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Le botteghe color cannella

“Le botteghe color cannella” di Bruno Schulz è ben più di una raccolta di avventure d’infanzia. Generati dall’insaziabile curiosità di un bambino che annota le bizzarrie del padre ormai estraniato dal mondo, questi bozzetti assumono a poco a poco i toni di una piccola saga epica, il cui eroe difende la causa persa della poesia in appassionate lotte quotidiane contro la noia e il decadimento di una casa di commercianti di provincia. Severo demiurgo, prode Don Chisciotte o vecchio alienato che sia, il padre Jakub pare voglia suggerire che l’onirismo e la fantasia infantile sono l’unico rifugio possibile dal flagello che sta per abbattersi sulla Mitteleuropa.L’occhio del ragazzino narrante (in fondo, vero protagonista dell’opera) scorge con precisione e ammirazione l’anima che si cela dentro ogni cosa; dona e sottrae la vita in surreali metamorfosi di uomini in animali, animali in oggetti, oggetti in esseri viventi, microcosmi in universi.
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“Le botteghe color cannella” di Bruno Schulz è ben più di una raccolta di avventure d’infanzia. Generati dall’insaziabile curiosità di un bambino che annota le bizzarrie del padre ormai estraniato dal mondo, questi bozzetti assumono a poco a poco i toni di una piccola saga epica, il cui eroe difende la causa persa della poesia in appassionate lotte quotidiane contro la noia e il decadimento di una casa di commercianti di provincia. Severo demiurgo, prode Don Chisciotte o vecchio alienato che sia, il padre Jakub pare voglia suggerire che l’onirismo e la fantasia infantile sono l’unico rifugio possibile dal flagello che sta per abbattersi sulla Mitteleuropa.L’occhio del ragazzino narrante (in fondo, vero protagonista dell’opera) scorge con precisione e ammirazione l’anima che si cela dentro ogni cosa; dona e sottrae la vita in surreali metamorfosi di uomini in animali, animali in oggetti, oggetti in esseri viventi, microcosmi in universi.

Le belle immagini

Laurence ha trent’anni, un marito, due figlie, un amante e un lavoro gratificante in un’agenzia pubblicitaria per la quale realizza immagini perfette che rendono la sua vita calma e piena di colore. Ma dietro questa calma apparente il meccanismo non funziona. Laurence lo avverte nelle inspiegabili lacrime della figlia maggiore, negli scoppi d’ira della madre, nell’indifferenza del marito e nell’egocentrismo dell’amante. E cosí all’improvviso si risveglia in lei un senso di insoddisfazione, la consapevolezza di essere estranea a se stessa, di vivere una vita di belle immagini vuote di valori e di verità.
Un romanzo intenso e vibrante di rabbia sull’ipocrisia e sulla crudeltà dei rapporti umani.

(source: Bol.com)

Le belle e le bestie

Quarant’anni e qualcosina: i relativi bilanci, la frustrazione, l’insoddisfazione e anche l’insofferenza. Ma indifferenza e rassegnazione mai: qualche rimedio c’è sempre. Così la pensa Lavinia Del Lago, che per campare fa la collaboratrice ai testi in tivù e per vivere scrive, scrive, e poi ancora scrive. Meglio se in condizioni di infelicità – momentaneamente – cronica. Infatti: “Esiste forse qualcuno che scrive quando è felice?”. L’affetto delle “amiche di salvataggio”, della nonna, del cane, dell’ex fidanzato, del coniglio non fidanzato si mescola alla rabbia dello zoo di viale Mazzini con “le belle senza più né arte né parte”, le effimere star di Sanremo, gli opinionisti e le segretarie superefficienti. Finché Lavinia decide che è arrivato il momento di dare un taglio alla sua vita e farla diventare un soggetto cinematografico, una specie di bestiario con le gabbie prive di sbarre. Ne escono animali comuni e specie in via di estinzione, in ogni caso figure piene di humour e donne spesso formidabili che non si ricordano più di esserlo.
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Le avventure di una gentildonna

Inghilterra, Turchia, 1811.
Sabine Godard, nipote di un insigne professore di Oxford, non è la donna perduta che molti pensano, bensì la vittima delle calunnie di un libertino che si è vantato di averla sedotta. Costretta a lasciare l’Inghilterra, intraprende un lungo viaggio di studi che la porta sulle rive del Bosforo. E quando il Marchese di Foye la incontra durante il suo soggiorno in Turchia, resta subito folgorato da quella fanciulla bella, intelligente e colta. Sabine tuttavia è succube dell’autoritario zio, che per seguire i suoi interessi, la espone al pericolo di finire nell’harem del pascià. A Foye non resta che correre in suo aiuto per liberarla, ma le loro peripezie sono solo all’inizio.

