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La Favola Di Amore E Psiche

Nato verso il 125 d.C. a Madauro, nell’attuale Algeria, Lucio Apuleio ci ha lasciato un vero capolavoro: un ‘romanzo’ in undici libri, Le Metamorfosi, di cui La favola di Eros e Psiche costituisce un’inserzione e, forse, il momento di più felice ispirazione. All’ingenuità fiabesca, che permette di accostarla con l’immediata partecipazione emotiva con cui i bambini ascoltano i racconti di fate e di magia, si uniscono, per chi vuole cercarlo, un profondo significato religioso e, per la persona innamorata, un’occasione per rispecchiarsi nell’estasi, nel tormento e nelle durissime prove che l’Anima deve affrontare quando incontra l’Amore.

La favola dei due orologi

Trigger Argee non vuole restare a Maccadon. I suoi pensieri sono per Blule Inger, che, sul sistema di manon, è in pericolo vicino alla piccola Nelauk. Ma, coinvolta suo malgrado in un intrigo politico, si troverà alle prese con entità malvagie, scatenate inesorabilmete contro la razza umana. E per essa continuerà a lottare finché perverrà ad una svolta che deciderà il destino della civiltà della sua gente.

La fantastica storia di Silvio Berlusconi. Dell’uomo che portò il paese in guerra senza avere fatto il servizio militare

Una storia fantastica. Una storia verosimile. Una storia vera. Un genere narrativo adeguato ai tempi che viviamo. In cui ciò che sembra impossibile e pazzesco accade davvero; e ciò che è realmente accaduto viene dimenticato, annullato d’imperio. Al lettore il divertente (e facile) compito di distinguere il vero dal fantastico con l’aiuto delle tonalità e dei contesti usati nella narrazione ma anche riandando alla sterminata letteratura scritta o raccontata su Berlusconi o da Berlusconi in quest’ultimo decennio. Con l’aiuto dell’illustratore e fumettista Paolo Deandrea Nando dalla Chiesa ripercorre la storia di Silvio Berlusconi tra sorriso amaro, ironia e invenzione.
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La fanciulla con la spada

Davvero impossibile resisterle, il sorriso della giovane Eva MacArthur è simile a un cielo luminosissimo: questo ripete nella sua mente Lachlann, il giovane fabbro di Argyll. Ma come tutti sanno Eva, figlia del capoclan, erede di un’isola e di un castello, è stata promessa in sposa a Colin Campbell, tra i consiglieri preferiti del re e di molti anni più anziano di lei. Quando però Colin tradisce la famiglia MacArthur, la ragazza decide di prendere in mano la situazione, rifiutando l’ineluttabilità del suo destino. Si unisce così a Lachlann, l’unico uomo a offrirle sicurezza, e insieme a lui decide di cercare vendetta e giustizia…

La famiglia Karnowski

Bastano a volte poche pagine per accorgersi di avere fra le mani un grande romanzo, e per cogliere quel timbro puro che ne fa un classico. È ciò che accade con *La famiglia Karnowski* di Israel J. Singer, maestro dimenticato, rimasto per troppo tempo nel cono d’ombra del più celebre fratello minore Isaac B., Premio Nobel per la letteratura. La pubblicazione di questo libro, fra i memorabili del secolo scorso, ha quindi il sapore di un evento, e di un risarcimento: finalmente, il lettore potrà immergersi nel grandioso affresco familiare in cui si snoda, attraverso tre generazioni e tre paesi – Polonia, Germania e America –, la saga dei Karnowski. Che comincia con David, il capostipite, il quale all’alba del Novecento lascia lo shtetl polacco in cui è nato, ai suoi occhi emblema dell’oscurantismo, per dirigersi alla volta di Berlino, forte del suo tedesco impeccabile e ispirato dal principio secondo il quale bisogna «essere ebrei in casa e uomini in strada». Il figlio Georg, divenuto un apprezzato medico e sposato a una gentile, incarnerà il vertice del percorso di integrazione e ascesa sociale dei Karnowski – percorso che imboccherà però la fatale parabola discendente con il nipote: lacerato dal disprezzo di sé, Jegor, capovolgendo il razzismo nazista in cui è cresciuto, porterà alle estreme conseguenze, in una New York straniante e nemica, la contraddizione che innerva l’intera storia familiare. Con una sapiente orchestrazione che è insieme un *crescendo* e un inabissarsi, Singer non solo ci regala pagine d’inconsueta bellezza ma getta anche uno sguardo chiaroveggente sulla situazione degli ebrei nel­l’Europa dei suoi anni, rivelando quelle virtù profetiche che, quasi loro malgrado, solo i veri scrittori possiedono.

