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L’Uomo Che Schioccava Le Dita

Nella più sordida prigione di uno stato in cui non è difficile riconoscere l’Iran, terra d’origine dell’autrice Fariba Hachtroudi, la prigioniera 455 è un mito. Ogni giorno, bendata, viene torturata crudelmente, con sadismo. Eppure non parla, resiste. Troppo, per i suoi carnefici. Crede che sia giunta la sua ora quando un uomo misterioso la libera dall’incubo con un semplice schiocco delle dita. La prigioniera 455 non lo vede in faccia, ne intuisce appena la camminata. Anni dopo, al sicuro in un paese europeo, le basterà per riconoscere l’uomo venuto a chiedere asilo politico, un ex colonnello in fuga dal loro comune paese d’origine. È l’inizio dei ricordi, due vite su fronti opposti, entrambe vittime di un grande amore spezzato. Ma è anche l’inizio della libertà.

(source: Bol.com)

L’uomo che non sapeva uccidere

Bunty la moglie dell’ispettore Felse si sente sola: sta per compiere quarant’anni, suo marito è spesso via per lavoro e per una sera avverte la sensazione che la sua vita sia finita in un vicolo cieco. Così senza pensarci troppo si ferma in un bar e decide di scambiare due chiacchiere con un avventore, solo come lei. Il giovane si offre di accompagnarla a casa ma, improvvisamente, Bunty scopre nel bagagliaio dell’auto dello sconosciuto, il cadavere di una donna. La situazione precipita: un’innocente chiacchierata si trasforma in un rapimento e poi in una drammatica fuga da un gruppo di malviventi che insegue il giovane. Bunty, però, è convinta che il giovane non possa essere un assassino…
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L’uomo che non era nessuno

Marjorie Stedman lavora come segretaria nello studio di un avvocato. La sua è una vita normale, finché un giorno non entra in scena un uomo misterioso, chiamato Pretoria Smith. Chi è questo individuo? E quali sono i suoi rapporti con lo zio sudafricano di Marjorie? Tutto si complica ancora di più il giorno in cui, in una sala di un antico maniero inglese, Marjorie si trova di fronte a un allucinante spettacolo. A terra giace il cadavere di Sir James Tynewood, ucciso con un colpo di pistola, e accanto a lui c’è Pretoria Smith che si accusa dell’assassinio. E i misteri, invece di risolversi, sembrano infittire sempre più.

L’uomo che dorme (Nero Rizzoli)

**NERO RIZZOLI È LA BUSSOLA DEL NOIR FIRMATA RIZZOLI.**
Da un po’ di tempo, **Antonio Costanza** ha preso la vita contromano: non per scelta e nemmeno per ostinazione. A quarant’anni, è vittima di un’indolenza che niente riesce a scalfire, neppure i brutali omicidi di due prostitute. Non sarebbe troppo grave se Antonio fosse solo Antonio. Invece è anche il dottor Costanza, psichiatra e consulente del Tribunale per i crimini violenti. Uno che se la vede con disadattati cronici, finti pazzi e bastardi veri. Così, quando l’ombra di **un serial killer** si allunga su Salerno, città sospesa tra vecchi sapori di provincia e vanità da metropoli sul mare, Antonio fa l’impossibile per non essere coinvolto.
Vagamente sociopatico e teneramente narcisista, se ne resta ripiegato in un guscio di piccole fobie, appresso alle scelte dell’ex compagna e a un rapporto complicato con il figlio. La sveglia però sta suonando, tanto più che di mezzo ci si mette una giornalista dal sorriso favoloso. Il sonno della svogliatezza è finito e al dottor Costanza toccherà sondare la mente omicida di uomini che odiano le donne, trascinato in un caso in cui la Legge sembra incapace di fare giustizia.
**Corrado De Rosa attinge alla sua esperienza di psichiatra, perito in vicende giudiziarie eccellenti**, per costruire una commedia nera dal tono amaro e scanzonato. La dedica a una generazione a tratti infantile, maldestra in amore, che è cresciuta con i Lego rimanendo incastrata tra i mattoncini colorati delle possibilità e le macerie del disincanto.
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### Sinossi
**NERO RIZZOLI È LA BUSSOLA DEL NOIR FIRMATA RIZZOLI.**
Da un po’ di tempo, **Antonio Costanza** ha preso la vita contromano: non per scelta e nemmeno per ostinazione. A quarant’anni, è vittima di un’indolenza che niente riesce a scalfire, neppure i brutali omicidi di due prostitute. Non sarebbe troppo grave se Antonio fosse solo Antonio. Invece è anche il dottor Costanza, psichiatra e consulente del Tribunale per i crimini violenti. Uno che se la vede con disadattati cronici, finti pazzi e bastardi veri. Così, quando l’ombra di **un serial killer** si allunga su Salerno, città sospesa tra vecchi sapori di provincia e vanità da metropoli sul mare, Antonio fa l’impossibile per non essere coinvolto.
Vagamente sociopatico e teneramente narcisista, se ne resta ripiegato in un guscio di piccole fobie, appresso alle scelte dell’ex compagna e a un rapporto complicato con il figlio. La sveglia però sta suonando, tanto più che di mezzo ci si mette una giornalista dal sorriso favoloso. Il sonno della svogliatezza è finito e al dottor Costanza toccherà sondare la mente omicida di uomini che odiano le donne, trascinato in un caso in cui la Legge sembra incapace di fare giustizia.
**Corrado De Rosa attinge alla sua esperienza di psichiatra, perito in vicende giudiziarie eccellenti**, per costruire una commedia nera dal tono amaro e scanzonato. La dedica a una generazione a tratti infantile, maldestra in amore, che è cresciuta con i Lego rimanendo incastrata tra i mattoncini colorati delle possibilità e le macerie del disincanto.

