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L’ultimo caffè della sera

Il primo caffè del mattino si conclude con una domanda a cui nessuno risponde. Una dichiarazione d’amore bellissima, che purtroppo non è bastata al povero Massimo, proprietario di un piccolo bar nel cuore di Trastevere, per convincere la ragazza francese di cui si è innamorato a restare a Roma con lui. Sono passati due anni da allora e nella vita di Massimo sono cambiate molte cose, così come nel bar Tiberi, dove però, tra addii e nuovi arrivi, l’atmosfera è rimasta quella di sempre, allegra e impertinente. Poi, un giorno, come in un déjà vu, al bar piomba un’incantevole ragazza dai grandi occhi blu. Si chiama Mina, viene da Verona e lavora in un noto negozio del centro. Tutto questo, però, Massimo ancora non lo sa, sa solo che la giovane è alla ricerca del famoso bar dove si prepara il caffè alla Nutella più buono del mondo. E a lui non resta che arrossire e annuire. Sarà il primo di tanti caffè. E, tra una romantica passeggiata romana e l’altra, l’amicizia tra i due si trasformerà presto in qualcosa di più. Ma, proprio quando le cose iniziano a funzionare, il passato torna a bussare, prepotente, alla porta. Per Massimo si prevedono giorni difficili. E dovrà fare una scelta. Una scelta di cuore, perché lui ne ha soltanto uno da donare. Finalmente in libreria l’atteso seguito de Il primo caffè del mattino, il romanzo più amato e letto dello scrittore-barista Diego Galdino, tradotto con successo in Spagna, Germania e Polonia.
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### Sinossi
Il primo caffè del mattino si conclude con una domanda a cui nessuno risponde. Una dichiarazione d’amore bellissima, che purtroppo non è bastata al povero Massimo, proprietario di un piccolo bar nel cuore di Trastevere, per convincere la ragazza francese di cui si è innamorato a restare a Roma con lui. Sono passati due anni da allora e nella vita di Massimo sono cambiate molte cose, così come nel bar Tiberi, dove però, tra addii e nuovi arrivi, l’atmosfera è rimasta quella di sempre, allegra e impertinente. Poi, un giorno, come in un déjà vu, al bar piomba un’incantevole ragazza dai grandi occhi blu. Si chiama Mina, viene da Verona e lavora in un noto negozio del centro. Tutto questo, però, Massimo ancora non lo sa, sa solo che la giovane è alla ricerca del famoso bar dove si prepara il caffè alla Nutella più buono del mondo. E a lui non resta che arrossire e annuire. Sarà il primo di tanti caffè. E, tra una romantica passeggiata romana e l’altra, l’amicizia tra i due si trasformerà presto in qualcosa di più. Ma, proprio quando le cose iniziano a funzionare, il passato torna a bussare, prepotente, alla porta. Per Massimo si prevedono giorni difficili. E dovrà fare una scelta. Una scelta di cuore, perché lui ne ha soltanto uno da donare. Finalmente in libreria l’atteso seguito de Il primo caffè del mattino, il romanzo più amato e letto dello scrittore-barista Diego Galdino, tradotto con successo in Spagna, Germania e Polonia.
### Dalla seconda/terza di copertina
Diego Galdino(classe 1971) vive a Roma e ogni mattina si alza alle cinque per aprire il suo bar in centro, dove tutti i giorni saluta i clienti con i caffè più fantasiosi della città. Con Sperling & Kupfer ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, Il primo caffè del mattino (di cui sono stati venduti anche i diritti cinematografi ci), e Mi arrivi come da un sogno.

Ultimo atto

Sono tre mesi che la timida Melanie frequenta un nuovo liceo, e ancora non è riuscita a farsi degli amici. Finalmente, però, la sua compagna di classe Susan la invita a partecipare a una recita che vedrà impegnati i ragazzi più popolari della scuola, e Melanie è al settimo cielo, tanto più che tra i suoi partner c’è Marc, bello e misterioso. Ma il debutto della commedia, intitolata *Ultima occasione*, non tarderà a trasformarsi in un incubo: ingiustamente accusata di omicidio, la ragazza si improvvisa detective per sciogliere il complicato intreccio tra finzione e realtà che si nasconde dietro un delitto degno di Agatha Christie.

L’ultimo assalto

Dopo una pesante guerriglia combattuta contro i partigiani bulgari, i camerati della compagnia disciplina vengono spediti sul fronte sovietico con l’ordine di infiltrarsi nelle linee nemiche. Il loro compito è catturare una spia tedecsa passata ai russi e responsabile della tortura e uccisione di tanti suoi connazionali. Un’impresa quasi impossibile per chiunque ma non per Sven e i suoi compagni, che negli anni di atrocità subite e inferte hanno trasformato in automi senza scrupoli, guidati solo dall’istinto di conservazione e dal bizzarro filo dell’amicizia che li unisce.

