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Un’assistente molto personale

Melania si è stancata del continuo flirtare del suo capo. Jake, infatti, non perde occasione per stuzzicarla e tra loro è nata una sorta di tacita sfida a chi riuscirà a sedurre l’altro per primo. Melania è decisa a non perdere e a dimostrargli, una volta per tutte, quali sono le sue vere doti.
(source: Bol.com)

L’assistente ideale

Diciamoci la verità, Adel Simon è una persona normale. Drammaticamente normale. In più detesta la sua vita, detesta essere quello che è e detesta il suo lavoro a Lione. Allora perché parlare di Adel? Perché per una volta e per puro caso le viene permesso di vivere per qualche giorno la vita che in realtà vorrebbe e di essere non più la semplice correttrice di bozze della Seine Rouge, ma un’avvenente escort dallo scintillante guardaroba estivo. Antoine Morel è stato chiaro: per tre giorni dovrà essere impeccabile, l’assistente ideale. E dovrà seguire il famosissimo Kilian Lefevre come se fosse un’ombra, questo almeno fin quando non riusciranno a fargli firmare un contratto per la collana Suggestive. Cosa sperare di più? E’ un sogno, ma c’è un però. Già. Un però davvero insopportabile che si chiama Philippe, costretto a seguirla per impedirle di combinare un pasticcio dopo l’altro. E allora che succede? Be’, potreste leggerlo, no? Oppure, se non vi va, so che è uscito l’ultimo della Kleypas. E la Kleypas non tradisce mai! =)
No, scherzi a parte, ci terrei a fare una piccola premessa.
IMPORTANTE IMPORTANTE LEGGERE ATTENTAMENTE CHE POI DITE MA NON LO SAPEVO!
Di norma, nelle sinossi si parla in terza persona. L’autore. Il romanzo. Cose così. Ma io sono solo io e dato che alla tastiera ci sono proprio io, mi fa un po’ senso parlare di me come se a scrivere in questo momento fosse un altro.
Prima considerazione tra tutte, vorrei approfittare di queste poche righe per ringraziare tutti coloro che mi leggono, che mi hanno letta, che mi leggeranno mai e che non conosco. Ci penso tante di quelle volte, non so mai come fare, perché non potete neanche immaginare quanto siate stati importanti per me e per cose molto più serie di una classifica, di una vendita in più. E questa era la prima premessa. Seconda. Questo libro non è recente, in realtà è il primo romanzo rosa che abbia mai scritto. E lo so già da me che c’è differenza tra questo e ciò che scrivo adesso. Sono cresciuta un po’, per fortuna, in gran parte è per merito dei vostri commenti, in parte per chi mi ha seguita fino a oggi e un po’ anche per il mio impegno. Quindi se notate delle differenze, anche se ho fatto il possibile perché fosse all’altezza, vi chiedo scusa già da ora, ma questo è un pezzettino del mio passato che mi è tornato tra le mani e l’alternativa era di chiuderlo nel mio computer. Sì, potevo farlo, ma… Non so, non me la sono sentita. Forse perché è solo merito suo se oggi sono qui. E’ stato il mio primo passo. Quindi nulla, se vi andrà di leggerlo a prescindere, grazie di cuore. E se così non fosse non fa nulla, ci rincontreremo forse altrove, magari in un altro momento.
Ma anche non dovessimo incontrarci mai, nel frattempo vi saluto, e vi auguro buona lettura, qualsiasi sia la copertina, qualsiasi sia il libro, qualsiasi sia l’autore.
Con affetto
Cecile Bertod
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### Sinossi
Diciamoci la verità, Adel Simon è una persona normale. Drammaticamente normale. In più detesta la sua vita, detesta essere quello che è e detesta il suo lavoro a Lione. Allora perché parlare di Adel? Perché per una volta e per puro caso le viene permesso di vivere per qualche giorno la vita che in realtà vorrebbe e di essere non più la semplice correttrice di bozze della Seine Rouge, ma un’avvenente escort dallo scintillante guardaroba estivo. Antoine Morel è stato chiaro: per tre giorni dovrà essere impeccabile, l’assistente ideale. E dovrà seguire il famosissimo Kilian Lefevre come se fosse un’ombra, questo almeno fin quando non riusciranno a fargli firmare un contratto per la collana Suggestive. Cosa sperare di più? E’ un sogno, ma c’è un però. Già. Un però davvero insopportabile che si chiama Philippe, costretto a seguirla per impedirle di combinare un pasticcio dopo l’altro. E allora che succede? Be’, potreste leggerlo, no? Oppure, se non vi va, so che è uscito l’ultimo della Kleypas. E la Kleypas non tradisce mai! =)
No, scherzi a parte, ci terrei a fare una piccola premessa.
IMPORTANTE IMPORTANTE LEGGERE ATTENTAMENTE CHE POI DITE MA NON LO SAPEVO!
Di norma, nelle sinossi si parla in terza persona. L’autore. Il romanzo. Cose così. Ma io sono solo io e dato che alla tastiera ci sono proprio io, mi fa un po’ senso parlare di me come se a scrivere in questo momento fosse un altro.
Prima considerazione tra tutte, vorrei approfittare di queste poche righe per ringraziare tutti coloro che mi leggono, che mi hanno letta, che mi leggeranno mai e che non conosco. Ci penso tante di quelle volte, non so mai come fare, perché non potete neanche immaginare quanto siate stati importanti per me e per cose molto più serie di una classifica, di una vendita in più. E questa era la prima premessa. Seconda. Questo libro non è recente, in realtà è il primo romanzo rosa che abbia mai scritto. E lo so già da me che c’è differenza tra questo e ciò che scrivo adesso. Sono cresciuta un po’, per fortuna, in gran parte è per merito dei vostri commenti, in parte per chi mi ha seguita fino a oggi e un po’ anche per il mio impegno. Quindi se notate delle differenze, anche se ho fatto il possibile perché fosse all’altezza, vi chiedo scusa già da ora, ma questo è un pezzettino del mio passato che mi è tornato tra le mani e l’alternativa era di chiuderlo nel mio computer. Sì, potevo farlo, ma… Non so, non me la sono sentita. Forse perché è solo merito suo se oggi sono qui. E’ stato il mio primo passo. Quindi nulla, se vi andrà di leggerlo a prescindere, grazie di cuore. E se così non fosse non fa nulla, ci rincontreremo forse altrove, magari in un altro momento.
Ma anche non dovessimo incontrarci mai, nel frattempo vi saluto, e vi auguro buona lettura, qualsiasi sia la copertina, qualsiasi sia il libro, qualsiasi sia l’autore.
Con affetto
Cecile Bertod

