre isole sparse in un pianeta quasi interamente coperto dall’acqua. Un meraviglioso Eden fondato secoli addietro dai robot di un’astronave che aveva lasciato la Terra prima che venisse distrutta dall’esplosione del Sistema Solare.
I Thalassani non conoscono la violenza, gli odi tra i popoli, la guerra: gli ideatori della missione avevano fatto in modo che la nuova umanità destinata a popolare il lontano pianeta non fosse contaminata dai vizi e dalle storture della vecchia Terra. Ma l’incanto si spezza quando una scia luminosa attraversa il cielo di Thalassa.
La Magellano, sfuggita anch’essa alla distruzione della Terra con un equipaggio di 161 membri e un carico di un milione di ibernati in attesa di risvegliarsi a nuova vita, vaga nello spazio verso una meta irraggiungibile senza l’aiuto del Thalassani: acqua da trasformare in ghiaccio.
Ma che dare in cambio dell’acqua? L’equipaggio si chiede se è bene o male dotare il giovane popolo di una tecnologia avanzata, dare loro gli strumenti perché acquisiscano il potere della conoscenza. Ridare loro la Storia, il legame con la Terra lontana. E i Thalassani, a loro volta, si interrogano sulle reali intenzioni dei Terrestri, che potrebbero decidere di colonizzare il pianeta anziché ripartire.
Nel frattempo, un evento evoluzionistico di portata monumentale prende forma sotto le placide acque del mare di Thalassa…

Vizio di forma

California, inizio anni Settanta. Doc Sportello, investigatore privato ed ex surfista con un debole per le droghe (sul cartello appeso alla porta del suo ufficio c’è scritto LSD indagini: «Localizzazione, Sorveglianza, Discrezione»), viene contattato da una vecchia fiamma, Shasta, una tipa che «poteva passare settimane senza far niente di piú complicato di una smorfietta». Lei gli chiede di proteggere il suo nuovo amante, un costruttore miliardario di nome Mickey Wolfmann, dato che la moglie ha in mente un piano per liberarsi di lui. Ancora innamorato di Shasta, Doc accetta l’incarico, ma non fa neanche in tempo ad avviare le indagini che si ritrova arrestato per l’omicidio di una delle guardie del corpo del costruttore, che intanto è sparito, come pure Shasta. Nel corso dell’indagine Doc inciampa in falsi biglietti da venti dollari con il ritratto di Richard Nixon, e in un’associazione di dentisti assassini nota come Golden Fang, la Zanna d’Oro, ma si ritrova anche nei dintorni delle Pantere Nere e della Fratellanza ariana, di Charles Manson e della sua «Famiglia», di surfer e zombie.

Vivere momento per momento

COME USARE LA SAGGEZZA DEL CORPO E DELLA MENTE PER SCONFIGGERE STRESS, DOLORE, ANSIA E MALATTIA.

‘Dire che questo libro, saggio e profondo, sia utile a chiunque si trovi ad affrontare le difficoltà e le crisi della vita, è minimizzarne l’importanza. Questo libro è importante, unico, e di grande aiuto per chiunqyue aspiri a una vita più serena ed equilibrata.’
Donald M. Berwick, presidente dell’Institute for Healthcare Improvement

‘È difficile immaginare un’introduzione più convincente alla mindfulness come terapia. Con uno stile semplice e personale, l’ayutore spiega come elaborare un programma di meditazione e come applicarlo alle cause più comuni di stress quotidiano.’
Publishers Weekly

