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Bassure

L’opera è composta da diciannove capitoli, diciannove quadri strettamente correlati. Tutto inizia con l’inquietante tensione de L’orazione funebre, che ci fa entrare nella vita di una bambina sveva che assiste al funerale del padre. Ne Il bagno svevo conosciamo tutta la famiglia: il bambino più piccolo, la madre, il padre, la nonna, il nonno, che approfittano dello stesso bagno caldo, dello stesso sapone, per lavarsi, uno dopo l’altro, per poi tutti insieme sedersi a vedere il film del sabato. Completa il quadro La mia famiglia, dove l’autrice approfondisce ognuno dei personaggi e traccia il loro albero genealogico. Queste tre prime scene sono il preambolo di Bassure, il capitolo più lungo, dominato dalla ricchezza lirica della prosa e l’iridescenza poetica dei pensieri. La natura si fa protagonista, con i fiori, le acacie, le mosche, i maiali, le rane, i gatti e un’infinità di elementi e personaggi che vanno a formare il quadro più colorito dell’opera, per manifestare la sofferenza, l’isolamento e l’abbandono in cui versano la sua famiglia e il villaggio svevo. Per essere ancora più chiara, la bambina racconta il lavoro del padre in Pere marce. La ritroviamo mentre balla in Tango soffocante e, convertita in adolescente, balla anche ne La finestra. Apparirà ne L’uomo con la scatola di fiammiferi. Racconta le vacanze dei genitori al mare, parla della sua solitudine, della successione dei dittatori, degli assassini della mafia, fino a descrivere in un Giorno feriale la sua vita in fabbrica.
(source: Bol.com)

Il basilico di Palazzo Galletti

L’estate avvampa a Palermo, la terra è arida e i bacini a secco. Dai rubinetti, come sempre in agosto, l’acqua scende appena, sui marciapiedi l’immondizia fermenta rendendo l’aria irrespirabile, e a nulla servono preghiere e invocazioni a santa Rosalia affinché faccia piovere. I poveri si muovono nei bassi come fantasmi nella polvere, i più abbienti hanno già lasciato i quartieri alti per le loro ville al mare. Nell’attesa della festa in onore della patrona della città, Marò, da poco promossa a capo del gruppo “antifemminicidio”, porta avanti con riluttanza una nuova complessa indagine su un omicidio avvenuto il giorno di Ferragosto.
Non attraversa un periodo felice, la commissaria. La promozione, anziché gratificarla, l’ha resa insicura, come non si sentisse all’altezza di quella nuova responsabilità – e in cuor suo desidera smettere “la pesante divisa da poliziotta, per vestire i panni più leggeri della cuciniera” -; la turbolenta relazione con Sasà, sempre più intrattabile da quando il questore l’ha spedito in un sonnacchioso commissariato dove nulla funziona e nulla accade, pare volgere al tramonto fra risentimenti, incomprensioni e défaillance sessuali. Gli anni passano veloci, troppo, e forse quell’uomo bizzoso, un tantino rozzo e grossolano, è l’ultima possibilità che le rimane di crearsi una famiglia. È per questo, perché la sua vita è a un punto morto, che Marò avrebbe preferito non occuparsi del caso? Intanto l’indagine, inaspettatamente, le sta mettendo sotto il naso man mano elementi che sembrano avere bizzarre implicazioni con la sua vita privata. Quale svolta l’attende in fondo a questa estate “che non lascia presagire nulla di buono”?
Giuseppina Torregrossa ha scritto una storia guizzante e sensuale, punteggiata di humour, e capace di circoscrivere in modo conturbante i desideri inespressi e le impasse di una donna che si trova nel passaggio cruciale dalla giovinezza alla maturità.
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### Sinossi
L’estate avvampa a Palermo, la terra è arida e i bacini a secco. Dai rubinetti, come sempre in agosto, l’acqua scende appena, sui marciapiedi l’immondizia fermenta rendendo l’aria irrespirabile, e a nulla servono preghiere e invocazioni a santa Rosalia affinché faccia piovere. I poveri si muovono nei bassi come fantasmi nella polvere, i più abbienti hanno già lasciato i quartieri alti per le loro ville al mare. Nell’attesa della festa in onore della patrona della città, Marò, da poco promossa a capo del gruppo “antifemminicidio”, porta avanti con riluttanza una nuova complessa indagine su un omicidio avvenuto il giorno di Ferragosto.
Non attraversa un periodo felice, la commissaria. La promozione, anziché gratificarla, l’ha resa insicura, come non si sentisse all’altezza di quella nuova responsabilità – e in cuor suo desidera smettere “la pesante divisa da poliziotta, per vestire i panni più leggeri della cuciniera” -; la turbolenta relazione con Sasà, sempre più intrattabile da quando il questore l’ha spedito in un sonnacchioso commissariato dove nulla funziona e nulla accade, pare volgere al tramonto fra risentimenti, incomprensioni e défaillance sessuali. Gli anni passano veloci, troppo, e forse quell’uomo bizzoso, un tantino rozzo e grossolano, è l’ultima possibilità che le rimane di crearsi una famiglia. È per questo, perché la sua vita è a un punto morto, che Marò avrebbe preferito non occuparsi del caso? Intanto l’indagine, inaspettatamente, le sta mettendo sotto il naso man mano elementi che sembrano avere bizzarre implicazioni con la sua vita privata. Quale svolta l’attende in fondo a questa estate “che non lascia presagire nulla di buono”?
Giuseppina Torregrossa ha scritto una storia guizzante e sensuale, punteggiata di humour, e capace di circoscrivere in modo conturbante i desideri inespressi e le impasse di una donna che si trova nel passaggio cruciale dalla giovinezza alla maturità.

