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Racconti

Francia, fine Ottocento. Parigi e la provincia, la nobiltà in declino e la gretta, avida borghesia, la bohème degli artisti e l’umile esistenza popolare descritta fin nei più sordidi dettagli. Piccole prostitute capaci di inattesi eroismi, amori infelici e legami spezzati, la guerra, l’inettitudine della classe media: temi, personaggi e ambienti, ritratti a volte con ironia, altre con leggerezza, altre ancora invece con grande drammaticità da Guy de Maupassant per comporre l’immagine di un Paese decadente, immobile, di una borghesia piatta e mediocre, condannata a sopportare la realtà senza viverla. “La casa Tellier”, “I racconti della beccaccia”, “La signorina Fifì”, “Le sorelle Rondoli”, “Yvette”, “Miss Harriet”, “Chiar di luna”, “Toine”, “Racconti del giorno e della notte”, “Il signor Parent”, ovvero le principali raccolte di racconti, sono qui proposte nella elegante traduzione di Oreste del Buono.

Racconti

**NOBEL LETTERATURA 1978** «Pochi scrittori riescono a esprimere come Singer l’assoluto di ogni momento significativo della vita – l’amore, la sofferenza, la seduzione, l’orrore che si staglia contro lo sfondo dell’eterno e del nulla.» (Claudio Magris) Isaac Singer nella sua vita ha scritto circa centocinquanta racconti. Questa selezione comprende quelli da lui stesso preferiti, tratti dalle varie raccolte a partire da Gimpel l’idiota, del 1957. Scritti in jiddish e tradotti in americano sotto la sua supervisione, i racconti di Singer danno vita a una rappresentazione caleidoscopica, vivace e visionaria dell’ebraismo in tutte le sue molteplici sfaccettature. Dai racconti soprannaturali, agli spaccati di vita della Varsavia prebellica, alle storie delle comunità ebraiche americane di New York, Miami, California, Singer dipinge personaggi di volta in volta religiosi, candidi, sensuali, patetici, ricchi di umanità nella sua accezione più bestiale e più nobile al tempo stesso.
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### Sinossi
**NOBEL LETTERATURA 1978** «Pochi scrittori riescono a esprimere come Singer l’assoluto di ogni momento significativo della vita – l’amore, la sofferenza, la seduzione, l’orrore che si staglia contro lo sfondo dell’eterno e del nulla.» (Claudio Magris) Isaac Singer nella sua vita ha scritto circa centocinquanta racconti. Questa selezione comprende quelli da lui stesso preferiti, tratti dalle varie raccolte a partire da Gimpel l’idiota, del 1957. Scritti in jiddish e tradotti in americano sotto la sua supervisione, i racconti di Singer danno vita a una rappresentazione caleidoscopica, vivace e visionaria dell’ebraismo in tutte le sue molteplici sfaccettature. Dai racconti soprannaturali, agli spaccati di vita della Varsavia prebellica, alle storie delle comunità ebraiche americane di New York, Miami, California, Singer dipinge personaggi di volta in volta religiosi, candidi, sensuali, patetici, ricchi di umanità nella sua accezione più bestiale e più nobile al tempo stesso.

Il raccontafiabe

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Capuana, maestro del Verismo, pubblicò le fiabe del *Raccontafiabe* dieci anni dopo (nel 1893) la prima esperienza con la letteratura fantastica, il celebre *C’era una volta*. E può stupire che con le severe posizioni della sua scuola letteraria sul rapporto tra realtà vera e scrittura, si abbandonasse voluttuosamente a principini, orchi e incantesimi come faceva nelle fiabe. Ma egli stesso aveva la spiegazione: «Se un importuno mi fosse allora venuto a parlare di cose serie e gravi, gli avrei risposto senza dubbio, che avevo ben altre e più serie faccende per il capo; avevo *Serpentina* in pericolo, o la *Reginotta* che mi moriva di languore per *Ranocchino*, o il *Re* che faceva la terza prova di star sette anni alla pioggia e al sole per guadagnarsi la mano di un’adorata fanciulla». Tra gli «importuni» sarebbe probabilmente da annoverare il suo amico e sodale letterario Verga, che molto lodò le sue invenzioni fiabesche scambiandole per trascrizioni veridiche della «favola genuina delle nostre donne». Cui Capuana replicò: «Non posso resistere alla vanità di dirti che non c’è una sola riga che *la favola genuina delle nostre donne* possa reclamare». Come a dirgli che la rigorosa disciplina del realismo aggiungeva solo alla sue Fiabe quella precisione, quella semplicità, quella consequenzialità, quell’invincibile rapimento, da perfetto universo parallelo alle «cose serie e gravi», che ne fanno gli irraggiunti capolavori del loro genere, tramandati attraverso le generazioni.

