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La cacciatrice di lieto fine

Chignon spettinato, occhiali spessi e un libro sempre davanti al naso, Alba conosce pochissimo il mondo reale. Bibliotecaria veronese, lettrice da competizione e romantica disillusa, agli uomini in carne e ossa preferisce eroi come Jamie Fraser o Mr. Darcy. Quando una vacanza forzata e la prospettiva raccapricciante di passare le feste fra la madre iperprotettiva e il padre assente la mettono in fuga, Alba non sa dove rifugiarsi. Un volo last minute la fa atterrare in Irlanda. Lì nessuno la disturberà, tranne il destino, che il giorno di Natale la porta sul sentiero che sta percorrendo Bram O’Ryan, medico, surfista e testa calda dalla chioma rosso fuoco. Con lui partirà per un itinerario alla ricerca di esseri leggendari e sfide (im)possibili. Un nuovo amore può guarire dalle ferite del passato? Ci vuole un’abile cacciatrice per catturare il lieto fine perfetto.Un romanzo intenso che vi coinvolgerà, una storia d’amore in cui il lieto fine non è assicurato, ma va inseguito fino all’ultima pagina.

La ballata dell’amore salato

Genova, 1990. È una fredda domenica di fine novembre e Girolamo Moggia aspetta a pranzo il figlio che deve arrivare da Milano, dove ha fatto carriera diventando un importante manager. Girolamo Moggia è un picchettino, uno di quegli operai che scendono nelle caldaie a pulirle quando una nave si ferma nel porto, e delle scelte del figlio non è mai stato tanto convinto.
Girolamo Moggia è un uomo pratico, di poche parole, anche ruvido, ma è uno senza maschera, che dice e fa quello che pensa.
Per quel pranzo domenicale ha comprato i corzetti, una tipica pasta genovese, e non vede l’ora di cuocerli. Non tanto per la fame, quanto perché deve andare allo stadio. C’è il derby Genoa-Sampdoria, e non ha nessuna intenzione di perderselo. Ma il figlio tarda. Eppure devono discutere di questioni importanti.
Girolamo Moggia è da poco diventato vedovo di una moglie molto amata, ma adesso tutto il suo amore, nato negli anni della guerra e cresciuto nel tempo, più forte delle differenze sociali, si è trasformato in rancore. Ogni volta che ripensa alla moglie, l’odio e la rabbia lo assalgono come una mareggiata cattiva in certi giorni d’inverno.
Che cosa ha scoperto?
No, non si tratta di un tradimento, anche se, in qualche modo, è come se lo fosse.
E che cosa deve decidere adesso, così urgentemente, con il figlio?
Qualcosa è intervenuto inaspettatamente a scompaginare le sue certezze, e adesso Girolamo Moggia, volente o nolente, si trova a farci i conti, in un andirivieni di ricordi, alcuni ormai aspri, salati, altri, malgrado tutto, ancora dolcissimi.
Senza compiacimenti, con brio e acutezza pungente, Roberto Perrone mette in scena il conflitto tra l’amore e l’orgoglio, in un romanzo di amicizie e di contrasti, di slanci e di tormenti, di sentimenti e risentimenti lungo cinquant’anni. Un romanzo che ha il ritmo suadente di una ballata, che avvolge e trascina, sorprende ed emoziona, e resta in mente come uno di quei motivi che non passano e continuano a risuonare dentro di noi. **
### Sinossi
Genova, 1990. È una fredda domenica di fine novembre e Girolamo Moggia aspetta a pranzo il figlio che deve arrivare da Milano, dove ha fatto carriera diventando un importante manager. Girolamo Moggia è un picchettino, uno di quegli operai che scendono nelle caldaie a pulirle quando una nave si ferma nel porto, e delle scelte del figlio non è mai stato tanto convinto.
Girolamo Moggia è un uomo pratico, di poche parole, anche ruvido, ma è uno senza maschera, che dice e fa quello che pensa.
Per quel pranzo domenicale ha comprato i corzetti, una tipica pasta genovese, e non vede l’ora di cuocerli. Non tanto per la fame, quanto perché deve andare allo stadio. C’è il derby Genoa-Sampdoria, e non ha nessuna intenzione di perderselo. Ma il figlio tarda. Eppure devono discutere di questioni importanti.
Girolamo Moggia è da poco diventato vedovo di una moglie molto amata, ma adesso tutto il suo amore, nato negli anni della guerra e cresciuto nel tempo, più forte delle differenze sociali, si è trasformato in rancore. Ogni volta che ripensa alla moglie, l’odio e la rabbia lo assalgono come una mareggiata cattiva in certi giorni d’inverno.
Che cosa ha scoperto?
No, non si tratta di un tradimento, anche se, in qualche modo, è come se lo fosse.
E che cosa deve decidere adesso, così urgentemente, con il figlio?
Qualcosa è intervenuto inaspettatamente a scompaginare le sue certezze, e adesso Girolamo Moggia, volente o nolente, si trova a farci i conti, in un andirivieni di ricordi, alcuni ormai aspri, salati, altri, malgrado tutto, ancora dolcissimi.
Senza compiacimenti, con brio e acutezza pungente, Roberto Perrone mette in scena il conflitto tra l’amore e l’orgoglio, in un romanzo di amicizie e di contrasti, di slanci e di tormenti, di sentimenti e risentimenti lungo cinquant’anni. Un romanzo che ha il ritmo suadente di una ballata, che avvolge e trascina, sorprende ed emoziona, e resta in mente come uno di quei motivi che non passano e continuano a risuonare dentro di noi.

