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Gli dei perduti

Erano tempi di splendore e di tenebre, di dei e di giganti, di esseri favolosi e creature deformi, di situazioni al limite della follia, di sogni che diventavano reali, di incubi che prendevano corpo: era l’epoca dei signori della spada. In un impossibile universo dalle molteplici dimensioni, scena dell’eterna lotta tra i sovrani della legge e i signori del caos, Corum, il principe dal mantello scarlatto, è costretto ancora una volta a ingaggiare battaglia contro le oscure forze del male guidate dal bestiale capo dei Mabden, il conte Glandyth. Ma non potrà fare ricorso alle forze infernali che, grazie ai malefici doni ricevuti dal dio Shool, l’occhio di Rhynn e la mano di Kwll, sempre gli erano venute in aiuto: questa volta dovrà affrontare da solo – anche se nell’eroe l’unità è una molteplicità – tremende prove prima di arrivare a Tanelorn, l’eterna, la mitica città della pace. Saranno allora gli dei perduti a metterlo dl fronte a una scelta, alla possibilità di bandire per sempre tutte le divinità dai quindici piani e di affrancare così l’uomo dallo stato di soggezione alle insensate forze del caos e alle deboli forze della legge.

Gli dei di Marte

Continua con questo secondo romanzo la saga di John Carter, il terrestre che si è trovato sbalzato sul pianeta Marte dove, oltre a tutta una serie di avventure e combattimenti con strane razze, mostri terrificanti e residui di antichi ritrovati scientifici dovuti a una civiltà ormai scomparsa da millenni, ha trovato l’amore nella persona della bellissima principessa Dejah Thoris, che contraccambia il suo sentimento. Il loro amore però non è destinato a essere facile: tutta una serie di ostacoli si frappongono alla sua realizzazione, e sia lo stesso Carter che la sua amata principessa correranno più volte il pericolo di perdere la vita per coronare il loro sogno d’amore.

Gli Dei delle tenebre

Gli Dei delle tenebre contiene quattro brevi romanzi: Petey, in cui si narra di una casa non troppo raccomandabile nella campagna del Connecticut; Il dio di Nadelman, dove un pubblicitario si accorgerà a sue spese dei poteri segreti dell’immaginazione; L’uomo nero con il corno, che rappresenta un moderno e penetrante omaggio al mondo di H.P. Lovecraft e dello spaventoso Mito di Cthulhu; infine, I figli del regno trasporta con grande realismo il mito macheniano del Piccolo Popolo in una New York febbrile e allucinante.

Gli Dei delle origini

David e Leigh Eddings tornano con una nuova avvincente saga, in cui due generazioni di dei devono affrontare un destino minaccioso che incombe su di loro. Da qualche parte, oltre il polo più estremo del mondo, si estende la Terra di Dhrall, ancorata nella sua posizione immutabile dalla volontà di quattro potenti divinità. Capaci di piegare la realtà ai propri desideri e di influenzare le vite dei comuni mortali, esse sono però legate alle leggi della natura e non possono togliere la vita. Ma non sono l’unico potere esistente. Infatti, al centro di Dhrall vive Quello Chiamato il Vlagh, un essere orrendo e vorace che ha allevato uno smisurato esercito di mostri per conquistare il mondo e sterminare gli umani.

Gli Automi del Dottor B

Londra oggi: Quando Arthur Drake cerca riparo dalla pioggia in un negozio polveroso, l’ultima cosa che si aspetta di trovare è un vecchio diario: è del Detective Invisibile. Sembra sia stato scritto negli anni ’30, ma la calligrafia è quella di Arthur, che ha solo quattordici anni… Londra 1936: Quando in città viene allestita un’incredibile mostra di sinistri personaggi a grandezza naturale, si presenta il caso più pericoloso che Art e i suoi amici abbiano mai affrontato: persone scomparse, corpi senza volto, automi micidiali… Riuscirà il Detective Invisibile a sventare un complotto che potrebbe mettere in ginocchio l’intera nazione? Età di lettura: da 11 anni.
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Gli antimercanti dello spazio

Sono passati trent’anni da quando Frederik Pohl inventò quei Mercanti dello spazio che Kingsley Amis nelle sue Mappe dell’inferno mise al disopra dello stesso 1984 di Orwell. Fu allora che dagli uffici di Madison Avenue le grandi compagnie pubblicitarie assunsero il controllo della Terra, ma fecero lo sbaglio di mandare un’astronave sul pianeta Venere. Oggi Venere è il rifugio dei refrattari e dei ribelli, il simbolo dell’anti-pubblicità, la bandiera dei nemici della produzione e del consumo. I rapporti tra i due pianeti si fanno ogni giorno più difficili. La situazione insomma è così tesa, che Frederik Pohl ha sentito la necessità di scrivere un nuovo romanzo sullo scottante argomento. E l’ha scritto.

