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Il grande libro della fantascienza classica

Racconti di H.P. Lovecraft, H.L. Gold, C. Woolrich, J.W. Campbell Jr., M. Leinster, H. Bates, E.F. Russell e L.T. Johnson, S. G. Weinbaum, L. Sprague de Camp, J. Williamson.
H. P. Lovecraft L’ombra fuori del tempo The shadow out of time
Horace L. Gold Questione di forma A matter of form
Cornell Woolrich Il corpo di Jane Brown Jane Brown’s body
John W. Campbell Jr. Chi va lá? Who goes there?
Murray Leinster Bivi nel tempo Sidewise in time
Harry Bates Ahimé, tutto questo pensare Alas, all thinking
Eric Frank Russel & Leslie T. Johnson L’uomo in cerca del futuro Seeker of tomorrow
Stanley G. Weinbaum L’arrivo della fiamma Dawn of Flame
L. Sprague de Camp Dividi e domina Divide and rule
Jack Williamson Lupi delle tenebre Wolves of darkness

Il grande gioco: i servizi segreti in Asia centrale

«Una delle letture più appassionanti … Non bisogna lasciarsi spaventare dal fatto che siano oltre 600 pagine. Non dirò che lo si legge di un fiato, ma lo si centellina per sere e sere come se fosse un grande romanzo d’avventure, popolato di straordinari personaggi storicamente esistiti e di cui non sapevamo nulla». Umberto Eco «… grande affresco storico sul Grande Gioco, come lo chiamò Kipling, che impegnò inglesi e russi, per buona parte dell’Ottocento, in Afghanistan, in Iran e nelle steppe dell’Asia centrale. Mentre il grande impero moscovita scivolava verso i mari caldi inghiottendo ogni giorno, mediamente, 150 chilometri quadrati, la Gran Bretagna cercava di estendere verso nord i suoi possedimenti indiani. Vecchia storia? Acqua passata? Chi darà un’occhiata alla carta geografica constaterà che i grandi attori hanno cambiato volto e nome, ma i territori contesi o discussi sono sempre gli stessi. In queste affascinanti “mille e una notte” della diplomazia imperialista il lettore troverà l’antefatto di molti avvenimenti degli scorsi anni in Afghanistan e in Iran». Sergio Romano

Il grande Gatsby

“Il grande Gatsby” (1925) è il terzo romanzo di Francis Scott Fitzgerald e a giudizio di molti la sua opera più compiuta (T.S. Eliot lo definì «il primo passo avanti per la narrativa americana dai tempi di Henry James»).Nella storia di Jay Gatsby, oscuro avventuriero alla ricerca di un personale posto al sole nel sogno americano, e del suo amore impossibile per Daisy Buchanan, Fitzgerald sembra riversare tutte le inquietudini celate dietro lo sfarzo degli anni Venti, rinunciando alla spensieratezza dei libri giovanili in favore di toni più crepuscolari e raggiungendo un equilibrio stilistico che fa di questo romanzo uno dei grandi classici del Novecento.

Il grande conflitto

Come era già accaduto al pianeta dei Laymil, i mondi e gli habitat dell’uomo cominciano a sparire nell’anomalia conosciuta come “crisi della realtà”. Mentre la minaccia si avvicina alla Terra, nella periferia della Confederazione si lotta per impadronirsi dell’Alchimista, l’arma capace di spegnere un sole, e della dottoressa Alkad Mzu che l’ha inventata. Alkad è una donna assetata di vendetta perché a suo tempo le hanno sterminato la famiglia, ma la prospettiva di essere uccisa e trasferita tra le orde dei posseduti non è affatto allettante… L’ultima parte dell’Alchimista delle stelle è di per sé un’avventura sconfinata.

Il grafologo di Gastown

A Gastown, città futuristica quasi perfetta, il grafologo Benjamin Lucas vive con sarcasmo l’inutilità del proprio mestiere, mostrando una profonda insofferenza nei confronti della tecnologia e della scienza, che hanno preso il sopravvento nella vita di tutti i giorni. Le scelte dei Consiglieri che governano la città estremizzano la salvaguardia dell’ambiente e mirano all’assoluta felicità dei gastownesi; al contrario, Benjamin non prenderà mai sul serio la legge che vieta l’uso del legno e dei suoi derivati per far fronte ai problemi climatici, poiché la carta è necessaria al suo lavoro. Ma la tranquilla e pacifica Gastown nasconde una verità e qualcuno sta tentando di mettere il grafologo nei guai.