L’enigma Di Turing

Se volessimo trovare un esempio concreto di autentica vita vissuta all’insegna dell’art pour l’art, motto dei simbolisti e decadentisti del XIX secolo, Turing sarebbe indubbiamente un caso paradigmatico che avrebbe affascinato anche il più scettico dei poeti. Figlio di un’epoca in cui il futuro stava rapidamente trasformandosi in presente, Alan Turing è stato non solo parte integrante della grande rivoluzione scientifica che ha caratterizzato buona parte del XX secolo, ma è stato egli stesso quel “futuro” che avrebbe ridisegnato completamente i contorni del pensare e del vivere umano, elevando quel servo stupido che è la macchina ad un più alto gradino dell’essere, profetizzando un giorno in cui la macchina si sarebbe amalgamata con la vita umana emulandola in ogni suo aspetto. Dalla risoluzione dell’Entscheidungsproblem al gioco dell’imitazione, Turing ha riscritto le sorti del sapere e dell’agire umano preludendo a qualcosa che sarebbe andata insinuandosi sempre di più in ogni anfratto della nostra esistenza: l’informatica.

L’amore Predestinato

Quando arriva l’invito per una festa con caccia in Scozia, lady Charlotte, miss Penelope e lady Isabel sono emozionatissime per l’opportunità di andare a cavallo con la loro ospite, la prozia di Penelope, la famosa cavallerizza lady Adina, contessa di Rathcavan. Lady Adina vuole usare quell’evento per portare proprio quelle tre giovani a Lyden, e fare da cupido per suo nipote e i suoi amici.
Laethan Ross Gordon, conte di Rathcavan, ha bisogno di una moglie. Dopo che il suo impianto siderurgico in cui produce rotaie è esploso, la primavera precedente, sua nonna gli ha spesso ricordato che non ha eredi. Ma c’è solo una donna che Laethan vuole come moglie: l’unica figlia del duca di Caversham, lady Isabel. E lei, il fato vuole, è la migliore amica di sua cugina Penelope.
Lady Isabel Halden è stanca di fare da bersaglio per i giornali di pettegolezzi, in Inghilterra, e spera di avere qualche settimana di pace in Scozia. E poi, a ogni stagione sembra che gli uomini siano più ridicoli e disperati di catturare la sua attenzione. Vuole solo trovare un brav’uomo da amare, che la ami a sua volta, e non cerchi solo una debuttante con una grossa dote e una famiglia con collegamenti in politica. Incontrare il nuovo conte di Rathcavan alla festa di sua nonna si rivela sconvolgente: è davvero di bell’aspetto, e ne è attratta prima ancora di sapere chi sia. Scoprire la sua identità le dà una speranza che le settimane a venire possano essere piuttosto interessanti.
Nathaniel Santiago ha incontrato miss Penelope Fenwicke a cavallo al parco, una mattina presto. Hanno passato cinque settimane a innamorarsi, ma poi lui è scomparso all’improvviso, partito per una missione segreta in un altro paese. La missione si trasforma in una vera tragedia e lascia lui segnato per sempre e il suo datore di lavoro senza una gamba, ma ancora vivo. Quando Nathaniel torna, è un guscio vuoto e ha bisogno di lavorare per superare i suoi problemi, prima di poter tornare l’uomo di cui Penelope ha bisogno. Per farlo, viene mandato a Lyden da lady Adina, che ha esperienza nell’aiutare uomini nelle sue condizioni.
Miss Penelope Fenwicke si rende conto che andare a Lyden per il compleanno della sua pro-prozia Adina, e per la caccia che ne segue, vuol dire affrontare Nathaniel, l’uomo che le ha detto di amarla e di volerla sposare, ma che è scomparso senza una parola. Quando sa che era in Scozia e non ha fatto nessuno sforzo per contattarla, cerca di odiarlo, ma si rende conto che c’è qualcosa che non va. È curiosa e vuole delle risposte, ed è grata che le sue amiche siano con lei quando lo confronta per la prima volta dal suo ritorno.
Eamon Gowrey non è nato nobile, ma suo cugino sì. Eamon e Laethan sono andati all’università insieme e, finiti gli studi, hanno comprato una vecchia fonderia e l’hanno convertita per la produzione delle rotaie di ferro usate dalla ferrovia. Anche se è molto sicuro di sé negli affari, non lo è altrettanto nelle relazioni con il gentil sesso, fino alla sera che vede una ragazza tanto bella e tanto superiore di rango che sa che chiederle di ballare lo lascerebbe con il cuore spezzato. Raccoglie tutto il suo coraggio e chiede a lady Charlotte di fargli da compagna in un ballo, e la sua risposta lo sorprende.
Lady Charlotte Brightman ha sentito parlare moltissimo di lady Adina e delle sue capacità con i cavalli, ed è felicissima di essere stata invitata ad andare a caccia con lei. Dopo che ha sentito svariati giovani parlare male e dire cose terribili di lei alle sue spalle, si è dedicata in tutto e per tutto al suo amore per i cavalli. E quando incontra il cugino del conte, il signor Gowrey, pensa che sia gentile con lei perché i loro amici si sono fidanzati. Pensa che il signor Gowrey sia bellissimo, ma non si aspetta niente dal loro incontro. Quando lui la bacia, si rende conto di essere davvero nel torto.
Uno strano incidente porta i genitori delle signore a Lyden, i tre ragazzi chiedono la mano della loro amata ai padri, e le tre ragazze decidono di sposarsi lo stesso giorno, perché il loro amore è stato predestinato dal momento in cui hanno incontrato i loro mariti.