Gli anni perduti

Il romanzo che racconta un momento inedito dell’universo di Star Trek, tra la fine della Missione narrata nella serie televisiva e gli eventi descritti successivamente in Star Trek: il film. La Missione Quinquennale si è conclusa. Ora gli ufficiali della USS Enterprise dovranno fare carriera in qualche altro modo… James T. Kirk, nominato Ammiraglio, deve affrontare una situazione disperata, e da lui dipende la vita di molti ostaggi. Spock, tornato su Vulcano, troverà una sorpresa, quella che meno si aspettava. E il Dottor McCoy, come al solito, si è messo nei guai. Quel tipo di guai che potrebbero provocare un bagno di sangue interstellare…

Gli anni del riso e del sale

La Morte Nera, la terribile epidemia di peste, si abbattè sull’Europa nel quattordicesimo secolo con conseguenze devastanti: circa un terzo della popolazione del Vecchio continente fu annientata. Ma cosa sarebbe accaduto se la pestilenza avesse ucciso il 99 per cento della popolazione? Come sarebbe cambiato il mondo?
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Gli anni del giudizio

“Animati da comunisti e democristiani, conciatori e operai, contadini e artigiani, ‘Gli anni del giudizio’, dunque, vanno in scena nel centro storico di Bra, sulle colline e nelle località che si aprono a raggiera intorno alla città. Insomma, nelle pagine del romanzo si avvertono le voci, le speranze e le paure di una città intera di provincia. Lo riconobbe Arpino stesso, quando esplicitò che tale storia ‘la dovevo a molte persone, forse a una città intera. Era una storia con diciottomila dediche’. Una per ognuno degli abitanti che aveva allora Bra.” (Dalla prefazione di Fabio Bailo)

Gli annali degli Heechee

Ricordate Robinette Broadhead, il protagonista de La porta dell’infinito, Oltre l’orizzonte azzurro e Appuntamento con gli Heechee, l’uomo più potente del sistema solare, l’uomo che ha fatto la sua fortuna utilizzando le misteriose astronavi abbandonate dall’antica e scomparsa razza degli Heechee? Ora, nel quarto romanzo di questo grandioso ciclo, Frederik Pohl ci racconta le ultime gesta di Robinette Broadhead e degli Heechee, che tutto sommato non sono poi scomparsi ma si sono solo nascosti al di là della barriera di Schwarzschild, oltre la linea dell’orizzonte azzurro di un buco nero al centro della galassia. Gli Heechee, esseri dall’aspetto non troppo dissimile da quello umano, erano stati una delle razze più grandi della galassia: la loro civiltà aveva raggiunto apici tecnologici elevatissimi e aveva esplorato gran parte dei pianeti. Ma poi era successo qualcosa che aveva bloccato all’improvviso la loro espansione: di colpo gli Heechee avevano mutato il loro atteggiamento ed erano scomparsi dalla faccia dell’universo. Che cosa era successo? Che cosa li aveva spinti a una ritirata così brusca? Quale orribile pericolo si erano trovati di fronte? La risposta a questo mistero galattico è il Nemico, gli «Assassini», la terribile razza di esseri intelligenti ma immateriali, esseri di pura energia che hanno già spazzato via almeno quattro grandi civiltà precedenti gli Heechee e che ora progettano forse di distruggere l’intero universo. Ma gli uomini, guidati da un Robinette Broadhead disincarnato ma più vivo e immortale che mai nelle vesti di un programma di computer (o qualcosa di simile), non sono affatto disposti ad attendere i colpi del mortale nemico: assieme ai loro compagni umani gli Heechee dovranno abbandonare il loro volontario esilio e combattere gli implacabili Assassini.