Le avventure di Tom Bombadil

Sedici racconti in versi ci accompagnano in un mondo fiabesco, il Medioevo fantastico di J.R.R. Tolkien popolato di gnomi, streghe, troll, giganti, draghi, uccelli, uomini, alberi e acque.
Ritornano luoghi e personaggi resi famosi dal romanzo Il Signore degli Anelli: Tom Bombadil, il picaresco abitatore dei boschi, la fanciulla acquatica Baccadoro, lo Spettro dei Tumuli, il fattore Piedimelma, la principessa Me, il Troll pasticciere, Fastitocalone il preistorico e lo sfortunato Uomo della Luna. Filastrocche scioglilingua si alternano a vere e proprie ballate romantiche, in un’edizione che, evitando la trascrizione letterale dei testi, si sforza invece di rispettarne la struttura, di riprodurne la musicalità, e di ricostruirne la ricchezza di significati allegorici e rituali.

(source: Bol.com)

Le avventure di Bianca e Bernie (Mondadori)

Lei, Miss Bianca, è incantevole, raffinata e anche un po’ snob. Vive nello studio di un’ambasciata ed è la compagna preferita del figlio dell’ambasciatore. Lui, Bernie, è un normale topo di dispensa. È pavido e maldestro, ma gentile e pieno di attenzioni, e ha un cuore grande. Bianca e Bernie. Sebbene provengano da mondi diversi sembra che la Società per il Soccorso ai Prigionieri ce la metta tutta per farli stare vicini. E così i due diventano inseparabili compagni di pericolose avventure, dalla liberazione del prigioniero al Castello Nero a quella della piccola Pazienza rapita dalla Duchessa nel Palazzo dei Diamanti. Una storia indimenticabile che ha spirato due film Disney, in cui il fiabesco e il sentimentale si mescolano all’avventura e al comico.

Le avventure del capitano Hornblower

Ai tempi in cui Napoleone dominava l’Europa, solo la Royal Navy di Sua Maestà Britannica sfidava la potenza francese. Forester volle impersonare lo spirito dei suoi uomini in personaggio indimenticabile: Orazio Hornblower, un antieroe ostinato, taciturno, a disagio in società ma imbattibile al comando sulla nave. Divenuto capitano, Orazio Hornblower viene inviato dall’Ammiraglio al comando della fregata Lydia, nei mari del Sud, a guidare una rivolta antifrancese battendosi contro spagnoli, ribelli, epidemie, abbordaggi, tradimenti, colpi di scena, amori difficili, viltà ed eroismi.

Le avventure del capitano Hatteras

Anche se in genere viene classificato secondo ,le avventure del capitano Hatteras e il primoromanzo di Verne del filone dei “viaggi straordinari ” dove racconta di questo capitano convinto di una sua personalissima teoria del polo nord e fara di tutto per dimostrare le sue convinzioni
romanzo molto godibile per essere il primo di Giulio Verne quindi bisogna considerare anche questo aspetto quasi fosse una specie di “esperimento ” narrativo ma ne vale la pena leggerlo .
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### Sinossi
Anche se in genere viene classificato secondo ,le avventure del capitano Hatteras e il primoromanzo di Verne del filone dei “viaggi straordinari ” dove racconta di questo capitano convinto di una sua personalissima teoria del polo nord e fara di tutto per dimostrare le sue convinzioni
romanzo molto godibile per essere il primo di Giulio Verne quindi bisogna considerare anche questo aspetto quasi fosse una specie di “esperimento ” narrativo ma ne vale la pena leggerlo .

