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La fine dei Templari

1307-1314: un processo farsa condannò a morte il più potente ordine militare del medioevo. I templari erano ormai diventati uno dei più ricchi gruppi monastico-militari e il re di Francia, bisognoso delle loro ricchezze, sollevò contro di loro un castello di accuse: pratiche omosessuali, riti magici di iniziazione, blasfemia. Un inquisitore francese sottopose i membri dell’ordine a torture e interrogatori pur di ottenere “le prove” e le confessioni per poter sciogliere il gruppo e incamerare i suoi beni. I templari erano davvero “banchieri di Dio”, maghi o ciarlatani? È accettabile un procedimento locale che porta alla soppressione di un ordine presente in tutta l’Europa?

Fine amara

Il paté de fois gras è il minimo per i gusti esigenti di Nero Wolfe. E con Fritz Brenner costretto a letto da una spiacevole influenza, il grasso investigatore della Trentacinquesima Strada si deve accontentare di cibo in barattoli. Una mente perversa ha però osato aggiungere del chinino al paté. Per il palato sopraffino di Wolfe, l'offesa è imperdonabile. Scoprire il responsabile di un simile misfatto diventa per lui un punto d’onore, specie quando ai delitti del gusto si aggiungono quelli reali.

Finanzcapitalismo

Mega-macchine sociali: sono le grandi organizzazioni gerarchiche che usano masse di esseri umani come componenti o servo-unità. Esistono da migliaia di anni. Le piramidi dell’antico Egitto sono state costruite da una di esse capace di far lavorare unitariamente (appunto come parti di una macchina) decine di migliaia di uomini per generazioni di seguito. Era una mega-macchina l’apparato amministrativo- militare dell’impero romano.
Formidabili mega-macchine sono state, nel Novecento, l’esercito tedesco e la burocrazia politico-economica dell’Urss.
Come macchina sociale, il finanzcapitalismo ha superato ciascuna delle precedenti, compresa quella del capitalismo industriale, a motivo della sua estensione planetaria e della sua capillare penetrazione in tutti i sottosistemi sociali, e in tutti gli strati della società, della natura e della persona. Così da abbracciare ogni momento e aspetto dell’esistenza degli uni e degli altri, dalla nascita alla morte o all’estinzione.
Perché il finanzcapitalismo ha come motore non più la produzione di merci ma il sistema finanziario. Il denaro viene impiegato, investito, fatto circolare sui mercati allo scopo di produrre immediatamente una maggior quantità di denaro. In un crescendo patologico che ci appare sempre più fuori controllo. È possibile correggere le storture più evidenti della civiltà malata del denaro? Luciano Gallino, dopo aver disegnato, in un formidabile affresco, le grandi linee di questo processo, di natura epocale, prova a indicarci le strade possibili della ‘salvezza’, le vie di fuga, tutte difficili è vero, alla ricerca di nuovi, ineluttabili, contromovimenti.

(source: Bol.com)

FILOTEA: Introduzione Alla Vita Devota

capolavoro di san Francesco di Sales, vescovo e dottore della Chiesa: la Filotea. Introduzione alla vita devota. Forse il più bel libro sulla santificazione dei laici che sia mai stato scritto
San Francesco di Sales appare maestro di ascesi, padre spirituale, accompagnatore del cristiano impegnato che vuole diventare sempre più devoto nell’amare Dio e il prossimo con tutto il cuore. Egli parte dal vissuto, dall’esperienza, mostrando “la via sicura ed agevole alla perfezione cristiana”. La santità è «perfettamente conciliabile con ogni sorta di condizione della vita civile».
Contiene consigli ed esercizi necessari per condurre l’anima dal primo desiderio della vita devota fino alla ferma risoluzione di abbracciarla.
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### Sinossi
capolavoro di san Francesco di Sales, vescovo e dottore della Chiesa: la Filotea. Introduzione alla vita devota. Forse il più bel libro sulla santificazione dei laici che sia mai stato scritto
San Francesco di Sales appare maestro di ascesi, padre spirituale, accompagnatore del cristiano impegnato che vuole diventare sempre più devoto nell’amare Dio e il prossimo con tutto il cuore. Egli parte dal vissuto, dall’esperienza, mostrando “la via sicura ed agevole alla perfezione cristiana”. La santità è «perfettamente conciliabile con ogni sorta di condizione della vita civile».
Contiene consigli ed esercizi necessari per condurre l’anima dal primo desiderio della vita devota fino alla ferma risoluzione di abbracciarla.