L’ assistente Ideale

Diciamoci la verità, Adel Simon è una persona normale. Drammaticamente normale. In più detesta la sua vita, detesta essere quello che è e detesta il suo lavoro a Lione. Allora perché parlare di Adel? Perché per una volta e per puro caso le viene permesso di vivere per qualche giorno la vita che in realtà vorrebbe e di essere non più la semplice correttrice di bozze della Seine Rouge, ma un’avvenente escort dallo scintillante guardaroba estivo. Antoine Morel è stato chiaro: per tre giorni dovrà essere impeccabile, l’assistente ideale. E dovrà seguire il famosissimo Kilian Lefevre come se fosse un’ombra, questo almeno fin quando non riusciranno a fargli firmare un contratto per la collana Suggestive. Cosa sperare di più? E’ un sogno, ma c’è un però. Già. Un però davvero insopportabile che si chiama Philippe, costretto a seguirla per impedirle di combinare un pasticcio dopo l’altro. E allora che succede? Be’, potreste leggerlo, no? Oppure, se non vi va, so che è uscito l’ultimo della Kleypas. E la Kleypas non tradisce mai! =) No, scherzi a parte, ci terrei a fare una piccola premessa. IMPORTANTE IMPORTANTE LEGGERE ATTENTAMENTE CHE POI DITE MA NON LO SAPEVO! Di norma, nelle sinossi si parla in terza persona. L’autore. Il romanzo. Cose così. Ma io sono solo io e dato che alla tastiera ci sono proprio io, mi fa un po’ senso parlare di me come se a scrivere in questo momento fosse un altro. Prima considerazione tra tutte, vorrei approfittare di queste poche righe per ringraziare tutti coloro che mi leggono, che mi hanno letta, che mi leggeranno mai e che non conosco. Ci penso tante di quelle volte, non so mai come fare, perché non potete neanche immaginare quanto siate stati importanti per me e per cose molto più serie di una classifica, di una vendita in più. E questa era la prima premessa. Seconda. Questo libro non è recente, in realtà è il primo romanzo rosa che abbia mai scritto. E lo so già da me che c’è differenza tra questo e ciò che scrivo adesso. Sono cresciuta un po’, per fortuna, in gran parte è per merito dei vostri commenti, in parte per chi mi ha seguita fino a oggi e un po’ anche per il mio impegno. Quindi se notate delle differenze, anche se ho fatto il possibile perché fosse all’altezza, vi chiedo scusa già da ora, ma questo è un pezzettino del mio passato che mi è tornato tra le mani e l’alternativa era di chiuderlo nel mio computer. Sì, potevo farlo, ma… Non so, non me la sono sentita. Forse perché è solo merito suo se oggi sono qui. E’ stato il mio primo passo. Quindi nulla, se vi andrà di leggerlo a prescindere, grazie di cuore. E se così non fosse non fa nulla, ci rincontreremo forse altrove, magari in un altro momento. Ma anche non dovessimo incontrarci mai, nel frattempo vi saluto, e vi auguro buona lettura, qualsiasi sia la copertina, qualsiasi sia il libro, qualsiasi sia l’autore. Con affetto Cecile Bertod

