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Vita di Napoleone

Io scrivo la storia di Napoleone per rispondere a un libello. È un’impresa azzardata, perché questo libello è stato scritto dal talento più grande del secolo contro un uomo che da quattro anni si trova esposto alla vendetta di tutte le potenze della terra. Non sono libero nell’esprimere il mio pensiero: manco di talento e il mio nobile avversario ha per alleati tutti i tribunali della polizia correzionale. D’altronde, indipendentemente dalla sua gloria, questo avversario godeva di una grande fortuna, di una grande rinomanza in tutti i salotti di Europa, e di tutti i vantaggi sociali. Egli è riuscito a piacere anche alle persone più oscure, e a sua gloria postuma non mancherà di infiammare lo zelo di tutti quei nobili scrittori sempre pronti a commuoversi di fronte alle disavventure della potenza, di qualsiasi natura essa sia. La narrazione sommaria che segue non è una storia propriamente detta, è la storia per i contemporanei testimoni dei fatti.

Vita Di C.

Quello che tenete tra le mani non è un comune romanzo; è un esordio straordinario sotto tutti i punti di vista. È il racconto di una vita che pare contenerne cento, è la storia di una donna come tante che dopo qualche pagina vi sembrerà di conoscere da sempre, una donna forte, inquieta, generosa, sensuale e ribelle che per oltre quarant’anni ha inseguito, a volte anche a scapito della propria felicità, due soli fari: libertà e curiosità. È la storia della vita di C. Cresciuta sotto l’ala di una madre passionale e imprevedibile e di un padre ingombrante nella sua assenza, C., innamorata del pianoforte, dei libri e delle lingue, comincia giovanissima a cercare il proprio posto nel mondo. Sull’onda di una fame insaziabile di nuove esperienze, viaggia prima in Germania per studiare il tedesco, poi a Parigi, dove il suo fascino inconsapevole le apre le porte del circolo di artisti e viveurs che si raccoglie attorno a Salvador Dalí. È solo il primo giro di una giostra inarrestabile di peregrinazioni, incontri, avventure sentimentali, erotiche e intellettuali, l’inizio della vertiginosa altalena di cadute e rinascite che sarà la sua giovinezza. Milano le riserverà il primo grande amore e la prima perdita, New York le aprirà gli occhi e la mente, Roma le darà un lavoro e gli amici più cari, e infine l’India, approdo di fortuna dopo una serie di relazioni burrascose, stabilirà un nuovo, inaspettato ordine delle cose. La narrazione procede per accumulo in un presente vivido e febbrile, che scorre impetuoso nella lingua intima, semplice e potentissima di Caterina e che vi trascinerà inevitabilmente e gioiosamente con sé. L’autrice attinge a piene mani dal proprio vissuto e, applicandovi una sapiente dose di lievito romanzesco, costruisce un’autobiografia immaginaria, un romanzo di formazione amorosa, erotica e politica in cui risuonano gli echi dell’Arte della gioia, una gemma letteraria che si legge tutta d’un fiato.
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### Sinossi
Quello che tenete tra le mani non è un comune romanzo; è un esordio straordinario sotto tutti i punti di vista. È il racconto di una vita che pare contenerne cento, è la storia di una donna come tante che dopo qualche pagina vi sembrerà di conoscere da sempre, una donna forte, inquieta, generosa, sensuale e ribelle che per oltre quarant’anni ha inseguito, a volte anche a scapito della propria felicità, due soli fari: libertà e curiosità. È la storia della vita di C. Cresciuta sotto l’ala di una madre passionale e imprevedibile e di un padre ingombrante nella sua assenza, C., innamorata del pianoforte, dei libri e delle lingue, comincia giovanissima a cercare il proprio posto nel mondo. Sull’onda di una fame insaziabile di nuove esperienze, viaggia prima in Germania per studiare il tedesco, poi a Parigi, dove il suo fascino inconsapevole le apre le porte del circolo di artisti e viveurs che si raccoglie attorno a Salvador Dalí. È solo il primo giro di una giostra inarrestabile di peregrinazioni, incontri, avventure sentimentali, erotiche e intellettuali, l’inizio della vertiginosa altalena di cadute e rinascite che sarà la sua giovinezza. Milano le riserverà il primo grande amore e la prima perdita, New York le aprirà gli occhi e la mente, Roma le darà un lavoro e gli amici più cari, e infine l’India, approdo di fortuna dopo una serie di relazioni burrascose, stabilirà un nuovo, inaspettato ordine delle cose. La narrazione procede per accumulo in un presente vivido e febbrile, che scorre impetuoso nella lingua intima, semplice e potentissima di Caterina e che vi trascinerà inevitabilmente e gioiosamente con sé. L’autrice attinge a piene mani dal proprio vissuto e, applicandovi una sapiente dose di lievito romanzesco, costruisce un’autobiografia immaginaria, un romanzo di formazione amorosa, erotica e politica in cui risuonano gli echi dell’Arte della gioia, una gemma letteraria che si legge tutta d’un fiato.