Baruch Spinoza E L’Olanda Del Seicento

Baruch Spinoza e l’Olanda del Seicento by Steven Nadler
Baruch de Spinoza (1632-77), figlio di un importante mercante della comunità ebraico-portoghese di Amsterdam, era uno degli allievi piú dotati della sua scuola. Ma qualcosa accadde quando aveva ventitre anni – non sappiamo se in modo repentino o graduale -, qualcosa che comunque portò alla piu severa scomunica mai pronunciata dai capi della comunità sefardita di Amsterdam. Spinoza prese le distanze dalla comunità – e alla fine dal giudaismo nel suo insieme – diventando uno dei piú importanti e celebri filosofi di tutti i tempi, e di sicuro uno dei personaggi piú radicali e controversi della propria epoca.
La trasformazione (se di questo si trattò) del comune ragazzo ebreo – che vive, perlomeno in apparenza, nella piú assoluta ortodossia e si fa notare forse solo per la propria intelligenza – in filosofo iconoclasta è una trasformazione della quale purtroppo non sappiamo, e con ogni probabilità mai sapremo, nulla. Disponiamo solo del documento di *cherem*, pieno di ingiurie e di maledizioni, che fu stilato per l’occasione dai reggenti della comunità.
Filosofo morale e metafisico, pensatore politico e religioso, esegeta della Bibbia, critico della società, intagliatore di lenti, commerciante fallito, intellettuale olandese, ebreo eretico. Se la vita di Spinoza è tanto interessante, ciò è dovuto anche ai diversi contesti, a volte contrastanti, in cui si trovò a operare: la comunità di immigrati portoghesi e spagnoli, parecchi dei quali un tempo « marrani», rifugiati in seguito nella nuova repubblica olandese, ricca di opportunità economiche; la politica turbolenta e la lussureggiante cultura di questa giovane nazione, che alla metà del XVII secolo conobbe la sua età dell’oro; e, non ultimo, la storia stessa della filosofia.
Basato su rigorose ricerche d’archivio, *Baruch Spinoza* di Steven Nadler – piú che un semplice resoconto della vita del filosofo olandese – introduce il lettore nel cuore dell’Amsterdam ebraica del XVII secolo e nel tumultuoso mondo politico, sociale, intellettuale e religioso della giovane repubblica olandese.
L’interrogativo che sta al fondo dell’indagine dello studioso americano è il seguente: in che modo i diversi aspetti della vita di Spinoza – il suo sfondo etnico e sociale, il suo esilio e la sua posizione intermedia tra due culture totalmente differenti, quella della comunità ebraico-portoghese di Amsterdam e quella della società olandese, il suo sviluppo intellettuale, le sue relazioni politiche e sociali – contribuirono a disegnare il profilo di uno dei pensatori piú radicali della storia? E, accanto a questo, un altro interrogativo, di carattere piú generale: che cosa significava essere un filosofo e un ebreo durante l’età dell’oro della repubblica olandese?

