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L’ultimo guerriero

Bizanzio, 1035 d.C.: Thorgils è diventato membro dei Variaghi, la milizia di guerrieri nordici che garantisce la sicurezza dell’imperatore dei bizantini, ed è testimone dello splendore della più ricca città della terra, ma anche della violenza e delle congiure che avvelenano la vita della famiglia reale. Quando Harald Sigurdsson diviene capo dei Variaghi, affida a Thorgils una missione difficilissima, al limite dell’impossibile: sconfiggere i pirati che infestano il Mediterraneo, e successivamente organizzare una campagna militare per strappare la Sicilia ai Saraceni. Passano gli anni, Thorgils non è riuscito nell’impresa di riconquistare la Sicilia, ma è sempre più l’uomo di fiducia di Harald, che è diventato re di Norvegia, e vuole coronare il sogno dei suoi antenati, i Vichinghi: invadere l’Inghilterra. E sarà Thorgils, ancora una volta, a organizzare la campagna militare, accordandosi con Gugliemo di Normandia.

L’ultimo dono

Fra il 1986 e il 1987 Sándor Márai, che da più di trent’anni ormai vive negli Stati Uniti, perde i due fratelli e la sorella, e anche il figlio adottivo, appena quarantaseienne. Ma soprattutto perde Lola, la donna che è stata la sua compagna per sessantadue anni: Márai, che ha coltivato il sogno impossibile di morire insieme a lei, è costretto a vederla spegnersi lentamente e, dopo averne disperso le ceneri nell’Oceano, a proseguire un’esistenza che gli appare ormai priva di senso. Il pensiero stesso della «letteratura» gli provoca ormai solo nausea e disgusto. Eppure – e fin quasi alla vigilia della morte – il vecchio «scrittore ungherese» (ché questo egli sarà sempre, afferma, ovunque egli vada) continua, nel monologo ininterrotto che è il suo diario, a registrare annotazioni di ogni genere: aforismi perfetti (la cui acida esattezza ricorda a volte Cioran); lucide riflessioni sulla letteratura (soprattutto quella ungherese, a cui non smette di interessarsi, ma anche Conrad, James, Marco Aurelio, il duca di Sully, Caterina da Siena), sul mondo contemporaneo, sul tema dell’esilio («L’esule che non fa ritorno a casa diventa un personaggio grottesco, se ne sta accoccolato su in alto, come l’anacoreta in cima a una colonna, e aspetta che arrivino i corvi a portargli da mangiare») – e naturalmente sulla prossimità della morte: «La morte è vicinissima, ne sento l’odore. Ma ho ancora qualcosa da spartire con la vita». Sono proprio le estreme, sconvolgenti pagine dell’autore delle Braci. Sándor Márai scrive l’ultima frase il 15 gennaio del 1989. Esattamente un anno prima si era comprato una rivoltella ed era andato più volte in un poligono di tiro per imparare a usarla. Il 21 febbraio, tredici mesi e mezzo dopo la morte di Lola, si uccide.

L’ultimo dei Winnebago

Ambientato in un’America post-disastro regredita a forme di governo decisamente dittatoriali, questo romanzo parla prevalentemente di estinzioni. Nel futuro immaginato dall’autrice a causa di epidemie virali si stanno estinguendo molte razze di animali. Ed è proprio il racconto dell’uccisione dell’ultimo dei cani che dà lo spunto a Connie Willis per narrare una storia di una Terra in cui molte cose che abbiamo si stanno estinguendo, così come i “Winnebago” che oltre a esssere un modello di camper è anche il nome di una tribù pellerossa del Minnesota.
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L’ultimo dei guardiani

Jon Shannow, l’Uomo di Gerusalemme, era stato lasciato in fin di vita dai suoi nemici. Ma egli non è morto, anzi è pronto ad affrontare una nuova, drammatica sfida. Una forza potente e malefica sta distruggendo i confini fra presente e passato, minacciando l’equilibrio stesso del tempo. Solo Shannow, l’ultimo dei Guardiani, può fronteggiare questa terribile minaccia, ma per farlo deve trovare la Spada di Dio, la magica lama che nessuno sa dove si trovi e che, secondo la leggenda, è stata nascosta secoli prima fra le nubi che sovrastano la Città delle Belve, una mitica metropoli governata con pugno di ferro dall’Oscura Regina… L’Uomo di Gerusalemme riuscirà a salvare l’Universo?