Vita dei Cesari

A cura di Francesco CasoratiIntroduzione di Lietta De SalvoEdizione integrale con testo latino a frontePoche opere hanno avuto la fortuna della Vita dei Cesari, tra le prime a essere riprodotta a stampa, diffusa e tradotta in tutte le lingue. Quest’opera contiene le vite degli imperatori delle dinastie Giulio-Claudia e Flavia, secondo uno schema in parte riconducibile alla biografia alessandrina (famiglia, nascita, adolescenza, inclinazioni, attività pubblica, vita privata, aspetto fisico, morte). In quest’ottica l’attenzione di Svetonio non è diretta tanto all’imperatore quanto all’uomo, di cui evidenzia debolezze e difetti, per attirare un pubblico avido di curiosità e pettegolezzi.«E quando il popolo reclamò una elargizione che gli era stata promessa, rispose di essere uomo di parola; ma quando ne reclamò una che in realtà egli non aveva promessa, rimproverò con un comunicato ufficiale quell’indegna impudenza, e dichiarò che non avrebbe dato niente, anche se aveva progettato di dare.»SvetonioGaio Svetonio Tranquillo nacque a Roma intorno al 70 d.C. da una ricca famiglia equestre. Ricoprì importanti cariche alla corte dell’imperatore Adriano, ma cadde in disgrazia fra il 121 e il 122. Morì tra il 130 e il 140.

Virtuous

Natalie è una giovane insegnante elementare originaria del Nebraska, che vive a New York. Dietro la sua freschezza “naive” si cela però un passato turbolento, che le ha inferto molte ferite e l’ha costretta a cambiare nome, esistenza e città. Sebbene la sua vita adesso scorra tranquilla, non riesce a essere davvero felice. Un incontro inaspettato nel Greenwich Village con un bellissimo attore hollywoodiano però sembra concretizzare tutti i suoi desideri inespressi. Flynn Godfrey è stupendo e si lascia subito incantare dal fascino innocente di Natalie, ma conquistarla non sarà facile: a causa dei traumi subiti, infatti, lei ha deciso di concedersi solo all’uomo che sposerà. Flynn non è certo un tipo trasparente: è un dominatore e lavora per la casa cinematografica Quantum, nel seminterrato della quale si cela un prestigioso club sadomaso. Nonostante le sue inclinazioni, lui è ben disposto nei confronti della risoluta posizione di Natalie, ma quando lei lo accompagna a Hollywood e i due fanno la loro prima apparizione in pubblico in occasione dei Golden Globe, i segreti del passato di Natalie riaffiorano violenti, sconvolgendo di nuovo la vita di entrambi.
Miniserie “Quantum Trilogy ” – Vol. 1/3

Virginia Woolf e il giardino bianco

Il 28 marzo 1941 Virginia Woolf si recò sulle rive dell’Ouse, non lontano dalla sua casa nel Sussex, dove viveva col marito, si riempì le tasche del soprabito di pietre e si gettò nelle acque del fiume, togliendosi la vita. Sessant’anni più tardi, l’architetto del paesaggio Jo Bellamy giunge a Sissinghurst Castle per studiare il celeberrimo “giardino bianco” che la scrittrice Vita Sackville-West aveva creato per la sua amata Virginia. Ma tra le ombre di una delle più famose dimore d’Inghilterra, Jo fa una scoperta sconcertante: tra i documenti conservati negli archivi della residenza trova quello che sembra l’ultimo diario di Virginia Woolf, la cui prima pagina riporta la data del giorno successivo alla sua morte. Se quel quaderno si rivelasse autentico metterebbe in discussione ogni precedente teoria sulla fine della famosa scrittrice. Ma prima che Bellamy possa svelare la sua scoperta, il prezioso diario scompare. Chi l’ha rubato? E perché? Quale mistero si cela tra quelle pagine? E che collegamento c’è tra i segreti che custodiscono e quelli nascosti nel giardino bianco?

