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Lady Moonlight

Inghilterra, 1811
Non è solo la bellezza di Lady Eleanor Hadley a conquistare il cuore irrequieto del Marchese de Beauworth, ma la sua abilità di trasformarsi da tenera, ingenua fanciulla, nella spavalda Lady Moonlight, una specie di brigante che, complice il chiar di luna, assale nottetempo le carrozze. Aggredito dalla bella avventuriera, Garrick resta soggiogato dalla sua avvenenza e, ignorando la propria origine nobile, ne fa la propria amante. Lo scandalo incombe su di loro e il gemello di Eleanor minaccia addirittura di morte l’uomo che ha traviato la sorella, ma l’amore ha mille frecce al suo arco e sa sempre quando scoccarle.

Lacrime di tenebra

Meredith Gentry è sopravvissuta alle torture di re Taranis, sovrano della Luce e delle Illusioni, solo grazie all’eroico intervento e al sacrificio di Doyle, una delle sue guardie del corpo. Ora, però, tocca a lei salvargli la vita: Doyle infatti è rimasto gravemente ferito ed è stato ricoverato d’urgenza in un ospedale di Los Angeles. E purtroppo sembra peggiorare di giorno in giorno, scivolando inesorabilmente verso la morte. Disperata, Meredith capisce che l’unica speranza è riportarlo al più presto a Faerie, ma lasciare il mondo degli umani è un’impresa irta di pericoli: la principessa infatti non può rifugiarsi né presso la Corte Seelie, dove Taranis sta preparando una vendetta per l’affronto subito, né alla Corte Unseelie, dove suo cugino Cel aspetta solo l’occasione giusta per eliminarla e diventare così l’unico erede al trono. Non le rimane altra scelta che rivolgersi a re Sholto e trasferire Doyle nel tumulo sacro degli Slaugh, un popolo bellicoso e da sempre ostile ai fey: un popolo che, per impedire una simile profanazione, non esiterebbe a scatenare una guerra…
(source: Bol.com)

Lacrime di Pioggia

Selvaggia come la prateria, libera come il vento, la splendida Lacrime di Pioggia si sente profondamente, completamente parte di un solo popolo, una sola tribù quella dei fieri Cheyenne.
I visi pallidi, a cui pure appartiene per nascita, non le suscitano altro che disprezzo ed estrema diffidenza, il suo spirito leale e orgoglioso aborrisce i loro comportamenti e l’atteggiamento che ostentano verso gli indiani.
Eppure, nel vedere il giovane ufficiale di cavalleria prostrato e sofferente al palo della tortura, la fanciulla non riesce a reprimere un profondo turbamento, una sconosciuta inquietudine che le si insidia nell’animo.
Senza saper neppure lei spiegarsi il perchè, dà fiato alla voce del suo cuore e chiede al capotribù, e suo padre adottivo, di risparmiare la vita all’aitante soldato, donandolo a lei come schiavo.
L’accorata richiesta di riscatto viene accettata, ma ciò che il prigioniero ancora non immagina è che lo aspetta una forma di tortura più subdola e sotterranea delle sevizie corporali, una prova di resistenza continua e sfibrante: il domare l’intenso e ardente desiderio che gli suscita la sprezzante e tirannica squaw bianca.
Sullo sfondo del legendario Far West, nel corso del violento e tragico scontro tra due mondi e due culture totalmente differenti, si dipana la storia di una passione devastante e combattuta, di due destini che si intrecciano tumultuosamente fino ad arrendersi all’unica forza che può travolgerli: l’amore.