L’assedio delle tenebre

Richard Cypher, da poco orfano di padre, soccorre nel bosco una bellissima ragazza, Kalhan, inseguita da 4 assassini. Affascinato dalla sua bellezza e dalla sua forza d’animo, decide di aiutarla nella ricerca dell’unica persona (ossia l’unico mago rimasto) che possa aiutarla a salvare le Terre Centrali ed il mondo intero dalla smania dominatrice di Darken Rahl. Il malvagio dominatore del selvaggio D’Hara ha infatti messo in campo la magia delle tre scatole dell’Orden, che si scatenerà, travolgendo tutto, il primo giorno di inverno.
Il Mago dovrà nominare un Cercatore ed aiutarlo a compiere la missione: trovare la terza Scatola dell’Orden, l’unica non ancora in possesso di Rahl. Richard deduce che il Gran Mago altri non è che il suo grande amico Zedd, bizzarro vecchietto insaziabilmente ghiotto di qualunque cosa commestibile gli capiti a tiro.
L’intuito di Richard e la sua acuta intelligenza fanno sì che, a malincuore, Zedd lo nomini Cercatore e l’ignara e modesta guida dei boschi si trova suo malgrado catapultata in un avventura più grande di lui. I suoi unici strumenti per combattere il male che incombe saranno la magica Spada della Verità, il suo acume e il suo amore per Kahlan.

L’assedio della Mecca

Il 20 novembre del 1979 l’attenzione del mondo è concentrata su Teheran e sulla crisi degli ostaggi americani, entrata ormai nella terza settimana. Quella mattina, la prima di un nuovo secolo per i musulmani, centinaia di fondamentalisti occupano il massimo luogo sacro dell’islam, la moschea della Mecca. Questi uomini, provenienti da una dozzina di paesi diversi e armati fino ai denti, realizzano il primo tentativo di “jihad globale” dell’era moderna. Guidati da un predicatore di nome Juhayman al Uteybi, i ribelli, che tengono in ostaggio oltre centomila fedeli, accusano la famiglia reale saudita di essere divenuta schiava degli infedeli americani e auspicano un ritorno a un islam rigido e inflessibile. Il sanguinoso assedio della Mecca dura due settimane, infiamma la rabbia dei musulmani nei confronti degli Stati Uniti e provoca centinaia di morti. La famiglia reale saudita, nonostante l’appoggio degli USA, si dimostra incapace di gestire la situazione mentre dall’Iran l’ayatollah Khomeini pianifica l’assalto alle ambasciate del “grande Satana” americano in Pakistan e in Libia. Solo l’intervento dei servizi segreti francesi consente di uscire dall’empasse, ma l’Arabia Saudita finisce per cedere alle richieste dell’integralismo fermando il processo di modernizzazione e sostenendo economicamente l’esportazione del ramo violento dell’islam nel mondo.
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Assassino senza volto