L’uomo che dorme

NERO RIZZOLI È LA BUSSOLA DEL NOIR FIRMATA RIZZOLI.Da un po’ di tempo, Antonio Costanza ha preso la vita contromano: non per scelta e nemmeno per ostinazione. A quarant’anni, è vittima di un’indolenza che niente riesce a scalfire, neppure i brutali omicidi di due prostitute. Non sarebbe troppo grave se Antonio fosse solo Antonio. Invece è anche il dottor Costanza, psichiatra e consulente del Tribunale per i crimini violenti. Uno che se la vede con disadattati cronici, finti pazzi e bastardi veri. Così, quando l’ombra di un serial killer si allunga su Salerno, città sospesa tra vecchi sapori di provincia e vanità da metropoli sul mare, Antonio fa l’impossibile per non essere coinvolto. Vagamente sociopatico e teneramente narcisista, se ne resta ripiegato in un guscio di piccole fobie, appresso alle scelte dell’ex compagna e a un rapporto complicato con il figlio. La sveglia però sta suonando, tanto più che di mezzo ci si mette una giornalista dal sorriso favoloso. Il sonno della svogliatezza è finito e al dottor Costanza toccherà sondare la mente omicida di uomini che odiano le donne, trascinato in un caso in cui la Legge sembra incapace di fare giustizia.Corrado De Rosa attinge alla sua esperienza di psichiatra, perito in vicende giudiziarie eccellenti, per costruire una commedia nera dal tono amaro e scanzonato. La dedica a una generazione a tratti infantile, maldestra in amore, che è cresciuta con i Lego rimanendo incastrata tra i mattoncini colorati delle possibilità e le macerie del disincanto.

L’uomo che allevava i gatti

È una Cina rappresentata nella crudezza, a volte nella brutalità della sua vita quotidiana, quella di Mo Yan. Ma anche una Cina toccata dalla poesia, dalla sensazione del meraviglioso. I personaggi di questi racconti sembrano sempre sul punto di soccombere, ma conservano una loro leggerezza magica. In particolare, sono i bambini a impersonare il confine tra fragilità assoluta e capacità di illuminare il mondo, di fare miracoli. E sono loro i protagonisti, orfani, miserabili ma ricchi della capacità di vedere le piú sottili efferatezze e le piú segrete meraviglie.
Secondo Mo Yan sono loro a portare sulle spalle il peso dell’anima, e cercano di traghettarla sull’altra riva del fiume: tra esseri umani che spesso hanno dimenticato di essere stati anche loro, un giorno, figli e bambini.
(source: Bol.com)

