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Pallida mors

Grande è la sorpresa di Publio Aurelio quando, coinvolto nel crollo di un’antica tomba sull’Esquilino, rinviene al suo interno lo scheletro di una donna orribilmente inchiodata al sepolcro. Nessuno ha mai sentito parlare di simili riti barbarici nell’Urbe, anche se in alcune remote province dell’Impero si vagheggia di demoni femminili dai piedi di bronzo, chiamati dai greci “empuse”, che userebbero sedurre giovani maschi di bell’aspetto per portarli lentamente alla morte, succhiandone le forze vitali o addirittura il sangue: secondo le leggende di quei lontani popoli, uccidere le “empuse” non basta, occorre inchiodarne il corpo per impedire loro di risorgere nuovamente dal sepolcro. Alieno da ogni superstizione, il senatore risale presto alla proprietaria della tomba, Festia Velthinia, la matriarca di una famiglia di origine etrusca. Tuttavia, quando si reca nella sua casa per interrogarla, trova la vecchia sul letto appena morta, circondata dai suoi nipoti ed eredi. Accanto a loro una donna incredibilmente seducente, Sofia Sofiana, e la cugina povera Lavinia, ragazza poco ligia alle convenienze… A complicare le cose c’è la diceria circa un tesoro che il fratello di Fastia, Velthur detto l’Avvoltoio, avrebbe nascosto nei boschi di proprietà della famiglia. E naturalmente non mancano i personaggi cari a chi segue Publio Aurelio sin dalle sue prime indagini: l’astuto liberto Castore, la matrona Pomponia afflitta da un eccesso di atrabile e il medico Ipparco, tutto preso dal progetto di costruire il primo grande valetudinarium di Roma per ricoverarvi i suoi pazienti, a spese di Aurelio…
Con lo humour e la precisione che conosciamo, ma con una sapienza sempre più raffinata nel costruire intrecci narrativi ricchissimi, Danila Comastri Montanari dà vita a un giallo avvincente che al brivido del mistero aggiunge scorci entusiasmanti di storia della Roma antica. Dopo l’ultima avventura egiziana di *Tabula rasa*, Publio Aurelio torna a casa e – tra le cascate della Marmora e l’apparizione di creature molto simili ai moderni vampiri – ci appassiona, ci diverte, ci sorprende come e più di sempre.
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### Sinossi
Grande è la sorpresa di Publio Aurelio quando, coinvolto nel crollo di un’antica tomba sull’Esquilino, rinviene al suo interno lo scheletro di una donna orribilmente inchiodata al sepolcro. Nessuno ha mai sentito parlare di simili riti barbarici nell’Urbe, anche se in alcune remote province dell’Impero si vagheggia di demoni femminili dai piedi di bronzo, chiamati dai greci “empuse”, che userebbero sedurre giovani maschi di bell’aspetto per portarli lentamente alla morte, succhiandone le forze vitali o addirittura il sangue: secondo le leggende di quei lontani popoli, uccidere le “empuse” non basta, occorre inchiodarne il corpo per impedire loro di risorgere nuovamente dal sepolcro. Alieno da ogni superstizione, il senatore risale presto alla proprietaria della tomba, Festia Velthinia, la matriarca di una famiglia di origine etrusca. Tuttavia, quando si reca nella sua casa per interrogarla, trova la vecchia sul letto appena morta, circondata dai suoi nipoti ed eredi. Accanto a loro una donna incredibilmente seducente, Sofia Sofiana, e la cugina povera Lavinia, ragazza poco ligia alle convenienze… A complicare le cose c’è la diceria circa un tesoro che il fratello di Fastia, Velthur detto l’Avvoltoio, avrebbe nascosto nei boschi di proprietà della famiglia. E naturalmente non mancano i personaggi cari a chi segue Publio Aurelio sin dalle sue prime indagini: l’astuto liberto Castore, la matrona Pomponia afflitta da un eccesso di atrabile e il medico Ipparco, tutto preso dal progetto di costruire il primo grande valetudinarium di Roma per ricoverarvi i suoi pazienti, a spese di Aurelio…
Con lo humour e la precisione che conosciamo, ma con una sapienza sempre più raffinata nel costruire intrecci narrativi ricchissimi, Danila Comastri Montanari dà vita a un giallo avvincente che al brivido del mistero aggiunge scorci entusiasmanti di storia della Roma antica. Dopo l’ultima avventura egiziana di *Tabula rasa*, Publio Aurelio torna a casa e – tra le cascate della Marmora e l’apparizione di creature molto simili ai moderni vampiri – ci appassiona, ci diverte, ci sorprende come e più di sempre.

