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Pattuglia Bravo Two Zero

«Il minuto peggiore è quello che precede i primi spari. Si può solo ascoltare e pensare. Quanti mezzi arriveranno? Ti piomberanno direttamente addosso o ti punteranno contro i mitragliatori scaricandoli a pioggia? Lo sferragliare dei cingoli e il rombo dei motori a pieni giri sembravano avvilupparci. Non sapevamo ancora dove fossero…» Iraq, gennaio 1991. Durante la guerra del Golfo, una pattuglia composta da otto uomini dello Special Air Service – noto come «il Reggimento», l’unità d’assalto più temuta al mondo – viene trasportata dall’Arabia Saudita a bordo di un elicottero e lasciata in pieno deserto, dietro le linee irachene. Il suo nome in codice: Bravo Two Zero. La sua missione: tagliare le linee telefoniche di collegamento tra Baghdad e la zona nord-occidentale dell’Iraq, ma, soprattutto, distruggere le rampe di lancio mobili degli Scud di Saddam Hussein. Incomincia così l’avventura di otto soldati professionisti, addestrati a combattere su qualunque terreno e con qualsiasi arma, che si ritrovano, soli, in un ambiente ostile da tutti i punti di vista e con un equipaggiamento di 95 chili a testa. Un’avventura che sembra chiudersi quasi subito, e nel peggiore dei modi, quando la pattuglia viene scoperta. Ma che invece è soltanto all’inizio. Infatti gli uomini prima fuggono verso il confine con la Siria, distante oltre cento chilometri (e invece, in due giorni e due notti, braccati sempre più da vicino, ne percorreranno più di duecento), poi addirittura si divideranno andando incontro a un destino che si prospetta tanto incerto quanto agghiacciante… Cronaca fedele di un fatto d’armi tra i più drammatici della storia recente, Pattuglia Bravo Two Zero descrive minuto per minuto, con la forza e la semplicità del vero, senza retorica e senza finzioni, le emozioni, le paure, i desideri, le nostalgie e le inimmaginabili sofferenze di un pugno di audaci che, vicino alle rive dell’Eufrate, in un luogo come pochi altri carico di storia, hanno scritto una pagina anch’essa degna di essere ricordata, e in cui, ancora una volta, si dimostra come la guerra sappia esaltare, come forse nessun altro momento della vita, la grandezza e la miseria dell’uomo.
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### Sinossi
«Il minuto peggiore è quello che precede i primi spari. Si può solo ascoltare e pensare. Quanti mezzi arriveranno? Ti piomberanno direttamente addosso o ti punteranno contro i mitragliatori scaricandoli a pioggia? Lo sferragliare dei cingoli e il rombo dei motori a pieni giri sembravano avvilupparci. Non sapevamo ancora dove fossero…» Iraq, gennaio 1991. Durante la guerra del Golfo, una pattuglia composta da otto uomini dello Special Air Service – noto come «il Reggimento», l’unità d’assalto più temuta al mondo – viene trasportata dall’Arabia Saudita a bordo di un elicottero e lasciata in pieno deserto, dietro le linee irachene. Il suo nome in codice: Bravo Two Zero. La sua missione: tagliare le linee telefoniche di collegamento tra Baghdad e la zona nord-occidentale dell’Iraq, ma, soprattutto, distruggere le rampe di lancio mobili degli Scud di Saddam Hussein. Incomincia così l’avventura di otto soldati professionisti, addestrati a combattere su qualunque terreno e con qualsiasi arma, che si ritrovano, soli, in un ambiente ostile da tutti i punti di vista e con un equipaggiamento di 95 chili a testa. Un’avventura che sembra chiudersi quasi subito, e nel peggiore dei modi, quando la pattuglia viene scoperta. Ma che invece è soltanto all’inizio. Infatti gli uomini prima fuggono verso il confine con la Siria, distante oltre cento chilometri (e invece, in due giorni e due notti, braccati sempre più da vicino, ne percorreranno più di duecento), poi addirittura si divideranno andando incontro a un destino che si prospetta tanto incerto quanto agghiacciante… Cronaca fedele di un fatto d’armi tra i più drammatici della storia recente, Pattuglia Bravo Two Zero descrive minuto per minuto, con la forza e la semplicità del vero, senza retorica e senza finzioni, le emozioni, le paure, i desideri, le nostalgie e le inimmaginabili sofferenze di un pugno di audaci che, vicino alle rive dell’Eufrate, in un luogo come pochi altri carico di storia, hanno scritto una pagina anch’essa degna di essere ricordata, e in cui, ancora una volta, si dimostra come la guerra sappia esaltare, come forse nessun altro momento della vita, la grandezza e la miseria dell’uomo.