L’uovo fuori dal cavagno

Gioia è precoce, curiosa e dotata per mettersi nei guai. Le piacciono le bambine, ma non i giochi da bambina; non si spiega perché i suoi genitori, entrambi atei, l’abbiano mandata a una scuola privata cattolica, un covo di letale perbenismo urbano in cui i suoi esperimenti chirurgico-sessuali con la coetanea Veronica non sono affatto graditi. A quindici anni l’amore per Stef, bella e traditrice, scoppia come una guerra, e Gioia, colpita al cuore, esala l’ultimo respiro; dalle sue ceneri nasce Dolores, la regina dei dolori, ferita e bugiarda, oscura e fantasiosa, creatrice di mondi violenti e apocalittici che diventeranno immagini a fumetti. Debora è la sorella di Stef e la pecora nera di una famiglia che aspira, senza troppo successo, agli ideali della più splendente mediocrità. Temprata dalle asprezze della vita, Debora sopravvive alle crociate di sua madre per fare di lei una vera donna, a un primo amore con la sensuale ma poco fedele Bea e a uno spettacolare coming out televisivo. E nel frattempo, senza accorgersene, da brutto anatroccolo si trasforma in cigno. Dolores e Debora non si sono mai incontrate. Ma a vent’anni il destino vuole che le loro vite si sfiorino, e che entrambe facciano la loro comparsa nei sogni dell’altra. Cosa le aspetta, la felicità o il disastro? Un romanzo divertente e scatenato su due dei tanti modi diversi di essere diversi. ESTRATTO Tua mamma quando ti ha messa al mondo ha fatto l’uovo fuori dal cavagno, mi diceva Cecca. Cosa vuol dire? Vuol dire qualcosa di speciale. Speciale come te. Che al mondo non ce n’è un’altra. Ma fuori dal cavagno l’uovo non ha paura? E se qualcuno lo schiaccia? Tranquilla, ci penso io a covarti. Fidati di Cecca. In fondo l’eterosessualità è il copione più recitato al mondo, sentivo di conoscerne tutte le battute, volevo recitare un ruolo anch’io, far finta di essere Bette Davis o Glenn Close o Uma Thurman. Volevo travestirmi da donna. A certi uomini piace, magari ci avrei trovato gusto anch’io. **
### Recensione
**Margherita Giacobino: una vita à la garçonne**
*Bruno Quaranta* , Tuttolibri – La Stampa
«Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita…». E’ la verità interpretata, anche, da Gioia-Dolores, la pirandelliana fanciulla che **Margherita Giacobino** sapientemente cova (un’eroina involontaria: ironica, dinoccolata, trepida eppure unghiata, come deve esserlo un’anima randagia) nella nuova storia (di lei ricordiamo, fra l’altro, la prova d’esordio, *Casalinghe all’inferno* , un sapido specchio dei tempi, e la traduzione di Bouvard e Pécuchet).
*L’uovo fuori dal cavagno*  è una raffinata lente letteraria – **Margherita Giacobino** scrittrice lo è a tutto tondo, flaubertianamente «sente» attraverso la penna – posata sulla crisalide che, sia pure confusamente, sa come si evolverà: «Io amo le bambine, ma non i loro giochi; amavo i giochi dei maschi, ma non i maschi».