Lacrime di cristallo

Sid, Luce e Hoon frequentano il primo anno delle superiori. Sid è una campionessa di scherma, Luce sa come conquistare un ragazzo, e Hoon è semplicemente un genio. Hanno poco in comune, se non una coincidenza curiosa: la stessa data di nascita. Ma una nemica improvvisa e spietata, strani poteri che si ridestano, lacrime prodigiose che si trasformano in cristalli e un messaggero da un mondo lontano non possono essere solo coincidenze. Sid, Luce e Hoon capiscono di essere legate tra loro da un destino inesorabile che le sta chiamando a combattere. Per salvare il mondo dove hanno sempre vissuto. E quello da cui provengono. Età di lettura: da 10 anni.
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La volpe delle stelle

Nuova Europa è un pianeta di frontiera, situato ai limiti della Federazione Mondiale Terrestre. Questo mondo, colonizzato e abitato da mezzo milione di francesi, fa gola al potente popolo alieno di Alerion, che ha deciso di eliminare l’umanità dalla galassia. Nessuno vuol credere però alle trame nascoste degli extraterrestri: solo Gunnar Heim, veterano spaziale, patriota e ora industriale si rende conto del pericolo ed è disposto a rischiare tutto — la distruzione della pace interplanetaria, la propria vita e anche quella della propria figlia — per riportare la libertà ai coloni di questo lontano pianeta. Heim, costretto all’azione dal rapimento della figlia, parte, come agente «segreto» della Francia, per lo spazio, e inizia a depredare il commercio aleriano e ad assaltarne i vascelli bellici. Giunto infine su Nuova Europa, si metterà in contatto coi rifugiati, e porterà a compimento la sua guerra privata contro Alerion, abilmente assistito e incoraggiato dalle ballate dell’amico Endre Vadasz, un menestrello ungherese che porta i canti della madre Terra ai coloni sparsi tra le stelle.

La voce del violino (Il commissario Montalbano Vol. 4)

“La voce del violino” è la storia di una giovane donna assassinata, di un grande artista che vive da eremita e d’altro ancora. Soprattutto, è una storia di scambi: e Montalbano – delle cui vicende private rimaste in sospeso ne Il ladro di merendine seguiamo lo svolgersi – dovrà decidere se scambiare la propria esistenza per una nuova.
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### Recensione
**La bella e il violino**
*S_P*, Tuttolibri – La Stampa
Dopo la trilogia uscita tra il ’94 e il ’96 – La forma dell’acqua, Il cane di terracotta e Il ladro di merendine – Montalbano è di nuovo all’opera con La voce del violino, il più recente e sempre brillante caso. Invecchia a lento respiro – si approssima ai quarantasei anni – ma rifugge dal matrimonio come da un irreversibile contagio. È un po’ come spiarne le abitudini, prevederne le mosse, sorreggerlo nel confronto con gli attendenti spesso da barzelletta e i superiori incarogniti e pronti ad archiviarlo. Così almeno vorrebbe il nuovo questore rampante Bonetti-Arrighi, in vena di innovare la polizia a suon di informatizzazioni. Ma il caso della bella Michela Licalzi trovata soffocata, nuda e forse violentata nel suo villino delle vacanze presso Vigata, è ancora compito di Montalbano, che fiuta il marcio anche tra le violette della normalità. Chi sarà questa volta l’assassino? L’anziano e impotente marito – il dottor Licalzi da Bologna – o piuttosto il povero di spirito Maurizio Di Blasi, inutilmente sacrificato sull’altare della colpa? La soluzione è sulle corde di un violino divinizzato dalle dita di un vecchio musicista in pensione…
Vigata e i suoi indigeni sono sempre più di casa: un microcosmo in cui Camilleri trova feconde ispirazioni, proseguendo tra radici e finzione creativa, dando sempre più l’impressione di aver tra le mani un mondo gelosamente suo e in grado tuttavia di ingraziarsi il lettore. E chissà che, sotto sotto, Montalbano non sia già tornato in caccia, tra un diverbio telefonico con la “nordica” Livia e un’abbuffata di pesce in trattoria, laggiù nella sua turbolenta – ma adorata – Macondo sicula.(s. p.)
### Sinossi
“La voce del violino” è la storia di una giovane donna assassinata, di un grande artista che vive da eremita e d’altro ancora. Soprattutto, è una storia di scambi: e Montalbano – delle cui vicende private rimaste in sospeso ne Il ladro di merendine seguiamo lo svolgersi – dovrà decidere se scambiare la propria esistenza per una nuova.