L’ultimo anno della mia giovinezza

“Be’, sto per compiere quarant’anni, la mia famiglia è in bancarotta e non ci facciamo più fare i ritratti perché costa troppo… Potremmo trovare qualcuno che scriva la mia biografia. Voglio il miglior scrittore sul mercato che racconti al posto mio la mia noiosissima vita in modo da farla sembrare interessante.” Come uno stomaco di maiale in asfalto. Come un canarino in una miniera. Come una duchessa francese. Come un Patek Philippe. Come il principe Carlo. Come Laura Freddi.
La vita di Costantino della Gherardesca è come tutte queste cose, a seconda del suo umore.
Tra arte contemporanea, ossessioni alimentari, amore per i farmaci, debiti e manie di grandezza, le sue giornate sono un’assurdoteca di amici, nemici, amanti, fallimenti e successi imprevisti.
Votato alla frustrazione, come solo chi desidera diventare “il Mario Draghi della televisione italiana” può essere, il personaggio televisivo più glamour del momento si racconta per la prima volta in un libro.
La sua eccentrica vita quotidiana, tra eccessi e fobie, e il suo passato di miserie e nobiltà lo fanno somigliare a un affascinante personaggio da romanzo. Raccontato come in un grande reality.
Grazie anche alla penna di Marco Cubeddu, conosciuto durante le riprese di “Pechino Express” e assoldato come biografo ufficiale.
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### Sinossi
“Be’, sto per compiere quarant’anni, la mia famiglia è in bancarotta e non ci facciamo più fare i ritratti perché costa troppo… Potremmo trovare qualcuno che scriva la mia biografia. Voglio il miglior scrittore sul mercato che racconti al posto mio la mia noiosissima vita in modo da farla sembrare interessante.” Come uno stomaco di maiale in asfalto. Come un canarino in una miniera. Come una duchessa francese. Come un Patek Philippe. Come il principe Carlo. Come Laura Freddi.
La vita di Costantino della Gherardesca è come tutte queste cose, a seconda del suo umore.
Tra arte contemporanea, ossessioni alimentari, amore per i farmaci, debiti e manie di grandezza, le sue giornate sono un’assurdoteca di amici, nemici, amanti, fallimenti e successi imprevisti.
Votato alla frustrazione, come solo chi desidera diventare “il Mario Draghi della televisione italiana” può essere, il personaggio televisivo più glamour del momento si racconta per la prima volta in un libro.
La sua eccentrica vita quotidiana, tra eccessi e fobie, e il suo passato di miserie e nobiltà lo fanno somigliare a un affascinante personaggio da romanzo. Raccontato come in un grande reality.
Grazie anche alla penna di Marco Cubeddu, conosciuto durante le riprese di “Pechino Express” e assoldato come biografo ufficiale.

Gli ultimi passi del Sindacone

«*I romanzi di Vitali si amano “oggi più di ieri e meno di domani”.*»
**la Lettura – Corriere della Sera – Antonio D’Orrico**
**Ha un fisico ingombrante ****e una strana mania per le giunte comunali: ****qualcuno sospetta che nasconda un segreto.**

*Il soprannome di Sindacone gli era stato affibbiato quasi subito dopo le elezioni. Non aveva niente dispregiativo, anzi, sulla bocca di alcuni tendeva ad assumere una sfumatura affettuosa. Quando il Fumagalli ne era venuto a conoscenza non aveva fatto altro che scrollare le spalle. Se madre natura l’aveva fatto così, una ragione doveva esserci.*