L’ultimo testamento

Giudea, 70 d.C., Yehoshua Ben Yossef seppellisce in una grotta il proprio testamento, che racchiude un mistero destinato a restare inviolato per secoli. Duemila anni dopo, in Alaska, un’equipe di scienziati viene massacrata all’interno di un laboratorio clandestino, dove si stanno conducendo alcuni esperimenti legati al programma denominato Progetto Lazzaro. Fra le vittime, due premi Nobel, un agente FBI e una cavia umana la cui autopsia rivelerà un esito sconcertante: il decesso era già avvenuto prima della carneficina. Per fare luce sul caso l’FBI si rivolge all’ex agente Nathan Love, esperto di arti marziali e cultore dello zen.
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L’ultimo teorema

L’ultimo teorema (Urania) by Arthur C. Clarke, Frederick Pohl
Un uomo non potrà mai volare nello spazio, dicevano i saccenti. Negli stessi anni, e per lo stesso motivo, decretarono che un’astronave non potesse atterrare in Italia. Invece l’astronave Ares atterrò, “prima nave di linea regolare tra i pianeti”, e cambiò tutto. Era quella del n. 1 dei “Romanzi di Urania”, scesa su di noi il 10 ottobre 1952. Oggi, a sessant’anni di distanza e quasi 1600 numeri dopo, l’ultimo romanzo di Arthur Clarke – scritto in collaborazione con Frederik Pohl – viene a festeggiare degnamente il nostro anniversario. E se qualcuno si chiedesse: “Ma che teorema mi hai fatto?”, gli risponderemmo che si tratta del celebre teorema di Fermat, e che un giovane matematico dello Sri Lanka è il primo ad averne scoperto la dimostrazione originale. Mentre ai danni della Terra, strisciante e insidiosa, si prepara l’invasione aliena…

L’Ultimo Spartito Di Rossini

L’ultimo spartito di Rossini by Simona Baldelli
Scrivere un romanzo ispirato alla biografia di Gioacchino Rossini, nell’anno del 150esimo dalla sua morte, significa complicarsi meravigliosamente la vita.
Perché la prima domanda che ci si pone di fronte alla pagina bianca è: cosa si può scrivere di un personaggio di cui si è già detto tutto? Che appartiene all’immaginario collettivo, non solo dei melomani? È stato, probabilmente, l’artista più famoso e osannato di ogni tempo, e già nel corso della sua esistenza. Per lui venne coniato il termine Rossinimania, riferito al periodo in cui si esibì a Vienna. Ogni angolo risuonava della sua musica, le cartoline con la sua immagine andavano a ruba, gli uomini erano vestiti alla Rossini, le donne sospiravano al suo passaggio, i ristoranti avevano piatti a lui dedicati. Una simile smania pervase le altre città in cui visse e lavorò. Tutti volevano frequentare quel musicista gioviale, dalla scrittura facile –‑ compose il *Barbiere di Siviglia* in meno di due settimane ‑ la battuta pronta, amante della buona tavola. E così viene ricordato ancor oggi: un ilare opportunista, un bon vivant. Ma, di fatto, smise di scrivere opere a 37 anni, dopo il meraviglioso *Guglielmo Tell*, se si eccettuano alcuni componimenti di musica sacra e strumentale. Cosa portò il musicista più famoso del mondo al silenzio?
Da qui partii per il mio viaggio all’interno di una figura assai complessa. In punta di piedi, per non disturbare il gigante che, da 150 anni, aveva trovato quiete. Scoprii aspetti sconosciuti e dolorosi, profondamente umani, che Rossini cercò di dissimulare per tutta la vita, e lo fece tanto bene da passare alla storia come un allegro buontempone. Il suo personaggio da *opera buffa* meglio costruito, potremmo dire, la maschera dietro cui si condannò vivere.