La voce del desiderio (I Romanzi Oro)

Stella nascente del Parlamento, Michael Anstruther-Wetherby è destinato a fare strada. Aristocratico, attraente, arrogante quanto basta, con l’appoggio dei Cynster, un futuro di successo è garantito. Gli manca solo una moglie che sia malleabile e da poter guidare con facilità nei circoli politici. Ma quando individua la candidata nella diciannovenne Elizabeth Mollison, trova anche un ostacolo insormontabile: sua zia Caroline Sutcliffe, giovane vedova di un diplomatico. Perché Caroline è decisa a distogliere l’attenzione di Michael dalla nipote, dimostrandogli che a lui serve una lady con più esperienza…

(source: Bol.com)

La voce del crimine (I casi dell’87º distretto Vol. 4)

È una primavera turbolenta per gli agenti dell’87° distretto. Carella e soci sono chiamati a indagare sull’efferato omicidio di un giovane trovato crocifisso in una vecchia casa occupata, a scovare lo scassinatore che sta seminando il panico nell’elegante Richardson Drive. E, soprattutto, a interpretare le minacce del Sordo che ha ricominciato a perseguitarli. Telefonate, lettere anonime – i mezzi del famigerato latitante sono sempre gli stessi. Finché, dentro una busta indirizzata a Steve Carella, arrivano le immagini di George Washington e di Edgar J. Hoover, e la pista degli inquirenti comincia a somigliare sempre piú a una pericolosa sciarada. *La voce del crimine* contiene gli ingredienti del migliore Ed McBain: una metropoli ancora piú cupa e sfaccettata della New York alla quale s’ispira, una squadra di detective capace di bucare la pagina con la propria irriducibile umanità e un killer spietato disposto a metterli alla prova.
«McBain costringe il lettore a rivisitare tutti i personaggi che incontra, specie quelli che era ormai convinto di conoscere alla perfezione».
**The New York Times**
«Bello, alto, intelligentissimo, abilissimo e astuto. Con un lieve difetto fisico, direbbe il cinema italiano anni Settanta, che lo rende unico, riconoscibile, in qualche modo ancora piú temibile. In tutto e per tutto perfido, maligno ed egoista, ma anche affascinante, enigmatico e interessante. Signore e signori, ecco a voi il Sordo».
**Dalla Prefazione di Maurizio de Giovanni**
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### Sinossi
È una primavera turbolenta per gli agenti dell’87° distretto. Carella e soci sono chiamati a indagare sull’efferato omicidio di un giovane trovato crocifisso in una vecchia casa occupata, a scovare lo scassinatore che sta seminando il panico nell’elegante Richardson Drive. E, soprattutto, a interpretare le minacce del Sordo che ha ricominciato a perseguitarli. Telefonate, lettere anonime – i mezzi del famigerato latitante sono sempre gli stessi. Finché, dentro una busta indirizzata a Steve Carella, arrivano le immagini di George Washington e di Edgar J. Hoover, e la pista degli inquirenti comincia a somigliare sempre piú a una pericolosa sciarada. *La voce del crimine* contiene gli ingredienti del migliore Ed McBain: una metropoli ancora piú cupa e sfaccettata della New York alla quale s’ispira, una squadra di detective capace di bucare la pagina con la propria irriducibile umanità e un killer spietato disposto a metterli alla prova.
«McBain costringe il lettore a rivisitare tutti i personaggi che incontra, specie quelli che era ormai convinto di conoscere alla perfezione».
**The New York Times**
«Bello, alto, intelligentissimo, abilissimo e astuto. Con un lieve difetto fisico, direbbe il cinema italiano anni Settanta, che lo rende unico, riconoscibile, in qualche modo ancora piú temibile. In tutto e per tutto perfido, maligno ed egoista, ma anche affascinante, enigmatico e interessante. Signore e signori, ecco a voi il Sordo».
**Dalla Prefazione di Maurizio de Giovanni**