Attilio Fumagalli è un uomo pingue, anzi di più, soffre di obesità androide, nel senso che il grasso ce l’ha tutto attorno all’addome. Cinquant’anni, sposato con Ubalda Lamerti, senza figli, esercita in proprio la professione di ragioniere. Per vincere quel senso di vuoto che a volte lo aggredisce, più che per uno slancio ideale, si è dato alla politica nelle file della Democrazia Cristiana e sfruttando il giro della propria clientela è riuscito a farsi eleggere sindaco di Bellano. Per tutti, e per ovvie ragioni, lui è il Sindacone. L’attività istituzionale non lo occupa più di tanto. Oltre al disbrigo delle formalità correnti, riunisce la giunta ogni due mesi, due mesi e mezzo. Ultimamente, però, sotto questo aspetto, il Sindacone sembra aver impresso una svolta. Convoca la giunta ogni dieci giorni, a volte anche ogni settimana. Una voce o due all’ordine del giorno, una mezz’oretta di riunione e ciao. Ma oggi, 22 dicembre 1949, ha superato ogni limite: ha indetto una riunione per la sera della Vigilia di Natale. Per discutere di cosa? Di niente. Per scambiare gli auguri. E a più di uno degli assessori che si sono visti recapitare a mano la convocazione è saltata la mosca al naso. Per dirla tutta, al geometra Enea Levore è venuto il preciso sospetto che sotto a quella frenesia si nasconda qualcosa. Ma cosa? Basterebbe chiederlo al vicesindaco Veniero Gattei, se quello non tenesse la bocca rigorosamente cucita.
Con *Gli ultimi passi del Sindacone* torna sulla scena la Bellano del dopoguerra, di cui Andrea Vitali sa mettere in luce la voglia di riscatto, il frettoloso antifascismo esibito senza vergogna, gli appetiti della carne simbolo della voglia di vita che sta rianimando l’intero Paese, ma senza tralasciare quei piccoli segreti che rendono più sapido il tran tran quotidiano, e la lettura dei suoi romanzi una godibilissima compagnia.
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### Sinossi
«*I romanzi di Vitali si amano “oggi più di ieri e meno di domani”.*»
**la Lettura – Corriere della Sera – Antonio D’Orrico**
**Ha un fisico ingombrante ****e una strana mania per le giunte comunali: ****qualcuno sospetta che nasconda un segreto.**

*Il soprannome di Sindacone gli era stato affibbiato quasi subito dopo le elezioni. Non aveva niente dispregiativo, anzi, sulla bocca di alcuni tendeva ad assumere una sfumatura affettuosa. Quando il Fumagalli ne era venuto a conoscenza non aveva fatto altro che scrollare le spalle. Se madre natura l’aveva fatto così, una ragione doveva esserci.*

Attilio Fumagalli è un uomo pingue, anzi di più, soffre di obesità androide, nel senso che il grasso ce l’ha tutto attorno all’addome. Cinquant’anni, sposato con Ubalda Lamerti, senza figli, esercita in proprio la professione di ragioniere. Per vincere quel senso di vuoto che a volte lo aggredisce, più che per uno slancio ideale, si è dato alla politica nelle file della Democrazia Cristiana e sfruttando il giro della propria clientela è riuscito a farsi eleggere sindaco di Bellano. Per tutti, e per ovvie ragioni, lui è il Sindacone. L’attività istituzionale non lo occupa più di tanto. Oltre al disbrigo delle formalità correnti, riunisce la giunta ogni due mesi, due mesi e mezzo. Ultimamente, però, sotto questo aspetto, il Sindacone sembra aver impresso una svolta. Convoca la giunta ogni dieci giorni, a volte anche ogni settimana. Una voce o due all’ordine del giorno, una mezz’oretta di riunione e ciao. Ma oggi, 22 dicembre 1949, ha superato ogni limite: ha indetto una riunione per la sera della Vigilia di Natale. Per discutere di cosa? Di niente. Per scambiare gli auguri. E a più di uno degli assessori che si sono visti recapitare a mano la convocazione è saltata la mosca al naso. Per dirla tutta, al geometra Enea Levore è venuto il preciso sospetto che sotto a quella frenesia si nasconda qualcosa. Ma cosa? Basterebbe chiederlo al vicesindaco Veniero Gattei, se quello non tenesse la bocca rigorosamente cucita.
Con *Gli ultimi passi del Sindacone* torna sulla scena la Bellano del dopoguerra, di cui Andrea Vitali sa mettere in luce la voglia di riscatto, il frettoloso antifascismo esibito senza vergogna, gli appetiti della carne simbolo della voglia di vita che sta rianimando l’intero Paese, ma senza tralasciare quei piccoli segreti che rendono più sapido il tran tran quotidiano, e la lettura dei suoi romanzi una godibilissima compagnia.
### Dalla seconda/terza di copertina
Con Gli ultimi passi del Sindacone torna sulla scena la Bellano del primo dopoguerra, di cui Andrea Vitali sa mettere in luce la voglia di riscatto, il frettoloso antifascismo esibito senza vergogna, gli appetiti della carne simbolo della voglia di vita che sta rianimando l’intero Paese, ma senza tralasciare quei piccoli segreti che rendono più sapido il tran tran quotidiano, e la lettura dei suoi romanzi una godibilissima compagnia.