LA FABBRICA DI FRANKENSTEIN

La crio-genetica non è un sogno fantascientifico. Nel 1967, a Phoenix, in Arizona, fu per la prima volta “ibernato” un malato incurabile che aspetta tuttora il giorno in cui il cancro sarà debellato e gli scienziati potranno estrarlo dal suo congelatore. L’istituto del dottor Hobbes è appunto questo: una banca di semi-morti, un magazzino di risuscitandi. E il giorno del primo grande esperimento di rianimazione è venuto. Ma perchè avviene quasi in segreto, in una piccola isola al largo della California? Chi sono gli specialisti incaricati dell’operazione? Chi è l’uomo prescelto per il miracolo? Earl Jazine, il detective dello Speciale Ufficio Federale che i nostri lettori già conoscono (Urania 652 e 666), la ritiene un’indagine di ordinaria amministrazione. Ma ben presto deve constatare che quest’isola del futuribile rassomiglia sinistramente alla vecchia isola di Agatha Christie e dei suoi Dieci Piccoli Indiani.

La Driade e la Strega

E se lo spietato destino di una Driade e una strega reggesse la vita di un intero mondo? Elementali è una terra governata dalla sacralità della Natura, disseminata di Foreste incantate, creature mitologiche, castelli opulenti, villaggi oppressi e un’Accademia di stregoneria celata nel mistero. Chi è Celia? Quali sono le sue origini e perché possiede un marchio a forma di mezzaluna su un polso? Chi è Yvonne? Perché il suo passato e il suo futuro sono indecifrabili e i suoi comportamenti hanno attirato pericolose curiosità? Quali forze intrecciano due identità così diverse? Ma soprattutto… la storia le vedrà alleate o avversarie? In uno scenario fantasy sempre più spietato e sfaccettato, raggirato da personaggi mossi da secondi fini, le protagoniste si troveranno a lottare per ciò in cui credono, mettere in discussione la loro identità, svelare segreti e menzogne (col rischio di esserne travolte) e sacrificare se stesse per abbracciare un destino che pare già tracciato. Un destino di imprevedibili incontri, battaglie, fughe, intrighi e avventure mozzafiato.

La donna sulla luna

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Berlino 1929. Mentre la Repubblica di Weimar vive i suoi ultimi giorni e sulla Germania si addensano le nubi dell’uragano nazista, il cinema tedesco conosce la sua stagione più creativa e felice. Il grande Fritz Lang sta lavorando alle riprese di quello che diventerà un capolavoro – perduto – della fantascienza, “La donna sulla Luna”. Ad aiutarlo, un giovane esperto di razzi di nome Wernher von Braun, destinato a fare molta strada. La pellicola attira l’attenzione di Joseph Goebbels e dell’establishment del partito nazionalsocialista, che da tempo accarezza l’idea del primato ariano nella conquista dello spazio. E la tensione cresce ulteriormente quando, proprio nello studio in cui è stato ricostruito il suolo lunare, viene ritrovato il cadavere di una consulente. La produzione fa di tutto per dimostrare che si è trattato di un banale incidente, ma Egon Meinecke, il responsabile della sicurezza interna, non crede alla versione ufficiale dei fatti. Anche perché quella morte è stata profetizzata da Erik Jan Hanussen, il mago di Hitler. Destreggiandosi tra le ombre della follia esoterica del nazismo, Egon inizia una sua scomoda indagine, alla ricerca di un impossibile assassino che nessuno ha visto entrare né uscire dal set…
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La donna nelle civiltà antiche