L’ultimo amore di Valeria

Esiste un villaggio ungherese talmente piccolo che la Storia non si è mai degnata nemmeno di sfiorarlo. Per decenni nessuno si è mai preoccupato di fermarsi in questo borgo, neppure i nazisti, i sovietici o i capitalisti occidentali, che pure sbucano in ogni riposto angolo del mondo, avidi come sono di quattrini. Qui si continua come sempre ad amare e a imbrogliare il prossimo, a bere e a sopravvivere, con la passione e la forza che ha comunque lasciato l’impero sovietico. In questo paese vive una signora con un caratterino niente male, una donna che in sessantotto anni non ha mai smesso di essere se stessa. Valeria cammina e borbotta e trova difetti in ogni cosa che si sforza di sopravvivere sotto il cielo. I decenni di disgusto nei confronti di tutto e tutti hanno fatto di lei una pietra di paragone per la sua piccola comunità. In fondo, ciò che la infastidisce di meno sarà pur sempre il meglio. Nulla scampa alle sue critiche: le verdure avvizzite del mercato, i pigri agricoltori che si ubriacano alla taverna del paese, le persone che fischiettano senza fermarsi mai, la fauna che ha fatto la sua comparsa da quando il paese è strisciato tra le braccia dell’Occidente come una sgualdrinella qualunque: adolescenti brufolosi che spuntano al volante di berline costose e in compagnia di stangone a pagamento, donne inservibili per qualsiasi nobile cosa, a parte per il sesso… Un giorno, però, la sua anima di impenitente e incallita zitella viene trafitta da un’improbabile freccia…
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L’ultimo alchimista

“Sono tornato all’Aberdeen perché speravo potesse restituirmi quello che mi aveva sottratto tanto tempo fa. Ma mi sono accorto che luoghi del genere non rendono mai quel che hanno perso. È il pedaggio che richiedono, e quando il debito è stato saldato capisci che il tuo tempo è scaduto non dal rintocco di una campana ma dal fruscio lieve dell’apatia…”
Ed è con apatia che Eric Dunne, brillantissimo ex studente, torna dopo anni a quella piccola, prestigiosa scuola del Connecticut settentrionale per giovani ricchi e privilegiati. Con apatia lascia correre lo sguardo verso la grande casa del professore Cade, che lo aveva così impressionato, ora abbandonata e ricoperta dalla patina del tempo. Solo lo stagno lo scuote: il lampo dei ricordi è ancora troppo vivido, troppo forte la paura di veder qualcosa emergere gorgogliando dagli abissi. La memoria riporta Eric al lontano giorno del suo arrivo al college, quando si presenta al tutor perchè ha vinto la borsa di studio. A colpirlo in quei primi momenti è la strana atmosfera diffusa che si respira un po’ ovunque: nella tenebrosa biblioteca, nelle aule spoglie, nel giardino ombroso. Un’atmosfera che incombe anche sulle persone che gli vengono presentate, come il misterioso Cornelius Graves, vecchissimo bibliotecario quasi cieco sul quale girano voci strane e sconcertanti: si mormora per esempio che stia cercando la pietra filosofale, la mitica sostanza che racchiuderebbe il segreto della vita eterna. Contemporaneamente, la straordinaria attitudine di Eric per il latino attira l’attenzione di Arthur Fitch, carismatico e distaccato studente dell’ultimo anno che gli propone di diventare assistente alle ricerche del dottor William Cade, il più illustre docente dell’Aberdeen. Eric entra così nella cerchia ristretta dei pupilli che vivono tutti insieme nella grande casa del professore ai margini del campus, e non tarda ad accorgersi che i suoi nuovi amici non si limitano ad aiutare Cade nella stesura di un libro di storia: anche loro stanno cercando la pietra filosofale… Ma quando un esperimento alchemico fallisce causando conseguenze funeste la tensione fra lui e i suoi compagni minaccia di esplodere, mandando in frantumi il mondo idealizzato di Eric. L’ultimo alchimista è uno stupefacente esordio letterario, una sorta di mystery gotico sul quale aleggia, sin dal prologo, un costante presagio di sciagura. Una lettura che lascia senza respiro: si rimane stregati dalle atmosfere cupe, conturbanti, e dal mirabile ritratto degli irripetibili anni dell’adolescenza, con le sue inquietudini e aspirazioni, con gli ideali di amicizia e lealtà, con il primo, disperato amore per una ragazza irraggiungibile. Un romanzo magico.

