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True Gentlemen 06. Un gentiluomo davvero perfetto

Grace Burrowes
True Gentlemen 06
**Un gentiluomo davvero perfetto**
(2019)

Grey Dorning, conte di Casriel, ha bisogno di contrarre un matrimonio vantaggioso, e subito. Ha cinque fratelli celibi che deve aiutare a trovare un posto nel mondo, una quantità di cottage in affitto che minacciano di crollare, e il tempo a sua disposizione per salvare le sue proprietà si sta esaurendo. Ha bisogno di un’ereditiera ben disposta in cerca di un titolo, una donna che si accontenti di sposare un uomo meglio noto per le sue buone maniere che per il suo patrimonio.
Beatitude, contessa di Canmore, vorrebbe una relazione amichevole e innocua con un uomo affascinante che non le tarpi le ali. Non è ricca, ma si è guadagnata l’indipendenza e intende conservarla. Casriel sa di cosa ha bisogno, Addy sa di cosa ha bisogno; allora perché non riescono a smettere di pensare l’uno all’altra?

Tribolato Bonomo

Quale santo o qual poeta scioglierà alla Pazienza un inno degno di questa sublime virtù, che accompagna l’uomo di genio nel mio doloroso calvario e lo accomuna col pensoso asinello, così mal conosciuto e misconosciuto dal mondo? Anche nel mistero cristiano, un profondo simbolismo assegna una parte essenziale al ciuco, fedele amico di Colui, che dalla vita dovea ricevere la maggior somma di delusioni e di dolori e dalla morte la maggior luce di gloria. Pazienza, bordone per i passi stanchi, raggio di sole per l’anima ottenebrata, non a torto tu fosti proclamata prerogativa, del più orecchiuto, ma del più disdegnoso fra gli animali, dagli ancor più orecchiuti seguaci della beffa stolida e superficiale! L’assiomatica irritabilità dei poeti, trastullo retorico d’ogni studente di liceo, non è che l’apparenza effimera, sotto la quale si cela, appunto, la pazienza. Ed io no che, salvo poche eccezioni, dovute a capricci della sorte, le creature veramente superiori trangugiano intiera la coppa del fiele prima di sfolgorar dal lor Golgota: io so che Dante dovè, chiusi gli occhi per sempre, attendere che il patrocinio di un Boccaccio gli aprisse la via al trionfo: so che Cervantes dovè veder, vivo, il suo Don Chisciotte interpretato come un libro di amena lettura e, solo dopo morte, sorridere amaro della troppo tarda ammirazione: so che la grande Elisabetta e il buon pubblico londinese doveron considerare Shakespeare come un semplice piacevole istrione, e stupirebbero, oggi, se, tornando al mondo, lo scorgessero circonfuso di gloria. La parodia del «genio incompreso», pur essendo una graziosa burattinata ad uso e consumo degli scrittori mancati, ha profonde radici nella realtà: e gli stentati alberelli dei superuomini in miniatura altro non sono se non gli effimeri segni di una legge eterna. Ed ecco ancora un uomo di genio, che trascorse inosservato la propria esistenza e oggi, scomparso da anni dal buffo palcoscenico del mondo, si drizza gigante sovra le più alte vette dell’arte: Villiers de l’Isle-Adam. Nacque, egli, a Saint Brieuc, in Bretagna, il 7 novembre 1838 e, dopo gli splendori e le gioie di un’adolescenza idoleggiata dai famigliari e sorrisa dalle agiatezze, condusse l’umile miserabile vita del suo fratello spirituale: Edgard Poe. Ma, dentro il cuore, custodiva la rifulgente memoria degli avi crociati e, nell’animo, un sogno, che trascendeva ogni realtà. Gli scapigliati caffè parigini videro questo impenitente nottambulo avvicendare le ebbrezze di una sfrenata improvvisazione, in crocchio di amici, con le ebbrezze, oh come tremende! dell’alcool. E gli scrittori mediocri e morigerati storser le labbra sdegnosi: e i cittadini pacifici gridaron l’anatema o volsero altrove gli sguardi. Non sapevan, però, gli uni e gli altri, qual tesoro si celasse in quell’ometto timido e irruente a sbalzi, femmineo a dispetto del pizzo alla moschettiera e dei baffi