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Il Momento Giusto

Il momento giusto by Danielle Steel
Abbandonata dalla madre quando aveva appena sette anni, Alexandra Winslow cresce con l’adorato padre Eric, che infonde in lei un grandissimo amore per la lettura. Le sere passate a leggere insieme libri gialli portano Alex a cimentarsi nella scrittura, ed è già dai primi racconti che la ragazza dimostra di avere un talento innato. Eric, il suo primo sostenitore, la incoraggia a seguire la sua dote, mettendola però in guardia: pochi crederebbero che una giovane donna possa essere l’autrice di storie tanto terrificanti, e molti uomini ne sarebbero invidiosi. Per questo, se in futuro vorrà continuare a scrivere, le suggerisce di usare uno pseudonimo maschile. Nel tempo, Alex non abbandona mai la sua passione, e anche il dolore per la morte del padre trova sfogo sul foglio di carta. La ragazza scrive in ogni momento libero, dando vita a trame, temi e personaggi che popolano la sua mente. Così, a metà college finisce il suo primo romanzo, che incontra subito l’interesse di un editore. Ricordando il monito del padre, la ragazza sceglie di pubblicare sotto lo pseudonimo di Alexander Green, e il suo libro diventa subito un bestseller. Ma la fama attira anche le invidie di molti, e ogni uomo che Alex prova a fare entrare nella sua vita si rivela essere geloso del successo di Alexander. Troverà mai qualcuno a cui poter confidare la sua vera identità? La persona giusta arriverà al momento giusto, e sarà nel più inaspettato dei modi.

Momenti di trascurabile felicità (L’Arcipelago Einaudi Vol. 169)