Palle al volo (Spalle al muro Vol. 1)

Un libro della serie Spalle al muro
Una doppia dose di maschio alfa potrebbe essere meglio di una.
Sebbene appena reduce da una relazione violenta con un bastardo, lo sguardo curioso di David Underwood cade su due giocatori sexy della squadra di pallavolo australiana, a Laguna Beach, mettendolo di nuovo nei guai. Eppure, quando quello schianto di Gareth Marshall prova il proprio interesse per lui facendo coming out con la squadra, David soccombe all’attrazione per il pallavolista. Peccato che il partner di Gareth, Edge, attraente quanto il primo, farà della vita dei due amanti un inferno.
Per Gareth, tutto il tempo passato a celare il proprio orientamento sessuale – e la propria attrazione – dal suo migliore amico, Edge, nonché da tutte le altre persone intorno a lui, non fa che acuire le ferite e aumentare la frustrazione. David è il primo uomo che riesce a competere con Edge per la sua passione. Ma anche Edge ha un segreto, e l’ex-ragazzo di David non demorderà finché non riavrà David alla sua mercé. Con tutti questi ostacoli, riuscirà mai un uomo gay di Laguna a trovare la felicità con un maschio alfa… o due?
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### Sinossi
Un libro della serie Spalle al muro
Una doppia dose di maschio alfa potrebbe essere meglio di una.
Sebbene appena reduce da una relazione violenta con un bastardo, lo sguardo curioso di David Underwood cade su due giocatori sexy della squadra di pallavolo australiana, a Laguna Beach, mettendolo di nuovo nei guai. Eppure, quando quello schianto di Gareth Marshall prova il proprio interesse per lui facendo coming out con la squadra, David soccombe all’attrazione per il pallavolista. Peccato che il partner di Gareth, Edge, attraente quanto il primo, farà della vita dei due amanti un inferno.
Per Gareth, tutto il tempo passato a celare il proprio orientamento sessuale – e la propria attrazione – dal suo migliore amico, Edge, nonché da tutte le altre persone intorno a lui, non fa che acuire le ferite e aumentare la frustrazione. David è il primo uomo che riesce a competere con Edge per la sua passione. Ma anche Edge ha un segreto, e l’ex-ragazzo di David non demorderà finché non riavrà David alla sua mercé. Con tutti questi ostacoli, riuscirà mai un uomo gay di Laguna a trovare la felicità con un maschio alfa… o due?

Palle al volo

Un libro della serie Spalle al muro

Una doppia dose di maschio alfa potrebbe essere meglio di una.

Sebbene appena reduce da una relazione violenta con un bastardo, lo sguardo curioso di David Underwood cade su due giocatori sexy della squadra di pallavolo australiana, a Laguna Beach, mettendolo di nuovo nei guai. Eppure, quando quello schianto di Gareth Marshall prova il proprio interesse per lui facendo coming out con la squadra, David soccombe all’attrazione per il pallavolista. Peccato che il partner di Gareth, Edge, attraente quanto il primo, farà della vita dei due amanti un inferno.

Per Gareth, tutto il tempo passato a celare il proprio orientamento sessuale – e la propria attrazione – dal suo migliore amico, Edge, nonché da tutte le altre persone intorno a lui, non fa che acuire le ferite e aumentare la frustrazione. David è il primo uomo che riesce a competere con Edge per la sua passione. Ma anche Edge ha un segreto, e l’ex-ragazzo di David non demorderà finché non riavrà David alla sua mercé. Con tutti questi ostacoli, riuscirà mai un uomo gay di Laguna a trovare la felicità con un maschio alfa… o due?

