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La forza imprevedibile delle parole

La forza imprevedibile delle parole by Clara Sanchez
«*Un’autrice bestseller.*»
**IO Donna**
«*I suoi libri vendono milioni di copie.*»
**Oggi – Lavinia Capritti**
«*Un’autrice che sa raccontare storie di donne alla scoperta di sé stesse riscuotendo un grande successo in tutto il mondo.*»
**Corriere della Sera**
«*Un’autrice in cima alle classifiche bestseller.*»
**D-Repubblica – Gloria Riva**
**Pensi davvero che ogni incontro sia casuale?**
**Pensi davvero che tutto sia nelle mani del destino?**
**Non credere a nessuno.**
**Non è oro tutto quello che luccica.**
All’improvviso il silenzio della casa sembra avvolgere ogni cosa. Natalia ha appena accompagnato le figlie all’aeroporto e non le resta che aspettare il ritorno del marito dal lavoro. Non è questa la vita che aveva immaginato. Non era così che si vedeva dopo i quarant’anni. Per questo quando le arriva l’invito a un aperitivo nell’elegante casa di un’amica decide di accettare. Ma quello che doveva essere un tranquillo pomeriggio di chiacchiere diventa qualcosa di più. Perché quella sera Natalia incontra l’affascinante Raúl Montenegro. L’ombroso avventuriero la conquista con i suoi racconti e, accanto a lui, Natalia ritrova una voglia di vivere che credeva perduta. Perché a volte le parole hanno un potere inaspettato e la loro forza può essere imprevedibile. Dal giorno seguente, però, Natalia comincia a ricevere strani biglietti, che la riempiono di dubbi. Non riesce a spiegarsi questo comportamento di Raúl: nulla durante il loro primo incontro le aveva lasciato presagire di non potersi fidare di lui. Finché l’uomo le propone un incontro al quale poi non si presenta. Al suo posto c’è uno sconosciuto, che le rivela che Raúl è fuori città. Natalia non riesce a credergli: capisce che l’incontro di quella sera forse non è stato casuale; capisce che qualcosa le viene nascosto. Ma non può immaginare che quel qualcosa sia il centro di un fitto intrico di inganni e di bugie. E Natalia si scopre suo malgrado pedina di una partita che può vincere solo trovando dentro di sé tutta la forza di cui è capace.
Dopo il successo internazionale di *Stupore di una notte di luce*, seguito di *Profumo delle foglie di limone*, per mesi nelle classifiche anche in Italia, Clara Sánchez torna con un nuovo romanzo che ha per protagonista una donna alla ricerca di una svolta nella propria vita, imbrigliata in una rete di falsità e segreti. Perché non è mai oro quello che luccica intorno a noi. E bisogna sempre avere il coraggio di scavare a fondo per trovare la verità.

La forza del desiderio

Il senso di colpa più profondo, l’unico giustificabile è quello di tradire, cedere sulla propria vocazione. Questa la verità che l’autore presenta attraverso delle riflessioni sulla parola “desiderio”. Finché c’è desiderio, c’è la vita. Il desiderio allunga la vita, ne dilata l’orizzonte. E quando qualcuno rinuncia ad ascoltare la chiamata del proprio desiderio, lì la vita si ammala.
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La fortezza dei cosmonauti (Urania)

La fortezza dei cosmonauti (Urania) by Ken MacLeod
Matt Cairns fugge dalla Scozia per approdare su una stazione spaziale; ha con sé informazioni cruciali fornite dagli alieni che darebbero agli esseri umani i mezzi per il viaggio interstellare. Duecento anni dopo, il biologo Gregor Cairns, un discendente degli esploratori che hanno colonizzato il pianeta Mingulay, si rende conto che navigare tra le stelle potrebbe essere alla portata degli umani… Una doppia trama sul viaggio umano nello spazio, Cosmonaut Keep (“Urania” n. 1541), apre la trilogia degli Engines of Light cui appartengono anche Dark Light (Luce nera, 2002, n. 1545) ed Engine City (id., 2003, n. 1549).