La figura della donna nelle civiltà antiche appare spesso legata a luoghi comuni più o meno definiti che tendono a livellare l’aspetto femminile come identico in tutte le civiltà millenarie. La donna “tipica” è la donna che fila, che accudisce la casa e che consacra la sua esistenza alla famiglia. In realtà rima che le civiltà patriarcali facessero il loro ingresso nella storia e prima che il Cristianesimo ponesse la gerarchia maschile, le donne erano pari agli uomini, o comunque detentrici di diritti che permettevano loro di vivere appieno la loro esistenza senza accontentarsi di una posizione defilata. Un viaggio attraverso le civiltà del mediterraneo che si conclude con un aspetto moderno e provocatorio: il rito della prostituzione sacra che offre una nuova prospettiva sul significato del sesso pre-Cristiano.
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### Sinossi
La figura della donna nelle civiltà antiche appare spesso legata a luoghi comuni più o meno definiti che tendono a livellare l’aspetto femminile come identico in tutte le civiltà millenarie. La donna “tipica” è la donna che fila, che accudisce la casa e che consacra la sua esistenza alla famiglia. In realtà rima che le civiltà patriarcali facessero il loro ingresso nella storia e prima che il Cristianesimo ponesse la gerarchia maschile, le donne erano pari agli uomini, o comunque detentrici di diritti che permettevano loro di vivere appieno la loro esistenza senza accontentarsi di una posizione defilata. Un viaggio attraverso le civiltà del mediterraneo che si conclude con un aspetto moderno e provocatorio: il rito della prostituzione sacra che offre una nuova prospettiva sul significato del sesso pre-Cristiano.

La donna giusta

Un pomeriggio, in una elegante pasticceria di Budapest, davanti a un gelato al pistacchio, una donna racconta a un’altra donna come un giorno, avendo trovato nel portafogli di suo marito un pezzetto di nastro viola, abbia capito che nella vita di lui c’era stata, e forse c’era ancora, una passione segreta e bruciante, e come da quel momento abbia cercato, invano, di riconquistarlo. Una notte, in un caffè della stessa città, bevendo vino e fumando una sigaretta dopo l’altra, l’uomo che è stato suo marito racconta a un altro uomo come abbia aspettato per anni una donna che era diventata per lui una ragione di vita e insieme «un veleno mortale», e come, dopo aver lasciato per lei la prima moglie, l’abbia sposata – e poi inesorabilmente perduta. All’alba, in un alberghetto di Roma, sfogliando un album di fotografie, questa stessa donna racconta al suo amante (un batterista ungherese) come lei, la serva venuta dalla campagna, sia riuscita a sposare un uomo ricco, e come nella passione possa esserci ferocia, risentimento, vendetta. Molti anni dopo, nel bar di New York dove lavora, sarà proprio il batterista a raccontare a un esule del suo stesso paese l’epilogo di tutta la storia – e in qualche modo a tirarne le fila. Al pari delle Braci e di Divorzio a Buda, questo romanzo appartiene al periodo più felice e incandescente dell’opera di Márai, quegli anni Quaranta in cui lo scrittore sembra aver voluto fissare in perfetti cristalli alcuni intrecci di passioni e menzogne, di tradimenti e crudeltà, di rivolte e dedizioni che hanno una stupefacente capacità di parlare a ogni lettore.
Nel 1941 Márai pubblicò Az igazi [La donna giusta], un romanzo composto di due lunghi monologhi; per l’edizione tedesca del 1949 (Wandlungen der Ehe) ne aggiunse un terzo, scritto durante il suo esilio italiano; nel 1980 quest’ultimo fu da lui rielaborato e dato alle stampe, insieme all’epilogo, con il titolo Judit… és az utóhang [Judit… e un epilogo]. La presente edizione raduna per la prima volta le quattro parti del romanzo