Il raccolto rosso 1982-2010

Questo libro è un lungo viaggio cominciato quasi trent’anni fa. La prima immagine viene da Palermo: un altoparlante fissato al tettuccio di una piccola Fiat 127 che diffonde l’Inno alla Gioia di Beethoven e i braccianti che si scoprono il capo di fronte alla bara. Erano gli epici funerali del comunista Pio La Torre ucciso dalla mafia. Poi vennero Dalla Chiesa, Buscetta, Falcone, Riina, Provenzano, Borsellino, Andreotti, la più spaventosa catena di bombe e delitti che un paese d’Europa abbia conosciuto dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Era il “raccolto rosso”: la mietitura con sangue. I tempi in cui sembrava che stesse per venire giù tutto, ma anche che avremmo potuto vincere e liberarci di Cosa Nostra. Enrico Deaglio ha ripreso il viaggio da dove lo lasciò nel lontano 1993, per raccontare il più imprevisto secondo tempo del film. Un lungo inganno perpetrato ai nostri danni, la trattativa segreta tra i vertici dello Stato e quelli della mafia, la Seconda repubblica nata nel sangue e sugli schermi della televisione. Qui compaiono attori che nel primo tempo non si erano visti sulla scena: Ciancimino jr., Berlusconi, Dell’Utri, Gardini, Mangano, gli enigmatici fratelli Graviano e il loro killer di fiducia Gaspare Spatuzza. Misteri, trattative, soldi che hanno accompagnato l’ascesa economica e politica del crimine: ovvero le tristissime conseguenze di una lontana guerra di mafia. Questa è una storia d’Italia che era destinata a rimanere sconosciuta.
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Il quinto Vangelo

N°1 negli Stati Uniti e in Inghilterra Un autore da 2 milioni di copie Un grande thriller New York Times Bestseller 2004. Mentre papa Giovanni Paolo II è sempre più debole e il suo potere vacilla sotto la scure della malattia, una misteriosa mostra viene allestita nei Musei Vaticani. Ma, una settimana prima dell’inaugurazione, il curatore viene assassinato nei giardini della residenza papale di Castel Gandolfo. Nelle stesse ore, in Vaticano, un malintenzionato si introduce nella casa in cui vivono il prete cattolico di rito greco Alex Andreou – consulente della mostra – e il suo figlioletto di cinque anni. I due crimini sono chiaramente collegati, ma la gendarmeria pontificia brancola nel buio, così Alex decide di portare avanti una sua indagine privata. Per trovare il killer, però, deve ricostruire la straordinaria scoperta del curatore della mostra: la più importante reliquia del Cristianesimo, il cui segreto è custodito all’interno dei quattro Vangeli e di un quinto, sconosciuto ai più, chiamato Diatessaron. Ma proprio quando padre Alex comincia a capire quali sconvolgenti conseguenze potrebbe avere una simile rivelazione sul futuro del mondo e della Chiesa, si ritrova braccato da qualcuno senza scrupoli, che segue ogni sua mossa. Stavolta, per sopravvivere, dovrà usare tutto il suo sapere e battere in astuzia chi vorrebbe metterlo a tacere. Tradotto in 35 Paesi Al primo posto delle classifiche americane e inglesi ‘Questo thriller intelligente e pieno di suspense è un must per i fan di Dan Brown.’ People ‘Affascinante… Al centro del libro c’è una storia di sacrificio, perdono e redenzione. Il tutto reso più interessante da riferimenti alla vita comune, a luoghi, eventi e dialoghi realistici, che condurranno il lettore in un viaggio lungo duemila anni.’ Library Journal ‘Questo thriller intrigante e avvincente unisce una storia a tinte forti a riflessioni dotte.’ Sunday Times Ian CaldwellHa scritto insieme a Dustin Thomason il libro Il codice del quattro, rimasto per quarantanove settimane nella classifica dei bestseller del ‘New York Times’. Il quinto Vangelo è il primo romanzo che firma da solo. Vive in Virginia con la moglie e i figli.