Vino e bufale. Tutto quello che vi hanno sempre dato da bere a proposito delle bevande alcoliche

Vino, birra e superalcolici sono i protagonisti della più massiccia disinformazione nei confronti di una sostanza di comune consumo: l’alcol. Gli effetti benefici dell’alcol non sono sostenuti da rigorose ricerche scientifiche, ma dall’interesse di una lobby di produttori, politici e giornalisti. Scoprirete che l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara che meno alcol si beve meglio è, che anche piccole quantità comportano rischi e che non esiste motivo legato alla salute per consumare alcolici. Anzi l’alcol è la seconda causa di cancro dopo il fumo, è la prima causa di morte tra i giovani, aumenta fino a 380 volte il rischio di incidenti d’auto, provoca il 10% dei ricoveri ospedalieri e ci costa ogni anno almeno quanto una finanziaria. Alla fine di questo libro avrete le informazioni corrette e documentate per decidere del vostro stile di vita rispetto al vino e alle bevande alcoliche. Potrete anche continuare a bere, ma solo perché vi piace. Perché tutti gli altri motivi sono delle bufale.
(source: Bol.com)

Vincoli. Alle origini di Holt

È la primavera del 1977 a Holt, Colorado. Edith Goodnough giace in un letto d’ospedale, e un poliziotto sorveglia la sua stanza. Pochi mesi prima, un incendio ha distrutto la casa dove Edith abitava con il fratello Lyman. Un giorno, un cronista arriva in città a indagare sull’incidente e si rivolge a Sanders Roscoe, il vicino di casa, che non accetta di parlare per proteggere Edith. Ma è proprio la voce di Sanders a raccontarci di lei e del fratello, di una storia che inizia nel 1906, quando Roy e Ada Goodnough sono arrivati a Holt in cerca di terra e di fortuna. La storia di Edith si lega a quella del padre di Sanders, John Roscoe, che ha condiviso con loro la dura vita nei campi, in quella infinita distesa di polvere che era la campagna del Colorado. La Holt delle origini è l’America rurale, dove vige un codice di comportamento indiscutibile, legato alla terra e alla famiglia, e dove la felicità si sacrifica in nome del dovere e del rispetto. Kent Haruf racconta i suoi personaggi senza giudicarli, con profonda fiducia nella dignità dello spirito umano. Questo libro è per le spighe di grano, per le mucche, per i cieli d’estate e la neve, per le stelle e l’erba, per la polvere e il dondolo, per una crostata di ciliegie e per le cartoline; ma questo libro è soprattutto per gli acerbi ragazzi che eravamo, per i dettagli in cui ci siamo persi, per i guai che ci hanno ammaccato, e per la porta che siamo riusciti ad aprire, finalmente liberi di vivere giorni più luminosi.