Le avventure del Barone di Münchhausen

Un classico straniero della narrativa per i ragazzi, un testo di qualità perché affidato, per la traduzione, a Elda Bossi, scrittrice di grande fama ed esperienza. Circa due secoli fa viveva in terra tedesca un brillante ufficiale di cavalleria dal nome altisonante di Carlo Federico Gerolamo, barone di Münchhausen. La sua fama era già al tempo suo assai grande e si diffuse rapidamente in tutto il mondo, giungendo fino a noi (e durerà ancora tantissimo). Che cosa fece di tanto straordinario? A sentir lui, il Barone di Münchhausen, che è uno dei più grandi bugiardi mai esistiti sulla faccia della Terra, non c’è niente di assurdo e di incredibile nelle mirabolanti avventure che racconta…

Le astronavi di Cesare

Un attentato, i pugnali degli assassini, una vittima. Tutto sembra finire qui. O forse no: qualcosa sta rifluendo nel corpo ormai esangue di Gaio Giulio Cesare. E l’uomo più potente di Roma si risveglia in un mondo incomprensibile, sopra un letto dalle lenzuola troppo pulite, dove uomini e donne in camice bianco gli rivolgono domande di cui non comprende il significato. Il condottiero romano è stato “ripescato” dall’abisso del passato, riproducendo fino all’ultimo dettaglio lo schema dei circuiti neuronali, i suoi ricordi, le sue sensazioni, e quindi inserendoli in un supporto biologico quanto più possibile simile al corpo che possedeva nella sua prima vita. Ma non è un’oziosa bizzarria di scienziati che giocano a imitare gli dei, bensì una dura necessità: l’Umanità, dopo essere riuscita finalmente a esorcizzare gli impulsi violenti che l’avevano portata sull’orlo dell’autodistruzione, si trova a fronteggiare una minaccia proveniente dal cuore nero del Cosmo, un pericolo mortale che rischia ora di costringerla a riappropriarsi degli istinti bestiali cui aveva consapevolmente rinunciato.

(source: Bol.com)

Le argentee teste d’uovo

In un futuro ormai prossimo, gli scrittori si limiteranno a firmare le opere composte elettronicamente dai mulini-a-parole (e a recitare in pubblico i ruoli imposti dalle biografie sulle alette di copertina). Solo i colleghi robot sapranno scrivere sul serio, ma com’è ovvio, per un pubblico di robot. Questo fino al giorno in cui gli scrittori inferociti distruggeranno i mulini-a-parole, salvo poi dover affrontare una grave crisi di creatività. In tanto caos mediatico, l’Editrice Razzi è l’unica a restare imperturbabile: forse perché custodisce il grande segreto del secolo precedente, il Divorzio Psicosomatico di Daniel Zukertort. E infatti, in una nursery segreta vivono ancora le trenta argentee Teste d’Uovo la cui esistenza potrebbe sconvolgere sia il mondo della finzione che quello della realtà.
Copertina di Franco Brambilla

Le api e i ragni

Sarà Jonathan Swift a creare «l’emblema più completo e più inesauribile» di quella che è passata alla storia come la disputa degli Antichi e dei Moderni: i primi – fa dire a Esopo nel suo La battaglia dei libri — sono come l’ape, che trae dalla natura il miele che fabbrica; laddove i secondi, alla maniera del ragno, attingono ai loro stessi escrementi di che filare la propria scienza. Ecco dunque la modernità svelarsi come atrofia della memoria, negazione di ogni retaggio, funesta e narcisistica sterilità. Ma la polemica era cominciata ben prima, nell’Italia dei primi anni del Seicento, e sotto il regno di Luigi XIV aveva improntato di sé la vita della Repubblica delle Lettere per tutto l’ultimo ventennio del secolo – un ventennio al tempo stesso turbolento e fecondo. Di questa polemica Marc Fumaroli, grande storico ma anche arguto chroniqueur, traccia, con un piglio che nulla ha a che vedere con l’astratta aridità della cosiddetta storia delle idee, un’immagine viva e riccamente articolata, dando conto non soltanto del dibattito culturale intorno alla lingua, la poesia, il teatro, la scienza, l’arte, la musica, ma anche dei complessi legami che s’intrecciavano fra i letterati di entrambi i partiti, fra questi e la società mondana del tempo, fra questi e il potere politico (in primo luogo il re, del quale bisognava conquistare il favore con qualunque mezzo). Fumaroli non si limita a registrare il successo clamoroso ed effimero a cui si condannano i Moderni, ma (riconoscendo il suo debito nei confronti di Arnaldo Momigliano e di Leo Strauss) ci mostra come, ben oltre i limiti cronologici che le vengono normalmente assegnati, la questione del rapporto che il Moderno ha con il passato continui a essere, ancora oggi, urgente e aggrovigliata.