(source: Bol.com)

Il Quinto Evangelo

Il quinto evangelo si compone di trenta “frammenti” di un immaginario vangelo apocrifo. Un amico del card. Biffi, il commendatore milanese Migliavacca, avrebbe accidentalmente scoperto il prezioso testo in un pellegrinaggio a Gerusalemme. Al di là della finzione letteraria, i frammenti danno voce alle contestazioni più frequenti dell’insegnamento di Gesù, contestazioni mosse dagli stessi credenti e dai non-credenti. Sono interpretati con rara sagacia e profondo umorismo. E alla fine si rivelano come la visione paradossale degli autentici brani evangelici. Per cui, qualcuno, preoccupato, si chiesto: «È mai possibile che un cardinale abbia pubblicato un libro così dissacrante, così eversivo di tutti i principi fondamentali del cristianesimo?».La chiave di lettura di queste pagine è l’ironia, artificio retorico che si affida – forse un po’ troppo – all´intelligenza del lettore. Il senso finale di questi frammenti e dell’elegante ironia è indurci a riflettere sulla nostra fedeltà a Cristo Signore.Spesso le verità cristiane sono contestate dagli stessi credenti. «Di fronte a queste contestazioni sono costretto a osservare: “Ma guarda che nei discorsi di Gesù c’è proprio il contrario di quello che tu dici”. E qualche volta aggiungo: “Forse non abbiamo tra le mani lo stesso vangelo …”. Biffi propone trenta “frammenti” di un immaginario vangelo apocrifo, che un suo amico, il Commendator Migliavacca, avrebbe accidentalmente scoperto in un pellegrinaggio a Gerusalemme. Questi frammenti sono l’espressione In questi anni in cui i Vangeli apocrifi sono tanto alla moda anche quello scoperto anni fa dal Commendator Migliavacca può essere utile per farci riflettere sulla nostra fedeltà a Cristo Signore.
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### Sinossi
Il quinto evangelo si compone di trenta “frammenti” di un immaginario vangelo apocrifo. Un amico del card. Biffi, il commendatore milanese Migliavacca, avrebbe accidentalmente scoperto il prezioso testo in un pellegrinaggio a Gerusalemme. Al di là della finzione letteraria, i frammenti danno voce alle contestazioni più frequenti dell’insegnamento di Gesù, contestazioni mosse dagli stessi credenti e dai non-credenti. Sono interpretati con rara sagacia e profondo umorismo. E alla fine si rivelano come la visione paradossale degli autentici brani evangelici. Per cui, qualcuno, preoccupato, si chiesto: «È mai possibile che un cardinale abbia pubblicato un libro così dissacrante, così eversivo di tutti i principi fondamentali del cristianesimo?».La chiave di lettura di queste pagine è l’ironia, artificio retorico che si affida – forse un po’ troppo – all´intelligenza del lettore. Il senso finale di questi frammenti e dell’elegante ironia è indurci a riflettere sulla nostra fedeltà a Cristo Signore.Spesso le verità cristiane sono contestate dagli stessi credenti. «Di fronte a queste contestazioni sono costretto a osservare: “Ma guarda che nei discorsi di Gesù c’è proprio il contrario di quello che tu dici”. E qualche volta aggiungo: “Forse non abbiamo tra le mani lo stesso vangelo …”. Biffi propone trenta “frammenti” di un immaginario vangelo apocrifo, che un suo amico, il Commendator Migliavacca, avrebbe accidentalmente scoperto in un pellegrinaggio a Gerusalemme. Questi frammenti sono l’espressione In questi anni in cui i Vangeli apocrifi sono tanto alla moda anche quello scoperto anni fa dal Commendator Migliavacca può essere utile per farci riflettere sulla nostra fedeltà a Cristo Signore.