Gli ultimi giorni dei nostri padri

Londra, 1940. Per evitare la distruzione dell’esercito britannico a Dunkerque, Churchill ha un’idea che cambierà il corso della guerra: creare una squadra dei servizi segreti che lavori nella segretezza più assoluta, la SOE, Special Operations Executive. La SOE è incaricata di azioni di sabotaggio e intelligence tra linee nemiche: la novità è coinvolgere persone tra la popolazione locale più insospettabile. Qualche mese dopo, il giovane Paul-Emile lascia Parigi per Londra nella speranza di unirsi alla Resistenza. Subito reclutato dalla SOE, è inserito in un gruppo di connazionali che diventeranno suoi compagni e amici del cuore. Addestrati e allenati in Inghilterra, i soldati che passeranno la selezione verranno rimandati nella Francia occupata e scopriranno presto che il controspionaggio tedesco è già in allerta… L’esistenza stessa della SOE è rimasta a lungo un segreto. Settant’anni dopo i fatti, “Gli ultimi giorni dei nostri padri” è uno dei primi romanzi a evocarne la creazione e a raccontare le vere relazioni tra la Resistenza e l’Inghilterra di Churchill.
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Ultime lettere da Stalingrado

Queste lettere furono scritte da soldati tedeschi assediati nella sacca di Stalingrado nel dicembre 1942 e partirono con l’ultimo l’aereo per la Germania.Non arrivarono mai alle famiglie: Hitler le fece sequestrare dalla censura militare per un sondaggio sul morale delle truppe. Furono ritrovate dopo la fine della guerra negli archivi dell’esercito, e ne è stato tratto questo libro: l’emozione che esso ha suscitato al suo apparire è tuttora viva, e non solo in Germania, ma nell’intera Europa. E’ un libro unico, in cui l’interesse storico-politico è largamente superato dal valore di testimonianza umana: parlano uomini votati alla morte, che prendono drammaticamente coscienza di se stessi, e tracciano con una laconica eloquenza, come di epigrafi definitive, un’immagine delle proprie vite e dei propri destini.Non si può aggiungere un’altra lettera a queste trentanove: esse, che sembrano contenere e rivelare ogni esperienza umana, costituiscono una perfetta unità morale.

L’ultima tentazione

La specialità dello psicologo e profiler Tony Hill è scandagliare le menti dei criminali e comprenderne i meccanismi. A fronte di una misteriosa serie di omicidi che vede vittime degli psicologi brutalmente uccisi e segnati con un atroce scalpo rituale, è a lui che le autorità si rivolgono per decodificare la folle logica che sta mietendo vittime tra i suoi colleghi. Rifiutare l’incarico non è un’opzione da considerare se tra gli obiettivi del killer c’è anche l’ispettore capo Carol Jordan, sua amica ed ex collega impegnata in Germania in una rischiosa indagine sotto copertura. Con il male che rappresenta una minaccia più che mai concreta, Tony Hill sa che deve opporsi con tutte le sue forze a ciò che mette in pericolo la sua esistenza e quella di Carol, riallacciando i fili che legano tra loro crimine, follia e violenza, e avventurandosi nel lato più oscuro e inquietante della mente umana. Ma è un gioco in cui si rischia di perdere, perché non c’è pace per coloro che finiscono nel mirino di un killer spietato che ha promesso di annientarli.
Un viaggio adrenalinico attraverso un mondo di corruzione, crudeltà e sangue. Il nuovo avvincente capitolo di una delle serie più acclamate del crime psicologico.

L’ultima scommessa

Enzo Baiamonte, investigatore per caso del quartiere della Zisa di Palermo, ha fatto la sua scelta. Chiudere il laboratorio elettrotecnico che ormai non rende niente e dedicarsi professionalmente all’investigazione, anche perché il poliziotto cugino della sarta Rosa gli ha fatto ottenere il patentino.
È morto con la gola tagliata un signor Vittorio Anselmo. Era il padre di una signora presso cui andava a lavorare un’amica della aiutante di casa dell’investigatore. Suicidio, ha decretato la polizia. Ma la figlia non ci ha creduto e, dopo qualche esitazione, Enzo si è fatto convincere. Sarà lui a condurre l’inchiesta alternativa. Forse è presuntuoso e se ne accorgerà. Il caso è molto grosso.
Durante un sopralluogo nella casa del defunto Vittorio Anselmo, crede di aver trovato un segnale, scopre uno strano indizio. Una frase del tutto sibillina della vittima lo orienta: «Per ora gioco coi diavoli». Quali diavoli? Forse i famosi diavoli della Zisa che cambiano numero ogni volta che vengono contati?
Stavolta, i mezzi di Baiamonte sono decisamente al di sotto del caso criminale che affronta. Questo lo proietta nel giro pericoloso del gioco d’azzardo e lo pone di fronte a un doppio bluff con la morte. Dalla sua ha la fortuna, il naturale intuito, un pizzico di coraggio, soprattutto la capacità di ambientarsi nella fauna umana delle sue strade, di nuotare come un pesce, piccolo ma agile, nella sua acqua.
Prototipo – se si vuole – di un civismo, capace di riconoscere la comunità ma non uno Stato da sempre estraneo, l’elettrotecnico della Zisa batte il suo quartiere come se fosse una sterminata metropoli e altrettante facce e situazioni è capace di incrociare. Con tenace ingenuità, si avvicina al bandolo del delitto e all’identità più vera della sua città.