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Una giornata di gennaio, in un paese della Svezia, un contadino scopre che i suoi vicini, una coppia di vecchi contadini, sono stati assaliti e picchiati barbaramente. Incredulo di fronte a tanto sangue, avverte la polizia. Kurt Wallander accorre subito alla chiamata della centrale e quello che vede è peggio di quanto avesse immaginato. L’uomo è stato torturato e colpito fino alla morte, la donna è ancora viva e anche lei vittima di una violenza senza ragione. Prima di morire sussurra le sue ultime parole: “Straniero, straniero”. Basta una fuga di notizie e i cittadini organizzano una caccia all’uomo. Wallander deve arginare la loro determinazione a farsi giustizia da soli, ma presto scoprirà anche che l’uomo ucciso conduceva una doppia vita.
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L’assassino non sa scrivere

Nel paesino di Fancuno, tremila anime e una gran voglia di farsi i fatti altrui, da un giorno all’altro cominciano a fioccare cadaveri. La gente viene ammazzata nei modi più atroci e sui corpi delle vittime compaiono messaggi assurdamente sgrammaticati. Chi è questo lazzarone, quest’assassino analfabeta che infierisce sui corpi dei disgraziati col primo oggetto che si trova davanti? Perché uccide? E soprattutto: quanti morti ancora si lascerà dietro prima che i carabinieri riescano a catturarlo? Sulle sue tracce, assieme ai carabinieri guidati da un comandante scacchista, lucido e razionale, si muove un vecchio cronista di nera sulla via della pensione, oltre a un manipolo di personaggi bizzarri, vere e proprie star di una periferia sonnacchiosa sempre in cerca di nuove storie (vere o fasulle che siano), leggende e suggestioni, vie di fuga dall’ordinario, che un bel giorno si trova a dover fare i conti con una storia, stavolta vera, molto più grande, e violenta, e pesante, di quanto le sue piccole stradine non possano sopportare. Dopo Nel nome dello Zio, primo nella top 10 dei migliori romanzi del 2012 secondo Panorama, accolto da recensioni strepitose da parte della critica (Repubblica, TtL, Rolling Stone, Il Venerdì, Vanity Fair, Famiglia Cristiana) e Voglio solo ammazzarti, torna Stefano Piedimonte con una storia nerissima, in un luogo improbabile che tutti, almeno una volta nella vita, hanno conosciuto.
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L’assassino ha lasciato la firma

Un assassino spietato con la sua .45 sta terrorizzando l’87º Distretto. Le vittime, stavolta, sono i poliziotti stessi, lasciati morti sull’asfaldo caldo di un’estate torrida. Mentre Steve Carella approfondisce la sua storia sentimentale con una bella e dolce ragazza sordomuta, Teddy, deve anche cercare lo spietato assassino. Morte e dolcezza, atrocità e affetto si incontrano ancora una volta. Il dramma è alle porte, ma il prezzo da pagare sarà decisamente alto.
Ristampato nel 1996 con il n. 772.

L’assassino di corte

”La Hobb continua a dare nuova vita al genere fantasy, esplorando nuove vie narrative che spazianodal non detto al turbamento.” Kirkus Reviews Il bastardo reale sta crescendo. Fitz ormai non è piú un ragazzino inesperto: gli si legge in volto il sangue del padre.È sopravvissuto alla sua prima pericolosa missione come assassino del re; ma ora, sofferente e amareggiato,sogna di rompere la promessa fatta a re Sagace, rimanendo nel lontano Regno delle Montagne.Ma l’amore mai dimenticato per Molly e la visione di eventi tragici lo riconducono alla corte di Castelcervo, fra i mortali intrighi della famiglia reale dei Lungavista… In questo secondo romanzo della Trilogia dei Lungavista,séguito de L’apprendista assassino, Robin Hobb conduce i suoi eroi nell’oscurità del male e sul cammino sempre piú difficile delle scelte e del sacrificio individuali. Fitz non è solo un adolescente inquieto, ma il ritratto duro e tormentato di un assassino impegnato in un viaggio straordinario nei misteri della vita e dello Spirito.