Il Gradino di Venere

Sul pianeta Venere – secondo i dati trasmessi dalle sonde americane ogni vita è impossibile: non c’è acqua, l’atmosfera è irrespirabile, la temperatura supera i 300 gradi centigradi. Quand’ecco un sensazionale annuncio: astronauti sovietici sono sbarcati sul pianeta e comunicano che le condizioni di vita sono tollerabili. Ma gli stessi astronauti chiedono anche urgentissimamente e disperatamente aiuto, perché a causa di un incidente non possono più tornare indietro. Che cosa c’e sotto questo incredibile messaggio? Come stanno veramente le cose? Agli americani non resta che andare a vedere di persona.
Copertina di Karel Thole

Il globo, la mappa, il mondo

Per molti commentatori politici americani, quelli più riflessivi, l’11 settembre 2001 ha segnato l’inizio della terza guerra mondiale. Comunque essa vada a finire, una cosa è certa: per comprendere il mondo dovremo pensarlo diversamente, e rinunciare a molti dei modelli che fin qui abbiamo adoperato. Di fatto, la mappa e il globo sono modelli opposti del mondo, e l’una esclude l’altro. Dalla prima, anzi dalla tecnica di riduzione di questo a quella, discende la prospettiva e tutte le forme del territorio cui siamo abituati, secondo un rapporto che è l’esatto contrario di quel che a scuola ci hanno insegnato: la mappa non è la copia del mondo, ma è il mondo la copia della mappa. Ecco in quale senso davvero dopo l’11 settembre nulla sarà più come prima, ed ecco perché ciò di cui abbiamo urgentemente bisogno è, prima d’altro, una nuova geografia.

Il giustiziere

Il Giustiziere ha colpito dodici volte in sette anni. Una media terrificante… e ogni volta un biglietto indirizzato alla polizia per permettere a quest’ultima di recuperare… una testa mozzata, Sì, perché il Giustiziere non si limita ad uccidere le sue vittime, ma le decapita anche. Ma chi è il misterioso Giustiziere? E come mai si accanisce contro persone che non sono inermi cittadini, ma individui ricercati dalla polizia? Qual è la molla che lo spinge? I funzionari di polizia sono furiosi contro quest’uomo che li tiene in scacco, ma non riescono a capire chi sia. E i colpi di scena continuano a succedersi senza tregua.

Il giudizio di Eva

Dopo la Guerra di Un Giorno l’umanità si ritrova a vivere in un mondo dopo-olocausto, falcidiata da epidemie e costretta a iniziare da zero, vivendo spesso da selvaggi. In questo mondo Edgar Pangborn ambienta le sue storie, create partendo dalla rielaborazione dei miti cristiani. Dopo l’antologia “”Davy, e oltre”” (n. 274), Bluebook presenta “”Il giudizio di Eva””: personaggi diversi ma stessa ambientazione. Eva Newman vive isolata con la madre cieca quando arrivano alla sua casa tre uomini, con esperienze diverse. Eva, nella sua innocenza e nella sua ignoranza delle “”cose della vita””, fa loro una semplicissima domanda: «Che cos’è l’amore?» La missione dei tre uomini, nel mondo distrutto del dopo-olocausto, sarà di trovare una risposta a questa domanda e sottoporla al giudizio di Eva…

Il giudizio

In tutto l’Oregon non c’è nessuno che abbia una mente giuridica più brillante del giudice Calvin Jeffries e non c’è nessuno più attaccato al potere e meno all’etica professionale. La giustizia che amministra è spesso crudele: ne sa qualcosa l’avvocato Joseph Antonelli che agli inizi della carriera fu costretto a subire una lezione umiliante. Così, quando Jeffries viene trovato pugnalato a morte in un parcheggio, sono in pochi a rimpiangerlo. Del delitto è accusato un senzatetto che, reo confesso, si toglie la vita in carcere. Il clamore suscitato dal caso non si è ancora spento che un secondo giudice viene ucciso con le stesse modalità.