«Entro in un negozio di scarpe, perché ho visto delle scarpe che mi piacciono in vetrina. Le indico alla commessa, dico il mio numero, 46. Lei torna e dice: mi dispiace, non abbiamo il suo numero.
Poi aggiunge sempre: abbiamo il 41.
E mi guarda, in silenzio, perché vuole una risposta.
E io, una volta sola, vorrei dire: e va bene, mi dia il 41».
«Gli sms dopo le undici di sera che dicono: dove sei?, che significano molto di più di quello che dicono».
«Quando la donna con cui dormo ha capito che ognuno deve dormire dal suo lato. Che ci si può abbracciare prima, o quando ci svegliamo la mattina, ma quando si dorme bisogna stare ognuno per i fatti suoi. Dividendo il letto con la stessa meticolosità con cui si tracciava la linea di divisione del banco con il compagno di banco, a scuola».
Sei in coda al supermercato in attesa del tuo turno, magari sei bloccato nel traffico, oppure aspetti che la tua ragazza esca dal camerino di un negozio d’abbigliamento. Sei un po’ distratto, insomma. Quando all’improvviso la realtà intorno a te sembra convergere in un solo punto, e lo fa brillare. E allora capisci di averne appena incontrato uno. I momenti di trascurabile felicità funzionano così: possono annidarsi ovunque, pronti a pioverti in testa e farti aprire gli occhi su qualcosa che fino a un attimo prima non avevi considerato.
Per farti scoprire, ad esempio, quant’è preziosa quella manciata di giorni d’agosto in cui tutti vanno in vacanza e tu rimani da solo in città. Quale interesse morboso ti spinge a chiuderti a chiave nei bagni delle case in cui non sei mai stato e curiosare su tutti i prodotti che usano. O la soddisfazione nel constatare che un amico ha ripreso in poco tempo tutti i chili persi con una dieta faticosissima che, per qualche giorno, sei stato tentato di fare anche tu.
A metà strada tra *Mi ricordo* di Perec e le implacabili leggi di Murphy – ma col gusto tutto italiano della divagazione – Francesco Piccolo mette a nudo con spietato umorismo i piaceri più inconfessabili, i tic, le debolezze con le quali prima o poi tutti noi dobbiamo fare i conti. Pagina dopo pagina, momento dopo momento, si finisce col venire travolti da un’inarrestabile ondata di divertimento, intelligenza e stupore.
Con la stessa sensibilità con cui ha perlustrato l’Italia «spensierata», Francesco Piccolo raccoglie, cataloga e fa sue le mille epifanie che sbocciano a ogni angolo di strada. Perché solo riducendo a spicchi la realtà si riesce ad afferrare per la coda – magari un attimo appena – il senso più profondo della vita.
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### Sinossi
«Entro in un negozio di scarpe, perché ho visto delle scarpe che mi piacciono in vetrina. Le indico alla commessa, dico il mio numero, 46. Lei torna e dice: mi dispiace, non abbiamo il suo numero.
Poi aggiunge sempre: abbiamo il 41.
E mi guarda, in silenzio, perché vuole una risposta.
E io, una volta sola, vorrei dire: e va bene, mi dia il 41».
«Gli sms dopo le undici di sera che dicono: dove sei?, che significano molto di più di quello che dicono».
«Quando la donna con cui dormo ha capito che ognuno deve dormire dal suo lato. Che ci si può abbracciare prima, o quando ci svegliamo la mattina, ma quando si dorme bisogna stare ognuno per i fatti suoi. Dividendo il letto con la stessa meticolosità con cui si tracciava la linea di divisione del banco con il compagno di banco, a scuola».
Sei in coda al supermercato in attesa del tuo turno, magari sei bloccato nel traffico, oppure aspetti che la tua ragazza esca dal camerino di un negozio d’abbigliamento. Sei un po’ distratto, insomma. Quando all’improvviso la realtà intorno a te sembra convergere in un solo punto, e lo fa brillare. E allora capisci di averne appena incontrato uno. I momenti di trascurabile felicità funzionano così: possono annidarsi ovunque, pronti a pioverti in testa e farti aprire gli occhi su qualcosa che fino a un attimo prima non avevi considerato.
Per farti scoprire, ad esempio, quant’è preziosa quella manciata di giorni d’agosto in cui tutti vanno in vacanza e tu rimani da solo in città. Quale interesse morboso ti spinge a chiuderti a chiave nei bagni delle case in cui non sei mai stato e curiosare su tutti i prodotti che usano. O la soddisfazione nel constatare che un amico ha ripreso in poco tempo tutti i chili persi con una dieta faticosissima che, per qualche giorno, sei stato tentato di fare anche tu.
A metà strada tra *Mi ricordo* di Perec e le implacabili leggi di Murphy – ma col gusto tutto italiano della divagazione – Francesco Piccolo mette a nudo con spietato umorismo i piaceri più inconfessabili, i tic, le debolezze con le quali prima o poi tutti noi dobbiamo fare i conti. Pagina dopo pagina, momento dopo momento, si finisce col venire travolti da un’inarrestabile ondata di divertimento, intelligenza e stupore.
Con la stessa sensibilità con cui ha perlustrato l’Italia «spensierata», Francesco Piccolo raccoglie, cataloga e fa sue le mille epifanie che sbocciano a ogni angolo di strada. Perché solo riducendo a spicchi la realtà si riesce ad afferrare per la coda – magari un attimo appena – il senso più profondo della vita.

Molto più di una notte

Una miscela esplosiva.
Damien Winter è affascinante, arrogante e molto presuntuoso. Charlotte Ramsey, però, non ha alcuna intenzione di rovinarsi la vita cedendo alla sua primitiva sensualità, almeno fino al momento in cui il proprio matrimonio, ormai alle porte, viene annullato.
Una proposta scandalosa.
Ciò che Damien propone a Charlotte, all’apparenza, non ha alcun senso. Ma, in fondo, accettare quell’offerta potrebbe portare entrambi a raggiungere il loro scopo… e forse anche molto di più!
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### Sinossi
Una miscela esplosiva.
Damien Winter è affascinante, arrogante e molto presuntuoso. Charlotte Ramsey, però, non ha alcuna intenzione di rovinarsi la vita cedendo alla sua primitiva sensualità, almeno fino al momento in cui il proprio matrimonio, ormai alle porte, viene annullato.
Una proposta scandalosa.
Ciò che Damien propone a Charlotte, all’apparenza, non ha alcun senso. Ma, in fondo, accettare quell’offerta potrebbe portare entrambi a raggiungere il loro scopo… e forse anche molto di più!

