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Le cento migliori ricette di dolci al cucchiaio (eNewton Zeroquarantanove)

Raffinati protagonisti nei salotti, o sostanziose delizie a concludere i pranzi impegnativi, i dolci della tradizione italiana sono spesso vere e proprie opere d’arte. Per riuscire a prepararli non servono solo estro e fantasia, ma anche ingredienti esatti, fedeltà alla ricetta e pazienza. In questo volume troverete cento ricette per preparare le varietà più gustose nel modo più semplice e veloce.
Luigi e Olga Tarentini Troiani
si interessavano di cucina anche prima di incontrarsi, ma dopo essersi conosciuti hanno sviluppato sempre più questa passione. Luigi, Cerimoniere della Presidenza del Consiglio, è stato secondo Capital «l’ingegnere culinario a cui si deve la rinascita gastronomica di Palazzo Chigi». Olga, americana di origine cecoslovacca, si occupava di pranzi diplomatici.
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### Sinossi
Raffinati protagonisti nei salotti, o sostanziose delizie a concludere i pranzi impegnativi, i dolci della tradizione italiana sono spesso vere e proprie opere d’arte. Per riuscire a prepararli non servono solo estro e fantasia, ma anche ingredienti esatti, fedeltà alla ricetta e pazienza. In questo volume troverete cento ricette per preparare le varietà più gustose nel modo più semplice e veloce.
Luigi e Olga Tarentini Troiani
si interessavano di cucina anche prima di incontrarsi, ma dopo essersi conosciuti hanno sviluppato sempre più questa passione. Luigi, Cerimoniere della Presidenza del Consiglio, è stato secondo Capital «l’ingegnere culinario a cui si deve la rinascita gastronomica di Palazzo Chigi». Olga, americana di origine cecoslovacca, si occupava di pranzi diplomatici.

I cento giorni

Con la stessa immediatezza, nella stessa maniera diretta in cui ci ha narrato le vicende di oscuri ebrei dell’Europa orientale o di funzionari absburgici, Roth racconta in questo libro (apparso per la prima volta nel 1935) una storia di Napoleone – e precisamente la fase più drammatica del suo epos, quella che va dalla fuga dall’Elba sino alla disfatta di Waterloo e all’imbarco per Sant’Elena. Sono «cento giorni» che fecero sognare al mondo, per un’ultima volta, prospettive nuove. Ma a Roth, come sempre, lo sfondo storico non interessa se non in quanto occasione per giungere a qualcos’altro. Ciò che lo attira innanzitutto – lo rivela in una lettera – è la possibilità di mostrare Napoleone «nella sola fase della sua vita in cui è “uomo” e infelice … Vorrei fare di un “grande” un “umile”». Per raffigurare questo lato segreto di Napoleone, rivolto alla tenebra e all’autodistruzione, Roth è penetrato con delicatezza, e insieme con crudeltà, nella sua psicologia. Ma l’artificio più felice è stato di contrappuntare il suo destino – il più arduo da raccontare, perché troppo raccontato – con quello dell’oscura Angelina Pietri, una delle innumerevoli donne che «in tutto il Paese e nel mondo intero erano innamorate dell’imperatore». Alla fine, mentre l’ombra della storia si staglia opprimente su tutto, i due destini sembreranno in qualche modo convergere, nella desolazione e in una caparbia fedeltà.

Cento anni prima

John Braid è un uomo solitario e introverso, sempre perso in misteriose meditazioni.
Anche la moglie ignora quasi tutto della sua vita, tanto che si decide a farlo seguire da un investigatore privato. Ma qual è il segreto dell’uomo e perché la sola vista di una fotografia della Londra vittoriana lo fa cadere in stato di shock?
Un romanzo sorprendente e affascinante che sfiora la porta proibita del soprannaturale