spavaldi, ingenuo nei chiari occhi azzurri, aspro e doloroso nella piega ironica delle labbra, trasandato nelle vesti, ma nobilmente scrupoloso e accurato in tutto ciò che toccasse la sua maggior amica e nemica: l’arte. La chioma lunga e bionda, di continuo rigettata all’indietro da un consuetudinario gesto della mano fine, di donna o di abate d’altri tempi, era così piena di luce, da non dover temere i contatti con le tenebre o, peggio, con la greve atmosfera delle bettole affumicate. Ma gli uomini non vedevan la luce: gli uomini, ancora nascosti ed offesi dalla vita buia di un altro genio luminoso, scorgevano in Villiers, come avevan scorto in Carlo Baudelaire, un inseguitore di nuvole e di chimere, un perdinotti inutile, e forse nocivo, per una società ben ordinata e regolata. Solo zia Kérinou (o «più che madre» indimenticabile. Maria Clemm di Edgard Poe!) seppe, unica per anni, comprendere gli entusiasmi e le speranze e la fede del poeta. Poi, altri, pochissimi, si avvicinarono, tendendo le mani: primi, Baudelaire e Wagner. Poi, ma col lungo volger del tempo, qualche giovarne si soffermò, ammirando: Verlaine, Maeterlink; grandi nomi! E il poeta maledetto divenne caposcuola delle nuove generazioni. Ma la vita continuò a mostrarglisi dura: lo scoppio della guerra tra Francia e Germania soffocò fragoroso le nascenti voci di simpatia; e un morbo, rampollato dalla miseria e dalle eccessività d’ogni uomo di genio, sopraggiunse definitivo, il 18 agosto 1889, a travolgere nei gorghi della morte la spoglia corporea e a consacrare alla gloria l’arte di Giovanni Maria Mattia Filippo Augusto conte di Villiers de l’Isle-Adam. Un solo amore, da giovinetto; qualche preziosa amicizia; molte ammirazioni seminascoste (in ritardo, quest’ultime); nessun episodio chiassoso, nessun viaggio, se non per udire le opere wagneriane. Esistenza, che può esser racchiusa in una frase. Ma l’ostinato sedentario, l’uomo che rifuggiva dagli spettacoli così detti poetici ed emozionanti (paesaggi, paesi: natura, mondo), non aveva bisogno di muoversi, non aveva bisogno di varcare la cinta della città per trovare spettacoli, per provare emozioni. Un intiero universo era nel suo cervello: un universo, che già conteneva quello reale, arricchito dalle visioni magnifiche di una immaginazione di poeta. Un altro scrittore di genio viveva, in quei tempi, ignoto e ignorato. Ma, al contrario di Villiers. Ernesto Hello, il formidabile pensatore dal volto ecclesiastico, che passò a traverso Parigi provocando le risa dei molti col suo ingombrante ombrello verde di campagnuolo, balzava, leonino, a chiedere per qual motivo gli fosse contesa la gloria e sbalordiva vedendosi trascurato e non rammentava che le trombe della rinomanza facevano, in quegli anni, risuonare le vie del nome di Teofilo Gautier, un mortale, mentre il nome di Carlo Baudelaire, un immortale, germogliava ancora nell’ombra. Molti libri ho composti, diceva: per chi? per i tarli arabescatola e la polvere divoratrice, becchini e lenzuolo funebre dei volumi invenduti? E non sapeva, Hello, che le querce tarde sono allo sviluppo, ma resistenti all’insidia dei secoli. Villiers no, Villiers sapeva; e già aveva formulata la condanna dei contemporanei e costretto in quattro parole il destino dei proprii rari fratelli nello spazio e nel tempo, ruggendo sarcastico, fra due feroci sghignazzate: Niente genio, sovra tutto! Il vero Villiers non è nelle pagine spirituali, solcate dai barbagli della fede e arroventate dalle fiamme della scienza occulta: non è né in Isis né in Asrael né in Akédysséril. E non è neppure, sebbene, qui, la personalità si affermi con maggior risolutezza, nelle acqueforti della vita: in Le signorine di Bienfilàtre (Guy de Maupassant appare già lì, precorso, per intiero) o nei drammi. Per trovarlo veramente, per rinvenire il filone d’oro puro, un po’ soffocato dalla pressione dell’influsso di Poe, maestro