Molly La Gatta Che Sapeva Amare

Quando Molly, una bella gatta tigrata di due anni, è costretta a lasciare la sua anziana padrona, il mondo si trasforma in un luogo cupo e ostile. Ma Molly non è tipo da arrendersi, e si mette alla ricerca di un nuova casa, anche a costo di cambiare città… Dopo aver vagato per giorni e giorni, ormai rassegnata a una vita randagia, il destino la fa incontrare con Debbie, una giovane donna che senza esitazioni si prende cura di lei. Anche Debbie è infelice: separata dal marito, con una figlia adolescente, si è da poco trasferita in una piccola cittadina dove gestisce un bar sull’orlo del fallimento. Neppure l’amicizia con John, uno dei pochi ad avere accolto con calore il suo arrivo, sembra risollevarle l’umore. Ma anche Debbie non è tipo da arrendersi, e quando Molly dà alla luce quattro magnifici gattini, Debbie lo prende come un segno del destino: perché non trasformare il suo vecchio e malandato bar in un allegro e vivace *Cat Café*? La vita regala infinite possibilità di cambiamento, basta saperle riconoscere, anche se a volte si presentano a quattro zampe e col pelo arruffato.
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### Sinossi
Quando Molly, una bella gatta tigrata di due anni, è costretta a lasciare la sua anziana padrona, il mondo si trasforma in un luogo cupo e ostile. Ma Molly non è tipo da arrendersi, e si mette alla ricerca di un nuova casa, anche a costo di cambiare città… Dopo aver vagato per giorni e giorni, ormai rassegnata a una vita randagia, il destino la fa incontrare con Debbie, una giovane donna che senza esitazioni si prende cura di lei. Anche Debbie è infelice: separata dal marito, con una figlia adolescente, si è da poco trasferita in una piccola cittadina dove gestisce un bar sull’orlo del fallimento. Neppure l’amicizia con John, uno dei pochi ad avere accolto con calore il suo arrivo, sembra risollevarle l’umore. Ma anche Debbie non è tipo da arrendersi, e quando Molly dà alla luce quattro magnifici gattini, Debbie lo prende come un segno del destino: perché non trasformare il suo vecchio e malandato bar in un allegro e vivace *Cat Café*? La vita regala infinite possibilità di cambiamento, basta saperle riconoscere, anche se a volte si presentano a quattro zampe e col pelo arruffato.

Moll Flanders

Nata nel carcere di Newgate, orfana, sposa del fratello, piccola apprendista cucitrice, giovane gentildonna, femminista ante litteram, e più grande ladra del suo tempo. Questo, e altro, è Moll Flanders. E prima ancora è una maestra del travestimento e dell’inganno, al punto che neanche il suo stesso nome è certo, anche quello è una copertura, un velo che ci impedisce di conoscerne la vera identità. Nel 1722, meno di tre anni dopo aver scritto “Robinson Crusoe”, Daniel Defoe dà alle stampe “Moll Flanders”: uno dei frutti principali della straordinaria stagione creativa di cui fu protagonista. “Defoe si aggira dovunque a Londra,” scriveva E.M. Forster. Se Robinson prende il largo e diventa il più famoso naufrago della storia letteraria, Moll ci accompagna per le strade e le campagne inglesi. Nel suo picaresco pellegrinaggio la seguiamo in luoghi d’ogni genere e compagnie d’ogni risma: con lei entriamo nelle case della borghesia in ascesa, dormiamo nei letti di mercanti e truffatori, lasciamo Londra per concederci una gita a Oxford e saliamo a bordo di diligenze dirette nel nord dell’Inghilterra, ci innamoriamo di un bandito irlandese e veniamo deportati come schiavi nelle colonie americane della Virginia. Questa nuova traduzione si propone di portare alla luce la creatività verbale e lo stile oraleggiante di Moll, inarrestabile e sensuale narratrice.