Quindici innocenti terroristi

Nel febbraio 2002 polizia e carabinieri arrestano a Roma quindici immigrati musulmani. Si tratta soprattutto di marocchini, ma ci sono anche curdi, un pakistano, un algerino, un tunisino. Alcuni vivono da clandestini nella periferia romana, altri frequentano una moschea nel cuore della capitale. Tutti, secondo le tesi dell’accusa, fanno parte di una cellula terroristica che stava preparando un attentato contro l’ambasciata americana. Cinque mesi dopo l’attacco di Al Qaeda agli USA, l’inchiesta romana solleva clamore. I presunti terroristi possedevano mappe dell’ambasciata, un pacchetto contenente della polvere che si scoprirà essere ferricianuro di potassio, moduli falsi per permessi di soggiorno. Nei colloqui intercettati in moschea, i carabinieri sentono parlare di armi e di veleno. A Washington il dipartimento di stato segue con ansia l’indagine. Ma tra il 2004 e il 2005, nei processi in primo grado e in appello, tutti gli imputati vengono assolti; mesi di indagini e migliaia di intercettazioni finiscono nel nulla. Attraverso una rigorosa controinchiesta, questo libro vuole scavare negli atti giudiziari scoprendo le carte dell’accusa, ricostruendo le testimonianze, segnalando le zone d’ombra sfuggite alle investigazioni.
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Qui, dove ci incontriamo

Un libro nomade, che viaggia attraverso l’Europa, dove storie apparentemente disparate si rivelano parti di un tutto, momenti perduti ritrovano il loro posto. Memorie sensuali del passato penetrano nel presente. Città – Madrid, Cracovia, Lisbona, Ginevra, Londra – costituiscono ibridi rievocativi di un vecchio e nuovo mondo. Lisbona è la cornice perfetta per un incontro, una passeggiata e un lungo dialogo con il fantasma della madre: «Una vecchia con l’ombrello sedeva immobile su una panchina del parco. Con quel tipo di immobilità che richiama l’attenzione. Seduta sulla panchina del parco, voleva farsi notare». A Ginevra vive la figlia dell’autore, e c’è la tomba di Jorge Luis Borges: «Le quattro parole sulla parte frontale della stele erano, abbiamo scoperto, in inglese antico (o arcaico). And Ne Forthtedon. Non avere paura». Non c’è autore che riesca, come John Berger, a raccontare l’altra faccia delle città, dei luoghi. Non quello che si può immaginare, ma quello che si riesce a vedere solo con gli occhi dell’immaginazione. Nell’attraversare confini e barriere temporali *Qui, dove ci incontriamo* è un romanzo giocoso, inatteso e bellissimo.
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### Sinossi
Un libro nomade, che viaggia attraverso l’Europa, dove storie apparentemente disparate si rivelano parti di un tutto, momenti perduti ritrovano il loro posto. Memorie sensuali del passato penetrano nel presente. Città – Madrid, Cracovia, Lisbona, Ginevra, Londra – costituiscono ibridi rievocativi di un vecchio e nuovo mondo. Lisbona è la cornice perfetta per un incontro, una passeggiata e un lungo dialogo con il fantasma della madre: «Una vecchia con l’ombrello sedeva immobile su una panchina del parco. Con quel tipo di immobilità che richiama l’attenzione. Seduta sulla panchina del parco, voleva farsi notare». A Ginevra vive la figlia dell’autore, e c’è la tomba di Jorge Luis Borges: «Le quattro parole sulla parte frontale della stele erano, abbiamo scoperto, in inglese antico (o arcaico). And Ne Forthtedon. Non avere paura». Non c’è autore che riesca, come John Berger, a raccontare l’altra faccia delle città, dei luoghi. Non quello che si può immaginare, ma quello che si riesce a vedere solo con gli occhi dell’immaginazione. Nell’attraversare confini e barriere temporali *Qui, dove ci incontriamo* è un romanzo giocoso, inatteso e bellissimo.

