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La donna della seconda occasione

**Happily Inc** 2
Il sorriso facile di Mathias Mitchell nasconde in realtà un universo fatto di dolore. Dopo essere stato tradito dalla sua stessa famiglia, si trasferisce a Happily Inc, in California, un paradiso per le coppie desiderose di sposarsi e per questo inesauribile fonte di damigelle d’onore, perfette per il suo stile di vita “niente promesse, niente dolore”. Nonostante questo, però, non riesce a distogliere lo sguardo dalla sua sfuggente vicina di casa che si occupa della riserva faunistica dietro le loro abitazioni.
Carol Lund sa di non avere le carte per attirare un maschio alfa come Mathias, quindi l’offerta dell’uomo di aiutarla ad adottare altri esemplari per la sua solitaria giraffa è del tutto inaspettata, come la sua caparbietà nel volerla sedurre. Ma quando finalmente decide di cedere, le scelte di Mathias le schiacciano il cuore. Adesso a Carol non resta che decidere se dargli una seconda possibilità di dimostrare quale posto vuole riservarle nella sua vita.
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### Sinossi
**Happily Inc** 2
Il sorriso facile di Mathias Mitchell nasconde in realtà un universo fatto di dolore. Dopo essere stato tradito dalla sua stessa famiglia, si trasferisce a Happily Inc, in California, un paradiso per le coppie desiderose di sposarsi e per questo inesauribile fonte di damigelle d’onore, perfette per il suo stile di vita “niente promesse, niente dolore”. Nonostante questo, però, non riesce a distogliere lo sguardo dalla sua sfuggente vicina di casa che si occupa della riserva faunistica dietro le loro abitazioni.
Carol Lund sa di non avere le carte per attirare un maschio alfa come Mathias, quindi l’offerta dell’uomo di aiutarla ad adottare altri esemplari per la sua solitaria giraffa è del tutto inaspettata, come la sua caparbietà nel volerla sedurre. Ma quando finalmente decide di cedere, le scelte di Mathias le schiacciano il cuore. Adesso a Carol non resta che decidere se dargli una seconda possibilità di dimostrare quale posto vuole riservarle nella sua vita.

La donna che morì due volte

Un pomeriggio di luglio il piccolo Edvin, dieci anni, suona alla porta del commissario Bäckström, suo vicino di casa, nonché suo idolo. Durante un’escursione in solitaria, invece dei funghi che stava cercando, sull’isola disabitata dove è stato depositato dal suo capo scout ha trovato un teschio umano con un foro di pallottola ben visibile sulla tempia. Per l’investigatore più furbo e cialtrone dell’intero corpo di polizia svedese si tratta di un importante ritrovamento dai chiari risvolti polizieschi: non resta che mettere in moto la sua fidata squadra per far luce su quello che ha tutta l’aria di essere un caso di omicidio. I primi riscontri riservano però una sorpresa: la vittima in questione risulta morta in Thailandia dodici anni prima, nello tsunami del dicembre 2004, il funerale celebrato, le ceneri disperse. A questo punto, la domanda diventa di ordine quasi filosofico: si può morire due volte? Dopo un’indagine in cui ricostruire la storia raccontata dalle tracce si rivela particolarmente complicato, Evert Bäckström imostrerà di avere ancora il solito fiuto. E per una volta, in modo del tutto inaspettato, anche un cuore.