Filostrato

Questo ebook è un testo di pubblico dominio. Potete trovare il testo liberamente sul web. La presente edizione è stata realizzata per Amazon da Simplicissimus Book Farm per la distribuzione gratuita attraverso Kindle.

Il filosofo di via del bollo

È cambiato Andrea Lucchesi. Ha sfiorato la morte e, se questa volta ha vinto lui, il prezzo che ha dovuto pagare è alto: adesso ha paura. Paura di ogni sigaretta che accende, di ogni bicchiere che si concede, ma soprattutto paura di essere, di restare solo. Forse è per questo che un giorno, uscendo dalla Questura milanese di piazza San Sepolcro, Lucchesi si accorge di quell’uomo, che, all’angolo di via del Bollo, dispensa saggezza ai passanti, a chi ha tempo per fermarsi ad ascoltare un vecchio, un filosofo. Lucchesi ha tempo, adesso, per ascoltare, per capire. Forse è per questo che, un giorno, Lucchesi si accorge che la collega Carolina Marchesi non è solo una poliziotta in gamba, ma è anche una splendida donna, e che lui, dopo tanta rabbia e dolore, può di nuovo concedersi di amare. Sì, è cambiato l’ispettore Lucchesi. Ma non è il solo. Se l’indagine su una serie di furti d’arte in cui si troverà coinvolto appena rientrato in azione è fin troppo vicina a quella risolta pochi mesi addietro, in realtà nulla è come prima. Le persone che ha incontrato allora sembrano divertirsi a sovvertire ogni aspettativa: la contessa Urbinati, il commissario Pepe, i collezionisti d’arte, la collega Marchesi… Nulla e nessuno è come sembra, per Andrea Lucchesi, che per risolvere questo caso dovrà esser disposto a svelare e accettare verità amare sulle persone all’apparenza a lui più vicine. Verità che cambieranno la sua vita per sempre.

(source: Bol.com)

Filosofie nel mondo

Un’opera originale che affianca alla storia del pensiero occidentale quella altrettanto ricca ma meno esplorata delle culture non europee, presentando i contributi dei maggiori studiosi della filosofia islamica, del mondo ebraico, della tradizione latino-americana, del continente africano, dell’India, dell’Estremo Oriente e del Pacifico. Vero e proprio atlante del pensiero, questo libro offre uno strumento rigoroso ma accessibile per il dialogo interculturale che il mondo contemporaneo ci obbliga ad affrontare: risalendo alle radici delle più significative tradizioni culturali, restituisce tutta la ricchezza della trama di corrispondenze che ha dato forma al pensiero umano come lo conosciamo oggi.

Filosofie del populismo

Il termine “populismo’, nella sua accezione moderna, nasce poco più di un secolo fa con l’americano People’s Party, il “Partito del Popolo’. Ma la “tesi’ populista è di gran lunga più antica e la si ritrova, in coda alla Rivoluzione francese, nelle ricette reazionarie della destra portavoce della nobiltà e del clero. Da allora se ne sono registrate numerose varianti, accomunate da un elemento ricorrente: il tribalismo implicito dei contenuti. Nicolao Merker va alla ricerca degli “antenati’ del populismo moderno, ne ripercorre i momenti salienti in Occidente e lo incontra nelle idee di insospettabili pensatori, filosofi e intellettuali, da Hegel a Heidegger, da Mazzini a Gioberti. Sarà una ricognizione non priva di sorprese.
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Filosofia perenne e mente naturale