Le alternative dell’amore

Questo romanzo parla d’amore e di guerra, di verità nascoste e coincidenze che forse tali non sono. Ma anche di cibo, di vini eccellenti e di un posto bellissimo come la Borgogna. Due storie che si intrecciano a settant’anni di distanza l’una dall’altra: quella di Tristan Dubois, giovane scrittore parigino che si rifugia in un piccolo paese nel cuore della Côte d’Or in cerca dell’ispirazione perduta e per riconciliarsi con il ricordo di Isabelle, che lo ha lasciato quattro mesi prima, ma che continua ad amare; e quella di Wilfred Baumann, ex ufficiale nazista che durante l’occupazione tedesca in Francia comandava un piccolo plotone dislocato nello stesso paese in cui, per oscure ragioni, è tornato a vivere dopo anni, comprando la grande villa che a quel tempo era la sede dei soldati. Gli abitanti del posto ne parlano mal volentieri e dipingono Baumann come una persona spregevole che si è macchiata di crimini orrendi, tra cui la fucilazione di dieci civili e l’istigazione al suicidio o addirittura l’omicidio di una giovane cameriera che lavorava nella villa. Dubois, incuriosito dalla vicenda del vecchio ufficiale, comincia a indagare sul suo passato, scontrandosi contro un muro di omertà. L’incontro tra i due uomini sarà illuminante per entrambi e cambierà le loro vite, in un turbinio di emozioni. Licalzi supera se stesso e ci fa assaporare un romanzo tinto di giallo, con una trama evocativa e potente, regalandoci pagine dalla scrittura intrigante in cui disincanto, ironia e passione si susseguono in un’irresistibile varietà di toni.
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Questo romanzo parla d’amore e di guerra, di verità nascoste e coincidenze che forse tali non sono. Ma anche di cibo, di vini eccellenti e di un posto bellissimo come la Borgogna. Due storie che si intrecciano a settant’anni di distanza l’una dall’altra: quella di Tristan Dubois, giovane scrittore parigino che si rifugia in un piccolo paese nel cuore della Côte d’Or in cerca dell’ispirazione perduta e per riconciliarsi con il ricordo di Isabelle, che lo ha lasciato quattro mesi prima, ma che continua ad amare; e quella di Wilfred Baumann, ex ufficiale nazista che durante l’occupazione tedesca in Francia comandava un piccolo plotone dislocato nello stesso paese in cui, per oscure ragioni, è tornato a vivere dopo anni, comprando la grande villa che a quel tempo era la sede dei soldati. Gli abitanti del posto ne parlano mal volentieri e dipingono Baumann come una persona spregevole che si è macchiata di crimini orrendi, tra cui la fucilazione di dieci civili e l’istigazione al suicidio o addirittura l’omicidio di una giovane cameriera che lavorava nella villa. Dubois, incuriosito dalla vicenda del vecchio ufficiale, comincia a indagare sul suo passato, scontrandosi contro un muro di omertà. L’incontro tra i due uomini sarà illuminante per entrambi e cambierà le loro vite, in un turbinio di emozioni. Licalzi supera se stesso e ci fa assaporare un romanzo tinto di giallo, con una trama evocativa e potente, regalandoci pagine dalla scrittura intrigante in cui disincanto, ironia e passione si susseguono in un’irresistibile varietà di toni.