La divina juliette

Francia/Inghilterra, 1815 – Mentre Napoleone sta organizzando la fuga dall’Elba, i nobili trascorrono le loro serate parigine nella casa da gioco gestita dal Visconte di Ashford. Il luogo, però, altro non è che una copertura per permettere al nobiluomo inglese di svolgere indisturbato la sua attività di spia al servizio dell’Inghilterra. All’oscuro della sua missione, la figlia Juliette lo aiuta come mazziere ai tavoli da gioco. Ma un giorno la polizia francese irrompe nella bisca e il padre la costringe a fuggire per evitare la cattura. Sola e senza appoggi, Julie vagabonda per Parigi travestita da monello finché qualcuno non tenta di rapirla. Credendola un ragazzino indifeso, il colonnello Devon Burke, appena giunto in Francia per salvare il capo della rete spionistica inglese, interviene in suo aiuto… ed è subito amore!
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### Sinossi
Francia/Inghilterra, 1815 – Mentre Napoleone sta organizzando la fuga dall’Elba, i nobili trascorrono le loro serate parigine nella casa da gioco gestita dal Visconte di Ashford. Il luogo, però, altro non è che una copertura per permettere al nobiluomo inglese di svolgere indisturbato la sua attività di spia al servizio dell’Inghilterra. All’oscuro della sua missione, la figlia Juliette lo aiuta come mazziere ai tavoli da gioco. Ma un giorno la polizia francese irrompe nella bisca e il padre la costringe a fuggire per evitare la cattura. Sola e senza appoggi, Julie vagabonda per Parigi travestita da monello finché qualcuno non tenta di rapirla. Credendola un ragazzino indifeso, il colonnello Devon Burke, appena giunto in Francia per salvare il capo della rete spionistica inglese, interviene in suo aiuto… ed è subito amore!

La distanza tra me e il ciliegio

Mafalda ha nove anni, indossa un paio di spessi occhiali gialli e conosce a memoria Il barone rampante di Italo Calvino. Scappa dai professori arrampicandosi sul ciliegio all’entrata della scuola insieme a Ottimo Turcaret, il fedele gatto che la segue ovunque. Su quel ciliegio, sogna perfino di andarci a vivere, ma tra pochi mesi non lo potrà più vedere perché i suoi occhi si stanno spegnendo e un po’ alla volta, giorno dopo giorno, diventerà cieca. È una bambina curiosa e l’idea di rimanere al buio la spaventa: per questo tiene un diario in cui annota le cose che non potrà più fare, come contare le stelle e giocare a calcio con Filippo, il bullo della classe che parla solo con lei. Grazie all’aiuto della sua famiglia e dei suoi amici, Mafalda capisce che un altro modo di vedere è possibile. Impara a misurare la distanza dal ciliegio accompagnata dal profumo dei fiori e comincia a scrivere un nuovo elenco: quello delle cose a cui tiene e che riesce ancora a fare. Questa è la storia di Mafalda, ma è anche quella di Paola Peretti, una scrittrice dalla forza contagiosa, che ha voluto scrivere il suo primo romanzo quando ha saputo di avere una grave malattia agli occhi. La distanza tra me e il ciliegio, ancora prima della pubblicazione, è stato tradotto in 20 Paesi diventando un caso editoriale internazionale. Un libro che ci insegna a vedere ciò che ancora non esiste, a lottare per i propri sogni.
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### Sinossi
Mafalda ha nove anni, indossa un paio di spessi occhiali gialli e conosce a memoria Il barone rampante di Italo Calvino. Scappa dai professori arrampicandosi sul ciliegio all’entrata della scuola insieme a Ottimo Turcaret, il fedele gatto che la segue ovunque. Su quel ciliegio, sogna perfino di andarci a vivere, ma tra pochi mesi non lo potrà più vedere perché i suoi occhi si stanno spegnendo e un po’ alla volta, giorno dopo giorno, diventerà cieca. È una bambina curiosa e l’idea di rimanere al buio la spaventa: per questo tiene un diario in cui annota le cose che non potrà più fare, come contare le stelle e giocare a calcio con Filippo, il bullo della classe che parla solo con lei. Grazie all’aiuto della sua famiglia e dei suoi amici, Mafalda capisce che un altro modo di vedere è possibile. Impara a misurare la distanza dal ciliegio accompagnata dal profumo dei fiori e comincia a scrivere un nuovo elenco: quello delle cose a cui tiene e che riesce ancora a fare. Questa è la storia di Mafalda, ma è anche quella di Paola Peretti, una scrittrice dalla forza contagiosa, che ha voluto scrivere il suo primo romanzo quando ha saputo di avere una grave malattia agli occhi. La distanza tra me e il ciliegio, ancora prima della pubblicazione, è stato tradotto in 20 Paesi diventando un caso editoriale internazionale. Un libro che ci insegna a vedere ciò che ancora non esiste, a lottare per i propri sogni.