Bartleby lo scrivano

Bartleby è il nome di un grigio, sparuto impiegato di Wall Street che, senza fornire spiegazione alcuna, man mano rinuncia al suo lavoro di copista e rimane immobile in silenzio a fissare un muro, impervio a ogni tentativo di persuasione, mite e rispettoso ma graniticamente risoluto. In questo straordinario racconto (fra i più belli dell’intera letteratura americana) Melville dimostra da grande maestro di saper trattare con sottile humour e felice leggerezza anche temi angosciosi e ossessionanti come la follia, la predestinazione, l’incomunicabilità, l’alienazione.
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Bart Gould-L’ombra del Presidente

«Il massimo riconoscimento, Gould l’aveva ottenuto quando era stato nominato agente segreto presidenziale, un incarico di cui doveva rispondere soltanto al suo vecchio amico, il Presidente, che gli aveva affidato i casi più delicati, nei luoghi più pericolosi. Le sue missioni l’avevano portato in tutto il mondo, fra agenti dello spionaggio e del controspionaggio, fra assassini e sabotatori che si proponevano di distruggere quel mondo libero per conservare il quale il suo amico e tutti gli uomini di buona volontà lotta:/ano. Questo era stato ieri. Poi il suo amico se n’era andato, era stato ucciso, e con lui si erano spenti gran parte del cuore e dell’anima di Bart Gould…» Ora, Gould non vorrebbe più accettare missioni segrete, ma quando il nuovo Presidente in persona gli dice: «Sono sicuro di non sbagliare se affermo che siete l’uomo adatto per questo incarico…» Gould non può rifiutare. E l’incarico è veramente degno di Bart Gould: hanno rapito il maggiore sovietico Miroff, nipote del Premier del Cremlino. Un rapimento che potrebbe indurre «qualcuno» a premere il bottone fatale. Da Las Vegas, la rutilante capitale del gioco e della corruzione legalizzata, scatta la sequenza iniziale della missione di Bart Gould, sulle tracce dello scomparso Nick Blue, il problematico esponente di un’organizzazione che, pur perseguendo scopi dichiaratamente gangsteristici, considera il piano di Blue al di là di ogni impresa umana. Tuttavia, appunto a causa del «sogno» del sinistro Nick Blue, la civiltà intera si trova come sul cratere infuocato di un immane vulcano. E Bart Gould dovrà trovare il modo di neutralizzare l’imminente cataclisma politico-militare.

Bàrnabo delle montagne

Librarian’s Note: this is an alternate cover edition – ISBN 10: 8804480963
“È che tutti vivono così, come se da un’ora all’altra dovesse arrivare qualcuno; non l’assalto di un nemico, ma qualcuno, sconosciuto, non si può dire chi.” È proprio Bàrnabo, giovane guardiaboschi, a provare per primo, tra i personaggi di Buzzati, il sentimento dell’attesa, a spiare, nelle lunghe giornate, la luce che sorge e scolora sulle montagne, a sperimentare cosa significhi attendere, non tanto un cosa o un chi, semplicemente attendere. Ed è ancora Bàrnabo a inaugurare l’esperienza del tempo come strano regista della vita, con i suoi segni discreti, leggeri e sbadati, ma irrevocabili. *Bàrnabo delle montagne* non è solo l’opera prima di Buzzati, ma è soprattutto la prova rivelatrice di quel favolismo morale che distinguerà la quasi totalità della sua produzione, ponendola a capostipite di tutta una linea narrativa del sogno, dell’incubo, dell’altrove.