La fortezza

Danny, 35 anni, newyorkese d’adozione, drogato di internet e di public relations ma senza un impiego degno di tal nome, si ritrova, grazie a un invito inaspettato, in un castello medievale dell’Europa Centrale, che suo cugino Howard ha comprato e vuole ristrutturare per farne un resort di lusso dedicato al silenzio e alla meditazione: l’invito ha forse a che fare con il traumatico passato che lega i due? Il senso di spaesamento e minaccia che Danny prova è frutto di paranoia o il castello, fra i suoi intricati corridoi e i bizzarri personaggi che lo abitano, nasconde davvero un mistero? E ancora: chi è il narratore che sta scrivendo questa storia, perché è detenuto in un carcere di massima sicurezza, quale rapporto ha con i due cugini? Un classico romanzo ‘gotico’, nelle mani geniali di Jennifer Egan, diventa un affascinante gioco letterario e una riflessione sul reale e il virtuale nella società contemporanea; ma al tempo stesso, fra atmosfere da ghost story e sorprendenti colpi di scena, non smette di tenere il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina.

(source: Bol.com)

La forma dell’acqua

Baltimora, 1962. Dopo aver perso l’uso della voce a causa di un incidente, la giovane Elisa conduce una vita spenta, senza ambizioni. Ma un giorno, all’interno del laboratorio in cui lavora come donna delle pulizie, entra per sbaglio in una stanza e fa una scoperta straordinaria: in una vasca piena d’acqua c’è una strana creatura. È sicuramente prigioniera e con ogni probabilità è lì perché oggetto di un esperimento. Ma cos’è? Anzi: chi è?
All’insaputa di tutti, Elisa entra in contatto con quella creatura e tra i due si crea un legame sempre più forte. Un legame incomprensibile al mondo, che vede in lei una donna insignificante e nella creatura soltanto un mostro da studiare. Un legame che però ha i tratti e la forza del vero amore…
Una fiaba dark, straordinariamente romantica e soprattutto attualissima perché affronta, con delicatezza e passione, la paura (ingiustificata) del diverso.

La foresta di Duncton

Nel cuore della Vecchia Inghilterra si estende la vasta e misteriosa Foresta di Duncton. Nelle sue viscere, in uno sterminato labirinto di gallerie, si svolge la vita della complessa e multiforme società delle talpe, nelle cui vicende è simboleggiata l’eterna lotta tra il Bene e il Male, che da sempre assilla l’umanità intera. Le talpe della Foresta sono di varia estrazione e origine. Ci sono gli aggressivi Occidentali, gli indipendenti Orientali, ribelli a ogni autorità, i riservati e deboli Paludesi. Nonostante le differenze, essi fanno tutti parte del vecchio, e una volta glorioso, Sistema delle Talpe, e sono tutti tiranneggiati attualmente da una, tanto potente quanto ottusa, il cui nome, Mandrake di Siabod, è una maledizione per coloro stessi che lo pronunciano. La radice del Male che serpeggia nella Foresta non ha però origine soltanto nella protervia di Mandrake, ma soprattutto nel crescente disinteresse che la società delle talpe manifesta per le tradizioni e i riti di un tempo, specialmente quelli riguardanti la Settima Pietra Immobile, fondamento e simbolo del vecchio ordine. Sacra e misteriosa, essa è ormai perduta per il popolo delle talpe, che ignora persino il luogo in cui si erge. La salvezza consiste nel ritrovarla; ed è alla sua ricerca che parte il giovane Felce, sorretto dall’amore di Rebecca, figlia di Mandrake, e aiutato da Boswell, lo scriba di Uffington: un viaggio epico e fantastico, che riecheggia vagamente quello di Lancillotto alla conquista del Santo Graal. Mirabile allegoria della storia e del destino dell’intero genere umano, La Foresta di Duncton è un grandioso romanzo che esplora la natura stessa di sentimenti quali l’amore e l’odio, e di concetti come la libertà e la schiavitù, presentandosi con tutte le qualità di un moderno classico. 

La foresta degli orrori

Trenta taglialegna terrorizzati cercano di fuggire da un bosco urlando, mentre degli oggetti verdi luminescenti calano su di loro. Dopo la loro misteriosa scomparsa, Mulder dice che un incidente simile si era verificato nella stessa zona sessant’anni prima. Il ranger del posto e il capo della sicurezza della segheria per la quale lavoravano i taglialegna, pensano che i responsabili di tutto siano gli eco-terroristi. Fox e Mulder sono di nuovo alle prese con una verità sconcertante, dalla quale uscirne vivi potrà diventare quasi impossibile.