Patto con il demone: Un thriller paranormale

Luigi ha due segreti oscuri:
Guarisce immediatamente da ogni ferita.
Una voce nella testa gli chiede incessantemente di uccidere.
Ora dovrà affrontare i suoi demoni interiori. Deciderà di combattere il maleficio, oppure scenderà a patti con il diavolo?
Buona lettura!
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### Sinossi
Luigi ha due segreti oscuri:
Guarisce immediatamente da ogni ferita.
Una voce nella testa gli chiede incessantemente di uccidere.
Ora dovrà affrontare i suoi demoni interiori. Deciderà di combattere il maleficio, oppure scenderà a patti con il diavolo?
Buona lettura!

Patrie lettere

Patrie lettere, la raccolta di saggi e articoli sulla letteratura italiana di Cesare Cases uscita nel 1974, appare in nuova edizione pressoché raddoppiata. Interventi “in casa” e insieme “fuori casa”, perché Cases non è un italianista di mestiere ma li ha scritti prima con la passione del critico militante – a ciò allude l’ironia del titolo -, poi per interessi più casuali e perché il lupo perde il pelo ma non il vizio di occuparsi di cose che non lo riguardano. Del resto, a parte qualche tuffo nel passato, l’intrusione è giustificata dalla lunga frequentazione e affinità di idee e sentimenti con parecchi degli autori trattati: con Calvino, sul cui Barone rampante Cases ha scritto uno degli articoli più frequentemente riprodotti nelle antologie della crtica (non solo calviniana); con Primo Levi, di cui recensì sia pur brevemente già il primo libro quando ancora nessuno ne parlava; con Elsa Morante, cui è dedicato un ampio saggio. Oppure, inversamente, è l’estro polemico che agita la penna di Cases, come nel famoso saggio su Gadda, tanto acuto quanto discutibile. Discutibili possono essere tutti questi interventi, ma tutti lasciano il segno, conditi come sono da quel miscuglio di rigidità morale (e talora anche ideologica e politica) e di relativismo ironico che è la contraddittoria caratteristica dell’autore. Dopo Il testimone secondario, questa seconda raccolta di scritti di Cases conferma l’incisività della sua presenza nell’arco di decenni in cui molti prodotti della penna sono crollati insieme agli idoli cui erano stati affissi.

Passioni e politica

L’obiettivo principale di questo libro è indagare il rapporto fra le passioni e la vita politica, non solo a livello teorico ma anche per ciò che concerne il nostro impegno comune. Quanto più sapremo prestare un’attenzione minuta e programmatica alle passioni che circolano fra noi, tanto più potremo re-imparare a essere democratici. È sempre più urgente conoscere le passioni, senza dimenticare che anche quelle positive – la compassione, l’inclusione, l’amore – sono capaci d’inganni e d’insidie. Per questo proponiamo d’immaginare delle combinazioni: le passioni assumono risonanza e utilità se collegate specificamente e ripetutamente con altre passioni o con stati d’animo che possano in qualche modo condizionarne l’intenzione e l’uso. Buona parte delle persone si dichiarano insoddisfatte dell’attuale sistema politico. Ma la loro legittima esigenza di trasformazione troppo spesso non sa affrancarsi dagli stessi comportamenti e dalle stesse passioni che vorrebbero cambiare. Per poter riacquistare fiducia nella politica, può essere utile cominciare a inventare insieme un alfabeto inedito delle passioni.
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Passeggiate Per L’Italia (Complete)