d’ogni spiritualità e d’ogni acquafortismo, occorre giungere ai migliori Racconti crudeli, al romanzo L’Eva futura e, sovra tutto, a Tribolato Bonomo. Badiamo. Non bisogna chiedere a queste opere la risata di Voltaire o di Pulcinella: risata di letterato che, dal davanzale della finestra, contempli la piccola verità del mondo esteriore, ma ignori la grande verità racchiusa nel nostro mondo internò e, credendo di mostrarsi benefico verso l’umanità, distrugga con l’acido corrosivo dell’ironia i leggeri veli, distesi dall’illusione innanzi agli occhi degli uomini. Il poeta ride ben diversamente. Il poeta sa, per divina intuizione, che la verità obiettiva si risolve in una menzogna e che ogni velo, interposto fra i nostri sguardi e il mondo, ci aiuta a trovare in noi stessi la verità vera e a sopportare con minor disperato accoramento quelle fallaci: e perciò, appunto, se una furia d’uragano laceri le aeree trame tessute dal desiderio e spinga lui, tremebondo, a cozzare contro le deformi membra di una realtà denudata, cuopre gli urli e nasconde i gemiti della propria anima con le sghignazzate di Swift e le risate di Cervantes e le invettive di Dante. Così Villiers. La sua arma è il sarcasmo, non l’ironia; poiché l’ironia è una pallida fiamma di alcool, ma il sarcasmo è il vivo incendio del rogo, ove si straziano la darne stessa e l’anima del poeta. Oh, si sdilinquisca pure, e spasimi di voluttà, la critica, innanzi alla letteratura ironista, frutto di uno scetticismo privo di luce! Arricci pure la bocca, questa occhialuta signora, davanti ad opere, nelle quali il dolore, non potendo pianger liberamente, ha presa la tragica veste del sarcasmo e la spietata maschera della satira: e, non riuscendo a romper con i molli denti la dura scorza, che protegge la mandorla, tacci di grossolanità gli scrittori poeti! La critica è miope: ma la gloria è presbite. Che cosa rappresenta Tribolato Bonomo, se non la personificazione di un dolore, che può rivelarsi solo, tanto è profondo e squassante, per mezzo della profonda satira, del sarcasmo squassante? Il segreto di un’epoca imbevuta di positivismo, desiderosa, al fisico come al morale, di una tranquillità, che non turbi i falsi orgogli per un falso progresso né le reali gioie di una laboriosa digestione, adoratrice, nella propria mediocrità, del mediocre idoletto Buon-senso; il recondito pensiero moderno, insomma, ha trovato un tremendo porta-voce nell’accorato poeta: e, pur subendo il destino delle età di transizione, travolte irremissibilmente (uomini e cose) dalla lor nullità verso il nulla, si è accaparrato nella storia, incarnandosi in Bonomo, un posto in piena luce. Ma Chiara Nero e i quattro racconti esplicativi non sarebbero bastati a sfogar la spaventevole ira, suscitata in Villiers dalla contemplazione e dallo studio degli scialbi figli di tempi scialbi. Altri progetti di libri, annunciati nell’Avvertimento per il lettore, si affacciavano tumultuando alla mente: e già Bonomo, indossata l’uniforme di generale d’esercito, ordinava ai soldati di «combattere e morire in difesa dei patrii interessi ferroviari» o, vestito da cacciatore di ermellini, creava un fucile carico di inchiostro per uccidere, nel modo più sicuro e più crudele, quei vigili gelosi custodi del lor bianco pelame, o si apparecchiava a raggiungere Gerusalemme, la città santa, per renderla moderna, imbrattarla, vituperarla con caffè-concerti e reti tramviarie (e, oggi, che delizia!, con pubbliche e private automobili). Ma la morte e, forse, l’incosciente livore degli uomini (non si parla, dunque, di un Taccuino Ai Tribolato Bonomo, composto e, poi, scomparso?) troncarono a mezzo l’impresa. E tuttavia, a rivelare e a far comprendere Villiers, basta quel che rimane del suo sogno: basta la formidabile opera, il capolavoro satirico, che rispecchia e condanna, pur immortalandola, un’epoca, intitolato, appunto, Tribolato Bonomo.

