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Le radici dell’odio. La mia verità sull’Islam

“Ho visto le mussulmane la cui vita vale meno di una vacca o un cammello” scriveva una giovanissima Fallaci nel suo primo reportage sulla condizione delle donne nei paesi islamici, e da allora non ha mai smesso di raccontare il mondo mussulmano senza mezzi termini né concessioni. Dall’Oceano Indiano all’Atlantico, dal deserto palestinese al Golfo Persico, fino al Vecchio Continente, le sue riflessioni hanno percorso il pianeta e i decenni, e risultano ancora oggi drammaticamente attuali. Reportage sull’Islam, cronache indelebili sul Medio Oriente, interviste a terroristi, fino alle invettive seguite all’11 settembre: le parole di Oriana costituiscono una sferzata alla nostra “paura di non essere sufficientemente allineati, obbedienti, servili, e venire scomunicati attraverso l’esilio morale con cui le democrazie deboli e pigre ricattano il cittadino. Paura di essere liberi, insomma. Di prendere rischi, di avere coraggio”. Un esempio di giornalismo che sconvolge per la sua carica profetica, un atto d’accusa senza sconti contro “i figli di Allah che hanno dichiarato guerra all’Occidente”.

Le radici del cielo

“Le Radici del Cielo” ha inizio a Roma nel 2033, una città ormai morta fatta solo di rovine. I suoi abitanti non sembrano ormai avere più niente di umano.Alla periferia di Roma vivono i resti della Chiesa cattolica. Nelle catacombe di San Callisto vivono un centinaio di persone dello Stato Vaticano in una situazione di confusione e perdizione. Il Papa è infatti morto e il potere sembra ormai prendere quasi del tutto verso la parte laica di questa comunità. La famiglia Morii sembra infatti essere vicina alla piena detenzione del potere, una famiglia spietata e senza scrupoli.Il cardinale Ferdinando Albani è riuscito ad ottenere da questa famiglia il permesso di effettuare una spedizione a Venezia. All’interno della basilica di San Marco sarebbe infatti disponibile un tesoro di inestimabile valore che il cardinale vorrebbe portare a Roma. In realtà però il cardinale Ferdinando Albani ha tutt’altro in mente. Sembra infatti che a Venezia viva il patriarca della città. Riuscire a portare il patriarca a Roma significherebbe poter di nuovo convocare un concilio per eleggere un nuovo Papa e fare in modo che il potere non vada nelle mani delle persone sbagliate.Per riuscire in questa impresa il cardinale convoca John Daniels, un sacerdote americano che si trovava proprio a Roma il giorno della distruzione dell’intera città. John Daniels decide di seguire il cardinale in questa segreta missione.Note su Metro 2033 Universe:In Metro 2033: dopo una catastrofe nucleare, i sopravvissuti si trovano a vivere nelle gallerie della metropolitana di Mosca. Ogni stazione diventa uno stato, lo sfondo perfetto per storie e viaggi avvincenti.Nata come un’esperienza interattiva sul web nel 2002, dopo essere stato d’ispirazione ad un videogioco (THQ 2010), e dopo aver raggiunto le 300 mila copie vendute solo in Europa, tradotto in 35 lingue, ora le ambientazioni post‐apocalittiche dei romanzi di fantascienza di Glukhovsky diventano un modello da internazionalizzare.Il giovane autore russo ha internazionalizzato il suo modello narrativo dando vita al Metro 2033 Universe. Cosa succede nel mondo mentre la cittadinanza moscovita si rifugia nei tunnel della metropolitana? Fino ad ora hanno arricchito il progetto di Glukhovsky, autori di Regno Unito, Germania, Spagna, Cuba e probabilmente USA.