La cena delle bugie

C’è un posto a tavola anche per voi: accomodateviBugie, amori segreti e tante risate. Buon appetitoDopo aver colto in flagrante il fidanzato con la sua migliore amica, Jo Donelly ha deciso di ritirarsi in campagna, per rimettere insieme i pezzetti del suo cuore infranto.Trova lavoro come fisioterapista e cerca di recuperare un po’ di ottimismo, ma con una collega impegnata tutto il giorno a mettersi lo smalto sulle unghie e una coinquilina ossessionata dalla tv e dal risparmio energetico, Jo non ha un compito facile. Per fortuna però qualcuno c’è che può aiutarla a ritrovare un po’ di allegria: zia Rose, un’eccentrica amica di famiglia di mezza età, felicemente single, che vive sulla collina con un amatissimo maialino nano, quattro cani e due pecore, cucina malissimo ed è sempre disposta a fare quattro chiacchiere. Spesso va a farle visita suo nipote Matthew, compagno d’infanzia di Jo, che, dopo la morte del padre, ha iniziato a gestire la fattoria di famiglia. Durante le tante cene insieme a casa della zia, tra sottintesi e mezze verità, Jo e Matthew potranno cominciare a conoscersi. Giorno dopo giorno i due diventeranno sempre più amici, anche a causa della malattia che colpisce inaspettatamente la zia Rose… Ma le bugie avranno le gambe corte. In una cittadina di campagna, impacchi di sincerità e allegria per curare un cuore tradito’Ambientato in una cittadina neozelandese, di cui l’autrice riesce a rendere tutta l’atmosfera con un simpatico cast di personaggi autentici, questo romanzo supera i confini dei generi letterari mescolando commedia e tragedia, e regalandoci lacrime e risate a profusione.’Woman’s WeeklyDanielle Hawkinsè cresciuta in Nuova Zelanda, in una fattoria vicino Otorohanga, e ha studiato Scienze veterinarie. Lavora in uno studio veterinario per due giorni alla settimana, e gli altri cinque con suo marito nella loro fattoria. Nel tempo libero, quando i suoi due bambini dormono, si dedica alla scrittura.

(source: Bol.com)

Una cena al centro della terra (Supercoralli)