Lo stress sembra ormai la condizione abituale di vita: toglie le energie, mina la salute, e rende più vulnerabili agli attacchi di panico, alla depressione, alle malattie. Questo è un libro sulla meditazione terapeutica per combattere lo stress e per raggiungere un più alto livello di benessere e di salute. Le tecniche su cui si basa affondano le radici nella tradizione buddista ma sono applicabili in qualsiasi contesto e orizzonte spirituale; non consistono in una serie di aride prescrizioni, ma insegnano a servirsi dei punti di forza che ciascun individuo possiede per contrastare tutti quei disturbi provocati o connessi con una condizione di stress. Il percorso della meditazione seguito e insegnato da Kabat-Zinn approda a una profonda autoconsapevolezza che apre la mente a un modo nuovo e più sereno di pensare alla salute e alla malattia, al lavoro e alla vita di relazione. E la descrizione di numerosi casi raccolti in decenni di lavoro come medico esemplificano le tecniche di meditazione e di rilassamento proposte, agevolandone la comprensione ai lettori.
Pubblicato per la prima volta nel 1990, ‘Vivere momento per momento’ è un grande classico della mindfulness, che l’autore ha deciso di riproporre completamente aggiornato e ampliato sulla base degli studi più recenti sulla scienza della mindfulness.
‘Vivere momento per momento’ è un libro per tutti: per i giovani e i meno giovani, per chi è sano e per chi è malato, per chiunque aspiri a vivere una vita più sana in un mondo che sembra andare troppo di fretta.

(source: Bol.com)

Vivere con i libri

‘Manguel ha tracciato una cartografia dell’eros della lettura. È il Don Giovanni delle biblioteche’.
‘The Guardian’

‘Uno scrittore scrive quello che può, un lettore legge quello che vuole’, disse una volta Jorge Luis Borges. Intendeva che il lettore gode di una libertà che allo scrittore è preclusa: libertà di immaginare e di imparare, certo, ma anche libertà di leggere o non leggere un libro, di decidere cosa è o non è un classico, di ignorare le mode o gli obblighi di lettura. Un lettore o è libero o non è. Forse non è eccessivo definire Alberto Manguel, scrittore, traduttore, critico, direttore della Biblioteca nazionale argentina, il ‘lettore definitivo’. E infatti nel corso di una vita intera dedicata ai libri ha costruito una biblioteca personale di oltre 35 000 volumi. Ma cosa succede quando si ritrova a dover traslocare dalla sua casa nella Loira a un piccolo appartamento newyorkese? Succede che deve scegliere quali volumi portare con sé e quali lasciare in un deposito, passarli in rassegna, uno dopo l’altro, e ascoltare la loro voce. La biblioteca di Manguel, a parte una manciata di esemplari, non possiede volumi particolarmente rari: è composta tanto di umili tascabili quanto di volumi rilegati in pelle, di novità luccicanti e di malconci libri che si porta dietro in ogni trasloco fin da quando era bambino, libri belli e libri brutti. Il fatto è che i libri raccontano tutti una storia. Non solo quella che c’è scritta dentro (che a volte non è nemmeno la piú importante), ma quella che si portano dietro. Perché ogni biblioteca è un luogo di memoria: sugli scaffali si succedono non solo i volumi ma anche il ricordo di quando leggemmo quel determinato testo, la città in cui l’abbiamo comprato, la persona che ce lo consigliò, il piccolo o grande dolore che quella lettura ha saputo lenire. Una libreria è una collezione di malinconie e di gioie, un repertorio di persone amate o dimenticate, un tributo alla speranza (o all’illusione) che quell’inerme massa di carta possa in qualche modo restituirci l’immagine degli individui che siamo. Cosí, mentre imballava la sua biblioteca e ne ascoltava la voce, Manguel ha scritto questa luminosa elegia con ‘dieci digressioni’ che è tanto un diario di letture quanto una meditazione appassionata e urgente sulla lettura nel tempo presente; un’autobiografia e una riflessione sull’importanza delle biblioteche pubbliche e delle librerie per cucire insieme il tessuto civile di una comunità; una storia d’amore e di libertà degna di Eco e di Borges.