Il Moliere

Opera di cui Goldoni andava fiero e che i contemporanei seppero apprezzare, “Il Molière” non è commedia che oggi riscuota particolare considerazione. Eppure essa non è né priva di interesse, né marginale nella produzione dell’autore. È infatti documento di un momento molto critico nell’itinerario professionale e artistico di Carlo Goldoni: attesta il suo dover confrontarsi con un pubblico – quello torinese del 1751 – che non lo misura con la Commedia dell’Arte in declino, ma con Molière, l’indiscusso maestro della commedia nell’Europa del tempo. Un confronto grazie al quale l’autore seppe riflettere sul suo rapporto con il commediografo francese e sul valore della sua riforma in un contesto europeo.

La moglie tra di noi

**«Un triangolo amoroso, ma anche molto di più. Non saprete di chi fidarvi, fino allo straordinario finale.»** * **Gillian Flynn** ***, autrice di** * **Gone Girl. L’amore bugiardo** *
* **Ogni relazione ha le sue ombre. Anche il matrimonio perfetto.** *
Quando leggerai questo romanzo, farai molte supposizioni. Supporrai che sia la storia di una ex moglie gelosa, ossessionata dalla donna che l’ha rimpiazzata nel cuore del suo ex marito. Oppure penserai che sia quella della ragazza che sta per sposare l’uomo dei suoi sogni, ancora piena di tutte le speranze di una giovane sposa. O ancora ti chiederai se non sia, in fondo, la storia di un triangolo in cui è difficile capire di chi fidarsi. Ti dirai che è una storia d’amore e odio, di seduzione e paura, di tradimento e giochi di potere. Supporrai di aver capito tutto di Vanessa ed Emma e dell’uomo che amano, le motivazioni dietro le loro azioni, l’anatomia delle relazioni che legano l’uno alle altre. Supporrai di sapere chi sono e che cosa muove, davvero, i loro cuori.
Ma ti sbaglierai.
Perché questo romanzo è proprio come la realtà. E nella realtà non c’è niente di vero. Nessuna relazione è senza ombra. Nessun amore è senza segreti. Ci sono solo gli sprazzi di verità dietro le bugie. O le piccole bugie che, insieme, fanno una verità. E la verità è l’unico modo per voltare pagina.
Il romanzo dell’anno è un thriller psicologico dalle mille facce, che vi terrà inchiodati ai suoi colpi di scena, catapultandovi dentro una storia che illumina ogni lato dell’amore, anche quelli che nascondiamo perfino a noi stessi. Compulsivo come *La ragazza del treno*, è uscito in America con una prima tiratura di 300.000 copie, battendo ogni record di vendite e campeggiando ai primi posti delle classifiche fin da quando è stato pubblicato, nel gennaio 2018.

La moglie del mercoledì

Blake Harrison è nobile, ricco, affascinante. E cerca moglie. Deve assolutamente trovarla entro una settimana, prima del suo trentacinquesimo compleanno, perché solo così potrà ereditare l’immenso patrimonio di suo padre. Quando decide di rivolgersi a un’agenzia matrimoniale, non immagina che di tutte le donne che le vengono proposte, quella che lo colpirà sarà proprio la titolare dell’agenzia, Samantha Elliot. Sam è una donna piuttosto sola, con un passato difficile alle spalle: della sua famiglia, un tempo tra le più in vista d’America, le rimane solo la sorella minore Jordan, gravemente malata. Così, quando Black le propone un contratto milionario che la impegna a essere sua moglie per un anno, decide di accettare, perché solo con quel denaro potrebbe far fronte alle spese per le cure di Jordan. Eppure, quello che nasce come un patto cinico e interessato dà vita in poco tempo a un’inaspettata complicità e si trasforma in qualcosa che va oltre la semplice attrazione fisica. Ma il tempo a loro disposizione sta per scadere, a meno che il destino non decida ancora una volta di stravolgere il corso delle loro esistenze…Una storia sensuale e romantica, che ci ricorda quanto la vita sia ricca di sorprese e seconde possibilità.