Il Prigioniero Z è un uomo senza piú identità né futuro. Da dodici anni è rinchiuso in una segreta nel deserto del Negev con la sola compagnia del suo indefesso sorvegliante, nella vana attesa che il Generale gli restituisca la vita. Ma com’è finito, il Prigioniero Z, in quella cella desolata? Quale guerra di spie, quali doppi giochi e tradimenti, fra New York e Gaza, Parigi e Berlino, l’hanno condotto fino a lí? E qual è davvero la sua colpa? Aver lasciato che la coscienza interferisse con la causa? Aver mentito troppo, o troppo poco? Aver amato ciecamente chi non era ciò che sembrava?
«L’ultimo libro di Nathan Englander è, come al solito, magnifico: un’opera di precisione psicologica e forza morale che cattura con pari immediatezza sia l’eterna verità umana sia gli smarrimenti del presente».
**Colson Whitehead**
«Una profonda meditazione sullo stato di Israele e insieme un thriller avvincente, denso di colpi di scena e ambiguità morali. Una gioia da leggere».
**«The Jewish Chronicle»**
Molti destini si intrecciano in questa storia sfaccettata che si snoda tra Gaza e New York, Berlino, Parigi e Capri, in un arco temporale di dodici anni fra il 2002 e il 2014: quello del Prigioniero Z, uomo dalle molte identità e nessuna, traditore e tradito; del suo sorvegliante israeliano, un giovane pensoso e sensibile, inevitabilmente coinvolto da quella vicinanza forzata; di Ruthi, l’assistente personale del Generale, che veglia sul suo corpo sospeso nel limbo del coma in un ospedale nei pressi di Tel Aviv; del Generale, una figura a tratti demoniaca e a tratti messianica, un guerriero e un capo di stato che ha avuto nelle sue mani il destino di un’intera nazione, e che ora vive in una terra popolata solo di ricordi; di Farid, un giovane palestinese amante della barca a vela e paladino della causa araba; di Joshua, un ricco uomo d’affari canadese che a Berlino si occupa di import-export su uno scacchiere ben piú grande di lui; e di una misteriosa e bellissima cameriera italiana che parla sospettabilmente bene l’inglese. Niente è come appare, tutto è fatalmente connesso in *Una cena al centro della terra*, romanzo breve e densissimo che è insieme un thriller di spionaggio, un romanzo storico, una storia d’amore, un apologo morale e una tragedia classica. Al centro di questa matrioska narrativa vibrano i temi della fedeltà e del tradimento, della divisione tra popoli e tra amanti, della labilità dei confini e dell’identità. Calando la sua vicenda al cuore del conflitto arabo-palestinese, nel periodo fra la seconda intifada e la morte di Ariel Sharon, Englander, salutato come il naturale erede di Philip Roth per la sua espressione dell’ebraicità, la sua penna caustica, la padronanza del registro comico come di quello struggente, la ricchezza della sua lingua e della sua fantasia, mostra qui di aver raggiunto un nuovo traguardo. È parte della sua maestria saper creare, con quel momento di convivialità, vero amore e unione che dà il titolo al libro, una bolla di pace e tangibile speranza dimentica di ogni conflitto. Ma per ora la cena può avvenire solo sotto la superficie, di nascosto, al buio, in paziente attesa, mentre sopra infuria la battaglia.
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### Sinossi
Il Prigioniero Z è un uomo senza piú identità né futuro. Da dodici anni è rinchiuso in una segreta nel deserto del Negev con la sola compagnia del suo indefesso sorvegliante, nella vana attesa che il Generale gli restituisca la vita. Ma com’è finito, il Prigioniero Z, in quella cella desolata? Quale guerra di spie, quali doppi giochi e tradimenti, fra New York e Gaza, Parigi e Berlino, l’hanno condotto fino a lí? E qual è davvero la sua colpa? Aver lasciato che la coscienza interferisse con la causa? Aver mentito troppo, o troppo poco? Aver amato ciecamente chi non era ciò che sembrava?
«L’ultimo libro di Nathan Englander è, come al solito, magnifico: un’opera di precisione psicologica e forza morale che cattura con pari immediatezza sia l’eterna verità umana sia gli smarrimenti del presente».
**Colson Whitehead**
«Una profonda meditazione sullo stato di Israele e insieme un thriller avvincente, denso di colpi di scena e ambiguità morali. Una gioia da leggere».
**«The Jewish Chronicle»**
Molti destini si intrecciano in questa storia sfaccettata che si snoda tra Gaza e New York, Berlino, Parigi e Capri, in un arco temporale di dodici anni fra il 2002 e il 2014: quello del Prigioniero Z, uomo dalle molte identità e nessuna, traditore e tradito; del suo sorvegliante israeliano, un giovane pensoso e sensibile, inevitabilmente coinvolto da quella vicinanza forzata; di Ruthi, l’assistente personale del Generale, che veglia sul suo corpo sospeso nel limbo del coma in un ospedale nei pressi di Tel Aviv; del Generale, una figura a tratti demoniaca e a tratti messianica, un guerriero e un capo di stato che ha avuto nelle sue mani il destino di un’intera nazione, e che ora vive in una terra popolata solo di ricordi; di Farid, un giovane palestinese amante della barca a vela e paladino della causa araba; di Joshua, un ricco uomo d’affari canadese che a Berlino si occupa di import-export su uno scacchiere ben piú grande di lui; e di una misteriosa e bellissima cameriera italiana che parla sospettabilmente bene l’inglese. Niente è come appare, tutto è fatalmente connesso in *Una cena al centro della terra*, romanzo breve e densissimo che è insieme un thriller di spionaggio, un romanzo storico, una storia d’amore, un apologo morale e una tragedia classica. Al centro di questa matrioska narrativa vibrano i temi della fedeltà e del tradimento, della divisione tra popoli e tra amanti, della labilità dei confini e dell’identità. Calando la sua vicenda al cuore del conflitto arabo-palestinese, nel periodo fra la seconda intifada e la morte di Ariel Sharon, Englander, salutato come il naturale erede di Philip Roth per la sua espressione dell’ebraicità, la sua penna caustica, la padronanza del registro comico come di quello struggente, la ricchezza della sua lingua e della sua fantasia, mostra qui di aver raggiunto un nuovo traguardo. È parte della sua maestria saper creare, con quel momento di convivialità, vero amore e unione che dà il titolo al libro, una bolla di pace e tangibile speranza dimentica di ogni conflitto. Ma per ora la cena può avvenire solo sotto la superficie, di nascosto, al buio, in paziente attesa, mentre sopra infuria la battaglia.