L’ultimo segreto del tempio

Quando a Malqata, nella necropoli di Luxor, viene rinvenuto il cadavere di Piet Jansen, un anziano olandese con cittadinanza egiziana, l’ispettore della polizia di Luxor Yusuf Khalifà pensa di trovarsi di fronte a un caso di facile soluzione. Ma nel corso delle indagini si convince che non tutto è così chiaro come sembra. Alcuni inquietanti particolari sulla morte dell’olandese lo inducono a collegarla con il brutale omicidio di un donna avvenuto quindici anni prima, per il quale lui ha sempre pensato che sia stato condannato un innocente. Scontrandosi con la volontà dei suoi superiori, Khalifà riapre il caso e ben presto individua una pista assolutamente imprevedibile che lo porterà sulle tracce di un enigmatico segreto.
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L’Ultimo Mistero Di Hitler

**Per la prima volta, gli archivi del KGB rivelano tutta la verità sulla morte di Hitler. Un’inchiesta straordinaria, venduta in tutto il mondo.**
Come e quando è davvero morto **Adolf Hitler**? All’indomani dell’armistizio, riuscirono o no i russi a identificarne il corpo, nonostante fosse stato probabilmente bruciato? Nei mesi successivi, i dubbi che **Stalin **istillò nei suoi alleati si propagarono come una cancrena e continuano ancora oggi ad alimentare ogni genere di teoria. Per la prima volta dopo oltre settant’anni, il governo russo ha consentito a due giornalisti e a un illustre medico legale di consultare gli archivi segreti del **KGB**. Ne emergono centinaia di documenti, per la gran parte inediti: gli interrogatori dei testimoni degli ultimi giorni del **Führer**, la pianta del **bunker **dove **Hitler **ed **Eva Braun** si sposarono e poi si suicidarono– a quanto si ritiene – il **30 aprile 1945**, un piano di fuga, verbali ricchi e contraddittori, ma soprattutto resti umani: un pezzo di cranio che presenta un foro di pallottola, un frammento di mandibola, alcuni denti attribuiti a Eva Braun. Grazie al loro faticoso lavoro d’indagine – che rappresenta una storia all’interno della storia – i due autori ci consegnano un’inchiesta appassionante e approfondita, che riscrive gli ultimi giorni della seconda guerra mondiale e l’inizio della guerra fredda, e getta una luce definitiva sul giallo storico più discusso del Novecento.
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### Sinossi
**Per la prima volta, gli archivi del KGB rivelano tutta la verità sulla morte di Hitler. Un’inchiesta straordinaria, venduta in tutto il mondo.**
Come e quando è davvero morto **Adolf Hitler**? All’indomani dell’armistizio, riuscirono o no i russi a identificarne il corpo, nonostante fosse stato probabilmente bruciato? Nei mesi successivi, i dubbi che **Stalin **istillò nei suoi alleati si propagarono come una cancrena e continuano ancora oggi ad alimentare ogni genere di teoria. Per la prima volta dopo oltre settant’anni, il governo russo ha consentito a due giornalisti e a un illustre medico legale di consultare gli archivi segreti del **KGB**. Ne emergono centinaia di documenti, per la gran parte inediti: gli interrogatori dei testimoni degli ultimi giorni del **Führer**, la pianta del **bunker **dove **Hitler **ed **Eva Braun** si sposarono e poi si suicidarono– a quanto si ritiene – il **30 aprile 1945**, un piano di fuga, verbali ricchi e contraddittori, ma soprattutto resti umani: un pezzo di cranio che presenta un foro di pallottola, un frammento di mandibola, alcuni denti attribuiti a Eva Braun. Grazie al loro faticoso lavoro d’indagine – che rappresenta una storia all’interno della storia – i due autori ci consegnano un’inchiesta appassionante e approfondita, che riscrive gli ultimi giorni della seconda guerra mondiale e l’inizio della guerra fredda, e getta una luce definitiva sul giallo storico più discusso del Novecento.

L’ultimo innocente

David Nash è soprannominato l’uomo di ghiaccio: giovane e intelligente, come avvocato difensore in casi difficilissimi non ha mai perso un processo e ha sempre giocato molto pulito. Nonostante tutto, da un po’ di tempo è tormentato da dubbi riguardo una serie di imputati assolti. Quando un collega a cui è legato da profonda amicizia si trova invischiato nell’efferato omicidio di una poliziotta trovata morta travestita da prostituta in un motel, David si scuote dai propri sensi di colpa e decide di affrontare il caso de “l’ultimo innocente”.
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L’ultimo impero