Tre Uomini Fanno Una Tigre. Viaggio Nella Cultura E Nella Lingua Cinese

Crescita inarrestabile, comunismo capitalistico, diritti umani, megalopoli: questi i temi più dibattuti quando si parla di Cina. Tutto giusto, ma il gigante asiatico non è solo questo. Chi approda nell’ex Celeste Impero deve prepararsi a sentirsi chiedere «Fai cacca o pipì?» quando mette piede nei bagni pubblici, e a non scomporsi se un direttore d’azienda si taglia le unghie durante una riunione ad alto livello. Che ci si trovi in Cina per lavoro o per piacere, può tornare utile sapere perché negli ascensori manca il quarto piano, perché chi vi invita al ristorante non mangia, perché non si devono mai regalare fiori bianchi. Nazarena Fazzari, che in Cina ha vissuto e lavorato a lungo, racconta come capire meglio il Paese del dragone e fornisce alcuni consigli per instaurare buoni rapporti con i cinesi, si tratti di amicizia o di trattative d’affari. Partendo dalla propria esperienza, spiega la tanto fraintesa Cina nelle sue superstizioni quotidiane, nelle complicate regole di bon ton a tavola, nei retaggi confuciani che influenzano il comportamento in pubblico, ma anche nei modi in cui una cultura millenaria si esprime attraverso la lingua e i suoi caratteri. Con sguardo acuto e non di rado divertito si sofferma sul confronto culturale e sulle difficoltà di comunicazione, aprendo squarci su quello che al primo impatto può apparire un mondo indecifrabile. Un libro non solo per chi lavora o viaggia, ma anche per chi si avvicina alla Cina per curiosità o per studiarne la lingua, e perfino per chi pensa di conoscerla già. L’edizione in ebook è arricchita da un utile glossario cinese-italiano completo di caratteri cinesi e trascrizione in alfabeto latino.

Trauma

Un delitto efferato. Un uomo e una donna torturati e uccisi. E un unico testimone: Melody, una bambina di sette anni che per il trauma subito si è chiusa in un silenzio ostinato. Alex Delaware, un giovane e brillante psichiatra infantile la prende in cusa, ma Melody a un certo punto scompare. E Alex si troverà coinvolto in un’inchiesta pericolosa e complessa che lo porterà in un gior di vizio e di morte.

Torno Subito: Diario Irriverente E Semi Serio

E’ il 1 gennaio 2013 quando la protagonista si risveglia in una casa sconosciuta con a fianco un bellissimo ragazzo, della quale non ricorda il nome e tanto meno quanto accaduto la sera prima alla festa di Capodanno. Da quel momento la vita di Morgana cambia completamente, tra amori – amici e tanti disastri che lei riporta in maniera ironica sul suo diario personale dove non mancheranno passi falsi e anche qualche romanticheria moderna.

Ti Lascio Dormire

Ti lascio dormire è una lunghissima, commovente lettera d’amore: dal giorno della perdita del marito Nelo Risi, Edith Bruck gli scrive, per raccontare di nuovo a sé e a lui la storia della loro vita e lo smarrimento che la sua scomparsa le ha provocato, per continuare a sentirlo vicino nello scorrere dei giorni. In queste pagine, dense e struggenti, l’autrice ripercorre i piccoli e grandi aneddoti, i litigi, le poesie, riscoprendo – nelle pieghe del suo passato doloroso segnato da Auschwitz e dalla povertà – le ragioni che hanno fatto nascere un sentimento tanto grande, durato oltre sessant’anni. Nelle parole di Edith rivivono i gesti che lei e Nelo hanno compiuto assieme, le loro scelte e la loro identità: il rapporto con la fama e il denaro, la politica e l’impegno sociale di entrambi, i viaggi, la casa, il cinema, i libri, le relazioni con la famiglia e gli amici – Carlo Levi, Carlo Bo, Elio Vittorini tra gli altri. Attraverso il ritratto limpido di un marito e di una moglie che, benché radicalmente diversi, si sono scoperti indispensabili, prende forma un energico slancio verso la letteratura, uno slancio salvifico: Edith Bruck, scrittrice raffinata e acuta, si affida alla scrittura come resistenza alla perdita, cura e tensione al futuro, consegnando la storia di un amore alla sua eternità.