La dieta della rivoluzione metabolica

DALL’AUTRICE DI LA DIETA DEL SUPERMETABOLISMO UN PROGRAMMA INNOVATIVO, COMPLETO DI RICETTE E DI UN PIANO DIETETICO DETTAGLIATO E FACILE DA USARE, PER PERDERE 6 KG IN 14 GIORNI SFRUTTANDO IL POTERE DEL CIBO PER RIATTIVARE IL METABOLISMO UNA VOLTA PER TUTTE. Le diete folli non fanno altro che rallentare il metabolismo e predisporre il corpo all’aumento di peso. È tempo di cambiare. Se vuoi dimagrire velocemente, farlo in modo sano e avere gli strumenti e le risorse per mantenere il peso ideale per tutta la vita, questo è il libro per te. Nutrizionista di celebrità e speaker motivazionale, Haylie Pomroy, autrice del bestseller ”La dieta del supermetabolismo”, ha la risposta giusta. Vi mostrerà infatti come la perdita di peso più salutare sia anche rapida, se affrontata nella maniera giusta. Attingendo alle sue fondamentali tecniche di ”cibo come medicina”, l’autrice ha creato un metodo che manipola strategicamente i macronutrienti per riattivare il metabolismo corporeo e accelerarlo. Seguendo il piano de La dieta della rivoluzione metabolica, brucerai grasso, costruirai i muscoli, migliorerai la tua pelle, aumenterai i livelli di energia e ti sentirai benissimo, ritrovando una volta per tutte il peso forma. Sostenuto da ricerche scientifiche recenti, il nuovo programma di Haylie Pomroy, facile da seguire e molto efficace, consente a ciascuno di determinare il proprio ”punteggio di intervento metabolico” e di mettere a punto un piano personalizzato. Completo di mappe dei pasti, liste della spesa e di circa un centinaio di ricette favolose, ”La dieta della rivoluzione metabolica” è un metodo comprovato per eliminare rapidamente e deliziosamente il peso in eccesso e lasciarti più magro, più sano e più energico che mai.

(source: Bol.com)

La Desinenza in a

L’opera, cominciata nel 1876, sarà pubblicata nel 1878. A questa prima edizione, non priva di errori, non arrise il successo sperato. Soltanto nel 1883 l’autore decise di ristampare la “Desinenza”. Dossi, dopo aver riveduto e corretto la prima edizione, vi aggiunse un'”Avvertenza grammaticale” e una lunga prefazione, il “margine”, in cui prendeva posizione sul dibattivo, allora molto acceso, sul realismo. Si pubblica qui la seconda edizione nel testo procurato da Dante Isella. E’ un curioso pamphlet misogino, una sorta di trattatello disincantato e furioso contro gli inganni della donna e segna il culmine dello sperimentalismo linguistico dell’autore.
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La democrazia e i suoi limiti

La democrazia appare fragile e vulnerabile. Dopo aver sanato le ferite delle guerre e dei totalitarismi del XX secolo, i suoi valori e suoi principi fondamentali sembrano perdere forza e significato: ne sono prova le difficoltà crescenti dell’integrazione europea, il dilagare dei populismi, la contestazione delle élite, la Brexit, la sorprendente elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti.

Ma come funziona la democrazia? Come opera concretamente nella vita dello Stato, in relazione alle altre componenti dei poteri pubblici, in conflitto con la giustizia, l’autorità, l’efficienza, nella teoria e nella pratica del governo?

Sono queste alcune delle domande a cui risponde Sabino Cassese, uno dei più noti giuristi italiani, in La democrazia e i suoi limiti, al centro del quale sta l’interazione tra l’elemento democratico dei sistemi politici contemporanei e gli altri elementi che compongono lo Stato, nonché tra la democrazia nazionale e gli ordini giuridici sovranazionali. L’accento è sui limiti perché, se la democrazia è un limite del potere, è a sua volta limitata, sia per la sua intrinseca natura, sia per l’azione di altre forze.