(source: Bol.com)

Una moglie a Parigi

Ottobre 1920. Mentre l’Europa è ancora alle prese con le ferite della Grande Guerra, nei locali e per le strade d’America impazza il jazz, la nuova musica esplosa nei ghetti di colore. A Chicago, la città dove si sono riversate quasi tutte le stelle del jazz di New Orleans, arriva dalla natia Oak Park un ragazzo di vent’anni alto e snello, con splendidi occhi castani, capelli nerissimi e una fossetta sulla guancia sinistra ‘dentro la quale si potrebbe precipitare’. A casa della famiglia Smith dov’è ospite, il ragazzo, che si chiama Ernest Hemingway, incanta gli astanti coi suoi racconti sulla Grande Guerra, durante la quale ha rimediato una mitragliata alla gamba destra nel tentativo di soccorrere dei feriti sul fronte italiano. Rapita più di tutti dall’aria spavalda e dallo sguardo scintillante del ragazzo è un’amica di Kate Smith: Hadley Richardson, una ventottenne che, dopo la morte dei genitori, vive con la severa sorella Fonnie e la sua famiglia a St. Louis, sonnacchiosa città lontana anni luce dalla fervente Chicago. Hadley ignora il jazz, ma suona al piano Rachmaninov e, diversamente dalle ragazze che frequentano casa Smith, non porta i capelli alla maschietta, ma raccolti dietro la nuca alla vecchia maniera vittoriana. Ernest rappresenta per lei tutto quello che le appare irrimediabilmente alle spalle: l’immagine stessa della gioia, della forza e dell’energia giovanili. Il cuore le batte perciò all’impazzata quando, una volta tornata a St. Louis, riceve, meravigliosamente stropicciata, la lettera di Hemingway che esordisce con: ‘Penso sempre a Roma; ma che ne diresti di venirci con me… come mia moglie?’. Senza soldi e alla ricerca di vita, felicità e successo, la pura e sensibile Hadley e il giovane Hemingway partono alla volta della vecchia Europa. Non si stabiliscono a Roma, ma a Parigi, cuore della gioventù artistica e intellettuale europea e americana. Per Ernest è il periodo dell’elaborazione delle ferite interiori lasciate dalla guerra e della frequentazione dei salotti letterari, dove celebrità come Ezra Pound e Gertrude Stein possono aiutarlo a ottenere denaro e fama. Quando, però, dopo un figlio, arrivano anche il denaro e la fama, nell’inquieto scrittore esplode il desiderio di una vita libera, senza ceppi e legami, accanto a nuove e stimolanti conoscenze come John Dos Passos e Scott e Zelda Fitzgerald. Una vita che Ernest finirà col non condividere più con la riservata Hadley, così diversa da Kate, da Stella Bowen, da Kitty Cannell e dalle altre attrici e ballerine che ruotano attorno al celebre scrittore. Così diversa, infine, da Pauline Pfeiffer, irresistibilmente chic con quella frangetta scura e un’esuberanza da ragazzino.

(source: Bol.com)

Il mito della reintegrazione

Publicat in editie princeps la Editura Vremea in 1942, volumul cuprinde doua eseuri teoretice – Polaritatea divina si Mitul androginului – avand o vadita inrudire tematica: integrarea fiintei umane in fiinta cosmosului.
Dovedind un simt speculativ si o aplecare spre gandirea conceptuala greu de gasit la un carturar, Eliade analizeaza acele simboluri si motive stravechi din intelepciunea Orientului care au stat la baza filozofiei occidentale.
Printre ele, nazuinta reintegrarii omului in mersul cosmosului (tema ce strabate toata creatia europeana, de la Faust al lui Goethe la Luceafarul lui Eminescu) si mitul androginului (poate cel mai fecund mit in spatiul european, din el nascandu-se, bunaoara, mistica occidentala sau dialectica hegeliana).