Celestina: Il mistero del volto dipinto

Novara, novembre 1902. In una notte di nebbia qualcuno ha ucciso Celeste Ragazzi, nota come la Celestina, una merveilleuse, cioè una prostituta d’alto bordo. È stata trovata morta in casa sua, seminuda e con il viso dipinto di nero. Le indagini vengono affidate al delegato di Pubblica sicurezza Deodato Marchini, uomo pieno di senso di responsabilità e fiducioso nella scienza e nel progresso, nonché appassionato di letteratura. È bravo, ma non molto considerato: ha trascorso l’infanzia in orfanotrofio e non ha appoggi né raccomandazioni. In cuor suo spera che il caso della Celestina sia il trampolino di lancio verso una meritata carriera. Poiché si mormora del coinvolgimento di alcuni militari, ad affiancare Marchini viene chiamato Otto Stoffel, capitano dell’esercito e giocatore votato alla sconfitta, bevitore incallito ossessionato da tragici trascorsi in Africa: fatalista e travolto dal caos della propria vita. Le indagini li portano a conoscere Ernestina, una sarta bella come una regina vichinga, fidanzata con un uomo che non la merita. Forse starebbe meglio sola, che così male accompagnata… che effetto le faranno la serietà appassionata di Marchini e la dignità malinconica di Stoffel? In un difficile equilibrio tra ricerca della verità e ragion di Stato – mentre l’iniziale diffidenza reciproca si trasforma in rispetto e poi in stima –, Marchini e Stoffel raccolgono indizi ciascuno secondo il proprio metodo, spaziando dalla lussuosa residenza di un generale alle bettole dove ci si ubriaca fino a perdere i sensi e alle case delle comari dai mobili carichi di ninnoli e con l’aria greve di cavolo messo a bollire. Un noir dal ritmo incalzante e di grande atmosfera, in cui le buone cose di pessimo gusto della provincia italiana incontrano la sensualità della Belle Époque, gaia e decadente insieme. Una coppia di detective straordinari che, per ragioni diverse, troveranno in questa indagine una nuova ragione di vita. Finché al comune interesse professionale si unirà quello per una donna…