Questo libro accoglie in un volume unico due opere contigue di Zolla che videro la luce negli anni Novanta del secolo scorso: La nube del telaio. Ragione e irrazionalità tra Oriente e Occidente (1996) e La filosofia perenne. L’incontro fra le tradizioni d’Oriente e Occidente (1999). I due testi accostati nella loro sequenza originale gettano piena luce sulla visione filosofica maturata da Zolla nell’ultima fase della vita, dopo aver esplorato ne La nube del telaio il vario peso che la dicotomia ‘ragione’ e ‘irrazionalità’ ha avuto nella storia delle idee filosofiche e religiose fino al XX secolo. Il salto da una ragione calcolante ostaggio del cozzo fra gli opposti, a una mente capace di riconoscersi nell’unità profonda di ‘io’ e ‘universo’, è l’approdo ?cui Zolla giungeva ne La filosofia perenne, additando una visione della realtà in cui fisica e metafisica sono congiunte. Nella Parte III, un formidabile cambio di registro ci fa partecipi degli incontri ‘fatali’ di Zolla con un terzetto irresistibile di personaggi dell’altro ieri e di ieri: il Marchese di Sade, di cui da giovane curò le Opere, la scrittrice statunitense Djuna Barnes che incontrò al Greenwich Village nel 1968, e il geniale storico delle religioni rumeno I.P. Culianu assassinato a Chicago nel 1991. Zolla che gli fu amico, ne traccia un ritratto memorabile. “Occorre rammentare che lo stato di liberazione può essere accostato in vasta o minima misura, finché vita perduri; un’esistenza volta ad essa sarà sempre sul punto di attingere lo scopo, anche se può darsi che fino all’ultimo respiro l’accesso sia in parte inibito” Elémire Zolla
(source: Bol.com)

Filosofia della musica

“Filosofia della musica” intende sperimentare nuove vie nella delimitazione delle nozioni elementari che rappresentano le strutture portanti dell’universo dei suoni. Il libro indaga così la materia di questo universo, il suo tempo e il suo spazio, e si conclude con una discussione che mostra come solo attraverso l’operare dell’immaginazione simbolica la musica possa mantenere la presa sulla realtà. Che questo discorso si muova spesso ai margini del musicale, regredendo di continuo su un terreno che sta prima dei linguaggi della musica, ha le sue ragioni all’interno del punto di vista adottato, ma anche ripete e riprende sul piano della riflessione filosofica quel ritorno alle origini che fa parte del senso profondo della straordinaria avventura della musica novecentesca. Con una chiarezza di scrittura che rende anche concetti tecnicamente diffìcili universalmente intellegibili.
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I filosofi di Hitler

Nel corso della storia l’infamia ha assunto molte forme, nessuna più spregevole, probabilmente, di quella incarnata dalla rispettabilità. È tutttavia con questa maschera che l’ideologia razzista e antisemita del nazismo poté imporsi, senza quasi trovare ostacoli, nelle università e nei centri di ricerca di tutta la Germania. Fu così che, mentre figure di spicco come Theodor Adorno, Max Horkheimer, Walter Benjamin, Ernst Cassirer, Hannah Arendt, Karl Löwith, Edmund Husserl, Kurt Huber e altri furono ridotti al silenzio o costretti all’esilio, filosofi eminenti come Martin Heidegger, Carl Schmitt, Alfred Rosenberg, Wilhelm Grau e Max Boehm contribuirono nel dare al nazismo quella facciata di rispettabilità di cui aveva assoluta e radicale esigenza. Filosofi, scrittori, scienziati, storici, rafforzarono ideologicamente e politicamente il regime hitleriano, ne ispirarono e giustificarono le azioni. Fu anche grazie al loro zelante e talora incondizionato appoggio che il nazismo potè attuare il suo programma criminale quasi per intero. Ma solo i documenti venuti alla luce nel corso degli anni, e alcune recenti e decisive scoperte, hanno rivelato l’enormità della loro infamia. Frutto di anni di scrupolose ricerche negli archivi internazionali, “I filosofi di Hitler” è una ricostruzione del complesso rapporto tra quegli uomini e il nazismo, descrive il loro profilo etico e intellettuale, scandaglia le loro vicende umane fin negli aspetti meno noti e più torbidi.
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Figurine

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“Tritoli di racconti, paesi e bozzetti smozzicati, fantasie rinfratite, figurine da ridere”: così lo stesso autore definisce il contenuto di questo stravagante volume, uno dei capolavori della Scapigliatura, fondamentale nella costruzione della poetica rustica di Giovanni Faldella. il filo rosso è la vita del “popolo campagnolo” dell’Italia da poco unita, vista come pedagogico e civile serbatoio di forze vergini contro “i berretti flaccidi dei borsaiuoli cittadini”. Faldella, vercellese di Saluggia, studiò legge ma si diede al giornalismo e alla politica, con una lunga carriera parlamentare. Vasta è la sua produzione di scrittore. lì meglio delle sue prose, di genere bozzettistico, è nell’uso di una lingua estrosa e antimanzoniana, in un gioco tra idillio e ironia, tanto da essere considerato il maestro della Scapigliatura piemontese. La presente edizione, riproducendo in anastatica la stampa originale, offre ai bibliofili e agli estimatori di Faldella la possibilità di accostarsi a un documento raro e prezioso.
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Il figlio delle ombre