L’ultima regina

Provate a immaginare una donna giovanissima, di soli sedici anni data in sposa per motivi politici. Provate a immaginare che abbia un padre re e una madre regina, ciascuno di un regno distinto, e che lei a sua volta diventi la moglie di un re e la madre di un futuro imperatore. Provate a immaginare che sia lei a raccontare la sua storia fatta di corti e di battaglie, di una madre guerriera e di un padre amatissimo. Che sia lei a mostrarci attraverso il suo sguardo di bambina prima e di donna poi un mondo allo stesso tempo crudele e sfarzoso, devoto e pagano. E che le capiti l’incredibile fortuna di innamorarsi perdutamente dell’uomo scelto per lei. Una breve parentesi di felicità e di calore che precede il più orribile dei tradimenti perpetrato proprio dalle persone che ama di più: suo padre e suo marito disposti a dichiararla pazza pur di sottrarle il trono di Castiglia ereditato dalla madre in linea diretta. Giovanna di Castiglia, ultima regina di sangue iberico a salire sul trono di Spagna è una figura leggendaria. Coraggiosa, insofferente al cerimoniale, ribelle alle imposizioni religiose, figlia, moglie e madre costretta a negare la sua essenza di donna nel tentativo di difendersi e di difendere il suo trono. Verrà imprigionata e costretta a vivere per quarantasei anni in condizioni durissime, fino alla morte, avvenuta nel 1555. Ma non si piegherà mai.
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### Sinossi
Provate a immaginare una donna giovanissima, di soli sedici anni data in sposa per motivi politici. Provate a immaginare che abbia un padre re e una madre regina, ciascuno di un regno distinto, e che lei a sua volta diventi la moglie di un re e la madre di un futuro imperatore. Provate a immaginare che sia lei a raccontare la sua storia fatta di corti e di battaglie, di una madre guerriera e di un padre amatissimo. Che sia lei a mostrarci attraverso il suo sguardo di bambina prima e di donna poi un mondo allo stesso tempo crudele e sfarzoso, devoto e pagano. E che le capiti l’incredibile fortuna di innamorarsi perdutamente dell’uomo scelto per lei. Una breve parentesi di felicità e di calore che precede il più orribile dei tradimenti perpetrato proprio dalle persone che ama di più: suo padre e suo marito disposti a dichiararla pazza pur di sottrarle il trono di Castiglia ereditato dalla madre in linea diretta. Giovanna di Castiglia, ultima regina di sangue iberico a salire sul trono di Spagna è una figura leggendaria. Coraggiosa, insofferente al cerimoniale, ribelle alle imposizioni religiose, figlia, moglie e madre costretta a negare la sua essenza di donna nel tentativo di difendersi e di difendere il suo trono. Verrà imprigionata e costretta a vivere per quarantasei anni in condizioni durissime, fino alla morte, avvenuta nel 1555. Ma non si piegherà mai.