Celestiale

Un uomo comune, una donna particolare.
“E perché non ti piace il sesso?” A Giorgio sembrava di essere Socrate che interrogava i discepoli.
“È troppo umido.”
Quel che restava del ghiacciolo di Giorgio si staccò dallo stecchino e si abbatté al suolo.
C’erano mille modi con cui Giorgio avrebbe potuto reagire, e tra questi c’era anche scoppiare a ridere, ma si trattenne e optò per continuare a fare il Socrate curioso.
“Umido? In che senso?” domandò.
“Sperma, fluidi vaginali, sudore, saliva…”
“Ah in *quel* senso.”
Rimanere seri stava diventando un’impresa.
“A me tutto quel bagnato non piace molto” precisò Agata.
“Pare però che tutto quel bagnato sia fondamentale per la buona riuscita della ehm… faccenda. Almeno, così ho sentito dire.”
“Come sarebbe che *hai sentito dire*? Hai un figlio, lo saprai per certo, no?”
“Era per dare autorevolezza all’informazione. Sono abbastanza sicuro che un buon tasso di umidità sia indispensabile.”
Agata sembrava perplessa.
Aveva sperato che Giorgio la pensasse come lei. Non che avesse intervistato molta gente sull’argomento, ma aveva la sensazione che agli altri tutta l’umidità coinvolta nel sesso piacesse parecchio. Insomma, tanto per cambiare, quella strana era lei.
Anche il ghiacciolo di Agata era finito, Giorgio le sfilò di mano lo stecchino senza sfiorarle nemmeno le dita e li posò uno sopra l’altro sul bracciolo del dondolo.
“Visto che siamo in vena di confidenze” proseguì lui, “sei per caso vergine?”
“Ma no!” esclamò lei, scandalizzata. “Ho trentadue anni!”
“Non sarebbe mica un crimine.”
“L’ho già fatto tre volte…” Il tono un po’ spavaldo era decisamente fuori luogo, ma tutta Agata era così, per cui non c’era niente di nuovo.
“Addirittura tre!” Colpo di tosse. Ridere stava diventando un bisogno impellente.
“…e con tre uomini diversi. È stato appiccicoso e molliccio. Conclusione: non fa per me.”
“Il molliccio non mi torna.”
Giorgio s’era messo due dita negli occhi per resistere.
“Sai quando sei lì… e l’altro trema…”
“Mh…”
“Non è molliccio?”
“Dipende.”
“Comunque, immagino sia soggettivo” concluse Agata.
“Sì. Decisamente soggettivo” confermò Giorgio.
Giorgio, 44 anni, di mestiere fa l’agronomo ed è divorziato.
L’estate che incombe su Torino gli porta una grossa preoccupazione: dovrà trascorrere due mesi con il figlio Emanuele, un adolescente affetto da una leggera forma di autismo.
Un pomeriggio, quando le cose si complicano, nella mansarda sopra il loro appartamento arriva Agata, una modella con una personalità “particolare” e le certezze di Giorgio vanno a farsi un giro.
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### Sinossi
Un uomo comune, una donna particolare.
“E perché non ti piace il sesso?” A Giorgio sembrava di essere Socrate che interrogava i discepoli.
“È troppo umido.”
Quel che restava del ghiacciolo di Giorgio si staccò dallo stecchino e si abbatté al suolo.
C’erano mille modi con cui Giorgio avrebbe potuto reagire, e tra questi c’era anche scoppiare a ridere, ma si trattenne e optò per continuare a fare il Socrate curioso.
“Umido? In che senso?” domandò.
“Sperma, fluidi vaginali, sudore, saliva…”
“Ah in *quel* senso.”
Rimanere seri stava diventando un’impresa.
“A me tutto quel bagnato non piace molto” precisò Agata.
“Pare però che tutto quel bagnato sia fondamentale per la buona riuscita della ehm… faccenda. Almeno, così ho sentito dire.”
“Come sarebbe che *hai sentito dire*? Hai un figlio, lo saprai per certo, no?”
“Era per dare autorevolezza all’informazione. Sono abbastanza sicuro che un buon tasso di umidità sia indispensabile.”
Agata sembrava perplessa.
Aveva sperato che Giorgio la pensasse come lei. Non che avesse intervistato molta gente sull’argomento, ma aveva la sensazione che agli altri tutta l’umidità coinvolta nel sesso piacesse parecchio. Insomma, tanto per cambiare, quella strana era lei.
Anche il ghiacciolo di Agata era finito, Giorgio le sfilò di mano lo stecchino senza sfiorarle nemmeno le dita e li posò uno sopra l’altro sul bracciolo del dondolo.
“Visto che siamo in vena di confidenze” proseguì lui, “sei per caso vergine?”
“Ma no!” esclamò lei, scandalizzata. “Ho trentadue anni!”
“Non sarebbe mica un crimine.”
“L’ho già fatto tre volte…” Il tono un po’ spavaldo era decisamente fuori luogo, ma tutta Agata era così, per cui non c’era niente di nuovo.
“Addirittura tre!” Colpo di tosse. Ridere stava diventando un bisogno impellente.
“…e con tre uomini diversi. È stato appiccicoso e molliccio. Conclusione: non fa per me.”
“Il molliccio non mi torna.”
Giorgio s’era messo due dita negli occhi per resistere.
“Sai quando sei lì… e l’altro trema…”
“Mh…”
“Non è molliccio?”
“Dipende.”
“Comunque, immagino sia soggettivo” concluse Agata.
“Sì. Decisamente soggettivo” confermò Giorgio.
Giorgio, 44 anni, di mestiere fa l’agronomo ed è divorziato.
L’estate che incombe su Torino gli porta una grossa preoccupazione: dovrà trascorrere due mesi con il figlio Emanuele, un adolescente affetto da una leggera forma di autismo.
Un pomeriggio, quando le cose si complicano, nella mansarda sopra il loro appartamento arriva Agata, una modella con una personalità “particolare” e le certezze di Giorgio vanno a farsi un giro.