Dopo anni di relativa tranquillità, nuove ombre si addensano su Sevenwaters. I capi si affannano a stringere nuove alleanze strategiche per riconquistare le Sacre Isole. Fra i tre eredi della casata di Sevenwaters, sembra che sarà proprio la giovane Liadam – figlia di Sorha, che ha ereditato dalla madre il dono della preveggenza e il talento di guaritrice – a tenere il bandolo della matassa. Ma la via che l’attende è irta di insidie e di dilemmi. Un amore proibito su cui aleggia una terribile profezia sembra lanciare una sinistra maledizione su Sevenwaters.

Il figlio del fuoco

Babel ha scoperto presto quanto dura possa essere la vita. Troppo presto. Unico sopravvissuto in un incidente stradale che gli ha portato via i genitori, la sola casa che ha conosciuto fino alla sua adolescenza è l’orfanotrofio di Corinto, dove è cresciuto insieme a tanti altri figli di nessuno fra cui Markus, il suo migliore amico, e Narses, un ex ospite dell’orfanotrofio rimasto nella struttura con il ruolo istruttore e tutor dei ragazzi.
Babel, però, è diverso dagli altri orfani: in lui c’è un qualcosa, un antico potere che gli arde dentro e che fa di lui un essere speciale e pericoloso allo stesso tempo e che si risveglierà in tutta la sua brutale furia durante una lite con i suoi compagni. La tragica esperienza assopirà ancora una volta le capacità di Babel che, divenuto un uomo adulto, ha cercato, invano, di dimenticare il suo passato. Ma il destino del giovane era segnato e il desiderio di un’esistenza normale diverrà una lontana speranza: ogni frammento della sua vita si ricomporrà in un mosaico dai colori tetri e, attraversando un dantesco inferno, Babel entrerà in contatto con una realtà inaspettata, dilaniata da un’antichissima lotta tra la luce e le tenebre e nella quale dovrà scegliere da che parte schierarsi per decidere il destino dell’umanità.
Il Figlio del Fuoco è un’avvincente storia di sfide, lotte, amore e amicizia che cattura il lettore e non lo lascia andare più, tenendolo con il fiato sospeso dall’inizio alla fine.

Le figlie perdute della Cina

‘Hai mai sistemato una bambina?’ Siamo in un villaggio di contadini nel cuore di una regione poverissima lungo il Fiume Giallo, in Cina. Siamo ai giorni nostri, ma in quella zona remota il tempo sembra essere immobile da secoli. ‘Hai mai sistemato una bambina?’ chiede insistente una contadina del villaggio alla giornalista Xinran, durante un’intervista. La giovane sposa di campagna sa bene che è suo dovere dare alla luce un maschio, ed è convinta che ogni donna, come lei, quando mette al mondo una femmina sappia altrettanto bene cosa fare: deve trovare il modo di ‘sistemare’ la bambina, di sbarazzarsi di lei. Deve, suo malgrado, abbandonarla. L’abbandono delle bambine appena nate era, ed è tuttora, una pratica tristemente diffusa in Cina, e non solo nelle zone rurali – dove da sempre il lavoro agricolo e un antico sistema di attribuzione delle terre favorisce le famiglie con figli maschi -, ma anche nel resto del paese, complici le ristrettezze economiche e una legge sulla pianificazione delle nascite che per anni ha imposto a ogni famiglia un figlio solo. Alle bambine più fortunate il destino ha riservato l’amorevole accoglienza di una famiglia adottiva in un paese occidentale. Per molte altre nascere femmina ha significato essere brutalmente uccise appena venute al mondo. Grazie a un lavoro di ricerca e di inchiesta durato anni, Xinran dà finalmente voce al silenzioso dolore delle donne cinesi – contadine, studentesse, impiegate – che hanno abbandonato le proprie neonate sulla strada di una città, fuori da un ospedale o da un orfanotrofio o sulla banchina di una stazione, offrendoci uno spaccato della Cina odierna per molti aspetti inedito, e al tempo stesso narrandoci una storia fatta di drammi e di speranze ritrovate, una storia capace di lasciare il segno.

(source: Bol.com)