Le Alpi nel mondo antico

Le Alpi non sono mai state una barriera. Al contrario: sono sempre state un luogo di incontro, di commerci e di fusione tra culture diverse.
Lo storico tedesco Ralf-Peter Märtin – autore di bestseller in Germania e prematuramente scomparso – racconta in questo libro unico le mille storie della regione alpina nell’antichità, dall’Età del Bronzo al rimescolamento di popoli che caratterizza l’inizio del Medioevo.
Tra le molte cose che narra, Le Alpi nel mondo antico ci dice come venivano coltivati i terreni fertili della valle, come le pendici vennero terrazzate a vigneto e come i popoli cominciarono a usare i pascoli per il bestiame. E ci racconta come e perché Ötzi – l’Uomo del Similaun – doveva morire e in che modo iniziò il commercio di rame, di sale e di ferro. Qui troviamo la saga delle battaglie dei cimbri e dei teutoni, l’avventura quasi incredibile degli elefanti di Annibale, il rapporto ambiguo dei romani con la montagna, e la nascita dei ricoveri, dei monasteri e delle rotte commerciali che hanno caratterizzato la penetrazione della cristianizzazione tra le valli alpine alla fine dell’antichità.
In poche pagine folgoranti Ralf-Peter Märtin sa far rivivere la vivida immagine di uno spazio culturale unico, che ancora oggi è modellato dalla sua storia antica.

(source: Bol.com)

Le albicocche di Aglaia

Le albicocche di Aglaia è il racconto che dà il titolo alla raccolta. Aglaia era una delle tre muse della mitologia classica, ma nella nostra storia è soltanto un’infermiera. In una stanzetta bianca della terapia intensiva, un grande maestro di violino sta compiendo gli ultimi passi che lo separano dalla morte, ma… L’eredità della zia Petronilla potrebbe apparire come un insperato colpo di fortuna nella vita di Enrico, che però scoprirà di possedere qualcosa di molto inquietante…Piccola Perla Yiddish evoca ombre e paure dalle quali non si guarisce. Un appartamento dalle persiane sempre abbassate eppure tenuto in ordine perfetto, una donna di nome Perla Epstein, sola, o meglio in compagnia di fantasmi, trascorre una vita lunghissima senza viverla davvero. Ardelia Spinola si muoverà con delicatezza in mezzo a ricordi, fragili come soprammobili di vetro…Queste sono tre delle nove storie, che come piccoli cammei formano un breve viaggio nell’immaginazione, accompagnando il lettore lontano dagli affanni quotidiani, in un non luogo fatto della stessa materia di cui sono fatti i sogni.
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Le albicocche di Aglaia è il racconto che dà il titolo alla raccolta. Aglaia era una delle tre muse della mitologia classica, ma nella nostra storia è soltanto un’infermiera. In una stanzetta bianca della terapia intensiva, un grande maestro di violino sta compiendo gli ultimi passi che lo separano dalla morte, ma… L’eredità della zia Petronilla potrebbe apparire come un insperato colpo di fortuna nella vita di Enrico, che però scoprirà di possedere qualcosa di molto inquietante…Piccola Perla Yiddish evoca ombre e paure dalle quali non si guarisce. Un appartamento dalle persiane sempre abbassate eppure tenuto in ordine perfetto, una donna di nome Perla Epstein, sola, o meglio in compagnia di fantasmi, trascorre una vita lunghissima senza viverla davvero. Ardelia Spinola si muoverà con delicatezza in mezzo a ricordi, fragili come soprammobili di vetro…Queste sono tre delle nove storie, che come piccoli cammei formano un breve viaggio nell’immaginazione, accompagnando il lettore lontano dagli affanni quotidiani, in un non luogo fatto della stessa materia di cui sono fatti i sogni.

Le 17 equazioni che hanno cambiato il mondo

Le equazioni sono la linfa della matematica, delle scienze e della tecnologia. In loro assenza il nostro mondo non esisterebbe cosí come lo conosciamo. Senza le quattro equazioni che descrivono l’elettromagnetismo non avremmo la radio, il radar e la televisione. Senza l’equazione alla base della teoria dell’informazione non ci sarebbero tutti i sistemi digitali, dai telefoni a Internet. E se oggi siamo in grado di decifrare la natura del cosmo e di esplorare i pianeti lo dobbiamo alla scoperta della legge gravitazionale di Newton.
Dal teorema di Pitagora alla E=mc2 di Einstein, fino alle formule della meccanica quantistica, della teoria del caos o delle piú acrobatiche operazioni finanziarie, Ian Stewart passa in rassegna le diciassette equazioni che hanno cambiato la storia dell’umanità. E lo fa spiegando non solo l’enorme impatto che hanno avuto sul progresso e la vita di tutti, ma riuscendo nel miracolo di svelare il loro limpido splendore anche a chi con i numeri non ha mai avuto molta dimestichezza.

(source: Bol.com)