Accanto al tema tradizionale della democrazia come limite del potere, tuttavia, vi sono altri temi emergenti, che rispondono a problemi contemporanei. In primo luogo quello della partecipazione attiva dei cittadini alla vita dello Stato e delle sue istituzioni. Se nei Paesi occidentali un quarto della popolazione si astiene dal voto, se sempre più spesso sono le minoranze a decidere i destini politici di una nazione, se milioni di persone assumono atteggiamenti di protesta, occorre verificare il funzionamento della democrazia, i compiti dei partiti, le vie per far sentire nello Stato la voce dei cittadini, e contemporaneamente le procedure di selezione delle classi dirigenti e i modi di operare degli apparati pubblici.

(source: Bol.com)

La democrazia del narcisismo

Se il populismo è sintomo e non malattia, da dove deriva il nostro rancore? Da Tocqueville a Tangentopoli, dal Sessantotto ai giorni nostri, la storia del lento divorzio tra cittadino e politica. Fino a pochi anni fa l’ascesa del populismo veniva interpretata quasi esclusivamente alla luce della crisi finanziaria. Ma se l’economia è tornata a crescere e il peggio sembra passato, perché i cosiddetti ‘partiti del risentimento’ continuano a raccogliere consensi? Siamo forse di fronte all’epilogo di una storia che ha origini più profonde? Giovanni Orsina cerca queste origini all’interno della democrazia, ragionando sul conflitto tra politica e cittadini che ha segnato gli ultimi cento anni. Se alcune fasi di quel rapporto – il connubio inedito tra massa e potere a partire dagli anni trenta, la cesura libertaria del Sessantotto – sono comuni a tutto l’Occidente, Orsina individua la particolarità del caso italiano nella stagione di Tangentopoli. Il sacrificio simbolico di un’intera classe di governo conclude la repubblica dei partiti e allo stesso tempo inaugura un venticinquennio di antipolitica. Con la quale tutti hanno dovuto fare i conti – Berlusconi, Renzi, Grillo, i postcomunisti, la Lega –, ma della quale nessuno è riuscito a correggere o contenere le conseguenze nefaste.

(source: Bol.com)

La dea fedele

Rimasta vedova a quarantadue anni, Edith si accorge pian piano nella solitudine di non essere mai stata indipendente e comincia a far progetti per poter godere la sua nuova libertà. Due uomini entrano nella sua vita. Prima il suo ex professore di filosofia, che la ama e del quale Edith colma la solitudine prima che egli muoia. Poi un giovane, bizzarro e geniale, che risveglia in lei istinti sopiti da lungo tempo. Cede a questo amore, poiché l’amico scomparso le ha insegnato una nuova filosofia della vita. Edith veglierà sul giovane amante con tutto il suo ardore, e rimarrà per sempre la sua "dea fedele”. Con un susseguirsi di fatti che avvincono l’attenzione del lettore costringendolo a "vivere” nell’atmosfera del romanzo, a esserne sentimentalmente e razionalmente partecipe, disposto a capire e sperimentare nuove cose, Pearl Buck porta la sua eroina alla conclusione finale che è insieme sublime e logica.