La vocazione teatrale di Wilhelm Meister

Frutto di una gestazione meditata e lunga circa nove anni, il Wilhelm Meister è un romanzo “di formazione”. Attraverso il travaglio evolutivo del giovane Wilhelm e della sua passione per il teatro, Goethe osserva e descrive la lotta crudele, il confronto interiore che mette di fronte fallimenti, umiliazioni, rinunce e intimo desiderio. È la storia di qualsiasi vera, difficile vocazione: urgente e imperiosa, sofferta e messa in dubbio, abbandonata e continuamente ripresa, infine riconosciuta come parte più vera di sé, a un tempo condanna inevitabile e appagante destino.
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La viziosa

Un giallo di ambiente, ma alla maniera di Caley Sprib. Un alternarsi di sensazionali avvenimenti, un groviglio di azioni, uno studio profondo di personaggi, e, soprattutto, un nuovo Sprib: inventivo, estroso, sorprendente.
Red Walker, amico dell’autore, è un detective. Come tanti suoi colleghi, piedi sulla scrivania, egli attende una telefonata che lo metta al lavoro. E’ un uomo in gamba e si fa pagare salato. Un giorno riceve una lettera: deve occuparsi di un caso. Si affretta a partire e, nel suo viaggiò, è accompagnato da Caley Sprib stesso, il suo amico scrittore. Questi è a corto di materiale per i suoi romanzi ed ha accettato di buon grado l’invito di Walker, di seguirlo, con la speranza di procacciarsi una buona trama per un giallo.
E’ Sprib, infatti, che passa di donna in donna, di emozione in emozione, in uno sconvolgente susseguirsi di scoperte sensazionali, vivendo fine in fondo l’intreccio che via via si scioglie nell’ambiguità eccitante di una donna bellissima: la viziosa!

La Vita Sessuale De Catherine M.

Una donna libera si guarda, si rivela, si espone. E racconta con chiarezza sconvolgente la sua vita sessuale dall’adolescenza in poi. Spregiudicata, disinibita e sicura di sé, sottomessa solo alla ricerca del piacere che trova nell’offrirsi completamente, nell’usare il suo corpo senza gerarchie, né nella sfera morale né in quella fisica, Catherine Millet offre una riflessione cruda, profonda e intelligente sulla propria sessualità. Catherine M. non è una «donna in cerca di avventure» e tantomeno una dominatrice, ma una donna che cerca il piacere nel rinnovare incessantemente l’esperienza, nel mettersi ogni volta di fronte a qualcosa di inatteso.
Libro scandalo che ha scatenato violente polemiche in Francia, *La vita sessuale di Catherine M.* è il frutto di un prodigioso sguardo su di sé che non provoca né vergogna né imbarazzi, e s’impone per la “leggerezza”, la precisione e l’eleganza con cui è scritto.

La vita segreta di Laszlo, conte Dracula

Nello scrivere il proprio diario, l’uomo Dracula – aristocratico, medico e assassino senza tregua di giovani donne – ci conduce nella sua mente ossessiva. Tormentato da un desiderio perverso, viene trascinato a possedere e distruggere le sue vittime quando, ancora studente, frequenta a Parigi i corsi di Charcot, il grande pioniere dello studio dell’ipnosi. Non potrà più smettere, nemmeno tornato nella natia Ungheria per riprendere possesso dei feudi di famiglia. Pur mantenendo un’irreprensibile facciata alla sua vita di gentiluomo coinvol- to negli eventi dell’impero Austro-ungarico, sarà sempre più sopraffatto dal suo bisogno di sangue e di violente emozioni. le stesse caratteristiche di quello del neonato.
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La vita segreta dell’anima

