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lacrime di tenebra

Meredith Gentry è sopravvissuta alle torture di re Taranis, sovrano della Luce e delle Illusioni, solo grazie all’eroico intervento e al sacrifìcio di Doyle, una delle sue guardie del corpo. Ora, però, tocca a lei salvargli la vita: Doyle infatti è rimasto gravemente ferito ed è stato ricoverato d’urgenza in un ospedale di Los Angeles. E purtroppo sembra peggiorare di giorno in giorno, scivolando inesorabilmente verso la morte. Disperata, Meredith capisce che l’unica speranza è riportarlo al più presto a Faerie, ma lasciare il mondo degli umani è un’impresa irta di pericoli: la principessa infatti non può rifugiarsi né presso la Corte Seelie, dove Taranis sta preparando una vendetta per l’affronto subito, né alla Corte Unseelie, dove suo cugino Cel aspetta solo l’occasione giusta per eliminarla e diventare così l’unico erede al trono. Non le rimane altra scelta che rivolgersi a re Sholto e trasferire Doyle nel tumulo sacro degli Slaugh, un popolo bellicoso e da sempre ostile ai fey: un popolo che, per impedire una simile profanazione, non esiterebbe a scatenare una guerra…
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Le lacrime di Nietzsche

È un giorno di ottobre del 1882 e Josef Breuer, quarantenne geniale psichiatra, medico personale a Vienna di artisti e filosofi come Brahms, Brücke e Brentano, è al Caffè Sorrento in compagnia di una giovane donna che non conosce, ma che ha avuto limpudenza di convocarlo nel rinomato caffè veneziano per una ‘questione di estrema urgenza’ in cui ne andrebbe addirittura del ‘futuro della filosofia tedesca’. La donna si chiama Lou Salomé ed è di inusuale bellezza: fronte poderosa, luminosi occhi azzurri, labbra piene e sensuali. Nonostante la temperatura pungente del mattino, si è tolta il manto di pelliccia e, guardandolo direttamente negli occhi, con voce ferma gli ha detto di temere per la vita di un suo caro amico: Friedrich Nietzsche, il pensatore tedesco che, secondo Richard Wagner, ha ‘regalato al mondo unopera senza pari’. Poi, posando leggermente la mano guantata sulla sua, ha aggiunto che il filosofo è in preda a una profonda prostrazione. Uno stato che si manifesta con una moltitudine impressionante di sintomi: emicrania, parziale cecità, nausea, insonnia, febbri, anoressia, e che lo porta ad assumere pericolose dosi di morfina… Così, attraverso la voce della musa della Vienna fin de siècle, Josef Breuer, stimato medico ebreo, futuro padre della psicanalisi, uomo dal comportamento ineccepibile e, tuttavia, oppresso anche dai legami e dalle convenzioni della vita borghese e matrimoniale e profondamente turbato dalla bella Bertha, sua paziente da due anni, apprende della disperazione estrema di colui che diverrà il suo più illustre paziente. Breuer, infatti, sottoporrà il filosofo alle sue cure, basate sulla convinzione che la guarigione del corpo passi attraverso quella dellanima. E tra lui e Nietzsche, nel corso di numerose sedute, si instaurerà un dialogo serrato e coinvolgente durante il quale Breuer cercherà di arrivare alle radici del male oscuro del filosofo e di indurlo ad aprirgli il cuore.

(source: Bol.com)

Le lacrime del drago

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Connie Gulliver e Harry Lyon sono una coppia ben assortita di poliziotti californiani. Dopo una sparatoria in un ristorante si ritrovano alle prese con un serial killer dagli sconfinati poteri paranormali: può fermare il tempo e riesce a creare dalla sabbia golem assassini. A peggiorare la situazione da incubo, uno stranissimo, mostruoso essere chiamato Ticktock ha predetto che Harry ha solo sedici ore di vita.
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Una lacrima nel pugno

Maria è una tenera e povera maestrina che insegna in un piccolo paese sopra Pavia. L’interessamento di Bruno, un bel ragazzo che studia medicina, per lei è già un sogno, ma un altro sogno le si prospetta quando, nel paese, arriva una troupe di attori di fotoromanzi.