Quì, 87° distretto

Un negozio di liquori, un lago d’alcool, un insopportabile puzzo di vino e whisky e gin, un tappeto di cocci, e il cadavere di una donna uccisa con quattro colpi di pistola. Nessun problema per stabilire il nome della vittima: Annie Boone. Più complicato, invece, molto più complicato, fissarne la personalità. Alcolizzata, per l’ex marito, astemia per la sua migliore amica. Donna di gusti raffinati, per un corteggiatore, esuberante e senza inibizioni, per un’ altro. Seria, riservata e inaccessibile, per un terzo, ma i poliziotti sanno per certo che ha avuto almeno un’amante. Steve Carella e gli altri agenti dell’87° Distretto dovranno prima accertare “quale” Annie Boone è stata uccisa, e soltanto dopo potranno puntare l’indice sull’assassino.

Qui Pro Quo

Il libro racconta un mistero: la morte di un editore, dovuta non si sa se a frode o a disgrazia, nella sua casa delle vacanze. Ne segue un indagine che chiama in causa tutti gli ospiti in prima persona. Finché la sua segretaria, una nubile di poche grazie e di molte virtù, risolve o crede di risolvere il caso.

(source: Bol.com)

Questo viaggio chiamavamo amore

“Cosa resta a fare un giovane in questa Europa decrepita? Meglio l’America col suo azzardo dell’ignoto: quando piove, chi non ha casa se la trova…”
È il 1907 quando Dino Campana fugge da Marradi alla volta di Montevideo e poi dell’Argentina. Dato che di quel viaggio non esistono fonti certe, Laura Pariani ipotizza un percorso che dalle rive del Paraná lo porta ai bordelli di Rosario fino ai cantieri ferroviari di Bahía Blanca. Come succederà mezzo secolo dopo al giovanissimo Che Guevara partito a conquistare il mondo su una motocicletta, per il ventenne Dino il vagabondaggio attraverso il Sudamerica – a piedi o su mezzi di fortuna – sarà un’occasione per conoscersi e sentire “con delizia l’uomo nuovo nascere”.
Una ventina d’anni dopo, durante la reclusione a Castel Pulci – tra le angherie dell’infermiere Calibàn, i pasti insipidi e le notti insonni – le domande dello psichiatra Carlo Pariani innescano nel poeta vivide memorie, lettere o telefonate mentali a compagni di viaggio, resoconti di ubriacature e feste selvagge nella pampa, in mezzo a una “natura ineffabilmente dolce e terribile”.
Con una scrittura densa di atmosfere sudamericane, mescolando echi dei “Canti Orfici” con la lingua degli emigranti italiani, Laura Pariani tratteggia il contrasto tra la fiammeggiante vitalità di quella fuga giovanile e l’oscurità dell’ultima tappa del viaggio terreno di Campana.
> > Questo audiobook in edizione integrale vi è offerto in esclusiva per Audible ed è disponibile solamente in formato audio digitale.
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Questo non è un Manifesto

Che sia giunto il momento di cambiare qualcosa, nel mondo in preda alla crisi globale, lo pensano davvero in molti. Che sia il caso di fare qualcosa per limitare tutti quei poteri dominanti, finanziari e politici, che ci hanno portato alla rovina sta diventando un sentimento condiviso. Con questo intenso pamphlet, Hardt e Negri entrano nel merito della questione: non si tratta più, infatti, di protestare, come hanno fatto in questi anni i movimenti di piazza, ma di costruire, facendo emergere principi e pratiche che possano tirarci fuori dall’impasse.Proprio i movimenti hanno messo in evidenza quelli che potrebbero essere i primi principi “costituenti” di un nuovo sistema. In primo luogo, il rifiuto della rappresentanza politica (composta da politici di professione e partiti politici) e la costruzione, in sua vece, di nuovi schemi di partecipazione democratica; poi la valorizzazione del “comune”, come sfera separata sia da quella privata sia da quella pubblica, statale; ma anche la ridefinizione di nuovi significati per il termine “libertà”, con la possibilità di attuare accordi politici per le moltitudini che eccedano ampiamente i limiti delle attuali costituzioni repubblicane.Questi nuovi principi derivano da una lunga elaborazione teorica e sono sempre più messi in pratica a vari livelli in tutto il mondo. L’obiettivo è adesso creare un potere costituente che organizzi queste relazioni rendendole durevoli, promuovendo innovazioni future e rimanendo aperto ai desideri della moltitudine. I movimenti hanno dichiarato una nuova indipendenza e a portarla avanti dovrà essere un potere costituente. Questo libro ci dice come.”Hardt e Negri sono di una straordinaria e rara razza: sono teorici della politica che credono fino in fondo nella gente, nel suo potere e nel suo buon senso nell’autogovernarsi. Il risultato sta in un matrimonio suggestivo di realismo e idealismo.” Naomi Klein, autrice di No Logo
(source: Bol.com)

Questo è Kafka?