(source: Bol.com)

L’assassino cieco

«Dieci giorni dopo la fine della guerra mia sorella Laura volò giù da un ponte con un’automobile». Sono queste le prime inquietanti parole con cui Iris Chase, a ottantadue anni, decide di iniziare il racconto delle tormentate vicende della sua famiglia. Un racconto che è come un grande fiume canadese: apparentemente placido, prima ipnotizza e poi rapisce senza lasciare scampo. Fin dall’inizio tuttavia il flusso della malinconica rievocazione di Iris viene interrotto in continuazione da voci estranee: da ritagli di giornale, da lettere, e soprattutto dagli stralci di un altro romanzo, torbido e disperato, firmato dalla sorella morta tragicamente: L’assassino cieco. Un romanzo sensuale e ruvido che si inserisce sempre più prepotentemente nel racconto di Iris, e che a sua volta ne contiene un terzo. Il protagonista dell’Assassino cieco, infatti, viene costretto dall’amante a riempire i lancinanti silenzi dei loro incontri con il racconto di un’enigmatica, rocambolesca storia di fantascienza pulp, ambientata su un pianeta inesistente – forse perché è l’irrealtà l’unico luogo in cui i due possono immaginare la loro storia d’amore.
Margaret Atwood – una delle grandi voci del Novecento – con questo libro dimostra le sue doti di straordinaria narratrice. Prima di arrivare alla rivelazione conclusiva, preparata pagina dopo pagina con pazienza inesorabile, ammalia il lettore con un romanzo che, come una scatola cinese, ne contiene molti, uno più emozionante dell’altro. Ricostruendo la saga di una famiglia borghese del Canada, ripercorre in chiave privata le vicende storiche e sociali di un intero secolo, e rivela un universo narrativo che è sublime e carnale, tragico e buffo come la vita stessa.

L’assassino che è in me (Fanucci Narrativa)

Lou Ford è il vicesceriffo di una piccola città del Texas. La cosa peggiore che si può dire di lui è che è un po’ noioso, un po’ troppo lento, a volte saccente. Ma nessuno immagina il suo male nascosto, la malattia che lo ha quasi rovinato quando era giovane. E quel male è di nuovo sul punto di tornare in superficie, irrefrenabile e violento. Perché la vita non ha niente da dare agli uomini come Lou, se non brevi momenti di feroce energia sempre raggelati dall’oceano nero del destino.
Pubblicato originariamente nel 1952, L’assassino che è in me, romanzo che ha sancito il culto noir dello scrittore americano, è stato incluso dalla prestigiosa Library of America nel volume dedicato al noir americano degli anni Cinquanta, insieme a opere di Patricia Highsmith e di David Goodis, ed è considerato uno dei piú travolgenti e coraggiosi romanzi noir mai scritti. Narrato dal punto di vista di un personaggio in apparenza normale ma intimamente violento e sanguinario, esplora l’inferno privato di uno psicopatico attraverso una narrazione audace e innovativa. Dopo averlo letto nel 1955, Stanley Kubrick assunse Thompson come sceneggiatore, e negli anni seguenti scrisse con lui due film: Rapina a mano armata e Orizzonti di gloria.
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### Sinossi
Lou Ford è il vicesceriffo di una piccola città del Texas. La cosa peggiore che si può dire di lui è che è un po’ noioso, un po’ troppo lento, a volte saccente. Ma nessuno immagina il suo male nascosto, la malattia che lo ha quasi rovinato quando era giovane. E quel male è di nuovo sul punto di tornare in superficie, irrefrenabile e violento. Perché la vita non ha niente da dare agli uomini come Lou, se non brevi momenti di feroce energia sempre raggelati dall’oceano nero del destino.
Pubblicato originariamente nel 1952, L’assassino che è in me, romanzo che ha sancito il culto noir dello scrittore americano, è stato incluso dalla prestigiosa Library of America nel volume dedicato al noir americano degli anni Cinquanta, insieme a opere di Patricia Highsmith e di David Goodis, ed è considerato uno dei piú travolgenti e coraggiosi romanzi noir mai scritti. Narrato dal punto di vista di un personaggio in apparenza normale ma intimamente violento e sanguinario, esplora l’inferno privato di uno psicopatico attraverso una narrazione audace e innovativa. Dopo averlo letto nel 1955, Stanley Kubrick assunse Thompson come sceneggiatore, e negli anni seguenti scrisse con lui due film: Rapina a mano armata e Orizzonti di gloria.