Questo volume, al quale altri faranno seguito, fa parte di un’opera geniale, ma poco nota fra noi, del Gregorovius, «Wanderjahre in Italien», che nel testo tedesco comprende ben cinque volumi, editi dal Brockhaus di Lipsia. Di essa apparvero già in Italia, molto tempo addietro, frammenti, capitoli isolati, ma—non sappiamo veramente per quale motivo—mai se ne tentò l’intera traduzione. Ingiusto essendoci sembrato l’oblio, cui si erano condannate queste bellissime pagine, abbiamo pensato di presentarle al pubblico italiano in una fedele ed integra versione. Questo primo volume comprende le escursioni del grande storico della Roma medioevale per la terra latina, per la campagna romana, la marittima e per il Lazio fino alle sponde del Liri, escursioni fatte, per la maggior parte, fra il 1858 ed il 1860. Non sono fuggevoli impressioni alla Stendhal, non sono note modeste o superficiali da touriste e tanto meno vuote e patetiche chiacchierate: se in Gregorovius il sentimento del bello era profondo, se, dinanzi all’opera d’arte creata dall’uomo od a quella plasmata dalla natura, egli si entusiasmava e diveniva spontaneamente poeta, innanzi tutto e soprattutto, egli era uno storico ed in ogni cosa vedeva quindi e sentiva il passato. Anche in un’opera di personali impressioni non poteva perciò spogliarsi del suo abito di ricercatore e ricostruttore di epoche trascorse: e in queste pagine, infatti, è tutto il Gregorovius della «Storia del medio evo», è il Gregorovius che fruga fra le rovine e fra i vecchi manoscritti che raccoglie, riunisce, esamina e ricostruisce. Leggendo queste pagine si sente che Gregorovius è nel suo dominio: egli conosceva infatti Roma ed i suoi dintorni, come pochi anche oggi la conoscono e l’amava con affetto sconfinato e ammirazione profonda di figlio: ne conosceva i monumenti, i ruderi, gli abitanti, le abitudini, il linguaggio, la vita comune, la storia grande e tragica, la politica, le leggende, la fede. Le sue osservazioni, di un’esattezza severa, scrupolosa, sono quindi spontanee e pensate insieme, costanti e continue. La vita di mezzo secolo fa, sotto il dominio papale, molto diversa invero da quella di oggi, ma forse più caratteristica, rivive nelle pagine di questo bel libro e vi rivive intera, in tutta la sua bellezza, ricordando, più di quello che oggi ricordi, tutto un passato di lotte, di guerre, di gesta e di tragedie. Accanto al Lazio della metà del secolo xix si leva, in questo libro mirabile, per quanto non scevro di difetti e d’ingenuità, il Lazio del medio evo. Libro di rievocazione storica potrebbe dunque chiamarsi questo: sia che l’Autore ci presenti il pittoresco aspetto della campagna romana, le selvagge solitudini dei monti Ernici e Volsci, la poesia profonda delle rovine infiorate di Ninfa, o il pauroso squallore di Astura dinanzi al limpido Tirreno e le ville sepolte nelle paludi pontine, l’omerico Circeo, o il cupo maniero degli Orsini, il passato ritorna sempre in queste pagine e vi ritorna nella sua vera luce, maestoso, terribile, in tutto il suo profumo di cosa lontana
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### Sinossi
Questo volume, al quale altri faranno seguito, fa parte di un’opera geniale, ma poco nota fra noi, del Gregorovius, «Wanderjahre in Italien», che nel testo tedesco comprende ben cinque volumi, editi dal Brockhaus di Lipsia. Di essa apparvero già in Italia, molto tempo addietro, frammenti, capitoli isolati, ma—non sappiamo veramente per quale motivo—mai se ne tentò l’intera traduzione. Ingiusto essendoci sembrato l’oblio, cui si erano condannate queste bellissime pagine, abbiamo pensato di presentarle al pubblico italiano in una fedele ed integra versione. Questo primo volume comprende le escursioni del grande storico della Roma medioevale per la terra latina, per la campagna romana, la marittima e per il Lazio fino alle sponde del Liri, escursioni fatte, per la maggior parte, fra il 1858 ed il 1860. Non sono fuggevoli impressioni alla Stendhal, non sono note modeste o superficiali da touriste e tanto meno vuote e patetiche chiacchierate: se in Gregorovius il sentimento del bello era profondo, se, dinanzi all’opera d’arte creata dall’uomo od a quella plasmata dalla natura, egli si entusiasmava e diveniva spontaneamente poeta, innanzi tutto e soprattutto, egli era uno storico ed in ogni cosa vedeva quindi e sentiva il passato. Anche in un’opera di personali impressioni non poteva perciò spogliarsi del suo abito di ricercatore e ricostruttore di epoche trascorse: e in queste pagine, infatti, è tutto il Gregorovius della «Storia del medio evo», è il Gregorovius che fruga fra le rovine e fra i vecchi manoscritti che raccoglie, riunisce, esamina e ricostruisce. Leggendo queste pagine si sente che Gregorovius è nel suo dominio: egli conosceva infatti Roma ed i suoi dintorni, come pochi anche oggi la conoscono e l’amava con affetto sconfinato e ammirazione profonda di figlio: ne conosceva i monumenti, i ruderi, gli abitanti, le abitudini, il linguaggio, la vita comune, la storia grande e tragica, la politica, le leggende, la fede. Le sue osservazioni, di un’esattezza severa, scrupolosa, sono quindi spontanee e pensate insieme, costanti e continue. La vita di mezzo secolo fa, sotto il dominio papale, molto diversa invero da quella di oggi, ma forse più caratteristica, rivive nelle pagine di questo bel libro e vi rivive intera, in tutta la sua bellezza, ricordando, più di quello che oggi ricordi, tutto un passato di lotte, di guerre, di gesta e di tragedie. Accanto al Lazio della metà del secolo xix si leva, in questo libro mirabile, per quanto non scevro di difetti e d’ingenuità, il Lazio del medio evo. Libro di rievocazione storica potrebbe dunque chiamarsi questo: sia che l’Autore ci presenti il pittoresco aspetto della campagna romana, le selvagge solitudini dei monti Ernici e Volsci, la poesia profonda delle rovine infiorate di Ninfa, o il pauroso squallore di Astura dinanzi al limpido Tirreno e le ville sepolte nelle paludi pontine, l’omerico Circeo, o il cupo maniero degli Orsini, il passato ritorna sempre in queste pagine e vi ritorna nella sua vera luce, maestoso, terribile, in tutto il suo profumo di cosa lontana