Allergica alle idées reçus, quali allignano negli universi etero e omo (lo stesso circolo culturale gay e lesbico è laicamente ritratto, facendone brillare una vena dickensiana, tra l’arruffato e l’assurdo), **Margherita Giacobino** «semplicemente» svela una condizione umana, così spugneggiata eppure così felicemente ricreata, smemorandola. Gioia-Dolores, dunque. E la sua famiglia comicamente sbrindellata. In una Torino vissuta e attraversata à la garçonne, dalle scuole «perbene» ai cioccolatini di Peyrano, dalle trattorie slow food («l’unico vero movimento frizzante e attuale che la sinistra italiana abbia prodotto sullo scorcio di fine millennio») al multietnico San Salvario. Di passione in passione, di tormento in smacco, in amaro stupore (chi l’avrebbe mai detto, pure lei, proprio lei, attratta da una lei…). Fino al coming out televisivo, casuale e, chissà, provvidenziale. (Considererà un’idée reçu, Gioia-Dolores, la confessione di Getrude Stein a Papa: «…l’atto commesso dagli omosessuali maschi è brutto e ripugnante… Con le donne è diverso. Non fanno niente di disgustoso né di ripugnante e dopo sono felici e possono condurre insieme una vita felice»?). 
### Sinossi
Gioia è precoce, curiosa e dotata per mettersi nei guai. Le piacciono le bambine, ma non i giochi da bambina; non si spiega perché i suoi genitori, entrambi atei, l’abbiano mandata a una scuola privata cattolica, un covo di letale perbenismo urbano in cui i suoi esperimenti chirurgico-sessuali con la coetanea Veronica non sono affatto graditi. A quindici anni l’amore per Stef, bella e traditrice, scoppia come una guerra, e Gioia, colpita al cuore, esala l’ultimo respiro; dalle sue ceneri nasce Dolores, la regina dei dolori, ferita e bugiarda, oscura e fantasiosa, creatrice di mondi violenti e apocalittici che diventeranno immagini a fumetti. Debora è la sorella di Stef e la pecora nera di una famiglia che aspira, senza troppo successo, agli ideali della più splendente mediocrità. Temprata dalle asprezze della vita, Debora sopravvive alle crociate di sua madre per fare di lei una vera donna, a un primo amore con la sensuale ma poco fedele Bea e a uno spettacolare coming out televisivo. E nel frattempo, senza accorgersene, da brutto anatroccolo si trasforma in cigno. Dolores e Debora non si sono mai incontrate. Ma a vent’anni il destino vuole che le loro vite si sfiorino, e che entrambe facciano la loro comparsa nei sogni dell’altra. Cosa le aspetta, la felicità o il disastro? Un romanzo divertente e scatenato su due dei tanti modi diversi di essere diversi. ESTRATTO Tua mamma quando ti ha messa al mondo ha fatto l’uovo fuori dal cavagno, mi diceva Cecca. Cosa vuol dire? Vuol dire qualcosa di speciale. Speciale come te. Che al mondo non ce n’è un’altra. Ma fuori dal cavagno l’uovo non ha paura? E se qualcuno lo schiaccia? Tranquilla, ci penso io a covarti. Fidati di Cecca. In fondo l’eterosessualità è il copione più recitato al mondo, sentivo di conoscerne tutte le battute, volevo recitare un ruolo anch’io, far finta di essere Bette Davis o Glenn Close o Uma Thurman. Volevo travestirmi da donna. A certi uomini piace, magari ci avrei trovato gusto anch’io.