(source: Bol.com)

Vivere alla fine dei tempi

Non c’è più alcun dubbio: il capitalismo si sta avvicinando ai suoi ultimi giorni. I quattro cavalieri che annunciano la ventura Apocalisse sono secondo Slavoj Žižek: la crisi ecologica globale; i gravi squilibri del sistema economico-finanziario; la rivoluzione biogenetica; le esplosive fratture sociali. Ma se per molti la crisi del capitalismo è Armageddon tout court, in che modo la società occidentale sta vivendo il ‘tempo della fine’? Nello stesso modo in cui si vive un lutto, ovvero, secondo il classico modello psicoanalitico, attraverso le cinque fasi della negazione (nel nostro caso, ideologica), la rabbia, la contrattazione (con il ritorno della critica dell’economia politica), la depressione (ovvero, nei termini di Žižek, la nascita del ‘Cogito Proletario’) e infine l’accettazione: ciascuna di esse costituisce una parte del libro. Solo attraversando questi momenti potremo fare della crisi la possibilità reale, concreta di un nuovo inizio, il viatico per la fondazione della società futura. Per dirla con Mao Zedong: ‘Grande disordine sotto il cielo: la situazione è eccellente’.
(source: Bol.com)

Vivere 120 Anni

Tutti noi, soprattutto con l’avanzare dell’età, ci siamo confrontati con la paura della morte, che porta insite domande, quali: Quando moriremo? Di quale male? Dovremo soffrire? L’auspicio dell’essere umano è quello di vivere una vita sana, piena, possibilmente senza subire malattie degenerative e, visto che ci siamo, il più a lungo possibile. Perché l’uomo può vivere fino a 120 anni senza malattie ma l’aspettativa attuale di vita è di 80 anni e già a 40 subiamo i sintomi delle malattie degenerative. La medicina tradizionale è focalizzata a curare i sintomi delle malattie, ma è ben lontana dal risolverne le cause mentre è oramai ben noto che la dieta e lo stile di vita sono la causa principale della più grande catastrofe sanitaria di tutti i tempi. In questo libro scoprirete perché l’essere più evoluto del pianeta è in realtà anche il più malato e vi insegnerà a invertire la rotta verso una vita più longeva ed in salute. Conoscerete i fattori che portano al declino del nostro fisico e le cause che inducono alla vecchiaia. Soprattutto è dato risalto alle sorprendenti ed efficaci soluzioni, che scienziati di tutto il mondo hanno sperimentato negli ultimi decenni.

Viva la muerte!

In una Spagna lacerata dalla guerra civile, José è un malvivente come tanti che si dedica a qualche furtarello, finché non incontra un certo Salvador, che gli propone un grosso affare e prima di svignarsela gli frega abilmente parte del bottino. Quando i due si ritrovano, sono ancora una volta l’uno contro l’altro: José è finito in un gruppo di anarchici allo sbaraglio, mentre Salvador è diventato un pezzo grosso della falange. Per delinquentelli come loro, disperati della vita, il colore che portano non fa molta differenza, è solo una casualità del destino. Ma sono nemici e la furia di José non può più attendere, la sete di morte e vendetta ha trovato finalmente la sua bandiera.

Vittoria E Abdul

Da questo libro l’acclamato film di Stephen Frears con il Premio Oscar® Judi Dench
Abdul Karim ha solo 24 anni quando da Agra, la città indiana del Taj Mahal, arriva alla corte della regina Vittoria a Londra. È un ”dono” dell’India alla sua imperatrice e sovrana d’Inghilterra in occasione dei festeggiamenti del suo giubileo d’oro. È il 1887, Vittoria è anziana e triste dopo la morte del suo fedele servitore – e amante – John Brown. Abdul è bello e aitante e in breve tempo, da servitore al tavolo della regina, ne diventa attendente personale e Munshi, cioè insegnante di lingua urdu. Vittoria si affeziona a lui, apprezza i curry che Abdul le prepara, è curiosa del suo mondo. In un momento di rivolte indipendentiste delle colonie indiane, il giovane diventa anche consigliere e confidente per le faccende del suo Paese. Il suo prestigio aumenta, tanto che nei viaggi ufficiali in cui accompagna la regina, viene spesso scambiato per un principe.
Tanta fortuna e influenza non possono che alimentare l’odio di quanti, a corte, guardano con sospetto e preoccupazione a quel legame. Un legame che la regina difenderà caparbiamente da tutto e tutti.