(source: Bol.com)

Il Palio Di Sherlock Holmes

Firenze e Siena, 1891. Sherlock Holmes, creduto morto alle cascate di Reichenbach insieme con il suo acerrimo nemico, professor Moriarty, raggiunge Firenze sotto il falso nome di Erik Sigerson per ricostruire la rete di controspionaggio britannica in Italia, smantellata pochi mesi prima dai servizi segreti italiani. A lavoro ultimato, però, un commerciante inglese, che in realtà è uno dei nuovi agenti segreti britannici operanti in Italia, nei giorni precedenti il Palio del 2 luglio, viene arrestato a Siena con l’accusa di aver ucciso un allevatore di cavalli. Sherlock Holmes decide di intervenire in prima persona.
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Il palio della morte

Siena: una lama affonda spietata mentre la folla esulta in piazza del Campo.
Un delitto commesso sotto gli occhi di tutti, ma senza un testimone.
L’ispettrice Alice Ferri e il suo taciturno collega indagano, scoprendo vecchie menzogne e scomodi segreti.
Diego Venanzi è tra i sospettati: sarà lui il colpevole? E Alice riuscirà ad essere obiettiva, nonostante l’attrazione che prova per l’affascinante avvocato che ha acceso le sue fantasie?
Questo racconto è già stato pubblicato con CHICHILI – AGENCY (editore Satzweiss) con lo stesso titolo e anche la sinossi è rimasta invariata dalla precedente edizione.
della stessa autrice:
Collana “IN LOVE” edizioni PIEMME
MILLE PAROLE D’AMORE
Per conoscere o contattare l’autrice: www.librarsi.net [email protected]
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### Sinossi
Siena: una lama affonda spietata mentre la folla esulta in piazza del Campo.
Un delitto commesso sotto gli occhi di tutti, ma senza un testimone.
L’ispettrice Alice Ferri e il suo taciturno collega indagano, scoprendo vecchie menzogne e scomodi segreti.
Diego Venanzi è tra i sospettati: sarà lui il colpevole? E Alice riuscirà ad essere obiettiva, nonostante l’attrazione che prova per l’affascinante avvocato che ha acceso le sue fantasie?
Questo racconto è già stato pubblicato con CHICHILI – AGENCY (editore Satzweiss) con lo stesso titolo e anche la sinossi è rimasta invariata dalla precedente edizione.
della stessa autrice:
Collana “IN LOVE” edizioni PIEMME
MILLE PAROLE D’AMORE
Per conoscere o contattare l’autrice: www.librarsi.net [email protected]