Da mille anni dal cielo cadevano ceneri e il mondo era arido.Da mille anni uno spietato signore opprimeva le sue genticome un dio onnipotente e spietato.Poi, quando ormai le speranze erano perdute,l’arrivo di uno straniero parve poter cambiare ogni cosa…In una piantagione fuori dalla capitale Luthadel, gli schiavi skaa sono oppressi come in ogni parte dell’Impero. Uno strano schiavo giunto da poco, con delle cicatrici sulle braccia, una notte uccide da solo il signorotto locale e le sue guardie, liberando poi i suoi compagni. Si tratta di Kelsier, un Mistborn, un uomo dagli straordinari poteri magici. A capo dei più potenti allomanti, dotati di abilità simili alle sue, Kelsier insegue il sogno di porre fine al dominio del despota divino; ma nonostante le capacità dei suoi compagni, il suo scopo sembra irraggiungibile, finché un giorno non incontra Vin, una giovane ladruncola skaa specializzata in truffe a danno dei nobili e dei burocrati dell’Impero. La ragazza è stata provata dalla vita al punto che ha giurato a sé stessa che non si fiderà mai più di nessuno. Ma dovrà imparare a credere in Kelsier, se vorrà trovare il modo di dominare i poteri che possiede, e che vanno ben oltre la sua immaginazione…

(source: Bol.com)

L’ultimo guerriero

Bizanzio, 1035 d.C.: Thorgils è diventato membro dei Variaghi, la milizia di guerrieri nordici che garantisce la sicurezza dell’imperatore dei bizantini, ed è testimone dello splendore della più ricca città della terra, ma anche della violenza e delle congiure che avvelenano la vita della famiglia reale. Quando Harald Sigurdsson diviene capo dei Variaghi, affida a Thorgils una missione difficilissima, al limite dell’impossibile: sconfiggere i pirati che infestano il Mediterraneo, e successivamente organizzare una campagna militare per strappare la Sicilia ai Saraceni. Passano gli anni, Thorgils non è riuscito nell’impresa di riconquistare la Sicilia, ma è sempre più l’uomo di fiducia di Harald, che è diventato re di Norvegia, e vuole coronare il sogno dei suoi antenati, i Vichinghi: invadere l’Inghilterra. E sarà Thorgils, ancora una volta, a organizzare la campagna militare, accordandosi con Gugliemo di Normandia.

L’ultimo dono

Fra il 1986 e il 1987 Sándor Márai, che da più di trent’anni ormai vive negli Stati Uniti, perde i due fratelli e la sorella, e anche il figlio adottivo, appena quarantaseienne. Ma soprattutto perde Lola, la donna che è stata la sua compagna per sessantadue anni: Márai, che ha coltivato il sogno impossibile di morire insieme a lei, è costretto a vederla spegnersi lentamente e, dopo averne disperso le ceneri nell’Oceano, a proseguire un’esistenza che gli appare ormai priva di senso. Il pensiero stesso della «letteratura» gli provoca ormai solo nausea e disgusto. Eppure – e fin quasi alla vigilia della morte – il vecchio «scrittore ungherese» (ché questo egli sarà sempre, afferma, ovunque egli vada) continua, nel monologo ininterrotto che è il suo diario, a registrare annotazioni di ogni genere: aforismi perfetti (la cui acida esattezza ricorda a volte Cioran); lucide riflessioni sulla letteratura (soprattutto quella ungherese, a cui non smette di interessarsi, ma anche Conrad, James, Marco Aurelio, il duca di Sully, Caterina da Siena), sul mondo contemporaneo, sul tema dell’esilio («L’esule che non fa ritorno a casa diventa un personaggio grottesco, se ne sta accoccolato su in alto, come l’anacoreta in cima a una colonna, e aspetta che arrivino i corvi a portargli da mangiare») – e naturalmente sulla prossimità della morte: «La morte è vicinissima, ne sento l’odore. Ma ho ancora qualcosa da spartire con la vita». Sono proprio le estreme, sconvolgenti pagine dell’autore delle Braci. Sándor Márai scrive l’ultima frase il 15 gennaio del 1989. Esattamente un anno prima si era comprato una rivoltella ed era andato più volte in un poligono di tiro per imparare a usarla. Il 21 febbraio, tredici mesi e mezzo dopo la morte di Lola, si uccide.