L’ultima regina di Firenze

**Il fulgore rinascimentale della Firenze medicea è stato raccontato in ogni sua piega. Assai meno si sa degli ultimi signori della città, le cui storie – narrate in queste pagine come in una serie televisiva di assoluta bizzarria – sembrano inventate: invece sono tutte rigorosamente documentate.**
Scienziati e artisti strepitosi, cospiratori, paggi, bardasse, cardinali, collezionisti maniaci, musici, mercanti. Erotomani, devotissimi, folli: sul proscenio di Palazzo Pitti con i suoi segreti e delle infinite ville della dinastia, in una Toscana che grazie al porto di Livorno è ancora crogiuolo di genti e di idee, tra il ’600 e i primi anni del ’700 assistiamo alle vicende di personaggi memorabili, tra cui spicca la grandiosità decadente di Gian Gastone. Anarchico incoronato, toscano Eliogabalo, criticato dalla Storia e amatissimo dal popolo, depresso e geniale, regina strepitosa di una corte di performer sessuali, i “ruspanti”, dominati dalla sua anima nera Giuliano Dami, poco prima di morire volle che le spoglie mortali di Galileo fossero trasferite in Santa Croce. Il suo gesto lucidissimo annunciava il tempo nuovo dell’Illuminismo, mentre la città apriva le prime logge massoniche.
Al crocevia del destino, mentre l’Europa abbandonava con fatica le spoglie dell’antico regime, Firenze fu il laboratorio di un’epoca di lancinanti contraddizioni e ininterrotti splendori d’arte. Dopo anni di ricerche e grazie a una scrittura capace di scavare nelle pieghe del tempo con spietatissima pietas, questo libro di Luca Scarlini è un pirotecnico omaggio letterario alla grandiosità e al disastro, alle meschinità e alle grandi passioni di un momento storico irripetibile.
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### Sinossi
**Il fulgore rinascimentale della Firenze medicea è stato raccontato in ogni sua piega. Assai meno si sa degli ultimi signori della città, le cui storie – narrate in queste pagine come in una serie televisiva di assoluta bizzarria – sembrano inventate: invece sono tutte rigorosamente documentate.**
Scienziati e artisti strepitosi, cospiratori, paggi, bardasse, cardinali, collezionisti maniaci, musici, mercanti. Erotomani, devotissimi, folli: sul proscenio di Palazzo Pitti con i suoi segreti e delle infinite ville della dinastia, in una Toscana che grazie al porto di Livorno è ancora crogiuolo di genti e di idee, tra il ’600 e i primi anni del ’700 assistiamo alle vicende di personaggi memorabili, tra cui spicca la grandiosità decadente di Gian Gastone. Anarchico incoronato, toscano Eliogabalo, criticato dalla Storia e amatissimo dal popolo, depresso e geniale, regina strepitosa di una corte di performer sessuali, i “ruspanti”, dominati dalla sua anima nera Giuliano Dami, poco prima di morire volle che le spoglie mortali di Galileo fossero trasferite in Santa Croce. Il suo gesto lucidissimo annunciava il tempo nuovo dell’Illuminismo, mentre la città apriva le prime logge massoniche.
Al crocevia del destino, mentre l’Europa abbandonava con fatica le spoglie dell’antico regime, Firenze fu il laboratorio di un’epoca di lancinanti contraddizioni e ininterrotti splendori d’arte. Dopo anni di ricerche e grazie a una scrittura capace di scavare nelle pieghe del tempo con spietatissima pietas, questo libro di Luca Scarlini è un pirotecnico omaggio letterario alla grandiosità e al disastro, alle meschinità e alle grandi passioni di un momento storico irripetibile.

LA ULTIMA RAYA

Maldito sea el dilema de saber que el verdadero amor de mi vida aparecio demasiado pronto y me castigo pensando que la vida que quiero vivir significa sacrificar un amor que jamás volveré a encontrar.
— La última raya, Javier Jorge.

LOS LECTORES HAN DICHO…

ENGANCHA desde la primera página – M. Ángel Marín

Es tan REAL que a veces parece que el protagonista te HABLA. – Jaime Parada

IMPACTANTE, REALISTA, DURA, ÚNICA – Anahí Aragon

DEVORAS el libro. – María Izquierdo

Te IDENTIFICAS con sus pensamientos – Rocío Martín

Tengo 27 años y jamás, jamás me he leído un libro. Estoy ENGANCHADÍSIMO. – Sito Ochoa

Escrita SIN TAPUJOS – María J. Setién

ESTILO ÚNICO, personal, diferente – Elisabeth Ferrer

NUNCA había leído nada parecido – Inés B

NO PUEDES PARAR de leer – Carlos Nieto

Un LENGUAJE ACTUAL, fresco, de la calle – Esther C.

Un REALISMO poco corriente – Virginia S.

RITMO trepidante, altamente ADICTIVO – María Pérez

Un libro FRESCO, DIRECTO, SINCERO, sin rodeos, sin florituras – Rebe Rombita

LOS CRÍTICOS HAN DICHO…

“La última raya’ es emocion en carne viva. La historia y la forma en que es narrada emanan juventud, rabia y muchas ganas de contar algo ante lo que la mayoría mostrarían pudor.
Y esa es la gracia de la novela. Que cuenta las desilusiones de cualquiera, de forma desgarradora. Javier Jorge nos brinda un relato frenético y vertiginoso, que devoras en pocos días y que gusta porque relata muchos de esos sentimientos que muchos tienen y muy pocos son capaces de expresar en voz alta. Y él lo hace. No os dejéis engañar por el título. Hay mucha fiesta en “La última raya’. Y también sexo, pero sobre todo hay desamor. Hacia una mujer y desamor con la vida misma.
— Luis Garrido-Julve

“La última raya’ late. Respira. Suda. Vibra. Sacude. Llora. Gime. No hay concesiones a la emotividad fácil, no hay edulcorantes, no hay rebeldía de postal, no hay poses ni pudores. Hay una verdad que seduce a lectores muy distintos, porque se ven en ella. La novela de Jota es un río de vida que te arrastra y consigue que sientas, que vivas, en él.
— Imma Muñoz (El Periodico)

“La última raya’ no es una lectura convencional. Es una lectura psicologica, social, personal, individual, radical, urbana, violenta, y de conciencia. Es un viaje desde la personalidad propia. Me está costando plasmarlo en palabras. Culpa tuya, Javier. Me has descolocado, totalmente. Te lo agradezco enormemente.
— Mucha Más Literatura