Miti e simboli dell’India

Per frenare l’esaltazione e la superbia di un dio (Indra), un altro dio (Visnù), sotto le spoglie di un bambino, gli mostra una fila di formiche in marcia: sono altrettanti Indra, che in altri eoni hanno compiuto le stesse imprese, si sono esaltati e poi sono tornati a essere formiche. Con questa visione altamente ironica e vertiginosa, quale ci appare in un angolo di una narrazione puranica, Heinrich Zimmer ci fa subito intendere in quale selva sterminata, e incomparabile a ogni altra, si addentri chi vuole conoscere i miti e i simboli dell’India. Tutto, in India, si moltiplica – e molte più volte di quanto non accada altrove. Ma non è questo il vero punto. L’immensità indicata dalla moltiplicazione serve innanzitutto a mostrare la pochezza di ogni accumulo rispetto a un’altra dimensione, dove agisce una potenza opposta: il distacco. E, fra l’uno e l’altro di questi mondi, sospesa come un miraggio o una tessitura che in ogni nodo stringe una figura e una storia, mentre si espande e si disfa ad ogni attimo, è māyā, la magia primordiale, il potere metamorfico e femminile di un Assoluto che si cela e si eclissa sotto l’infinita moltitudine delle forme, ma allo stesso tempo non appare e non si svela che attraverso di esse. Indra, re degli dèi, ma anche Buddha, Visnu, Siva, i sapienti Nārada e Markandeya, assetati di conoscenza, o i titanici e mostruosi demoni che di tanto in tanto minacciano l’ordine cosmico, si confrontano qui con la sfuggente e insormontabile potenza dell’apparire, che nel fingersi Altro ha l’inviolabilità dell’ombra e del miraggio.

(source: Bol.com)

La mite

«Immaginate un uomo la cui moglie, suicidatasi alcune ore prima gettandosi dalla finestra, sia stesa davanti a lui su un tavolo» scrive Dostoevskij nel presentare ai lettori questo racconto perfetto, che di quell’uomo restituisce, con stenografica precisione, il soliloquio delirante e sconnesso, tutto esitazioni, ripetizioni, contraddizioni, pause, balbettii, ripensamenti. Di lui sentiamo i gemiti, e perfino l’eco dei passi che tornano in continuazione al cadavere steso sul tavolo. L’uomo, quarantuno anni, ex capitano cacciato da un illustre reggimento con l’accusa di viltà e ora titolare di un banco dei pegni, non è un giusto, ma nemmeno un inveterato criminale. È semmai parente stretto dell’Uomo del sottosuolo, con cui ha in comune la rabbia dell’individuo rifiutato dalla società, l’istinto dell’animale braccato. Sragionando ad alta voce, cerca di capire e ricostruire le cause della catastrofe. Ha amato la Mite, ma torturandola con le parole e ancor più con il silenzio, con il perverso «sistema» ideato per vendicarsi di un’antica offesa e ritrovare la dignità perduta. E ora continua a chiedersi: «Perché questa donna è morta?».
Genio guastatore, maestro nel far saltare i ponti dei legami causali, Dostoevskij gli nega – e lo nega ai lettori – il sollievo di una spiegazione univoca, definitiva. E il monologo si sgretola in un dialogo con immaginari interlocutori: giudici? avvocati d’ufficio? fantasmi?
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### Sinossi
«Immaginate un uomo la cui moglie, suicidatasi alcune ore prima gettandosi dalla finestra, sia stesa davanti a lui su un tavolo» scrive Dostoevskij nel presentare ai lettori questo racconto perfetto, che di quell’uomo restituisce, con stenografica precisione, il soliloquio delirante e sconnesso, tutto esitazioni, ripetizioni, contraddizioni, pause, balbettii, ripensamenti. Di lui sentiamo i gemiti, e perfino l’eco dei passi che tornano in continuazione al cadavere steso sul tavolo. L’uomo, quarantuno anni, ex capitano cacciato da un illustre reggimento con l’accusa di viltà e ora titolare di un banco dei pegni, non è un giusto, ma nemmeno un inveterato criminale. È semmai parente stretto dell’Uomo del sottosuolo, con cui ha in comune la rabbia dell’individuo rifiutato dalla società, l’istinto dell’animale braccato. Sragionando ad alta voce, cerca di capire e ricostruire le cause della catastrofe. Ha amato la Mite, ma torturandola con le parole e ancor più con il silenzio, con il perverso «sistema» ideato per vendicarsi di un’antica offesa e ritrovare la dignità perduta. E ora continua a chiedersi: «Perché questa donna è morta?».
Genio guastatore, maestro nel far saltare i ponti dei legami causali, Dostoevskij gli nega – e lo nega ai lettori – il sollievo di una spiegazione univoca, definitiva. E il monologo si sgretola in un dialogo con immaginari interlocutori: giudici? avvocati d’ufficio? fantasmi?
### Dalla quarta di copertina
«Accogliendola nella mia casa, esigevo da lei il più totale rispetto. Volevo che stesse davanti a me in atto di preghiera per le mie sofferenze – ne ero degno. Oh, sono sempre stato orgoglioso, ho sempre volu- to tutto o niente! E proprio perché nella felicità non mi accontento di mezze mi- sure ma la voglio tutta intera, proprio per questo dovetti agire così, come per dire: “Arrivaci da sola, e apprezza!”. Giacché, ne converrete, se con lei mi fossi messo a spiegare e a suggerire, a scodinzolare e a chiedere rispetto, sarebbe stato come elemosinare…».