L’uomo dalle iridi a specchio

Tenebroso e seducente, ma affetto da un male che gli impedisce di esporsi alla luce solare, lo scrittore torinese Amedeo Gastaldi è costretto a vivere nell’ombra, con tempi diversi da quelli dei suoi simili ma con un’irriducibile passione per la vita e la bellezza. Fine esteta ammirato e invidiato, quanto egocentrico e sprezzante, Amedeo ha un concetto di giustizia del tutto personale che lo porta a sopprimere ogni elemento perturbatore del suo quieto vivere. L’uomo dalle iridi a specchio ha un solo legame profondo ed esclusivo: quello con la sorella, scultrice afasica che vive in una sperduta villetta in collina e che reca ancora nell’animo i segni di una tragedia dell’infanzia. Sullo sfondo di una serie di circostanze scabrose e inconfessate dovranno entrambi fare i conti con i propri demoni, chi rimpossessandosi del proprio nome e chi espiando infine le proprie colpe. **

L’Uomo Che Non Credeva in Dio

Con questo libro Eugenio Scalfari abbraccia l’avventura della sua esistenza: a partire dalla stagione magica dell’infanzia, passando per gli anni di formazione (la scoperta della filosofia al liceo di Sanremo, compagno di banco l’amico Italo Calvino), fino all’impegno giornalistico, che dura da oltre sessantacinque anni, per arrivare al tempo lungo della vecchiaia. Ma Scalfari non si accontenta di rammemorare, nel suo libro ogni ricordo vive e perdura in funzione di una continua tensione etica e intellettuale. Egli non entra nelle varie stanze della memoria, se prima non è certo di intravedere dalla soglia il bagliore di un fuoco razionale che possa ampliare il dato autobiografico, fino a farsi meditazione sulla vita, sui valori di ogni gesto compiuto. Ripensarsi bambino, vestito da Ballila ad ascoltare il duce da Palazzo Venezia, lo costringe a fare i conti con l’intossicazione del virus ideologico del fascismo. Poi si osserva adolescente entrare nella gabbia dell’Io, con indosso quella maschera che toglie l’innocenza; e nei due anni passati nella campagna calabrese, in fuga da Roma occupata dai tedeschi (“dopo otto mesi di pena, clandestinità e fame nera”), scopre la possibilità di un oblio di sé, imparando dal padre ad ascoltare “la voce degli alberi”. Oppure si interroga su morale e politica, ricordando la figura di Enrico Berlinguer o quella volta che in un bar della Maremma Ugo La Malfa associò il fare della politica con l’arte di giocare di sponda a biliardo.