Passaporto per l’eternità

Questa è la terza raccolta di racconti di J. G. Ballard che Urania presenta ai suoi lettori, dopo gli *Otto racconti* di Ballard e Clarke (Urania 321) e *Essi ci guardano dalle torri* (Urania 371). Nell’avvertenza a quest’ultima, scrivevamo: “Ballard ha ormai cessato di essere una promessa per affermarsi definitivamente come il terzo grande della SF inglese, con Arthur Clarke e John Wyndham. Ma più ancora di questi ultimi e dello stesso Bradbury, che con lui ha diversi punti di contatto, egli si va rivelando come uno degli scrittori di fantascienza capaci di imporsi su un alto livello letterario”. Le quattro storie di questo *Passaporto per l’eternità* confermano in pieno il nostro giudizio. Le prime tre, pur così ben articolate su altrettanti temi classici della SF, spingono tuttavia le loro tragiche suggestione a una tale estremità, da rasentare quasi una rottura d’equilibrio. E nella quarta, dove quest’equilibrio si ricompone su un piano tanto più elevato, il risultato è tale da far pensare (come ha osservato Kingsley Amis) addirittura a un Conrad. Questo per quanto riguarda la letteratura. Per quanto riguarda noi più specificamente, ci sembra di poter dire che *La rete di sabbia* , senza dubbio, il più bel racconto di Ballard, è anche, probabilmente, la più stupenda storia di fantascienza che sia mai stata scritta.
**INDICE**

**PASSAPORTO PER L’ETERNITA’**
Passport to eternity |  
**TREDICI VERSO CENTAURO**
Escapement |  
**I MILLE SOGNI DI STELLAVISTA**
The thousand dreams of Stellavista |  
**LA RETE DI SABBIA**
The cage of sand |  