Barnaba il mago

L’inverno a Bauci non è uguale a quello della Costiera: la pioggia batte forte e dai monti Lattari soffia un vento di tempesta che, se uno non c’è abituato, mette un po’ di paura. È in una sera così, mentre le imposte sbattono e le nuvole coprono il cielo, che in paese arriva un misterioso sconosciuto. Capelli e barba bianchissimi, lungo pastrano nero, lo straniero non fa in tempo a presentarsi che già corrono voci su di lui. Chi è? Da dove viene? Cos’è venuto a fare qui, che vuole? La targa appesa alla sua porta recita: “Mago Barnaba, maestro di esoterismo, sacerdote di riti karmici, esperto di sciamanesimo, astrologia, tarocchi, chakra, malocchi, fatture”. La curiosità è tanta, ma per le strade di Bauci un mago non s’è mai visto, e ad aumentare la diffidenza ci si mette pure don Balo, il parroco, che durante l’omelia non perde occasione per ricordare che ciarlatani e imbonitori non sono altro che servi del demonio. Resistere alla tentazione però è difficile, anche perché pare che Barnaba, con le sue profezie, non sbagli un colpo. In fondo, a fare domande che male c’è? È così che i baucesi, uno dopo l’altro, aspettano l’ora giusta per consultare il mago in gran segreto e scoprire cosa riserva loro il futuro… Sullo sfondo inconfondibile della “sua” Costiera Amalfitana, Franco Di Mare ci regala un nuovo, intrigante romanzo in cui vizi e virtù dei protagonisti si confondono con i nostri. E ci ricorda che tutti, nella vita, abbiamo bisogno di un pizzico di magia.
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### Sinossi
L’inverno a Bauci non è uguale a quello della Costiera: la pioggia batte forte e dai monti Lattari soffia un vento di tempesta che, se uno non c’è abituato, mette un po’ di paura. È in una sera così, mentre le imposte sbattono e le nuvole coprono il cielo, che in paese arriva un misterioso sconosciuto. Capelli e barba bianchissimi, lungo pastrano nero, lo straniero non fa in tempo a presentarsi che già corrono voci su di lui. Chi è? Da dove viene? Cos’è venuto a fare qui, che vuole? La targa appesa alla sua porta recita: “Mago Barnaba, maestro di esoterismo, sacerdote di riti karmici, esperto di sciamanesimo, astrologia, tarocchi, chakra, malocchi, fatture”. La curiosità è tanta, ma per le strade di Bauci un mago non s’è mai visto, e ad aumentare la diffidenza ci si mette pure don Balo, il parroco, che durante l’omelia non perde occasione per ricordare che ciarlatani e imbonitori non sono altro che servi del demonio. Resistere alla tentazione però è difficile, anche perché pare che Barnaba, con le sue profezie, non sbagli un colpo. In fondo, a fare domande che male c’è? È così che i baucesi, uno dopo l’altro, aspettano l’ora giusta per consultare il mago in gran segreto e scoprire cosa riserva loro il futuro… Sullo sfondo inconfondibile della “sua” Costiera Amalfitana, Franco Di Mare ci regala un nuovo, intrigante romanzo in cui vizi e virtù dei protagonisti si confondono con i nostri. E ci ricorda che tutti, nella vita, abbiamo bisogno di un pizzico di magia.