Gli animali fantastici: dove trovarli

Non c’è casa di maghi in tutto il paese dove non troneggi una copia di Gli animali fantastici: dove trovarli. Ora, solo per breve periodo, anche i Babbani avranno la possibilità di scoprire dove vivono i Quintaped, cosa mangiano i Puffskein e perché è una cosa saggia non lasciare latte in giro per i Knarl. I proventi della vendita di questo libro andranno a Comic Relief. Ciò significa che ogni euro o galeone d’oro ricavati faranno magie al di là dei poteri di qualunque mago. Se ritenete che questa non sia una buona ragione per separarvi dal vostro denaro, possiamo solo sperare per voi che un mago di passaggio si mostri più caritatevole nei vostri confronti, quando verrete attaccati da una Manticora.

Gli ammutinati dell’astronave

La Teddy R – Theodore Roosevelt, astronave da combattimento con il compito di proteggere l’ammasso della Fenice – ha un comandante che si chiama Makeo Fujiama e un primo ufficiale che risponde al nome di Podok ed è (incidentalmente) una femmina Polonoi. Ma la figura chiave, a bordo della sferragliante nave da guerra, è un’altra: il secondo ufficiale Wilson Cole. Wilson ha ottenuto risultati strepitosi nel conflitto che oppone la Repubblica alla Federazione nemica, ma la disciplina non è il suo forte. Ecco perché si trova sulla Teddy R ed ecco perché, all’inizio del romanzo, già scalpita per cambiare rotta e dirigersi verso tutta un’altra parte della galassia…