La donna è un’isola

La donna è un’isola by Auður Ava Ólafsdóttir
Lei ha trentatre anni, traduce testi per riviste specialistiche dall’islandese in undici lingue straniere, e consegna a domicilio i suoi lavori. Porta i capelli cortissimi, ama correre, e per entrare in casa degli amici non passa mai dalla porta principale ma scavalca i recinti e attraversa i giardini. È sposata da quattro anni e non ha, e non desidera avere, figli. Per contro, ha un’amica, Audur, una musicista squinternata che vive in un regime di totale anarchia: ha avuto un figlio, Tumi, che è sordo e ha gravi problemi di vista, e ora aspetta una coppia di gemelle da un altro uomo che non frequenta piú.
Inizia la storia. Nella stessa serata la protagonista investe un’oca, la raccoglie per poi cucinarla; visita il suo amante promettendosi che è l’ultima volta; consulta una sorta di chiaroveggente che le predice alcuni eventi che poi si verificheranno, fra cui una fortunata vincita alla lotteria dei sordomuti; torna a casa e il marito le dichiara di punto in bianco che vuole separarsi e che ama un’altra che aspetta già un figlio da lui. Per la protagonista è evidentemente tempo di cambiamenti.
Decide cosí di prendersi una vacanza, anche se è novembre e piove ininterrottamente, e di fare un viaggio insieme a Tumi, che le è stato affidato da Audur prima per pochi giorni, poi per un tempo non ben determinato. I due iniziano un periplo di un’isola che assomiglia all’Islanda, in compagnia di alcuni peluche, una cassa di libri, tre pesci rossi e un gatto. Durante questo viaggio la donna e il bambino vivranno magiche avventure e incontreranno strani personaggi, ma soprattutto impareranno un modo tutto loro per comunicare, capirsi e volersi bene. Un possibile senso di maternità.
Chiude il libro una bizzarra appendice, quarantasette ricette di cucina raccontate in maniera romanzata: si va dalle polpette di pesce al pane con salmone affumicato, dal riso al latte al dolce di Natale, dalla bistecca di balena all’oca farcita, ma c’è anche la ricetta del caffè imbevibile, o quella di un dolce solo sognato. A chiudere, la spiegazione di come si fanno le calze di lana ai ferri.

La donna e la scimmia

“La donna e la scimmia” è una storia d’amore tra Madalene, moglie di un noto zoologo con cui divide un’infelice vita coniugale, e Erasmus, uno strano esemplare di scimmia, che sfuggito a un trafficante di animali, viene affidato proprio al marito di Madalene, ambizioso scienziato che scopre di avere fra le mani un genere di mammifero ancora sconosciuto, un antropoide di straordinaria intelligenza. Madalene, affascinata da Erasmus, lo libera e fugge con lui per vivere una vita selvaggia e spregiudicata, muovendosi agilmente sui tetti di Londra come se fosse la giungla o la foresta primordiale. Ma Erasmus è giunto in Inghilterra con una missione da compiere. Forse non è la creatura che appare, forse non è l’anello mancante tra primati e uomini.

La donna di trent’anni

Un ritratto di donna di straordinaria finezza psicologica. La romantica storia d’amore tra Julie d’Aiglemont, moglie e madre inappagata, e un giovane dalle grandi speranze, che dissolve in lei “il fantasma metafisico della ragione”.

La donna di Avalon

Merlino e Uther un tempo erano stati compagni inseparabili. Una volta cresciuti, c’è solo una persona che Merlino abbia amato di più: sua moglie Cassandra. Aveva giurato di proteggerla da ogni pericolo, lei e il figlio che portava in grembo, ma il giorno in cui una mano feroce le si era scagliata contro non ne era stato capace. Quel drammatico episodio segna profondamente il suo animo, inaridendolo e istillandovi un odio implacabile. È Uther il primo a pagarne le conseguenze. Per gli amici di un tempo, le strade si separano. Merlino diventerà uno stregone sempre più potente, mentre Uther, salito al trono della Cambria, tuttavia, dovrà affrontare altre difficili prove, in un gioco complesso di tradimenti e alleanze; fino alla nascita di suo figlio, cui sarà dato il nome di Artù. Ed è da qui che inizia la leggenda.

La donna dello scandalo (I Romanzi Oro)

Lady Catriona Hennessy, rispettabile nobildonna scozzese, sa che prima o poi dovrà sposarsi, ma lo farà solo con un uomo morigerato che le lasci gestire il suo maniero come ha sempre fatto. Sfortunatamente per lei la Signora, lo spirito che protegge la valle, ha altri progetti, e le invia in sogno il volto dell’uomo prescelto: nientemeno che Richard Cynster, meglio conosciuto come Scandal. Ma come può Catriona sposare un uomo autoritario, con la reputazione di un libertino, e per di più inglese? Benché affascinata dal suo sguardo e dal fisico conturbante, l’orgogliosa scozzese è fermamente decisa a non cedere alle sue promesse d’amore…

(source: Bol.com)