(source: Bol.com)

La radice quadrata di un’estate

Il cuore di Gottie si è spezzato tre volte, e sempre d’estate. La prima quando Thomas, il suo migliore amico, se n’è andato senza dirle addio, la seconda quando l’amato nonno è morto, e la terza quando ha creduto di aver trovato il grande amore della sua vita per poi scoprire che era così solo per lei. Gottie è diventata un’isola, da tutti circondata ma irraggiungibile, chiusa nel suo mondo di ricordi e di studi scientifici, per i quali ha un talento davvero fuori dal comune. Poi all’inizio di una nuova estate Thomas inaspettatamente ritorna e si trasferisce proprio nella stanza del nonno. La compresenza fisica di quei due cuori infranti incanta misteriosamente il mondo, e spalanca un tunnel temporale: Gottie inizia a oscillare fra le tre estati dei suoi cuori infranti, quella presente, quella appena passata, in cui è morto il nonno, e quella di tanti anni prima, in cui Thomas se n’è andato. All’inizio Gottie cerca di capire perché tutto ciò stia succedendo, cerca di trovare la radice quadrata dell’estate, ma presto capisce che non è importante: quello che conta è che riavvolgendo il tempo, le fratture nel suo cuore possano essere ricomposte, e guarite.

I Racconti

I racconti by Daniele Del Giudice
C’è un’utopia malinconica nei racconti di Del Giudice. Si trova in una scena ricorrente: qualcuno comunica a qualcun altro la sua passione conoscitiva; e, nel farlo, trova nell’altro una rispondenza, una condivisione; suscita una curiosità viva, sincera. Di conseguenza, la relazione a due è la più vera, perché solo nelle relazioni a due si può fondare la fiducia necessaria per aprirsi a vicenda una soglia, e ospitarsi l’un l’altro. Ma questo tipo di fiducia – è la prima sorpresa che procurano questi racconti – non consiste nel comunicare una situazione interiore; al contrario, il suo contenuto è qualcosa di esterno. Non si fa una confidenza intima, non ci si racconta un segreto ma si descrive un oggetto, un mestiere, una caratteristica tecnica: i particolari di un quadro, la polvere, l’orecchio assoluto, la decomposizione, la lotta, l’architettura cimiteriale, le fortezze militari, le comete…Il rapporto fra due persone ha bisogno di una triangolazione: i loro sguardi debbono convergere su una cosa messa a fuoco in comune. È questa la scena primaria dei racconti di Del Giudice: ed è anche la loro scena ultima, perché lì convergono non solo gli sguardi e gli interessi cognitivi, ma soprattutto i desideri, le attrazioni, le destinazioni sognate dai protagonisti.
dalla prefazione di Tiziano Scarpa

Racconti Fantastici Dell’Ottocento

Racconti fantastici dell’Ottocento by Italo Calvino
Dodici racconti di “fantastico visionario” (da Potocki a Le Fanu) e quattordici di “fantastico quotidiano” (da Poe a Wells). Il volto oscuro e misterioso della letteratura del secolo scorso in una raffinata antologia curata da Italo Calvino.

Racconti di un giovane medico

‘…Una volta, nel 1919, viaggiavo di notte su un treno sgangherato e alla luce di una candela infilata nel collo di una bottiglia scrissi il mio primo racconto’. Così Bulgakov disse di aver compiuto il suo esordio in letteratura. Aveva 28 anni ed era medico. Molti episodi della sua vita di allora forniranno lo spunto per I racconti di un giovane medico, in cui il grande scrittore rivela la profonda umanità e la carica empatica dei suoi incontri con la gente del popolo nella campagna e nelle città russe del primo Novecento.Michail A. Bulgakovnacque nel 1891 a Kiev, dove si laureò in medicina. Dopo la rivoluzione si stabilì a Mosca, collaborando con dei giornali e dedicandosi all’attività letteraria. Nel 1925 la rivista ‘Rossija’ cominciò la pubblicazione del suo primo romanzo, La guardia bianca, presto interrotta. I rapporti dello scrittore con il potere non furono facili e durante gli anni di Stalin le sue opere furono proibite. Bulgakov morì nel 1940. La maggior parte di ciò che scrisse fu dato alle stampe soltanto dopo il 1965. La Newton Compton ha pubblicato Cuore di cane, Il maestro e Margherita e Romanzi e racconti.

