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La macchina televettrice

Scandalo alla Casa Bianca. L’assistente speciale del Presidente è vittima di un misterioso, inesplicabile incidente. Può essere un caso, può essere l’errore di una macchina elettronica. Ma c’è chi pensa che quella macchina non può sbagliare, e non rinuncia a far svolgere una discreta e pericolosa indagine intorno a un’altra ben più straordinaria macchina nella quale il governo degli USAC (Stati Uniti e Canada unificati) ha investito ingenti somme, il suo grande prestigio, le sue vaste speranze e ambizioni. Entrano in scena i C-men, la polizia speciale addetta a tutti i casi in cui ci siano di mezzo dei computers.
Copertina di Karel Thole

La macchina magica

Keerg, il valoroso guerriero che già una volta aveva salvato le Terre Note ( ne Il mondo rubato), è chiamato ad affrontare nuove sfide in nome dell’Imperatore. Forze maligne si celano al di là delle Grandi Montagne di Ghiaccio e misteriosi nemici sono all’opera per dare ai Laztebi – i crudeli, deformi ed enigmatici barbari dalla pelle verde – il dominio sul regno dell’uomo.
Lasciato il suo volontario isolamento al Forte di Rohna, Keerg mette insieme un esercito di coraggiosi nani combattenti e di temerarie donne guerriere. Attraverso un mondo di selvaggia bellezza e spaventosi terrori, Keerg guiderà l’armata nel cuore del territorio nemico, preparandosi ad affrontare la Macchina Magica in quella che potrebbe diventare l’ultima guerra dell’uomo.
Copertina: Victor Togliani
* Supplemento a Urania #1394

La macchina di Lord Kelvin

Californiano, amico e discepolo di Philip K. Dick, artefice con K. W. Jeter e Tim Powers di un nuovo movimento fantascientifico (il cosiddetto steampunk), James Blaylock è uno scrittore che sfida in realtà ogni classificazione. La macchina di Lord Kelvin, uscito nel 1992, non è solo uno dei suoi romanzi più recenti, ma anche uno dei più brillanti e riusciti: una storia che prende le mosse dall'insospettabile ambiente scientifico vittoriano e sfocia poi in un'avventura che è un vero caleidoscopio di trovate. Lo spazio, il tempo, i misteri della terra cava e una macchina rivoluzionaria fanno da sfondo a un testo sovversivo che rappresenta un omaggio alla tradizione eroica della fantascienza: da Wells e Conan Doyle fino a Gibson e Sterling.

La macchina della fortuna

Il nostro pianeta, e anzi l’universo intero, è circondato da intangibili, invisibili energie di cui non conosciamo le leggi. Controlliamo l’elettricità, un tempo ritenuta una “grande magia”, ma nulla sappiamo, per esempio, del magnetismo, della gravitazione, salvo il fatto che si tratta di forze naturali. E se ciò che chiamiamo “fortuna” fosse anch’essa una forza naturale, in fin dei conti? Se il gioco elusivo e casuale della buona e della cattiva sorte fosse in realtà regolabile con un preciso congegno, con una macchina? Su questa affascinante ipotesi E. C. Tubb, autore della celebre serie televisiva Spazio 1999, ha costruito un ameno romanzo, molto “inglese” nell’ambiente e nello spirito, e molto “latino” nella dialettica tra “fortuna” e “scarogna”, dove amuleti, scongiuri, jettature ecc. trovano una loro impensata giustificazione scientifica.
Copertina di: Karel Thole

La Macchina Dei Delitti

Seguendo le avventure dell’agente 007 e ammirando il suo mirabolante arsenale, milioni di spettatori hanno pensato alla F.S.. Ma che cosa direbbero, allora, delle avventure, dei trucchi, dei colpi di scena, della caccia all’uomo, anzi, allo scienziato, che tengono col fiato sospeso tutti i servizi segreti americani, nel caso di questa sensazionale “Macchina dei delitti”? Non c’è dubbio che si tratti del più bel “thriller” fantascientifico che sia mai stato scritto, e non c’è dubbio che i produttori di James Bond ci abbiano già messo su l’occhio. Eccolo in anteprima, per i lettori di Urania. 

La macchia umana

Il professor Coleman Silk da cinquant’anni nasconde un segreto, e lo fa cosí bene che nessuno se n’è mai accorto, nemmeno sua moglie o i suoi figli. Un giorno però basta una frase (anzi una sola parola detta per sbaglio, senza riflettere) e su di lui si scatenano le streghe del perbenismo, gli spiriti maligni della political correctness. Allora tutto il suo mondo, la sua brillante vita accademica, la sua bella famiglia, di colpo crollano; e ogni cosa che Coleman fa suscita condanna, ogni suo gesto e ogni sua scelta scandalizzano i falsi moralisti. Non c’è scampo perché “noi lasciamo una macchia, lasciamo una traccia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c’è altro mezzo per essere qui”.
Come ha scritto Robert Stone, «Philip Roth è sempre teso, furioso, divertente, pericoloso come quarant’anni fa».