Il Barbarossa e la beffa di Alessandria

La nascita della Repubblica milanese e del gran numero di Comuni lombardi che si costituirono dopo l’anno Mille è uno dei più importanti fenomeni di emancipazione civile ed economica dell’età medievale. Decisive sono state le loro battaglie contro Federico Barbarossa, feroce nemico della loro autonomia e dei loro ideali sociali e religiosi. Ed è proprio sul Barbarossa che Dario Fo punta il suo occhio critico e irriverente per portare alla luce, in questo romanzo inedito, un episodio esemplare, la singolarissima fondazione della città di Alessandria e la lotta che ha aperto la strada a un nuovo corso della storia d’Europa. Cancellando la cronaca ufficiale, forse troppo attenta a non gettare il ridicolo sul sovrano, l’autore fa spuntare dagli archivi un’altra verità e ricostruisce la vicenda di una ‘fantastica Alessandria galleggiante’, capace di resistere per mesi all’esercito più potente del mondo occidentale, e di un imperatore con la tragicomica ossessione dell’acqua: una vicenda in cui l’ordinaria triste ingiustizia viene ribaltata e il tiranno, per una volta, sconfitto.
(source: Bol.com)

Il Barbarossa Ad Alessandria

Il Barbarossa ad Alessandria by Dario Fo
La nascita della Repubblica milanese e del gran numero di Comuni lombardi che si costituirono dopo l’anno Mille è uno dei più importanti fenomeni di emancipazione civile ed economica dell’età medievale. Decisive sono state le loro battaglie contro Federico Barbarossa, feroce nemico della loro autonomia e dei loro ideali sociali e religiosi. Ed è proprio sul Barbarossa che **Dario Fo** punta il suo occhio critico e irriverente per portare alla luce, in questo romanzo inedito, un episodio esemplare, la singolarissima fondazione della città di Alessandria e la lotta che ha aperto la strada a un nuovo corso della storia d’Europa. Cancellando la cronaca ufficiale, forse troppo attenta a non gettare il ridicolo sul sovrano, l’autore fa spuntare dagli archivi un’altra verità e ricostruisce la vicenda di una «fantastica Alessandria galleggiante», capace di resistere per mesi all’esercito più potente del mondo occidentale, e di un imperatore con la tragicomica ossessione dell’acqua: una vicenda in cui l’ordinaria triste ingiustizia viene ribaltata e il tiranno, per una volta, sconfitto.

Barabba

Barabba è il capolavoro di Lagerkvist, un classico assoluto della letteratura del XX secolo, pubblicato nel 1950, un anno prima che gli fosse conferito 0 premio Nobel. È un romanzo di rara potenza drammatica e suggestione visiva, caratterizzato da una scrittura densa e concisa, sicuramente nell’insieme debitrice della passione per il teatro dell’autore (che infatti ne trarrà una riduzione teatrale qualche anno più avanti). Così Lagerkvist conduce il racconto non per trame ma per scene (forse, stazioni), secondo le strutture tradizionali del dramma religioso, che tuttavia rappresenta con incisive pennellate narrative volte a delineare i personaggi e i moti del loro animo. Non dramma, non teatro quindi, ma narrazione pura alimentata dal senso scenico di chi amava il teatro. “Barabba è lo studio di un essere che dal suo stato primitivo di bruto evolve in uomo, a causa di un trauma rivelativo, e che desidererebbe cogliere il senso della ragione dei suoi ora nuovi sentimenti, di quella, vaga, presenza divina che scorge nelle cose, in quegli altri, i cristiani, cui vanamente vorrebbe mescolarsi sottraendosi alla sua decisa funzione simbolica: Barabba, l’uomo ‘con sul petto il nome di Dio sbarrato da una croce’.” (dalla Postfazione di Alessandro Ceni)
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Baol