Cécile è morta

Povera Cécile! Eppure era ancora giovane! Maigret aveva avuto per le mani i suoi documenti: ventott’anni appena. Ma era difficile immaginare una donna che avesse un’aria più da zitella di lei, che fosse meno aggraziata, malgrado tutta la buona volontà che ci metteva per rendersi attraente. Quei vestiti neri che sicuramente si confezionava da sé usando pessimi modelli… Quel ridicolo cappello verde sotto il quale era impossibile scorgere alcuna grazia femminile… Un volto pallidissimo e, come se tutto ciò non bastasse, un leggero strabismo… Arrivava alle otto del mattino, già rassegnata alla lunga attesa. «Il commissario Maigret, per favore…». «Non so se verrà stamattina… Potrebbe parlare con l’ispettore Berger che…». «No, grazie… Aspetterò…». E aspettava tutta la giornata, senza muoversi, senza mostrare il benché minimo segno di impazienza, alzandosi di scatto, come in preda all’emozione, appena il commissario spuntava su dalle scale. (Le inchieste di Maigret 28 di 75)
(source: Bol.com)

Cazzimma

In una Napoli assolutamente autentica, brulicante e famelica, con il suo caos perenne e una folla eterogenea ad animare i suoi vicoli stretti, il giovane Sisto insieme all’amico Tommaso, detto Profumo, commette l’errore di dare vita a un piccolo traffico di droga destinato a una ristretta cerchia di facoltosi clienti. I due ragazzi credono di potersi arricchire indisturbati, trascorrendo la loro vita tra pomeriggi nella sala giochi e serate anfetaminiche, ma non hanno fatto i conti con Cavallaro, il potente boss che tutto vede e tutto comanda. Sarà solo grazie allo zio di Sisto, Antonio, suo padre putativo ed eminente personalità criminale all’interno del quartiere, che il ragazzo avrà salva la vita, a patto però di macchiarsi di un peccato bruciante, capace di segnarlo profondamente. Come riuscirà a liberarsi dal giogo che lo tiene legato a doppio filo alle sue colpe? Esiste un modo per rimediare e rinascere? L’incontro casuale con una ragazza getterà una luce diversa sulla vita di Sisto e lo spingerà verso una nuova direzione, più consapevole, più adulta, capace di farlo crescere e maturare. Con un linguaggio che non concede spazio a digressioni o a riflessioni sociologiche e un ritmo serrato e coinvolgente, Cazzimma racconta il punto di vista di una gioventù senza scopi, abulica, che si consegna agli eventi soffocando ogni sussulto di ribellione, nella convinzione che le cose capitino e che non ci sia nulla da fare, quasi a riflettere implicitamente quel fatalismo tutto partenopeo con cui certi comportamenti sono accettati e considerati immutabili.
(source: Bol.com)

La caverna degli antichi

T. Lobsang Rampa non ha bisogno di presentazione per il lettore occidentale; dopo la pubblicazione de Il terzo occhio, il suo nome è ormai familiare a chiunque si interessi all’oriente ed è inscindibile in particolare dal mondo segreto e misterioso del Tibet. Questo libro in cui sono descritte le esperienze straordinarie e quotidiane di un giovane monaco in un monastero tibetano, offre al lettore un quadro della vita sugli altipiani del Tibet come è vista attraverso gli occhi di un giovane, ingenuo e spontaneo come tutti i giovani, ma dotato di qualità eccezionali. Da questa storia avventurosa e appassionante, ambientata in un mondo segreto e irraggiungibile, il lettore apprenderà quanto la saggezza degli Antichi può essere d’insegnamento su questioni come il significato della vita, il timore della morte, il rapporto tra mente e cervello, l’ipnosi, la telepatia, la chiaroveggenza e la reincarnazione. Gli insegnamenti di questo libro nascono dalla saggezza degli Antichi, ed è la saggezza che si trova scritta sulle piramidi egiziane, nei templi delle Ande e nel massimo deposito di saggezza occulta del mondo, gli altipiani del Tibet.
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Cave Canem