(source: Bol.com)

L’ultima ragazza

L’ultima ragazza by Nadia Murad
Nell’agosto 2014 la tranquilla esistenza di Nadia Murad, ventunenne yazida del Sinjar, nell’Iraq settentrionale, viene improvvisamente sconvolta: con la ferocia che li contraddistingue, i militanti dello Stato Islamico irrompono nel suo villaggio, incendiano le case, radunano i maschi adulti uccidendone 600 a colpi di kalashnikov e rapiscono le donne, caricandole su autobus dai vetri oscurati. Per Nadia e centinaia di ragazze come lei, giovanissime e vergini, inizia un vero calvario. Separate dalle madri e dalle sorelle sposate, scontando l’unica colpa di appartenere a una minoranza che non professa la religione islamica, vengono private di ogni dignità di esseri umani: per i terroristi dell’ISIS saranno soltanto *sabaya*, schiave, merce da vendere o scambiare per soddisfare le voglie dei loro padroni.
L’abisso della prigionia, gli stupri selvaggi, le torture fisiche e psicologiche, le continue umiliazioni, insieme al dolore per la perdita di quasi tutti i parenti, vengono raccontati da Nadia – miracolosamente sfuggita agli artigli dei suoi aguzzini – con parole semplici e dirette, e proprio per questo di straordinaria efficacia. Le tremende sevizie le hanno lasciato cicatrici indelebili sul corpo e nell’anima, ma anziché ridurla al silenzio, cancellandone l’identità, l’hanno spinta a farsi portavoce della sua gente e di tutte le vittime dell’odio bestiale dell’ISIS.
Oggi Nadia è una donna libera, che ha scelto con coraggio di denunciare al mondo intero il genocidio subìto dal suo popolo, non per invocare vendetta, bensì per chiedere giustizia, affinché i colpevoli compaiano di fronte alla Corte penale internazionale dell’Aia e vengano giudicati e condannati per i loro orrendi crimini contro l’umanità. Ma il suo messaggio è soprattutto un pressante invito a non lasciarsi sopraffare dalla violenza e a conservare intatta, sempre e comunque, la fierezza delle proprie radici, e una struggente lettera d’amore a una comunità e a una famiglia distrutte da una guerra tanto assurda quanto spietata.

L’ultima patria

L’ultima patria by Matteo Righetto
È il 1898, un freddo mese di novembre. Sulle arcigne montagne tra l’altopiano di Asiago e la val Brenta, a Nevada, gli abitanti sono ormai quasi del tutto scomparsi: la maggior parte di loro, oppressa da una spaventosa povertà, ha abbandonato i luoghi d’origine per emigrare in America in cerca di fortuna. Jole ha compiuto vent’anni e cresce sempre più bella mentre la sua giovane sorella Antonia ha seguito la vocazione religiosa e ha deciso di farsi monaca; il fratellino Sergio è preda di strani tremori dovuti a una causa misteriosa e viene affidato alle cure della “Santa”, la guaritrice di un paese vicino. La momentanea apparente quiete della zona viene sconvolta quando entrano in azione due banditi che hanno intercettato il tesoro di lingotti guadagnati dal capofamiglia Augusto nel vecchio contrabbando con l’Austria-Ungheria. Jole si troverà da sola a fronteggiare il disastro: mossa da una sete di vendetta e armata soltanto del fucile paterno, si lancerà con l’inseparabile destriero Sansone sulle tracce degli assassini per fare giustizia.
Ad accompagnarla saranno ancora una volta il vento e le stelle, che la circondano in uno scenario mozzafiato. Durante l’inseguimento, Jole attraverserà all’ultimo respiro boschi e paesi innevati e supererà continue difficoltà, senza mai perdere la determinazione che la contraddistingue, in accordo con la magia della natura e la fedeltà ai propri valori, lungo un viaggio che la costringerà ad andare molto più lontano di quanto avesse mai immaginato. “Perché, a differenza del confine tra due Stati, la frontiera tra il bene e il male quasi mai si riesce a scorgerla con gli occhi.” *L’ultima patria* è il secondo romanzo della “Trilogia della Patria”. Dopo *L’anima della frontiera*, Matteo Righetto riprende a narrare con inalterato vigore l’epopea dei De Boer in un western letterario di mirabile spessore e atmosfera, mettendo in scena l’incessante anelito del genere umano verso il riscatto.