Macabri resti

Di mestiere, Jack Solomon, fa il messaggero di morte. Nell’ex Iugoslavia dilaniata dalla guerra, il suo compito è identificare le vittime della pulizia etnica – o quanto ne rimane – e informare le famiglie. È un lavoro lacerante, ma gli anni trascorsi tra corpi smembrati e lo strazio dei parenti non sono passati invano e Solomon si è come assuefatto a quell’orrore. Fino a quando, dalle acque di un lago vicino a Pristina, riemerge un furgone con a bordo i cadaveri di ventisei persone. Jack rimane sconvolto. Sono tutti morti soffocati nella cella a tenuta stagna e i corpi sono intatti. L’immagine di una bambina di tre anni che aspetta la morte abbracciata al suo orsacchiotto è la molla che spinge Jack a indagare.

Ma vuoi scherzare?

Ken Brandon, assicuratore, si è preso un grosso rischio nella sua quieta esistenza di marito e impiegato modello. La promozione a direttore di una nuova filiale è la parte buona della notizia. Quella cattiva è che deve dividere l’ufficio con Karen, la sensuale e disinibita figlia del suo capo. La routine coniugale non può competere con le promesse di quel corpo da favola. Karen gli legge negli occhi il desiderio, del resto lei vuole la stessa cosa. Basta approfittare della prima occasione per rifugiarsi in una casetta sulla spiaggia e dare libero sfogo alle passioni. Purtroppo per loro, qualcuno ha dato sfogo nei paraggi a un altro genere di impulso. E di fronte al cadavere orrendamente mutilato di una ragazza, il sogno d’amore proibito di Ken Brandon si trasforma in un incubo di morte.

Ma l’amore no

Sull’onda degli ultimi, straordinari successi del Pansa saggista, la proposta, in una nuova edizione, del primo romanzo da lui dedicato agli anni cruciali tra il ’43 e la fine del secondo conflitto. In pagine di grande freschezza e sensibilità, l’autore racconta l’infanzia di un bambino piemontese: i genitori, la nonna, le ragazze e le prime domande importanti mentre intorno infuria la guerra civile.
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Ma che pianeta mi hai fatto?

Urania è giunta al suo quindicesimo anno di vita, al suo cinquecentesimo numero. È costume che le riviste celebrino questo genere di anniversari vantando i propri meriti, riepilogando i propri successi, sottolineando la propria eccellenza e superiorità. Ma Urania (che pure, sia detto tra parentesi, di meriti ne ha) preferisce in questa festosa occasione ringraziare il suo pubblico, tanto vario e composito quanto fedele e unanime nell’attaccamento alla prima rivista di fantascienza italiana. Ai nostri lettori, dunque, dedichiamo, con la promessa di arrivare al numero 1000, gli ultimissimi racconti dell’autore che senza dubbio è il più degno di coronare questo numero 500.
Indice:
Ma che pianeta mi hai fatto? (Budget Planet, 1968)
Mondo pietrificato (The Petrified World, 1968)
Lotto a ostacoli (The People Trap, 1968)
L’uovo di Ganzer (Midswap, 1965)
La città premurosa (Street of Dream, Feet of Clay, 1968)
Il morso della seggiola (I See a Man Sitting on a Chair and the Chair Is Biting His Leg, 1968)
Copertina di Karel Thole

Ma bravo, sergente!

Dean Crockett II, rampollo milionario (ma di uno certa età) dell’Alta Società statunitense, si strappa i capelli per… la disperazione: gli hanno rubato un budda di giada con rubino e una cerbottana che appartenevano alla suo ragguardevole raccolta di cimeli d’ogni dove, in quanto lui è un esploratore e un collezionista disgustosamente ricco. Ecco, sintetizzato in chiare lettere, (o stato d’animo degli spassosi investigatori Donald Lam e Bertha Cool nei riguardi del loro cliente «disperato», il quale li ha ingaggiati per ritrovare i cimeli, scoprirne il trafugatore e per un paio di altre cosette. Non sa, il milionario, che, tra quelle cosette, una lo riguarda molto, e pericolosamente, da vicino. Non lo sanno, a dire il vero, nemmeno Bertha e Donald, i quali quando si troveranno in pasticci grossi così, si daranno un gran daffare per scodellarvi la soluzione del «caso». Anche se poi, molto modestamente, lasciano a un poliziotto lo gloria di aver risolto tutto lui con il suo acume.