Assassino a pagamento

Per molti, Haynes, detto “il Gunner”, non è che un fuorilegge: ma per alcuni è un gentiluomo dai metodi poco ortodossi. Per Scotland Yard è uno dei ladri più abili del mondo. “II Gunner” e Luke Maddison appartengono a mondi totalmente diversi, perché Luke è un rispettabile banchiere, fidanzato con un’affascinante ragazza, Margaret Leferre. Ma Luke ha fatto un favore a “il Gunner”, e questi non la dimentica: così, quando il banchiere finisce nei guai, “il Gunner” interviene per farlo uscire dall’incubo…
Edgar Wallace
nacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo; a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con I quattro giusti, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo, nonché la sceneggiatura del celeberrimo King Kong. Definito “il re del giallo”, è morto nel 1932.

Assassinio sulla Palmiro Togliatti

Il commissario arcicattolico Rosa Salieri e il pragmatico ispettore Crotone affrontano insieme il caso dell’uccisione di uno spacciatore, Il Thailandese, e si perdono e ritrovano catapultati in una Roma surreale e violenta. Ne vien fuori un noir pieno di personaggi divertenti e assurdi, che dalla Palmiro Togliatti arrivano al raccordo anulare passando per la stazione Termini, tra un elefante che tampona auto e una scimmia che gira un film. In mezzo un trio musicale, il cui leader viene coinvolto nell’omicidio del Thailandese per colpa di un ex giocatore di calcio che vive nel ricordo del suo incontro con Totti. E ancora: puttane cinesi, trans brasiliani, oneste parrucchiere africane che non disdegnano di farsi spie, ex olimpionici di boxe, un tagliatore di mani, un giovane poeta romano fucilato dal padre, un cuoco assassinato da un inserviente, una ricca imprenditrice di veleno per topi e la partita di Champion’s League tra Roma e Spartak Mosca. Il tutto è raccontato dal blogger Beppe Gronchi, attraverso il suo sito «Pissy Pissy», e dai distorti commenti di Tommaso de Marzio, un confuso giallista di fama che scrive su ogni rivista. Questo lo scenario della guerra in corso per pijasse Roma e poterne gestire lo spaccio tra il feroce capo dei russi, Koba, e Il Nigeriano, boss della mafia nera.
Assassinio sulla Palmiro Togliatti è un romanzo ironico che prende in giro la scrittura di genere e il racconto della cronaca nera. Un grande fumetto che riscrive la realtà romana.
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### Sinossi
Il commissario arcicattolico Rosa Salieri e il pragmatico ispettore Crotone affrontano insieme il caso dell’uccisione di uno spacciatore, Il Thailandese, e si perdono e ritrovano catapultati in una Roma surreale e violenta. Ne vien fuori un noir pieno di personaggi divertenti e assurdi, che dalla Palmiro Togliatti arrivano al raccordo anulare passando per la stazione Termini, tra un elefante che tampona auto e una scimmia che gira un film. In mezzo un trio musicale, il cui leader viene coinvolto nell’omicidio del Thailandese per colpa di un ex giocatore di calcio che vive nel ricordo del suo incontro con Totti. E ancora: puttane cinesi, trans brasiliani, oneste parrucchiere africane che non disdegnano di farsi spie, ex olimpionici di boxe, un tagliatore di mani, un giovane poeta romano fucilato dal padre, un cuoco assassinato da un inserviente, una ricca imprenditrice di veleno per topi e la partita di Champion’s League tra Roma e Spartak Mosca. Il tutto è raccontato dal blogger Beppe Gronchi, attraverso il suo sito «Pissy Pissy», e dai distorti commenti di Tommaso de Marzio, un confuso giallista di fama che scrive su ogni rivista. Questo lo scenario della guerra in corso per pijasse Roma e poterne gestire lo spaccio tra il feroce capo dei russi, Koba, e Il Nigeriano, boss della mafia nera.
Assassinio sulla Palmiro Togliatti è un romanzo ironico che prende in giro la scrittura di genere e il racconto della cronaca nera. Un grande fumetto che riscrive la realtà romana.