La Fine Di Scipione

*«Io e Annibale siamo stati entrambi grandi generali, traditi dai nostri rispettivi Senati, esiliati: come non potrei provare empatia per quest’uomo, nonostante lo abbia combattuto per anni?»*
Publio Cornelio Scipione sa di essere arrivato alla fine. È il 190 a.C. La crisi siriaca è al suo culmine, e Roma, anche se sfinita da anni di guerra, ha deciso di fronteggiare il re di Siria, Antioco, costante minaccia ai confini orientali della Repubblica. Scipione è tra i legati inviati in Grecia a negoziare la pace, e anche se la missione è un successo, che porta a Roma di fatto l’incontrastato dominio del mar Egeo e ricchezze inestimabili, Publio Cornelio non viene salutato da Roma come crede di meritare. Lontano dall’essersi arricchito, è tuttavia accusato, insieme al fratello Lucio, di aver accettato doni e denaro da Antioco, per una negoziazione giudicata da Roma troppo mite. È così che Scipione l’Africano, l’uomo che aveva sottratto l’Africa ad Annibale, e che aveva fatto di Roma la sua ragione di vita, decide di ritirarsi a Liternum, in Campania, dove la morte lo coglierà nel 183 a.C.
Santiago Posteguillo racconta il maestoso ultimo atto della saga dedicata a uno degli uomini più grandi e forse meno capiti della storia di Roma, facendolo rivivere nei pensieri e nelle azioni, e negli ultimi momenti in cui, ritornando con la memoria alle gesta passate, Scipione si congeda dalla vita e dalla Storia compiendo un doloroso e commosso bilancio.
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### Sinossi
*«Io e Annibale siamo stati entrambi grandi generali, traditi dai nostri rispettivi Senati, esiliati: come non potrei provare empatia per quest’uomo, nonostante lo abbia combattuto per anni?»*
Publio Cornelio Scipione sa di essere arrivato alla fine. È il 190 a.C. La crisi siriaca è al suo culmine, e Roma, anche se sfinita da anni di guerra, ha deciso di fronteggiare il re di Siria, Antioco, costante minaccia ai confini orientali della Repubblica. Scipione è tra i legati inviati in Grecia a negoziare la pace, e anche se la missione è un successo, che porta a Roma di fatto l’incontrastato dominio del mar Egeo e ricchezze inestimabili, Publio Cornelio non viene salutato da Roma come crede di meritare. Lontano dall’essersi arricchito, è tuttavia accusato, insieme al fratello Lucio, di aver accettato doni e denaro da Antioco, per una negoziazione giudicata da Roma troppo mite. È così che Scipione l’Africano, l’uomo che aveva sottratto l’Africa ad Annibale, e che aveva fatto di Roma la sua ragione di vita, decide di ritirarsi a Liternum, in Campania, dove la morte lo coglierà nel 183 a.C.
Santiago Posteguillo racconta il maestoso ultimo atto della saga dedicata a uno degli uomini più grandi e forse meno capiti della storia di Roma, facendolo rivivere nei pensieri e nelle azioni, e negli ultimi momenti in cui, ritornando con la memoria alle gesta passate, Scipione si congeda dalla vita e dalla Storia compiendo un doloroso e commosso bilancio.

La Fine Del Mondo E Il Paese Delle Meraviglie

Murakami Haruki in uniform edition Super ET, con le copertine di Noma Bar.

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In una piccola e spettrale città, che mura insormontabili separano dal resto del mondo, gli abitanti, privi di ombra e di sentimenti, vivono al riparo da qualunque emozione. Un nuovo arrivato ha il compito di leggere i vecchi sogni nel teschio degli unicorni, i soli animali del luogo, cogliendo frammenti di memorie e di un’altra vita o dimensione.
Parallelamente, in una Tokyo futuribile e disumana, un uomo viene coinvolto da uno scienziato, geniale ma sconsiderato, in un esperimento a rischio della vita che lo porterà a calarsi nei sottosuoli della città, in lugubri voragini animate da creature mostruose e maligne, metafora delle paure che agitano le coscienze.
Proprio nel buio fitto della mente si troverà la soluzione che lega i personaggi dei due mondi, in realtà l’uno il riflesso dell’altro.
Sarà possibile lo scambio tra le due dimensioni, o il viaggio sarà senza ritorno?