Vincoli: Alle Origini Di Holt

È la primavera del 1977 a Holt, Colorado. Edith Goodnough giace in un letto d’ospedale, e un poliziotto sorveglia la sua stanza. Pochi mesi prima, un incendio ha distrutto la casa dove Edith abitava con il fratello Lyman. Un giorno, un cronista arriva in città a indagare sull’incidente e si rivolge a Sanders Roscoe, il vicino di casa, che non accetta di parlare per proteggere Edith. Ma è proprio la voce di Sanders a raccontarci di lei e del fratello, di una storia che inizia nel 1906, quando Roy e Ada Goodnough sono arrivati a Holt in cerca di terra e di fortuna.La storia di Edith si lega a quella del padre di Sanders, John Roscoe, che ha condiviso con loro la dura vita nei campi, in quella infinita distesa di polvere che era la campagna del Colorado.La Holt delle origini è l’America rurale, dove vige un codice di comportamento indiscutibile, legato alla terra e alla famiglia, e dove la felicità si sacrifica in nome del dovere e del rispetto. Nel suo romanzo d’esordio Kent Haruf racconta i suoi personaggi senza giudicarli, con la profonda fiducia nella dignità dello spirito umano che ha reso inconfondibile la sua voce letteraria.Questo libro è per le spighe di grano, per le mucche, per i cieli d’estate e la neve, per le stelle e l’erba, per la polvere e il dondolo, per una crostata di ciliegie e per le cartoline; ma questo libro è soprattutto per gli acerbi ragazzi che eravamo, per i dettagli in cui ci siamo persi, per i guai che ci hanno ammaccato, e per la porta che siamo riusciti ad aprire, finalmente liberi di vivere giorni più luminosi.

Vincoli

È la primavera del 1977 a Holt, Colorado. Edith Goodnough giace in un letto d’ospedale, e un poliziotto sorveglia la sua stanza. Pochi mesi prima, un incendio ha distrutto la casa dove Edith abitava con il fratello Lyman. Un giorno, un cronista arriva in città a indagare sull’incidente e si rivolge a Sanders Roscoe, il vicino di casa, che non accetta di parlare per proteggere Edith. Ma è proprio la voce di Sanders a raccontarci di lei e del fratello, di una storia che inizia nel 1906, quando Roy e Ada Goodnough sono arrivati a Holt in cerca di terra e di fortuna.La storia di Edith si lega a quella del padre di Sanders, John Roscoe, che ha condiviso con loro la dura vita nei campi, in quella infinita distesa di polvere che era la campagna del Colorado.La Holt delle origini è l’America rurale, dove vige un codice di comportamento indiscutibile, legato alla terra e alla famiglia, e dove la felicità si sacrifica in nome del dovere e del rispetto. Nel suo romanzo d’esordio Kent Haruf racconta i suoi personaggi senza giudicarli, con la profonda fiducia nella dignità dello spirito umano che ha reso inconfondibile la sua voce letteraria.Questo libro è per le spighe di grano, per le mucche, per i cieli d’estate e la neve, per le stelle e l’erba, per la polvere e il dondolo, per una crostata di ciliegie e per le cartoline; ma questo libro è soprattutto per gli acerbi ragazzi che eravamo, per i dettagli in cui ci siamo persi, per i guai che ci hanno ammaccato, e per la porta che siamo riusciti ad aprire, finalmente liberi di vivere giorni più luminosi.

(source: Bol.com)