La Dea Bianca

Questo libro rimarrà fra le opere più ardite, più alte e più felici sul mito nel nostro secolo. Robert Graves, poeta, romanziere e mitografo immensamente dotto, capì presto che nelle storie mitiche si celavano e ci sfidavano molti segreti. E questo da sempre, perché l’enigma sta nel cuore del mito. Così incominciò ad affrontarne alcuni dei più intrattabili, anche perché appartenenti alla tradizione celtica, senza dubbio la più fedele alla trasmissione orale del sapere. E a poco a poco si delineò nelle sue ricerche la visione di ciò che è il fondo delle grandi mitologie europee, dalla Britannia a Creta: un fondo dove si espande la luce lunare della Dea Bianca, velando quella degli altri dèi. Non era solo una dea, che Graves andava scoprendo, ma l’immagine primordiale della Musa, quindi un intero linguaggio, che fu inciso su pietre e celebrato in riti prima di affidarsi al suo ultimo vascello: la poesia. Chi fosse e quanti nomi avesse tale multiforme Dea Bianca lo scoprirà il lettore, con l’emozione di chi vive un’avventura, mentre procederà nella selva fascinosa di questo libro, dove a ogni passo si incontrano indovinelli – e talvolta si riesce anche a conquistare la giusta risposta. Come per esempio nei casi seguenti: «Chi rese fesso il piede del Diavolo? «Quando giunsero in Britannia le cinquanta Danaidi con i loro vagli? «Quale segreto era intrecciato nel nodo gordiano? «Perché Jahvèh creò gli alberi e le erbe prima del sole, della luna e delle stelle? «Dove si troverà la saggezza?». Questo libro leggendario, ma più nominato che conosciuto, è non solo l’opera maggiore di Graves ma una vera grammatica del mito, che insegna agli ingenui moderni ad articolare una lingua sempre viva. Robert Graves (1895-1986) pubblicò “La Dea Bianca” per la prima volta nel 1948; una nuova edizione riveduta e ampliata apparve nel 1961: su di essa è condotta la presente traduzione.
(source: Bol.com)

La danza dell’orologio

Willa Drake ha speso la vita nel tentativo di essere una donna affidabile, ragionevole, accomodante. L’esatto contrario di quella madre volubile, dal carattere impetuoso, che con i suoi umori violenti ha turbato la serenità della sua infanzia. Per questo ha acconsentito a un matrimonio forse precipitoso, finendo per rinunciare alle sue aspirazioni accademiche; per questo ha cercato di essere sempre comprensiva con i figli e di perdonare al marito la colpa più imperdonabile, quella di averla lasciata vedova. Troppo spesso, insomma, Willa ha permesso a qualcun altro di scegliere al suo posto. Fino a un pomeriggio di metà luglio come tanti, in cui una telefonata la sorprende mentre sta riordinando le sue fasce per capelli. Una telefonata da Baltimora, dove vive il suo figlio maggiore. Non è lui a cercarla: è una donna sconosciuta, che però è convinta di sapere molto di lei e, soprattutto, di avere urgente bisogno del suo aiuto. Senza dissipare l’equivoco, Willa decide impulsivamente di partire, nonostante la perplessità del secondo marito, che vorrebbe trattenerla. Willa si troverà a badare a una bambina di nove anni che non è sua nipote, ma un po’ lo diventerà; a portare a spasso un cane che da subito le obbedisce; a inserirsi nelle dinamiche di una comunità che non è la sua, ma forse potrebbe esserlo. Perché forse per Willa è arrivato il momento di aprirsi a nuovi legami, di scegliere stavolta la propria famiglia, per ricominciare.

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### Sinossi
Willa Drake ha speso la vita nel tentativo di essere una donna affidabile, ragionevole, accomodante. L’esatto contrario di quella madre volubile, dal carattere impetuoso, che con i suoi umori violenti ha turbato la serenità della sua infanzia. Per questo ha acconsentito a un matrimonio forse precipitoso, finendo per rinunciare alle sue aspirazioni accademiche; per questo ha cercato di essere sempre comprensiva con i figli e di perdonare al marito la colpa più imperdonabile, quella di averla lasciata vedova. Troppo spesso, insomma, Willa ha permesso a qualcun altro di scegliere al suo posto. Fino a un pomeriggio di metà luglio come tanti, in cui una telefonata la sorprende mentre sta riordinando le sue fasce per capelli. Una telefonata da Baltimora, dove vive il suo figlio maggiore. Non è lui a cercarla: è una donna sconosciuta, che però è convinta di sapere molto di lei e, soprattutto, di avere urgente bisogno del suo aiuto. Senza dissipare l’equivoco, Willa decide impulsivamente di partire, nonostante la perplessità del secondo marito, che vorrebbe trattenerla. Willa si troverà a badare a una bambina di nove anni che non è sua nipote, ma un po’ lo diventerà; a portare a spasso un cane che da subito le obbedisce; a inserirsi nelle dinamiche di una comunità che non è la sua, ma forse potrebbe esserlo. Perché forse per Willa è arrivato il momento di aprirsi a nuovi legami, di scegliere stavolta la propria famiglia, per ricominciare.