(source: Bol.com)

La fine del mondo a Breslavia

Nell’inverno del 1927 Breslavia rabbrividisce alla notizia di una serie di delitti che insanguinano la città. Nel giro di pochi giorni vengono rinvenuti i corpi di un musicista murato vivo, di un operaio fatto a pezzi e di un consigliere comunale impiccato con una corda di violino. Sul luogo del delitto, immancabilmente, si ritrova la pagina strappata di un calendario. Le indagini, di cui viene incaricato l’ispettore della polizia Eberhard Mock, sempre in coppia col solito Herbert Anwaldt, parrebbero evocare un antico passato. Ma Mock, oltre agli omicidi, ha varie gatte da pelare, specie da quando la giovane moglie lo ha lasciato scappando a Berlino.
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La fine del dibattito pubblico. Come la retorica sta distruggendo la lingua della democrazia

C’è una crisi di fiducia nei confronti della politica che attraversa il mondo occidentale. La rabbia e l’insoddisfazione per i partiti convenzionali e i loro leader aumentano di giorno in giorno. Il populismo e l’antipolitica trionfano sulla democrazia. Perché? Perché il nostro linguaggio è cambiato. Mark Thompson ha passato trent’anni alla Bbc, diventandone il direttore generale, per poi essere scelto come amministratore delegato del “New York Times”: è, dunque, uno dei più titolati osservatori a livello mondiale dei media, della politica, della società ma, pur avendo un ruolo di primissimo piano nella sfera pubblica, non aveva mai scritto un libro. Ora ha deciso che è tempo di parlare di un argomento fondamentale per la democrazia occidentale: il cambiamento che ha investito la lingua del dibattito pubblico. In un mondo dell’informazione sempre più sconvolto dalle tecnologie digitali, in cui le notizie si rincorrono incessantemente e hanno una vita sempre più breve, i commenti sono sempre più a caldo e privi di approfondimento, chiunque possieda un cellulare dice la sua sui social network su qualsiasi argomento e la politica sembra incapace di affrontare i veri problemi del mondo, come si fa ad avere un luogo in cui discutere seriamente dei temi importanti, prendere decisioni in modo ponderato e condiviso, formare un’opinione pubblica? Nato da un ciclo di lezioni tenute a Oxford sulla retorica e nutrito di fatti, esperienze e dettagli di una vita passata al vertice assoluto dell’informazione mondiale, “La fine del dibattito pubblico” rappresenta un contributo di riflessione fondamentale sul mondo di oggi, uno sguardo acuto sull’erosione del linguaggio della sfera pubblica da parte di chi può misurarne le conseguenze.
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La fine del calcio italiano. Perché siamo fuori dai Mondiali e come possiamo tornarci da protagonisti

Il calcio italiano è stato contaminato da tutte le nefandezze che hanno attraversato e rovinato l’Italia negli ultimi decenni. La serie A avrebbe potuto essere la prima lega a dotarsi di stadi all’avanguardia, pensati per il calcio e il suo business, e invece l’appuntamento storico di Italia ’90 si è trasformato in un disastro nazionale, con un fiume di soldi e corruttele che ha partorito impianti, nel migliore dei casi, inadeguati. I miliardi piovuti sul campionato italiano grazie alle pay tv non sono stati impiegati in investimenti a lungo termine, nella costruzione di strutture sportive e vivai in grado di garantire il futuro del football tricolore. Si sono invece riversati su giocatori e procuratori, oppure sono stati sottratti dalle casse dei club per coprire i dissesti delle aziende. Una débâcle finanziaria che scaturisce non solo dalle carenze gestionali delle società. Alla luce delle ultime sentenze giudiziarie e dopo la mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali, non possiamo più ignorare che il calcio italiano è nel profondo di una crisi da cui sarà difficile uscire. La diagnosi è fatta. Ma c’è ancora speranza per guarire e rimettersi in sesto. Come dicono i medici in questi casi, ci vuole anche la buona volontà del paziente. E la domanda fondamentale è questa: esiste questa buona volontà?

La Filosofia Della Libertà

Il compito di questo lavoro è quello di cercare di essere di aiuto al lettore digiuno di filosofia come me, mettendo in luce con illustrazioni grafiche alcuni processi immaginativi di cui è ricca la Filosofia della Libertà di Rudolf Steiner.