Vincere o morire: Gli assi del calcio in camicia nera 1926-1938

Due mondiali vinti e una medaglia d’oro nell’Olimpiade del 1936. Campioni indimenticabili come Schiavio e Orsi, Meazza e Piola.
Con l’abilità dello scrittore e la passione del tifoso, Enrico Brizzi racconta gli anni in cui il calcio divenne un affare di stato.
A partire dal 1926, la storia del calcio italiano e quella del regime s’intrecciano in maniera indissolubile: il ras romagnolo Leandro Arpinati diventa il dominus di uno sport che esce dal suo periodo pionieristico e assurge a passione nazionale.
Sono stagioni trionfali per il Torino del ‘Trio delle meraviglie’ e per la Juventus del ‘Quinquennio d’oro’, per l’Ambrosiana di Meazza e per il Bologna ‘che tremare il mondo fa’; sono gli anni della Roma ‘testaccina’ e della Lazio di Silvio Piola, protagoniste di derby infuocati e determinate a portare il primo scudetto nella capitale.
A marcare l’epica del calcio italiano arrivano, sollecitati con forza dalla dittatura, i grandi trionfi degli Azzurri: i titoli mondiali del 1934 e del 1938, e quello olimpico ottenuto nel 1936.
Pozzo e Schiavio, Baloncieri e Ferraris IV, Cesarini e Borel diventano in queste pagine personaggi a tutto tondo, e intrecciano i loro destini con quelli di gerarchi, dame, attrici e intellettuali dell’epoca – da D’Annunzio a Malaparte, da Emilio Lussu a Carlo Rosselli.
Un affresco che fa rivivere, tra fasti e contraddizioni, il fatale inclinarsi di una società conformista verso il disastro della seconda guerra mondiale.
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### Sinossi
Due mondiali vinti e una medaglia d’oro nell’Olimpiade del 1936. Campioni indimenticabili come Schiavio e Orsi, Meazza e Piola.
Con l’abilità dello scrittore e la passione del tifoso, Enrico Brizzi racconta gli anni in cui il calcio divenne un affare di stato.
A partire dal 1926, la storia del calcio italiano e quella del regime s’intrecciano in maniera indissolubile: il ras romagnolo Leandro Arpinati diventa il dominus di uno sport che esce dal suo periodo pionieristico e assurge a passione nazionale.
Sono stagioni trionfali per il Torino del ‘Trio delle meraviglie’ e per la Juventus del ‘Quinquennio d’oro’, per l’Ambrosiana di Meazza e per il Bologna ‘che tremare il mondo fa’; sono gli anni della Roma ‘testaccina’ e della Lazio di Silvio Piola, protagoniste di derby infuocati e determinate a portare il primo scudetto nella capitale.
A marcare l’epica del calcio italiano arrivano, sollecitati con forza dalla dittatura, i grandi trionfi degli Azzurri: i titoli mondiali del 1934 e del 1938, e quello olimpico ottenuto nel 1936.
Pozzo e Schiavio, Baloncieri e Ferraris IV, Cesarini e Borel diventano in queste pagine personaggi a tutto tondo, e intrecciano i loro destini con quelli di gerarchi, dame, attrici e intellettuali dell’epoca – da D’Annunzio a Malaparte, da Emilio Lussu a Carlo Rosselli.
Un affresco che fa rivivere, tra fasti e contraddizioni, il fatale inclinarsi di una società conformista verso il disastro della seconda guerra mondiale.

Vince l’attrazione

Cutter pensa che agire sia meglio che perdersi in chiacchiere. Jessica invece è convinta che il dialogo sia la chiave della felicità. Uno dei due si sbaglia. O forse no. Una gara di beneficenza a suon di appuntamenti è il terreno perfetto per mettere alla prova entrambe le teorie. Eppure seguire l’istinto pare l’unica via, soprattutto perché, quando sono insieme, il pilota-ragazzaccio e la maestra della seduzione fanno scintille.
I romanzi della miniserie “Amori e Motori”:
Passione e bon ton
Il matrimonio di Carlee
La lunga estate calda
Vince l’attrazione
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### Sinossi
Cutter pensa che agire sia meglio che perdersi in chiacchiere. Jessica invece è convinta che il dialogo sia la chiave della felicità. Uno dei due si sbaglia. O forse no. Una gara di beneficenza a suon di appuntamenti è il terreno perfetto per mettere alla prova entrambe le teorie. Eppure seguire l’istinto pare l’unica via, soprattutto perché, quando sono insieme, il pilota-ragazzaccio e la maestra della seduzione fanno scintille.
I romanzi della miniserie “Amori e Motori”:
Passione e bon ton
Il matrimonio di Carlee
La lunga estate calda
Vince l’attrazione