Laboratorio mortale

In tre diversi punti degli Stati Uniti, una ragazzina, un barbone e un militare, muoiono presentando gli stessi sintomi: febbre altissima e un’emorragia polmonare. Una biologa, Sophia Russel, preoccupata che un nuovo virus possa causare un’epidemia, decide di dare avvio a un’indagine accurata ma poco tempo dopo muore.Il fidanzato, Jon Smith, con l’aiuto di un gruppo di amici, cerca di trovare una spiegazione alla sua morte. Le sue indagini portano a una scoperta agghiacciante: qualcuno ha iniettato a Sophia lo stesso virus che stava studiando. Non solo, l’infezione in corso aveva già colpito, dieci anni prima, durante la Guerra del Golfo.La ricerca di Jon, insidiosa e piena di pericoli, diviene così una drammatica lotta contro il tempo. Il virus misterioso infatti si sta diffondendo. I morti si contano a migliaia e il panico aumenta paurosamente

(source: Bol.com)

Il labirinto delle ossa

Sinossi

Molly, fotoreporter graziosa e temeraria, vuole essere le prima a scattare le fotografie di una città sperduta, dove nessun essere umano sembra aver messo piede da secoli. Dentro la città distrutta dal tempo, all’interno di un claustrofobico dedalo di pietre, resti umani e antiche leggende, ma anche qualcosa che né lei, né i suoi accompagnatori, un giovane archeologo e una pattuglia dell’esercito americano, avrebbero immaginato.

Labirinti

Dall’autrice di Ritratti e di Io confesso, una raccolta di una ventina di racconti, impreziositi da illustrazioni di Roberto Di Costanzo

L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello (Gli Adelphi) (Italian Edition)

Oliver Sacks è un neurologo, ma il suo rapporto con la neurologia è simile a quello di Groddeck con la psicoanalisi. Perciò Sacks è anche molte altre cose: «Mi sento infatti medico e naturalista al tempo stesso; mi interessano in pari misura le malattie e le persone; e forse anche sono insieme, benché in modo insoddisfacente, un teorico e un drammaturgo, sono attratto dall’aspetto romanzesco non meno che da quello scientifico, e li vedo continuamente entrambi nella condizione umana, non ultima in quella che è la condizione umana per eccellenza, la malattia: gli animali si ammalano, ma solo l’uomo cade radicalmente in preda alla malattia». E anche questo va aggiunto: Sacks è uno scrittore con il quale i lettori stabiliscono un rapporto di tenace affezione, come fosse il medico che tutti hanno sognato e mai incontrato, quell’uomo che appartiene insieme alla scienza e alla malattia, che sa far parlare la malattia, che la vive ogni volta in tutta la sua pena e però la trasforma in un «intrattenimento da “Mille e una notte”». Questo libro, che si presenta come una serie di casi clinici, è un frammento di tali “Mille e una notte” – e ciò può aiutare a spiegare perché abbia raggiunto negli Stati Uniti un pubblico vastissimo. Nella maggior parte, questi casi – ma Sacks li chiama anche «storie o fiabe» – fanno parte dell’esperienza dell’autore. Così, un giorno, Sacks si è trovato dinanzi «l’uomo che scambiò sua moglie per un cappello» e «il marinaio perduto». Si presentavano come persone normali: l’uno illustre insegnante di musica, l’altro vigoroso uomo di mare. Ma in questi esseri si apriva una voragine invisibile: avevano perduto un pezzo della vita, qualcosa di costitutivo del sé. Il musicista carezza distrattamente i parchimetri credendo che siano teste di bambini. Il marinaio non può neppure essere ipnotizzato perché non ricorda le parole dette dall’ipnotizzatore un attimo prima. Che cosa vive, se non sa nulla di ciò che ha appena vissuto? Rispetto alla normalità, che è troppo complessa per essere capita, e tende a opacizzarsi nell’esperienza comune, tutti i «deficit» o gli eccessi di funzione, come li chiama la neurologia, sono squarci di luce, improvvisa trasparenza di processi che si tessono nel «telaio incantato» del cervello. Ma queste storie terribili e appassionanti tendono a rimanere imprigionate nei manuali. Sacks è il mago benefico che le riscatta, e per pura capacità di identificazione con la sofferenza, con la turba, con la perdita o l’infrenabile sovrabbondanza riesce a ristabilire un contatto, spesso labile, delicatissimo, sempre prezioso per i pazienti e per noi, con mondi remoti altrimenti muti. Questo è il libro di un nuotatore «in acque sconosciute, dove può accadere di dover capovolgere tutte le solite considerazioni, dove la malattia può essere benessere e la normalità malattia, dove l’eccitazione può essere schiavitù o liberazione e dove la realtà può trovarsi nell’ebbrezza, non nella sobrietà». “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” è stato pubblicato per la prima volta a Londra nel 1985.
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L’odissea di Glystra