Ti amo da sempre

Hadley è la mia migliore amica. Ne abbiamo passate tante e conosce i miei segreti… tranne uno. Il mio disperato bisogno di lei è tatuato con l’inchiostro sul mio corpo, ma non riesco a dirle ciò che provo. Anche se Hadley ha atteso a lungo di sentirmi pronunciare le fatidiche parole… 
Siamo cresciuti potendo contare soltanto su noi stessi e lei è l’unica persona ad avermi mai fatto sentire a casa. E io cosa ho fatto? Sono scappato quando aveva più bisogno di me, e ho distrutto la nostra possibilità di stare insieme. Ma ho intenzione di rimediare.
**Tyler King**
e cresciuta a Orlando, in Florida. Si è laureata in scrittura creativa presso la University of Central Florida. Coltiva la passione per la scrittura lavorando anche come giornalista.

The chain – Edizione italiana

« *Spaventoso, travolgente, originale. Una storia che non riuscirete a togliervi dalla testa per moltissimo tempo.* »
**Stephen King**
« *Se fossi bloccato su un’isola deserta mi assicurerei di avere con me un libro di McKinty.* »
**Ian Rankin**
« *McKinty è così bravo che sto seriamente iniziando ad odiarlo.* »
**Lee Child**
« *Fenomenale. Scritto in stato di grazia. Un capolavoro di suspense. Mi ha terrorizzato, ma dovevo andare fino in fondo. Un romanzo che entra a far parte di quell’élite di thriller amati in tutto il mondo come L’amore bugiardo e Il silenzio degli innocenti.* »
**Don Winslow**
**Mi chiamo Rachel Klein e fino a pochi minuti fa ero una madre qualunque, una donna qualunque. Ma adesso sono una vittima. Una criminale. Una rapitrice.** È bastato un attimo: una telefonata, un numero occultato, poche parole. *Abbiamo rapito tua figlia Kylie. Segui le istruzioni. E non spezzare la Catena, oppure tua figlia morirà*.
La voce di questa donna che non conosco mi dice che Kylie è sulla sua macchina, legata e imbavagliata, e per riaverla non sarà sufficiente pagare un riscatto. Non è così che funziona la Catena. Devo anche trovare un altro bambino da rapire. Come ha fatto lei, la donna con cui sto parlando: una madre disperata, come me. Ha rapito Kylie per salvare suo figlio. E se io non obbedisco agli ordini, suo figlio morirà.
Ho solo ventiquattro ore di tempo per fare l’impensabile. Per fare a qualcun altro ciò che è stato fatto a me: togliermi il bene più prezioso, farmi precipitare in un abisso di angoscia, un labirinto di terrore da cui uscirò soltanto compiendo qualcosa di efferato.
Io non sono così, non ho mai fatto niente di male nella mia vita. Ma non ho scelta. Se voglio salvare Kylie, devo perdere me stessa.
**Una scrittura travolgente, un meccanismo narrativo perfetto che ha conquistato gli autori di crime fiction più importanti al mondo.**   **
### Sinossi
« *Spaventoso, travolgente, originale. Una storia che non riuscirete a togliervi dalla testa per moltissimo tempo.* »
**Stephen King**
« *Se fossi bloccato su un’isola deserta mi assicurerei di avere con me un libro di McKinty.* »
**Ian Rankin**
« *McKinty è così bravo che sto seriamente iniziando ad odiarlo.* »
**Lee Child**
« *Fenomenale. Scritto in stato di grazia. Un capolavoro di suspense. Mi ha terrorizzato, ma dovevo andare fino in fondo. Un romanzo che entra a far parte di quell’élite di thriller amati in tutto il mondo come L’amore bugiardo e Il silenzio degli innocenti.* »
**Don Winslow**
**Mi chiamo Rachel Klein e fino a pochi minuti fa ero una madre qualunque, una donna qualunque. Ma adesso sono una vittima. Una criminale. Una rapitrice.** È bastato un attimo: una telefonata, un numero occultato, poche parole. *Abbiamo rapito tua figlia Kylie. Segui le istruzioni. E non spezzare la Catena, oppure tua figlia morirà*.
La voce di questa donna che non conosco mi dice che Kylie è sulla sua macchina, legata e imbavagliata, e per riaverla non sarà sufficiente pagare un riscatto. Non è così che funziona la Catena. Devo anche trovare un altro bambino da rapire. Come ha fatto lei, la donna con cui sto parlando: una madre disperata, come me. Ha rapito Kylie per salvare suo figlio. E se io non obbedisco agli ordini, suo figlio morirà.
Ho solo ventiquattro ore di tempo per fare l’impensabile. Per fare a qualcun altro ciò che è stato fatto a me: togliermi il bene più prezioso, farmi precipitare in un abisso di angoscia, un labirinto di terrore da cui uscirò soltanto compiendo qualcosa di efferato.
Io non sono così, non ho mai fatto niente di male nella mia vita. Ma non ho scelta. Se voglio salvare Kylie, devo perdere me stessa.
**Una scrittura travolgente, un meccanismo narrativo perfetto che ha conquistato gli autori di crime fiction più importanti al mondo.**