La dama del kashmir

Tutto ha inizio da una sedia a rotelle, immersa nel buio sul marciapiede deserto di un vicolo di Barcellona. Francisco Balmes detto Paquito, rappresentante di bigiotteria sposato e con figli, ha la sfortuna di passare da quelle parti e di incrociare lo sguardo dell’uomo che è sopra quella sedia: un invalido ancora ben messo, con belle braccia muscolose, collo taurino e un’aria di solitudine, quasi di tristezza antica. Come una suora della carità, Paquito si ritrova ad aiutare l’uomo ad attraversare la strada. Spinge la sedia sull’asfalto lucido fino all’altro marciapiede e poi fino a un vicolo, un budello pieno di pile di cartoni, finestre con le sbarre e coppie che amoreggiano. Tutto precipita in pochi istanti: nel punto più buio del vicolo l’invalido si alza in piedi. Niente più sedia a rotelle, niente più gambe che cedono. Solo le braccia muscolose, il collo taurino, lo sguardo cattivo. Piazzandogli la lama di un coltello alla gola, l’uomo gli intima di dargli tutto. ‘La Barcellona oscura e criminale in cui si aggira Mendez, commissario sull’orlo della pensione che conosce come le sue tasche i barrios popolari’. Il manifesto ‘La scrittura singolare, pastosa, irriverente di Francisco González Ledesma mostra un’invidiabile presa sul presente’. Giancarlo De Cataldo, Corriere della Sera ‘Con Manuel Vàzquez Montalbàn, Ledesma è stato il protagonista della rinascita della “novela negra” nella Barcellona della Transizione e della democrazia’. la Repubblica

(source: Bol.com)

La dama dei Medici

**Un grande romanzo storico ambientato nella Firenze del Rinascimento

Da un’autrice bestseller internazionale**

1478. La Firenze dei Medici si arricchisce dei più grandi artisti del mondo grazie a Lorenzo il Magnifico. Nei vicoli e nelle strade malfamate, intanto, continua la quotidiana lotta per la sopravvivenza degli ultimi, destinati al silenzio della storia.
Giuliana è un’orfana cresciuta nel famoso Ospedale degli Innocenti: la sua indole ribelle l’ha resa fin da piccola una presenza sgradita. Così, all’età di quindici anni, è stata messa davanti a una scelta: entrare in convento o sposarsi con un uomo che non amava. Piuttosto che piegarsi, Giuliana ha preferito fuggire. Durante i due anni passati sulla strada, è sopravvissuta grazie a piccoli furti, imparando a confondersi tra la folla dopo aver svuotato le tasche giuste. Ma tutto cambia quando una delle sue vittime, un anziano signore, la coglie con la mano nella sua borsa. Invece di portarla in prigione, l’uomo, presentatosi come “il Mago di Firenze”, le fa una proposta: diventare la sua assistente. Così, tra rivelazioni esoteriche e sottili stratagemmi, Giuliana sarà messa a parte della misteriosa attività del cabalista, custode di un segreto che ha a che fare con il suo oscuro passato…

**Un’autrice bestseller internazionale
Oltre 500.000 copie

Nella Firenze del Rinascimento una ragazza senza passato si trova invischiata in una pericolosa rete di spie**

‘Come si può non amare un thriller storico con un’eroina ribelle, intrighi, tradimenti e magia? Una lettura in grado di far rimanere svegli tutta la notte.’

‘Questo libro è una vera gemma che merita di essere scoperta.’

‘Ho adorato ogni pagina, ogni frase, di questo romanzo! Il lavoro di ricerca che c’è dietro è immenso e la scrittura è evocativa.’