Pasque di sangue. Ebrei d’Europa e omicidi rituali

Accolto al suo primo apparire da vivaci discussioni e aspre polemiche, questo libro è qui riproposto in una nuova edizione che l’autore ha arricchito con un attento lavoro di chiarimento e approfondimento e con una stringente difesa dei metodi e dei risultati della propria ricerca. Oggetto dell’indagine è il mondo dell’ebraismo ashkenazita medievale, nel quale credenze popolari imbevute di superstizione e magia e di viscerali sentimenti anticristiani configurano una diffusa “cultura del sangue” contrastante con i precetti biblici e rabbinici. In questa cultura trova posto anche una ritualità religiosa stravolta, che porge suo malgrado argomenti alla calunnia dell’omicidio rituale, la terribile “accusa del sangue” origine di tante persecuzioni antiebraiche. E proprio nelle confessioni estorte nei processi per omicidio rituale (come quello famoso celebrato a Trento per la morte del piccolo Simonino) questa cultura viene in qualche modo alla luce. Scavando attorno allo “stereotipo calunnioso” dell’omicidio rituale Toaff fa così emergere una diversa immagine, per molti aspetti inedita, di quelle comunità e fornisce un contributo innovativo alla conoscenza dell’ebraismo europeo.
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Pasolini, un uomo scomodo

Quella tra Oriana e Pier Paolo è una delle più affascinanti e intense storie di amore-odio della letteratura e del costume italiani del Novecento. Scrittori di primissimo livello, polemisti spietati, personaggi venerati e infangati dall’opinione pubblica del tempo, le loro personalità contrapposte non potevano far altro che incrociarsi. Forse anche perché, a differenza dei loro colleghi italiani, Oriana e Pier Paolo si muovono con agio sullo scenario internazionale: lei grazie ai suoi reportage dalle zone di guerra e a una serie di interviste ai potenti della terra, lui soprattutto per merito del suo cinema che spiazza, divide e scandalizza i censori di tutto il mondo. Tra gli anni Sessanta e i primi Settanta, questi due protagonisti del panorama intellettuale si incontrano e si scontrano, si cercano e si negano: lei ammira e detesta il suo essere sempre bastian contrario, lui adora e disprezza la sua intensa visceralità. Ma la morte di Pasolini, il brutale omicidio che lo strappa alla vita il 2 novembre del 1975, spinge Oriana a rinsaldare il legame con questo amico-nemico andato via troppo presto. E lo fa con i mezzi a sua disposizione, quelli del giornalismo e della scrittura. Sotto la sua spinta, “L’Europeo” – il settimanale per cui lavora – si lancia in una controinchiesta che smentisce e ribalta la versione offerta dalle autorità. Introduzione di Alessandro Cannavò.
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Pasolini su Pasolini: Conversazioni con Jon Halliday

Il cinema, il rapporto col cinema e col suo mondo è l’argomento principale di queste conversazioni tra il critico inglese Jon Halliday e Pier Paolo Pasolini. Halliday ritraccia con Pasolini l’intero suo percorso di regista, illustrandone la concezione del «cinema d’autore», affrontando gli aspetti tecnici, analizzando le opere, chiarendo la posizione di Pasolini di fronte alla censura. Ma la ricchezza della personalità dell’intervistato, la curiosità dell’intervistatore, la varietà d’interessi di entrambi fanno sì che la conversazione spesso si dilati, si appropri di altri temi. Si aprono rapidi, vivissimi scorci su certi momenti della vita di Pasolini: gli anni giovanili, il Friuli, Bologna, la scoperta di Roma, il formarsi delle amicizie. Ma, soprattutto, si toccano gli argomenti che hanno destato, fuori e dentro l’opera letteraria, l’interesse e la passione di Pasolini: le questioni di lingua, la religione, il rapporto fra letteratura e ideologia, fra cultura e politica e fra Chiesa e cultura in Italia. Riscoprendo così un ardore intellettuale e civile capace di mettere a fuoco problemi sempre attuali nel nostro Paese.
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### Sinossi
Il cinema, il rapporto col cinema e col suo mondo è l’argomento principale di queste conversazioni tra il critico inglese Jon Halliday e Pier Paolo Pasolini. Halliday ritraccia con Pasolini l’intero suo percorso di regista, illustrandone la concezione del «cinema d’autore», affrontando gli aspetti tecnici, analizzando le opere, chiarendo la posizione di Pasolini di fronte alla censura. Ma la ricchezza della personalità dell’intervistato, la curiosità dell’intervistatore, la varietà d’interessi di entrambi fanno sì che la conversazione spesso si dilati, si appropri di altri temi. Si aprono rapidi, vivissimi scorci su certi momenti della vita di Pasolini: gli anni giovanili, il Friuli, Bologna, la scoperta di Roma, il formarsi delle amicizie. Ma, soprattutto, si toccano gli argomenti che hanno destato, fuori e dentro l’opera letteraria, l’interesse e la passione di Pasolini: le questioni di lingua, la religione, il rapporto fra letteratura e ideologia, fra cultura e politica e fra Chiesa e cultura in Italia. Riscoprendo così un ardore intellettuale e civile capace di mettere a fuoco problemi sempre attuali nel nostro Paese.

