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L’amore

”L’amore” riunisce 14 racconti fra la sottile ironia e l’acuto umorismo, con qualche nota tragicomica, ambientati a Roma, nei suoi dintorni o ”in villeggiatura”:

Campagna romana
L’amore
Una sera presso il Tevere
Ai bagni
Il vino
La gallina disfattista
La mia amicizia
Il marito
Un pezzo di lettera
Elìa e Vannina
La stessa donna
La vendetta
Roberto e Natalia
La capanna

Federigo Tozzi è considerato uno dei più importanti narratori italiani del Novecento. Lasciò le sue opere per lo più inedite. Nato a Siena nel 1882 e morto a Roma nel 1920. lo scrittore fu riscoperto dal grande pubblico molto tardi, dal 1962 al 2000 da scrittori e critici come Carlo Cassola, Giuseppe de Robertis, Enrico Falqui, Carlo Bo, Alberto Asor Rosa ed altri. Questa recente critica ha capovolto la visione di un Tozzi realista proponendolo come scrittore di stampo profondamente psicologico e vicino al simbolismo, paragonandolo a livello europeo alla prosa di Kafka e Dostoevskij.

(source: Bol.com)

L’amore

“È notte, ci sono due sposi.” Inizia così, dalla notte, il racconto della giornata di uno sposo, che in ventiquattr’ore ripercorre i suoi amori, tenendo però sempre fermo – come punto di partenza e di arrivo – l’ultimo, quello incontrato in età matura. È alla sua sposa che la sera racconta un “fatterello”, e a lei piace che quel fatterello riguardi uno dei suoi amori passati, la “delicata materia di ciò che è già stato”. Quando si fa mattino, la sposa esce di casa per andare a insegnare e lui, rimasto solo – il suo mestiere è scrivere articoli di giornale e comprare minerale di zinco sui mercati mondiali -, non smette di ricordare e di chiedersi: “Dove ho imparato a dire ti amo?”. Mentre lavora, si occupa dell’orto, cucina, inforca la bicicletta, le ore della giornata scorrono, viene il pomeriggio e cala la sera, torna la notte, riemergono dal passato, con struggimento, con dolore, con dolcezza, la “Mari marina marosa figlia del pesciaiolo”, la Padoan con la sua coda di cavallo, la Patri e la luxemburghiana Chiaretta, i cui fatterelli tanto piacciono alla sposa, e poi Ida la Bislunga. È attraverso di loro che lo sposo ripercorre il suo lungo “allenamento a dire ti amo ti amo ti amo” in questa giornata che sembra qualunque, e si scopre invece particolare. Quanto più scende nel dettaglio, tanto più Maurizio Maggiani riesce nel miracolo di raccontare l’amore universale, nei gesti, nelle parole, nelle abitudini, nei turbamenti, scrivendo un romanzo intimo, mentre sullo sfondo nondimeno passano, attraverso la musica, il lavoro, gli oggetti, i valori, i nostri ultimi cinquant’anni.
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L’amico d’infanzia di Maigret

Ma che coincidenza: proprio in quella giornata di metà giugno, con l’aria tiepida che entra dalla finestra aperta insieme ai rumori di Parigi, e Maigret che, ipnotizzato da una mosca, non può fare a meno di ripensare a certi giorni lontani in cui “una mosca che svolazzava attorno al suo banco diventava molto più importante della lezione del professore” ebbene, proprio in quella pigra mattina inondata di sole si presenta al Quai un vecchio compagno di scuola. E non uno qualsiasi: Léon Florentin, il figlio del miglior pasticciere di Moulins, quello che aveva sempre le tasche piene di soldi, ed era sempre così sicuro di sé, così loquace. Quando entra nell’ufficio di Maigret, però, Florentin non sembra aver più tanta voglia di fare il pagliaccio: anzi, ha l’aria di uno che se la passa male. All’amico d’infanzia è venuto a chiedere aiuto: poche ore prima, infatti, la donna che lo manteneva da anni è stata uccisa con un colpo di pistola. Lui se ne stava acquattato nel guardaroba, dove andava a nascondersi ogniqualvolta uno dei “visitatori” abituali della donna arrivava all’improvviso. Una storia non meno squallida che inverosimile, pensa Maigret: che sarà non poco imbarazzato, nel corso di un’indagine aggrovigliata e fangosa, di aver a che fare con quell’ambiguo mascalzone, uno che non gli è mai piaciuto eppure continua a dargli del tu e che qualcosa, senza che lui neanche se ne renda conto, gli impedisce di sbattere subito in galera.
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L’amica delle stelle

“Continuamente mi sento chiedere: Come le è venuta la passione dell’astronomia? L’ha avuta fin da piccola? A sentir parlare di passione arriccio subito il naso. Infatti le passioni di solito durano poco e, del resto, se sono diventata astrofisica è stato un po’ per caso…” Con queste parole Margherita Hack inizia la sua autobiografia, che non è solo il racconto di una vita ricca e della formazione di una grande scienziata. È anche un emozionante viaggio nell’universo, è la testimonianza di una partecipazione civile alle vicende della società italiana, è una difesa, tenace ed appassionata, del metodo scientifico contro tante forme di superstizione e irrazionalismo.