Gli americani di Rabbato

DAL LIBRO: «Non vi strapazzate troppo! » raccomandava il dottor Liardo al vecchio Lamanna.
«Mi servirà di svago, signor dottore, l’andare in campagna. E poi, se non li guardo io i miei interessi… Ho combinato col mio vicino di fondo, con lo Sciancatello che è un brav’uomo. Ma, dice il motto degli antichi: “L’occhio del padrone ingrassa il cavallo”».
«Ho saputo che i nipoti vi hanno mandato del danaro: vuol dire che là guadagnano bene».
«Dugento lire, signor dottore. Ma ora è un pezzo che non si fanno vivi. C’è quella povera mamma che non sa darsi pace».
Infatti appena la gnà Maricchia sentiva dire da qualche vicina: «È tornato il tale dalla Merica», si metteva addosso la mantellina di panno blù, perché le pareva che lo scialle le disdicesse per l’età, e andava a cercare del nuovo arrivato.
«Avete veduto i miei figli?»
«No».
«Sono là da un anno. Come mai?…»
«E in che paese sono? L’America non è come Ràbbato che ci conosciamo uno per uno. Per andare da un paese all’altro ci vogliono giornate e giornate».
«Sono nel paese dov’è Coda-pelata; partirono insieme con lui, con Garozzo e tanti altri».
«Non ne so niente».
Tornava a casa desolata, e non ne ragionava col nonno. Si raccomandava però a Menu perché s’informasse se fosse arrivato qualche altro «americano», come chiamavano a Ràbbato gli emigranti. E appena Menu veniva a riferirle: «Ne sono tornati due, tre, cinque», ella afferrava subito la mantellina e si presentava.
«Ben venuto! Avete veduto i miei figli?»
«Se li avessi visti, sarei venuto a dirvelo, senza farvi incomodare. Io e miei compagni veniamo dall’Argentina».
«Ah!… Mi avevano detto dalla Merica».
«Dall’America, sicuro; ma è come domandare, per modo di esempio, a uno che viene da Catania: “Avete visto mio figlio?…” E vostro figlio è a Palermo. Che ne può sapere?»
«Avete ragione. Scusate».
E tornava a casa desolata. Ma dov’erano andati dunque i suoi figliuoli? In un paese dove non andava nessuno di quelli che erano partiti da Ràbbato? Le pareva di vedere Stefano e Santi sperduti in quelle campagne immense, delle quali aveva parlato Coda-pelata; tra migliaia di buoi e cavalli selvatici, senza aiuti, privi di ogni cosa e che piangevano pentiti di aver abbandonato il loro paese, la loro casa. Chi sa? Forse, in quel momento, gridavano: «Mamma! Nonno! Menu!».
E quasi le sembrava di udire le voci invocanti.
«Che dite, nonno?» si rivolgeva al vecchio. «Non si potrebbe battere il telegrafo?»
«Che sappiamo se arriva fin là? C’è di mezzo il mare».
«Mandiamo Menu ad informarsi. Don Corrado della posta deve saperlo, lui che batte il telegrafo tutti i giorni».
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### Sinossi
DAL LIBRO: «Non vi strapazzate troppo! » raccomandava il dottor Liardo al vecchio Lamanna.
«Mi servirà di svago, signor dottore, l’andare in campagna. E poi, se non li guardo io i miei interessi… Ho combinato col mio vicino di fondo, con lo Sciancatello che è un brav’uomo. Ma, dice il motto degli antichi: “L’occhio del padrone ingrassa il cavallo”».
«Ho saputo che i nipoti vi hanno mandato del danaro: vuol dire che là guadagnano bene».
«Dugento lire, signor dottore. Ma ora è un pezzo che non si fanno vivi. C’è quella povera mamma che non sa darsi pace».
Infatti appena la gnà Maricchia sentiva dire da qualche vicina: «È tornato il tale dalla Merica», si metteva addosso la mantellina di panno blù, perché le pareva che lo scialle le disdicesse per l’età, e andava a cercare del nuovo arrivato.
«Avete veduto i miei figli?»
«No».
«Sono là da un anno. Come mai?…»
«E in che paese sono? L’America non è come Ràbbato che ci conosciamo uno per uno. Per andare da un paese all’altro ci vogliono giornate e giornate».
«Sono nel paese dov’è Coda-pelata; partirono insieme con lui, con Garozzo e tanti altri».
«Non ne so niente».
Tornava a casa desolata, e non ne ragionava col nonno. Si raccomandava però a Menu perché s’informasse se fosse arrivato qualche altro «americano», come chiamavano a Ràbbato gli emigranti. E appena Menu veniva a riferirle: «Ne sono tornati due, tre, cinque», ella afferrava subito la mantellina e si presentava.
«Ben venuto! Avete veduto i miei figli?»
«Se li avessi visti, sarei venuto a dirvelo, senza farvi incomodare. Io e miei compagni veniamo dall’Argentina».
«Ah!… Mi avevano detto dalla Merica».
«Dall’America, sicuro; ma è come domandare, per modo di esempio, a uno che viene da Catania: “Avete visto mio figlio?…” E vostro figlio è a Palermo. Che ne può sapere?»
«Avete ragione. Scusate».
E tornava a casa desolata. Ma dov’erano andati dunque i suoi figliuoli? In un paese dove non andava nessuno di quelli che erano partiti da Ràbbato? Le pareva di vedere Stefano e Santi sperduti in quelle campagne immense, delle quali aveva parlato Coda-pelata; tra migliaia di buoi e cavalli selvatici, senza aiuti, privi di ogni cosa e che piangevano pentiti di aver abbandonato il loro paese, la loro casa. Chi sa? Forse, in quel momento, gridavano: «Mamma! Nonno! Menu!».
E quasi le sembrava di udire le voci invocanti.
«Che dite, nonno?» si rivolgeva al vecchio. «Non si potrebbe battere il telegrafo?»
«Che sappiamo se arriva fin là? C’è di mezzo il mare».
«Mandiamo Menu ad informarsi. Don Corrado della posta deve saperlo, lui che batte il telegrafo tutti i giorni».

Gli amanti di Falun

Accade che un fatto di cronaca colpisca la fantasia degli artisti, dando vita a opere che a partire dal dato storico se ne distaccano, iniziando un dialogo tra loro ed entrando in modo indelebile nell’immaginario culturale. È ciò che è successo con i fatti di Falun: nel 1719, dopo cinquant’anni da un crollo in miniera, un corpo di ragazzo viene ritrovato intatto, ancora giovane e bello, ed è riconosciuto solo da una donna ormai anziana. Di questo hanno scritto J.P. Hebel, autore classico nei paesi mitteleuropei ma sconosciuto in Italia, e E.T.A. Hoffmann (e prima di loro G.H. von Schubert e dopo di loro Hofmannsthal e Wagner). Mentre Hoffmann in Le miniere di Falun ne esplora l’aspetto magico e psicologico, in Ricongiungimento insperato Hebel si concentra sulla forza dell’amore e della fedeltà, eterne quanto le forze della natura, creando un vero e proprio gioiello da riscoprire, che entusiasmò Goethe, Canetti e Benjamin, e di cui Franz Kafka arrivò a dire: ‘È la storia più meravigliosa che esista!’.

(source: Bol.com)