Lyon’s Pride

The survival technique of the Hivers was terrifying — and brilliant. Their huge Sphere ships, controlled by the Many Mind of ten to sixteen queens, surged out into space. When an appropriate planet was found, the Hivers destroyed any and every variety of indigenous life, the queens propagated, and when the new world was full, more ships were sent out. the colonization was repeated until no planet, no species, least of all Man and Mrdini, was safe.
The furry and courageous Mrdini had fought the Hivers for centuries, many dying bravely in an attempt to save their own worlds. Now Mrdini and Man combined to form the Alliance — and Humankind had their own weapons to offer — the power and might of the Talents who could not only communicate silently with each other, but could project cargoes, ships and themselves across the deeps of space.
The four children of Damia — Laria, Thian, Rojer and Zara — were Primes amongst the Talents, and all their skills were desperately needed, for the Hivers’ terrible Sphere ships were still thrusting through space, unfathomable, impenetrable, and carrying death in their labyrinthine depths.

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Le lusinghe dello sceicco

Rosalie Winters, in visita alla sorella nel regno di Q’aroum, viene avvicinata da Arik Kareem Ben Hassan, affascinante e giovane sceicco. Nonostante la forte attrazione subito esplosa tra i due, Rosalie non cede alle sue lusinghe. Da tempo ormai non si fida più degli uomini, e non ha alcuna intenzione di fare un’eccezione per lui. Arik, però, non si dà per vinto, e decide di fare ricorso a tutte le sue armi di seduzione: le donne, solitamente, cadono ai suoi piedi senza alcuna resistenza, ma la ritrosia di Rosalie finisce con l’attirarlo ancora di più.
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### Sinossi
Rosalie Winters, in visita alla sorella nel regno di Q’aroum, viene avvicinata da Arik Kareem Ben Hassan, affascinante e giovane sceicco. Nonostante la forte attrazione subito esplosa tra i due, Rosalie non cede alle sue lusinghe. Da tempo ormai non si fida più degli uomini, e non ha alcuna intenzione di fare un’eccezione per lui. Arik, però, non si dà per vinto, e decide di fare ricorso a tutte le sue armi di seduzione: le donne, solitamente, cadono ai suoi piedi senza alcuna resistenza, ma la ritrosia di Rosalie finisce con l’attirarlo ancora di più.

Il lupo e il filosofo

Mark Rowlands, giovane e inquieto docente di filosofia in un’università americana, legge per caso su un giornale una singolare inserzione, si incuriosisce e risponde. Qualche ora dopo è il padrone felice di un cucciolo di lupo, a cui dà nome Brenin (‘re’ in gallese antico). Per undici anni, sarà lui la presenza più importante nella vita del professore, che seguirà ovunque: assisterà alle sue lezioni acciambellato sotto la cattedra, incurante degli iniziali timori e del successivo entusiasmo degli studenti, ne condividerà avventure, gioie e dolori, lo accompagnerà nei suoi spostamenti dall’America all’Irlanda alla Francia, dove Mark si trasferisce dopo aver troncato quasi ogni legame con i suoi simili.
E sarà, soprattutto, una fonte continua di spunti di riflessione e idee filosofiche perché, contrariamente allo stereotipo che ne fa un emblema del male, della ferocia, del lato oscuro dell’umanità, il lupo è per Rowlands metafora di luce e di verità, la guida per un viaggio interiore alla scoperta della propria più intima e segreta identità: ‘Il lupo è la radura dell’anima umana… svela ciò che rimane nascosto nelle storie che raccontiamo su noi stessi’. La sua natura selvaggia e indomabile, infatti, rivela a chi gli sta accanto un modo di vivere e di fare esperienza del mondo non solo radicalmente diverso da quello degli uomini, ma forse anche più autentico e appagante perché immune da doppi fini, da ogni atteggiamento di calcolo e manipolazione.
Divertente e acuto, profondo e bizzarro, a tratti drammatico, e costellato di una miriade di episodi curiosi che sono l’inevitabile corollario di un così strano ménage, Il lupo e il filosofo è la storia struggente della meravigliosa amicizia tra Mark e Brenin, raccontata con grande passione e suggestione emotiva. Ma è anche la storia di un filosofo che impara a guardare ai temi fondamentali della sua ricerca (il senso della vita, l’essenza della felicità, la natura del tempo, i misteri dell’amore e della morte) con occhi veramente nuovi solo dopo averli visti riflessi in quelli di Brenin, il suo fiero e incorrotto alter ego animale.

(source: Bol.com)

Il lupo della palude

«Via!» gridò Will, con la voce roca, resa stridula dallo spavento. «Presto, scappiamo!» Troppo tardi… L’eremita della palude era sbucato dal folto delle canne, proprio dietro di noi.
«Sono il lupo mannaro!» berciò, con gli occhi stralunati. La sua faccia, circondata dalla massa incolta di capelli, era di un rosso acceso. «Sono il lupo mannaro!»
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### Sinossi
«Via!» gridò Will, con la voce roca, resa stridula dallo spavento. «Presto, scappiamo!» Troppo tardi… L’eremita della palude era sbucato dal folto delle canne, proprio dietro di noi.
«Sono il lupo mannaro!» berciò, con gli occhi stralunati. La sua faccia, circondata dalla massa incolta di capelli, era di un rosso acceso. «Sono il lupo mannaro!»