Nel corso del lavoro per la sua monumentale biografia di Kafka, Reiner Stach ha isolato novantanove «reperti» che corrispondono ad altrettanti momenti ed episodi, testimoniati dallo scrittore stesso o da suoi amici e contemporanei. Tale mosaico ci mostra un Kafka poco conosciuto: frequentatore di casinò e bordelli, o di un collezionista di foto osé, o in ufficio in preda al fou rire di fronte al sussiegoso superiore, o fra gli appassionati di nuoto e d’aeroplani, o seduto in giostra in mezzo a ragazzine vocianti, ma anche abile falsificatore della firma altrui – si tratti di Thomas Mann o di una sedicenne vagheggiata a Weimar… Fra le sorprese che ci riserva il libro vi è la prima “Lettera al padre”, rivolta ancora ai «Cari genitori», e la piantina dell’appartamento in cui Gregor Samsa si risveglia trasformato in un insetto. Se esilarante è la pubblica lettura della “Colonia penale” in una galleria di Monaco, dove gli astanti cadono in deliquio o fuggono, incapaci di reggere quell’«odore di sangue», mentre Kafka prosegue imperterrito, commovente è la storia delle lettere che lo scrittore attribuisce a una bambola persa in un parco di Berlino, per consolare una bambina in lacrime. Lettere perdute per sempre. Conservato è invece l’appello a Kafka di un infelice messo alle strette dalla cugina che non comprende il senso della “Metamorfosi”.
(source: Bol.com)

Questo è il paese che non amo

In questo libro Antonio Pascale, una delle voci più amate e originali del panorama letterario di oggi, fa i conti una volta per tutte con il nostro paese. E scrive un saggio sull’Italia contemporanea a metà tra l’autobiografia sentimentale e l’inchiesta sul campo.
Dall’arrivo dei primi senegalesi nella provincia campana alla nascita delle televisioni commerciali, dal caso Di Bella al caso Englaro, dalle passioni giovanili ai dubbi della paternità: *Questo è il paese che non amo* è un coinvolgente, implacabile dialogo con il lettore, chiamato a mettere in crisi le sue false certezze. A riconoscere il razzismo dietro l’interesse per gli immigrati, il voyeurismo dietro la curiosità per il male, la militanza ottusa dietro le nuove ideologie, il sopruso dietro l’amore. Con il suo argomentare piano e lucido, mai retorico o sentenzioso, Pascale ci mette davanti alle responsabilità che abbiamo rimandato per tutti questi anni: ammettere i nostri limiti, fare la fatica di crescere, e provare a immaginare un’altra Italia.

Questione di spazio

In una fredda notte di novembre, al fioco chiarore di lampade a carburo, cinque amici partono per andare a caccia sulle vette dolomitiche del Borgà. Oltre agli zaini e ai fucili, portano con sé una ghirba piena di vino, affidata all¿astuto e solitario Celio… Se vi piace “Questione di spazio”, in libreria e in ebook è disponibile il nuovo libro di Mauro Corona “Venti racconti allegri e uno triste”.

Una questione di pane per l’87° Distretto

Cani, gatti, conigli, giraffe… Il signor Grimm ha una vera collezione di animaletti di legno. E un giorno un incendio li riduce tutti in cenere. Il signor Grimm importava questi animaletti dalla Germania per poi rivenderli ai suoi clienti. Ma ora l’incendio ha bloccato tutte le sue attività e rischia di portarlo alla rovina. A meno che l’assicurazione non paghi in tempo, prima che arrivi della nuova merce. L’assicurazione però non paga. Vuole essere certa che il signor Grimm sia estraneo all’incendio. Gli agenti dell’87° Distretto si stanno occupando del caso che parrebbe di tutto riposo. Ma poi inciampano in un cadavere. E all’ipotesi di incendio doloso si aggiunge la certezza di un omicidio. È solo l’inizio.