Una tranquilla notte di regime, che assomiglia a un febbricitante sabato notte delle nostre città popolato da allegre brigate di gerarchetti clarkopodi e clarette che ridono in posa, “come un set di spot di brut”.Uno strano personaggio, un po’ Marlowe un po’ mago, titolare di una delle più antiche magie del mondo, passa le notti tra nostalgie e sbronze colossali al bar Apocalypso.Poi l’avventura: il mago Baol torna a combattere contro i grandi gerarchi per una missione che è insieme un atto di riconoscenza per un vecchio grande comico in disgrazia e un viaggio misterioso nel segreto della magia baol.Magia, amore, avventura e umorismo irresistibile si fondono sorprendentemente in questo romanzo, in cui la feroce satira del linguaggio e dei costumi del nostro ‘regime’ si accompagna al gusto della narrazione a perdifiato, con mille variazioni comiche malinconiche surreali metafisiche..

Banduna – 1. Andare al terremoto

In questa puntata: Due disgraziati affrontano una tortuosa mulattiera e poi scende delittuosa la sera.
Un luogo, una leggenda, una grande storia. Guardando a Charles Dickens che pubblicava sul “Morning Chronicle” – il mezzo più popolare per il più popolare degli scrittori – Alessandro Mari rinnova con inchiostro digitale la tradizione del romanzo a puntate. Numero caratteri: 25802.
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### Sinossi
In questa puntata: Due disgraziati affrontano una tortuosa mulattiera e poi scende delittuosa la sera.
Un luogo, una leggenda, una grande storia. Guardando a Charles Dickens che pubblicava sul “Morning Chronicle” – il mezzo più popolare per il più popolare degli scrittori – Alessandro Mari rinnova con inchiostro digitale la tradizione del romanzo a puntate. Numero caratteri: 25802.