L’Ultimatum

L’anno è il 1996. Andrew Gordon, consigliere scientifico del Presidente, riceve da una collega una notizia che ha dell’incredibile: Europa, la sesta luna di Giove, è improvvisamente svanita senza lasciare traccia, come se non fosse mai esistita. Poco tempo dopo, Edward Shaw, professore di geologia, s’imbatte in una scoperta straordinaria nella Valle della Morte, un misterioso tumulo di forma conica, alto un centinaio di metri, a prima vista il residuo di un vulcano spento. Tuttavia non è indicato su alcuna mappa, e nessuno l’aveva mai notato prima…
Già, perché si rivela subito per ciò che è realmente: un’astronave aliena. E l’avvertimento lanciato dalla creatura che si trova al suo interno è tutt’altro che rassicurante. Ma quando il governo australiano comunica l’improvvisa comparsa di una montagna di granito che sembra anch’essa di natura artificiale, è ormai chiaro che si è in presenza di un’inarrestabile catena di eventi che non hanno spiegazione e che rischiano di sconvolgere l’intero pianeta. È forse l’inizio di un’invasione aliena, la soglia di una nuova epoca di pace e prosperità, oppure il segnale di una catastrofe imminente? Una cosa è certa: qualcosa di totalmente inaspettato attende l’umanità…
In questo emozionante romanzo il tema del contatto tra umani e alieni si sviluppa secondo linee complesse e imprevedibili, tra misteri scientifici e ipotesi grandiose.
Greg Bear sa fondere tutti gli elementi della grande fantascienza, con lampi immaginativi e una sapienza spettacolare che lo consacrano come un maestro della nuova generazione.

L’ultima tentazione

In questo romanzo grandioso e di profondo impatto emotivo, Kazantzakis, uno dei più grandi scrittori del Ventesimo secolo, rivisita il Vangelo secondo una visione laica di Cristo. Kazantzakis racconta l’amore e la passione di un uomo: Gesù di Nazaret. Figlio di un falegname, l’uomo Gesù vorrebbe amare una donna e avere una famiglia, ma la voce di Dio risuona dirompente nel suo animo, lo arma di una forza superiore a quella di mille eserciti, gli impone rinunce e sofferenze. Il conflitto interiore dell’uomo, la lotta fra carne e spirito, l’istinto di ribellarsi e il desiderio insopprimibile di unirsi a Dio vengono evocati in un affresco narrativo che celebra il supremo sacrificio di Cristo. Sulla croce, ormai moribondo, Gesù ha una visione di come sarebbe stata la sua vita se non avesse seguito il richiamo di Dio. È l’ultima tentazione, quella che Cristo respinge morendo per l’intero genere umano. Per la scrittrice Michela Murgia, “un testo fondamentale per la mia formazione.”