Il Palazzo d’inverno

Varvara Nikolaevna ha sedici anni e le guance rosate quando diventa una «protetta della Corona», una di quelle ragazze, orfane o abbandonate, al servizio dell’imperatrice Elisabetta Petrovna, la figlia minore di Pietro il Grande, salita al trono di Russia nel 1741.
Orfana di un legatore polacco apprezzato a corte, svelta e già priva di tutte le illusioni proprie dell’adolescenza, abbastanza carina da doversi difendere da mille attenzioni nei corridoi del Palazzo d’Inverno, Varvara Nikolaevna
rimarrebbe una delle innumerevoli e anonime ragazze del guardaroba imperiale, una goffa cucitrice vessata dalla sprezzante capocameriera di corte madame Kluge, se non si imbattesse un giorno nel conte Bestužev. Elegantissimo coi suoi completi di velluto che arrivano da Parigi e i suoi bastoni dalle splendide impugnature d’argento, Bestužev si aggira tra le mura del palazzo come se fosse il signore del creato. Cancelliere di Russia e,
secondo le voci ricorrenti tra le cucitrici, uno degli uomini che riscaldano spesso il letto di Elisabetta Petrovna, il conte cerca di non lasciarsi sfuggire nulla di ciò che accade nella residenza imperiale. Nella giovane Nikolaevna scorge una possibile portatrice della «verità dei sussurri», la servetta capace di aprire cassetti nascosti nei secrétaire, di staccare e ripristinare abilmente la ceralacca dalle lettere, di riconoscere all’istante libri cavi, bauli con doppi fondi, meandri di corridoi segreti. Dopo averla istruita all’arte di origliare senza farsi scoprire, le affida perciò il più delicato dei compiti: tenere d’occhio la principessa Sofia Federica Augusta Anhalt-Zerbst, la giovanissima tedesca scelta da Elisabetta come consorte dell’orfano di sua sorella, Karl Peter Ulrich, duca di Holstein, il quindicenne smilzo e tutto pelle e ossa che l’imperatrice ha ribattezzato Pietro Fëdorovicˇ , e nominato principe ereditario.
Fanciulla dalla figura sottile e aggraziata e una certa morbidezza negli occhi azzurri, in vivido contrasto con i capelli neri come l’ala del corvo, Sofia Zerbst, la futura imperatrice Caterina la Grande, non tarderà, tuttavia, ad apprendere, con l’inaspettato sostegno della giovane Nikolaevna, che la vita è una partita in cui tutti i giocatori barano.
Tra amori clandestini, attentati sanguinari e splendide ricostruzioni storiche, Il Palazzo d’Inverno narra dell’ascesa al potere di una delle imperatrici più moderne e amate di Russia: Caterina la Grande. E illumina, insieme, una straordinaria amicizia femminile: quella tra l’imperatrice e una servetta di corte, Varvara Nikolaevna, spia al Palazzo d’Inverno.
«Barocco e intimo, mondano e familiare, Il Palazzo d’Inverno offre uno splendido spaccato di storia, nascosto sotto un velo di puro divertimento».
The Washington Post
«Un romanzo meraviglioso, pieno di intrighi e fatti sorprendenti».
The Daily Telegraph
«Un romanzo travolgente
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### Sinossi
Varvara Nikolaevna ha sedici anni e le guance rosate quando diventa una «protetta della Corona», una di quelle ragazze, orfane o abbandonate, al servizio dell’imperatrice Elisabetta Petrovna, la figlia minore di Pietro il Grande, salita al trono di Russia nel 1741.
Orfana di un legatore polacco apprezzato a corte, svelta e già priva di tutte le illusioni proprie dell’adolescenza, abbastanza carina da doversi difendere da mille attenzioni nei corridoi del Palazzo d’Inverno, Varvara Nikolaevna
rimarrebbe una delle innumerevoli e anonime ragazze del guardaroba imperiale, una goffa cucitrice vessata dalla sprezzante capocameriera di corte madame Kluge, se non si imbattesse un giorno nel conte Bestužev. Elegantissimo coi suoi completi di velluto che arrivano da Parigi e i suoi bastoni dalle splendide impugnature d’argento, Bestužev si aggira tra le mura del palazzo come se fosse il signore del creato. Cancelliere di Russia e,
secondo le voci ricorrenti tra le cucitrici, uno degli uomini che riscaldano spesso il letto di Elisabetta Petrovna, il conte cerca di non lasciarsi sfuggire nulla di ciò che accade nella residenza imperiale. Nella giovane Nikolaevna scorge una possibile portatrice della «verità dei sussurri», la servetta capace di aprire cassetti nascosti nei secrétaire, di staccare e ripristinare abilmente la ceralacca dalle lettere, di riconoscere all’istante libri cavi, bauli con doppi fondi, meandri di corridoi segreti. Dopo averla istruita all’arte di origliare senza farsi scoprire, le affida perciò il più delicato dei compiti: tenere d’occhio la principessa Sofia Federica Augusta Anhalt-Zerbst, la giovanissima tedesca scelta da Elisabetta come consorte dell’orfano di sua sorella, Karl Peter Ulrich, duca di Holstein, il quindicenne smilzo e tutto pelle e ossa che l’imperatrice ha ribattezzato Pietro Fëdorovicˇ , e nominato principe ereditario.
Fanciulla dalla figura sottile e aggraziata e una certa morbidezza negli occhi azzurri, in vivido contrasto con i capelli neri come l’ala del corvo, Sofia Zerbst, la futura imperatrice Caterina la Grande, non tarderà, tuttavia, ad apprendere, con l’inaspettato sostegno della giovane Nikolaevna, che la vita è una partita in cui tutti i giocatori barano.
Tra amori clandestini, attentati sanguinari e splendide ricostruzioni storiche, Il Palazzo d’Inverno narra dell’ascesa al potere di una delle imperatrici più moderne e amate di Russia: Caterina la Grande. E illumina, insieme, una straordinaria amicizia femminile: quella tra l’imperatrice e una servetta di corte, Varvara Nikolaevna, spia al Palazzo d’Inverno.
«Barocco e intimo, mondano e familiare, Il Palazzo d’Inverno offre uno splendido spaccato di storia, nascosto sotto un velo di puro divertimento».
The Washington Post
«Un romanzo meraviglioso, pieno di intrighi e fatti sorprendenti».
The Daily Telegraph
«Un romanzo travolgente