Il bandito dell’Isola

Noto come il bandito dell’Isola, quartiere milanese un tempo abitato da malavitosi, Ezio Barbieri è stato il nemico pubblico numero uno del dopoguerra. Nel 1945, in una Milano affamata e semidistrutta, con Sandro Bezzi dà vita alla banda della Aprilia nera, ancora oggi una delle bande mitiche per tutti gli appassionati di noir e storie criminali. A bordo di una scattante Lancia Aprilia sfuggivano alle forze dell’ordine dopo aver rapinato banche e facoltosi industriali, scorrerie in stile Robin Hood che spesso terminavano con la distribuzione di parte del bottino tra gli abitanti del quartiere.Dopo una serie di evasioni e la morte violenta di Bezzi, Barbieri si ritrova protagonista, suo malgrado, della più grande rivolta carceraria del secondo dopoguerra, la Pasqua Rossa di San Vittore. Condannato a trent’anni comincia una lunga odissea nei peggiori penitenziari d’Italia e solo nel 1971 inizia in Sicilia una nuova vita da uomo libero, come stimato commerciante di vini. Alle soglie dei novant’anni Barbieri ricostruisce per la prima volta la sua vita avventurosa, dalla Milano del dopoguerra all’odissea nelle nostre peggiori carceri, una biografia ricca di aneddoti sui personaggi cult della storia criminale italiana.
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### Recensione
In molti, anche in Italia, si sono posti la seguente domanda: è giusto raccontare le gesta di famosi criminali realmente esistiti, con il rischio di tramutarli da volgari malfattori a modelli di riferimento? Il tutto, se vi ricordate, venne allo scoperto nel momento in cui la serie televisiva Romanzo Criminale, tratta dal bel libro di Giancarlo De Cataldo, divenne un culto per molti spettatori, soprattutto adolescenti. Per il lancio della seconda stagione, spuntarono all’EUR a Roma i busti dei protagonisti. Statue raffiguranti assassini e ladri? Sia mai! E scattarono le polemiche. Il problema risiede nella presunta incapacità del pubblico di separare il piano del reale da quello del racconto. Dal punto di vista letterario, c’è poco da fare, i criminali sono personaggi incredibilmente affascinanti, che si prestano facilmente all’epica. Il loro muoversi al di fuori degli schemi, la loro lotta solitaria contro un sistema evidentemente più forte di loro, li eleva facilmente all’eroismo. Quello che però proviamo per loro sulla carta, rimane nei libri. Negli ultimi anni, forse anche a causa di queste polemiche, la letteratura criminale s’è avvicinata molto a quella documentaristica. Il già citato romanzo di De Cataldo, le famose trasmissioni di Lucarelli (e tutti i vari tentativi di imitazione), ne sono dei chiari esempi. Lo scopo è quello di raccontare il più fedelmente possibile, aiutandosi con testimonianze, documenti o reperti, storie incredibili, spettacolari. Questa volta ci spostiamo a Milano, per la precisione nel quartiere Isola, per raccontare la storia di Ezio Barbieri detto appunto Il Bandito dell’Isola. La storia di Barbieri viene ricostruita pezzo per pezzo, dall’infanzia fino al primo giorno di novembre del 2012, data del novantesimo compleanno del Barbieri, dallo studioso di Storia Criminale Nicola Erba. Si parte proprio da un veloce ma efficace inquadramento storico della Milano prima della Seconda guerra mondiale, per poi approfondire non solo la storia di Barbieri, che rimane comunque al centro del libro, ma anche tutto quello che lo circondava: il rapporto con una Forza di Polizia che in quegli anni tentava di trovare un’identità tra partigiani ed ex fascisti, le alleanze e le guerre tra amici e “colleghi” come quella con Sandro Bezzi, le sanguinose rivolte nel carcere di San Vittore, la cocaina, una Milano che cambiava in continuazione le proprie caratteristiche e un’Isola che invece rimaneva sempre quella di un tempo. Nel libro si alternano aneddoti esaltanti, come la storia della famosa Aprilia nera targata come sfottò 777 (il primo numero di pronto intervento della polizia milanese) con cui Barbieri mise a segno alcune spettacolari rapine, e parti più prettamente storiche, gestite comunque in maniera egregia e snella da Erba. A questo vanno aggiunti i ricordi in prima persona dello stesso Barbieri, intervistato a lungo da Erba, che rendono Il Bandito dell’Isola una storia tangibile, reale e per questo emozionante. Un ottimo documento storico, indicato soprattutto a chi ha confidenza con la città di Milano.
recensione di “www.bookdetector.com”
### Sinossi
Noto come il bandito dell’Isola, quartiere milanese un tempo abitato da malavitosi, Ezio Barbieri è stato il nemico pubblico numero uno del dopoguerra. Nel 1945, in una Milano affamata e semidistrutta, con Sandro Bezzi dà vita alla banda della Aprilia nera, ancora oggi una delle bande mitiche per tutti gli appassionati di noir e storie criminali. A bordo di una scattante Lancia Aprilia sfuggivano alle forze dell’ordine dopo aver rapinato banche e facoltosi industriali, scorrerie in stile Robin Hood che spesso terminavano con la distribuzione di parte del bottino tra gli abitanti del quartiere.Dopo una serie di evasioni e la morte violenta di Bezzi, Barbieri si ritrova protagonista, suo malgrado, della più grande rivolta carceraria del secondo dopoguerra, la Pasqua Rossa di San Vittore. Condannato a trent’anni comincia una lunga odissea nei peggiori penitenziari d’Italia e solo nel 1971 inizia in Sicilia una nuova vita da uomo libero, come stimato commerciante di vini. Alle soglie dei novant’anni Barbieri ricostruisce per la prima volta la sua vita avventurosa, dalla Milano del dopoguerra all’odissea nelle nostre peggiori carceri, una biografia ricca di aneddoti sui personaggi cult della storia criminale italiana.