(source: Bol.com)

Vite che non sono la mia

Carrère fa molto di più che raccontare: trasforma il mondo in letteratura. Come un grande ritrattista, dipinge molto di più che il riflesso esatto di una persona o di una situazione: dipinge la sua verità.
*Le Monde*
Carrère ha fatto di una donna che si prepara a lasciarci, un’eroina del quotidiano da amare per sempre.
*Les Inrockuptibles*
Nell’esperienza di ogni lettore c’è sempre l’incontro – spesso casuale, a volte unico – con un libro dall’apparenza innocua, inoffensiva, ma che poi si rivelerà essere una di quelle letture che cambiano la vita, o, quantomeno, ne sconvolgono le più sedimentate convinzioni. Ecco: Vite che non sono la mia è uno di quei libri.
La storia è, come spesso lo sono le storie vere, semplice e terribile. Durante le feste di Natale del 2004, Emmanuel Carrère è in vacanza con la famiglia in Sri Lanka. Sono i giorni in cui lo tsunami devasta le coste del Pacifico: tra le migliaia di morti c’è anche Juliette, la figlia di quattro anni di una coppia di francesi a cui Carrère – accidentale testimone dello strazio di una famiglia – si lega. Qualche mese dopo, al ritorno in Francia, un altro lutto: la sorella della compagna dello scrittore – che casualmente si chiama anche lei Juliette – ha avuto una ricaduta del cancro che già da ragazza l’aveva colpita rendendola zoppa. Ha trentatre anni, un marito che adora, tre figlie, un lavoro come giudice schierato dalla parte dei più deboli, e sta morendo.
Dall’incontro con Étienne, amico e collega di Juliette, anche lui passato attraverso l’esperienza della malattia, Carrère capisce che non può nascondersi per sempre: deve in qualche modo farsi carico di queste esistenze in un corpo a corpo con quell’informe che è la vita. Raccontare ciò che ci fa più paura.
Ritrovare nelle vite degli altri, in ciò che ci lega, la propria. È quello che fa un testimone.
Nascono così questo libro e i ritratti dei personaggi che lo abitano: tra i più luminosi e commoventi della letteratura contemporanea.

Vite Brevi Di Idioti

Un’Italia agreste fa da sfondo a un originale campionario di varia umanità, affetta da forme più o meno gravi e manifeste di idiozia. Gli idioti in questione, armati delle loro manie, ossessioni e fissazioni, oppongono una strenua resistenza ai meccanismi di quella moderna società dei consumi che sembra destinata ad avere la meglio su di loro. Ci sono padri di famiglia che sognano di partire a bordo di un’utilitaria trasformata in macchina volante, salvo poi schiantarsi al primo cavalcavia; martiri del mal di piedi e piromani sfortunati col fuoco; contadini che si credono dottori, e poi nani e microcefali…
**Con la sua ironia surreale Ermanno Cavazzoni dipinge una galleria di trentuno ritratti all’insegna di un unico dogma: l’idiozia accompagnerà il genere umano fino alla morte**. Anzi, c’è addirittura chi dice che, forse su un altro pianeta, l’umanità potrebbe giungere, in un lento progresso, a quello stato di assoluta e totale idiozia in cui «nessuno ricorda più niente, neanche le cose più elementari, come ad esempio sentirsi qualcuno diverso da un sasso o da un meteorite. Questo sarebbe lo stato beato».
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### Sinossi
Un’Italia agreste fa da sfondo a un originale campionario di varia umanità, affetta da forme più o meno gravi e manifeste di idiozia. Gli idioti in questione, armati delle loro manie, ossessioni e fissazioni, oppongono una strenua resistenza ai meccanismi di quella moderna società dei consumi che sembra destinata ad avere la meglio su di loro. Ci sono padri di famiglia che sognano di partire a bordo di un’utilitaria trasformata in macchina volante, salvo poi schiantarsi al primo cavalcavia; martiri del mal di piedi e piromani sfortunati col fuoco; contadini che si credono dottori, e poi nani e microcefali…
**Con la sua ironia surreale Ermanno Cavazzoni dipinge una galleria di trentuno ritratti all’insegna di un unico dogma: l’idiozia accompagnerà il genere umano fino alla morte**. Anzi, c’è addirittura chi dice che, forse su un altro pianeta, l’umanità potrebbe giungere, in un lento progresso, a quello stato di assoluta e totale idiozia in cui «nessuno ricorda più niente, neanche le cose più elementari, come ad esempio sentirsi qualcuno diverso da un sasso o da un meteorite. Questo sarebbe lo stato beato».