‘Un viaggio nella Firenze del Quattrocento, intorno a cui ruota una storia magica.’

‘Questo nuovo libro di Jeanne Kalogridis dimostra ancora una volta che è lei la regina del romanzo storico. Bravissima!’

Jeanne Kalogridis

È nata in Florida nel 1954 e vive in California. Ha insegnato per otto anni inglese all’American University di Washington. Autrice di romanzi storici, scrittrice di culto grazie al successo ottenuto con I diari della famiglia Dracula, ha al suo attivo numerosi bestseller mondiali. Torna a pubblicare in Italia con La dama dei Medici.

(source: Bol.com)

La custode dei profumi perduti

**Un cuore spezzato può essere l’inizio della tua nuova vita
Nella splendida cornice del castello di Bellevue si nascondono le tracce di Eliane, vissuta durante la seconda guerra mondiale**
Sperando che un nuovo inizio possa curare il suo cuore spezzato, Abi Howes decide di accettare un lavoro estivo nella campagna francese. Non appena raggiunge il meraviglioso castello di Bellevue, è subito rapita dal fascino antico di quella dimora e dai segreti che custodisce. E ben presto gli echi del passato coinvolgono Abi in una storia straordinaria, che avrà il potere di sconvolgere i piani della sua estate e, forse, della sua intera vita. 
Era il 1938 ed Eliane Martin si prendeva cura degli alveari nel giardino del castello di Bellevue. In una delle sue passeggiate incontrò Mathieu Dubosq e se ne innamorò perdutamente. Sembrava che niente potesse scalfire la loro felicità, ma poi le ombre della guerra si allungarono fino ai confini francesi. Nel caos generato dall’occupazione tedesca, Eliane e Mathieu vennero divisi e lei prese una decisione che avrebbe potuto costarle la vita: unirsi alla Resistenza e combattere per la libertà della Francia. Ma la strada verso la liberazione fu lunga e, nei momenti più bui, il suo amore per Mathieu venne messo a dura prova.
Riuscirà la storia di Eliane a risvegliare il coraggio e la determinazione di Abi?
**Durante la guerra tutti devono fare una scelta
Vivere non significa aspettare che passi il temporale, ma imparare a danzare sotto la pioggia**
«Una storia appassionante e commovente, piena di coraggio e di determinazione. Adoro le protagoniste femminili quando dimostrano carattere.»
«Raramente un libro riesce a lasciarti addosso qualcosa di così profondo, lo consiglio assolutamente.»
«Una lettura coinvolgente ed emozionante, l’alternarsi di passato e presente incolla il lettore alle pagine.»
**Fiona Valpy**
inglese di nascita, ha vissuto sette anni in Francia. Insieme alla famiglia ha ristrutturato una grande casa di campagna, nei vigneti di Bordeaux, prima di trasferirsi di nuovo in Gran Bretagna. Questa incredibile esperienza ha ispirato tutti i suoi libri, tradotti in Germania, Norvegia, Repubblica Ceca e Turchia.* La custode dei profumi perduti *è il primo libro pubblicato in Italia dalla Newton Compton.

La curiosità non invecchia: Elogio della quarta età (Italian Edition)