Il bandito Cavallero

Il bandito Cavallero: Storia di un criminale che voleva fare la rivoluzione by Giorgio Bocca
Piero Cavallero è stato il protagonista di una vicenda che fu celeberrima negli anni sessanta. Figlio di uno dei quartieri più proletari della Torino operaia, giovane carismatico e politicizzato, comunista e ancor più a sinistra dei comunisti, Cavallero divenne il rapinatore di banche più famoso d’Italia. Fu catturato nel corso della sua ultima rapina, in una caccia all’uomo spietata e tragica, durante la quale per le vie di Milano ci furono diversi conflitti a fuoco, il ferimento di decine di persone e la morte di tre passanti. Ma dietro questo scenario, che a posteriori sembra quello di un western, o di un poliziesco americano, c’è un pezzo di storia d’Italia. Dietro a Cavallero c’è una generazione che aveva visto esaurirsi la carica della lotta partigiana nel perbenismo dell’Italia democristiana. Dietro alla violenza della banda di rapinatori si scorge il profilo della lotta armata che verrà. Nel 1968, Giorgio Bocca, che a Torino aveva vissuto proprio negli stessi anni della formazione di Cavallero, pubblica questa inchiesta sul bandito più famoso d’Italia e affronta senza paura e senza moralismo le questioni spinose che la vicenda di Cavallero poneva al paese: “Cavallero è il figlio anomalo, se volete, ammalato, di una rivoluzione fallita e di una generazione frustrata, il figlio di una periferia operaia che mancò la rivoluzione operaia e che ha visto degradarsi in conformismo burocratico lo slancio della guerra partigiana”. Un breve, fulminante saggio sociologico (e, oggi, un gioiello di storiografia in presa diretta), ma anche un’inchiesta sul campo, da cronista investigativo. Un piccolo grande libro di Giorgio Bocca.

Bandiere nere. La nascita dell’Isis

Warrick tesse la dettagliata cronaca attimo dopo attimo, fatto dopo fatto della nascita e crescita di ISIS che ha adepti in tutto il mondo, e che sta colpendo tanto gli stati europei e gli Stati Uniti, quanto quelli mediorientali, e oltre. Una cronaca condotta dal punto di vista di diplomatici, spie, agenti dei servizi segreti, generali e capi di Stato.
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### Sinossi
Warrick tesse la dettagliata cronaca attimo dopo attimo, fatto dopo fatto della nascita e crescita di ISIS che ha adepti in tutto il mondo, e che sta colpendo tanto gli stati europei e gli Stati Uniti, quanto quelli mediorientali, e oltre. Una cronaca condotta dal punto di vista di diplomatici, spie, agenti dei servizi segreti, generali e capi di Stato.

La banda di Asakusa

Tokyo, anni Venti. L’euforia della modernità sembra concentrarsi tutta in un solo quartiere: Asakusa. Che Kawabata racconta in un romanzo pieno di ritmo e di mistero. Protagonisti: attori, ballerine, funamboli, geishe, bottegai, vagabondi, prostitute e furfanti di ogni sorta. E fra tutti una donna affascinante che cambia vestiti e personalità a ogni sua apparizione: ispira amore, ma insegue vendetta. Un romanzo finora inedito in Italia, che ci mostra un Kawabata diverso da quello che conosciamo: impegnato a esprimere la sua città attraverso le musiche, i colori, i personaggi più marginali e vitali.
***
«In questo romanzo corale il personaggio di maggiore rilievo è senza dubbio lei. Dotata di un carattere forte e deciso, che ricorda una “lama tagliente”, Yumiko non si ferma davanti a nulla e continua a muoversi senza sosta per Asakusa, irrequieta eppure completamente a suo agio in quell’ambiente. La incontriamo in più occasioni nel corso del romanzo, ogni volta con un travestimento diverso: abito stile charleston, kimono tradizionale, uniforme da bigliettaia, venditrice d’olio in costume paesano. Ogni incontro con Yumiko è fonte di sorpresa, suspense e divertimento. La protagonista appare sfuggente e inafferrabile, perfino nella scena finale del romanzo».
**Dalla prefazione di Costantino Pes**
(source: Bol.com)