The BOSS – L’Assistente Del Capo

Dall’autrice di best-seller, Lexy Timms, ecco una storia che vi farà innamorare.
 
Jamie Connors ha perso le speranze negli uomini. Nonostante sia intelligente, bella, e leggermente sovrappeso, è una calamita per gli uomini con difficoltà a impegnarsi.
Il matrimonio di sua sorella è l’argomento principale in famiglia. A Jamie non darebbe fastidio se la sorella non le spingesse a perdere peso per entrare nel vestito da damigella d’onore. Inoltre, tutto sarebbe più semplice se sua madre la lasciasse in pace e il futuro sposo non fosse il suo ex-fidanzato.
Determinata a cambiare vita, accetta l’impiego come Assistente Personale del miliardario Alex Reid. Il lavoro include un appartamento nella sua proprietà, dandole così la possibilità di lasciare lo scantinato dei suoi genitori.
Jamie deve trovare il giusto equilibrio e capire come gestire il suo capo senza innamorarsene.
** THE BOSS è il primo della serie L’Assistente del Capo. Tutte le vostre domande non troveranno risposta in questo libro.

Teoria della classe disagiata

Cosa succede se un’intera generazione, nata borghese e allevata nella convinzione di poter migliorare – o nella peggiore delle ipotesi mantenere – la propria posizione nella piramide sociale, scopre all’improvviso che i posti sono limitati, che quelli che considerava diritti sono in realtà privilegi e che non basteranno né l’impegno né il talento a difenderla dal terribile spettro del declassamento? Cosa succede quando la classe agiata si scopre di colpo disagiata?La risposta sta davanti ai nostri occhi quotidianamente: un esercito di venti-trenta-quarantenni, decisi a rimandare l’età adulta collezionando titoli di studio e lavori temporanei in attesa che le promesse vengano finalmente mantenute, vittime di una strana «disforia di classe» che li porta a vivere al di sopra dei loro mezzi, a dilapidare i patrimoni familiari per ostentare uno stile di vita che testimoni, almeno in apparenza, la loro appartenenza alla borghesia.In un percorso che va da Goldoni a Marx e da Keynes a Kafka, leggendo l’economia come fosse letteratura e la letteratura come fosse economia, Raffaele Alberto Ventura formula un’autocritica impietosa di questa classe sociale, «troppo ricca per rinunciare alle proprie aspirazioni, ma troppo povera per realizzarle». E soprattutto smonta il ruolo delle istituzioni laiche che continuiamo a venerare: la scuola, l’università, l’industria culturale e il social web. Pubblicato in rete nel 2015, Teoria della classe disagiata è diventato un piccolo culto carbonaro prima di essere totalmente riveduto e completato per questa prima edizione definitiva. **
### Sinossi
Cosa succede se un’intera generazione, nata borghese e allevata nella convinzione di poter migliorare – o nella peggiore delle ipotesi mantenere – la propria posizione nella piramide sociale, scopre all’improvviso che i posti sono limitati, che quelli che considerava diritti sono in realtà privilegi e che non basteranno né l’impegno né il talento a difenderla dal terribile spettro del declassamento? Cosa succede quando la classe agiata si scopre di colpo disagiata?La risposta sta davanti ai nostri occhi quotidianamente: un esercito di venti-trenta-quarantenni, decisi a rimandare l’età adulta collezionando titoli di studio e lavori temporanei in attesa che le promesse vengano finalmente mantenute, vittime di una strana «disforia di classe» che li porta a vivere al di sopra dei loro mezzi, a dilapidare i patrimoni familiari per ostentare uno stile di vita che testimoni, almeno in apparenza, la loro appartenenza alla borghesia.In un percorso che va da Goldoni a Marx e da Keynes a Kafka, leggendo l’economia come fosse letteratura e la letteratura come fosse economia, Raffaele Alberto Ventura formula un’autocritica impietosa di questa classe sociale, «troppo ricca per rinunciare alle proprie aspirazioni, ma troppo povera per realizzarle». E soprattutto smonta il ruolo delle istituzioni laiche che continuiamo a venerare: la scuola, l’università, l’industria culturale e il social web. Pubblicato in rete nel 2015, Teoria della classe disagiata è diventato un piccolo culto carbonaro prima di essere totalmente riveduto e completato per questa prima edizione definitiva.