Paesi tuoi

“Paesi tuoi” segnò l’avvio dell’opera narrativa di Pavese; pubblicato nel 1941, fu una delle prime prove di quel neorealismo di cui tanto si parlerà in seguito. Fece subito rumore, suscitò entusiasmi, scandali, discussioni, stroncature; ma soprattutto rivelò un solido nuovo scrittore. “Il racconto di Pavese è così intimamente mosso e commosso, scrisse allora Pietro Pancrazi che, nel complesso, vince anche la difficoltà dell’arte poetica che si è imposto. Si sente che i personaggi e i paesi del suo dramma gli hanno parlato nel sangue prima ancora che nell’arte. C’è in “Paesi tuoi” un’esigenza umana, e un movimento, un piglio di scrittore serio, che non ingannano.”

Il paese delle meraviglie

Il piccolo Jesse apre la porta di casa. Alle sue spalle, il padre apre il bagagliaio dell’auto da cui sono scesi: forse c’è un regalo dentro, pensa Jesse, forse un albero di Natale. Apre la porta e un odore dolciastro, di carne, lo investe. Poi vede gli schizzi rossi a terra. Vede suo fratello Bobby, la testa girata da un lato, gli occhi aperti ma spenti. Poi alza lo sguardo e li vede tutti: sua sorella Jean, riversa accanto a una lampada rotta; Shirley con le braccia strette al ventre; la madre in poltrona, con la testa rovesciata indietro, la gola squarciata. E il sangue, il sangue dappertutto, a terra, sotto le suole, sulle pareti. E il rumore della porta che si apre di nuovo, i passi del padre, il clic del fucile, e Jesse che inizia a correre, attraverso il sangue, e poi fuori, nel buio della notte, inseguito dagli spari…Salvo per miracolo dal massacro che ha sterminato la sua famiglia, oggi Jesse Vogel è un neurochirurgo di fama, uno scienziato dall’intelligenza acuminata e dalla curiosità morbosamente deforme, attirata da tutto ciò che è strano, inquietante, mostruoso. Come la comune hippie in cui fugge sua figlia Michelle, attratta in quel bizzarro inferno di droga e deliri lisergici da un carismatico, vampiresco guru della controcultura, Noel, fratello spirituale dei telepredicatori infervorati di loro. Jesse, moderno cavaliere in armatura sfavillante, farà di tutto per riprendersi Michelle, ma non c’è consolazione che attenda la giovane fanciulla in pericolo, e la sua salvezza assomiglierà a una dannazione…Nel quarto e ultimo volume della sua Epopea americana, Joyce Carol Oates si rivolge alla tradizione del romanzo gotico per raccontare la definitiva, postrema trasformazione del sogno americano in incubo: le ataviche colpe familiari che avvelenavano gli interni di Nathaniel Hawthorne sono, qui, quelle di un’intera nazione, che ha smarrito ogni innocenza, ogni grazia originaria. Il giardino edenico delle delizie è sfiorito, e al suo posto si aggroviglia un soffocante paese delle meraviglie da cui nessuna Alice può fuggire. È il paradiso perduto. L’America di oggi.

(source: Bol.com)

Il paese dell’alcol

L’ispettore Ding Gou’er è sulle tracce di un orrendo traffico che consente ad alcuni selezionati ristoranti di offrire ai propri clienti un cibo prelibatissimo: la carne di neonato. Inviato a Jiuguo per verificare la fondatezza delle anonime accuse ricevute in Procura, Ding è costretto a continue libagioni nei banchetti ufficiali a cui è invitato dalle autorità locali, e, obnubilato dai fumi dell’alcol, non riesce mai a capire se quanto gli viene imbandito è veramente carne umana o una presentazione ad effetto frutto della manipolazione di altri ingredienti: le braccine che gli vengono offerte come leccornia si rivelano gambi di fiori di loto abilmente modellati dal coltello del cuoco. Nelle indagini trova antagonisti e compagni, non sempre fidati, e incontra una serie di incredibili personaggi, dalla seducente autista di camion al diabolico nano imprenditore, dal boss locale alla responsabile dell’Accademia di cucina che insegna a cucinare gli ornitorinchi, dal guardiano del Cimitero dei martiri rivoluzionari al venditore ambulante di ravioli, una fantasmagoria di personaggi che spesso sfumano nel fantastico e nel demoniaco. Nei dieci capitoli dedicati all’inchiesta, sono incastonati uno scambio epistolare tra l’autore e un aspirante giovane scrittore esperto di distillazione di alcolici, e un suo racconto breve con personaggi e vicende che rimandano o echeggiano la narrazione cornice: si viene cosí a creare un gioco di specchi tra realtà e finzione in cui Mo Yan finisce per ritrovarsi personaggio nel capitolo conclusivo che non offre né una soluzione dell’enigma né una catarsi, perché i protagonisti e i loro alter ego restano invischiati e presi in trappola, inseguendo le proprie ambizioni e i propri fantasmi e lasciandosi catturare dai meccanismi perversi del potere. *Il Paese dell’alcol* è forse il romanzo in cui Mo Yan dà la miglior prova di quel «realismo allucinato» che gli ha meritato il Premio Nobel. È un’invettiva contro la corruzione che pervade la società, coltivata dai funzionari al potere ma divenuta una necessità di sopravvivenza per ciascuno, in una Cina che vive uno sviluppo tumultuoso a caccia del successo e del guadagno ad ogni costo.