L’ultima profezia del mondo degli uomini

La storia del Capitano Rankstrail era cominciata in una notte di fuoco e di vento. Dal buio erano arrivati gli Orchi, e le urla delle donne erano salite fino al cielo. Rankstrail è uno dei tanti figli nati dalle violenze sulle frontiere. Sua madre aveva rifiutato di annegarlo e lui aveva portato il suo coraggio e il suo furore fin sul trono del re degli Uomini, dopo essere diventato l’invincibile Capitano, colui che aveva respinto gli Orchi. Lui è il loro nemico mortale, colui che li ha fermati, conservando sempre nel cuore la vergogna e l’odio di essere un loro figlio. Disperso senza insegne durante un’inondazione, catturato casualmente, venduto come schiavo, l’irriconosciuto re degli Uomini dovrà compiere un cammino nel mondo degli Orchi che lo condurrà a diventarne l’imperatore, perché anche loro sono il suo popolo. Sarà un cammino lungo, spesso compiuto sul confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti, attraverso luoghi all’ombra della sofferenza, dove Rankstrail potrà ritrovare i figli perduti, perché a sua volta sarà guidato da luci di tenerezza che non aveva sospettato avere nella sua vita.

L’ultima preda: Il ciclo dei Courteney d’Africa

Sean Courteney, pronipote del protagonista del Destino del leone, dopo aver militato nel corpo antiguerriglia degli Scout di Ballantyne, si è messo a fare il cacciatore di professione e organizza safari per ricchi in una riserva nello Zimbabwe, ai confini con il Mozambico. Accompagnato dal fedelissimo Matatu, sua guida ndorobo, Sean si trova nella valle dello Zambesi con Riccardo Monterro, multimilionario americano di origine italiana, e sua figlia, la bellissima Claudia. La ragazza sa che quello sarà per il padre l’ultimo safari, essendo Riccardo minato da un male incurabile, e soltanto per questo motivo lo ha accompagnato – lei, sempre in prima linea nelle battaglie per la salvaguardia della natura – in quella caccia. Inseguendo Tukutela, il gigantesco elefante che nel romanzo assurge a simbolo di un’Africa sul punto di scomparire per sempre, il gruppetto sconfina in Mozambico, dove è in corso una sanguinosa guerra fratricida. Presi tra i due fuochi degli opposti eserciti, ben presto i cacciatori si trasformeranno in prede, e ciò varrà soprattutto per Sean, che la sorte oppone a un nemico uscito dalle brume del suo avventuroso e burrascoso passato. Sarà una lotta all’ultimo sangue, per salvaguardare la propria vita ma anche per difendere legami d’amicizia radicati nel profondo dell’anima, una lotta dove all’odio razziale, alla bestialità della guerra si opporrà, come sempre, il potere salvifico dell’amore.ENTRA A FAR PARTE DEL CLUB DEI LETTORI DI WILBUR SMITH SU: WWW.WILBURSMITH.ITCURIOSITÀ, ANTEPRIME, GADGET E CONTENUTI GRATUITI IN ESCLUSIVA