Tenebre e sangue

PRIMAL INSTINCT 3
Dietro la facciata di integerrimo braccio della legge, lo sceriffo Riley Buchanan nasconde un terribile segreto: nelle sue vene, come in quelle dei suoi fratelli Saige e Ian, scorre il sangue dei merrick. Diversamente da loro, però, che sono riusciti ad accettare la propria natura, Riley non riesce a superare il terrore che il suo lato oscuro possa prendere il sopravvento, e per questo ha troncato ogni rapporto con Hope, la ragazza di cui era innamorato. Tredici anni dopo, tuttavia, le loro strade si incrociano di nuovo, e in un lampo l’acerbo e innocente sentimento di un tempo si trasforma in una rovente attrazione fisica impossibile da ignorare. La dolce Hope è diventata una donna affascinante e sensuale che suscita in lui una fame insaziabile, e Riley non vuole altro che possederla, anima e corpo. Ma fino a quando riuscirà a resistere all’istinto primordiale che gli grida di bere il suo sangue? **
### Sinossi
PRIMAL INSTINCT 3
Dietro la facciata di integerrimo braccio della legge, lo sceriffo Riley Buchanan nasconde un terribile segreto: nelle sue vene, come in quelle dei suoi fratelli Saige e Ian, scorre il sangue dei merrick. Diversamente da loro, però, che sono riusciti ad accettare la propria natura, Riley non riesce a superare il terrore che il suo lato oscuro possa prendere il sopravvento, e per questo ha troncato ogni rapporto con Hope, la ragazza di cui era innamorato. Tredici anni dopo, tuttavia, le loro strade si incrociano di nuovo, e in un lampo l’acerbo e innocente sentimento di un tempo si trasforma in una rovente attrazione fisica impossibile da ignorare. La dolce Hope è diventata una donna affascinante e sensuale che suscita in lui una fame insaziabile, e Riley non vuole altro che possederla, anima e corpo. Ma fino a quando riuscirà a resistere all’istinto primordiale che gli grida di bere il suo sangue?

Tanto può la seduzione

Per ritrovare l’ispirazione,
poteva solo sedurla
È dura per una ragazza sola guadagnarsi da vivere lavorando. Lo sa bene Daisy Merrick, che ha di nuovo perso un impiego a causa della propria schiettezza. Ecco perché, per costruirsi il futuro a lungo sognato, decide di mettere a punto un piano, che purtroppo dipende dall’uomo più esasperante che lei abbia mai conosciuto: Sebastian Grant, conte di Avermore. Lui è uno scrittore famoso, che sembra aver perso la vena creativa. In più ha una terribile reputazione, e quando Daisy gli propone un progetto bizzarro, Sebastian non ha alcuna intenzione di collaborare. Almeno finché il cuore non prende il sopravvento…

Sussurri Sull’Acqua

Questo breve racconto è il terzo episodio di una serie erotica M/M. Brad è uno straniero misterioso che noi possiamo conoscere solo attraverso gli occhi dei diversi uomini che incontra quando è in vacanza. Ogni volta ha storie brevi ma molto appassionate, e lascia i suoi amanti perplessi circa le sue motivazioni e suoi obiettivi. Brad rimane sempre un enigma per loro. E voi? Sarete in grado di decifrarlo? Questo racconto contiene scene di sesso esplicito e se ne sconsiglia la lettura ai minori di 18 anni.