Una marcia di quarantamila miglia, una volta e mezzo il giro della Terra: ecco che cosa si trova davanti Claude Glystra, inviato dalla Terra a indagare sul Pianeta Gigante e subito ridotto alla condizione di pellegrino da un misterioso attentato. Glystra e i suoi foschi compagni (tra i quali si nasconde certamente una spia nemica) non hanno nemmeno una mappa dello sterminato territorio che devono attraversare. Sanno soltanto che il Pianeta Gigante raccoglie da secoli i fuorilegge, gli avventurieri, gli anarchici, i dissidenti e i ribelli di ogni specie e di ogni razza, e che il viaggio sarà pieno di meraviglie e di stranezze, ma anche di insidi, trappole e pericoli mortali.
Copertina di Franco Brambilla

L’occhio della mente

Lilian Kallir è una brillante pianista che predilige Mozart: una sera, allorché deve affrontare il “Concerto n. 21” (quello col famoso Andante), la partitura diventa di colpo un intrico di segni incomprensibili; è l’esordio di una neuropatologia che le impedirà, se non di scrivere, quanto meno di leggere e altererà la sua percezione sino a farle confondere un violino con un banjo o un rasoio con una penna. Sue Barry è riuscita a diventare neurobiologa nonostante una menomazione invalidante: una forma di strabismo che inibisce la visione stereoscopica, sicché gli occhi sono attivi uno per volta, in alternanza, senza mai potersi coordinare; per lei, la profondità e la terza dimensione sono categorie puramente immaginarie. Sono solo due dei casi raccontati e analizzati in questo nuovo libro di Oliver Sacks: storie di amputazioni e deformazioni affettivo-cognitive che sembrano sfociare in drammi senza rimedio. E ancora una volta Sacks mostra come ogni ferita attivi inaspettate strategie adattative, una impensabile capacità di conservare o ridisegnare ciò che viene esperito. Ma per il lettore la vera sorpresa consisterà nel vedere tali dinamiche confermate dall’esperienza personale dello stesso Sacks. Scrutandosi con freddezza clinica, ma senza il timore di rivelare le oscillazioni dei suoi stati d’animo, il neurologo-scienziato parla infatti sia della prosopagnosia di cui è affetto (l’incapacità di riconoscere i volti), sia dell’odissea legata a un melanoma maligno all’occhio destro, i cui sintomi si materializzano un sabato del dicembre 2005, al cinema, sotto forma di una macchia dai contorni iridescenti. Nel rivivere le fantasmagorie percettive scatenate dal tumore, Sacks prosegue così la sua esplorazione del versante creativo di ogni malattia, che in questo caso si manifesta nelle infinite modalità con cui ogni occhio e ogni mente inventano e reinventano l’inafferrabile vastità del mondo esterno.