Assassinio nella cattedrale

Un testo fondamentale, una vicenda vera e potente, in cui il maggior poeta del Novecento mette in gioco le questioni più forti della storia. Che senso hanno i continui rivolgimenti delle forze sociali? E soprattutto qual è il peso sociale della fede? Come la fede entra a giudicare le vicende del potere e della società? La Chiesa che coscienza ha della propria presenza tra gli uomini? La figura e il martirio di Tommaso Becket (1170) diventano nell’arte di Eliot una provocazione all’uomo e al cristiano contemporaneo. Un affresco bruciante e drammatico dove la vita di ciascuno e la società di oggi possono riconoscersi. E interrogarsi. Questa edizione mantiene il testo inglese a fronte.

(source: Bol.com)

Ässassinio All’Ikea

Padova, 2009. Erminia e Anna Laura sono amiche dall’infanzia. La prima è moglie e madre, insegna all’università e conduce una vita tutto sommato normale. La seconda ha un avviato studio da commercialista, abita nello stesso palazzo di Erminia e da trent’anni vive una relazione con un uomo sposato, Amilcare Borgomastro.
Nella stazione di polizia della città, l’agente Luana Esposito, appena trasferitasi da Napoli, viene assegnata al comando del burbero commissario Loperfido, che non tarderà, nonostante il carattere spinoso, a subirne il fascino solare.
Il 21 dicembre, a ridosso del Natale, il corpo di Amilcare Borgomastro viene trovato dentro il cassettone di un letto, in un negozio Ikea. È questo l’avvenimento che porterà i quattro personaggi a sfiorarsi quel tanto da permettere al lettore di addentrarsi nelle loro vite e nei risvolti di un insolito mistero fino all’imprevedibile, spiazzante finale. Chi ha ucciso Amilcare Borgomastro? Si tratta davvero di un regolamento di conti interno alla mala, come viene ipotizzato dalla polizia, o piuttosto di un delitto passionale? È l’amore all’origine di tutto? O la vendetta?
Ässassinio all’Ikea è un giallo tutto da ridere sullo scenario di una provincia sonnacchiosa ma vitale in cui le riflessioni sull’amore delle due protagoniste condiscono un intreccio vivace e piccante fatto di ricordi, avventure, segreti e irresistibili chiacchiere fra donne.
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### Sinossi
Padova, 2009. Erminia e Anna Laura sono amiche dall’infanzia. La prima è moglie e madre, insegna all’università e conduce una vita tutto sommato normale. La seconda ha un avviato studio da commercialista, abita nello stesso palazzo di Erminia e da trent’anni vive una relazione con un uomo sposato, Amilcare Borgomastro.
Nella stazione di polizia della città, l’agente Luana Esposito, appena trasferitasi da Napoli, viene assegnata al comando del burbero commissario Loperfido, che non tarderà, nonostante il carattere spinoso, a subirne il fascino solare.
Il 21 dicembre, a ridosso del Natale, il corpo di Amilcare Borgomastro viene trovato dentro il cassettone di un letto, in un negozio Ikea. È questo l’avvenimento che porterà i quattro personaggi a sfiorarsi quel tanto da permettere al lettore di addentrarsi nelle loro vite e nei risvolti di un insolito mistero fino all’imprevedibile, spiazzante finale. Chi ha ucciso Amilcare Borgomastro? Si tratta davvero di un regolamento di conti interno alla mala, come viene ipotizzato dalla polizia, o piuttosto di un delitto passionale? È l’amore all’origine di tutto? O la vendetta?
Ässassinio all’Ikea è un giallo tutto da ridere sullo scenario di una provincia sonnacchiosa ma vitale in cui le riflessioni sull’amore delle due protagoniste condiscono un intreccio vivace e piccante fatto di ricordi, avventure, segreti e irresistibili chiacchiere fra donne.