L’ultima notte di Willie Jones

Ottobre 1943. Mentre il sole tramonta su St. Martinville, Louisiana, Willie Jones deve affrontare le ultime ore della sua vita: a mezzanotte in punto verrà giustiziato sulla sedia elettrica. Ha solo diciott’anni, la pelle nera ed è accusato di aver violentato una ragazza bianca. Qualcuno lo crede innocente, qualcun altro invece scalpita per vederlo «friggere».
Mentre le ore corrono inesorabili, il padre di Willie, Frank, cerca disperatamente di raggiungere la prigione portando a dorso di mulo una lapide che non finirà mai di pagare. Il procuratore distrettuale, che ha ottenuto la pena capitale, deve fare i conti con la propria coscienza e con sua moglie che non riesce più a guardarlo in faccia.
E una madre, il cui unico figlio combatte nel Pacifico, sfida l’autorità del marito cercando calore nel contatto con quei bimbetti straccioni, neri come la notte, che vivono ai margini della sua proprietà. Ci sono pure le famiglie e le bande di amici che per nulla al mondo vogliono perdersi lo spettacolo. C’è, soprattutto, la Feroce Gertie, la pesante sedia di legno in viaggio verso la sua cupa destinazione che, non fosse per quei lacci di cuoio e quei cavi elettrici, sembrerebbe solo una sedia.
In questa potente narrazione, Elizabeth H. Winthrop tocca magistralmente i temi eterni del razzismo, della giustizia, della colpa e del perdono. I suoi personaggi, di carne e sangue, si muovono in un ambiente infettato dal pregiudizio e compiono scelte terribili dimostrando una commovente, tragica umanità.
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### Sinossi
Ottobre 1943. Mentre il sole tramonta su St. Martinville, Louisiana, Willie Jones deve affrontare le ultime ore della sua vita: a mezzanotte in punto verrà giustiziato sulla sedia elettrica. Ha solo diciott’anni, la pelle nera ed è accusato di aver violentato una ragazza bianca. Qualcuno lo crede innocente, qualcun altro invece scalpita per vederlo «friggere».
Mentre le ore corrono inesorabili, il padre di Willie, Frank, cerca disperatamente di raggiungere la prigione portando a dorso di mulo una lapide che non finirà mai di pagare. Il procuratore distrettuale, che ha ottenuto la pena capitale, deve fare i conti con la propria coscienza e con sua moglie che non riesce più a guardarlo in faccia.
E una madre, il cui unico figlio combatte nel Pacifico, sfida l’autorità del marito cercando calore nel contatto con quei bimbetti straccioni, neri come la notte, che vivono ai margini della sua proprietà. Ci sono pure le famiglie e le bande di amici che per nulla al mondo vogliono perdersi lo spettacolo. C’è, soprattutto, la Feroce Gertie, la pesante sedia di legno in viaggio verso la sua cupa destinazione che, non fosse per quei lacci di cuoio e quei cavi elettrici, sembrerebbe solo una sedia.
In questa potente narrazione, Elizabeth H. Winthrop tocca magistralmente i temi eterni del razzismo, della giustizia, della colpa e del perdono. I suoi personaggi, di carne e sangue, si muovono in un ambiente infettato dal pregiudizio e compiono scelte terribili dimostrando una commovente, tragica umanità.

L’ultima notte di Willie Jones

Ottobre 1943. Mentre il sole tramonta su St. Martinville, Louisiana, Willie Jones deve affrontare le ultime ore della sua vita: a mezzanotte in punto verrà giustiziato sulla sedia elettrica. Ha solo diciott’anni, la pelle nera ed è accusato di aver violentato una ragazza bianca. Qualcuno lo crede innocente, qualcun altro invece scalpita per vederlo ‘friggere’. Mentre le ore corrono inesorabili, il padre di Willie, Frank, cerca disperatamente di raggiungere la prigione portando a dorso di mulo una lapide che non finirà mai di pagare. Il procuratore distrettuale, che ha ottenuto la pena capitale, deve fare i conti con la propria coscienza e con sua moglie che non riesce più a guardarlo in faccia. E una madre, il cui unico figlio combatte nel Pacifico, sfida l’autorità del marito cercando calore nel contatto con quei bimbetti straccioni, neri come la notte, che vivono ai margini della sua proprietà. Ci sono pure le famiglie e le bande di amici che per nulla al mondo vogliono perdersi lo spettacolo. C’è, soprattutto, la Feroce Gertie, la pesante sedia di legno in viaggio verso la sua cupa destinazione che, non fosse per quei lacci di cuoio e quei cavi elettrici, sembrerebbe solo una sedia. In questa potente narrazione, Elizabeth H. Winthrop tocca magistralmente i temi eterni del razzismo, della giustizia, della colpa e del perdono. I suoi personaggi, di carne e sangue, si muovono in un ambiente infettato dal pregiudizio e compiono scelte terribili dimostrando una commovente, tragica umanità.