(source: Bol.com)

I Racconti Di Pietroburgo

I racconti di Pietroburgo by Nikolaj Vasil’evic Gogol’
Un apologo sull’insanabile conflitto tra ideale e banalità quotidiana (La Prospettiva Nevskij), la dilatazione iperbolica di un nonsenso surreale (Il naso), una storia sulla demonialità del denaro e sul destino dell’artista (Il ritratto), le vicende di un umile impiegato che trasferisce il cocente desiderio di dignità nel sogno di un cappotto nuovo (Il cappotto), l’analisi morbosamente minuziosa della follia di un misero e frustrato “travet” (Le memorie di un pazzo): queste le pedine di un allucinato «mondo alla rovescia» che rivelano i nascosti meccanismi dell’inconscio nell’inevitabile e tragica condizione “moderna” di sdoppiamento e alienazione.

I racconti di Pietroburgo

I racconti di Pietroburgo by Nikolaj Vasil’evic Gogol’
Un apologo sull’insanabile conflitto tra ideale e banalità quotidiana (La Prospettiva Nevskij), la dilatazione iperbolica di un nonsenso surreale (Il naso), una storia sulla demonialità del denaro e sul destino dell’artista (Il ritratto), le vicende di un umile impiegato che trasferisce il cocente desiderio di dignità nel sogno di un cappotto nuovo (Il cappotto), l’analisi morbosamente minuziosa della follia di un misero e frustrato “travet” (Le memorie di un pazzo): queste le pedine di un allucinato «mondo alla rovescia» che rivelano i nascosti meccanismi dell’inconscio nell’inevitabile e tragica condizione “moderna” di sdoppiamento e alienazione.

Racconti di paglia

Nella raccolta “Racconti di Paglia” (scritti da Daniele tra i sedici e i diciassette anni) coabitano la freschezza del ragazzino spaesato e curioso del sesso e la saggezza di chi, nonostante l’età, non può fare a meno di andare al fondo delle cose. Il risultato è un “lavoro culturale” (e cito Luciano Bianciardi per affinità non solo geografiche con Daniele) di grande spessore umano e di grande abilità stilistica.

I racconti delle fate

In questo volume sono raccolte tra le più belle fiabe composte da scrittori francesi del Seicento e del Settecento. La letteratura dell’ultimo periodo del regno di Luigi XIV è stata caratterizzata “dal mondo delle fate”. A tal punto che molti scrittori, decisero di recuperare le favole più suggestive della tradizione popolare e di rielaborarle. E’ anche grazie a questa raccolta che personalità appartenenti a filoni artistici diversi tra loro, da Gustave Doré a Walt Disney, da Maurice Ravel a Jean Cocteau, hanno tratto ispirazione nella creazione di diversi loro capolavori. Nota: gli e-book editi da E-text in collaborazione con Liber Liber sono tutti privi di DRM; si possono quindi leggere su qualsiasi lettore di e-book, si possono copiare su più dispositivi e, volendo, si possono anche modificare. Questo e-book aiuta il sito di Liber Liber, una mediateca che rende disponibili gratuitamente migliaia di capolavori della letteratura e della musica.

Racconti dell’età del jazz

Durante la sua carriera, Francis Scott Fitzgerald fu autore di oltre duecento racconti, che gli garantirono enorme popolarità e gli offrirono spesso un utile terreno di sperimentazione. Questa è la più celebre delle sue raccolte di short stories: scritti originariamente per varie riviste e poi pubblicati nel 1922, i “Racconti dell’età del jazz” sono undici ritratti dei “ruggenti anni Venti”, un’epoca fatta di scanzonatezza, balli sfrenati, sogni di successo, liberazione dei costumi; ma nascondono anche una dolente riflessione sul rapporto tra fantasia e realtà, e sulla natura della felicità umana. Oggi i “Racconti” rivivono in una nuova traduzione di Giuseppe Culicchia, autore dei romanzi “Tutti giù per terra”. “Un’estate al mare” e “Brucia la città”, e accompagnati da una postfazione del traduttore e da una prefazione storico-critica dell’americanista Sara Antonelli.
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I racconti del tempo