Il Paese Dei Misteri Buffi

Il paese dei misteri buffi by Dario Fo, Giuseppina Manin
Era il 1969 quando Dario Fo e Franca Rame portarono in scena per la prima volta quel Mistero Buffo nato per irridere i santi e i fanti secondo lo stile delle rappresentazioni medievali, secondo lo sguardo dei diseredati e dei dimenticati. Fu una rivoluzione copernicana della storia e del linguaggio teatrale destinata a girare tutto il mondo e a conquistare le platee. Negli anni il Mistero è cresciuto e si è moltiplicato, si sono ­aggiunte molte storie, attinte dalle cronache «di giornata». Ma con il tempo gli eventi sono diventati sempre più vorticosi, i santi sempre più rari, mentre fanti e fantocci hanno prolificato come conigli. Così Giuseppina Manin ha proposto a Dario Fo di ripensare ai tanti ­altri «misteri», pochissimo buffi ma terribili e grotteschi, che in questo mezzo secolo hanno scosso, minato, devastato il nostro Paese. E insieme sono partiti per un viaggio nella memoria attraverso una serie di «giullarate» per narrare un’Italia di nuovo «in gran tempesta». Punto di partenza, l’improvvisa e inspiegabile scomparsa del cavaliere Silvio Berlusconi, che avviene qualche tempo dopo la giubilazione del suo governo. Sconcerto, sollievo, cordoglio, confusione, finché l’ex premier riappare e racconta di essere stato, novello Dante, niente meno che all’Inferno, tra i protagonisti dei grandi misteri d’Italia, dalla strage alla Banca dell’Agricoltura al DC9, dal rapimento Moro allo scandalo delle escort. Un percorso lietamente sgangherato, grottesco e paradossale, che improvvisa gli andamenti a seconda dello spasso che ogni storia riesce a procurare. Per scovare, alla maniera di Fo, fra tante menzogne, uno squarcio di verità.