Mistero siciliano. Le indagini della zia Poldi

Vista mare. Sole. Riposo. La zia Poldi non cerca altro quando lascia Monaco di Baviera alla volta di Torre Archirafi, in Sicilia. Ma non ha fatto i conti con la famiglia del suo defunto ex-marito, che la vuole tutta per sé, né con un evento imprevisto, di fronte al quale dovrà dire addio alla pace che desiderava: Valentino, un ragazzo che spesso la aiuta in casa, sparisce. Figlia di un detective, Poldi capisce, grazie al suo infallibile intuito, che Valentino non si è semplicemente allontanato. Deve essergli successo qualcosa. Da sola, Poldi decide di intraprendere una vera e propria indagine. Seguendo tracce e indizi e guidata dal suo eccezionale istinto, si mette alla ricerca del ragazzo, ed è proprio lei a scoprirne, sulla spiaggia, il corpo senza vita. Ma a quel punto il caso si complica, perché sulla scena compare l’ispettore Vito Montana, poco propenso ad avere tra i piedi una Miss Marple tedesca, per giunta affascinante. Eppure dovrà ben presto ricredersi: perché Poldi diventerà un personaggio chiave per l’evolversi delle indagini.

Il mistero maschile

Dal disagio attuale in cui versa oggi il nostro essere maschi si può uscire solo prendendosi cura di sé. Cosa possibile quando impariamo a lasciarci alle spalle tradizioni, codici di comportamento, canoni cui uniformarsi e li sostituiamo con la coltivazione della nostra facoltà percettiva per arrivare a vedere ciò che siamo e soprattutto chi siamo in realtà. E quando integriamo nel nostro vivere l’insieme delle qualità che distinguono la nostra specie: quelle femminili per gli uomini e quelle maschili per le donne. Vero Maestro di realtà, Osho trasmette qualcosa che fa vibrare le corde ancestrali nel nostro animo. *Il mistero maschile* è un testo per aiutare a comprendere la necessità della liberazione, o meglio della rinascita degli uomini. Una seconda nascita che porti a uscire dalla caverna psicologica in cui viviamo rintanati. In questo senso vanno visti e letti i capitoli del libro che tratteggiano gli archetipi, le tipologie che danno forma alle singole personalità con cui di solito ci rivestiamo per muoverci nel quotidiano, nel bene e nel male: Adamo, il Robot, il Mendicante, il Playboy, il Politico, il Giocatore d’azzardo, il Creativo e via elencando. Osho si limita a descrivere delle tendenze, mettendo a fuoco condizionamenti e schemi di comportamento comuni a tutti i maschi. Ma lo fa solo per arrivare a indicare quel percorso mai preso in considerazione, un sentiero così poco battuto da risultare invisibile, inconcepibile. Una Via da percorrere soltanto direttamente, in prima persona, passo dopo passo, e al cui termine si trova l’Uomo nuovo. Un Uomo felice e realizzato.
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### Sinossi