Il giudice beffato

«Anche là dove si sente che il marchese si appoggia a qualche trovata narrativa tradizionale (i letti che si sfasciano sotto il peso dell’innamorato impaziente, la caduta boccaccesca del signor di Fontanis nel brago dei porci, la farsa degli spiriti nel castello infestato e così via), si avverte che l’odio diviene ispirazione creativa e suggerisce una quantità straordinaria di invenzioni metaforiche e verbali, tutte a spese della povera vittima – uno zotico giudice di provincia che pretende di impalmare un fiore di fanciulla innamorata – che viene di volta in volta graffiato, frustato, spennacchiato, smerdato, o a spese della magistratura, della società o della storia di Provenza che anche là dove quasi non c’entrano, si prendono la loro parte di critica». Remo Ceserani
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### Sinossi
«Anche là dove si sente che il marchese si appoggia a qualche trovata narrativa tradizionale (i letti che si sfasciano sotto il peso dell’innamorato impaziente, la caduta boccaccesca del signor di Fontanis nel brago dei porci, la farsa degli spiriti nel castello infestato e così via), si avverte che l’odio diviene ispirazione creativa e suggerisce una quantità straordinaria di invenzioni metaforiche e verbali, tutte a spese della povera vittima – uno zotico giudice di provincia che pretende di impalmare un fiore di fanciulla innamorata – che viene di volta in volta graffiato, frustato, spennacchiato, smerdato, o a spese della magistratura, della società o della storia di Provenza che anche là dove quasi non c’entrano, si prendono la loro parte di critica». Remo Ceserani

Il giro del mondo in sei milioni di anni (Intersezioni Vol. 492)

… in fondo alle gambe non abbiamo radici, ma piedi: piedi di cui ci serviamo dall’alba dei tempi per il colossale viaggio che impegna l’umanità fin da quando ha mosso i primi, timidi passi sul suolo
A volergli credere Esumim avrebbe partecipato a tutte le grandi migrazioni dell’umanità: “ci siamo divertiti – ripete
sempre – non si stava mai fermi!”. È l’immaginario testimone di un viaggio iniziato sei milioni di anni fa, il cui primo passo – quello di scendere dagli alberi – ha dato avvio alla lunga catena di migrazioni attraverso la quale i nostri antenati hanno colonizzato il pianeta. Quante umanità diverse – dagli Austrolopiteci a Neandertal, a Homo sapiens – si sono succedute e incrociate sulla Terra? Quali percorsi hanno seguito, dalla loro prima uscita dall’Africa fino alla diffusione in tutto il pianeta? Nella genetica, la guida per ricostruire una diaspora mai conclusa, espressione del nostro ancestrale nomadismo.
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### Sinossi
… in fondo alle gambe non abbiamo radici, ma piedi: piedi di cui ci serviamo dall’alba dei tempi per il colossale viaggio che impegna l’umanità fin da quando ha mosso i primi, timidi passi sul suolo
A volergli credere Esumim avrebbe partecipato a tutte le grandi migrazioni dell’umanità: “ci siamo divertiti – ripete
sempre – non si stava mai fermi!”. È l’immaginario testimone di un viaggio iniziato sei milioni di anni fa, il cui primo passo – quello di scendere dagli alberi – ha dato avvio alla lunga catena di migrazioni attraverso la quale i nostri antenati hanno colonizzato il pianeta. Quante umanità diverse – dagli Austrolopiteci a Neandertal, a Homo sapiens – si sono succedute e incrociate sulla Terra? Quali percorsi hanno seguito, dalla loro prima uscita dall’Africa fino alla diffusione in tutto il pianeta? Nella genetica, la guida per ricostruire una diaspora mai conclusa, espressione del nostro ancestrale nomadismo.