Villetta con piscina

Marc Schlosser è un medico di famiglia. Riceve la mattina, dalle otto e mezza all’una. Venti minuti circa a paziente cosí spartiti: un minuto per capire quello che c’è da capire e gli altri diciannove per inscenare una parvenza di interesse. E i pazienti se ne vanno via soddisfatti, prendendo per una meticolosa e inusuale attenzione quella che non è altro che una messa in scena. Di recente, però, un increscioso incidente ha turbato la tranquilla esistenza di Marc. Dopo il funerale di Ralph Meier, la star televisiva dalla figura imponente e la voce stentorea, Judith, la moglie dell’attore, ha fatto irruzione nello studio di Schlosser scagliando a terra una sedia e strillando ripetutamente ‘Assassino!’. È passato un anno e mezzo da quando Ralph Meier si era materializzato in quella stessa sala d’aspetto. Aveva il suo solito atteggiamento, quella prorompente fisicità che si acquista soltanto con regolari abbuffate in ristoranti che abbiano ottenuto una o piú stelle Michelin o con copiosi barbecue nel cortile di casa. Ma era malato, profondamente malato. Nel suo corpo, le cellule maligne si erano già rivoltate contro quelle sane. Marc ha capito subito che occorreva un intervento drastico, un first strike, un bombardamento a tappeto che avrebbe messo K.O. tutte le cellule maligne in un colpo solo. Eppure ha tranquillizzato l’attore, dicendogli che non c’era nulla di serio di cui preoccuparsi. E un anno e mezzo dopo Meier, il viso magro al posto di quello pienotto di un tempo, ha ingoiato un bicchierino letale per non lasciare alla malattia il gusto di portarselo via. Omicidio premeditato? Crudele assassinio? Sono vere le accuse di Judith? La commissione disciplinare medica dovrà appurare esattamente questo. L’Olanda non è mica l’America, dove per una diagnosi sbagliata un avvocato ti può rovinare. In Olanda se l’hai fatta grossa, rimedi un’ammonizione o al piú una sospensione di qualche mese. E davanti alla commissione medica Marc punta esattamente su questo. Sostiene di averla forse fatta grossa, di essere incorso in un grave errore medico come ne capitano tanti nella ricca e un po’ distratta Olanda. Non può mica dire la verità! Non può mica raccontare di una villetta con piscina affittata dai Meier, dove la famiglia Schlosser ha trascorso alcuni giorni d’estate, tra abbuffate, relax e amicizia! E di sua figlia Julia, tredici anni e lunghi capelli biondi, ritrovata ferita e in stato d’amnesia sulla spiaggia, la stessa notte in cui Ralph Meier, il donnaiolo dallo sguardo osceno, il sessantenne che in piscina giocava ad abbassare il costume alle adolescenti, era sparito per tanto, troppo tempo! Dopo La cena, il romanzo in cui un gruppo di adolescenti costringe a scelte drammatiche i propri genitori, Herman Koch torna a descrivere magistralmente il cinismo dei rapporti sociali odierni, l’oscurità e il malessere penetrati nel cuore stesso della famiglia contemporanea

(source: Bol.com)

Villa triste

Per non andare a combattere in Algeria – siamo ai primi degli Anni Sessanta – un giovane francese di cui sappiamo molto poco, va a rifugiarsi in una stazione termale affacciata su un lago dell’Alta Savoia, a pochi chilometri dalla Svizzera. Volendo nascondere la sua identità, si presenta come un discendente di una nobile famiglia russa: il conte Chmara. Dopo qualche tempo, incontra una ragazza molto affascinante che ha qualche anno più di lui: Yvonne. Lei dichiara di essere una attrice che ha appena finito di partecipare al film di un regista tedesco, girato proprio da quelle parti. I due si innamorano e, nella località turistica che col suo Casino, i ricevimenti, i campi da tennis, i concorsi di bellezza, sembra essere attrezzata di tutto punto per proporsi come una imitazione sbiadita e volgare della Costa Azzurra in cui un tempo avevano folleggiato Francis Scott Fitzgerald e sua moglie Zelda, e W.S. Maugham avrebbe sfogato fino all’ultimo il suo pessimo umore, vivono una lunga estate di passione e di bugie. Yvonne fa parte di quegli esseri misteriosi – sempre gli stessi – che, come sentinelle, se ne stanno ai bivi della nostra esistenza e, nel momento stesso in cui li incontriamo, ci travolgono. Il finto conte Chmara è un apolide della vita, alla ricerca del passato e del tutto. Sono, entrambi, protagonisti di “quel momento della giovinezza in cui tutto è sul punto di precipitare e presto sarà troppo tardi per tutto”. È inevitabile che, insieme, costruiscano una vicenda drammaticamente esemplare. Villa triste, il romanzo che Patrick Modiano scrisse quando ancora non aveva compiuto trent’anni, è un romanzo inquietante, a tratti ironico e “cattivo”, fascinosamente rétro, percorso da una potente vena d’erotismo. Modiano, in questo, è un maestro. Conosce perfettamente la misura. E quali sono i gesti, quali sono le parole, quali sono i luoghi, in cui si nasconde il desiderio. Giorgio Montefoschi

(source: Bol.com)