L’errore di Platone: Biopolitica, linguaggio e diritti civili in tempo di crisi (Saggi)

L’uomo è davvero un “animale politico” come lo definiva Aristotele? Esistono dei vincoli naturali nei modi di governare degli animali sociali? E se ciò fosse vero, che ruolo svolgono nella crisi che stiamo vivendo? A partire da una critica dell’ingegneria politica di Platone, il libro delinea una biopolitica alternativa fondata sui regolatori naturalistici dell’evoluzione: il linguaggio, la riproduzione e le migrazioni. L’autore mostra come qualsiasi organizzazione politica degli animali sociali non dipenda dalla trasmissione ereditaria dei “buoni geni”, ma dall’insieme delle relazioni speciali che si instaurano per massimizzare la cooperazione sociale e l’intelligenza ecologica.
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L’uomo è davvero un “animale politico” come lo definiva Aristotele? Esistono dei vincoli naturali nei modi di governare degli animali sociali? E se ciò fosse vero, che ruolo svolgono nella crisi che stiamo vivendo? A partire da una critica dell’ingegneria politica di Platone, il libro delinea una biopolitica alternativa fondata sui regolatori naturalistici dell’evoluzione: il linguaggio, la riproduzione e le migrazioni. L’autore mostra come qualsiasi organizzazione politica degli animali sociali non dipenda dalla trasmissione ereditaria dei “buoni geni”, ma dall’insieme delle relazioni speciali che si instaurano per massimizzare la cooperazione sociale e l’intelligenza ecologica.

L.A. killer

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A Los Angeles è una mattina resa calda da un sole brillante e dal vento proveniente dal deserto, quando Karen Garcia esce di casa per andare a correre. E non farvi più ritorno. Il suo corpo viene ritrovato il giorno dopo sul fondo di una stretta gola, un colpo di pistola alla testa. Per la polizia è l’ennesimo caso di omicidio in una città che ha fatto della violenza il suo pane quotidiano, ma il padre della ragazza, un potente uomo d’affari, non può darsi pace ed è disposto a tutto purché l’assassino di sua figlia venga stanato. Si rivolge quindi all’unica persona che crede possa davvero aiutarlo, il detective privato Joe Pike: anche in lui la vicenda apre una ferita profonda, perché un tempo è stato legato alla vittima da un sentimento ben più forte dell’amicizia. Uomo solitario e di poche parole, Pike sa che questa volta più che mai avrà bisogno dell’aiuto del suo inseparabile socio, Elvis Cole. Sarà lui a condurre le indagini, in un complicato gioco di collaborazione e ostilità con la polizia. Ma una lugubre sinfonia di indizi fuorvianti, vicoli ciechi e spregevoli inganni metterà a dura prova l’amicizia tra i due detective, trascinandoli in un gorgo di follia e orrore da cui sarà difficile riemergere.
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Kosher Mafia

C’erano una volta in America, Asher Lipsky e Amos Berkowitz: due padri di famiglia che avevano sempre vissuto a testa bassa, rassegnati a ogni angheria, e forse per questo Dio un giorno li avrebbe puniti. Asher generò Sholem e Amos generò Jacob, ed entrambi li allevarono nei valori della tradizione e della fede. E Jacob diventò un gangster, lo chiamavano Kid Schlammer, perché lui i tre comandamenti della strada – gli unici che contavano – li aveva imparati presto e bene. Per suo padre era uno schanda, una vergogna, ma per lui era molto peggio essere uno schmuck, un imbecille, come suo padre. E Sholem divenne un sindacalista. Aveva concepito un patto scellerato, e a suo padre lo additavano come uno schanda, un vergogna. Poi le vite di Sholem e di Jacob si incrociarono. E la vita di gente come loro non andrebbe misurata su quella degli esseri umani. La vita di gente come loro è così breve che andrebbe misurata su quella dei cani.

Kim

Un ragazzino gioca seduto a cavalcioni su un gigantesco cannone: è Kim, altrimenti noto come il “Piccolo Amico di tutto il Mondo”; orfano di un sergente irlandese, cresciuto come un monello indiano, Kim è sotto la protezione di due numi tutelari. Il ragazzo gioca per il gusto di giocare e viaggia per il gusto di viaggiare e si mette in marcia lungo la Grand Trunk Road, fiumana di vita che percorre millecinquecento miglia da Bombay a Benares a Peshawur, dando così avvio a una scorribanda picara che è insieme un pellegrinaggio religioso.
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