Partners

Dopo i primi mesi molto intensi, la relazione di Stephen Parker e Russ Bishop arriva a un bivio quando la morte del padre di Stephen li obbliga a tornare nella città natale dell’uomo nel sud della Georgia.
Cacciato dalla sua famiglia, Stephen deve trovare il modo per venire a patti con il suo passato e dire addio a quel padre le cui aspettative non è mai riuscito a soddisfare. La piccola città conservatrice li sottoporrà a delle sfide e Russ realizzerà che concedere del supporto emotivo è solo una delle tante cose che dovrà fare per essere un vero compagno per Stephen.

Parte di noi (Sidewinder Vol. 3)

Nick O’Flaherty e Kelly Abbott stavano per avere il loro lieto fine, quando la chiamata di un amico li ha quasi portati a perderlo per colpa di una lama di coltello. Adesso, nel periodo successivo allo scampato disastro, entrambi gli uomini stanno cercando di guarire e andare avanti.
Farlo insieme, però, è più difficile di quanto avevano immaginato. Kelly ha problemi a comportarsi da semplice innamorato e non da “Doc”, mentre Nick fatica a riprendersi fisicamente. La distanza tra loro viene colmata un centimetro dopo l’altro in un silenzio innaturale.
Cercando disperatamente conforto, Nick finalmente raccoglie il coraggio necessario a esaminare i beni che Elias Sanchez, suo caro amico e compagno nei Sidewinder, gli ha lasciato morendo. Invece di ricordi consolanti, Nick e Kelly trovano un fascio di lettere e delle rigide istruzioni scritte da Eli che li inducono a richiedere prontamente assistenza. Con le lettere di Eli in mano, i Sidewinder si imbarcano nella loro ultima missione insieme, alla ricerca di pace e assoluzione proveniente dall’oltretomba. E da loro stessi.
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### Sinossi
Nick O’Flaherty e Kelly Abbott stavano per avere il loro lieto fine, quando la chiamata di un amico li ha quasi portati a perderlo per colpa di una lama di coltello. Adesso, nel periodo successivo allo scampato disastro, entrambi gli uomini stanno cercando di guarire e andare avanti.
Farlo insieme, però, è più difficile di quanto avevano immaginato. Kelly ha problemi a comportarsi da semplice innamorato e non da “Doc”, mentre Nick fatica a riprendersi fisicamente. La distanza tra loro viene colmata un centimetro dopo l’altro in un silenzio innaturale.
Cercando disperatamente conforto, Nick finalmente raccoglie il coraggio necessario a esaminare i beni che Elias Sanchez, suo caro amico e compagno nei Sidewinder, gli ha lasciato morendo. Invece di ricordi consolanti, Nick e Kelly trovano un fascio di lettere e delle rigide istruzioni scritte da Eli che li inducono a richiedere prontamente assistenza. Con le lettere di Eli in mano, i Sidewinder si imbarcano nella loro ultima missione insieme, alla ricerca di pace e assoluzione proveniente dall’oltretomba. E da loro stessi.

Parole in gioco: Per una semiotica del gioco linguistico

Non c’è lingua e non c’è epoca in cui non si sia giocato con le parole: troviamo giochi di parole nei testi più solenni di religioni, letterature, filosofie. Sono una dimensione comune a tutti: dagli analfabeti ai premi Nobel. Ed è proprio dalla classicità e dal folklore che la cultura di massa ha ripescato le più curiose ed enigmatiche combinazioni linguistiche per adattarle alla contemporaneità. Dall’enigmistica alla pubblicità, dalla satira ai tweet, la lingua mette in gioco le parole in modo che ci avvincano ancora prima che convincerci. In queste pagine Stefano Bartezzaghi ci spiega la natura di queste scintille dell’intelligenza e ci invita ad appropriarcene.