(source: Bol.com)

La figlia scomparsa

**UNA NUOVA POTENTE VOCE NEL PANORAMA DEL THRILLER CONTEMPORANEO**
**UN VIAGGIO NELL’OSCURO E INDISSOLUBILE LEGAME TRA DUE SORELLE**
«*Jenny Quintana sa come catturare il lettore in un crescendo di colpi di scena così ben orchestrati che non riuscirete a smettere di leggere. “La figlia scomparsa” è davvero un romanzo irrinunciabile. per tutti gli amanti del grande thriller *»
**The Independent**
«*Un esordio magistralmente scritto.*»
**The Sun**
«*Un thriller che brucia lentamente. Vi sorprenderà.*»
**The Financial Times**
**A volte il silenzio è più pericoloso della verità**
Sono passati trent’anni. Anna Flores si è costruita una vita lontano da casa. Lontano da quel polveroso paesino della campagna inglese dove ha giurato che non avrebbe mai più messo piede. Ma l’improvvisa morte della madre la costringe a tornare. A rivedere quei luoghi che la riportano al 1982, quando, in una fredda giornata d’autunno, sua sorella Gabriella è scomparsa senza lasciare traccia. Proprio lei che le ha sempre raccontato tutto e non se ne sarebbe mai andata senza prima salutarla. Da allora, la polizia ha seguito centinaia di piste senza scoprire la verità. E anche Anna ha cercato ovunque, si è posta innumerevoli domande, ha formulato le ipotesi più disparate. Tutto finito nel nulla. Nel silenzio complice dietro cui si trincerano gli abitanti del paese. Ma ora Anna ne ha abbastanza. Mentre riordina gli scatoloni della madre, trova un ritratto di Gabriella che sembra essere appartenuto all’allora vicino di casa, un uomo burbero e solitario. È il primo indizio dopo una vita passata a brancolare nel buio. Il primo a convincere Anna che deve riprendere la ricerca, forse cominciando proprio dalla proprietà di quel vicino che ha sempre avuto l’aria di una persona che nasconde qualcosa. Ha bisogno di trovare la risposta alle domande che ha ricacciato in fondo al cuore e che ora stanno riaffiorando a poco a poco. Di dissipare il mistero che avvolge la scomparsa della sorella. Ha paura, non può negarlo, ma lo deve a sé stessa, per poter andare avanti. E soprattutto lo deve a sua madre, che non ha potuto conoscere la verità, e a Gabriella, l’unica persona di cui si sia mai fidata.
Con* La figlia scomparsa* Jenny Quintana si è fatta notare dagli editori di tutto il mondo, che alla fiera di Londra hanno fatto a gara per aggiudicarsi i diritti di pubblicazione. Un thriller che coinvolge il lettore fin dalle prime pagine e lo trascina al centro di un mistero pluridecennale dove niente è come sembra. Un esordio sorprendente che mette a nudo le debolezze umane e ci ricorda che non esiste legame più forte di quello tra due sorelle, impossibile da spezzare.

La figlia della Luna

Mercedes Thompson è laureata in Storia, lavora come meccanico nell’area delle Tre-Città, nello Stato di Washington ed è stata allevata dai lupi mannari. Mercy però è l’unico camminatore della zona: per la precisione, è un coyote mutaforma, immune alle magie dei vampiri. Il mondo che la circonda sembra normale, ma nell’era delle tecnologie per le creature dell’altromondo sta diventando ogni giorno più difficile rimanere nascoste. La sua vita procede tranquilla come quella di tutti gli altri, anche se i suoi amici sono troll, gremlin, vampiri e, naturalmente, lupi mannari. Quando Mac, un ragazzino senzatetto, si presenta alla sua officina in cerca di lavoro, lei pensa immediatamente che si tratti di un giovane licantropo ancora incapace di controllare i propri poteri. Ben presto però diventa chiaro che quel ragazzino è l’obiettivo di una vampiro molto potente, e Mercy decide di chiedere aiuto a un suo vicino di casa, Adam, il sexy mannaro dominante delle Tre-Città. Di colpo la situazione precipita, trasformandosi in una vera e propria guerra per il potere tra clan di non morti, mentre dal passato di Mercedes riappare un ex fidanzato che non accetta che la loro storia sia finita…Primo volume della serie di urban fantasy firmata da Patricia Briggs, La figlia della luna è un romanzo assolutamente imperdibile per gli amanti del genere.

(source: Bol.com)