Vita, avventure e morte di un attore

In questo romanzo Ismail Kadaré mette in scena, su una spiaggia splendida e assolata del sud del Paese, un enigma che soltanto dopo molti anni troverà una sua sorprendente risposta, coinvolgendo ufficiali dell’esercito, spie dei servizi segreti, ministri e perfino Enver Hoxha, la Guida suprema in persona. E in mezzo a vicende molto più grandi di loro, i due protagonisti: Lul, giovane guardia di frontiera che sogna di fare l’attore e coltiva grandi speranze per il futuro, disposto a sacrificare qualunque cosa in nome dei suoi sogni; e Vjollcia, bella, bellissima impiegata di banca, implicata in un meccanismo senza via di uscita, assoldata dallo Stato come esca erotica per tutti coloro che hanno in mente la fuga.
Quando i due giovani si incontrano sulla terrazza del Grand Hotel di Saranda, il futuro è già segnato: ma questo non impedisce loro di desiderarsi e di amarsi, ognuno scorgendo nell’altro quella parte di sé a cui forse non è stata data abbastanza voce, entrambi forti di un amore per la vita che forse non li salverà, ma che li riscatta dal ruolo meschino che si sono trovati a interpretare sulla scena del mondo.

Vita romana. Usi, costumi, istituzioni, tradizioni

“Vita romana” ci presenta il volto concreto della città eterna, dalla sua topografia alle consuetudini quotidiane, dalla casa ai cibi, agli indumenti, alle attività economiche, ai divertimenti, alle superstizioni, per concludersi con un profilo delle vicende edilizie dell’antica Roma. È un quadro vivo della grande metropoli, disegnato da un profondo conoscitore della materia, che conduce il lettore nell’intrico di strade e vicoli dell’Urbe, con la sua folla, le sue terme, le sue taverne.
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Vita e morte dell’immagine. Una storia dello sguardo in Occidente

L’indagine di Debray è impegnata a ricostruire una storia dell’immagine che sia insieme una storia “dello sguardo in Occidente”. Servendosi degli strumenti della mediologia, in una prospettiva che unisce ciò che l’Occidente ha sempre separato, l’autore ripercorre la presenza dell’idolo, la rappresentazione dell’opera d’arte, fino alla simulazione dell’immagine digitale.
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Vita di Napoleone

Io scrivo la storia di Napoleone per rispondere a un libello. È un’impresa azzardata, perché questo libello è stato scritto dal talento più grande del secolo contro un uomo che da quattro anni si trova esposto alla vendetta di tutte le potenze della terra. Non sono libero nell’esprimere il mio pensiero: manco di talento e il mio nobile avversario ha per alleati tutti i tribunali della polizia correzionale. D’altronde, indipendentemente dalla sua gloria, questo avversario godeva di una grande fortuna, di una grande rinomanza in tutti i salotti di Europa, e di tutti i vantaggi sociali. Egli è riuscito a piacere anche alle persone più oscure, e a sua gloria postuma non mancherà di infiammare lo zelo di tutti quei nobili scrittori sempre pronti a commuoversi di fronte alle disavventure della potenza, di qualsiasi natura essa sia. La narrazione sommaria che segue non è una storia propriamente detta, è la storia per i contemporanei testimoni dei fatti.