Cave canem, ”Attenti al cane”. Nelle ville patrizie dell’antica Roma era uso scriverlo all’ingresso dell’abitazione, e non sfugge all’abitudine anche la ricca dimora di Gneo Plauzio, mercante di origini plebee che, dopo aver fatto fortuna con il commercio del pesce, si è trasferito sulle rive del lago Averno. Ma in questo caso, forse, c’è davvero qualcosa a cui stare attenti. Lo scopre il senatore Publio Aurelio Stazio che, di ritorno a Roma dopo avere trascorso un periodo di vacanza a Baia, si ferma ospite di Plauzio. Appena arrivato, viene a sapere che proprio la notte precedente il figlio primogenito del padrone di casa, Attico, è morto, dopo essere scivolato nella vasca delle murene. Si mormora che sulla famiglia gravi un’oscura maledizione e che tre figli dovranno perire per opera di pesci, uccelli e insetti. E quando anche il fratello di Attico muore, trafitto da un becco appuntito, anche i più scettici iniziano a credere che quelle morti siano volute dal Fato. Certo non Aurelio Stazio, che conosce anche fin troppo bene la scaltrezza e la ferocia degli uomini.
(source: Bol.com)

Il cavallo e il ragazzo

TERRA 1940 – NARNIA 1014 «Come vorrei che potessi parlare, amico mio.» Shasta non poteva immaginare che rivolgendosi così a un cavallo, ne avrebbe avuto risposta. Ma Bri ha il dono della parola perché viene da Narnia, terra felice da cui è stato rapito e a cui vuole tornare. La stessa terra che Shasta desidera esplorare da sempre. Comincia così un viaggio fitto di insidie, avventure e nuovi amici, che sarà per loro una prova di cuore, coraggio e saggezza.

Il cavallante della ‘Providence’

‘”Che diavolo ci faceva quella donna in un posto simile?”‘. ‘In una stalla, con gli orecchini di perle, il braccialetto firmato, le scarpe di camoscio bianco!’. ‘Doveva essere arrivata ancora viva, visto che il delitto era stato commesso dopo le dieci di sera’. ‘Ma in che modo? E perché? E nessuno aveva sentito nulla! Lei non aveva gridato, e i cavallanti non si erano neppure svegliati…’. ‘Se non fosse stato per quella frusta che non si trovava, probabilmente sarebbero passati anche quindici giorni o un mese prima che qualcuno scoprisse il cadavere, per caso, nel rivoltare la paglia!’. ‘E altri cavallanti sarebbero venuti a russare accanto a quel corpo di donna!’. (Le inchieste di Maigret 16 di 75)
(source: Bol.com)

I Cavalieri di Mezzo Inverno

Timothy Scarlet è in ritardo e si affanna per raggiungere in tempo l’università. Look Deren guarda in uno specchio e sussurra parole antiche. Il successo di Look è la dannazione di Tim.
Ad aspettarlo fuori dalla stazione ci sono strade buie e deserte ed un cielo che non appartiene al suo mondo, segnato da una frattura che sembra essere l’unica fonte di luce.
Per via del vincolo che lega evocatore ed evocato, Tim è asservito al giovanissimo Look, almeno fino all’assolvimento del compito per cui è stato chiamato. Fino ad allora, ogni ordine del ragazzino è legge.
E non c’è via d’uscita da Faran, se non per mezzo delle sue regole. Come Tim e tutti gli altri nella sua stessa condizione hanno presto modo di scoprire, c’è molto da apprendere su Faran, i suoi abitanti e la sua magia.
Perché anche chi conquista la libertà non fa più ritorno nel mondo comune? Qual è il compito che Look ha in serbo per lui?

Il cavaliere nero

Nonostante il conflitto di culture che può esserci tra un aristocratico conte spagnolo e quella che è la nuova infermiera-accompagnatrice di sua madre, ciò che Rodrigo vuole è una sposa per portare avanti la nobile discendenza dei Diaz. E la sposa che vuole è Laura.

Il cavaliere nero

Caitlyn è sola al mondo.
Per sopravvivere, nasconde la sua bellezza sotto i panni ruvidi di un monello da strada, sognando di incontrare l’eroe dei suoi sogni: il misterioso cavaliere nero, idolo di tutti gli oppressi.
Non immagina che il destino la condurrà presto alla sua casa…