«Forse si invecchia veramente solo quando non ci si stupisce più, quando si dà tutto per scontato e la vita sembra non riservare più sorprese. Ma si può essere vecchi e mantenere il gusto della conoscenza e sapersi ancora meravigliare degli insoliti colori di un tramonto, di un fiore che si schiude o di una bambina che ti sorride con aria divertita.» Il nuovo libro di Massimo Ammaniti è una riflessione sulla terza e quarta età, e più in generale sulla vecchiaia, stimolata anche dalle testimonianze di ottantenni e novantenni protagonisti della vita culturale e politica del nostro paese (come Andrea Camilleri, Raffaele La Capria, Aldo Masullo, Mario Pirani, Alfredo Reichlin, Luciana Castellina, Angela Levi Bianchini) che ora raccontano di come e quanto è cambiato il loro modo di vivere i sentimenti e le esperienze propri della vita di ogni essere umano: la famiglia, l’amore, l’amicizia, il senso del tempo, i sogni, il desiderio, i ricordi, i lutti. Ammaniti ci mostra che non lasciarsi sopraffare dalla rabbia e dal rancore, non ripiegarsi su se stessi, ma continuare a coltivare affetti, interessi e passioni, a rimanere agganciati al presente e a fare progetti per il futuro, magari condividendo in modo partecipe quelli di figli e nipoti, è il segreto per far sì che la vecchiaia non corrisponda al tetro stereotipo di periodo di inquietudine e sconforto, di abulia e rassegnazione, insomma di vuota attesa della morte.
Come l’anziano professor Borg, l’indimenticabile protagonista del film *Il posto delle fragole* di Ingmar Bergman, anche le persone intervistate rivisitano la storia della propria vita per rintracciare il filo rosso che l’ha attraversata e, con esso, la direzione e il significato del percorso compiuto. Così la dimensione anagrafica ed esistenziale della vecchiaia ritrova la sua verità, quella di una stagione indubbiamente difficile, irta di insidie fisiche e psicologiche, di paure e di perdite, ma che, se affrontata accettando la propria condizione senza risentimento né eccessivi rimpianti, e con la lucidità dovuta a una maggiore consapevolezza di sé e a un minor coinvolgimento emotivo nelle vicende del mondo, può rivelarsi una fase di straordinario arricchimento interiore e affettivo. Come quando il giorno concede al tramonto la sua luce più intensa e più vera.
«Noi, la vera vita, la vediamo soltanto quando non c’è più, appunto quando invecchiamo, e quindi solo allora la possiamo contemplare. Quando tu la vita la puoi contemplare, cioè quando la vedi a una certa distanza, la puoi anche giudicare. Questa è la cosa più importante: il giudizio che uno dà su se stesso.» * **Raffaele La Capria* «Il mio rimpianto non è quello di non poter rifare quello che ho fatto o riprovare i piaceri che ho provato, ma di non poter disporre di un tempo aperto, nel quale non rifare quello che ho fatto e fare, invece, quello che non ho fatto. Questo è il punto: fare quello che non ho fatto.» * Aldo Masullo *«La rassegnazione e la rinuncia non mi appartengono. Non mi sento di dire che quello che avevo da fare l’ho fatto e che quello che volevo conoscere l’ho conosciuto. Io sono curioso e la curiosità è infinita e, allora, perché non conoscere ancora? Io credo che la mia storia finirà nel momento stesso in cui perderò la voglia di continuare a conoscere, apprendere e sapere.» * Andrea Camilleri *«L’amore ha avuto un peso decisivo nella mia esistenza. Il fatto che abbia sempre nutrito per le donne un grande rispetto e cercato di capire la loro posizione mi ha fatto diventare spesso loro amico, nel senso più filosofico del termine.» * Mario Pirani*
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La cura degli alberi

Modena, estate del 2017. Una città intera in attesa del megaconcerto di Vasco Rossi. L’entusiasmo alle stelle, la paura degli attentati. Sono passati due anni dalla nascita della Compagnia delle Piante. Jan De Vermeer, il poliziotto che colonizzava di notte le rotonde abbandonate, ha cambiato vita. Anna, la sua bellissima compagna sfregiata da una terribile cicatrice, aspetta un figlio. Il serial killer che li minacciava marcisce in carcere. Il poliziotto italo-belga si è lasciato andare alla vita familiare, e non compie più attacchi di guerrilla gardening negli angoli spogli della città di San Geminiano. Ma poi arriva la notizia che il killer è scappato, forse sta tornando in città per completare l’opera. Nuovi morti scannati. Il destino bussa una seconda volta alla porta di Jan De Vermeer. E proprio mentre riscopre la paura di venire assassinato e il concerto è ormai alle porte, Jan si rimette in gioco con nuove imprese botaniche.

(source: Bol.com)