Parole armate: Quello che l’ISIS ci dice. E che noi non capiamo. (Saggi)

Il salafismo jihadista e la sua incarnazione armata, il Califfato, hanno dichiarato una guerra planetaria di comunicazione e soprattutto di persuasione di massa. Dopo gli attacchi di Parigi il potere retorico persuasivo dell’ISIS è sotto gli occhi di tutti. Ma abbiamo davvero capito come funziona una retorica militante efficace? Basandosi su una documentazione ricca, dettagliata e spesso del tutto inedita, Philippe-Joseph Salazar analizza i punti di forza del linguaggio della propaganda jihadista, mostrando di contro la debolezza dei discorsi dell’Occidente, disarmato contro lo stile del Califfato: il nostro linguaggio politico è sterile in confronto, “banale sul piano retorico e poeticamente deficitario”. Il nostro contrattacco armato non sarà sufficiente: per vincere l’avversario bisognerà “pensare islamico, parlare islamico, argomentare islamico”.
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### Sinossi
Il salafismo jihadista e la sua incarnazione armata, il Califfato, hanno dichiarato una guerra planetaria di comunicazione e soprattutto di persuasione di massa. Dopo gli attacchi di Parigi il potere retorico persuasivo dell’ISIS è sotto gli occhi di tutti. Ma abbiamo davvero capito come funziona una retorica militante efficace? Basandosi su una documentazione ricca, dettagliata e spesso del tutto inedita, Philippe-Joseph Salazar analizza i punti di forza del linguaggio della propaganda jihadista, mostrando di contro la debolezza dei discorsi dell’Occidente, disarmato contro lo stile del Califfato: il nostro linguaggio politico è sterile in confronto, “banale sul piano retorico e poeticamente deficitario”. Il nostro contrattacco armato non sarà sufficiente: per vincere l’avversario bisognerà “pensare islamico, parlare islamico, argomentare islamico”.

Parola di donna

Cento grandi nomi della cultura, della politica e dello spettacolo italiano per un ‘dizionario al femminile’, che fa il punto sul nostro passato e sul nostro presente, per capire dove stiamo andando e per ricordare da dove siamo partite e quanta strada abbiamo percorso. In queste pagine troverete cento voci del privato e del politico, le parole della quotidianità e quelle della filosofia, da abito a zitella, passando per diritti, lavoro, pari opportunità, ma anche desiderio, mamma, sirena, verginità… Cento voci che hanno segnato profondamente la storia del nostro Paese, che sono cambiate negli anni, ma che sono attuali più che mai. Un libro corale, cui hanno partecipato, sotto l’abile regia di Ritanna Armeni, donne diverse per orientamento politico, professione, stato sociale, tutte accomunate dall’entusiasmo di esserci, dal desiderio di raccontare, di raccontarsi, di capire. E la voce delle donne, spesso percepita solo come un mormorio indistinto o come un canto fatato e affascinante, in questo libro unico e originale diventa parola chiara e distinta, che interpreta il mondo con coraggio e determinazione.

(source: Bol.com)

Parola d’ordine: tolleranza zero. La trasformazione dello Stato penale nella società neoliberale

Questo libro ricostruisce i processi politici e culturali che hanno condotto al trionfo su scala planetaria di un nuovo senso comune che, con il pretesto di garantire la sicurezza del cittadino, mira a risolvere in termini di repressione e ordine pubblico le problematiche sociali indotte dalla generalizzazione delle politiche neoliberiste. “Tolleranza zero” diventa così la formula che accompagna il passaggio dallo stato assistenziale allo stato penale, rinunciando a ogni funzione d’integrazione sociale delle classi subalterne. Questo libro si sofferma sulla nuova funzione che il carcere è chiamato a svolgere nella realtà statunitense. Uguale attenzione è data alla progressiva diffusione di quel modello anche nelle società europee.
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