L’Unica Cosa Che Voglio

Emma Addison tiene gli occhi sul traguardo. Ormai è vicina ad avere la vita che ha sempre desiderato. Ha quasi finito il suo master universitario, il che significa che presto potrà lasciare il suo lavoro al Cameo Hotel, dove fa la receptionist per mantenersi. Dopo tanti sacrifici, finalmente tutto sta andando per il verso giusto ed Emma è pronta a godersi il successo. Finché il signor Gavin Grayson non arriva al Cameo Hotel pronto a sconvolgere tutti i suoi piani. Assecondare un cliente così esigente non sarà per niente semplice… 
**K.I. Lynn**
è un’autrice bestseller di USA Today che ha trascorso la sua vita dedicandosi a ogni forma di arte: dalla musica alla pittura, passando per la ceramica e la scrittura. Ha sempre la testa piena di intrecci e personaggi e si ritiene molto fortunata a potersi dedicare alla sua vera passione.  **
### Sinossi
Emma Addison tiene gli occhi sul traguardo. Ormai è vicina ad avere la vita che ha sempre desiderato. Ha quasi finito il suo master universitario, il che significa che presto potrà lasciare il suo lavoro al Cameo Hotel, dove fa la receptionist per mantenersi. Dopo tanti sacrifici, finalmente tutto sta andando per il verso giusto ed Emma è pronta a godersi il successo. Finché il signor Gavin Grayson non arriva al Cameo Hotel pronto a sconvolgere tutti i suoi piani. Assecondare un cliente così esigente non sarà per niente semplice… 
**K.I. Lynn**
è un’autrice bestseller di USA Today che ha trascorso la sua vita dedicandosi a ogni forma di arte: dalla musica alla pittura, passando per la ceramica e la scrittura. Ha sempre la testa piena di intrecci e personaggi e si ritiene molto fortunata a potersi dedicare alla sua vera passione.

L’Ultima Ora Del Giorno

**Una famiglia divisa dal fascismo. Una donna in fuga dal suo passato. Un segreto taciuto troppo a lungo.**
« *La Baily descrive gli istanti che decidono un destino, il coraggio di vivere giorno dopo giorno con le conseguenze delle nostre azioni.* »
**Il Messaggero**
« *Un’autrice incantevole, dal raro talento e dall’inconfondibile voce.* »
**The Observer**
« *Commovente. Una potente storia di sacrificio e redenzione.* »
**Sunday Express**
« *Avvincente come un thriller… davvero, davvero bello.* »
**Daily Mail**
Liliana si è lasciata ogni cosa alle spalle: la famiglia, gli amici, gli errori. Per anni, ha condotto un’esistenza tranquilla in Inghilterra. Eppure basta un titolo letto per caso su un giornale per mandare tutto in frantumi. Abramo Cattaneo – oppositore del regime di Gheddafi – è stato vittima di un attentato a Roma e adesso è in ospedale, in condizioni critiche. Liliana è certa che quell’uomo sia il figlio di suo fratello Stefano. All’improvviso si rende conto che questa potrebbe essere l’ultima occasione di affrontare un passato da cui fugge da troppo tempo. Come spinta da una forza invisibile, Liliana parte per l’Italia.

Quando sbarca a Tripoli, appena diciottenne, Liliana Cattaneo vive il suo nuovo inizio col cuore carico di gioia. È il 1929 e lei non vede l’ora di riabbracciare Stefano, che ha preferito l’esilio alla tessera del partito fascista. Lì, in Tripolitania, la morsa del regime è meno opprimente. La gente sembra più amichevole, l’atmosfera più liberale, le possibilità infinite. Ma l’apparenza inganna. Ben presto, Liliana dovrà fare i conti con una realtà più complessa delle storie di conquista e civilizzazione che ha sentito in patria. Sotto la superficie di quella città incantevole, Liliana trova un mondo ambiguo, che ribolle di violenza e inganno. Un mondo corrotto e brutale, in cui la sua ingenuità e la sua fame d’amore sono debolezze imperdonabili, e in cui un passo falso può costarle molto caro…

Con maestria e sensibilità, la penna di Virginia Baily ci guida lungo un viaggio di perdita e di speranza, in cui una pagina dimenticata della nostra Storia s’intreccia con le vicende familiari di una donna tanto fragile quanto coraggiosa. Una donna che alla fine avrà la forza di perdonarsi e di ritrovare ciò che aveva perso ma mai scordato: casa.