Diamo seguito con questo numero all’iniziativa, nata con il fascicolo dedicato a Robert Sheckley (Urania 285), di presentare periodicamente un’antologia di racconti di fantascienza. Questa volta si tratta di John Wyndham che insieme ad Arthur Clarke è uno dei due “grandi” della FS inglese. Di lui, crediamo, si conoscono in Italia soltanto i romanzi, dal famoso “L’orrenda invasione”, al “Risveglio dell’Abisso”, a quel “Villaggio dei dannati”, di cui si è vista di recente un’ottima riduzione cinematografica. Delle stesse qualità di lucido e realistico narratore che trae gli effetti più sconvolgenti e suggestivi proprio dalla scorrevolezza, dalla quotidianità, dal britannico garbo delle storie che inventa, Wyndham dà prova, forse in misura anche maggiore, in questa eccezionale “vetrina” di testi più brevi, che comprende una ricca gamma di temi, dalla fotografica descrizione di un monosessuato futuro, al paradosso temporale, alla società post-atomica, alle stravaganti relazioni tra uomo e robot.
Contiene:
CONSIDERA LE SUE VIE – Consider her ways (1961)
IL LASCITO – Odd (1961)
PROBLEMA D’IDENTITA’ – Random Quest (1961)
UNA – Una (1956)
LA RUOTA – The wheel (1956)

I racconti del sesso e della menzogna

Benvenuti nella «società della menzogna». Una società che santifica la verginità pur essendo la quinta al mondo per consumo di pornografia online. Tredici racconti sulla sessualità in Marocco: tredici testimonianze spontanee raccolte dalla scrittrice Leïla Slimani. Sono voci di donne di estrazione sociale differente, con un livello di istruzione e un sentimento religioso profondamente diversi, eppure parlano tutte la stessa lingua e muovono un atto di accusa senza riserve verso una società in netta contraddizione tra quanto predica e quanto vive. La studentessa, la prostituta, il medico, l’attivista, il poliziotto ci offrono uno spaccato spietato della vita sessuale in Marocco, fatta di incontri rubati, consumati nei cantieri abbandonati, con la paura di essere scoperti dalla polizia o aggrediti da qualcuno. Il sesso fuori dal matrimonio è proibito per legge, il codice penale sanziona il crimine con due anni di carcere. Non si può abortire, a meno di non essere state violentate. Succede anche che le donne vittime di stupro possano essere sposate dai loro stessi violentatori. Questo è quello che prescrive la legge marocchina oggi, una giurisprudenza scollata dalle esigenze di una comunità per molti versi modernizzata, in cui le donne reclamano il tempo di conoscere e desiderare gli uomini con cui escono e rivendicano la libertà di rifiutarli. Se le ragazze non parlano di sesso in famiglia, né confidano alle amiche le loro relazioni non ufficiali, dall’altra i giovani uomini non sposano donne che abbiano perso la verginità. Che tipo di società è questa? Leïla Slimani, scrittrice premio Goncourt all’apice del successo e acuta osservatrice dell’identità femminile nelle sue infinite declinazioni, lascia alle parole di queste donne la risposta.
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### Sinossi
Benvenuti nella «società della menzogna». Una società che santifica la verginità pur essendo la quinta al mondo per consumo di pornografia online. Tredici racconti sulla sessualità in Marocco: tredici testimonianze spontanee raccolte dalla scrittrice Leïla Slimani. Sono voci di donne di estrazione sociale differente, con un livello di istruzione e un sentimento religioso profondamente diversi, eppure parlano tutte la stessa lingua e muovono un atto di accusa senza riserve verso una società in netta contraddizione tra quanto predica e quanto vive. La studentessa, la prostituta, il medico, l’attivista, il poliziotto ci offrono uno spaccato spietato della vita sessuale in Marocco, fatta di incontri rubati, consumati nei cantieri abbandonati, con la paura di essere scoperti dalla polizia o aggrediti da qualcuno. Il sesso fuori dal matrimonio è proibito per legge, il codice penale sanziona il crimine con due anni di carcere. Non si può abortire, a meno di non essere state violentate. Succede anche che le donne vittime di stupro possano essere sposate dai loro stessi violentatori. Questo è quello che prescrive la legge marocchina oggi, una giurisprudenza scollata dalle esigenze di una comunità per molti versi modernizzata, in cui le donne reclamano il tempo di conoscere e desiderare gli uomini con cui escono e rivendicano la libertà di rifiutarli. Se le ragazze non parlano di sesso in famiglia, né confidano alle amiche le loro relazioni non ufficiali, dall’altra i giovani uomini non sposano donne che abbiano perso la verginità. Che tipo di società è questa? Leïla Slimani, scrittrice premio Goncourt all’apice del successo e acuta osservatrice dell’identità femminile nelle sue infinite declinazioni, lascia alle parole di queste donne la risposta.