(source: Bol.com)

L’ultima donna della sua vita

Ellery Queen e suo padre, l’ispettore Richard Queen, hanno bisogno di una vacanza e la villa che John Levering Benedict III, compagno a Harvard di Ellery, mette loro a disposizione sembra proprio il luogo giusto. Peccato che si riveli quello più sbagliato. Milionario dai molti divorzi, John ha infatti la brillante idea di modificare il proprio testamento e per questo convoca le tre ex mogli – Marzia la rossa, Rudreg la bionda, Alice la mora – lasciando loro solo una notte per riflettere sulla sua proposta. Una notte di troppo: al mattino John viene rinvenuto cadavere. Ellery sospetta di tutte e tre le donne della vita del suo vecchio compagno. Ma forse ce n’è anche una quarta. L’ultima.

L’ultima chiamata

L’Ultima Chiamata è una straordinaria e personalissima rivisitazione della storia di “Bugsy” Siegel, il gangster visionario che creò la città di Las Vegas (sulla cui vicenda è anche uscito di recente un film interpretato da Warren Beatty) alla luce di tematiche orrorifiche alla King e alla Lovecraft.
L’Ultima Chiamata è anche la vicenda di una cosmica battaglia tra il bene e il male, in cui Powers immette a piene mani trovate uniche e fantasiose, come il gioco delle carte e il mito dei tarocchi. Georges Leon ha costruito il suo regno a Las Vegas su un patto demoniaco e sul sacrificio di suo figlio, Scotty Grane: in una lotta epica, cupa e violenta, che si svolge sul palcoscenico di una Las Vegas surreale ed apocalittica, Scotty affronterà in uno scontro mortale le forze del male che si incarnano nella figura dell’uomo che lo ha generato e poi ripudiato. Una vicenda spigliata e vivace, originalissima come tutte le storie dl Powers, e a forti tinte come i romanzi di Raymond Ghandler e di Mickey Spillane. Un miscuglio ricchissimo tra fantasy, horror e giallo, in cui il fascino delle carte, la fisica del caos e la leggenda del Santo Graal si fondono in un’avventura di rara potenza.Vincitore del premio Locus nel 1993 con questo romanzo, Tim Powers ha già vinto due volte il premio Dick con l’avvincente “Le Porte di Anubis” e il poderoso “Lamia”. In Italia si è aggiudicato il premio Futuro Remoto 1991 sempre con “Le Porte di Anubis”.

L’ultima Chance per L’amore

Si può ritornare al passato? Dorrie Rodgers si è lasciata alle spalle tre uomini a New York, prima di trasferirsi a Los Angeles come prima ballerina in un film. Il fidanzamento con un potente produttore completa la sua vita, ma un incidente pone fine alla sua carriera e al suo imminente matrimonio.

Dopo aver lottato, insegnando yoga, Dorrie viene ingaggiata per fare le coreografie di un film. Volendo condividere la sua gioia per quest’opportunità di far ripartire la sua carriera, è determinata a trovare un uomo. Riuscirà a trovare la persona giusta?

Mettendo in discussione la sua decisione di lasciare i suoi ex ragazzi, Dorrie ritorna nella Grande Mela per trascorrere un giorno in più con ognuno di loro. Troverà la chiave della sua felicità con uno di loro? Il suo ritorno al passato le porterà l’amore che sta cercando o la solitudine la farà tornare tra le braccia dell’uomo che le ha spezzato il cuore?

(source: Bol.com)

L’ultima battaglia

Tutti i personaggi incontrati nel ciclo di Narnia vengono alla ribalta per salutare: il Professore, zia Polly, Edmund, Peter, Lucy, gli gnomi, il topo Ricipì, l’aquila Alidifuoco, l’unicorno Diamante. Ma i veri eroi di questo “gran finale” sono Tirian, l’ultimo discendente dei re di Narnia, e i due bambini Eustachio Scrubb e Jill Pole, che devono smascherare un assurdo impostore. Infatti lo scimmione Shift ha travestito da leone l’asino Puzzle, cercando di farlo passare per il leggendario Aslan e qualcuno ci ha creduto. E adesso le forze del bene e del male si preparano all’ultima battaglia.
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