Il paese dei figli perduti

La vetrina di un’agenzia turistica, il passo che rallenta, un’emozione che la travolge con la forza dei desideri a lungo covati: è così che Anna Paola, a ventiquattro anni, lascia che la voglia di conoscere finalmente suo padre assuma il carattere ineluttabile di una data sul calendario – guarda caso, il 19 marzo – e la consistenza di un biglietto aereo. Destinazione: Australia. Quell’Australia che Bruce Chatwin, in uno dei suoi taccuini di viaggio, ha descritto come “il paese dei figli perduti”. Anna Paola saluta Giovanna, Lia, Manlio – gli amici con i quali da anni condivide l’appartamento a Roma. Sono loro, la sua ultima famiglia, quella che ha messo su quando, dopo la morte della madre, la Sicilia le è diventata troppo stretta. Ora la aspetta l’Australia, un’altra isola, grande e concreta, fatta di città, piantagioni, permessi di lavoro, visti e scadenze. Concreta e tuttavia fantastica e irreale. Esattamente come suo padre, che l’immensa Australia ha inghiottito senza più restituirlo. Un padre, Giovanni, conosciuto solo attraverso le lettere inviate alla madre, i bonifici, le telefonate ai compleanni…
Viaggio alla scoperta della verità, viaggio alla ricerca di se stessa, viaggio per scoprire il significato delle parole padre e figlia, *Il paese dei figli perduti* è un romanzo di formazione a tutto tondo, che investe non solo la complessità dei legami di famiglia, delle radici, ma la ricerca di una diversa dimensione esistenziale.
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### Sinossi
La vetrina di un’agenzia turistica, il passo che rallenta, un’emozione che la travolge con la forza dei desideri a lungo covati: è così che Anna Paola, a ventiquattro anni, lascia che la voglia di conoscere finalmente suo padre assuma il carattere ineluttabile di una data sul calendario – guarda caso, il 19 marzo – e la consistenza di un biglietto aereo. Destinazione: Australia. Quell’Australia che Bruce Chatwin, in uno dei suoi taccuini di viaggio, ha descritto come “il paese dei figli perduti”. Anna Paola saluta Giovanna, Lia, Manlio – gli amici con i quali da anni condivide l’appartamento a Roma. Sono loro, la sua ultima famiglia, quella che ha messo su quando, dopo la morte della madre, la Sicilia le è diventata troppo stretta. Ora la aspetta l’Australia, un’altra isola, grande e concreta, fatta di città, piantagioni, permessi di lavoro, visti e scadenze. Concreta e tuttavia fantastica e irreale. Esattamente come suo padre, che l’immensa Australia ha inghiottito senza più restituirlo. Un padre, Giovanni, conosciuto solo attraverso le lettere inviate alla madre, i bonifici, le telefonate ai compleanni…
Viaggio alla scoperta della verità, viaggio alla ricerca di se stessa, viaggio per scoprire il significato delle parole padre e figlia, *Il paese dei figli perduti* è un romanzo di formazione a tutto tondo, che investe non solo la complessità dei legami di famiglia, delle radici, ma la ricerca di una diversa dimensione esistenziale.

I padroni della crisi

La crisi economica è feroce. Sembra interminabile. Anche chi, solo nel 2011, negava la sua esistenza è costretto a fare i conti con i danni sociali e umani della recessione. Mentre le televisioni si occupano a orario continuato del famigerato spread e le manovre finanziarie «lacrime e sangue» si susseguono, Biagio Simonetta indica una prospettiva che pochi considerano. È il punto di vista dei vincitori, quello delle mafie. Il principio è il solito: molto denaro, molto potere. Soprattutto quando il denaro, tutt’intorno, scarseggia. L’applicazione è tanto lineare quanto sconcertante: in Italia e nel mondo, più l’economia si contrae, più le mafie si espandono. L’immensa liquidità proveniente dal traffico di cocaina ha salvato dal fallimento alcune delle banche più grandi del pianeta. I prestiti di ’ndrangheta, camorra e Cosa nostra soccorrono le piccole imprese strette nella morsa del fisco e del credit crunch; se l’unica alternativa è chiudere i battenti, poco importa che le organizzazioni criminali richiedano tassi da usura e che alla fine si impadroniscano dell’azienda. E se davanti al dramma della disoccupazione e della povertà lo Stato latita, la liquidità mafiosa compra tutto, anche il consenso della popolazione. O trova ottime occasioni per il riciclaggio, approfittando di chi, disperato, vende i gioielli di famiglia al «compro oro» per pagare il mutuo o si illude di poter sbancare la «macchinetta» della sala giochi. I padroni della crisi esplora la forza camaleontica delle mafie, capaci di trarre vantaggio dalla sofferenza di tutto il resto della società, oggi come ai tempi di Al Capone. Afferma una verità amara, che pochi vogliono ascoltare: l’economia illegale ha dato sollievo a buona parte dell’economia legale, anche e soprattutto al Nord. Ma è un sollievo passeggero, illusorio; si trasforma in un cappio che, mentre la recessione avanza, si stringe intorno al collo delle persone. E minaccia la nostra democrazia.
(source: Bol.com)