Il Giovane Holden

Sono passati cinquant’anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell’aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua “infanzia schifa” e le “cose da matti che gli sono capitate sotto Natale”, dal giorno in cui lasciò l’Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ciascuno vi ha letto la propria rabbia, ha assunto il protagonista a “exemplum vitae”, e ciò ne ha decretato l’immenso successo che dura tuttora. È fuor di dubbio, infatti, che Salinger abbia sconvolto il corso della letteratura contemporanea influenzando l’immaginario collettivo e stilistico del Novecento, diventando un autore imprescindibile per la comprensione del nostro tempo. Holden come lo conosciamo noi non potrebbe scrollarsi di dosso i suoi “e tutto quanto”, “e compagnia bella”, “e quel che segue” per tradurre sempre e soltanto l’espressione “and all”. Né chi lo ha letto potrebbe pensarlo denudato del suo slang fatto di “una cosa da lasciarti secco” o “la vecchia Phoebe”. Uno dei libri del Novecento che tanto ha ancora da dire negli anni Duemila.

Il giovane Holden

Sono passati cinquant’anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell’aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua “infanzia schifa” e le “cose da matti che gli sono capitate sotto Natale”, dal giorno in cui lasciò l’Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ciascuno vi ha letto la propria rabbia, ha assunto il protagonista a “exemplum vitae”, e ciò ne ha decretato l’immenso successo che dura tuttora. È fuor di dubbio, infatti, che Salinger abbia sconvolto il corso della letteratura contemporanea influenzando l’immaginario collettivo e stilistico del Novecento, diventando un autore imprescindibile per la comprensione del nostro tempo. Holden come lo conosciamo noi non potrebbe scrollarsi di dosso i suoi “e tutto quanto”, “e compagnia bella”, “e quel che segue” per tradurre sempre e soltanto l’espressione “and all”. Né chi lo ha letto potrebbe pensarlo denudato del suo slang fatto di “una cosa da lasciarti secco” o “la vecchia Phoebe”. Uno dei grandi libri del Novecento che ha ancora tanto da dire negli anni Duemila.

Il giorno perfetto per un delitto

**Un thriller che ti tiene sospeso fino all’ultima pagina

Le indagini del commissario Diana

Quando la violinista Ines Salis viene raggiunta da un proiettile in pieno viso, nessuno sa spiegarsi cosa ci facesse in quella strada deserta di Alarcò, nella costa sud della Sardegna.** Il caso va risolto in fretta, perché la fama della località turistica è minata da alcuni eventi accaduti nelle ultime settimane. Tra questi, l’arresto per traffico di cocaina di Oscar Berti, la cui innocenza Ines stava cercando di dimostrare, e l’omicidio di un notabile del paese. Sulle vicende indaga la squadra del commissario Diana e, senza spostarsi da Torino, anche l’annoiato commissario Rossini, che tenta ufficiosamente di capire se il ragazzo, che era stato suo consulente, non sia stato vittima di ritorsioni per un vecchio caso. Quando si tratta di traffici illeciti, infatti, i muri crollano e le distanze si accorciano, comprese quelle tra Sardegna e Piemonte. Ma sono davvero la droga e l’arresto di Oscar Berti le cause del destino di Ines Salis?

**Dall’autrice del bestseller Un posto tranquillo per un delitto

Non basta sapere cosa vuole nascondere di sé una persona. È fondamentale capire da chi la nasconde

Hanno scritto del suo romanzo precedente:**

‘È un thriller che sta nei confini del genere ma che sfiora al tempo stesso il racconto di cronaca, si avvita nell’inchiesta impegnata e accenna al romanzo corale, prima di arrivare alla soluzione. L’autrice dimostra una buona gestione dei tempi narrativi. Ci si appassiona in fretta alla vicenda e ancora più in fretta ai personaggi.’
Corriere della Sera

Barbara Sessini

È nata a Iglesias nel 1978. Si è laureata in filosofia a Cagliari e da oltre dieci anni vive a Torino. È giornalista professionista e ha collaborato con diverse testate. Attualmente si occupa di fisco e diritto per un quotidiano specializzato nell’informazione giuridico-economica. Dopo Un posto tranquillo per un delitto, torna a pubblicare con la Newton Compton con Il giorno perfetto per un delitto.

(source: Bol.com)