L’oro dei predoni. Macchine mortali

Sono passati ormai più di due anni dalla distruzione di Londra e Tom ed Hester, ancora insieme e sempre più innamorati l’uno dell’altra, vivono solcando i cieli a bordo della Jenny Haniver e commerciando tutto ciò che trovano lungo il loro cammino. Hester si sta persino abituando alla felicità, proprio lei che per anni ha vissuto ai margini, affamata e rassegnata alla solitudine. Finalmente sembra essersi ritagliata il suo posto nel mondo, accanto al suo Tom. Un giorno, però, dopo essere stati attaccati dallo Stormo Verde, i due precipitano nelle Lande di Ghiaccio, dove vengono soccorsi in extremis da Anchorage, una città un tempo pacifica e gloriosa ma che ora riesce a stento a sopravvivere e che si muove scivolando silenziosa come un fantasma attraverso quelle distese innevate e inospitali. Qui vengono accolti a corte da Freya Rasmussen, la giovanissima e nobile margravia della città. La ragazza, dopo la morte dei genitori a causa dell’epidemia che ha decimato la popolazione di Anchorage, ne ha assunto la guida e ha scelto di darle una nuova, spregiudicata rotta verso l’America, il continente morto. Proprio quelle terre lontane e devastate dalla Guerra dei Sessanta Minuti, dove quasi nessuno è mai riuscito a spingersi e dove si narra si trovino oasi rigogliose e lussureggianti. La permanenza nella città e, soprattutto, la vicinanza con Freya, con la quale condivide interessi e passioni, risveglieranno però in Tom la nostalgia per la sua vecchia vita londinese e inizieranno a creare un’incrinatura nel suo rapporto con Hester, come una crepa nel ghiaccio, molto sottile ma pronta ad allargarsi. Tanto da spingere la ragazza, furiosa per la gelosia, a prendere una decisione che rischierà di mettere in pericolo tutto ciò per cui ha lottato fino a quel momento. **

L’Isola Del Nostro Amore (eLit)

**Glenmore Island** 2
*Nella romantica cornice di un’isola scozzese, l’amore indossa il camice bianco.*
Lavorare con lo scapolo più desiderato della città può trasformarsi in un vero incubo. Ne sa qualcosa l’infermiera Evanna Duncan, braccio destro dell’affascinante dottor Logan MacNeil e segretamente innamorata di lui. Stanca di essere considerata soltanto un’amica, Evanna giunge a una drastica decisione: lasciare l’isola per dimenticare il suo amore non corrisposto.
La notizia della partenza di Evanna ha preso Logan alla sprovvista. D’un tratto, l’idea di non averla più al suo fianco gli pare insopportabile. Perché, se sono solo buoni amici, all’improvviso gli sembra di non poter più vivere senza di lei?

L’intestino felice: I segreti dell’organo meno conosciuto del nostro corpo (Italian Edition)

L’intestino è un organo pieno di sensibilità, responsabilità e volontà di rendersi utile. Se lo trattiamo bene, lui ci ringrazia. E ci fa del bene: l’intestino allena due terzi del nostro sistema immunitario. Dal cibo ricava energia per consentire al nostro corpo di vivere. E possiede il sistema nervoso più esteso dopo quello del cervello. Le allergie, così come il peso e persino il mondo emotivo di ognuno di noi, sono intimamente collegati alla pancia. In questo libro, la giovane scienziata Giulia Enders ci spiega con un linguaggio accessibile, spiritoso e piacevole, unito ai disegni esplicativi della sorella Jill, quel che ha da offrirci la ricerca medica e come ci può aiutare a migliorare la nostra vita quotidiana. L’intestino felice è un viaggio istruttivo e divertente attraverso il sistema digestivo. Scopriremo perché ingrassiamo, perché ci vengono le allergie e perché siamo tutti sempre più colpiti da intolleranze alimentari. Pubblicato nel marzo 2014, dopo appena una settimana L’intestino felice è balzato al primo posto delle classifiche tedesche e ci è saldamente rimasto. Con un milione di copie, il libro è stato in assoluto il più venduto in Germania ed è in uscita in 30 paesi.

L’inseguitore

“L’inseguitore” è il più famoso racconto di Julio Cortázar. Pubblicato per la prima volta nel 1959 e oggi proposto in una nuova traduzione, è un appassionato omaggio a un grande del jazz: l’intramontabile Charlie Parker. Magistralmente narrata, la storia descrive gli ultimi giorni del suo alter ego letterario, Johnny Carter, virtuoso sassofonista la cui vita scorre in bilico tra lucidità creativa e autodistruzione. Ad arricchire questa edizione, le tavole di José Muñoz, che ha saputo interpretare con talento la profondità di una nouvelle in cui il jazz, le notti insonni e la Parigi degli anni Cinquanta fanno da cornice a una storia indimenticabile.