L’americano

L’americano è Christopher Newman, un quarantenne di bella presenza e di notevoli fortune, accumulate fabbricando vasche da bagno, va in Europa per migliorare la sua cultura e cercare moglie. Moglie che naturalmente deve far parte dell’antica nobiltà. A Parigi incontra Claire de Cintré, giovane e bella vedova, e se ne innamora ricambiato. Ma la nobile famiglia si oppone con tutti i mezzi: i parenti di Claire, tipici rappresentanti della corrotta e decadente Europa, muovono guerra all’americano (dei cui soldi avrebbero pure un gran bisogno…) e riescono a convincere la giovane a rinunciare al pretendente. Per strane circostanze Newman entra poi in possesso di un documento che contiene un segreto che potrebbe rovinare la famiglia di Claire. Potrebbe usarlo come una leva per riaprire i giochi o quantomeno per vendicarsi, ma, nel suo innato idealismo, decide di non farne uso: Claire, distrutta, si fa monaca carmelitana. Il romanzo, il secondo nella cospicua produzione dell’autore, ha il pregio di avere una grande accessibilità pur presentando già gran parte di quei motivi di stile e di contenuto cha faranno di James il più sottile e penetrante indagatore del comportamento umano che conti la moderna letteratura. Christopher Newman, quest'”uomo nuovo” dal simbolico nome, gaffeur impenitente dal sublime cattivo gusto, ma leale e moralmente integro, è uno dei personaggi più simpatici oltre che dei più felici che siano usciti dalla penna di Henry James.
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L’Amante Sintetico

Haim è il primo androide mai costruito. Esteriormente è uguale a un essere umano e, rispetto ai robot, prova emozioni. È l’essere sintetico più evoluto del mondo, la vetta più alta della tecnologia, il primo rappresentante di una nuova specie. Lo scienziato che l’ha progettato, Eleonore Crais, è un genio nel suo campo. Ha inventato i robot moderni e la CraisRobots fattura miliardi ogni anno. Ma è anche una donna sola, che tiene gli altri a distanza da quando il suo compagno è morto. Non vuole più una relazione con un uomo. Ma Haim non è un uomo, non proprio…”«Si stenda. Lasci che la rilassi. In fondo sono il suo androide, no? Devo occuparmi del suo benessere».Crais rimase un istante in silenzio, incerta. Doveva utilizzare un suo prodotto? Fino a quel momento l’aveva solo testato.Poi fece come suggeriva. In fondo utilizzarlo era un suo diritto.Sentì le mani calde di Haim sulle proprie spalle, che le scioglievano il groviglio che aveva al posto dei muscoli del collo e della schiena. Lui le sfilò molto delicatamente la camicia, massaggiandola in modo assolutamente divino.Sentì i propri muscoli che si rilassavano, gli occhi che le si chiudevano e il suo corpo che le rimandava piccoli brividi di piacere.«Continuo?» le mormorò Haim. «Questa volta sarà soddisfacente».Crais si stiracchiò sul divano e rispose: «Sì… grazie».Haim le slacciò il reggiseno e lo mise da parte. La accarezzò sui seni e sui fianchi, calmo, perfettamente consapevole di quello che faceva.Si stese accanto a lei, la baciò sulle spalle, sulle braccia, sul petto. Le accarezzò i capezzoli con la lingua e scese. Le sfilò pantaloni e slip, se la tirò delicatamente sopra e continuò ad accarezzarla. Piano, ipnotico, ovunque.Dopo un po’ Crais smise di stupirsi di come fosse bravo, di come conoscesse ogni suo punto sensibile e di “valutare” la sua performance.”CONTIENE SCENE ESPLICITE – CONSIGLIATO A UN PUBBLICO ADULTO
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### Sinossi
Haim è il primo androide mai costruito. Esteriormente è uguale a un essere umano e, rispetto ai robot, prova emozioni. È l’essere sintetico più evoluto del mondo, la vetta più alta della tecnologia, il primo rappresentante di una nuova specie. Lo scienziato che l’ha progettato, Eleonore Crais, è un genio nel suo campo. Ha inventato i robot moderni e la CraisRobots fattura miliardi ogni anno. Ma è anche una donna sola, che tiene gli altri a distanza da quando il suo compagno è morto. Non vuole più una relazione con un uomo. Ma Haim non è un uomo, non proprio…”«Si stenda. Lasci che la rilassi. In fondo sono il suo androide, no? Devo occuparmi del suo benessere».Crais rimase un istante in silenzio, incerta. Doveva utilizzare un suo prodotto? Fino a quel momento l’aveva solo testato.Poi fece come suggeriva. In fondo utilizzarlo era un suo diritto.Sentì le mani calde di Haim sulle proprie spalle, che le scioglievano il groviglio che aveva al posto dei muscoli del collo e della schiena. Lui le sfilò molto delicatamente la camicia, massaggiandola in modo assolutamente divino.Sentì i propri muscoli che si rilassavano, gli occhi che le si chiudevano e il suo corpo che le rimandava piccoli brividi di piacere.«Continuo?» le mormorò Haim. «Questa volta sarà soddisfacente».Crais si stiracchiò sul divano e rispose: «Sì… grazie».Haim le slacciò il reggiseno e lo mise da parte. La accarezzò sui seni e sui fianchi, calmo, perfettamente consapevole di quello che faceva.Si stese accanto a lei, la baciò sulle spalle, sulle braccia, sul petto. Le accarezzò i capezzoli con la lingua e scese. Le sfilò pantaloni e slip, se la tirò delicatamente sopra e continuò ad accarezzarla. Piano, ipnotico, ovunque.Dopo un po’ Crais smise di stupirsi di come fosse bravo, di come conoscesse ogni suo punto sensibile e di “valutare” la sua performance.”CONTIENE SCENE ESPLICITE – CONSIGLIATO A UN PUBBLICO ADULTO