La vita segreta dell’anima by Sabine Wery von Limont
Per secoli siamo stati abituati a credere che corpo e anima fossero separati e autonomi. Il primo una macchina perfetta, concreta e tangibile, la seconda un’entità sfuggente, astratta e forse trascendente. Soltanto di recente, però, le scoperte scientifiche ci hanno fatto comprendere quanto siano incompleti e manchevoli i modelli offerti dal meccanicismo. Corpo e anima non sono mai stati tanto vicini. Anzi, l’anima pervade l’intero organismo, influenza il cervello, il cuore e il sistema immunitario, e i suoi processi misteriosi possono essere non solo intuiti, ma anche osservati e studiati con maggior precisione.
Grazie alla sua lunga esperienza come psicoterapeuta specializzata in psicocardiologia e terapia del trauma, in *La vita segreta dell’anima* Sabine Wery von Limont vuole raccontare questa speciale relazione, frutto di un complesso legame tra esperienze fisiche, sensoriali ed emozionali, che guida il nostro modo di reagire agli stimoli, di affrontare avversità, paure, desideri e, soprattutto, di conservare ed elaborare il nostro vissuto. Se, alla nascita, tutti gli organi sono formati e autosufficienti, l’anima è invece incompleta, delicata e vulnerabile, un libro di pagine bianche ancora da scrivere. Ed è specialmente il rapporto con noi stessi e con gli altri a definire il nostro modo di essere e di agire, sono le figure di riferimento dell’infanzia, i familiari, gli amici, i colleghi e i partner a influenzare il nostro comportamento e, più in generale, la nostra felicità.
Spesso, però, facciamo troppa attenzione a soddisfare le necessità del corpo e dimentichiamo che anche l’anima ha dei bisogni fondamentali, cruciali per poter vivere una vita sana e appagante. Proprio come ogni altro organo, infatti, essa rischia di cominciare a funzionare male se qualcosa non va. Se il corpo deve nutrirsi e riposare, perché non dovrebbe valere lo stesso anche per l’anima? E perché il malessere fisico non potrebbe essere sintomo di una sofferenza più profonda, intima e interiore? Ripercorrendo alcuni casi di studio tratti da numerose sessioni di terapia, scopriamo il modo in cui le esperienze stressanti e traumatiche possono segnarci irrimediabilmente e riaffiorare in modo più o meno inaspettato, ma anche essere rielaborate, curate e superate grazie all’aiuto di un professionista, proprio come qualsiasi altra sofferenza fisica.
*La vita segreta dell’anima* ci suggerisce con efficacia che è giunto il momento di dedicarci ai bisogni del nostro «organo» invisibile, per preservare e accudire con nuova consapevolezza il nostro benessere psicofisico.

La vita segreta dei semi

La vita segreta dei semi by Jonathan Silvertown
Se il cuore di una mela racchiude un frutteto invisibile, come recita un proverbio gallese, proviamo a immaginare quali scrigni di tesori abbia in serbo quell’enorme semenzaio che – secondo Henry Thoreau – è la terra. Nel caso dei semi scienza e fantasia gareggiano, ma la prima sembra avere la meglio: romanzi gotici e d’avventura, trame amorose, drammi della fiducia tradita non riuscirebbero a eguagliare gli ardimenti, l’abilità di raggiro, le seduzioni di cui i semi hanno dato prova, fin da tempi remotissimi, nella loro vita evolutiva. È merito di Jonathan Silvertown saperci stupire e incantare con vicende insospettate di corredi genetici, embrioni, veleni, predatori, fragranze, voli, colori, che rendono trasparenti anche metafore comuni e usi letterari. Apprendiamo così come la tartaruga che in Furore di John Steinbeck lascia cadere dal guscio semi di avena ottemperi a una strategia di dispersione della pianta. E quando mangeremo un fico, non potremo più ignorare lo straordinario rapporto, iniziato milioni di anni fa, tra l’infiorescenza carnosa non dischiusa (il frutto, per noi) e i suoi agenti impollinatori, delle vespe di pochi millimetri, che accedono ai semi ricevendo in cambio ospitalità per le proprie uova in apposite camere larvali. Impalpabili o scultorei, sopiti per millenni o germoglianti in un baleno, alati o zavorrati di grassi, appetitosi o letali, i semi sono fattori di civilizzazione e di socialità. Il libro di Silvertown ci familiarizza con l’esistenza germinale di ciò che insaporisce la nostra dieta, lussureggia nei nostri parchi, arricchisce la nostra farmacopea.