Sui Benefici

Scritto a partire dal momento del ritiro di Seneca dalla politica nel 62 d.C., il lungo dialogo De beneficiis in sette libri è un trattato sul rapporto tra il dare e il ricevere e, contestualmente, sul ‘criterio’ che deve regolare il comportamento e le relazioni tra gli uomini organizzati in società. Seneca lo individua nella voluntas o animus dandi beneficia, ossia nella ‘volontà’ o ‘intenzione’ di beneficare i propri simili. In questo concetto del dare beneficia dove la ‘volontà’ sostanzia e dirige la conoscenza, il filosofo vede il motore di una società, quella imperiale, che egli ha voluto rifondare sul piano etico e politico quand’era precettore e poi ministro di Nerone, e di cui ora intende tramandare, quasi si trattasse di un suo personale beneficio alla posterità, i principi ispiratori.
La traduzione italiana e la cura sono di Martino Menghi su testo critico messo a punto da François Préchac per la “Coll. Budé” (Les Belles Lettres, Paris 2003). **
### Sinossi
Scritto a partire dal momento del ritiro di Seneca dalla politica nel 62 d.C., il lungo dialogo De beneficiis in sette libri è un trattato sul rapporto tra il dare e il ricevere e, contestualmente, sul ‘criterio’ che deve regolare il comportamento e le relazioni tra gli uomini organizzati in società. Seneca lo individua nella voluntas o animus dandi beneficia, ossia nella ‘volontà’ o ‘intenzione’ di beneficare i propri simili. In questo concetto del dare beneficia dove la ‘volontà’ sostanzia e dirige la conoscenza, il filosofo vede il motore di una società, quella imperiale, che egli ha voluto rifondare sul piano etico e politico quand’era precettore e poi ministro di Nerone, e di cui ora intende tramandare, quasi si trattasse di un suo personale beneficio alla posterità, i principi ispiratori.
La traduzione italiana e la cura sono di Martino Menghi su testo critico messo a punto da François Préchac per la “Coll. Budé” (Les Belles Lettres, Paris 2003).

Strade Perdute

Come dev’essere stato profondo il silenzio del mare nel V secolo a.C., al largo delle coste di Atene. E chissà com’era intenso il profumo di spezie appena sbarcati alle foci del fiume Narmada, nell’India nord-occidentale, quando queste erano le propaggini più esotiche dell’Impero romano. E quanto grande doveva sembrare il mondo agli occhi di un mercante appena arrivato alla Grande muraglia dopo aver affrontato la Via della seta nel IX secolo. Per non parlare dell’eccitazione della velocità di chi per la prima volta a Krasnojarsk, in Siberia, nel 1899 salì sulla carrozza della Transiberiana diretta a Mosca. Esistono strade che, a guardarle bene, mostrano un’antichità quasi geologica. Come se fossero nate prima dell’uomo, con la Terra stessa. Vie tracciate dalla natura che l’umanità ha cominciato a percorrere dalla notte dei tempi. Con Alessandro Vanoli diventiamo pellegrini del nostro passato, attraversiamo sentieri, deserti e mari e, in un viaggio carico di emozioni e meraviglia, scopriamo la rete millenaria che per terra e per mare ha unito regioni distanti e talvolta interi continenti. Facciamo esperienza delle nostre radici, trovandole lontanissimo. Forse è così che per migliaia di anni abbiamo visto il mondo e forse è così che dovremmo ricominciare a vederlo, oltre ogni confine e barriera. Possiamo rimetterci in cammino, come è stato per secoli e millenni. “Si può guardare alla nostra storia da infiniti punti di vista, ma c’è una caratteristica che ci appartiene da sempre: siamo esseri in movimento. Ogni nostro cambiamento, ogni nostra scoperta, ogni nostra crisi è alla fine dei conti legata a uno spostamento, a viaggi ed esplorazioni”. Chi percorre queste strade sa che il mondo è unito. Il Nilo, le rotte del Mediterraneo, la Via della seta, la Route 66: le nostre radici sono fatte di strade. Alcune celebri, molte altre ignote. Per conoscerle basta rimettersi in viaggio. In fondo, cosa è sempre stato più naturale: chiudersi in casa o esplorare il mondo?