L’amante perfetto

La vita di Simon Frederick Cynster è perfetta. È ricco, affascinante e con un’invidiabile posizione sociale. L’unica cosa che gli manca è una moglie, che sia una lady ben educata di giorno e un’appassionata amante di notte. Resta sorpreso di trovare chi risponderebbe ai suoi desideri in Portia Ashford, che conosce fin da bambina. Ma la ragazza, per quanto bella e indipendente, non è affatto interessata al matrimonio. Inoltre detesta Simon, ricambiata, ormai da anni. Tuttavia, sarà un bacio ardente a rimescolare inaspettatamente le cose, proprio mentre un pericolo incombe sulla sua vita…

L’altro universo

Più di due millenni orsono, uno strano oggetto apparve in un remoto angolo dello spazio, nei pressi di un sole morente. Una sfera perfetta, nera, assolutamente inerte, forse proveniente da un’altra dimensione o un altro universo. Poi all’improvviso svanì. E adesso è riapparsa. Silenziosa, immobile, resiste a qualsiasi tentativo di stabilire un contatto e rimane in attesa. Le astronavi della Cultura, una civiltà futura smisurata, invulnerabile, tecnologicamente avanzatissima, non possono fare altrettanto. Il mistero va chiarito e compreso prima che cada in mani assai meno tolleranti e inneschi una crisi politica e militare che può minacciare tutto quello che la Cultura è riuscita a costruire…
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L’altro

Ax, come pure gli Animorph, finora è sempre stato convinto di essere l’unico Andalita non infestato sulla Terra, di essere l’unico sopravvissuto alla terribile battaglia tra il suo popolo e gli Yeerk. Finora. Ma ci sono degli altri sopravvissuti, degli altri Andaliti, e sono qui, sulla Terra, che tentano di non farsi scoprire e di sconfiggere Visser III. Tentano, come Ax e gli Animorph, di restare vivi fino al momento in cui arriverà qualcuno ad aiutarli. Se mai arriverà.
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L’altra storia di noi