Il padre di Adam

Ritter, finanziere d’assalto, è stato una potenza per molti anni, finché un infarto non l’ha fermato. Ora si è ritirato, attende l’inevitabile fine, con l’unica compagnia del suo braccio destro Heinz. Un tempo era in grado di inquadrare ogni persona con una sola occhiata, di comprendere senza ombra di dubbio chi fosse veramente. Non ha mai sbagliato. Neppure stavolta, ne è convinto: quel ragazzo che ha incontrato per strada, che ha visto solo per pochi attimi, che ha seguito fino a casa, lui sa chi è. È suo figlio. Un figlio che non sapeva neanche di avere, avuto con una donna di cui non ricorda il nome. Poco importa che abbia un padre e anche un fratello, lui lo vuole. Perché quel ragazzo è il suo futuro, l’unico che gli rimane. Quando Heinz cerca però di indagare su quella strana famiglia si trova davanti un muro di omertà. Qualcuno molto potente ha cancellato ogni traccia del loro passato. Ritter inizia a pedinare il ragazzo e lo vede commettere un omicidio. Invece di esserne sconvolto coglie l’occasione per conoscerlo e aiutarlo. E questo sarà solo l’inizio di un’incredibile avventura.
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### Sinossi
Ritter, finanziere d’assalto, è stato una potenza per molti anni, finché un infarto non l’ha fermato. Ora si è ritirato, attende l’inevitabile fine, con l’unica compagnia del suo braccio destro Heinz. Un tempo era in grado di inquadrare ogni persona con una sola occhiata, di comprendere senza ombra di dubbio chi fosse veramente. Non ha mai sbagliato. Neppure stavolta, ne è convinto: quel ragazzo che ha incontrato per strada, che ha visto solo per pochi attimi, che ha seguito fino a casa, lui sa chi è. È suo figlio. Un figlio che non sapeva neanche di avere, avuto con una donna di cui non ricorda il nome. Poco importa che abbia un padre e anche un fratello, lui lo vuole. Perché quel ragazzo è il suo futuro, l’unico che gli rimane. Quando Heinz cerca però di indagare su quella strana famiglia si trova davanti un muro di omertà. Qualcuno molto potente ha cancellato ogni traccia del loro passato. Ritter inizia a pedinare il ragazzo e lo vede commettere un omicidio. Invece di esserne sconvolto coglie l’occasione per conoscerlo e aiutarlo. E questo sarà solo l’inizio di un’incredibile avventura.

Padiglione di riposo

Dal grandissimo scrittore spagnolo, premio Nobel per la letteratura, un romanzo avvincente, decisamente originale. Prendendo spunto da un’esperienza personale – il ricovero in un sanatorio – Cela tesse un’opera commovente e intensa, che egli stesso definisce quasi un poema in prosa e che per alcuni aspetti riecheggia – seppure con…un’impronta tutta iberica – la Montagna incantata di Thomas Mann. Nel padiglione in cui trascorre la degenza, un luogo che pare sospeso in una dimensione atemporale, s’intrecciano le storie dei più disparati personaggi, veicolate attraverso memorie e confessioni, racconti in prima e terza persona, lettere, diari, resoconti statistici. Il marinaio che riesce a finire i suoi giorni vicino all’amato mare; l’industriale che, prossimo alla dipartita, rinnega la giovane amante per riconciliarsi con la famiglia; il ragazzo viziato che non sa farsi una ragione: una galleria di figure, vividamente scolpite, appese a un filo di speranza o straziate da un’irrefutabile verità, che tuttavia arrivano ad accettare il proprio destino, a volte consolandosi nella rievocazione, a volte intrecciando fugaci amori, a volte ancora cambiando vita, con ravvedimenti improvvisi. Un’accorata indagine sulla rassegnazione di fronte alla morte, accolta, infine, come pacificazione, risoluzione estrema di ogni nodo, chiarificazione ultima dell’enigma del vivere. Nonostante l’assunto possa prospettarsi cupo, Cela rende quest’opera straordinariamente vitale, dipingendo i caratteri dei vari degenti con un vigore tale da lasciarli incisi a fondo nel nostro animo.

Padiglione cancro. Ediz. integrale

Il romanzo provocò nel 1967 la irrimediabile frattura tra lo scrittore e le autorità sovietiche. Nel reparto oncologico dell’ospedale di una città dell’Asia centrale si incontrano, senza riuscire a entrare in comunicazione, donne e uomini che hanno alle spalle esistenze diverse. L’incombere della malattia e della morte li costringe a fare il bilancio della propria vita, ma anche a confrontarsi con la spada di Damocle del fato. Il valore dei singoli si misurerà sulla base della loro capacità di far tesoro dell’esperienza della vita e della sofferenza e di riuscire a trasferire nel mondo esterno le riflessioni avviate in quella corsia d’ospedale.