L’informazione che non c’è

*«Se in passato c’è stato un problema di troppo pochi mezzi di informazione e quindi di un accesso limitato all’informazione, oggi, e per il futuro, la preoccupazione maggiore è che, in un mondo dove prevale semmai l’abbondanza nell’offerta di contenuti, ciascuno resti nel suo piccolo recinto di informazione amica».*
Nata come periodico online nell’ambito dell’informazione economica e politica nel luglio 2002, la testata web lavoce.info compie dieci anni. Molte cose sono cambiate da quando il sito vide la luce, ma la sua funzione è rimasta la stessa: proporre analisi indipendenti di fatti e notizie per offrire un servizio utile a tutti coloro che accettano di misurarsi, senza pregiudizi, su temi che riguardano la vita politica ed economica del paese. La redazione de lavoce.info è attualmente costituita da 27 membri «stabili» e da numerosi collaboratori. Fanno parte del comitato di redazione T. Boeri, A. Boitani, F. Daveri, G. Pisauro e M. Polo.
**Michele Polo** insegna Economia politica nell’Università Bocconi ed è direttore del «Giornale degli economisti». I suoi interessi di ricerca riguardano l’economia e la politica industriale, l’antitrust e la regolamentazione. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo «Notizie s.p.a.» (Laterza, 2010).

L’Infinito Tra Parentesi

Ben prima dell’invenzione del microreticolo metallico, Efesto nell’Odissea forgiava “catene impossibili da infrangere, sottili come fili di ragnatela”, catene che “nessuno avrebbe potuto notare, neppure un dio, tanto erano ingannevoli”. Ben prima degli studi di Maxwell sul tempo di rilassamento dei liquidi, Lucrezio intuì che molecole di lunghezza differente scorrono con tempi differenti. Anche Gozzano, in una delle sue poesie più belle, descrive con precisione l’imprevedibilità di una crepa, oltre che la viltà di un giovane pattinatore di fronte a una donna innamorata. E questo molto prima che i matematici dimostrassero – anche attraverso il Gioco della vita – l’assoluta impossibilità di predire l’evoluzione di alcuni sistemi. “Ahimè, non mai due volte configura il tempo in egual modo i grani!” scrive Montale: non è forse questa l’entropia? E Borges sa – forse meglio dei neuroscienziati – che “aver saputo e aver dimenticato il latino è un possesso, perché l’oblio è una delle forme della memoria.” La poesia arriva prima? Forse. D’altra parte, però, il linguaggio degli scienziati è fatto spesso di analogie, esattamente come quello dei poeti. Cos’è, per esempio, la “trama algebrica” che ricercava Ada Lovelace nella Macchina analitica di Sir Charles Babbage? C’è addirittura chi sostiene che Paul Dirac, il padre della meccanica quantistica relativistica, sia il più grande poeta inglese di tutti i tempi. La poesia e la scienza, ci spiega l’autore vagabondando tra un secolo e l’altro, non sono opposte, non lo erano alle origini e non lo sono oggi, che si concepiscono entrambe come tensione alla conoscenza del mistero del reale.

L’indovina di Istanbul

1877, Costanza, sulle sponde del Mar Nero: è una notte di guerra e di razzia, ma anche di speranza. Mentre una divisione di cavalleria dello zar semina il terrore in città, nella casa di un venditore di tappeti ebreo viene alla luce una bambina. Si chiama Eleonora, e un’antica profezia prefigura per lei un destino straordinario.
Eleonora cresce senza la madre e con un padre amorevole ma spesso assente, che la affida a una matrigna rigida e repressiva. Niente però può impedirle di mostrare il suo talento: a soli sei anni Eleonora ha una memoria prodigiosa e una grande abilità nel far di conto, ma soprattutto vive per i libri. È nei libri, e nelle diverse lingue in cui sono scritti e che lei impara senza alcuna difficoltà, che Eleonora trova il suo destino. Un percorso avventuroso, costellato di entusiasmi ma anche di tragedie, la porterà fino a Istanbul, maestosa capitale di un impero ormai in disfacimento, e quando inizierà a spargersi la voce dei suoi talenti, la ragazzina varcherà la soglia del palazzo del sultano, legando così indissolubilmente il suo destino a quello di un impero.