L’ultima ora prima dell’alba

Quando nella ressa della metro Abdel inciampa in un paio di immacolate ballerine Prada, non pensa certo di avere una chance con la bella biondina che le indossa. Eppure tra il musicista italo-libanese dal sorriso irresistibile e quella giovane studentessa della Milano bene scatta subito qualcosa di inspiegabile. Quel qualcosa che capita poche volte nella vita, ma quando succede travolge il mondo intero. Celeste si lascia offrire un caffè e, tra una battuta e l’altra, i due, come in un gioco, decidono di rimandare l’addio alla mattina successiva, quando Abdel partirà per Beirut e Celeste riabbraccerà il fidanzato di ritorno dagli Stati Uniti. Due mondi in rotta di collisione e una sola notte per conoscersi. E se all’improvviso non ci fosse abbastanza tempo per amarsi?
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### Sinossi
Quando nella ressa della metro Abdel inciampa in un paio di immacolate ballerine Prada, non pensa certo di avere una chance con la bella biondina che le indossa. Eppure tra il musicista italo-libanese dal sorriso irresistibile e quella giovane studentessa della Milano bene scatta subito qualcosa di inspiegabile. Quel qualcosa che capita poche volte nella vita, ma quando succede travolge il mondo intero. Celeste si lascia offrire un caffè e, tra una battuta e l’altra, i due, come in un gioco, decidono di rimandare l’addio alla mattina successiva, quando Abdel partirà per Beirut e Celeste riabbraccerà il fidanzato di ritorno dagli Stati Uniti. Due mondi in rotta di collisione e una sola notte per conoscersi. E se all’improvviso non ci fosse abbastanza tempo per amarsi?

L’Ultima Occasione

L’ultima occasione by Mark Carwardine, Douglas Adams
L’estinzione di piante e animali ha seguito il suo corso per milioni di anni, al ritmo di una specie ogni secolo. La maggior parte, però, si è estinta negli ultimi cinquant’anni, e l’accelerazione è terrificante: ogni anno oltre un migliaio di specie diverse scompare. La conservazione è una corsa contro il tempo, prima che l’inquinamento, la caccia, i pesticidi e la progressiva distruzione di habitat naturali e del loro sempre più fragile equilibrio ecologico segnino un punto di non ritorno. Per tutti noi presto potrebbe essere l’«ultima occasione» non solo per scongiurare la scomparsa di piante e animali sempre più rari, ma anche, semplicemente, per poterli osservare in tutta la loro struggente o maestosa bellezza.
E *L’ultima occasione*, appunto, è il libro che Douglas Adams, il celebre scrittore di fantascienza e autore della *Guida galattica per gli autostoppisti*, e Mark Carwardine, zoologo, hanno dedicato agli animali in via d’estinzione: dal terribile varano di Komodo in Indonesia all’indifeso kakapo della Nuova Zelanda, dagli imponenti rinoceronti africani ai delfini baiji del Fiume Azzurro, dall’aye-aye del Madagascar alle volpi volanti di Rodrigues. Un indimenticabile diario di viaggio intorno al mondo alla ricerca di creature esotiche minacciate da un imminente pericolo; un libro geniale, profondo e struggente, spesso esilarante nel tratteggiare personaggi, circostanze e incontri paradossali e assurdi, e al tempo stesso venato di una pacata tristezza per la superficialità, la stupidità e la cupidigia con cui gli uomini guardano al regno animale e, più in generale, alla natura. Anche se poi sono gli uomini, dalla Cina all’Africa a Mauritius, a condurre ogni giorno la lotta per la conservazione degli ultimi esemplari delle specie più rare, curandoli, proteggendoli, sperimentando sul campo strategie di salvaguardia quasi sempre tardive eppure molto spesso efficaci.
Nato come serie radiofonica per la BBC e considerato ormai un «classico» della divulgazione scientifica, *L’ultima occasione* ci restituisce uno sguardo appassionato e acuto – oltreché informato – sulla bellezza e la fragilità del mondo naturale, sulle piccole e apparentemente insignificanti catastrofi che ogni giorno si verificano nelle nostre foreste, negli oceani, nei deserti. E ci lascia un monito definitivo: per quanto rara e marginale, ogni specie animale è importante e la sua scomparsa renderà il mondo un luogo più povero, più tetro e molto più solitario.
Douglas Noël Adams (1952-2001) è stato uno scrittore di fantascienza, sceneggiatore e umorista britannico. Nel 1979 ha pubblicato *Guida galattica per gli autostoppisti*, nato da una serie di grande successo trasmessa dalla BBC. Fra i suoi libri ricordiamo *La vita, l’Universo e tutto quanto* (Mondadori 2003), *Il salmone del dubbio* (Mondadori 2002), *Addio e grazie per tutto il pesce* (Mondadori 2005), *La lunga oscura pausa caffè dell’anima* (Mondadori 2011), *Ristorante al termine dell’universo* (Mondadori 2012).