Dal disagio attuale in cui versa oggi il nostro essere maschi si può uscire solo prendendosi cura di sé. Cosa possibile quando impariamo a lasciarci alle spalle tradizioni, codici di comportamento, canoni cui uniformarsi e li sostituiamo con la coltivazione della nostra facoltà percettiva per arrivare a vedere ciò che siamo e soprattutto chi siamo in realtà. E quando integriamo nel nostro vivere l’insieme delle qualità che distinguono la nostra specie: quelle femminili per gli uomini e quelle maschili per le donne. Vero Maestro di realtà, Osho trasmette qualcosa che fa vibrare le corde ancestrali nel nostro animo. *Il mistero maschile* è un testo per aiutare a comprendere la necessità della liberazione, o meglio della rinascita degli uomini. Una seconda nascita che porti a uscire dalla caverna psicologica in cui viviamo rintanati. In questo senso vanno visti e letti i capitoli del libro che tratteggiano gli archetipi, le tipologie che danno forma alle singole personalità con cui di solito ci rivestiamo per muoverci nel quotidiano, nel bene e nel male: Adamo, il Robot, il Mendicante, il Playboy, il Politico, il Giocatore d’azzardo, il Creativo e via elencando. Osho si limita a descrivere delle tendenze, mettendo a fuoco condizionamenti e schemi di comportamento comuni a tutti i maschi. Ma lo fa solo per arrivare a indicare quel percorso mai preso in considerazione, un sentiero così poco battuto da risultare invisibile, inconcepibile. Una Via da percorrere soltanto direttamente, in prima persona, passo dopo passo, e al cui termine si trova l’Uomo nuovo. Un Uomo felice e realizzato.

Il mistero di Villa Saturn

Il mistero di Villa Saturn by M.R.C. Kasasian
Le indagini dei detective di Gower St.
Londra, 1883.
Sidney Grice, il più famoso detective della città, ha accettato un caso nello Yorkshire e ha lasciato la sua pupilla March Middleton a occuparsi della casa in Gower Street. Ma la tranquillità della vita domestica non esercita un particolare fascino su March, che aspira a diventare la più famosa (nonché unica) detective donna di Londra. Così, quando riceve una strana lettera da un facoltoso parente che non sapeva di avere, March, incuriosita, decide di accettare l’invito a trascorrere la notte nella splendida villa Saturn per conoscere il misterioso zio Tolly. Non può certo immaginare che la mattina dopo si ritroverà sulla scena di un crimine. E questa volta la priorità di March non è indagare sul caso, ma difendersi da un’accusa di omicidio…
Intricati enigmi e humour: il detective inglese più eccentrico e affascinante dai tempi di Sherlock Holmes!
Una nuova indagine per i due detective irriverenti e scaltri più famosi di Londra: March Middleton e Sidney Grice non hanno rivali.
«Il brillante romanzo di Kasasian ci presenta un’indimenticabile nuova coppia di detective.»
Publishers Weekly
«Grice e Middleton promettono bene, conviene intercettarli adesso.»
Daily Mail
«Il libro di Kasasian offre uno sguardo deciso sul lato oscuro della Londra vittoriana, tratteggiando il ritratto di un’eroina abbastanza forte da resistere a un detective scontroso. Storia avvincente, humour sottile e personaggi vivaci: una bella sorpresa.» 
Kirkus Reviews
**M.R.C. Kasasian**
Cresciuto nel Lancashire, prima di diventare uno scrittore, ha fatto molti lavori diversi. Vive con la moglie nel Suffolk durante l’estate e a Malta d’inverno.Il mistero di villa Saturn è il terzo libro della serie investigativa dedicata al detective Sidney Grice e alla sua assistente March Middleton, di cui la Newton Compton ha pubblicato anche i primi due episodi: I delitti di Mangle Street e La maledizione di casa Foskett.