“Noi due staremo insieme per sempre.” Con questa frase Addie e Valerie avevano suggellato la loro amicizia nel lontano giugno del 1983, a soli nove anni. Val si era appena trasferita a Pleasant Ridge, un piccolo paese alle porte di Chicago, con la madre, hippy e divorziata, proprio nella casa di fronte a quella di Addie. Erano bastati pochi minuti perché le due diventassero inseparabili. Addie si era trovata a vivere esperienze che non si sarebbe mai neppure sognata, come dormire in macchina o scappare a Cape Cod per andare in canoa, e Val aveva scoperto il significato di affetto familiare, frigo pieno e niente surgelati. Più di vent’anni dopo, le loro vite non potrebbero essere più diverse e di quel patto d’amicizia non è rimasto nulla. Addie, in seguito a una breve esperienza a New York, è tornata a casa per accudire la madre malata, non ha un fidanzato, o meglio non l’ha mai avuto, e cerca il principe azzurro su un sito di appuntamenti on-line che pare essere frequentato solo da pazzi e da sfigati. Val, invece, è una donna di mondo, vive in città, lavora in tv e di uomini ne ha quanti ne vuole. Quando Val bussa alla sua porta nel cuore della notte per chiederle aiuto, però, il rancore che Addie provava nei confronti dell’amica, dopo una brutta storia successa al liceo, si scioglie. Per entrambe è il momento di gettarsi il passato alle spalle, di provare a ricostruire il loro rapporto da dove lo avevano lasciato e di rivivere qualche nuova avventura un po’ fuori dagli schemi. Perché, si sa, esistono legami indissolubili, che nessuno può spezzare.
(source: Bol.com)

L’altra realtà

Quando vi svegliate e il sole non è al suo posto, quando guardate dal buco della serratura e un Occhio vi spia mostruosamente dall’altra parte, quando avete l’impressione che un complotto pazzesco sia stato organizzato contro di voi, il paese in cui vivete, e l’intero pianeta, non correte subito dallo psichiatra. C’è il caso che le vostre non siano allucinazioni, c’è l’orrenda possibilità che i vostri non siano soltanto incubi. Allora che fare? Rassegnatevi al fatto che siete entrati nell’Altra Realtà e preparatevi a vender cara la pelle… Uscito originariamente con lo pseudonimo di Lewis Padgett, il romanzo è frutto della collaborazione tra i coniugi Henry Kuttner e Catherine L. Moore. In Italia è uscito prima col titolo “La scacchiera sterminata”, a firma Lewis Padgett, e ristampato col titolo “L’altra realtà” a firma del solo Henry Kuttner.

L’altra metà del mondo

«Mia cara Jane, il mio più grande rimpianto è che tu non abbia avuto la possibilità di conoscere tua madre. Perciò, adesso che sei abbastanza grande, vorrei raccontarti di lei e del mio straordinario viaggio a Margarettown. Margarettown è la città in cui tua madre è nata e cresciuta. Ci sono andato dopo il fidanzamento, e lì ho incontrato Mia, una pittrice giovane e ribelle. Poi ho conosciuto Marge, una donna amareggiata e delusa dagli uomini, e May, una bambina di straordinaria intelligenza. In tutte loro ho ritrovato alcuni tratti della creatura sfuggente e misteriosa di cui mi ero innamorato; perché Margaret non è stata semplicemente mia moglie o tua madre. Margaret è stata May, poi Mia, e sarebbe diventata Marge, se non avessi implorato il suo perdono per gli errori che avevo commesso… Ecco perché voglio parlarti di Margarettown: per aprire una finestra sul cuore di Margaret, in modo che tu possa apprezzare ogni sfumatura della sua storia e del suo carattere. In fondo, l’amore è proprio questo: imparare a conoscere l’altro al di là del ruolo che riveste nella nostra vita, e accettare anche i suoi difetti come un dono prezioso. In attesa di scoprire il futuro che il destino ha in serbo per noi». «L’altra metà del mondo» è un inno all’amore in ogni sua forma, ma soprattutto è una celebrazione dell’affascinante complessità dell’animo umano; perché ognuno di noi si porta dentro le persone che siamo stati, le persone che saremo e le persone che saremmo potuti diventare.
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L’altra faccia dello specchio. Per una storia naturale della conoscenza

In questo libro, la sua opera teoretica di più vasta portata, Lorenz ci mostra come le prestazioni più alte del conoscere e del comportamento umano, quelle che molti ancora oggi tendono a separare radicalmente dalla realtà naturale che circonda l’uomo, siano il risultato di un processo filogenetico di enorme complessità e si manifestino anche in altre forme del mondo animale; e, viceversa, come molti meccanismi dell’acquisizione di informazioni e della conoscenza, che vediamo operare un po’ in tutti i gradi della scala zoologica, si ritrovino puntualmente come componenti del nostro comportamento più differenziato. La natura appare dunque come un tessuto continuo e indissolubilmente intrecciato, dove la grande cesura segnata dallo spirito umano e dalla cultura non è data tanto da una novità degli elementi, quanto dal manifestarsi di nuovi gradi di complessità, di più alti livelli di integrazione. Ed è proprio in queste nuove configurazioni di elementi preesistenti che va cercata l’irriducibile specificità dell’uomo.