Racconti con colonna sonora e altri «in giallo»

Nove storie sommerse di bassifondi e periferie sterminate, dai porti del mediterraneo fino alle lagune del nord Europa, con visioni africane. Racconti che rubano il tempo a sax, tamburi e giri ostinati di basso. Storie dettate dalla musica: «Ogni musica, evoca immagini, in chi ascolta … chi riesce, a immaginare Toro Seduto che guida le truppe, e Custer laggiù in fondo, e le urla dei morenti – con La Primavera, in sottofondo?». Così Sergio Atzeni – l’energia dei trent’anni – danza il proprio rito di iniziazione al mestiere di scrittore. Batte e conta i passi e il tempo di un rigoroso lavoro di parola dove si fondono rhythm’n’blues, rock, fumetto, pop music, slang criminale, jazz e giovani vite randagie. La carica progettuale, il respiro della prosa, le coordinate poetiche sono già quelle dell’imminente e grandiosa stagione romanzesca: dall’Apologo del giudice bandito a Il quinto passo è l’addio. Un capitolo indispensabile alla lettura del romanzo-Atzeni, in una veste critica che ne illustra le pieghe più nascoste.

Racconti africani

Lo sfondo a questi undici racconti, certamente tra i più suggestivi che siano mai stati scritti sull’Africa, è il grandioso e lussureggiante paesaggio della Rhodesia, l’attuale Zimbabwe, dove Doris Lessing trascorse l’infanzia e l’adolescenza quando questa regione faceva parte dell’impero britannico. Le vicende si svolgono in anni in cui la questione razziale, non ancora esplosiva, incomincia ad affacciarsi alla coscienza dei figli e dei nipoti dei primi coloni inglesi: emblematico è il racconto intitolato Il vecchio Capo Mshlanga, in cui una ragazza inglese nata e cresciuta sotto “l’antico sole africano” si rende conto, a poco a poco, dell’infondatezza dei pregiudizi dei bianchi e scopre l’insopportabile solitudine alla quale ella stessa è condannata dalla barriera razziale. Vi sono racconti in cui è centrale il dramma dei neri, defraudati dalle terre e costretti ad assistere impotenti alla disgregazione del loro mondo tribale e ve ne sono altri in cui è messa a fuoco l’insicurezza serpeggiante tra i bianchi, soffocati dalla meschinità di un ambiente sociale ghettizzante e conformista. In questa splendida raccolta, che evoca magistralmente i sintomi di una crisi di coscienza di portata storica, Doris Lessing ha saputo delineare un dramma che, infine, assume un valore universale: “L’Africa ti insegna che l’uomo è una piccola creatura, in mezzo a tante creature, in un grande panorama.”.